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Gli scismi nella storia, una lunga scia di separazioni dalla Chiesa

(Adnkronos) - I Lefebvriani hanno ordinato quattro vescovi senza il mandato pontificio. E' solo l'ultimo di una serie di scismi che hanno scosso la Chiesa nel corso dei secoli.  

Nel linguaggio della storia della Chiesa, la parola “scisma” indica una separazione dolorosa ma concreta: non tanto una diversa interpretazione della fede, quanto la rottura della comunione tra gruppi di credenti e l’autorità ecclesiastica. È una frattura che non nasce quasi mai all’improvviso, ma si accumula lentamente, intrecciando questioni teologiche, tensioni politiche, differenze culturali e rivalità di potere. La storia del cristianesimo, in questo senso, non è solo una linea continua di sviluppo spirituale, ma anche una trama di divisioni che hanno ridisegnato più volte la mappa della Chiesa. Alcune di queste fratture sono state riassorbite, altre hanno dato origine a tradizioni cristiane distinte che ancora oggi convivono, separate ma spesso in dialogo. 

Già nei primi secoli, quando il cristianesimo viveva sotto la pressione dell’Impero romano, la comunità dei fedeli si trovò di fronte a una domanda difficile: come comportarsi con chi, per paura della morte, aveva rinnegato la fede? Da questa tensione nacquero le prime divisioni significative. I movimenti dei novaziani e dei donatisti rifiutavano la linea più aperta della Chiesa ufficiale, che prevedeva il reinserimento dei lapsi (i cristiani che avevano rinnegato la propria fede per salvarsi la vita) attraverso la penitenza. Per i gruppi rigoristi, invece, l’apostasia era una frattura irreparabile. Dietro questa disputa non c’era solo una questione disciplinare, ma una diversa idea di Chiesa: da una parte una comunità capace di perdono, dall’altra una comunità dei “puri”, incapace di tollerare la fragilità umana. 

Con il consolidarsi della dottrina cristiana, le controversie si spostarono sul terreno della teologia. I concili di Efeso (431) e Calcedonia (451) cercarono di definire con precisione il mistero di Cristo, ma le loro decisioni non furono accolte ovunque. Le comunità che non riconobbero quei pronunciamenti diedero origine a tradizioni ancora oggi esistenti, come la Chiesa copta e la Chiesa etiope, oltre a varie forme della tradizione siriaca e orientale. In questi scismi, la frattura non è solo ecclesiastica: si intreccia con lingue diverse, culture lontane e sensibilità teologiche non sempre riconciliabili. L’unità della Chiesa antica si incrina proprio mentre cerca di definirsi in modo sempre più preciso. 

Il primo grande scisma del 1054 porta alla frattura tra Chiesa d'Oriente e Chiesa d'Occidente. Il Grande Scisma tra Roma e Costantinopoli non è un evento isolato, ma il punto di arrivo di un lungo processo di allontanamento. Nel corso dei secoli, le differenze tra mondo latino e mondo greco si erano moltiplicate: nella lingua della liturgia, nella struttura del potere ecclesiastico, nella disciplina del clero, perfino nei simboli dell’Eucaristia. A questo si aggiungeva una diversa visione del primato del vescovo di Roma, sempre più forte in Occidente e sempre più contestato in Oriente. La controversia del Filioque, l’aggiunta al Credo che affermava la processione dello Spirito Santo “dal Padre e dal Figlio”, divenne il simbolo di una distanza teologica ormai difficile da colmare. Ma dietro la formula c’era molto di più: due modi diversi di concepire l’autorità, la tradizione e la stessa unità della Chiesa. 

Datato storicamente al 16 luglio 1054, il Grande Scisma pose fine al concetto di cristianità unita sotto un'unica sede apostolica. La scomunica reciproca tra il legato papale Umberto da Silvacandida e il patriarca di Costantinopoli Michele I Cerulario sancì una rottura che, col tempo, si sarebbe trasformata in separazione definitiva. 

Nei secoli successivi, la frattura si consolidò. Le Crociate, soprattutto la conquista di Costantinopoli nel 1204, accentuarono la distanza e alimentarono diffidenze profonde. La Chiesa cattolica sviluppò progressivamente una struttura fortemente centralizzata attorno al papato, mentre il mondo ortodosso si organizzò in una comunione di Chiese autocefale, unite dalla fede ma non da un’autorità unica. Nonostante alcuni tentativi di riunificazione, come i concili di Lione (1274) e Firenze (1439), la separazione rimase stabile. Solo in epoca contemporanea si è riaperto un dialogo significativo con la Chiesa ortodossa, culminato nel gesto simbolico dell’incontro tra Paolo VI e il patriarca Atenagora I nel 1964 e nella revoca delle scomuniche del 1054. 

Se lo scisma d’Oriente separò due mondi, quello d’Occidente rappresentò una frattura interna alla Chiesa latina. Tra la fine del XIII e il XIV secolo, il papato attraversò la fase della cosiddetta cattività avignonese, durante la quale i pontefici risiedettero lontano da Roma, sotto forte influenza francese. Quando la sede fu riportata a Roma, le tensioni esplosero. Nel 1378, l’elezione di Urbano VI fu contestata da una parte del collegio cardinalizio, che elesse un antipapa, Clemente VII. La cristianità occidentale si trovò così divisa tra due obbedienze, e in alcuni momenti persino tre. Non era solo una questione di legittimità: si trattava di una vera frammentazione politica e religiosa dell’Europa cristiana, con regni e alleanze schierati su fronti opposti. Il Concilio di Costanza riuscì infine a ricomporre la situazione nel 1417, ma il prezzo fu alto: l’autorità papale ne uscì indebolita e l’idea di una Chiesa universalmente unita ne risultò profondamente segnata. 

Nel XVI secolo, la nascita della Chiesa anglicana segnò uno degli scismi più noti dell’età moderna. In questo caso, la rottura con Roma fu determinata da una combinazione di motivi personali e politici, legati alla figura di Enrico VIII e al controllo della Chiesa inglese. 

Nel XIX secolo, la proclamazione del dogma dell’infallibilità papale durante il Concilio Vaticano I provocò la separazione di alcuni gruppi, tra cui la Chiesa dei vecchi cattolici. Nel XX secolo, alcune tensioni legate all’attuazione del Concilio Vaticano II hanno generato ulteriori fratture con gruppi tradizionalisti, che contestavano le riforme liturgiche e disciplinari. In prima fila ci sono i gruppi tradizionalisti legati al vescovo Marcel Lefebvre che rifiutano alcune riforme del Concilio Vaticano II, e che da quasi mezzo secolo danno vita a nuove tensioni e scissioni. E ora a un nuovo scisma ufficiale con l'ordinazione quattro nuovi vescovi senza l'autorizzazione papale. (di Paolo Martini) 

1 lug 2026

Palermo, nasce 'Pina Bausch Lab': primo laboratorio sulla ballerina in Sicilia

(Adnkronos) - L’associazione 'Ditirammu. Canti e memorie popolari' lancia il Pina Bausch LAB, primo laboratorio di formazione realizzato in Sicilia in collaborazione con la Pina Bausch Foundation, istituzione internazionale che porta avanti, con grande disciplina e rigore, gli insegnamenti della ballerina e coreografa Pina Bausch. Il laboratorio si svolgerà a Palermo dal 24 al 28 giugno, nei locali del Centro di formazione Platz 14 (via Gioacchino Rossini, 11), e sarà condotto da Emily Castelli, danzatrice della compagnia Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, affiancata da Edward Arnold.  

Il progetto, a cura della danzatrice e coreografa Patrizia Veneziano Broccia, nasce dalla volontà di far incontrare i nuovi protagonisti del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch con le giovani promesse della danza e del teatro in formazione in Sicilia, per uno studio approfondito nella città che ha ispirato uno degli spettacoli più iconici della ballerina tedesca, Palermo Palermo (1989). 

"Pina Bausch è stata una grande artista, era capace di leggere la profondità dell’essere umano e dei luoghi che abita e ne descriveva la luce anche attraverso le crepe - dichiara la direttrice artistica del progetto Patrizia Veneziano Broccia. Ho voluto fortemente il Pina Bausch Lab per dialogare ancora una volta con il suo linguaggio unico, in cui l’arte non si limita a creare forme, ma scuote, interroga e trasforma. Emily Castelli, posso dire, è cresciuta con me, fin dai suoi primi passi di danza e ho seguito il suo talento in tutto il percorso che l’ha portata ad essere interprete del Tanztheater Wuppertal. Oggi torna, insieme a Edward Arnold suo collega e danzatore della Compagnia, per trasmettere non una tecnica, ma un modo di indagare, di porsi domande, di trovare autenticità nel gesto e nel movimento. Ė un grandissimo privilegio poter collaborare con la Pina Bausch Foundation con l’intento di aprire un tempo di ricerca condiviso e trasmettere il repertorio originale della coreografa tedesca alle nuove generazioni, non solo per ricordarlo ma per abitarlo e trasformarlo in materia viva nel presente. Un grazie particolare va a tutti gli enti e le istituzioni che, a cascata, hanno voluto sostenerci, senza questa rete bellissima il progetto non avrebbe avuto radici". 

Il laboratorio, della durata di quattro ore al giorno, è rivolto ad allievi ed allieve di danza e recitazione di età maggiore di 15 anni, che abbiano una spiccata sensibilità scenica ed artistica, familiarità con l’uso della voce e una forte motivazione ad esplorare il repertorio di Pina Bausch, focus di tutto il progetto. La classe di lavoro sarà formata da 25 elementi.  

1 lug 2026

Novo Nordisk health partner al Meeting di Rimini con screening e consulenze

1 lug 2026

Wimbledon, Cobolli-Navone 1-6, 7-6, 6-3 - Diretta

1 lug 2026

Tumori, al via ‘Grappasting’, sfida in bici di una paziente per doppio brevetto Everlasting

(Adnkronos) - Conquistare il doppio brevetto dell’Everesting sul Monte Grappa (Prealpi venete), ovvero percorrere in bici il Passo per 12 volte da Semonzo (Treviso) e raggiungere un’altimetria pari al doppio dell’altezza dell’Everest (8.848 metri). È l’obiettivo del ‘Grappasting’, la nuova impresa della paziente oncologica Loretta Pavan che si svolge dalle 19 di oggi alle 12 del 4 luglio. “Pedalando ho imparato ad affrontare la malattia lotto ogni giorno contro la paura che il male possa ripresentarsi ma lo sport è la mia medicina, salire in sella mette in armonia corpo e mente”, afferma Loretta che, con questa iniziativa, vuole sfidare tutti i limiti che la malattia cerca di imporre e lanciare un messaggio di forza e speranza per tutti coloro che combattono ogni giorno contro il cancro.  

In Italia - informa una nota - ogni anno oltre 390mila persone sono colpite da una forma di tumore e i pazienti vivi complessivamente ammontano a 3,7 milioni. Migliorano i tassi di sopravvivenza e guarigione ma una neoplasia rappresenta una sfida difficile per ogni uomo e donna che si ammala. Loretta per ogni salita avrà al suo fianco un compagno di sella come: Rocco De Vivo, direttore f.f. Uoc di Oncologia ospedale di Vicenza; Davide Ghiotto, neo-oro olimpico; Angelo Furlan e Pippo Pozzato, ex ciclisti professionisti e Luca Rigoldi, ex campione italiano di pugilato. L’iniziativa è patrocinata dalla Città di Vicenza, dall’ Azienda Ulss8 Berica e Aiom-Associazione italiana oncologia medica. 

“E’ con vero piacere che ho deciso di aderire e supportare l’iniziativa di Loretta di affrontare per 12 volte consecutive il Monte Grappa in bici - spiega De Vivo - Innanzitutto, da oncologo, percepisco una forte valenza simbolica nell’accompagnare un ex-paziente sul tratto impegnativo di una salita come potrebbe essere un iter di cura che inizialmente sembra insormontabile ma che poi diventa gestibile con l’aiuto e la condivisione. Come medico, vedo ogni giorno quanto sia fondamentale il sostegno ai pazienti. Pedalare per questa iniziativa significa trasformare l'impegno personale in un gesto di solidarietà collettiva". L’iniziativa rappresenta molto più di una sfida sportiva: è un messaggio concreto di vicinanza, speranza e solidarietà rivolto a tutti i pazienti oncologici e alle loro famiglie. Ogni chilometro percorso testimonia l'impegno di una comunità che sceglie di non lasciare indietro nessuno e di sostenere la ricerca, l'assistenza e la qualità della vita delle persone che affrontano il percorso della malattia. 

 

  

“Il ruolo dell'attività fisica è fondamentale in ambito oncologico - sottolinea Massimo Di Maio, presidnete Aiom - sia perché è un efficace strumento di prevenzione primaria, riducendo l'incidenza di molti tumori, sia perché comporta benefici per chi ha già una diagnosi di tumore. Fare attività fisica migliora l'umore, migliora la qualità di vita, può facilitare la socializzazione e ha anche dimostrato, in chi è stato trattato con intento guaritivo, un impatto favorevole sulla prognosi, riducendo i rischi di recidiva. Loretta è un esempio virtuoso di passione per l'esercizio fisico: l'anno scorso ho avuto il piacere di pedalare con lei sullo Stelvio, quest'anno non potrò affiancarla nell'impresa ma le sono vicino con il pensiero e con tanto affetto”. 

Nel 2006 Loretta, oggi 65enne, riceve la diagnosi di tumore al seno, la stessa tremenda malattia che si è portata via, in giovane età, le sue due sorelle, morte a 9 mesi l’una dall’altra. Dopo un periodo frenetico fatto di ricoveri, interventi, terapie ma anche di intere giornate in ufficio, riunioni estenuanti e bilanci da fare, Loretta comincia a riflettere e decide di cambiare vita: abbandona l’azienda e sale in bici.Dal 2008 pedala per passione e per beneficenza: con le raccolte fondi abbinate alle sue imprese sostiene l’Associazione Oltre Odv, una nuova realtà senza scopo di lucro dedicata alla promozione dell'attività fisica e dello sport come strumenti di supporto, benessere e qualità della vita per le persone che affrontano o hanno affrontato una patologia oncologica.  

L’impresa sarà documentata da un videomaker che seguirà Loretta in tutto il percorso catturando momenti di fatica ed emozione. La riuscita della sfida non è scontata, è richiesto infatti un impegno psico-fisico importante e non comune a tutti. L’ultima salita - conclude la nota - sarà aperta a tutti coloro vorranno condividere l’arrivo assieme a Loretta. In contemporanea sarà aperta una raccolta fondi per sostenere le attività dell’Associazione Oltre Odv. 

1 lug 2026

Turismo, tra pace e natura: la storia dell’host scalpellino

(Adnkronos) - Ci sono realtà che restano nascoste anche in una terra visitata da milioni di persone ogni anno. La Sardegna di Carlo è uno di questi: quella Sardegna lontana dalle rotte più affollate, fatta di silenzi e natura. Carlo vive a Calangianus, piccolo paesedell’entroterra gallurese, “tra il lago Liscia e il Monte Limbara”. Classe 1976, Carlo è scalpellino e scultore, e le sue giornate trascorrono tra laboratori e ville della CostaSmeralda, dove realizza opere in granito per progetti importanti. Ma il luogo che più lo rappresenta è Stazzu Iris, costruito insieme alla sua famiglia con un'idea chiara fin dal primo giorno: una casa da condividere, pensata per accogliere chi vuole scoprire la Gallura più autentica. Lo stazzo nasce come abitazione dei pastori galluresi fatto di poche stanze e materiali essenziali, e Carlo ha voluto recuperare quello spirito, reinterpretando ogni elemento della casa, che arriva dal territorio che la circonda. Anche il nome racconta qualcosa della loro storia. Iris è il fiore che richiama quei valori in cui Carlo si riconosce profondamente: sacrificio, lavoro, semplicità. Lo stesso spirito con cui la famiglia ha costruito ogni angolo di questo posto - e con cui, oggi, apre le porte agli ospiti di tutto il mondo attraverso Airbnb. 

“Ho realizzato la maggior parte degli elementi della casa con materiali del territorio, scegliendoli assieme a mia moglie. Il tavolo e i letti sono fatti da tavoloni che si utilizzano in edilizia: li ho levigati, puliti e poi assemblato il tutto. I lavandini, siccome sono scultore e lavoro il granito, sono pietre che ho scavato. Le radici che si trovano nel bagno e in soggiorno sono degli ulivi secchi che erano nel lago. I lampadari sono in ginepro, come la ringhiera del palco che è in ginepro con canapa”. Oggi Carlo accoglie ospiti provenienti da tutto il mondo, come svizzeri, francesi, norvegesi, americani. Secondo gli ultimi dati disponibili la spesa turistica degli ospiti di Airbnb in Sardegna nei comuni sotto i 30.000 abitanti nel 2025 è stata di circa 26.4 Milioni di euro.  

E Carlo con Airbnb, ha la possibilità di raccontare, attraverso il suo stazzo, una Sardegna meno prevedibile, autentica e profondamente legata alla sua identità: una terra tra mare e montagna che vive nei piccoli paesi, nell’artigianato, nei profumi del bosco e nelle storie di chi continua a custodirla ogni giorno. Un territorio che fa parte della Gallura e del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto Geoparco Unesco, dove natura, memoria e tradizioni continuano a intrecciarsi.  

Sempre secondo gli ultimi dati disponibili con 16 listing e 769 notti nel 2024, Calangianussi colloca al 1° posto in Sardegna per numero di listing attivi e all’89° percentile nazionale per intensità turistica — un risultato notevole per un comune di 3.785 abitanti nella Gallura interna, senza alcuna struttura ricettiva tradizionale. L’impatto economico generato è di 54.883 euro in spesa turistica complessiva, pari a 14,50 euro per abitante — una quota significativa per un piccolo comune della Gallura interna. Il turismo internazionale è già presente (7.981 euro, il 14,5% del totale): un segnale che la Gallura interna esercita un’attrattiva che va oltre il mercato domestico. 

Ma il numero di listing (16 nel 2024) è ancora contenuto rispetto al potenziale del territorio. Un’espansione dell’offerta ricettiva potrebbe amplificare significativamente l’impatto economico locale 

1 lug 2026

Chi l'ha visto?, oggi ultima puntata di Federica Sciarelli: anticipazioni

1 lug 2026

Lefebvriani, chi sono: la storia della Fraternità San Pio X

(Adnkronos) - La Fraternità San Pio X - i Lefebvriani- è un gruppo tradizionalista che prende il nome da Marcel Lefebvre, sacerdote francese della Congregazione dello Spirito Santo, oppositore del Concilio Vaticano II. Nato a Tourcoing nel 1905, il sacerdote (ha operato in Africa come missionario in Gabon, come vescovo nel Senegal), e’ stato una delle voci più critiche sulle innovazioni introdotte nella Chiesa a inizio anni ‘60: dalla riforma liturgica con l'addio alla messa in latino al documento Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa.  

Nel 1970, Lefebvre fonda in Svizzera la Fraternità Sacerdotale Pio X, ispirata al pensiero di papa Sarto che a inizio ’900 si era fatto promotore di una visione anti-modernista della Chiesa. L'organizzazione, inizialmente riconosciuta dalla Santa Sede, ha continuato a celebrare la messa senza le novità introdotte dal Concilio mentre pubblicamente il vescovo francese attaccava le riforme introdotte a Roma bollandole come "neo moderniste" e "neo protestanti".  

Un anno dopo lo scioglimento, nel 1975, della Fraternità con un atto firmato dal vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo Pierre Mamie in accordo con il Vaticano, si consuma lo strappo tra Lefebvre e Paolo VI. Il Pontefice tenta una mediazione, ma il 29 agosto 1976 il vescovo celebra messa a Lille davanti a 10mila fedeli violando la sospensione a divinis in vigore da luglio. A fine anni ‘80, Lefebvre dichiara la volontà di ordinare vescovi che incarnassero al meglio i valori della Fraternità Sacerdotale Pio X anche dopo la sua morte.  

Nonostante i ripetuti avvertimenti di Wojtyla, il 30 giugno 1988 l'ordinazione senza mandato papale di quattro religiosi da parte di Lefebvre. Per Giovanni Paolo II le nomine configurano lo scisma. Benedetto XVI tese una mano ai Lefebvriani rimettendo la scomunica. La Fraternità San Pio X e’ presente in oltre 70 Paesi del mondo , ha circa 700 sacerdoti, 250 suore e oltre 250 seminaristi . 

1 lug 2026

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