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Superenalotto, centrato '6' da oltre 223 milioni: la vincita record a La Valletta Brianza

(Adnkronos) - Un '6' da urlo al Superenalotto in provincia di Lecco. Nel concorso di oggi, venerdì 11 settembre, una schedina giocata a La Valletta Brianza ha centrato la sestina vincente aggiudicandosi un super jackpot del valore di oltre 223 milioni di euro. Il colpo -segnala Agimeg- è arrivato con una schedina da 5 pannelli e rappresenta la seconda vincita più alta nella storia del Superenalotto. 

Il '6' mancava ormai da oltre un anno: l'ultima sestina vincente risaliva al maggio 2025, quando a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, vennero vinti 35,4 milioni di euro. Da allora il montepremi è cresciuto concorso dopo concorso, alimentando un'attesa che ha coinvolto l'intera penisola. 

La somma di 223,2 milioni di euro si inserisce tra i montepremi più ricchi mai distribuiti nella storia del concorso, conquistando il secondo posto. Il gradino più alto resta saldamente occupato dai 371,1 milioni di euro della Bacheca dei Sistemi, centrati il 16 febbraio 2023 e suddivisi in 90 quote. 

"Non sappiamo nulla, sappiamo che è stata realizzata la vincita al Superenalotto perché il telefono non smette di squillare". Così risponde all'Adnkronos il gestore della ricevitoria 'Al Chicherin' di La Valletta Brianza, il comune in provincia di Lecco presso il quale è stata giocata la schedina che questa sera ha centrato il '6' da oltre 223 milioni di euro. 

Il clima, all'interno del punto vendita, è di grande concitazione: malgrado il gestore ripeta di non saperne nulla, le voci che si sentono in sottofondo lasciano poco spazio all'immaginazione, descrivendo l'atmosfera di grande allegria ed entusiasmo. 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

adnkronos_2026adnkronos_2026 

- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

  

- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

Questa la combinazione dei numeri di oggi: 8, 13, 16, 52, 64, 70, 17 numero Jolly e numero Superstar 21. 

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11 set 2026

Regina (Confindustria): "Con prezzi energia alle stelle si rischia distruzione tessuto industriale italiano"

(Adnkronos) - "Se i prezzi dell'energia dovessero restare strutturalmente più elevati rispetto ai concorrenti europei, a causa delle crisi continue e concatenate si corre il rischio concreto di distruzione del tessuto industriale". Lo afferma il vicepresidente di Confindustria per l’energia, Aurelio Regina, intervistato dall'Adnkronos. "Con questi livelli di costi energetici le imprese stanno già riducendo la produzione e c'è il rischio che si vada verso delle chiusure parziali", avverte. "I valori futures dell’energia restano alti, bisogna fare di tutto per evitare il peggio e farlo in fretta", secondo il vicepresidente. "Il disallineamento dei prezzi di mercato fra Stati Ue è legato alla composizione dei mix energetici ed ha motivazioni storiche che potranno essere superate solo con scelte strutturali come il ritorno al nucleare, su cui finalmente l’Italia si sta muovendo".  

La crisi energetica sta mettendo a dura prova l’intero Vecchio continente, ma l’Italia soffre più degli altri Paesi.  

"Oggi tutta l’Europa è a rischio rincari e non solo l’Italia: si guardi al livello di riempimento degli stoccaggi di gas naturale, che da noi è superiore alla media Ue, e potrebbe portare costi elevati per tutti nel prossimo inverno. Con questi prezzi non si può andare avanti: le cartiere vivono rallentamenti della produzione e le imprese della ceramica stanno pensando di fermare alcune linee produttive. Ciò che è certo è che tutti hanno bloccato gli investimenti. Le nostre imprese soffrono più di altre questi shock" rispetto agli altri Paesi europei come Francia e Spagna. Se i prezzi dell'energia dovessero restare strutturalmente più elevati la distanza per la manifattura si allargherebbe soprattutto nel confronto con la Francia, ma la perdita di competitività non sarebbe marginale neanche rispetto alla Germania".  

Dopo l’ennesima proroga del taglio delle accise, l’ultima ieri, il governo ha annunciato interventi strutturali.  

"Stiamo vivendo una condizione eccezionale e non è possibile fronteggiarla con strumenti tradizionali. Il taglio delle accise è stato necessario in una fase particolarmente difficile ma è arrivato ora il momento di lavorare in maniera più selettiva. E’ necessario supportare i comparti che stanno subendo le più gravi conseguenze dei rincari di petrolio, gas ed elettricità, a partire dalle aziende della logistica e delle imprese a forte consumo di energia. Per fronteggiare l'emergenza energia si deve lavorare su più fronti contemporaneamente con misure che abbiano effetti immediati ma anche pensando al futuro in modo strutturale. Purtroppo, non esiste un 'silver bullet' in situazioni come queste. Dobbiamo guardare alla contingenza senza perdere la visione prospettica”. 

Quali misure sarebbero necessarie?  

“Nell’immediato servono risposte che possano essere rapidamente attuate, come l’incremento dei fondi per la compensazione dei costi indiretti Ets, la riduzione degli oneri generali di sistema della bolletta elettrica per piccole, medie e grandi imprese e l’impiego del miliardo di euro ottenuto della vendita del gas di sicurezza per ridurre le bollette delle imprese a forte consumo di gas. Allo stesso tempo per Regina occorre velocizzare le autorizzazioni e procedere nello sviluppo delle risorse nazionali per generare sul territorio italiano energia elettrica rinnovabile, gas naturale e gas verdi, petrolio e biocarburanti ed essere meno esposti a queste dinamiche geopolitiche. Noi proponiamo un commissario sul modello Zes unica per portare a conclusione i procedimenti autorizzativi velocemente. Dobbiamo inoltre creare partnership stabili con i produttori internazionali di elettricità, combustibili e carburanti, le imprese sono disposte a impegnarsi in contratti di lungo periodo che possano ridurre la volatilità dei prezzi". 

La premier ha annunciato il rafforzamento dell’estrazione nazionale di idrocarburi. Cosa ne pensa?  

"Avere una maggiore produzione nazionale di materia prima può favorire una inversione di rotta e ridurre i prezzi. Si devono superare le contrarietà ideologiche e ampliare le aree in cui poter operare per intercettare tutte le riserve nazionali che sono stimate in oltre 80 miliardi smc di gas e circa 160 milioni di tonnellate di petrolio (certe, probabili e possibili). Gli industriali chiedono al Governo di portare avanti la gas release, aumentando l’estrazione di gas naturale e destinandola alle imprese gasivore. Negli ultimi 15-20 anni l’Europa ha chiuso oltre 20 raffinerie e questo ha contribuito all’aumento dei prezzi. Oggi in Europa sono attive 94 raffinerie contro le 117 del 2009 facendo scendere la capacità di raffinazione di circa il 20%. Questa contrazione non è però legata a una riduzione dei consumi di carburanti a livello globale: mentre l’Europa chiudeva le proprie raffinerie, la capacità nei Paesi asiatici e mediorientali è cresciuta del 50% passando dalla produzione di 25,8 a 38,5 milioni di barili al giorno. Bisogna guardare alle cause di queste scelte e, chiaramente, anche l’iper-regolamentazione ambientalista Ue ha avuto un suo peso". 

Ci spieghi meglio.  

"A remare contro la nostra competitività non sono solo i prezzi delle commodity energetiche per via della crisi geopolitica ma anche la nostra politica europea. In questa bufera non capiamo con quale coraggio la Commissione Europea tenga bloccato il decreto legge bollette italiano, una legge nazionale che allevierebbe i costi energetici a carico di famiglie e imprese. Allo stesso tempo la Commissione propone una riforma dell’Ets totalmente inadeguata al momento storico che stiamo vivendo: per colpa dell’Ets paghiamo di più l’energia e l’Europa non se rende conto in nome dell’ideologia ambientalista. L’Unione Europea è cieca o fa finta di non vedere, a partire dalla Commissione Europea ma anche gli eurodeputati sembrano aver perso contatti con la realtà”.  

Che intende?  

“Questa settimana c’è stato l’ennesimo segnale negativo perché la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha espresso un voto incomprensibile sulla revisione della riserva di stabilità del mercato Ets. I parlamentari rischiano paradossalmente di peggiorare ulteriormente le già deludenti proposte della Commissione Ue ristabilendo la cancellazione automatica delle quote inserite nella Market stability reserve. Speriamo che il buon senso prevalga e queste posizioni aberranti siano bloccate nella sessione plenaria del Parlamento della prossima settimana". 

Il ministro Giorgetti ha ipotizzato la possibilità di centrare l’obiettivo di un Pil a +1% nel 2026. Lo vede possibile dato il contesto?  

“La stima di una crescita del Pil dell'1% per il 2026, ipotizzata dal ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti non è lontana dalla crescita già acquisita al secondo trimestre, che era di un +0,8% ma nella seconda metà del 2026 si sentirà di più l’impatto dello shock energetico sul Pil. Se l’energia resta cara si compromettono anche gli obiettivi di crescita. Infatti, con questi livelli di prezzo le imprese stanno riducendo la produzione e si rischia di andare verso le chiusure".  

Quali sono gli interventi più urgenti anche sul fronte europeo?  

“Le misure da mettere a terra il prima possibile sono quelle previste dal decreto legge bollette, bloccato dalla Commissione europea, che ha già ampliato il novero degli interventi per affrontare il costo dell’energia. Uno dei punti più rilevanti è il servizio di liquidità: si tratta di una misura importante perché affronta uno dei nodi più gravi per le imprese italiane: il differenziale strutturale tra il mercato italiano del gas (psv) e quello del centro Europa (ttf). Inoltre, è urgente attuare il meccanismo di rimborso ai produttori termoelettrici di parte dei costi connessi ai prelievi di gas per la produzione elettrica: questa misura porterà a un abbassamento dei costi di generazione dell'energia elettrica da gas, favorendo il trasferimento dei benefici economici direttamente sulle bollette di tutti i consumatori, cittadini e imprese". 

Quali misure il governo dovrebbe inserire nella prossima manovra?  

"Nella prossima legge di bilancio, sul fronte dell’energia, si deve partire dall’utilizzo efficace della flessibilità di bilancio. Confindustria ha elaborato un set di proposte per l’utilizzo dei circa 14 miliardi di euro per la flessibilità di bilancio, riconosciuta dall’Ue per investimenti in materia di energia. L’auspicio è che la flessibilità possa avere un orizzonte temporale di spesa non limitato al 2028 ma al 2030, come previsto per la clausola di flessibilità per la difesa di seguito i punti principali. Nello specifico riteniamo importante prorogare l’energy release, investire su infrastrutture, impianti rinnovabili e batterie ma anche sulla ricerca, con particolare attenzione al nucleare. Sarà inoltre importante la valorizzazione della filiera del gas e delle molecole verdi, fondamentali per i settori industriali hard to abate, e promuovere l’efficienza energetica e la decarbonizzazione nell'industria, nella pubblica amministrazione e nei servizi pubblici essenziali come, ad esempio, scuole e ospedali". 

11 set 2026

Fava (Inps): "Aumento produttività realizzato grazie ad Ai deve contribuire al sistema previdenziale"

(Adnkronos) - “Se una parte crescente del lavoro sarà prodotta da sistemi di Ai dobbiamo chiederci come una quota di quel nuovo valore possa continuare ad alimentare il sistema sociale e il sistema previdenziale. Il nostro welfare è stato costruito in un mondo nel quale lavoro, salario e contribuzione erano strettamente collegati, l’intelligenza artificiale invece modifica questo rapporto e non possiamo più aspettare che il cambiamento sia avvenuto per domandarci come finanziare le conseguenze e fare in modo che l'aumento di produttività, generato proprio dalla tecnologia contribuisca anche alla sostenibilità sociale. Questa è un'ipotesi sulla quale credo sia necessario, se non indispensabile, aprire una riflessione”. Il presidente dell’Inps Gabriele Fava guarda alle opportunità che l’Ai può offrire in un mondo del lavoro in rapida trasformazione e lancia il tema, in un’intervista all’Adnkronos.  

Presidente Fava, dunque le imprese private e anche le pubbliche amministrazioni, i datori di lavoro dovrebbero versare dei contributi sulla produttività che deriva dall’impiego della intelligenza artificiale?  

“Il tema vero su cui bisogna concentrarci è il valore prodotto e i parametri andrebbero costruiti con grande attenzione. Questo naturalmente è un compito esclusivo del Parlamento, dopo aver ascoltato naturalmente tutti gli stakeholder o le parti interessate. Io penso a un meccanismo collegato al valore o all'incremento di produttività generato dall'impiego dell'intelligenza artificiale nei processi produttivi. Dobbiamo evitare però che si interrompa il legame tra produzione di valore e solidarietà sociale”. 

Può fare qualche esempio di quale potrebbe essere, a suo avviso, un modo per calcolare una contribuzione legata all’intelligenza artificiale?  

“A titolo esemplificativo, potrebbe riguardare l'intensità di utilizzo dell'AI o il valore aggiunto prodotto o gli effetti sui processi di lavoro. Però anticipare adesso una formula sarebbe veramente sbagliato e poco rispettoso”. 

Presidente, che significa il termine ‘collega digitale’. Che cosa intende?  

“Quando parlo di ‘collega digitale’ non intendo umanizzare una macchina, vorrei che fosse chiaro. Un ’collega digitale’ che entra nell'organizzazione del lavoro non significa attribuire autonomia decisionale, la governance che la responsabilità della decisione devono rimanere identificabili e riconducibili a una persona. Non dobbiamo scegliere tra uomo e macchina, dobbiamo decidere chi governa chi”. 

In questi giorni è stato lanciato un allarme ‘apocalisse’ da parte di un ricercatore di Anthropic nella corsa per il raggiungimento di una super intelligenza artificiale in grado di migliorarsi da sola. Inoltre, Sam Altman, ceo di OpenAi ha detto che ‘sarebbe un buon momento per rallentare’. Lei cosa ne pensa?  

“C’è un allarme che va preso sul serio ma senza trasformarlo né in apocalisse né in propaganda. Quando interrogativi di questo tipo arrivano anche da chi ha lavorato direttamente allo sviluppo di sistemi avanzati, il tema della responsabilità non può essere minimamente ignorato. Ma attenzione a un altro rischio. La risposta non può essere soffocare l’innovazione. Se l’Europa imponesse vincoli tali da rallentare in modo sostanziale ricerca, sviluppo e applicazione dell’intelligenza artificiale, mentre Stati Uniti, Cina o altre grandi economie continuassero a investire e a utilizzarla per aumentare produttività e competitività, noi non avremmo un’intelligenza artificiale più sicura. Avremmo semplicemente meno capacità di svilupparla, comprenderla e governarla. Le regole sono indispensabili, ma devono governare l’innovazione, non impedirla. Perché la tecnologia continuerà comunque ad avanzare. E se rinunciamo a svilupparla noi, non significa che gli altri faranno lo stesso. Significa che rischiamo di dipendere dalle tecnologie, dagli standard e dalle decisioni costruite altrove. Attualmente non esiste una legge obbligatoria che imponga il versamento di contributi per un 'dipendente virtuale', ma il dibattito su questa proposta (nota come Robot Tax o Contributo Automazione) è in corso sia nell'Unione Europea sia in Italia. La sfida europea è questa. Proteggere le persone senza perdere competitività e sovranità tecnologica. Sicurezza e innovazione non sono alternative. Devono avanzare insieme". 

Dunque Presidente Fava, condivide le considerazioni di Mario Draghi che in una lettera al ‘Financial Times’ sollecita un'adozione diffusa dell'intelligenza artificiale per stimolare la crescita in Europa e al contempo avverte sulla tensione che si può creare con le aspirazioni di sovranità dell'Europa. A meno che l’Europa non controlli una parte della catena del valore.- sostiene Draghi – la crescita attraverso l’Ai e la sovranità si scontreranno…  

“La riflessione di Mario Draghi coincide assolutamente con la mia. La tecnologia continuerà ad avanzare e se rinunciamo a sviluppare noi, non significa che gli altri faranno lo stesso. Significa che rischiamo di dipendere dalle tecnologie, dagli standard e dalle decisioni costruite altrove”.  

L’Inps utilizza Tools per i suoi servizi che tipo rapporto ha l’ente previdenziale italiano con i grandi players della Ai?  

"L’Inps utilizza tools di proprietà e sta lavorando sull'AI in maniera molto concreta con numerose progettualità finalizzate proprio a rendere i servizi innanzitutto processabili, personalizzati e molto più semplici perché vogliamo essere molto più vicini ai cittadini. Il rapporto con i grandi player tecnologici, deve essere per me, collaborazione tecnologica sì, dipendenza strategica no. Vede per una grande istituzione pubblica come l'Inps, dati, sicurezza, responsabilità delle decisioni e controllo dei processi devono rimanere governati necessariamente dall'amministrazione". 

I giovani devono svolgere un ruolo fondamentale anche per sostenere il sistema previdenziale ma troppo spesso fuggono all’estero. Qual è il modo migliore per coinvolgere chi entra nel mercato del lavoro?  

"Partirei da un dato di realtà. Non possiamo chiedere ai giovani di sostenere domani il sistema previdenziale se oggi non diamo loro condizioni sufficienti per costruire qui il proprio futuro. Noi non possiamo chiedergli di sostenere domani il sistema previdenziale se oggi non diamo loro condizioni sufficienti per costruire qui il proprio futuro. Lo dico con estrema franchezza serve una politica che tenga insieme formazione, salari, produttività e previdenza. Anche i servizi sono importanti per agevolarli nel lavoro e nella vita sociale. Noi con il portale giovani abbiamo proprio segnato un’inversione di tendenza e i feedback che abbiamo sono positivi. A un anno dal lancio di questo progetto abbiamo già 3 milioni di utenti under 34, stabili, assolutamente stabili. Dobbiamo davvero investire sulle competenze che il nuovo mercato richiede, accompagnare al tempo stesso l'ingresso nel mondo del lavoro e favorire percorsi di crescita economica coerenti però con l'aumento delle competenze. Questo è il percorso da fare". 

Presidente, in vista della manovra il vicepremier Matteo Salvini propone di ripensare ai criteri di calcolo dell’Isee sostenendo che i vari bonus vadano sempre alle stesse categorie di beneficiari. Lei cosa ne pensa?  

L’Isee è uno strumento fondamentale perché consente di valutare la condizione economica delle famiglie attraverso il reddito, il patrimonio e la composizione del nucleo ma non deve essere considerato intoccabile e non migliorabile, ma il contrario. Rimane comunque una competenza esclusiva del legislatore, del governo e della politica". 

11 set 2026

Crepet: "Sinner lotta con i suoi demoni, mi è simpatico"

(Adnkronos) - "Mi piace Sinner, mi è più simpatico perché lotta con i suoi demoni". Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, ospite al Tempo delle donne si sofferma su Jannik Sinner e sulle fragilità che possono caratterizzare anche un campione straordinario come il numero 1 del tennis mondiale. "Seguo il tennis, giocavo e sono arrivato al livello C1. Tanto quelli che potrebbero testimoniare sono tutti morti, non c'erano foto e posso dire qualsiasi cosa. Lo sport ha ancora risposte molto 'maschili', quando" Sinner "si è ritirato sembrava una cosa eccezionale", dice Crepet ripensando ai problemi fisici accusati dall'azzurro al Roland Garros. Sinner è stato costretto a ritirarsi per un 'crollo' in una giornata torrida. Il 25enne, che poi ha trionfato a Wimbledon a giugno, è fermo per fastidi al ginocchio e non gioca un match da oltre 2 mesi. "Capita di ritirarsi nella vita, capita di non farcela. Non capisco questa visione che vorrebbe solo eroi che non cedono mai. Prima al bar si diceva 'meglio se quel calciatore non avesse giocato', ora tutti con i social lo dicono a tutti. I social hanno amplificato la bruttezza", dice Crepet. 

"Lui non era stato bene agli Internazionali di Roma", dice lo psichiatra ripensando alla prima fase della stagione che Sinner ha giocato a tutto gas, arrivando poi 'spremuto' a maggio. "Sinner mi è più simpatico, una persona che lotta con i suoi demoni mi è più simpatica rispetto a chi pensa di poterli cancellare", dice. 

Come l'azzurro, anche Carlos Alcaraz è stato condizionato da problemi fisici in uno sport che chiede moltissimo agli atleti: "Alcaraz pare abbia un sacco di ragazze perché con l'allenatore di prima non poteva. Si diverte di più, ma se ti diverti di più perdi di più. Ha appena perso...", dice facendo riferimento all'eliminazione dello spagnolo nei quarti dell'US Open. "E' come ha detto Panatta: avrebbe potuto vincere di più, ma si sarebbe divertito di più? Secondo me, no. Se hai una ragazza, non vai a dormire alle 9.15 con una camomilla. A 25 anni puoi e devi goderti la vita, 40 anni dopo è più difficile", chiosa. 

 

11 set 2026

Il Como vola, la scuola vicino allo stadio chiude per costruire... un parcheggio? Il sindaco: "Calcio non c’entra"

(Adnkronos) - Ci sono una squadra di calcio sempre più ambiziosa, uno stadio da cartolina in espansione e una scuola destinata... alla chiusura. Siamo a Como e la questione riguarda la scuola elementare Corridoni di via Sinigaglia, non lontana dall’impianto che ospita le partite casalinghe del Como. La squadra di Fabregas è reduce da uno storico esordio vincente in Champions League contro il Lipsia, ma in queste ore a far discutere in città sono anche le polemiche sulla chiusura dell’istituto vicino allo stadio 'Giuseppe Sinigaglia', per realizzare un parcheggio. Mentre tanti genitori dei circa duecento bambini pronti a iniziare l'anno scolastico lamentano disorganizzazione per il trasferimento alla scuola elementare Venini, il Consiglio di Stato ha per ora bloccato lo spostamento. 

Il sindaco di Como Alessandro Rapinese ha chiarito la questione all'Adnkronos: "Si tratta di una decisione assunta da tre enti diversi. E cioè dal Comune di Como, dalla Provincia di Como e dalla Regione Lombardia. La chiusura della scuola di via Sinigaglia è stata sancita da un documento della Regione dell'ottobre del 2025, direi che non c'è stato nulla di repentino e di strano. Niente di quanto millantato da parte dell’opposizione". 

Il primo cittadino risponde alle critiche relative a un possibile legame con l’exploit della squadra di Fabregas, che negli ultimi mesi sta catalizzando grande attenzione anche fuori dall’Italia: "La squadra di calcio? Direi che è un parallelo molto azzardato, nel senso che poi dipende cosa uno voglia dire. Oggi magari si parla del Como per la grande prestazione in Champions e qualcuno vuole dire cose. Io parlo di dati oggettivi, che poi un immobile dismesso debba avere una funzione, in questo caso un parcheggio, mi pare normale. Oppure, possiamo lasciarlo lì e dimenticarlo. Il Consiglio Comunale di Como ha peraltro votato un ordine del giorno per valutarne l’eventuale trasformazione, senza implicazioni esecutive. E poi, di parcheggio ne abbiamo appena fatto uno e lo apriremo a breve lì vicino. Lo stesso Calcio Como ha identificato un’altra area".  

Rapinese affronta la questione con riferimento alle carte: "Parliamo di un documento trasversalmente approvato da tre organi diversi. Io ho la maggioranza solo in uno, in Provincia sono un consigliere su 12 e l'ha approvato tutto il Consiglio provinciale, e il 27 ottobre del 2025 l'ha approvato pure tutto il Consiglio regionale, dove io non ho rappresentanti. Giusto per descrivere la situazione". 

Nella vicenda dello spostamento degli alunni c’è una tematica di sicurezza: "È un requisito di legge, una cosa che può essere fatta solo rispettando tutti i requisiti di legge e sono stati rispettati". Il sindaco spiega che dal 2025 "la collaborazione da parte della dirigenza della scuola Corridoni è stata zero, hanno parlato sempre e solo di ricorsi. Su tematiche che nulla hanno a che vedere con l'oggetto della causa, tant'è che di sicurezza si è parlato dopo la richiesta di sospensiva al Tar, dopo il giudizio al Tar e dopo la richiesta di sospensiva al Consiglio di Stato, vinti da noi. Lì è venuto fuori, come se fosse un elemento qualunque, il tema della sicurezza". 

Il sindaco aggiunge: "Dal punto di vista pratico, ci sono degli aspetti messi nero su bianco il 13 settembre 2022 dallo stesso Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione della scuola, che per l'istituto Corridoni parla di 'diversi pilastri portanti in esterno che mostrano segni di corrosione e ammaloramento'. Sorprende però che l'Rspp della scuola a cui i bambini sono destinati, cioè quella di via Venini, dica che l'istituto ha qualche problema e peraltro non riesca neanche a qualificarlo molto bene, ma si dimentichi quanto gravi siano quelli della scuola di provenienza. L'istituto di provenienza è molto meno sicuro della scuola di destinazione e l'ho ripetuto più volte".  

Rapinese conclude così il discorso, allontanando le polemiche: "Io dico solo che nel mio programma elettorale i parcheggi hanno un ruolo centrale, è vero, ma la stessa cosa l'abbiamo fatta anche in un'altra scuola, a Ponte Chiasso, chiusa con il progetto di farne un parcheggio. Quella però è a Ponte Chiasso e non c’entra niente il Como. Mi sembra dunque abbastanza ardito dire che questa mossa sia per il Calcio Como. Alla società, tra l’altro, non cambierebbe nulla, perché ne stanno costruendo un altro a pochi metri da lì”.  

E ora, come si concluderà la vicenda? "Siamo nelle mani del Consiglio di Stato - precisa Rapinese - ma qui viene spacciata per una novità repentina una cosa dell’ottobre 2025. Se c’è una responsabilità nella mancata organizzazione, fino a oggi, è semplicemente della dirigenza scolastica che non ha mai inteso collaborare perché impegnata in ricorsi di natura giuridica. Quando ci hanno dato un’indicazione, noi siamo stati anzi accusati di essere troppo veloci nell’agire e predisporre gli spazi che oggi contestano, parlando di sicurezza". 

11 set 2026

Tatuaggi vietati e gonna obbligatoria nelle cerimonie per poliziotte, Silp Cgil: "E' discriminatorio''

(Adnkronos) - Il divieto di avere tatuaggi sulle parti visibili del corpo combinato con l'obbligo di indossare la gonna per le poliziotte "è discriminatorio". E' la posizione espressa dal sindacato Italiano Lavoratori di Polizia Cgil che ha già inviato al Dipartimento di Ps una richiesta di revisione del regolamento, firmata dal segretario generale nazionale Pietro Colapietro, che l'Adnkronos ha potuto visionare, in cui si chiede di "riaprire con urgenza il confronto sull’utilizzo della gonna per il personale femminile" alla luce "dell’evoluzione normativa, sociale e culturale intervenuta negli ultimi decenni e, soprattutto, dei principi di parità e non discriminazione che devono necessariamente orientare anche l’organizzazione della Polizia di Stato". Una mossa fatta dal sindacato a una settimana dalle conclusioni dell’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Tamara Ćapeta, che si è espressa sul caso di una candidata alla Polizia italiana esclusa "perché aveva un piccolo tatuaggio raffigurante un fiore sul polpaccio sinistro". Secondo l'avvocata, la combinazione tra il divieto di tatuaggi visibili e l’obbligo, per le donne, di indossare una divisa di rappresentanza caratterizzata dalla gonna determina, appunto, una discriminazione fondata sul sesso. Sul caso si dovrà ora pronunciare la Corte Ue. "Sarebbe importante però - dice all'Adnkronos Michela Pascali, segretaria nazionale Silp Cgil, che ha seguito diversi casi del genere - che non si attendesse la pronuncia della Corte per fare una riforma che è ormai necessaria".  

Intanto nel documento il sindacato di polizia sottolinea come "l’articolo 5 del dm 4 ottobre 2005 richiama il dovere dell’operatore di indossare la divisa con proprietà, dignità e decoro, mantenendola pulita e in perfetto stato. L’imposizione di un determinato capo di vestiario sulla base del genere nulla ha a che vedere con il decoro, la dignità e l’autorevolezza dell’uniforme. Le disposizioni sul vestiario hanno già riconosciuto, per il personale femminile, la sostanziale equivalenza tra gonna e pantalone, consentendo l’utilizzo dei pantaloni nei servizi ordinari e nelle attività operative. Nell’ambito del vestiario formale e di rappresentanza, ancora oggi, specifiche disposizioni e ordini di servizio possono disciplinarne l’utilizzo. Un evento tra tutti quello del giuramento al termine dei corsi formativi per l’immissione in ruolo. È proprio questa distinzione che oggi deve essere definitivamente aggiornata. Una regola che non può diventare un ostacolo all’accesso alla professione". La Direttiva 2006/54/Ce - ci tiene a ricordare il Silp Cgil - vieta infatti le discriminazioni fondate sul sesso nell’accesso all’occupazione e ammette differenze di trattamento soltanto quando una determinata caratteristica costituisca un requisito essenziale e determinante per l’attività lavorativa e il requisito sia proporzionato rispetto a un obiettivo legittimo.  

"L’avvocata generale, nel sottolineare che le cerimonie rappresentano soltanto una parte limitata dell’attività di polizia, che le operatrici già utilizzano i pantaloni nell’uniforme operativa e che può essere consentito loro di indossarli anche durante una cerimonia", conferma il sostegno che il Silp Cgil ha dato "in questi anni alle colleghe che, per il giuramento, hanno richiesto di indossare i pantaloni. Istanze non sempre accolte favorevolmente, proprio a causa dell’anacronismo delle regole. Da anni il nostro sindacato rivendica il superamento di regolamenti, prassi e modelli organizzativi che non rispondono più alla realtà della Polizia di Stato contemporanea".  

"Da questo punto di vista stiamo tornando indietro - sottolinea ancora Michela Pascali del Silp Cgil - Circa sei anni fa, avevamo ottenuto che ogni volta ci fosse stato un giuramento le donne, che avessero voluto fare richiesta per motivi personali di fare il giuramento in pantaloni, sarebbero state accontentate. E in effetti così è stato. L'estate scorsa però le ispettore si sono organizzate in gruppo, erano circa un centinaio, hanno raccolto le firme e con una domanda congiunta hanno chiesto di poter fare il giuramento in pantaloni. La risposta è stata negativa. Io mi sono mossa per chiedere spiegazioni e mi è stato detto che il problema era la domanda cumulativa. Per questo ho suggerito alle ragazze di fare una domanda personale. Quasi tutte lo hanno fatto. Mentre alle allieve agenti che nel frattempo giuravano è stato detto di sì perché in ogni scuola ce n'erano due o tre, alle ispettore, che erano tante, è stato detto di no, e in particolare ricordo il caso di Nettuno, dove c'era il flusso maggiore. Si tratta di una cosa grave, un'ostinazione anacronistica, mentre bisogna distinguere ciò che è decoro e ciò che invece è una questione meramente estetica, cioè che non ha a che vedere col decoro, non ha a che vedere con l'uniformità, perché l'uniformità avrebbe voluto, visto che gli uomini sono tantissimi e le donne erano ovviamente in un numero infinitesimamente minore, che ci fosse più uniformità se avessero giurato tutti in pantaloni". 

"Abbiamo sempre sostenuto che l’autorevolezza della divisa deriva da chi la indossa, dalla professionalità, dalla competenza, dalla correttezza e dalla qualità del servizio reso alla cittadinanza, non dalla riproposizione automatica di consuetudini prive di una concreta necessità operativa - si sottolinea poi nel documento del Silp Cigl firmato da Colapietro - Una Polizia moderna non può continuare a utilizzare la tradizione come giustificazione per mantenere differenze di trattamento che non trovano una reale necessità funzionale. La divisa deve garantire uniformità, riconoscibilità e decoro, ma deve contemporaneamente rispettare professionalità, dignità, parità di genere e libertà di scelta compatibili con le esigenze del servizio".  

"Rispetto al tema dei tatuaggi, peraltro, l’attuale impostazione determina una evidente asimmetria - si sottolinea ancora nel documento - da un lato, la presenza di tatuaggi in determinate parti visibili del corpo può essere causa di esclusione o di inidoneità nelle procedure concorsuali; dall’altro, una volta instaurato il rapporto di lavoro, tatuaggi precedentemente considerati incompatibili con l’appartenenza alla Polizia di Stato risultano, nella prassi, ampiamente tollerati. Non può un elemento estetico, laddove non contenga riferimenti offensivi, discriminatori, criminali o comunque incompatibili con i valori e il decoro dell’Istituzione, determinare l’esclusione di una candidata o di un candidato senza che lo stesso elemento costituisca poi un concreto impedimento allo svolgimento del servizio".  

"Per queste ragioni", il Silp Cgil chiede "la revisione delle disposizioni relative all’utilizzo della gonna da parte del personale femminile, riconoscendo pienamente la possibilità di utilizzare il pantalone d’ordinanza anche nei servizi formali e di rappresentanza; che nessuna lavoratrice possa essere esclusa da un concorso, da un percorso professionale o da un impiego per il solo effetto combinato di una disposizione sull’uniforme e di una norma relativa ai tatuaggi, quando il tatuaggio possa essere coperto mediante l’utilizzo del pantalone d’ordinanza; l’emanazione di disposizioni uniformi a livello nazionale, evitando che l’applicazione delle regole sull’abbigliamento possa variare arbitrariamente tra uffici e territori; una verifica complessiva delle disposizioni sul vestiario, affinché siano coerenti con i principi di parità di trattamento, proporzionalità, non discriminazione e adeguatezza dell’organizzazione del servizio; l’apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali per una revisione organica della materia; avviare un confronto finalizzato alla revisione delle disposizioni sui tatuaggi distinguendo tra decoro istituzionale e conformità estetica. La questione della gonna rappresenta, in realtà, soltanto la manifestazione più evidente di un problema molto più ampio. La legge n. 121/1981 prevede che il regolamento di servizio venga emanato sentiti i sindacati di polizia maggiormente rappresentativi".  

Il Silp Cgil chiede pertanto al Dipartimento "di aprire finalmente una trattativa organica per la revisione e l’aggiornamento dei Dpr 737/1981 e 782/1985, superando definitivamente disposizioni e impostazioni ormai anacronistiche e costruendo un quadro regolamentare coerente con l’attuale contesto storico. Il rispetto della dignità professionale del personale non può essere relegata a enunciati di principio o a lavori di commissioni di cui il personale e le rappresentanze sindacali non conoscono gli sviluppi. Serve un percorso trasparente, partecipato e verificabile, capace di tradurre finalmente le dichiarazioni di principio in regole nuove. Chiediamo dignità, professionalità, parità e autorevolezza per tutte le donne e tutti gli uomini che quella divisa la indossano ogni giorno".  

11 set 2026

Allarme Altnv, il nuovo virus dalle zecche: cosa sapere

(Adnkronos) - Arriva Altnv, alias nairovirus della zecca asiatica dalle lunghe corna, nuovo patogeno trasmesso dalle zecche identificato in Cina. Il virologo Fabrizio Pregliasco rassicura. "Sulla base dei dati oggi disponibili non siamo di fronte a un nuovo allarme sanitario globale", afferma commentando lo studio riportato sul 'New England Journal of Medicine'. Inoltre, "per l'Italia non esistono al momento elementi che indichino la circolazione di Altnv né un rischio specifico per la popolazione". Tuttavia, "la scoperta è importante perché dimostra quanto sia ancora ampio il mondo dei microrganismi trasmessi da zecche e altri vettori che possono causare infezioni nell'uomo senza essere immediatamente riconosciuti", sottolinea il direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'università Statale di Milano, past president Anpas e vicepresidente Samaritan International. 

Per Pregliasco, "la notizia deve quindi essere letta soprattutto come un richiamo all'importanza della sorveglianza epidemiologica e virologica". E "il tema - rimarca - assume una rilevanza ancora maggiore nel contesto dei cambiamenti climatici e ambientali, che possono modificare distribuzione geografica, stagionalità e densità di zecche e altri vettori. Questo non significa che ogni nuovo virus identificato sia destinato a diffondersi in Europa, ma rende necessario conoscere tempestivamente i patogeni emergenti e monitorarne l'evoluzione". Quindi "la lezione che arriva dalla Cina è soprattutto una: individuare precocemente un nuovo patogeno non significa creare allarme, ma essere meglio preparati. Sorveglianza, ricerca e approccio One Health rappresentano gli strumenti fondamentali per affrontare le infezioni emergenti prima che possano trasformarsi in problemi sanitari più rilevanti", ribadisce l'esperto. 

E per difendersi dalla zecche, ricorda il medico, "la prevenzione rimane fondamentale: durante le attività in aree boschive o con vegetazione alta è opportuno utilizzare abiti coprenti e repellenti, controllare accuratamente la pelle al rientro e rimuovere correttamente e rapidamente eventuali zecche". 

11 set 2026

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