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Oncologo Tiseo: "Nuova combinazione terapeutica per il microcitoma, importante passo avanti"

(Adnkronos) - "Il risultato di questo studio è particolarmente importante. Il microcitoma, una forma aggressiva di tumore del polmone, potrebbe beneficiare di un significativo aumento della sopravvivenza grazie a una nuova strategia terapeutica. Secondo i risultati presentati oggi al Simposio presidenziale del congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo) di Madrid, il trattamento con tarlatamab in combinazione con l’immunoterapia a base di durvalumab ha portato la sopravvivenza mediana dei pazienti a 22 mesi, con un guadagno di 8 mesi. A un anno dall’inizio del trattamento, la percentuale di pazienti ancora in vita ha raggiunto l’80%". Così all'Adnkronos Salute Marcello Tiseo, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia medica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma e professore ordinario di Oncologia medica all’Università di Parma. 

"È una terapia di mantenimento destinata ai pazienti che hanno già ricevuto un trattamento iniziale con chemioterapia o immunoterapia" spiega Tiseo. "In sostanza, i risultati indicano un aumento significativo della sopravvivenza rispetto a quanto ottenuto finora. In precedenza, per i pazienti con microcitoma in stadio esteso, l’aspettativa di vita era generalmente di circa 12 mesi dalla diagnosi. Con questa nuova combinazione terapeutica - ribadisce Tiseo - la sopravvivenza mediana arriva a 22 mesi. Si tratta di in grande passo in avanti per i pazienti affetti da una patologia così impegnativa; un beneficio mai visto in precedenza in questa patologia". 

In Italia si registrano ogni anno circa 44 mila nuove diagnosi di tumore del polmone. "Il microcitoma rappresenta circa il 10-15% di questi casi, di cui circa il 60-70% dei pazienti presentano la malattia già in stadio esteso", conclude. 

25 ott 2026

Iran, Teheran pronta a colpire personale Usa: lo considera "legittimo"

(Adnkronos) - Cresce l’allarme negli Stati Uniti per possibili attacchi dell'Iran contro diplomatici e funzionari americani: secondo il New York Times, Teheran sarebbe in una "fase avanzata" della pianificazione di eventuali operazioni contro obiettivi statunitensi, considerati "legittimi" dopo le operazioni militari dei mesi scorsi di Usa e Israele. Intanto, secondo il Wall Street Journal, Donald Trump starebbe valutando la ripresa di attacchi militari su larga scala dopo le elezioni di midterm del 3 novembre. Il Pentagono avrebbe già elaborato diverse opzioni operative, mentre gli Stati Uniti rafforzano la propria presenza militare nella regione. 

Secondo quanto scrive il Nyt, gli iraniani sembrano convinti che Israele e Stati Uniti si stiano preparando al terzo grande attacco su vasta scala contro la Repubblica islamica in 16 mesi e cita due fonti iraniane - tra le quali un ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran - secondo cui tra gli obiettivi possibili di Teheran ci sarebbero effettivamente diplomatici e personale americano. 

Osservazioni sulla portata delle capacità iraniane a parte, il conflitto in Medio Oriente, è la sintesi del giornale, è entrato in una nuova fase in cui una serie di fattori, dalle elezioni in Israele e negli Usa alla possibilità che le parti cerchino pretesti per l'azione, creano livelli di tensione e rischio sempre più elevati. 

Funzionari Usa, rilancia il Nyt, affermano di essere concentrati su elementi delle informazioni di intelligence più recenti secondo cui gli iraniani potrebbero tentare di uccidere ambasciatori americani in Medio Oriente e funzionari americani in territorio Usa, quello che il quotidiano sottolinea essere un vecchio obiettivo dell'unità 840, unità d'élite iraniana, ricordando come "la storia insegni che le ambizioni dell'Iran sono spesso superiori alle sue capacità".  

Fonti americane e alleati europei, evidenzia ancora il giornale, hanno sottolineato come le notizie di intelligence su possibili attacchi siano aumentate dopo i fatti nel Regno Unito, dopo l'allarme nella base Raf Fairford usata dalle forze Usa. E le fonti citate hanno precisato che le informazioni di intelligence valutate da ufficiali di alto livello includono la pianificazione da parte dell'Iran di un'eventuale risposta a possibili operazioni di Usa o Israele. In questo contesto, stando a una fonte, ci sarebbero prove che gli iraniani abbiano agenti negli Usa "che non sono semplicemente cittadini iraniani".  

Il presidente americano, Donald Trump, è sempre più orientato a riprendere operazioni militari su larga scala contro l'Iran dopo le elezioni di midterm in programma il 3 novembre, anche se non è stata ancora presa una decisione definitiva. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi secondo i quali l'amministrazione Trump si sta preparando a una possibile nuova ondata di attacchi contro Teheran. Il presidente è già stato informato di una serie di opzioni elaborate dal Pentagono, che spaziano dai bombardamenti contro impianti nucleari e infrastrutture, tra cui ponti, fino ad assalti contro isole controllate dall'Iran. 

"Potremmo fare un'altra piccola 'Epic Fury'", ha dichiarato Trump durante un comizio in Florida, facendo riferimento al nome dell'operazione militare americana contro la Repubblica islamica. Secondo i critici, tuttavia, una nuova serie di attacchi difficilmente costringerebbe Teheran a rinunciare al proprio programma nucleare, rischiando invece di provocare un ulteriore aumento dei prezzi globali dell'energia. 

Intanto, gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria presenza militare nella regione: due gruppi d'attacco di portaerei si trovano attualmente in Medio Oriente, mentre un terzo è in arrivo dal Pacifico. 

25 ott 2026

Cancro al polmone aggressivo, combinazione farmaci riduce del 58% rischio morte

(Adnkronos) - Amgen ha annunciato oggi risultati intermedi, senza precedenti, dello studio di fase 3: Imdylltra* (tarlatamab) in combinazione con Imfinzi* (durvalumab) di AstraZeneca, ha "ridotto del 58% il rischio di morte come terapia di mantenimento di prima linea per il carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso (ES-SCLC) (hazard ratio [HR]: 0,42; intervallo di confidenza [95%] 0,32–0,54; P < 0,001), con un follow-up mediano di circa 16 mesi. Nello studio DeLLphi-305, tarlatamab in combinazione con durvalumab ha prolungato di oltre 8 mesi la sopravvivenza globale (OS) mediana, portandola a 21,1 mesi rispetto a 12,7 mesi con il solo durvalumab, nei pazienti con ES-SCLC senza progressione dopo il trattamento iniziale con durvalumab, chemioterapia a base di platino ed etoposide". Lo riporta una nota di Amgen. Le implicazioni cliniche di questi risultati sono sostanziali e suggeriscono "che introdurre tarlatamab in una fase più precoce del percorso terapeutico potrebbe modificare in modo significativo il decorso di una malattia finora considerata estremamente difficile da controllare". I dati sono presentati al Congresso 2026 della European Society for Medical Oncology (Esmo), durante un Simposio Presidenziale (abstract LBA3), e pubblicati contemporaneamente sul 'New England Journal of Medicine'. Durante la presentazione ci sonto stati gli applausi della sala.  

"Questi risultati rappresentano un progresso senza precedenti per i pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso, mostrando un beneficio di sopravvivenza raramente osservato in questa malattia aggressiva - ha dichiarato Jay Bradner, MD, executive vice president, Research and Development, Artificial Intelligence and Data di Amgen. "Estendere la sopravvivenza globale mediana oltre i 21 mesi e ridurre il rischio di morte del 58% rafforza la possibilità di segnare una svolta negli standard di sopravvivenza e ridefinire le aspettative dei pazienti introducendo tarlatamab prima nel percorso terapeutico. Questi risultati sottolineano la nostra ambizione di cambiare radicalmente il decorso del carcinoma polmonare a piccole cellule; stiamo lavorando rapidamente per condividerli con le autorità regolatorie di tutto il mondo".  

Prosegue Marcello Tiseo, Direttore Uoc Oncologia Medica, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Ordinario Oncologia Medica, Università di Parma: “il carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso rappresenta una patologia a prognosi severa, per la quale nel corso degli anni si sono avuto modesti passi in avanti. L'introduzione dell'immunoterapia ha portato un vantaggio in mediana di sopravvivenza pari circa 2 -3 mesi, portando l'attesa di vita pari a 12-13 mesi. I risultati dello studio DeLLphi305 sono veramente importanti perchè mostrano come la combinazione di tarlatamab e durvalumab offerta come mantenimento ai pazienti non in progressione dopo chemio-immuntoterapia di induzione sia in grado di prolungare la sopravvivenza a 21.1 mesi, con un vantaggio mediano di oltre 8 mesi, portando la % di pazienti vivi ad 1 anno circa all'80%. Questo beneficio, confermato in sottogruppi anche a peggiore prognosi quali i pazienti con metastasi cerebrali ed epatiche , rappresenta il maggiore guadagno in sopravvivenza ottenuto nella storia del trattamento del microcitoma in stadio esteso rispetto ad un precedente standard di trattamento attivo. Questi risultati suggeriscono che introdurre tarlatamab in una fase più precoce del percorso terapeutico dei pazienti con microcitoma in stadio esteso potrebbe modificare in modo significativo il decorso di una malattia cosi difficile da controllare”. 

 

Nello studio DeLLphi-305, "gli eventi avversi correlati al trattamento (TRAE) di grado 3 o superiore si sono verificati nel 20,9% dei pazienti trattati con tarlatamab in combinazione con durvalumab e nel 10,8% di quelli trattati con il solo durvalumab. I TRAE di almeno grado 3 più frequenti con tarlatamab in combinazione con durvalumab sono stati riduzione della conta dei neutrofili (3,2%), diminuzione dell’appetito (2,1%), neutropenia (2,1%), astenia (1,8%) e perdita di peso (1,8%). La sindrome da rilascio di citochine (CRS) è stata segnalata nel 49,6% dei pazienti trattati con tarlatamab, prevalentemente di grado 1 (41,8%) o 2 (7,4%); si è verificato un solo evento di grado 3 (0,4%) e nessun evento di grado 4 o superiore. La sindrome di neurotossicità associata alle cellule effettrici immunitarie (ICANS) si è verificata nel 1,1% dei pazienti trattati con tarlatamab, senza eventi di grado 3 o superiore", si legge nella nota.  

“Nel carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso, la sopravvivenza è una priorità assoluta – commenta Marcello Tiseo, direttore Uoc Oncologia medica, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Ordinario di Oncologia medica, Università degli Studi di Parma - Nei pazienti senza progressione dopo il trattamento iniziale, l’associazione di tarlatamab e durvalumab ha prolungato la sopravvivenza globale mediana a 21,1 mesi, rispetto a 12,7 mesi con il solo durvalumab. È rilevante che il beneficio sia stato osservato anche nei sottogruppi con metastasi cerebrali o epatiche, per i quali la prognosi è spesso più sfavorevole".  

25 ott 2026

Cortei, il punto di vista di Follini: "I giovani, la politica e quella recita stanca"

(Adnkronos) - "Si affaccia per le strade una generazione impolitica. Giovani formati dalla tecnologia e non dalla politica, per l'appunto. Essi segnano lo stacco più profondo dalle generazioni che diedero vita al protagonismo politico a cavallo del 68, e poi ancora una decina d'anni dopo. Quelli volevano cambiare il mondo. Questi danno per scontato il mondo com'è, e vogliono cambiare la loro parte nel mondo che c'è. 

Di fronte a loro si erge (si fa per dire) una politica litigiosa e dispersiva, dedita a un esagerato culto propagandistico di se stessa, ma incapace di trovare un modo per affrontare assieme, lealmente, almeno alcuni dei problemi che attanagliano il paese. Offrendo così ai più giovani lo spettro di una dirigenza prigioniera del suo "particulare" ben oltre il giusto e l'ovvio. Come ha segnalato acutamente nei giorni scorsi Luigi Zanda. 

Naturalmente nel giudizio non si dovrebbero tagliare le cose con l'accetta. Tanto più in presenza di uno scenario così mutevole e così difficile da mettere a fuoco. Quello che però appare evidente è che questa generazione non sembra credere più di tanto alle possibilità, tantomeno alle virtù, della politica. Non a quella dei loro padri, evidentemente. Ma neppure a quella dei loro coetanei e di loro stessi. I ragazzi che scendono in piazza di questi tempi possono infervorarsi per una buona causa o magari invece percorrere le strade scivolose della violenza come abbiamo appena visto a Milano. Ma in un caso e nell'altro la "politica" sembra fuori dal loro orizzonte. Essa tuttalpiù è un pretesto. Un episodio, una circostanza. Molto più raramente una passione. 

Naturalmente le prediche e i giudizi di noi anziani andrebbero presi con le molle. Il grande Benedetto Croce aveva decretato a suo tempo che il compito dei giovani era -semplicemente- quello di invecchiare. Dal che si evince che forse a una certa età occorrerebbe sforzarsi di essere più indulgenti con gli altri (e magari un po' meno con se stessi) per non lasciarsi andare a troppe prediche. E però le generazioni, diciamo così, meno recenti sono proprio quelle che a suo tempo più si erano illuse di dare un'altra piega alla nostra vita pubblica. Dunque è fatale che si finisca sempre per sentirsi parte in causa -anche quando non lo si è più da tempo. 

Diventa inevitabile, insomma, il paragone tra ieri e oggi. E inevitabili anche certi riflessi condizionati -mai del tutto inediti. Le violenze milanesi della settimana scorsa avevano dato luogo per l'appunto alla più classica delle dispute in materia. Da un lato quanti si schierano dalla parte di legge e ordine e condannano con la maggiore severità ogni infrazione. Dall'altro quanti suggeriscono un dovere in più di "comprensione" verso il disagio giovanile. Due argomenti che vengono abitualmente giocati, l'un contro l'altro. E che forse invece andrebbero per quanto possibile declinati insieme, poiché il senso della legalità e quello dell'ascolto fanno parte tutti e due di quella che con un po' di retorica si vorrebbe chiamare la buona politica. 

Il fatto è che invece è proprio la politica la grande scomparsa di questi anni. Quell'insieme di passioni, proteste, sogni, tribolazioni, velleità con cui il mondo di ieri faceva i conti col futuro, pur tra mille eccessi. E che il mondo di oggi vive invece con un sentimento di estraneità, corretto di tanto in tanto da improvvise esplosioni di rabbia. Sia chiaro, quel passato non era fatto solo di rose e di fiori. E il "mito" del 68 dovrebbe pur fare i conti con certe sue schegge impazzite che negli anni successivi avrebbero dato luogo alle violenze del terrorismo. Come a ricordarci che vi è quasi sempre, nella storia degli uomini e dei popoli, un intreccio inestricabile tra la virtù e il vizio. 

Ai nostri giorni, però, c'è un problema in più. E cioè appunto il fatto che la politica non appare più risolutiva né dei nostri stati d'animo e forse neppure delle nostre contese. Essa è diventata una recita stanca, dove ognuno finisce per interpretare la sua parte con parole ovvie e vuote, e dove l'antagonismo tra le parti, così accentuato e gridato di volta in volta, appare aver preso il posto di quella dialettica tra le generazioni che aveva segnato la seconda metà del secolo scorso. 

Resta ferma la condanna della violenza, certo. E resta altrettanto fermo il dovere dell'ascolto -anche delle voci più dissonanti. Ma se la politica non riesce ad offrire una cornice al conflitto generazionale diventa fatale che ci si perda. Tutti appesi al filo di parole d'ordine troppo gridate e paradossalmente, forse proprio per questo, troppo poco ascoltate". (Di Marco Follini) 

25 ott 2026

Che tempo che fa, domenica 25 ottobre: gli ospiti e le interviste di oggi di Fabio Fazio

(Adnkronos) - Oggi, domenica 25 ottobre 2026, in diretta sul Nove e in streaming su discovery+, nuovo appuntamento con 'Che Tempo Che Fa', il talk show ideato e condotto da Fabio Fazio, con Luciana Littizzetto e Filippa Lagerbäck. Tra gli ospiti della puntata Charlotte Casiraghi, membro della Casa Principesca di Monaco e presidente dell’associazione Les Rescontres Philosophiques de Monaco, nelle librerie con il saggio 'La crepa', in cui esplora il significato e il valore della fragilità. 

Nel salotto di Fabio Fazio arriva Gino Cecchettin, in occasione dell’uscita nelle sale del film 'Se domani non torno', insieme agli attori Filippo Timi, che lo interpreta nel film, e a Sabrina Martina, che ricopre il ruolo di Giulia. Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, il film è diretto da Paola Randi e ispirato al libro di Gino Cecchettin 'Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia'.  

Ospite Teo Teocoli, icona della comicità italiana, con i suoi personaggi cult, come Peo Pericoli e Felice Caccamo, e le celebri imitazioni di Adriano Celentano, Cesare Maldini, Adriano Galliani, Massimo Moratti e molti altri. Arriva in studio Giorgia, fresca d’uscita con 'G+1' la nuova versione del suo ultimo album Disco d’Oro 'G', nonché conduttrice della nuova edizione di 'X-Factor'. 

E ancora: Roberto Saviano; Mara Maionchi; Orietta Berti; Roberto Burioni, Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele, autore del saggio 'Cavernicoli. Perché crediamo alle bugie'; la nuova direttrice dell’HuffPost Italia Annalisa Cuzzocrea; l’editorialista de la Repubblica Massimo Giannini; l’editorialista del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli. 

25 ott 2026

Liga, oggi Barcellona-Real Madrid: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv (in chiaro)

25 ott 2026

Amici, oggi domenica 25 ottobre: le anticipazioni del nuovo appuntamento

25 ott 2026

Cancro alla vescica, Berardi (Aiom): "Sangue nelle urine segnale da non sottovalutare"

(Adnkronos) - “Il tumore della vescica è una malattia importante anche per il numero di persone che colpisce. In Italia si registrano ogni anno circa 29mila nuove diagnosi, secondo i dati Aiom-Airtum 2025, e circa 23mila riguardano gli uomini. È quindi una neoplasia molto più frequente nella popolazione maschile, anche se può colpire entrambi i sessi. Il sintomo più frequente è l’ematuria, cioè la presenza di sangue nelle urine. È un segnale che non deve essere sottovalutato, perché a volte può essere attribuito ad altre cause. Il rischio è quello di arrivare alla diagnosi in ritardo, quando la malattia si trova già in una fase localmente avanzata o avanzata”. Lo ha detto Rossana Berardi, presidente eletto Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), ordinario di Oncologia all’Università Politecnica delle Marche e direttrice della Clinica Oncologica dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche, oggi al congresso Esmo 2026 a Madrid in occasione della presentazione dei risultati dello studio di fase 3 'Volga' sul trattamento durvalumab perioperatorio più enfortumab vedotin neoadiuvante che ha ridotto il rischio di recidiva del 49% e il rischio di morte del 42% nei pazienti con tumore alla vescica muscolo-invasivo. 

Berardi ha poi ricordato che “non esiste uno screening rivolto alla popolazione generale" e per questo sono fondamentali la "prevenzione e la diagnosi precoce". Il "fumo rappresenta uno dei principali fattori di rischio, insieme ad alcune esposizioni professionali e ambientali - ha sottolineato l'oncologa - È quindi importante promuovere una maggiore consapevolezza tra i cittadini e anche tra i medici di medicina generale: la presenza di sangue nelle urine deve essere sempre approfondita”.  

Per questo “è fondamentale un approccio multidisciplinare” ha aggiunto Berardi perché si tratta “di una neoplasia che richiede la collaborazione di diversi specialisti, a partire dall’urologo, dall’oncologo e dal radioterapista. I risultati dello studio Volga dimostrano inoltre come l’oncologo possa intervenire sempre più precocemente nel percorso di cura. La multidisciplinarietà fa parte dell’oncologia, ma in questa malattia assume un valore particolarmente importante. La condivisione delle scelte tra i diversi specialisti permette di valutare insieme il paziente fin dalla prima diagnosi e di individuare, caso per caso, la strategia terapeutica più appropriata”. 

25 ott 2026

Serie A, oggi Udinese-Milan: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv

25 ott 2026

Eleonora Giorgi, il ricordo dei figli a Verissimo e l'annuncio: "Andrea Rizzoli presto papà"

(Adnkronos) - Andrea Rizzoli diventerà a dicembre papà per la prima volta di una bambina che si chiamerà Eleonora, in onore della sua mamma Eleonora Giorgi, scomparsa lo scorso 3 marzo del 2025 a seguito di una malattia contro il tumore al pancreas.  

E proprio il primogenito dell'attrice sarà oggi ospite a Verissimo insieme al fratello Paolo Ciavarro. I due ricorderanno la mamma che lo scorso mercoledì 21 ottobre avrebbe compiuto 73 anni. La notizia della bambina che renderà Andrea Rizzoli papà per la prima volta, anticipata da Andkronos, verrà annunciata oggi pubblicamente nel salotto di Silvia Toffanin. Il figlio primogenito di Eleonora Giorgi e Angelo Rizzoli diventerà genitore insieme alla moglie Serena Meriggioli, che di professione fa la make up artist.  

Eleonora Giorgi ha lasciato un'eredità che va oltre la sua carriera nel cinema. Oggi per la sua famiglia resta il ricordo di una donna che, anche nei momenti più difficili della sua vita, è rimasta accanto ai propri figli, partecipando in prima fila ai loro traguardi. La nascita della piccola Eleonora sarà uno di questi. Così come lo è stato il matrimonio del primogenito Andrea Rizzoli, il 2 maggio 2024. Un giorno che la famiglia aveva scelto di anticipare di qualche mese proprio per le condizioni di salute di Eleonora. Il desiderio era per tutti quello di condividere, come più volte avevano raccontato, quel momento insieme, senza rimandarlo, nonostante l'incertezza e la paura che li accompagnava ogni giorno. Alla fine, Eleonora c'era. Ed è stata lei ad accompagnare il figlio all'altare, indossando un lungo abito floreale sui toni del bianco e del blu e sfoggiando quel sorriso che, anche durante la malattia, non aveva mai smesso di indossare. E, con l'orgoglio di una mamma felice, Giorgi aveva condiviso sui social una foto insieme al figlio: "Il mio Andrea si è sposato". 

L'attrice ha trascorso l'ultimo mese della sua vita ricoverata in nella clinica Paideia di Roma dove si stava sottoponendo alle cure palliative e alla terapia del dolore. Eleonora Giorgi ha parlato per la prima volta del suo tumore al pancreas il 25 novembre del 2023 durante la trasmissione televisiva 'Pomeriggio Cinque', rivelando in diretta di aver ricevuto la diagnosi e spiegando che la massa era operabile. Da lì è cominciato il suo calvario, condiviso in pubblico, con la sua gente. Non si è mai sottratta a interviste, se la sua esperienza poteva essere d'esempio per qualcun altro, Giorgi era felice di farlo. 

Non ha mai agito da vittima, pur non nascondendo il dolore. Ha sempre raccontato che la sua paura più grande era lasciare i suoi figli, Andrea Rizzoli e Paolo Ciavarro, e il suo nipotino Gabriele, figlio del secondogenito e Clizia Incorvaia, nato nel febbraio del 2022. Un legame indissolubile, una presenza fondamentale nella sua vita. In Gabriele, Giorgi ha trovato sempre la forza di rialzarsi e di non mollare mai, fino all'ultimo respiro. Prima della sua scomparsa, l'attrice aveva preparato 15 pacchetti con regali e lettere da far trovare sotto l'albero ogni Natale fino al compimento dei suoi 18 anni. E Gabriele, che oggi ha 4 anni, come raccontano i suoi genitori, continua a chiedere di nonna e ricorda ancora i giochi che facevano insieme. 

Le sue interviste erano diventate lezioni di vita. "Non importa quanto tempo hai a disposizione ma come scegli di viverlo. Non voglio più giorni di vita, voglio più vita nei giorni che mi rimangono, come diceva Rita Levi Montalcini. Mi sveglio e dico che non voglio sprecare la giornata", aveva detto. Più volte l'attrice era stata ospite di Verissimo, dove raccontava nei dettagli l'evoluzione della sua malattia. L'ultima sua apparizione pubblica risale al 2 febbraio del 2025, quando a Silvia Toffanin, col sorriso stampato in volto e con un turbante in testa, aveva detto a gran voce: "Siamo ancora qui, teniamo duro. Hanno scoperto una metastasi nel cervello e mi sono sottoposta a radiochirurgia. E' andata bene, tra poco dovrò fare un controllo. Ho avuto un po' di paura...". 

Dopo la sua morte, i figli non hanno mai smesso di parlarne. Andrea Rizzoli, il figlio maggiore, ha scritto e pubblicato il libro 'Non ci sono buone notizie' in cui parla della malattia della madre e dell'ultimo anno vissuto, che considera il più bello della sua vita. 

25 ott 2026

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