Quando si tratta di narrare lo sport, gli scrittori italiani sono a disagio perché si tratta di pura azione. E’ difficile seguire il consiglio di Hemingway in “Fiesta”, cioè che lo scrittore deve traghettare dagli atti rituali dello sport alla mitologia che sedimenta nella memoria collettiva; impastoiarsi nel rito è da grigi cronisti, strombazzare il mito da editorialisti faziosi. Ora che torna la Serie A esce “C’è un grande prato verde” (Manni), libro che dà a trentotto scrittori italiani – alcuni big, molti medi, qualche emergente – l’unico vincolo di raccontare ciascuno una giornata dello scorso campionato, lasciandoli però liberi di scegliere forma, prospettiva, ambientazione. Bocchio L'inizio perfetto di Benitez e i primi guai di Allegri - Di Corrado Il calcio in bocca