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13 ott 2026

Ucraina, piano Usa-Europa per la pace: garanzie a Kiev e accordo energetico con Russia. Ma Mosca smentisce

(Adnkronos) - Stati Uniti e Paesi europei si stanno "lentamente avvicinando" a una proposta di pace per l'Ucraina che prevede garanzie di sicurezza per Kiev, un piano di ricostruzione economica, il reinserimento della Russia nei mercati energetici europei e un cessate il fuoco lungo l'attuale linea del fronte. È quanto rivela l'editorialista del Washington Post David Ignatius, citando un funzionario americano a conoscenza dei negoziati, secondo cui l'obiettivo è offrire a entrambe le parti vantaggi economici e strategici in cambio di concessioni territoriali.  

"Dobbiamo ampliare il problema e la soluzione per aiutare entrambe le parti a capire quale sarebbe la situazione nel dopoguerra, e poi fare concessioni", ha spiegato la fonte. Il piano è stato discusso venerdì scorso in Florida, durante un incontro di sei ore organizzato dagli inviati americani Jared Kushner e Steve Witkoff, con la partecipazione di rappresentanti ucraini, britannici, francesi e tedeschi. I negoziati rischiano tuttavia di essere compromessi dalle tensioni tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, dopo la decisione americana di sospendere per sei mesi alcune sanzioni sul diesel russo e la minaccia di interrompere il sostegno dell'intelligence statunitense a Kiev. 

 

Secondo la ricostruzione di Ignatius, il piano si articola in quattro punti. Il primo riguarda la ricostruzione dell'Ucraina, con il coinvolgimento della Banca Mondiale e di BlackRock per finanziare il ripristino delle infrastrutture, sostenere le famiglie dei soldati caduti o feriti e rilanciare l'economia. Il secondo prevede garanzie di sicurezza da parte di Stati Uniti e Paesi europei, con l'impegno a intervenire militarmente in caso di una nuova aggressione russa, secondo un meccanismo che il funzionario americano paragona all'articolo 5 della Nato. Anche Mosca potrebbe ottenere accordi con l'Europa per rispondere alle proprie esigenze di sicurezza. Il terzo punto punta all'integrazione economica ed energetica tra Russia, Ucraina ed Europa, anche attraverso un possibile gasdotto o oleodotto per trasportare energia russa verso i mercati europei, con profitti condivisi tra Kiev e Mosca. L'intesa definirebbe inoltre tempi e modalità per la revoca delle sanzioni contro la Russia. Il quarto e più controverso punto prevede un cessate il fuoco lungo l'attuale linea del fronte, lasciando sotto il controllo russo i territori occupati, compresa parte del Donbass. 

A ostacolare l'iniziativa resta soprattutto lo scontro sugli attacchi ucraini alle raffinerie russe, che Trump vorrebbe interrompere come condizione per proseguire i negoziati. Secondo il funzionario americano, Kushner e Witkoff hanno nuovamente chiesto a Kiev di sospendere i bombardamenti durante l'incontro in Florida, avvertendo che in caso contrario Washington avrebbe proceduto con l'accordo sul diesel. Zelensky si è opposto, considerando gli attacchi una leva negoziale importante. "È evidente che la capacità degli ucraini di colpire le raffinerie sta avendo un impatto sull'economia russa. Ha aumentato il potere negoziale di Zelensky", ha osservato un diplomatico europeo citato dal Post. "Se Zelensky accetta di fermare gli attacchi alle raffinerie, riprendiamo il nostro impegno e andiamo a Mosca", ha spiegato invece il funzionario americano. Nonostante le tensioni, gli alleati europei intendono proseguire il percorso diplomatico, pur nutrendo dubbi sulla disponibilità del Cremlino a un compromesso. "Putin non sembra prendere sul serio la pace", ha avvertito il diplomatico europeo. 

 

Il Cremlino intanto sostiene di aver appreso dell'esistenza di un piano di pace per l'Ucraina soltanto dal Washington Post: "Abbiamo letto la notizia, ma non ne siamo stati informati", ha affermato il portavoce, Dmitry Peskov. 

 

13 ott 2026

Ucraina-Russia, "Kiev può ribaltare la guerra con aiuto di Usa e Europa": l'analisi

(Adnkronos) - L'Ucraina ha la chance di ribaltare le sorti della guerra contro la Russia. Kiev ha bisogno ora più che mai del sostegno di Europa e Stati Uniti, che rischiano di sprecare un'opportunità colossale. E' l'analisi dell'Institute fort the study of war, il think tank di Washington che monitora il conflitto quotidianamente. L'Ucraina ha riconquistato l'iniziativa sul campo lungo la maggior parte delle direttrici chiave del fronte. Le forze di Kiev nel 2026 hanno annullato i guadagni territoriali ottenuti dalla Russia nel corso dell'anno. In sostanza, secondo l'Isw, Mosca da gennaio può vantare un guadagno netto di appena 100 chilometri quadrati circa, a fronte delle controffensive ucraine che hanno portato alla liberazione di almeno 1.046 chilometri quadrati. L'esercito di Vladimir Putin nel 2026 avanza ad un ritmo inferiore a un chilometro quadrato al giorno. I risultati ottenuti dall'Ucraina sul campo "non sono né transitori né casuali: sono il frutto della crescente capacità bellica del Paese e della trasformazione militare avvenuta nel corso del 2025 e del 2026", osserva l'Isw. Kiev "sta inoltre sviluppando un programma di missili balistici che, in caso di successo, esporrebbe a rischi ancora maggiori le infrastrutture militari e dell'industria della difesa russe di importanza strategica". 

Gli equilibri sul terreno possono cambiare. E, in base all'analisi del think tank, la situazione è chiara più a Mosca che ai partner del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. "A differenza degli Stati Uniti e degli altri partner dell'Ucraina, il Cremlino è consapevole della vulnerabilità critica della Russia di fronte all'iniziativa, allo slancio operativo e a una pressione costante" esercitata dalle forze di Kiev. La campagna russa basata su missili balistici e droni "mira a costringere l'Ucraina e i suoi alleati ad assumere un atteggiamento reattivo, distogliendoli dallo sfruttare un'opportunità – conquistata a caro prezzo – di mantenere l'iniziativa strategica nei confronti della Russia". Il contributo di Usa e Europa è determinante in questo momento. "Nell'immediato, i partner dell'Ucraina devono contribuire ad accelerare la diffusione di contromisure contro i droni russi a reazione e devono sostenere in modo proattivo lo slancio ucraino sul campo di battaglia: servono risorse e pianificazione", la sintesi dell'Isw.  

 

Non è quello che sta accadendo, a giudicare da uno degli ultimi posto pubblicati da Zelensky nella serata del 13 ottobre dopo l'ennesimo attacco con missili balistici su Kiev. "Ancora una volta, nessun preavviso da parte dei nostri partner. L'obiettivo principale era l'infrastruttura energetica, in particolare la centrale CHPP-4. Purtroppo, è stata colpita. Anche un edificio residenziale è stato danneggiato e i soccorritori stanno attualmente spegnendo un incendio lì. I nostri sistemi hanno rilevato questi missili solo quando erano già praticamente in avvicinamento a Kyiv. Lacentrale CHPP-4 è una delle strutture energetiche chiave di Kiev. Secondo i nostri servizi di intelligence, i russi stanno preparando ulteriori lanci di missili balistici. I fatti mostrano che i russi non si considerano vincolati da quanto detto dal Presidente degli Stati Uniti. L'Ucraina ha sostenuto un cessate il fuoco energetico. La Russia sta prendendo di mira un'altra centrale elettrica e le vite del nostro popolo", afferma il presidente ucraino, che punta il dito - in maniera nemmeno troppo velata - sulla mancata collaborazione degli Usa a livello di intelligence. Donald Trump respinge ogni addebito: "Non abbiamo smesso di condividere informazioni", dice il presidente americano. 

 

In questo quadro si inserisce anche l'accordo che Putin e Trump hanno raggiunto per la fornitura di diesel russo. "La Russia non sta dando gasolio a noi, lo sta dando a tutto il mondo. Non è un accordo per noi, il gasolio verrà immesso sul mercato mondiale. Non è un'intesa per me, è per il mondo: e ha fatto scendere i prezzi", la versione di Trump. Per l'Isw, il quadro è nettamente diverso. "L'offerta del Cremlino di fornire gasolio ai mercati globali rappresenta un'iniziativa di guerra cognitiva volta a minare lo slancio dell'efficace campagna di pressione contro il settore energetico russo. Il Cremlino vigila attentamente affinché l'Ucraina e i suoi partner non mantengano l'iniziativa. Gli Stati Uniti e l'Europa possono scegliere di vanificare la strategia del Cremlino oppure rischiare un conflitto più ampio, caratterizzato da maggiori rischi di escalation", si legge nell'analisi. 

"I finanziamenti europei devono sostenere la capacità dei vertici militari ucraini di pianificare operazioni simultanee e successive ben oltre l'anno in corso. Gli Stati Uniti e l'Europa devono sostenere attivamente la campagna ucraina di attacchi a lungo raggio contro il settore della difesa e quello energetico della Russia, inasprendo le sanzioni contro il comparto energetico russo e favorendo il potenziamento delle capacità di attacco a lungo raggio di Kiev", altri passi necessari. Contemporaneamente, l'Europa non deve sottovalutare il rischio di attacchi ibridi russi e deve "impedire a Mosca di condurre operazioni di sabotaggio o incursioni con droni". La Russia, osservano gli analisi, "è pronta ad accettare i rischi più elevati connessi a tali attacchi, in gran parte perché non percepisce la risposta europea o della Nato come un reale deterrente". 

13 ott 2026

Inter, Chivu fa mea culpa: "Sono io il responsabile, abbiamo aspettative diverse in Champions"

(Adnkronos) - Cristian Chivu mastica amaro dopo Inter-Bruges. Oggi, martedì 13 ottobre, i nerazzurri sono stati battuti dalla squadra belga per 4-3 nella seconda giornata di Champions League: "Abbiamo fatto un buon primo tempo, siamo stati sfortunati su qualche episodi ma siamo riusciti a rientrare in partita. è subentrata un po' di frustrazione e frenesia che si ha fatto perdere le distanza e dal 2-1 siamo andati fuori giri, senza riuscire a mantenere la calma", ha detto Chivu a SkySport.  

"Vanno fatti i complimenti al Bruges, ma non posso dire che non mi preoccupano i gol subiti. Quando vai sotto in Champions è difficile recuperare le partite", ha spiegato il tecnico nerazzurro, "dobbiamo lavorare tanto per affrontare queste squadre che non ti concedono niente. Siamo consapevoli di quello che non va in Champions, cerchiamo di aggiustare la mentalità, forse è dovuto a quello che ci portiamo dietro. Mi prendo io la responsabilità, queste due sconfitte fanno male per le aspettative, vorremmo che le cose fossero diverse". 

"Abbiamo tanto da fare a livello tattico, per cui sono io il responsabile, ma anche a livello mentale", ha continuato Chivu, "la sensazione dalla panchina è che presi dalla frustrazione abbiamo perso intensità, siamo andati troppo avanti senza lottare indietro sulle seconde palle. Abbiamo sbagliato le distanze e concesso tanto a loro, arrivavamo sempre in ritardo e queste cose in Champions League le paghi. Sono io il primo responsabile e dovremo cambiare qualcosa". 

 

13 ott 2026

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13 ott 2026

Papa Leone operato, pneumologo: "Se adenocarcinoma è localizzato, intervento può essere risolutivo"

(Adnkronos) - Era "prevedibile" che il nodulo per il quale Papa Leone XIV è stato sottoposto ad asportazione del lobo inferiore del polmone destro "fosse un tumore. Non si operano i noduli benigni. E' stato spiegato che si tratta di un adenocarcinoma e, se è localizzato, l'intervento può essere risolutivo". A spiegarlo all'Adnkronos Salute è Claudio Micheletto, direttore dell'Unità operativa complessa di Pneumologia dell'Azienda ospedaliera universitaria di Verona e membro del direttivo dell'Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo), commentando quanto spiegato dai medici dopo l'operazione a cui è stato sottoposto il Pontefice al Policlinico Gemelli. 

"Durante l'intervento si levano anche i linfonodi, e i passi successivi saranno in base a un esame istologico definitivo. Se il tumore è localizzato al solo lobo polmonare è sufficiente l'intervento chirurgico. Se invece ci fosse presenza di qualche cellula tumorale nei linfonodi, si dovrà successivamente fare anche un trattamento. L'auspicio ovviamente è che sia localizzato lì, come sembrava che fosse negli esami preoperatori".  

Lo specialista precisa che "è comunque presto" per dire con certezza quale sarà il percorso successivo. "Verosimilmente l'intervento può essere stato sufficiente. Però vanno analizzati i linfonodi" che si trovano "nel mediastino, che è lo spazio tra i due polmoni". Quanto al post operatorio, si era parlato di una degenza di una settimana circa. Alla luce dell'intervento eseguito "si vedrà. A destra abbiamo tre lobi, al Papa ne è stato tolto via uno. Una persona in buone condizioni può tollerare il fatto di avere un lobo in meno - evidenzia Micheletto - Ma i 7 giorni sono il tempo di una degenza ospedaliera. Non significa che un paziente all'ottavo giorno sia come prima. Ci vuole un periodo di recupero, tenendo presente che è stato tolto il 30% del polmone di destra, ed è ovvio che l'intervento chirurgico richieda anche un normale recupero. Bisogna distinguere tra i giorni passati in ospedale e il ritorno a come si era prima. Di certo le tecniche chirurgiche attuali sono mininvasive, quindi c'è sempre un pronto recupero da parte del paziente. L'operazione si fa in videotoracoscopia, con la telecamera, ed è senza dubbio una procedura poco invasiva. Il Pontefice è inoltre una persona in buone condizioni per cui sicuramente avrà un recupero veloce, però ogni cosa ha necessità del suo tempo". 

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Papa Leone operato per adenocarcinoma, il tumore polmonare più comune

(Adnkronos) - Papa Leone XIV è stato operato per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare, il più comune tra i tumori maligni del polmone. Il Pontefice, 71 anni, è stato sottoposto ad un intervento al Policlinico Gemelli. Nel corso dell'operazione, perfettamente riuscita, è stato asportato un lobo del polmone destro. I medici, secondo fonti vaticane, non hanno fatto riferimento a chemioterapia dopo l'intervento. 

 

"Il Santo Padre è stato sottoposto, come programmato, all'intervento di chirurgia toracica. Per rendere l'intervento radicale, è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita. L'esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori", comunica un bollettino del Vaticano riferendo la diagnosi dell'equipe medica dopo l'intervento durato 90 minuti. Il nodulo "è stato rimosso totalmente", sottolineano fonti vaticane spiegando che il Pontefice stesso, rendendo pubblica la malattia, aveva parlato di un nodulo circoscritto al polmone. "I medici non hanno parlato di chemio", precisano le fonti.  

"Il Papa è stato in sala operatoria per circa 3 ore, la durata dell'intervento è stata di circa 90 minuti. L’intervento è riuscito e non ci sono state complicanze", fa sapere l’équipe medica del Gemelli. "Dopo l'intervento - spiegano i medici Luigi Carbone e Stefano Margaritora- il Papa si è svegliato regolarmente ed è rientrato dopo un breve periodo di osservazione nella sua stanza al decimo piano". Al rientro in camera, il Pontefice ha chiesto la cena. Il decorso operatorio durerà una settimana. 

 

Cosa succede nei giorni successivi all'intervento? Il percorso post operatorio è scandito da alcune tappe ben definite. Subito dopo la chirurgia, illustra all'Adnkronos Salute Claudio Micheletto, direttore dell'Unità operativa complessa di Pneumologia dell'Azienda ospedaliera universitaria di Verona e membro del direttivo dell'Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo), "il paziente ha un tubo di drenaggio per qualche giorno, per favorire l'espansione polmonare". Poi, continua l'esperto, "si inizia precocemente, all'incirca dopo un giorno o due, un po' di fisiokinesiterapia, una sorta di 'ginnastica respiratoria' per favorire l'espansione del polmone. L'obiettivo è di rimettere il paziente in movimento il più presto possibile. Perché meno tempo passa a letto, più recupera facilmente". 

Per farlo, continua lo specialista, "si usano delle tecniche con il fisioterapista che permettono di mobilizzare la persona per evitare il ristagno delle secrezioni, ma soprattutto per aiutare l'espansione del polmone, perché il polmone durante l'intervento collassa ed è per questo che si mette un tubo di drenaggio dall'esterno, per fare in modo che il polmone si espanda. Questo avviene in un tempo medio di due o tre giorni. Poi, tolto il tubo di drenaggio, si dà un piccolo punto di sutura sulla parete e a quel punto il paziente potrebbe anche andare a casa, può essere dimesso", ma c'è in ogni caso un tempo di recupero che va osservato, ricorda Micheletto. 

L'adenocarcinoma, il tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) più comune, rappresenta circa il 60% dei casi. A differenza di altri tumori che colpiscono il polmone, si forma e sviluppa nella zona periferica dell'organo: bronchi di piccolo calibro e alveoli in particolare. Si tratta di una patologia tumorale frequente tra i non fumatori, tra le donne e tra i soggetti sotto 45-50 anni. Se non viene diagnosticata e trattata in tempi rapidi, la malattia può raggiungere i linfonodi, il fegato, la ghiandola surrenale e altri organi interni. 

I sintomi iniziali non sempre sono evidenti e a volte la diagnosi avviene attraverso normali esami di controllo. Con la progressione, il tumore provoca problemi respiratori che si manifestano con tosse persistente, in particolare secca, emissione di sangue, affanno, dolore al petto, debolezza generalizzata, febbre, calo di peso. 

La malattia è provocata dalla crescita incontrollata delle cellule, fenomeno innescato dalla mutazione genica del Dna. Tra i principali fattori di rischio, il fumo di sigaretta anche passivo, l'esposizione all'amianto o ad altri agenti pesanti quali l'arsenico, il radon e il nichel. 

La scelta del percorso terapeutico dipende dallo stadio della malattia e dallo stato clinico del paziente. Se la diagnosi viene effettuata quando non sono presenti metastasi e quando il tumore ha dimensioni e posizione trattabili, si procede con la rimozione chirurgica della massa, come è avvenuto per Papa Leone XIV. Per il Pontefice, come hanno spiegato fonti vaticane, i medici non hanno parlato di chemioterapia. Il trattamento dell'adenocarcinoma polmonare può prevedere trattamenti radioterapici o chemioterapici. Le terapie, ovviamente, variano da soggetto a soggetto. 

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