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18 ago 2026

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18 ago 2026

Una bottiglia incastrata nella ruota, il nuovo metodo dei ladri di auto

(Adnkronos) - L'ultima tecnica di furto di automobili si serve... di una bottiglia vuota. A chi è capitato di trovare una bottiglia di plastica vuota incastrata tra lo pneumatico e il passaruota deve preoccuparsi, in quanto si tratta di un segno di furto, l'ultimo metodo 'in voga' in tutta Europa. Sui social stanno infatti circolando diverse testimonianze dirette. 

I ladri utilizzano questo metodo soprattutto nei centri commerciali o nei parcheggi, quando le persone di solito vanno di fretta o trasportano bagagli pesanti, e non fanno quindi attenzione alle condizioni del proprio veicolo. L'obiettivo infatti è proprio quello di distrarre il guidatore e indurlo a scendere dalla macchina per controllare appena sente un rumore sospetto alla ruota. 

Appena il guidatore scende dall'auto, il ladro si infila nella portiera, prendendo il volante e portando via così la macchina, senza alcun bisogno di forzare l'ingresso nella vettura. In alternativa i ladri possono approfittare delle porte lasciate aperte per rubare borse, zaini o beni di vario genere lasciati incustoditi sui sedili posteriori o nel bagagliaio. 

Le segnalazioni menzionano principalmente la ruota posteriore del lato passeggero, che è meno visibile quando si sale in macchina dal lato guidatore. Le persone non necessariamente fanno il giro completo dell'auto, quindi la bottiglia rimane 'al suo posto' finché l'auto non è in movimento e la plastica non viene compressa contro il pneumatico. 

All'avvio del motore, la ruota preme contro la plastica producendo un rumore sordo che ricorda un problema meccanico o quello di una gomma a terra. La reazione più comune è quella di frenare immediatamente, accostare a bordo strada o in uno spazio libero e scendere subito per controllare. E proprio questa naturale reazione favorisce i ladri. 

 

18 ago 2026

Femminicidio Tania Terrin, Zaia: "Un fallimento, aveva denunciato". Schlein: "Atroce, serve più prevenzione"

(Adnkronos) - Il giorno dopo il femminicidio di Tania Terrin, uccisa nella sua abitazione di Camponogara dall'ex fidanzato che l'ha strangolata e si è poi impiccato, si susseguono le reazioni per l'ennesimo delitto contro le donne e perché Tania il suo ex lo aveva denunciato. “Quello che è accaduto a Camponogara è un fallimento. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo con chiarezza. Tania Terrin aveva denunciato l’ex compagno, aveva già subito violenza e nei confronti dell’uomo era stato emesso un ammonimento del Questore. E oggi Tania non c’è più. Di fronte a una tragedia come questa non possiamo limitarci al cordoglio: dobbiamo chiederci che cosa non abbia funzionato e intervenire con ancora maggiore determinazione”, dichiara in una nota il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia. 

“Sul contrasto alla violenza sulle donne - prosegue Zaia - dobbiamo continuare senza sosta il lavoro culturale, soprattutto con le nuove generazioni, educando al rispetto, alla libertà e al rifiuto di ogni forma di possesso e sopraffazione. È fondamentale, in questo senso, anche il lavoro portato avanti dalla Fondazione Giulia Cecchettin, che sta contribuendo a costruire una nuova consapevolezza sul rispetto e sulla violenza di genere. Ma dobbiamo essere altrettanto chiari: la cultura da sola non basta. Deve funzionare anche la repressione, e deve essere ancora più severa. Le norme devono essere ulteriormente inasprite e rese sempre più efficaci, tempestive e adeguate alla gravità del rischio. Quando una donna denuncia violenze, minacce o persecuzioni - continua Zaia - lo Stato deve poter mettere in campo tutti gli strumenti necessari per proteggerla concretamente. Non possiamo accettare che, nonostante segnali così gravi, si arrivi comunque a un femminicidio. Quando una donna viene uccisa dopo aver denunciato e dopo precedenti episodi di violenza, significa che il sistema va ulteriormente rafforzato. La risposta dello Stato deve essere ferma, rapida e senza esitazioni”. “Alla mamma di Tania, ai suoi familiari e a tutte le persone che le hanno voluto bene rivolgo le mie più profonde condoglianze e la vicinanza dell’intero Consiglio regionale del Veneto”, conclude Zaia. 

"Il femminicidio di Tania Terrin, uccisa dall’ex compagno la sera di Ferragosto a Camponogara, in provincia di Venezia, ci lascia sconvolti. La vittima aveva già denunciato il suo assassino, era già stata vittima di aggressioni ed erano scattate misure a sua tutela", dice la leader dem Elly Schlein. 

"Questo atroce femminicidio ci deve interrogare profondamente sull’efficacia del sistema di protezione delle donne vittime di violenza. La politica e le istituzioni devono fare molto di più, per rendere più efficaci le misure di protezione per chi denuncia e sostenendo in modo molto più robusto la rete dei centri antiviolenza che ogni giorno fanno già tantissimo per accogliere e proteggere le donne vittime di violenza - prosegue la segretaria del Pd -. Anche per questo, lo ripetiamo ancora una volta, è urgente agire anche sulla prevenzione, a partire dalla formazione specifica degli operatori della giustizia, delle forze dell’ordine e delle pubbliche amministrazioni, in cui è fondamentale coinvolgere i centri antiviolenza e le loro competenze. La formazione e la specializzazione della rete sono essenziali per fare una accurata valutazione dei rischi che corrono le donne e disporre gli strumenti di tutela più adeguati al caso specifico". 

"E la prevenzione deve partire dall’educazione sessuoaffettiva obbligatoria in tutti i cicli scolastici, per sradicare sin da principio la cultura patriarcale del possesso sul corpo e sulla vita delle donne. Non basta la repressione se non miglioriamo la prevenzione. Ed è un dovere di tutti e di tutte, davanti a un fenomeno strutturale come la violenza di genere", conclude Schlein. 

Italia Viva annuncia un'interrogazione. "Davanti all'orribile vicenda dell'uccisione di Tania Terrìn, è difficile non domandarsi se non si tratti, ancora volta, di una tragedia che forse poteva essere evitata", dice Daniela Sbrollini, senatrice di Iv-Casa Riformista. "Il femminicidio di Camponogara era stato preceduto da almeno tre aggressioni, tra cui un tentativo di strangolamento. L'ex di Tania era stato denunciato e quindi ammonito. Ma dopo poco si riavvicinava alla donna. La domanda è inevitabile: perché, nonostante ci fossero tutte le avvisaglie che la situazione fosse critica, la donna è rimasta esposta al rischio di una nuova aggressione, questa volta omicida? È indispensabile far luce fino in fondo su come si sia potuti arrivare a un epilogo tragico. E capire se esso non sia il frutto di omissioni o di un'applicazione blanda delle norme. Da parte nostra, presenteremo un'interrogazione per chiarire i contorni di una vicenda su cui grava, pesantissimo, il dubbio che Tania potesse essere salvata", conclude. 

18 ago 2026

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18 ago 2026

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18 ago 2026

Tumori, Policlinico di Milano e Int insieme per 2 piccole pazienti con neoplasie rare e gravi

(Adnkronos) - Due interventi eccezionali sono stati svolti dall’équipe di Chirurgia pediatrica del Policlinico di Milano su 2 piccole pazienti colpite da tumori molto rari e aggressivi giunte in ospedale nella stessa settimana. Il primo ha riguardato una bambina di 18 mesi affetta da una rara neoplasia del rene che stava già intaccando anche il fegato e il diaframma: una “situazione estremamente delicata che ha richiesto il coinvolgimento di competenze in partnership multidisciplinare”, riferisce una nota. La rimozione della massa, di circa 12 cm e di quasi un chilo di peso, è stata eseguita da Alfredo Berrettini, direttore dell’Urologia pediatrica del Policlinico di Milano e altrettanto prezioso "è stato il contributo di anestesisti e specialisti nella ricostruzione del diaframma preservando funzionalità e anatomia del fegato. Molto importante - prosegue la nota - è stato anche il contributo del team di Chirurgia generale – trapianti di fegato diretto da Cristiano Quintini dell’Ospedale. Il caso della piccola paziente era stato approfondito dalle équipe del Policlinico in collaborazione con i colleghi dell’Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano, il cui chirurgo urologo, Davide Biasoni, ha preso parte all’intervento chirurgico realizzato nello storico padiglione Alfieri. La via chirurgica è stata individuata come soluzione terapeutica più efficace ad aumentare le possibilità di guarigione". 

"A pochi giorni di distanza, un’altra bambina di due anni e mezzo è stata sottoposta a un intervento urgente per rimuovere un sarcoma situato nella regione anteriore dell’addome. Trattandosi di una delle forme tumorali più pericolose dell’infanzia - illustra la nota - si è proceduto senza esitazione con un intervento di altissima complessità volto ad asportare la massa delle dimensioni di circa 6 cm e a ricostruire la parete addominale, intervento eseguito da Ernesto Leva, direttore della Chirurgia pediatrica del Policlinico, con la collaborazione di Marco Fiore, esperto nel trattamento dei sarcomi dell’Int". 

"Le 2 piccole pazienti e le loro famiglie, le cui storie si sono incrociate lungo i corridoi del reparto di degenza della Chirurgia pediatrica, abitano in Regione Lombardia ma potrebbero provenire da tutta Italia perché il dipartimento Area Materno-infantile del Policlinico, è un centro di rilievo nazionale per le patologie tumorali solide nel bambino. Da tempo sono infatti attive una collaborazione e una condivisione di casi clinici con l’Oncologia pediatrica dell'Int di Milano a garanzia di un approccio multispecialistico a carattere di eccellenza". 

 

“Di fronte a situazioni così complesse in bambini così piccoli, la strategia vincente è aprirsi alla condivisione delle conoscenze dei professionisti chirurghi al fine di offrire la migliore risposta possibile nelle cure mantenendo al centro del proprio agire il bene di questi giovanissimi pazienti”, ha affermato Leva, direttore anche del dipartimento Area Materno-infantile del Policlinico di Milano al termine di questa ‘sfidante’ settimana in sala operatoria. “Il ruolo di riferimento del Policlinico di Milano nella diagnosi e nella cura di molte patologie malformative - ha continuato - si è consolidato nel tempo, offrendo terapie e interventi chirurgici che solo in pochi centri altamente qualificati vengono svolti. Anche per questo motivo è importante fare rete tra strutture specializzate: per i tumori solidi infantili da anni abbiamo una convenzione con l’Istituto nazionale dei tumori di Milano che consente alle équipe chirurgiche e anestesiologiche di collaborare e di condividere insieme ai loro specialisti della Pediatria oncologica, diretta da Maura Massimino, i casi che giungono alla reciproca attenzione seguendo circa 40 casi all’anno, un numero elevato in età pediatrica. Un esempio di rete tra ospedali dove per tutti noi operatori è un onore poter mettere al servizio dei nostri piccoli le conoscenze e le esperienze acquisite anche all’estero”. 

La collaborazione con il Policlinico di Milano “rappresenta per il nostro Istituto motivo di soddisfazione e risponde pienamente alla nostra mission e ai nostri obiettivi istituzionali” - ha affermato Gustavo Galmozzi presidente della Fondazione Irccs Int di Milano - La capacità di 2 Irccs di mettere in comune e integrare competenze, professionalità e risorse consente infatti di valorizzare le rispettive specificità e di costruire percorsi di cura sempre più efficaci, in grado di rispondere anche ai bisogni più complessi. È un modello di collaborazione che contribuisce alla crescita di entrambe le Istituzioni e che trova il suo significato più autentico nel porre sempre al centro il paziente, i suoi bisogni e le sue necessità di cura”. 

“Va ricordato - ha aggiunto Leva - il ruolo importantissimo degli infermieri di sala operatoria, fondamentali nell’accurata gestione di questi complessi interventi, e dei professionisti sanitari del reparto di Chirurgia pediatrica: personale spesso composto da madri o padri che devono saper dominare l’impatto emotivo anche di fronte alle situazioni più difficili o delicate che qui trattiamo. Lavorare con competenza, senza trascurare il lato umano e amorevole dell’assistenza, è un’altra qualità che restituisce una buona definizione di cosa è fatta l’expertise dei nostri professionisti ”. 

 

Al policlinico di Milano “lavorano esperti specialisti da diverse discipline e questa combinazione di esperienze - ha sottolineato Matteo Stocco, direttore generale del Policlinico di Milano - si unisce all’importanza di poter ricorrere a strumentazioni e tecnologie nuove, aumentando le nostre possibilità di vincere insieme le sfide che la medicina pone. Le famiglie che giungono da noi sanno, inoltre, che potranno essere accompagnate dai nostri professionisti per molto tempo perché il nostro ospedale garantisce cure specialistiche in ogni età della vita consentendo una transizione nel monitoraggio dei piccoli pazienti a lungo termine fino all’età adulta”. 

Come ha osservato Maria Teresa Montella direttore Generale della Fondazione Irccs Int di Milano, “esperienze come questa dimostrano quanto sia importante accompagnare la collaborazione clinica tra le nostre Istituzioni con modelli organizzativi capaci di renderla sempre più stabile, strutturata ed efficace, in particolare in casi come questi, che riguardano patologie oncologiche pediatriche a bassa frequenza epidemiologica e che richiedono un’elevata expertise. Il nostro obiettivo è consolidare ulteriormente queste sinergie e creare le condizioni affinché competenze altamente specialistiche possano integrarsi con continuità, trasformando le esperienze positive in percorsi condivisi e in nuove opportunità di sviluppo. Una collaborazione che vogliamo far crescere nel tempo, contribuendo, attraverso il miglioramento delle nostre organizzazioni, alla qualità complessiva della sanità lombarda”. 

“Storie come queste raccontano il senso più profondo del nostro essere Policlinico: mettere competenze, ricerca e capacità di fare rete al servizio dei pazienti, soprattutto quando sono così piccoli e fragili - ha concluso Marco Giachetti, presidente del Policlinico di Milano - È anche la forza del sistema sanitario di Regione Lombardia, capace di unire le sue eccellenze per offrire risposte alle situazioni più complesse. Alle équipe che ogni giorno rendono possibile tutto questo va il ringraziamento dell’intero ospedale”. 

18 ago 2026

Amici, Opi rivela: "Dopo il programma ho fatto l'imbianchino"

18 ago 2026

Tupac Shakur, il processo 30 anni dopo la sua morte. Il racconto della sparatoria: "È scoppiato l'inferno"

(Adnkronos) - "È scoppiato l'inferno". È la testimonianza di Ingrid Stokes, una delle persone presenti a Las Vegas la notte del 7 settembre 1996, quando il rapper Tupac Shakur venne raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco in un agguato dal quale non si sarebbe più ripreso.  

Il racconto è arrivato nel primo giorno del processo per l'omicidio del cantante, a quasi trent'anni dai fatti, in corso a Las Vegas, in Nevada, presso la Clark County District Court. Sul banco degli imputati c'è Duane 'Keffe D' Davis, 63 anni, ex leader dei South Side Compton Crips. L'accusa sostiene che Davis abbia organizzato la sparatoria, pur non essendo l'uomo che materialmente impugnò l'arma. Davis si è dichiarato non colpevole e nega le accuse. 

Secondo la ricostruzione della procura, il movente sarebbe legato a una rissa avvenuta poche ore prima della sparatoria. Il nipote di Davis, Orlando Anderson, sarebbe stato coinvolto in un'aggressione ai danni di Shakur in un hotel di Las Vegas. Per i procuratori, Davis avrebbe ritenuto necessario vendicare l'attacco. "Duane Davis non ha premuto il grilletto. Ma ha pianificato la sparatoria per ritorsione", ha dichiarato il vice procuratore distrettuale Binu Palal durante l'apertura del processo. 

Al centro dell'accusa ci sono anche le dichiarazioni rese dallo stesso Davis nel corso degli anni e il libro autobiografico pubblicato nel 2019. Nel memoir Davis avrebbe raccontato di essere stato a bordo dell'auto dalla quale partirono gli spari e di aver consegnato la pistola ad Anderson. La difesa sostiene però che il libro contenga elementi romanzati e che Davis non ne abbia scritto integralmente il contenuto. Secondo la procura, quella sera Davis e altri uomini si trovavano a bordo di una Cadillac bianca. Dopo aver individuato il corteo di auto in cui viaggiavano Shakur e il cofondatore della Death Row Records, Marion “Suge” Knight, il gruppo avrebbe deciso di cambiare direzione e seguirlo. Davis, secondo l'accusa, avrebbe quindi passato la pistola ad Anderson, che avrebbe aperto il fuoco contro l'auto del rapper. 

In aula è stato ascoltato anche l'ex agente della polizia di Las Vegas Garry Dale, che quella notte viaggiò in ambulanza insieme a Shakur dopo la sparatoria. L'artista, gravemente ferito, non avrebbe fornito agli investigatori informazioni sull'identità degli aggressori. "Ci occuperemo noi", avrebbe detto secondo la testimonianza dell'agente. 

La mancata collaborazione dei testimoni è uno degli elementi che hanno contribuito a mantenere il caso irrisolto per decenni. La procura ha sottolineato come, nel contesto delle rivalità tra gang e della contrapposizione tra le scene hip-hop della East Coast e della West Coast, prevalesse una cultura del silenzio. La difesa ha invece messo in dubbio la solidità dell'inchiesta, sottolineando la scomparsa di alcuni rapporti di polizia, le contraddizioni nelle testimonianze e il possibile interesse economico o mediatico di alcune delle persone coinvolte. 

Stokes ha raccontato alla giuria di essere in auto con alcune amiche quella sera. Dopo aver incontrato il gruppo di Knight e Shakur, le donne avrebbero iniziato a seguirlo verso un locale. A un certo punto, però, si sarebbero accorte della presenza di un'altra vettura che cercava di affiancarle. 

"C'era un'auto dietro di noi, che cercava di superarci", ha raccontato la testimone. Preoccupate, le donne si sarebbero fermate a un semaforo per cambiare conducente. "Avevamo la testa abbassata e ci stavamo togliendo le cinture di sicurezza quando abbiamo sentito gli spari. È scoppiato l'inferno". 

Shakur, allora 25enne, venne colpito mentre viaggiava a bordo dell'auto insieme a Knight. Morì sei giorni dopo, il 13 settembre 1996, in ospedale. 

Il processo, destinato a proseguire nelle prossime settimane, prevede l'audizione di testimoni, investigatori ed esperti. Potrebbero inoltre essere chiamate a deporre alcune personalità legate al mondo della musica. Dopo quasi tre decenni, la vicenda che ha segnato la storia dell'hip-hop torna dunque al centro di un'aula di tribunale. La giuria dovrà stabilire se la ricostruzione dell'accusa sia sufficiente a dimostrare che Davis fu il mandante della sparatoria che costò la vita a uno dei rapper più influenti di sempre. (di Paolo Martini) 

18 ago 2026

Litiga con la fidanzata, poi accoltella il padre di lei che prova a difenderla: 22enne arrestato a Piombino

(Adnkronos) - Ha aggredito la fidanzata durante una lite e, quando è intervenuto il padre della giovane, lo ha colpito con tre fendenti, ferendolo al torace, all’addome e all’inguine. Un 22enne è stato arrestato dai carabinieri di Piombino (Livorno) con l’accusa di tentato omicidio. Il ferito è stato trasportato in ospedale in prognosi riservata, ma non sarebbe in pericolo di vita. 

L’episodio è avvenuto nella notte di due giorni fa in un parcheggio del centro di Piombino (Livorno). L’intervento dei carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Piombino è scattato dopo una segnalazione arrivata al 112 da parte di alcuni cittadini, che avevano sentito urla e rumori provenire dalla strada. 

Secondo quanto ricostruito dai militari, la vicenda sarebbe iniziata con una discussione tra il 22enne e la fidanzata. La lite sarebbe rapidamente degenerata e il giovane avrebbe assunto un comportamento aggressivo, arrivando anche a danneggiare l’automobile della donna. La fidanzata avrebbe quindi chiesto l’intervento del padre. Quando l’uomo è arrivato sul posto, tra i due sarebbe nata una nuova discussione. In pochi istanti il 22enne avrebbe estratto un coltello e colpito il padre della ragazza con tre fendenti.  

 

I carabinieri si sono messi immediatamente sulle tracce del giovane e lo hanno rintracciato poco dopo. Secondo quanto riferito dall’Arma, il 22enne aveva ancora con sé il coltello utilizzato nell’aggressione, che sarebbe stato trovato con tracce di sangue e posto sotto sequestro. I militari hanno quindi effettuato gli accertamenti sul luogo della lite, repertando tracce ed elementi ritenuti utili alle indagini e raccogliendo le testimonianze delle persone presenti. 

Il giovane è stato arrestato in flagranza e trasferito nel carcere di Livorno. Lunedì mattina, davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Livorno, si è svolta l’udienza di convalida. Il gip ha convalidato l’arresto e disposto per il 22enne la custodia cautelare in carcere. 

18 ago 2026

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