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Tatuaggi vietati e gonna obbligatoria nelle cerimonie per poliziotte, Silp Cgil: "E' discriminatorio''

(Adnkronos) - Il divieto di avere tatuaggi sulle parti visibili del corpo combinato con l'obbligo di indossare la gonna per le poliziotte "è discriminatorio". E' la posizione espressa dal sindacato Italiano Lavoratori di Polizia Cgil che ha già inviato al Dipartimento di Ps una richiesta di revisione del regolamento, firmata dal segretario generale nazionale Pietro Colapietro, che l'Adnkronos ha potuto visionare, in cui si chiede di "riaprire con urgenza il confronto sull’utilizzo della gonna per il personale femminile" alla luce "dell’evoluzione normativa, sociale e culturale intervenuta negli ultimi decenni e, soprattutto, dei principi di parità e non discriminazione che devono necessariamente orientare anche l’organizzazione della Polizia di Stato". Una mossa fatta dal sindacato a una settimana dalle conclusioni dell’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Tamara Ćapeta, che si è espressa sul caso di una candidata alla Polizia italiana esclusa "perché aveva un piccolo tatuaggio raffigurante un fiore sul polpaccio sinistro". Secondo l'avvocata, la combinazione tra il divieto di tatuaggi visibili e l’obbligo, per le donne, di indossare una divisa di rappresentanza caratterizzata dalla gonna determina, appunto, una discriminazione fondata sul sesso. Sul caso si dovrà ora pronunciare la Corte Ue. "Sarebbe importante però - dice all'Adnkronos Michela Pascali, segretaria nazionale Silp Cgil, che ha seguito diversi casi del genere - che non si attendesse la pronuncia della Corte per fare una riforma che è ormai necessaria".  

Intanto nel documento il sindacato di polizia sottolinea come "l’articolo 5 del dm 4 ottobre 2005 richiama il dovere dell’operatore di indossare la divisa con proprietà, dignità e decoro, mantenendola pulita e in perfetto stato. L’imposizione di un determinato capo di vestiario sulla base del genere nulla ha a che vedere con il decoro, la dignità e l’autorevolezza dell’uniforme. Le disposizioni sul vestiario hanno già riconosciuto, per il personale femminile, la sostanziale equivalenza tra gonna e pantalone, consentendo l’utilizzo dei pantaloni nei servizi ordinari e nelle attività operative. Nell’ambito del vestiario formale e di rappresentanza, ancora oggi, specifiche disposizioni e ordini di servizio possono disciplinarne l’utilizzo. Un evento tra tutti quello del giuramento al termine dei corsi formativi per l’immissione in ruolo. È proprio questa distinzione che oggi deve essere definitivamente aggiornata. Una regola che non può diventare un ostacolo all’accesso alla professione". La Direttiva 2006/54/Ce - ci tiene a ricordare il Silp Cgil - vieta infatti le discriminazioni fondate sul sesso nell’accesso all’occupazione e ammette differenze di trattamento soltanto quando una determinata caratteristica costituisca un requisito essenziale e determinante per l’attività lavorativa e il requisito sia proporzionato rispetto a un obiettivo legittimo.  

"L’avvocata generale, nel sottolineare che le cerimonie rappresentano soltanto una parte limitata dell’attività di polizia, che le operatrici già utilizzano i pantaloni nell’uniforme operativa e che può essere consentito loro di indossarli anche durante una cerimonia", conferma il sostegno che il Silp Cgil ha dato "in questi anni alle colleghe che, per il giuramento, hanno richiesto di indossare i pantaloni. Istanze non sempre accolte favorevolmente, proprio a causa dell’anacronismo delle regole. Da anni il nostro sindacato rivendica il superamento di regolamenti, prassi e modelli organizzativi che non rispondono più alla realtà della Polizia di Stato contemporanea".  

"Da questo punto di vista stiamo tornando indietro - sottolinea ancora Michela Pascali del Silp Cgil - Circa sei anni fa, avevamo ottenuto che ogni volta ci fosse stato un giuramento le donne, che avessero voluto fare richiesta per motivi personali di fare il giuramento in pantaloni, sarebbero state accontentate. E in effetti così è stato. L'estate scorsa però le ispettore si sono organizzate in gruppo, erano circa un centinaio, hanno raccolto le firme e con una domanda congiunta hanno chiesto di poter fare il giuramento in pantaloni. La risposta è stata negativa. Io mi sono mossa per chiedere spiegazioni e mi è stato detto che il problema era la domanda cumulativa. Per questo ho suggerito alle ragazze di fare una domanda personale. Quasi tutte lo hanno fatto. Mentre alle allieve agenti che nel frattempo giuravano è stato detto di sì perché in ogni scuola ce n'erano due o tre, alle ispettore, che erano tante, è stato detto di no, e in particolare ricordo il caso di Nettuno, dove c'era il flusso maggiore. Si tratta di una cosa grave, un'ostinazione anacronistica, mentre bisogna distinguere ciò che è decoro e ciò che invece è una questione meramente estetica, cioè che non ha a che vedere col decoro, non ha a che vedere con l'uniformità, perché l'uniformità avrebbe voluto, visto che gli uomini sono tantissimi e le donne erano ovviamente in un numero infinitesimamente minore, che ci fosse più uniformità se avessero giurato tutti in pantaloni". 

"Abbiamo sempre sostenuto che l’autorevolezza della divisa deriva da chi la indossa, dalla professionalità, dalla competenza, dalla correttezza e dalla qualità del servizio reso alla cittadinanza, non dalla riproposizione automatica di consuetudini prive di una concreta necessità operativa - si sottolinea poi nel documento del Silp Cigl firmato da Colapietro - Una Polizia moderna non può continuare a utilizzare la tradizione come giustificazione per mantenere differenze di trattamento che non trovano una reale necessità funzionale. La divisa deve garantire uniformità, riconoscibilità e decoro, ma deve contemporaneamente rispettare professionalità, dignità, parità di genere e libertà di scelta compatibili con le esigenze del servizio".  

"Rispetto al tema dei tatuaggi, peraltro, l’attuale impostazione determina una evidente asimmetria - si sottolinea ancora nel documento - da un lato, la presenza di tatuaggi in determinate parti visibili del corpo può essere causa di esclusione o di inidoneità nelle procedure concorsuali; dall’altro, una volta instaurato il rapporto di lavoro, tatuaggi precedentemente considerati incompatibili con l’appartenenza alla Polizia di Stato risultano, nella prassi, ampiamente tollerati. Non può un elemento estetico, laddove non contenga riferimenti offensivi, discriminatori, criminali o comunque incompatibili con i valori e il decoro dell’Istituzione, determinare l’esclusione di una candidata o di un candidato senza che lo stesso elemento costituisca poi un concreto impedimento allo svolgimento del servizio".  

"Per queste ragioni", il Silp Cgil chiede "la revisione delle disposizioni relative all’utilizzo della gonna da parte del personale femminile, riconoscendo pienamente la possibilità di utilizzare il pantalone d’ordinanza anche nei servizi formali e di rappresentanza; che nessuna lavoratrice possa essere esclusa da un concorso, da un percorso professionale o da un impiego per il solo effetto combinato di una disposizione sull’uniforme e di una norma relativa ai tatuaggi, quando il tatuaggio possa essere coperto mediante l’utilizzo del pantalone d’ordinanza; l’emanazione di disposizioni uniformi a livello nazionale, evitando che l’applicazione delle regole sull’abbigliamento possa variare arbitrariamente tra uffici e territori; una verifica complessiva delle disposizioni sul vestiario, affinché siano coerenti con i principi di parità di trattamento, proporzionalità, non discriminazione e adeguatezza dell’organizzazione del servizio; l’apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali per una revisione organica della materia; avviare un confronto finalizzato alla revisione delle disposizioni sui tatuaggi distinguendo tra decoro istituzionale e conformità estetica. La questione della gonna rappresenta, in realtà, soltanto la manifestazione più evidente di un problema molto più ampio. La legge n. 121/1981 prevede che il regolamento di servizio venga emanato sentiti i sindacati di polizia maggiormente rappresentativi".  

Il Silp Cgil chiede pertanto al Dipartimento "di aprire finalmente una trattativa organica per la revisione e l’aggiornamento dei Dpr 737/1981 e 782/1985, superando definitivamente disposizioni e impostazioni ormai anacronistiche e costruendo un quadro regolamentare coerente con l’attuale contesto storico. Il rispetto della dignità professionale del personale non può essere relegata a enunciati di principio o a lavori di commissioni di cui il personale e le rappresentanze sindacali non conoscono gli sviluppi. Serve un percorso trasparente, partecipato e verificabile, capace di tradurre finalmente le dichiarazioni di principio in regole nuove. Chiediamo dignità, professionalità, parità e autorevolezza per tutte le donne e tutti gli uomini che quella divisa la indossano ogni giorno".  

11 set 2026

Allarme Altnv, il nuovo virus dalle zecche: cosa sapere

(Adnkronos) - Arriva Altnv, alias nairovirus della zecca asiatica dalle lunghe corna, nuovo patogeno trasmesso dalle zecche identificato in Cina. Il virologo Fabrizio Pregliasco rassicura. "Sulla base dei dati oggi disponibili non siamo di fronte a un nuovo allarme sanitario globale", afferma commentando lo studio riportato sul 'New England Journal of Medicine'. Inoltre, "per l'Italia non esistono al momento elementi che indichino la circolazione di Altnv né un rischio specifico per la popolazione". Tuttavia, "la scoperta è importante perché dimostra quanto sia ancora ampio il mondo dei microrganismi trasmessi da zecche e altri vettori che possono causare infezioni nell'uomo senza essere immediatamente riconosciuti", sottolinea il direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'università Statale di Milano, past president Anpas e vicepresidente Samaritan International. 

Per Pregliasco, "la notizia deve quindi essere letta soprattutto come un richiamo all'importanza della sorveglianza epidemiologica e virologica". E "il tema - rimarca - assume una rilevanza ancora maggiore nel contesto dei cambiamenti climatici e ambientali, che possono modificare distribuzione geografica, stagionalità e densità di zecche e altri vettori. Questo non significa che ogni nuovo virus identificato sia destinato a diffondersi in Europa, ma rende necessario conoscere tempestivamente i patogeni emergenti e monitorarne l'evoluzione". Quindi "la lezione che arriva dalla Cina è soprattutto una: individuare precocemente un nuovo patogeno non significa creare allarme, ma essere meglio preparati. Sorveglianza, ricerca e approccio One Health rappresentano gli strumenti fondamentali per affrontare le infezioni emergenti prima che possano trasformarsi in problemi sanitari più rilevanti", ribadisce l'esperto. 

E per difendersi dalla zecche, ricorda il medico, "la prevenzione rimane fondamentale: durante le attività in aree boschive o con vegetazione alta è opportuno utilizzare abiti coprenti e repellenti, controllare accuratamente la pelle al rientro e rimuovere correttamente e rapidamente eventuali zecche". 

11 set 2026

Polonia avverte: "Russia pronta a nuove provocazioni, serve unità Nato"

(Adnkronos) - Il ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz ha dichiarato oggi che, data la persistente politica aggressiva della Russia, che include attacchi ibridi e atti di sabotaggio, la Polonia è in costante contatto con i servizi di sicurezza statunitensi e di altri Paesi. 

Il ministro, che ieri aveva lanciato un allarme simile, ha aggiunto che la Russia ricorre anche ad azioni come l'incendio di impianti della difesa, violazioni dello spazio aereo e il disturbo dei segnali Gps, sottolineando che la risposta a questi atti deve consistere nell'unità della Nato e nel rigoroso rispetto delle disposizioni del Trattato di Washington. 

Kosiniak-Kamysz ha affermato che la Polonia rientra in una ristretta cerchia di Stati che ricevono informazioni di intelligence di massimo livello, grazie alla sua stretta alleanza con gli Stati Uniti. 

Nel corso di una dichiarazione rilasciata a Bircza, nella Polonia sud-orientale, il ministro della Difesa ha fatto riferimento al rapporto ricevuto dal primo ministro Donald Tusk da parte del direttore della Cia John Ratcliffe. In questo documento viene lanciato un avvertimento sulla necessità, per la Polonia e l'Europa, di prepararsi a diversi scenari legati al conflitto russo-ucraino e alla situazione sul fianco orientale dell'Unione Europea. 

Secondo Kosiniak-Kamysz, il partenariato tra Varsavia e Washington si concretizza negli accordi siglati di recente per il finanziamento dell'acquisto di equipaggiamenti militari destinati all'esercito polacco e nelle garanzie di credito concesse dagli Stati Uniti alla Polonia. 

Con riferimento alla cooperazione tra i servizi di sicurezza polacchi ed esteri, Kosiniak-Kamysz ha dichiarato che le operazioni condotte dall'Agenzia per la Sicurezza Interna e dal Servizio di Controspionaggio Militare, volte a neutralizzare minacce interne, sono il risultato diretto della costante collaborazione tra i servizi dei Paesi partner della Nato. 

11 set 2026

Epatite A, 10 casi nelle aree di Pisa e Livorno: in corso verifiche su possibile focolaio

(Adnkronos) - I Servizi di Igiene pubblica dell'Azienda Usl Toscana nord ovest "hanno segnalato complessivamente 10 casi di epatite A registrati nelle aree di Pisa e Livorno. Sulla base dei primi elementi raccolti, è in corso una verifica per accertare l'eventuale riconducibilità dei casi a una medesima origine, con particolare attenzione a un possibile cluster associato a uno stabilimento balneare del litorale pisano". Così l'Ausl in una nota. Le strutture dell'Azienda sanitaria stanno svolgendo gli approfondimenti epidemiologici necessari per ricostruire i possibili collegamenti tra i casi e individuare l'eventuale fonte comune dell'infezione. "Al momento, pertanto, non è possibile stabilire con certezza l'origine del contagio e le verifiche sono tuttora in corso", precisano.  

"Attualmente tre persone sono ricoverate nel reparto di Malattie Infettive dell'ospedale di Livorno, dove vengono tenute sotto osservazione e sono in buone condizioni. Altri pazienti sono stati visitati dai sanitari e, non essendo necessario il ricovero, sono stati dimessi e hanno fatto rientro al proprio domicilio con le indicazioni e le prescrizioni mediche del caso", sottolinea la nota. I Servizi di Igiene pubblica dell'Azienda Usl Toscana nord ovest proseguono le attività di sorveglianza e di indagine epidemiologica, in collaborazione con le strutture sanitarie coinvolte, per chiarire l'origine dei casi e adottare, se necessario, ulteriori misure di prevenzione e controllo.  

L'epatite A "è un'infezione del fegato causata dal virus dell'epatite A. Si trasmette principalmente per via oro-fecale, cioè quando il virus presente nelle feci di una persona infetta viene ingerito, direttamente o indirettamente, da un'altra persona. Il contagio può avvenire attraverso il contatto stretto con una persona infetta, soprattutto in condizioni di scarsa igiene delle mani, oppure attraverso il consumo di acqua o alimenti contaminati. Tra gli alimenti maggiormente associati alla trasmissione dell'infezione vi sono quelli consumati crudi o poco cotti e i prodotti che possono essere contaminati durante la manipolazione.  

I sintomi - ricordano i sanitari dell'Ausl - possono comparire generalmente dopo un periodo di incubazione di alcune settimane e comprendono soprattutto stanchezza, perdita di appetito, nausea, vomito, febbre, dolori addominali e malessere generale. Possono inoltre comparire urine scure, feci più chiare e ittero, cioè una colorazione giallastra della pelle e della parte bianca degli occhi. Nei bambini l'infezione può anche manifestarsi con sintomi molto lievi o senza sintomi evidenti, mentre negli adulti può avere un decorso più significativo. L'epatite A, a differenza delle epatiti B e C, non diventa un'infezione cronica e nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente. Il trattamento è principalmente di supporto e viene stabilito dal medico in relazione alle condizioni della persona". 

  

11 set 2026

Mostra Venezia, De Salvia (BeGreat): "Sostenere i giovani nello sport e nella vita"

(Adnkronos) - “Sicuramente, come dice il claim dell'evento ‘The future is Human’, le persone sono il centro del nostro mondo e questo è confermato tutti i giorni anche dallo sport. Nello sport, come nella vita di tutti i giorni, è importante ricordare sempre che le persone sono al centro, lavorare per mantenere ecosistemi sostenibili a livello personale e soprattutto sostenere i giovani e le nuove generazioni”. Così Greta De Salvia, atleta di salto a ostacolo in equitazione e ambassador BeGreat, intervenendo all’evento ‘The future is human - Every great story starts before success’, organizzato da Be Great - Growing our sports talent e tenutosi durante l'83esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in svolgimento al Lido fino al 12 settembre 2026. 

“Sicuramente BeGreat ha cambiato la mia carriera e la mia vita e ha permesso a quello che era solo un talento di avere l'opportunità di realizzarsi. Ovviamente la strada non è mai finita, non si è mai arrivati al traguardo, ma BeGreat è un ecosistema fondamentale nello sviluppo di giovani talenti come me, e mi ha dato l'opportunità di poter raggiungere tanti risultati, ad esempio seguendo una scuola come la Luiss, che permette di sostenere un percorso di dual career e come tante altre opportunità - aggiunge - Spesso c'è un gap tra il talento e la sua realizzazione, BeGreat si occupa proprio di questo: mettere a disposizione dei giovani talenti i mezzi necessari per realizzare i propri obiettivi”. 

“In ecosistemi come quello che si occupa di creare BeGreat - conclude - le imprese hanno una responsabilità sociale importante e sono chiamate a unirsi nel sostegno dei giovani talenti”. 

11 set 2026

Neonati sepolti, Procura impugna assoluzione Chiara Petrolini per il primo omicidio

(Adnkronos) - La Procura della Repubblica di Parma ha depositato oggi appello contro la sentenza emessa il 24 aprile scorso dalla Corte di Assise di Parma, nella parte in cui (pur condannando l’imputata Chiara Petrolini alla pena complessiva di 24 anni e 3 mesi di reclusione) ha assolto l'imputata dal delitto di omicidio del proprio figlio Domenico Matteo Granelli commesso il 12 maggio 2023, e ha riqualificato il reato di soppressione di cadavere riferito al secondo figlio Angelo Federico Granelli, commesso il 7 agosto 2024, nel meno grave reato di occultamento di cadavere.  

La Corte, infatti, quanto ai fatti accaduti a Traversetolo il 12 maggio 2023 - spiega in una nota il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino, ritenne l’imputata Chiara Petrolini responsabile della sola soppressione del cadavere del piccolo (cui successivamente venne dato il nome di Domenico Matteo Granelli), trovato, in forma ormai scheletrica, nel settembre 2024, solo dopo le indagini condotte dalla Procura; assolse, invece, l'imputata dall'omicidio aggravato premeditato ai danni dello stesso bambino, ritenendo non sufficientemente provata la circostanza che fosse nato vivo. 

Per quanto riguarda, invece, i fatti accaduti sempre a Traversetolo il 7 agosto 2024, la Corte di Assise ritenne provata la responsabilità della Petrolini per la morte del piccolo (cui venne dato successivamente il nome di Angelo Federico Granelli), ma, quanto al "celamento" del suo corpo (portato alla luce da uno dei cani presenti) ritenne che il fatto fosse da qualificare come occultamento e non come soppressione. La Procura non ha condiviso alcune parti della decisione della Corte di Assise, ritenendo che, quanto all’episodio del 12 maggio 2023, si possa desumere la prova della vitalità del bambino al momento del parto e, conseguentemente, la responsabilità della Petrolini anche per l’omicidio aggravato premeditato di Granelli Domenico Matteo; quanto all’episodio del 7 agosto 2024, la Procura ha ritenuto che la circostanza che, del tutto casualmente, il cane abbia riportato alla luce il cadavere del piccolo Granelli Angelo Federico non possa incidere sulla volontà della Petrolini, che era quella di far sparire definitivamente (e quindi sopprimere) anche il secondo cadavere, così come era avvenuto poco più di un anno prima per l’altro figlio dell’imputata. Della vicenda complessiva verrà ora investita la Corte di Assise di Appello di Bologna.  

11 set 2026

Mostra Venezia, Barbara (BeGreat): "Non si può fare business e industria dimenticando il sociale"

(Adnkronos) - “Tutti i più grandi player a livello mondiale prestano un'attenzione particolare a iniziative come BeGreat, che è sicuramente un faro".  

"Non si può fare business, finanza e industria dimenticando il sociale e non prestando adeguata attenzione a iniziative come BeGreat”. Sono le parole di Giovanni Barbara, presidente BeGreat, all’evento ‘The future is human - Every great story starts before success’, organizzato da Be Great - Growing our sports talent e tenutosi durante l'83esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in svolgimento al Lido fino al 12 settembre 2026. 

“Il nostro mondo, purtroppo, sta invecchiando velocemente e probabilmente lo sta facendo senza prestare l'adeguata attenzione ai giovani. Nel pensare a questo tema, non si può dimenticare che lo sport è un elemento che forma i giovani, li fa crescere, li fa diventare competenti e li plasma per far sì che possano avere tutte le competenze per affrontare le nuove sfide della società - spiega - Il sistema, purtroppo, soffre, e questo accade particolarmente in Paesi tradizionalisti come l'Italia. Forse infatti non è chiaro che alla tradizione, che è una componente importantissima che ci contraddistingue, bisogna aggiungere l'innovazione”.  

“Se noi, come avvenuto in passato, pensiamo che lo sport sia un divertimento e che tutti gli altri temi siano la centralità si commette un grande errore - Lo sport ha un posto centrale, così come tutte le altre materie, nell'ambito della formazione, della crescita futura e BeGreat ne è un esempio” conclude. 

11 set 2026

11 settembre, dov'era Trump durante gli attentati? Incongruenze e stranezze nei racconti del presidente

(Adnkronos) - Dov'era Donald Trump l'11 settembre 2001? A 25 anni dagli attentati alle Torri Gemelle, ricostruire come il tycoon abbia vissuto quel giorno e quelli immediatamente successivi non è semplice, anche per le diverse versioni fornite nel corso degli anni dallo stesso presidente. Dall'aver assistito agli attacchi dalla Trump Tower all'aiuto prestato a Ground Zero, dalle "centinaia" di operai inviati tra le macerie ai vigili del fuoco che lo avrebbero portato in salvo temendo il crollo di un grattacielo: racconti che The Atlantic, Pbs e diversi fact-checker americani hanno passato al setaccio, trovando in alcuni casi riscontri parziali e in altri nessuna prova. 

Le ultime aggiunte alla storia sono arrivate martedì, durante una cerimonia dedicata alle vittime e ai soccorritori. "Stavo costruendo un grande edificio a New York e portai laggiù tutta la squadra subito dopo quello che era successo. Nessuno ebbe esitazioni, vennero tutti con me", ha raccontato Trump, precisando successivamente di non essere arrivato sul posto il giorno stesso degli attentati, ma "poco dopo". Il presidente ha poi ricordato di essersi trovato nei pressi di One Liberty Plaza, l'ex U.S. Steel Building, quando si temeva che il grattacielo potesse crollare. "Due vigili del fuoco, due ragazzi grandi e forti, mi presero sotto le braccia e dissero: 'Dobbiamo andarcene da qui'. Mi sollevarono letteralmente. E non è facile, sono grosso - ha raccontato - Cominciarono a correre portandomi con loro e io dissi: 'Ragazzi, posso correre da solo'". Che all'epoca ci fossero timori sulla stabilità dell'edificio è documentato, ma Pbs, PolitiFact e The Atlantic sottolineano che non risultano prove che Trump fosse presente durante quell'episodio o che sia stato portato via dai pompieri. Versioni meno dettagliate dello stesso racconto erano già state fornite dal tycoon nel 2016 e nel 2021. 

Una presenza di Trump nei pressi di Ground Zero è invece documentata il 13 settembre, due giorni dopo gli attacchi. Filmati d'archivio della Pbs lo mostrano a Lower Manhattan mentre dice ai giornalisti di avere oltre 100 uomini già impegnati nell'area e altri 100-150 in arrivo. "È semplicemente terribile. Non ho mai visto niente del genere - affermava allora - Abbiamo molti uomini qui in questo momento. Ne abbiamo più di 100 e ne stanno arrivando circa 125. Quindi avremo un paio di centinaia di persone qui". Non sono però emerse prove indipendenti che confermino che centinaia di dipendenti di Trump abbiano effettivamente partecipato alla rimozione delle macerie. Richard Alles, all'epoca responsabile dei vigili del fuoco di New York coinvolto nelle operazioni, ha dichiarato di non avere mai avuto notizia della presenza di Trump o di un contingente di suoi operai: "Ci sarebbe una registrazione. Non conosco nessuno che lo abbia mai visto lì". 

Anche i ricordi del giorno degli attentati sono cambiati nel tempo. L'11 settembre Trump raccontò in diretta televisiva di aver seguito l'attacco dalla sua abitazione nella Trump Tower, circa 6,5 chilometri dalle Torri Gemelle: "Ho una finestra che guarda direttamente verso il World Trade Center e ho visto questa enorme esplosione". Negli anni successivi ha sostenuto anche di aver visto il secondo aereo colpire le torri e persone gettarsi dagli edifici, dettagli che non aveva riferito nell'intervista rilasciata quel giorno. Sempre l'11 settembre affermò inoltre che, dopo la distruzione del World Trade Center, il suo grattacielo di 40 Wall Street era diventato il più alto di Lower Manhattan: non era vero, perché il primato apparteneva al vicino 70 Pine Street. 

La lista delle affermazioni controverse si è allungata negli anni. Durante la campagna presidenziale del 2015 Trump sostenne di aver visto "migliaia e migliaia" di persone, riferendosi a residenti musulmani, festeggiare a Jersey City mentre crollava il World Trade Center: numerosi fact-check non hanno trovato prove a sostegno del racconto. Nel 2019 rilanciò inoltre un video sostenendo che mostrasse la deputata democratica musulmana Ilhan Omar ballare nell'anniversario dell'11 settembre, definendola "il nuovo volto del Partito democratico": Cbs News verificò che le immagini erano state girate durante un evento del Congressional Black Caucus che non si era svolto l'11 settembre. Trump ha anche sostenuto di aver anticipato la minaccia rappresentata da Osama bin Laden, richiamando una citazione del leader di al-Qaeda nel suo libro del 2000 "The America We Deserve", ma all'epoca bin Laden era già noto negli Stati Uniti per il ruolo di al-Qaeda negli attentati del 1998 contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania. 

Oggi Trump non ha partecipato alla cerimonia di Ground Zero, dove l'amministrazione è stata rappresentata dal vicepresidente JD Vance, ma ha commemorato il 25esimo anniversario degli attentati al Pentagono, insieme alla First Lady Melania Trump. "In giorni come l'11 settembre capiamo di che pasta è davvero fatto un Paese. In questo momento stiamo scoprendo di che pasta siamo fatti", ha affermato il presidente, ricordando le "anime meravigliose strappate al nostro mondo" 25 anni fa: "Non lo dimenticheremo mai e poi mai. È per questo che oggi combattiamo. Non abbiamo scelta. Può esserci solo la vittoria". Nonostante i ricordi di quel giorno possano sembrare confusi, il tycoon ha raccontato che "quel giorno eravamo tutti newyorkesi. Tutti quanti. Eravamo tutti newyorkesi, ma eravamo anche tutti americani. Eravamo tutti una famiglia". 

11 set 2026

Ica Day, esperti: "Contro infezioni buone pratiche anche fuori da ospedali"

(Adnkronos) - Rafforzare la prevenzione delle infezioni correlate all'assistenza (Ica) attraverso l'integrazione tra organizzazione, competenze, dati, innovazione e investimenti, lungo tutto il percorso assistenziale e con una maggiore collaborazione tra ospedale e territorio. È quanto emerso dal confronto avviato dall'Ica Day, iniziativa dell'associazione scientifica Hcrm in collaborazione con Bistoncini Partners, che oggi ha riunito al teatro Politeama di Palermo istituzioni, professionisti sanitari, mondo accademico e ricerca. "Le infezioni correlate all'assistenza non rappresentano soltanto una questione sanitaria o clinica, ma anche un problema metodologico e organizzativo - ha affermato Roberto Lagalla, sindaco di Palermo - La sfida riguarda la capacità di promuovere buone pratiche anche nell'assistenza extraospedaliera, costruendo una vera catena di integrazione tra ospedale e territorio". Per Lagalla, "tecnologie e intelligenza artificiale possono aiutare a individuare e prevedere i rischi, ma non possono sostituire responsabilità, competenza e qualità dell’assistenza". 

Sul valore del confronto e sulla necessità di trasformare le idee in soluzioni concrete è intervenuto Alberto Firenze, direttore generale dell'Asp di Palermo. "Crediamo sia necessario il dialogo con tutti gli stakeholder avendo come obiettivo la riduzione delle infezioni correlate all'assistenza", ha osservato, sottolineando che "la sfida riguarda non solo le strutture per acuti, ma anche la cronicità, coinvolgendo ospedali, Case di comunità e Rsa". Da qui la scelta di puntare sull'Hackathon, attraverso tavoli di confronto e brainstorming capaci di far emergere proposte innovative. "Le idee saranno valutate da una giuria che sceglierà un progetto pilota da sperimentare all'interno dell'Asp - ha chiarito Firenze - Un'opportunità anche per le eventuali start-up coinvolte, che potranno testare direttamente sul campo soluzioni in grado di contribuire alla riduzione delle Ica". 

Per le aziende sanitarie arrivano anche opportunità di finanziamento da parte della Regione siciliana. "Oggi ho visto tanti giovani nel mondo della sanità e si parlato di innovazione - ha evidenziato Edy Tamajo, assessore regionale alle Attività produttive della Regione Sicilia - L'assessorato ha lavorato molto per dare l'opportunità alle aziende, anche a quelle sanitarie, per rafforzare la competitività e di innovarsi, cioè modernizzare i processi per mettersi al passo con le aziende europee. Nelle prossime settimane - ha concluso - porteremo avanti le procedure per alcuni bandi che riguarderanno la modernizzare e l'innovazione delle imprese". 

11 set 2026

Bpco, AstraZeneca: "Con Tozorakimab evidenziati risultati senza precedenti"

(Adnkronos) - La Bpco (Broncopneumopatia cronica ostruttiva) in Italia colpisce circa 2,2 milioni di persone e rappresenta la terza causa di morte a livello globale. "Per i pazienti, però, c’è un’importante novità, rappresentata da tozorakimab, molecola arrivata agli studi di fase III Oberon e Titania con risultati senza precedenti", presentati in occasione del congresso 2026 della European Respiratory Society, appena svolto a Barcellona. Lo afferma all'Adnkronos Caterina Brindicci, Svp & Global Head Research and Development, Respiratory di AstraZeneca che fa il punto "sull'innovativa azione del farmaco" e sul futuro delle patologie respiratorie.  

"Con gli studi di fase III Oberon e Titania - spiega Brindicci - abbiamo valutato l’efficacia di tozorakimab in un’ampia popolazione di pazienti con Bpco, inclusi ex fumatori e fumatori attuali, pazienti con qualsiasi valore di conta degli eosinofili nel sangue e in tutti gli stadi di gravità della funzionalità polmonare, già sottoposti a terapia inalatoria standard. I risultati di questi due studi, presentati al Congresso della European Respiratory Society, hanno dimostrato che tozorakimab è il primo farmaco biologico a ridurre in maniera statisticamente significativa e clinicamente rilevante di circa il 30% le riacutizzazioni moderate e gravi nella popolazione complessiva dello studio rispetto al placebo. Inoltre, per la prima volta, viene dimostrata un'efficacia che si estende ai pazienti indipendentemente dal loro livello di eosinofili nel sangue. Se stratifichiamo infatti la popolazione di pazienti per i livelli di eosinofili del sangue, riscontriamo una riduzione delle riacutizzazioni superiore al 40% nei pazienti con eosinofilia pari o superiore a 300 e una riduzione delle riacutizzazioni rispettivamente superiore al 20% e al 30% nei pazienti con eosinofilia inferiore e superiore a 150. È un risultato unico, mai dimostrato prima d’ora in Bpco". 

"Tozorakimab è un anticorpo monoclonale umano da immunoglobulina first in class altamente efficace, che agisce inibendo l’interleuchina 33. Sappiamo che questa allarmina, che funziona a monte della cascata infiammatoria, è coinvolta nella fisiopatologia della Bpco - sottolinea Brindicci -. Quello che è importante comunicare, però, è che in AstraZeneca abbiamo scoperto che esistono due forme di IL-33: ridotta e ossidata. Inibendo in modo unico la segnalazione di entrambe le forme di IL-33 attraverso due vie distinte, tozorakimab ha il potenziale sia di ridurre l'infiammazione sia di interrompere il ciclo della disfunzione del muco". 

 

Al Congresso della European Respiratory Society "abbiamo presentato più di 80 abstract perché la nostra ricerca non si ferma soltanto all’ambito della Bpco - fa notare l'SVP & Global Head Research and Development, Respiratory di AstraZeneca - ma si rivolge a un numero importante di patologie, tra le quali asma, asma grave, rinosinusite cronica con poliposi nasale, fibrosi polmonare idiopatica e infezioni virali. Abbiamo un portfolio di trattamenti che spazia dai farmaci inalatori ai farmaci pre-biologici, fino ai farmaci biologici sistemici".  

In merito all'impegno di AstraZeneca a livello globale nell'area respiratoria immunologica e su come si delinea, oggi e in prospettiva futura, la pipeline dell'azienda in quest'area, Brandicci non ha dubbi: "AstraZeneca è un’azienda leader in ambito respiratorio e con la nostra pipeline e il nostro portfolio di farmaci inalatori, che hanno rappresentato per anni l’opzione terapeutica più importante per i pazienti con malattie respiratorie, farmaci biologici per rispondere ad alcune tra le più complicate patologie immuno-mediate da trattare e trattamenti di nuova generazione, ambiamo a offrire opzioni terapeutiche innovative che anticipino il bisogno dei pazienti. La nostra ambizione è quella di trasformare il paradigma di cura delle malattie respiratorie, non fermandoci al solo controllo dei sintomi ma avendo l’ambizione di modificare l’andamento della patologia, raggiungere la remissione e in futuro, la cura con farmaci di nuova generazione". 

"Tozorakimab - prosegue - rappresenta il primo di questi farmaci e una molecola che, come abbiamo visto dai risultati presentati all’Ers, ha una magnitudine di efficacia che va aldilà di quanto osservato finora nella Bpco e che può potenzialmente cambiare la prospettiva terapeutica per i pazienti". Per il "trattamento delle malattie respiratorie abbiamo a disposizione anche farmaci biologici come tezepelumab, benralizumab e la triplice terapia inalatoria a combinazione fissa, con i quali abbiamo dimostrato che l’asma e la BPCO sono patologie che possono essere ben trattate. Il nostro obiettivo è promuovere l’innovazione nel campo respiratorio attraverso la ricerca e lo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche" conclude. 

11 set 2026

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