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Sensi (Pd): "La foto pubblicata da Bonaccini? Chiudiamo incidente e tutti uniti in solidarietà con Tajani"

7 nov 2026

Tumori, Sirm: "Cresce adesione a screening seno, medici radiologi e tecnici insieme per migliorare efficienza e percorsi"

(Adnkronos) - "Nel 2025 l'adesione allo screening mammografico in Italia ha raggiunto il 58,4%, con un aumento di oltre 4 punti percentuali rispetto all'anno precedente. Oltre 4 milioni di donne sono state invitate a partecipare ai programmi organizzati di prevenzione secondaria" e, "secondo i dati dell'Osservatorio nazionale screening, nel 2025 l'adesione agli inviti alla mammografia ha raggiunto il 66% al Nord, il 55,9% al Centro e il 47,9% nel Sud e nelle Isole. Proprio nel Mezzogiorno si è registrato il miglioramento più significativo, con oltre 7 punti percentuali in più rispetto all'anno precedente". Lo sottolinea la Sirm - Società italiana di radiologia medica e interventistica, riunita a Milano per il 52esimo Congresso nazionale. "Molto ancora resta da fare per raggiungere la totalità delle donne", precisa la società scientifica. "Ma dietro ad ogni esame di screening - evidenzia - ci sono competenze professionali diverse e complementari, che contribuiscono alla qualità dell'esame e alla sicurezza delle pazienti. Il tecnico sanitario di radiologia medica (Tsrm) si occupa della corretta acquisizione delle immagini, mentre il medico radiologo ne valuta il contenuto diagnostico e individua eventuali anomalie che richiedono ulteriori approfondimenti. Una collaborazione che rappresenta un modello per tutta la diagnostica per immagini, dalla tomografia computerizzata alla risonanza magnetica. Rafforzare il rapporto tra medici radiologi e tecnici, attraverso la formazione e la condivisione di procedure operative, significa migliorare la qualità delle prestazioni e l'organizzazione dei servizi", è il messaggio della Sirm che dedica una sessione scientifica del suo meeting alla collaborazione tra le due professioni. 

"La qualità di un esame radiologico è il risultato di un percorso che coinvolge competenze diverse - afferma Nicoletta Gandolfo, presidente Sirm - Nello screening mammografico questo aspetto è particolarmente evidente. La corretta esecuzione dell'esame, la qualità tecnica delle immagini e la loro interpretazione sono passaggi fondamentali per individuare precocemente eventuali lesioni sospette. Il medico radiologo e il tecnico sanitario di radiologia medica svolgono attività differenti, con responsabilità ben definite, ma il loro lavoro è strettamente collegato. Rafforzare questa collaborazione significa offrire alle donne un percorso diagnostico più sicuro, accurato e attento alle loro esigenze. Il confronto costante tra professionisti è indispensabile per mantenere elevati standard di qualità". Aggiunge Luca Brunese, presidente eletto Sirm: "Ogni giorno nei reparti di radiologia medici e tecnici lavorano fianco a fianco per rispondere alle esigenze di un numero elevato di pazienti. La collaborazione riguarda tutte le principali metodiche diagnostiche, dalla mammografia alla Tc e alla risonanza magnetica. Il confronto tra le due figure professionali permette di affrontare anche gli esami più complessi, migliorare la gestione delle attività e garantire continuità nell'assistenza. È importante sviluppare modelli organizzativi che favoriscano il dialogo, la definizione di procedure condivise e l'aggiornamento delle competenze. L'obiettivo è valorizzare il contributo di ciascun professionista, senza sovrapposizioni di ruolo, nell'interesse dei pazienti". 

"La mammografia è un esempio concreto di quanto sia importante il contributo dei tecnici sanitari di radiologia medica - rimarca Carmela Galdieri, presidente dei Tsrm - La qualità dell'esame dipende anche dalla precisione con cui vengono acquisite le immagini e dalla capacità di mettere la donna nelle condizioni migliori per affrontare la procedura. Un corretto posizionamento, l'attenzione alla radioprotezione e la conoscenza delle apparecchiature sono aspetti fondamentali della nostra attività. Ma c'è anche una dimensione umana: spiegare l'esame, ascoltare eventuali preoccupazioni e instaurare un rapporto di fiducia contribuisce a rendere l'esperienza più serena. Il nostro lavoro si integra con quello del medico radiologo e rappresenta un contributo importante alla qualità complessiva del percorso diagnostico". 

La collaborazione tra medici radiologi e tecnici sanitari di radiologia medica richiede anche un impegno comune nella formazione, prosegue la Sirm. L'evoluzione delle apparecchiature, la crescente complessità delle procedure e la necessità di garantire standard elevati rendono fondamentale il continuo aggiornamento delle competenze. La sessione scientifica condivisa organizzata nell'ambito del congresso milanese rappresenta un'occasione di confronto sulle modalità di lavoro, sulle responsabilità professionali e sulle prospettive di una collaborazione sempre più strutturata, si legge in una nota. 

"Il rapporto tra medici radiologi e tecnici sanitari di radiologia medica deve fondarsi sul riconoscimento delle rispettive competenze e su una collaborazione quotidiana sia nelle diagnostiche che nei rapporti istituzionali - conclude Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli Ordini Tsrm e Pstrp (professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione) - La formazione congiunta rappresenta uno strumento importante per migliorare la comunicazione tra professionisti, condividere le buone pratiche e affrontare le esigenze organizzative dei servizi. L'obiettivo non è sovrapporre funzioni e responsabilità, ma costruire percorsi di lavoro nei quali ciascuno possa esprimere pienamente le proprie competenze. Investire nel confronto tra professioni significa investire nella qualità e nella sicurezza dell'assistenza sanitaria". 

7 nov 2026

Motogp, Bezzecchi in pole in Qatar davanti a Marquez e Di Giannantonio

7 nov 2026

Anac, Salvini dopo la bufera su Altieri: "Porteremo nome lunedì in Cdm. Per lui c'erano i requisiti"

7 nov 2026

Roberto Burioni, ammonimento da Garante Privacy: "Resi noti sui suoi social dati personali dei firmatari dell'esposto contro di lui"

(Adnkronos) - A quanto apprende l'Adnkronos il Garante della Privacy ha disposto la misura dell’ammonimento nei confronti del virologo Roberto Burioni per l’inosservanza dei principi di liceità, correttezza, finalità e minimizzazione dei dati del Codice Privacy che disciplinano il trattamento dei dati per finalità giornalistiche. Su alcuni profili social del professor Burioni erano stati pubblicati dati personali quali generalità ed estratti della carta di identità relativi ad alcuni dei firmatari dell’esposto disciplinare presentato, nei suoi confronti, all’ordine provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Pesaro-Urbino. In seguito, i dati personali dei firmatari originariamente riportati nei post pubblicati sulle piattaforme social sono stati rimossi. Con provvedimento 755 del 7 ottobre 2026, l’Autorità Garante della Privacy ha ribadito il principio dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico quale parametro del trattamento dei dati effettuati nell’esercizio dell’attività giornalistica e, più in generale, della libertà di espressione.  

"In particolare - si legge nel provvedimento - la rivelazione dell’identità di alcuni dei firmatari dell’esposto non appare giustificarsi nei termini di essenzialità dell’informazione, necessarietà e proporzionalità rispetto alla possibile finalità di sollecitare un dibattito critico sull’esposto di cui è stato destinatario, risultando piuttosto un'indicazione esemplificativa dei firmatari a cui rivolgeva personalmente le proprie critiche, stante il numero rilevante degli stessi".  

Secondo la difesa del professor Burioni, "non vi sarebbe ragione di omettere i nomi di soggetti i quali, criticando l’operato con denunce ed esposti disciplinari, intenderebbero minare la credibilità sul piano scientifico e, pertanto, lo costringerebbero a difendersi pubblicamente e con ogni mezzo, anche dei suoi stessi canali di divulgazione scientifica". 

L’Autorità Garante della Privacy ha ribadito che "il provvedimento va ricondotto a quelli effettuati nell’esercizio della libertà di espressione e che pertanto ad esso trovano certa applicazione gli artt. 136-139 del Codice relativi al trattamento di dati nell’ambito dell’attività giornalistica e delle altre forme di manifestazione del pensiero, tra le quali rientra anche il diritto di critica".  

Il Garante ha poi sottolineato che la disciplina in materia di protezione dei dati personali prevede specifiche garanzie e cautele nel caso di trattamenti effettuati nell’ambito della libertà di manifestazione del pensiero, confermando la loro liceità, anche laddove essi si svolgano senza il consenso degli interessati, purché avvengano nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità delle persone alle quali si riferiscono i dati trattati. "Da ciò si discosta l’aver pubblicato i nomi e parte dei documenti identificativi di alcuni firmatari dell’esposto disciplinare inviato all’ordine di appartenenza, in quanto si è trattato di reazione sproporzionata sul piano della richiamata causa di giustificazione ex art. 21 della Costituzione in tema di diritto di critica e, più in generale, di manifestazione del pensiero", si sottolinea. 

Quanto al presunto tentativo di abusare dello strumento disciplinare per screditare personalmente il virologo, secondo l’Autorità Garante "ciò non giustifica la condotta di diffondere e commentare a mezzo social i dati di taluni esponenti i quali, nell’avvalersi di uno strumento di tutela riconosciuto dalla legge, non rivestono un ruolo o una qualifica tale che ne giustifica l’identificazione nel contesto in esame. La diffusione di nomi, cognomi e stralci di documenti identificativi dei promotori dell’esposto, corredati da reazioni e commenti personali rivolti ai soggetti menzionati, non appare idonea a fornire un contributo informativo utile sui fatti oggetto dell’esposto disciplinare, rivelandosi a tal fine più pertinente, dal punto di vista del suo destinatario, soffermarsi sulla asserita infondatezza degli argomenti avanzati dalla generalità degli esponenti più che indugiare sui singoli, peraltro menzionati dal titolare solo a scopo esemplificativo, come da lui evidenziato". Infine, il Garante Privacy fa presente "che l’avere eliminato i post non è una condotta in toto idonea a rimuoverne gli effetti lesivi, dal momento che i dati identificativi dei tre firmatari dell’esposto sono rimasti comunque a disposizione dell’ampio seguito social del titolare". 

7 nov 2026

Dal memoir su Dacia Maraini ad Alessandro D'Avenia, le novità in libreria

(Adnkronos) - Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos. 

E' in libreria 'Agro e dolce', il volume che Rizzoli dedica a Dacia Marini per i 90 anni della scrittrice che cadranno il 13 novembre. Con le sue parole Dacia Maraini ha creato storie e personaggi indimenticabili: lo ha fatto invitandoli a casa sua, offrendo loro un tè, un posto sul divano e poi un letto per passare la notte. Ma la storia più straordinaria è senza dubbio quella della sua vita: un viaggio unico che ripercorriamo in queste pagine attraverso il racconto di Paolo Di Paolo, che si intreccia con le opere e gli scatti più belli dell’archivio privato della scrittrice.  

Si compone così un album di ricordi intimo ed emozionante, in cui Dacia Maraini si rivela anche fotografa talentuosa, capace di fermare in immagini la bellezza del mondo. Sfogliandolo, facciamo amicizia con la bambina dalle radici siciliane “nata viaggiando”, figlia dell’antropologo Fosco Maraini e della pittrice Topazia Alliata. La vediamo affrontare l’internamento e la fame nei campi di prigionia in Giappone, innamorarsi dei libri, diventare ragazza e donna; la seguiamo poi nei suoi viaggi leggendari in Africa e in Oriente, con compagni di strada indimenticabili come Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini e Maria Callas; la scopriamo lottare per i diritti delle donne, portare il teatro per le strade e nelle borgate, e ancora lavorare, instancabile, nelle carceri, nei manicomi, nel cinema; conosciamo i suoi amori, i suoi amici, e la sua passione per gli animali; e infine incontriamo la scrittrice pluripremiata e tradotta in tutto il mondo. 'Agro e dolce' ricompone l’irripetibile avventura umana di una donna che ha attraversato il Novecento con forza gentile mai disgiunta dall’impegno, restituendoci un’esistenza luminosa e percorsa da un desiderio inesausto di giustizia e libertà. Con una postfazione di Serafino Amato. 

Alessandro D'Avenia torna in libreria con 'Dove finiscono gli anni', pubblicato da Mondadori. Anni Novanta: il diciassettenne Leone Pardi naviga a vista nella terra di nessuno del quarto anno di liceo, equidistante dal brivido di novità di inizio triennio e dal timore della maturità incombente. A distrarlo dalla noia dell’anno scolastico appena iniziato – e a consolarlo dalla forzata separazione dal bellissimo mare di Calimena, il suo elemento naturale – ci sono le scritte nei bagni dei maschi, che si diletta a catalogare con ferreo criterio filologico, perché passioni e affanni dei suoi compagni di prigionia contengono più verità di quelle dispensate in classe da professori anelanti la pensione… Finché un giorno proprio una di queste scritte lo costringe a mettersi sulle tracce di un mistero.  

Indizio dopo indizio, Leo, detective improvvisato e donchisciottesco, si trova a indagare su un duplice giallo: scoprire cosa è accaduto a una compagna di scuola lo conduce infatti a scoprire se stesso e ad affrontare la sua più grande paura, dover diventare grande in un mondo di adulti delusi da loro stessi e dalla vita. In questa ricerca è fondamentale il sostegno degli amici, che insieme a lui formano il gruppo dei Casi Umani: Levimontalcini, la ragazza più intelligente della scuola; Mercurio, uno scapestrato con lo skateboard sempre sottobraccio; Spinoza, il cui aspetto dimesso nasconde sorprendenti risorse. A guidare il protagonista ci sono poi le parole, quelle sui muri del bagno e quelle dentro i libri, uno specchio in cui guardarsi fin dentro l’anima nell’età in cui lo specchio è il peggior nemico. Per questo gli piace crearne di nuove, accostando vocaboli a prima vista distanti per dare forma a concetti che altrimenti rischierebbero di non essere pensati, a emozioni che rimarrebbero non provate. Tanto più quando nei corridoi di scuola si innamora per la prima volta.  

Nel corso di un anno scolastico, Leone scoprirà di sé e del mondo tutto ciò che occorre per vivere, salvo poi lasciarselo strappare via proprio da ciò che più avversava: il conformismo dell’età adulta e l’inesorabile scorrere del tempo. Una voce fresca, un ritmo serrato, un romanzo pieno di vita: dall’esperienza fondativa, informe e avventurosa dell’adolescenza fino al tempo stabilizzato e ripetitivo, ma non meno inquieto, dell’età adulta. Stagioni della vita in apparenza lontane, soprattutto se vissute tra la fisicità dell’analogico e l’incorporeità del digitale, ma tenute insieme da una sola verità: vivere è crescere senza tradirsi perché “la verità è una fedeltà in movimento, come il mare”. 

Paolo Di Paolo è sugli scaffali con 'Tremare', pubblicato da La Nave di Teseo. Quando ti senti al centro del mondo. Quando soffri perché il mondo ti ignora. Quando vedi un sogno a portata di mano. Quando la paura di fallire si impossessa di te. Quando la felicità di esprimersi somiglia a un miracolo. Quando pensi di dover essere più razionale. Quando vorresti esserlo meno, fino a perdere il controllo. C’è, nell’interiorità di chiunque, una disputa tra ragione e sentimento. E c’è stato un tempo in cui questo conflitto bruciava così forte nell’aria, nelle teste e nei cuori, da segnare il destino di tutti. 

È l’ultima estate del Settecento, in una piccola città sulle rive di un fiume, dove tutti scrivono, parlano di filosofia, fumano, bevono. Fuori da un teatro, un acceso confronto di opinioni fra due giovani fa nascere un’amicizia imprevista. Intensa come può esserlo a vent’anni. Zimmer e de Marville condividono entusiasmi e paure, immersi in un mondo che sembra lontano, ma è molto simile al nostro, un passaggio d’epoca che cancella le certezze. All’improvviso Zimmer fa perdere le sue tracce. De Marville lo cerca, convinto di essere il responsabile di quella sparizione. Due secoli dopo, nel nostro presente, il narratore racconta quell’estate folgorante a una lettrice speciale. Le consegna questa storia come una favola adulta sulla giovinezza, sul desiderio, sul fallimento. Tra le pagine, si svela e lascia affiorare un autoritratto involontario: un romantico mascherato da illuminista, un essere umano ossessionato dal bisogno di scrivere. Soprattutto, un padre che solo così riesce a raccontarsi a sua figlia. 

Guanda manda in libreria 'Maite', l'ultima opera dello scrittore spagnolo Fernando Aramburu. San Sebastián, luglio del 1997. Maite è felice di rivedere dopo tanti anni la sorella maggiore, Elene, che ormai ha una sua famiglia negli Stati Uniti ed è tornata in città per stare al fianco della madre, che si sta riprendendo da un ictus. Sono giorni drammatici per i Paesi Baschi, giorni destinati a restare impressi a fuoco nella memoria collettiva, segnati dal rapimento del consigliere comunale Miguel Ángel Blanco da parte dell’Eta, che suscita commozione in tutta la Spagna. Mentre Elene esprime un attaccamento incondizionato alla sua terra e alla sua lingua che è stato rafforzato dalla lontananza, Maite, animo buono e sensibile, è profondamente scossa dai fatti di cronaca e segue con ansia le notizie alla radio, sentendosi sempre più estranea al clima di violenza che la circonda. Nei pochi giorni che trascorrono insieme, tra confidenze e reticenze le due sorelle si ritrovano al tempo stesso diverse e più unite che mai. L’esistenza di Elene assume contorni ben diversi dall’idillio che lei stessa raccontava; e anche Maite, apparentemente serena nella sua vita coniugale, è costretta a uscire dalla sua bolla di candore per aprire gli occhi su una verità dolorosa. Con la precisione che lo caratterizza e una tensione narrativa che cresce pagina dopo pagina, Fernando Aramburu costruisce un romanzo denso e coinvolgente, in cui una protagonista memorabile ci contagia con la sua gentilezza e fiducia nella vita. 

Fernando Aramburu, nato a San Sebastián nel 1959, ha studiato Filologia ispanica all’Università di Saragozza e negli anni Novanta si è trasferito in Germania. Il suo romanzo Patria, grande successo di critica e di pubblico in Spagna, vincitore del Premio de la Crítica, tradotto in 34 lingue, è stato pubblicato nel 2017 da Guanda e ha avuto anche in Italia una straordinaria accoglienza, vincendo il Premio Strega Europeo e il Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Sempre per Guanda sono usciti gli altri suoi libri: 'Anni lenti', 'Dopo le fiamme', 'Mariluz e le sue strane avventure', 'Il rumore di quest’epoca', 'I rondoni', 'Figli della favola', 'Il bambino', 'Ultima notte da poveri', 'Maite'. 

Uscirà il 10 novembre con Einaudi 'Le stanze dello scirocco' di Cristina Cassar Scalia. Siamo alla fine degli anni Sessanta. Il mondo è in subbuglio e una giovane donna comincia una nuova vita in Sicilia. È coraggiosa, appassionata, non si separa mai dalla macchina fotografica con cui mette a fuoco sia la luce sia le ombre che la circondano. Ma il suo entusiasmo crea scompiglio, sfida silenzi e consuetudini radicate, riapre antiche ferite in una società arroccata su sé stessa. Una fortezza che mostra le prime crepe. Saga familiare, storia d’amore, Le stanze dello scirocco è un romanzo di aspirazioni e di decadenza dove risuonano gli echi della grande tradizione letteraria siciliana. 

Dopo molti anni trascorsi tra il Nord e la Capitale il notaio Enzo Saglimbeni, scampato a un infarto, decide di tornare a vivere con la famiglia a Montuoro, il paese della Sicilia dove è nato. Per la figlia Vicki, studentessa di Architettura e femminista convinta, non è facile adattarsi alla realtà di provincia, popolata da vicini bigotti e parenti sempre pronti a giudicare. Tra loro c’è la zia Rosetta, all’apparenza zitella devota, che invece nasconde un segreto custodito fedelmente per oltre vent’anni. A poco a poco Vicki sembra trovare un equilibrio: gli amici d’infanzia sono il suo conforto; la fotografia la sua vocazione; l’università occupata, a Palermo, il suo rifugio. Ma a toglierle ogni certezza è l’incontro con Diego Ranieri, un uomo tanto affascinante quanto sfuggente, il cui passato è segnato da una vicenda che nessuno vuole ricordare. 

Scrigno irrinunciabile, ricco di infiniti gioielli – aneddoti, vicende reali, idee – per chiunque voglia addentrarsi nell’opera dell’autore di 'Legami' e de 'La Simmetria dei desideri', 'Vita e scrittura' - in libreria dal 10 novembre con Gramma Feltrinelli - svela le pietre miliari sulle quali Eshkol Nevo ha edificato il suo edificio narrativo, fatto di storie uniche e sorprendenti e personaggi memorabili che rendono anche queste pagine una vera e propria raccolta di racconti.  

Come è scritto nella prefazione, il testo non è un manuale di istruzioni, ma un libro vivo che nasce dal “bisogno urgente, bruciante, di esprimere qualcosa di interiore”. Nevo, tuttavia, non si limita a esporre ciò che anima il desiderio di scrivere. Non esita, infatti, a indicare qual è il segreto dell’arte di scrivere, la forza capace di dar vita a dei personaggi dal “fascino oscuro”, in grado di conquistare un posto nell’immaginario collettivo, al pari dei protagonisti che popolano le storie della grande letteratura. Immaginare Zorba il greco, il personaggio di Nikos Kazantzakis, ballare come solo lui è capace di fare, oppure Madame Rosa, la protagonista della 'Vita davanti a sé' di Romain Gary, trasportata da un gruppo di omoni stremati dal suo peso dal sesto piano fino all’ambulanza che l’aspetta in strada; lasciare, insomma, che la forza dell’immaginazione faccia il suo corso è il primo passo per realizzare il compito proprio della scrittura letteraria: restituire attraverso la descrizione di gesti, modi, comportamenti ineguagliabili l’unicità di una singola esistenza, di una singola esperienza di vita. Essere uno scrittore, come del resto essere un lettore, non è altro, infatti, che “ostinarsi a considerare ogni essere umano un fenomeno irripetibile”. 

Sarà in libreria dal 24 novembre con Neri Pozza 'Musa ribelle' di Carla Maria Russo. Roma, 1637. Il volto della donna è luminoso, le chiome allentate, le labbra schiuse, come la camiciola sul petto pieno, un’espressione di abbandono sul viso. Nello studio di Gian Lorenzo Bernini, quella scultura si distingue da tutte le altre: non c’è un committente, non è nata per accrescere la fama del suo artefice.  

È il frutto di un legame privato, d'amore per Costanza Piccolomini, la giovane donna che lo ha sedotto e gli ha invaso ogni pensiero. Bernini non è nuovo alla passione, né agli eccessi. Fin dall’infanzia a Napoli, nei Quartieri Spagnoli, quando girava armato di coltello ma poteva trascorrere un giorno intero ad ammirare il mare in tempesta. Adora tutto ciò che è estremo, fuori misura, mostruoso perfino, pur che scateni in lui un’emozione. È per questo che papi e porporati sono ai suoi piedi e si contendono il suo favore: le opere di Bernini non sono di marmo, bruciano, palpitano di vita. Tutti vogliono quelle sculture così lontane da ciò che l’arte fin lì conosciuta ha prodotto. Costanza però ha qualcosa che lo attrae come mai nessuna prima di lei.  

È viva, curiosa di quell’universo che in quanto donna di modesta condizione le è precluso, tenacemente legata alla propria indipendenza, sensuale eppure non disposta ad annullarsi neanche per l’uomo che potrebbe regalarle un destino dorato, eternare il suo nome nei secoli. Lui è abituato a un mondo che si arrende al suo talento e alla sua forza, come la pietra obbedisce alle sue mani. Lei è ambiziosa e ribelle, ha sogni che nessun legame può contenere. Amore, possesso, libertà e violenza trascinano il genio e la sua musa verso l’inevitabile, attori di una tragedia che il tempo non consuma. 

Arriva con Laterza 'Vespasiano', l'ultimo libro dell'archeologo Andrea Carandini. Al centro del saggio, la storia dell’uomo che salvò Roma nell’ora della sua crisi più grave. Ovvero la storia del migliore imperatore dopo Augusto. L’anno 69 d.C. è uno degli snodi più drammatici della storia antica: quattro imperatori in dodici mesi, guerre civili, rivolte nelle Gallie e in Giudea, il Campidoglio in fiamme, le casse dell’impero vuote. Da questo caos emerge Tito Flavio Vespasiano, uomo di modesta origine sabina, militare pragmatico, privo di ogni divina pretesa, eppure destinato a diventare il miglior imperatore dopo Augusto. È lui a spegnere l’incendio, a rimettere in ordine i conti pubblici, a restituire ai Romani quello spazio urbano che Nerone aveva loro sottratto con la sfrenata domus Aurea: sul lago artificiale del ‘re crudele’ sorgerà il Colosseo.  

Vespasiano, con gesto senza precedenti, accolse a palazzo i rotoli del Pentateuco e le spoglie del tempio di Gerusalemme distrutta dal figlio Tito nel 70. Per la prima volta nella storia di Roma, il Dio del monoteismo giudaico, Jahvè, trovava spazio nel palazzo degli imperatori. Principe clemente nell’assolutismo e dirigista nell’amministrazione, Vespasiano salvò sì l’impero ma rifondando una dinastia, quella dei Flavi. Solo la sua estinzione consentì la successiva ‘epoca d’oro’ tra Nerva e Marco Aurelio, unica al mondo. Carandini racconta questi eventi con la maestria narrativa e la profondità che i lettori ben conoscono: la storia antica comparata al tempo presente e le grandi crisi come punto di vista privilegiato sulle civiltà. 

E' sugli scaffali con Fazi 'Il padre della pioggia' di Lily King. Quando i suoi genitori si separano, Daley Amory, undici anni, si ritrova catapultata in un mondo fatto di rivalità, eccessi e manipolazioni. Incapace di scegliere da che parte stare, si muove con cautela lungo la linea che separa due stili di vita ormai incompatibili: tanto la madre è generosa, liberale e socialmente impegnata, quanto il padre è irascibile, conservatore e attratto dall’alcol. Ma quando la presenza rassicurante della moglie viene meno, l’uomo si abbandona ai suoi impulsi più bassi e, nonostante lo ami ancora profondamente, la figlia preferisce allontanarsi da lui. Diventando adulta, Daley rifiuta in maniera convinta la cultura che ha alimentato le fobie e i vizi di suo padre, e cerca di vivere al di fuori della sua influenza. Finché lui non tocca il fondo.  

Forse è l’ultima occasione per tentare di liberarlo da decenni di dipendenza, ma Daley dovrà decidere se la possibilità di recuperare il rapporto con lui valga il rischio di perdere ciò che più le sta a cuore: non solo i suoi sogni professionali, ma anche l’amore della sua vita, Jonathan, che rappresenta gran parte di ciò che il padre sostiene di odiare e che le ha dato tutto quello che lui non è stato mai capace di darle. 'Il padre della pioggia', terzo romanzo di Lily King finora inedito in Italia, è il racconto magistrale dell’ostinata lealtà di una donna verso il proprio padre: un affascinante viaggio nella complessità emotiva di quel gorgo magnetico e mutevole che può essere la famiglia. Quest’edizione contiene una lettera dell’autrice alle lettrici e ai lettori italiani (a cura di Carlo Roma). 

7 nov 2026

Bonaccini pubblica foto di Tajani con cappellino Maga, poi la rimuove: "Meme ironico", scoppia la polemica

(Adnkronos) - Il presidente del Pd, Stefano Bonaccini, è finito nella bufera per aver pubblicato sui propri canali social una foto del ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani mentre indossava il cappellino rosso Maga, per poi rimuoverla dopo le polemiche di Forza Italia e dopo che anche Giorgia Meloni è intervenuta. Ma cosa è successo? 

Tra i primi a intervenire dopo la pubblicazione dell'immagine, c'è stato il presidente della commissione Esteri Difesa del Senato Maurizio Gasparri. "È gravissimo che Stefano Bonaccini, presidente del PD, principale partito di opposizione, abbia pubblicato sui social una foto falsa, frutto dell'intelligenza artificiale, con Tajani che indossa un cappellino ‘Maga’ che non ha mai indossato. È un modo scorretto e sleale di utilizzare strumenti tecnologici per diffamare gli avversari e diffondere menzogne. Bonaccini deve rimuovere questo falso e chiedo pubblicamente che cosa pensa di questa condotta il segretario del Partito Democratico Elly Schlein. Non ha nulla da dire sul comportamento del presidente del suo partito? Tutti possono pubblicare foto false per denigrare gli avversari? È questa la nuova linea del PD? La menzogna in dimensioni tecnologiche? Le foto false per dimostrare l'indimostrabile? Tajani non ha mai indossato quel cappello che veniva distribuito come gadget e lo ha lasciato a chi gliel'aveva offerto", ha detto Gasparri. 

Poi, è arrivato il commento di Deborah Bergamini, vicesegretario nazionale di Forza Italia e responsabile Esteri del partito.“La falsificazione delle cose è un tratto distintivo della sinistra, ma stavolta si va oltre l’immaginabile. Il presidente Pd Bonaccini ha pubblicato una foto falsa, realizzata con l’intelligenza artificiale, del Ministro degli Esteri Antonio Tajani che indossa il cappellino Maga. Si tratta di un gesto grave, che offende una persona, un’istituzione e anche i cittadini, che vengono disorientati da una informazione del tutto inventata da parte del Presidente del primo partito di opposizione. Bonaccini ha il dovere di scusarsi e cancellare immediatamente quel post indegno. Oltretutto, questo avviene nel momento in cui il governo italiano è alle prese con un’offensiva di guerra ibrida e lo stesso Ministro degli Esteri è minacciato dagli hacker del dark web", ha dichiarato.  

Persino Giorgia Meloni è intervenuta con una nota: "Altrettanto preoccupante è la circolazione di immagini false, diffuse anche da esponenti dell’opposizione. La libertà di espressione non può mai diventare terreno di disinformazione". Infine, è arrivata la decisione di Bonaccini: "Vista la richiesta di Forza Italia e per non ingenerare equivoci, ho rimosso il post con un ‘meme’ ironico su Antonio Tajani che indossava il cappellino Maga, che pur aveva tenuto come ampiamente documentato", ha spiegato in una nota.  

Ma non è servito a spegnere le polemiche. Gasparri è tornato infatti sull'argomento dichiarando: "Il presidente del Pd Bonaccini ha cancellato il post che aveva diffuso sui social con una foto falsa di Antonio Tajani, realizzata con l’intelligenza artificiale con intenti denigratori. Ma non si è scusato per la sua condotta da falsario, confermando che l’intelligenza artificiale dovrebbe usarla per se stesso, per incrementare la sua limitata intelligenza politica".  

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7 nov 2026

Influenza, il bollettino ancora non c'è ma i virus sì. La stima di Pregliasco: "Oltre 500mila casi a settimana"

(Adnkronos) - La stagione influenzale 2026-2027 è cominciata, e avanza, con un grande assente: il bollettino settimanale RespiVirNet che veniva diffuso dall'Istituto superiore di sanità ogni venerdì e che, da autunno a primavera, permetteva di monitorare l'andamento delle infezioni respiratorie acute in Italia. Dall'influenza al Covid, dal virus respiratorio sinciziale a tutta la galassia dei 'virus cugini' che accompagnano i mesi più freddi. Il report è fermo da 8 mesi, quando Regioni e Province autonome hanno sospeso il flusso dati che alimenta il sistema di sorveglianza "in attesa di una regolamentazione in linea con quanto previsto dalle norme vigenti per la gestione dei dati personali", recitava l'ultimo bollettino Iss del 6 marzo scorso. Da allora silenzio: la piattaforma resta incagliata tra gli scogli della privacy e non esistono numeri ufficiali su come stanno procedendo a livello nazionale 'influenza & Co'. Gli appelli al ministero della Salute per sbloccare lo stallo sono arrivati da più parti e la preoccupazione della comunità medico-scientifica cresce. Perché se il bollettino manca, i virus ci sono e i malanni aumentano.  

Oggi però il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha annunciato che "il ministero della Salute ha lavorato insieme all'Istituto superiore di sanità" per far ripartire la sorveglianza RespiVirNet che monitora l'andamento dell'influenza e degli altri virus respiratori, "e a breve ci sarà il bollettino con una tempistica non molto diversa da quella degli anni precedenti. Spero veramente che nel giro di una settimana ci sarà il primo bollettino".  

Per superare l'impasse serviva un regolamento ad hoc da parte dell'Iss, che ora è stato messo a punto per essere sottoposto all'esame dell'Autorità Garante per la privacy. Lunedì prossimo, 9 novembre, è dunque in programma un incontro fra ministero, Istituto superiore di sanità e Garante, per proseguire l'interlocuzione sul regolamento che disciplina appunto l'utilizzo dei dati personali all'interno di RespiVirNet. Nel frattempo, a quando si apprende, il bollettino ripartirà: inizialmente com'era, in attesa di essere implementato alla luce del nuovo regolamento. L'obiettivo comune dichiarato è quello di potenziare la sorveglianza. 

Intanto azzarda una stima per l'Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco: "Considerando che l'ultimo rapporto Influnews della Regione Lombardia indica circa 84.500 casi settimanali di infezione respiratoria acuta, proporzionando il dato lombardo su scala nazionale possiamo pensare a oltre 500mila casi in Italia", calcola l'esperto.  

"Le infezioni respiratorie stanno aumentando", anche se "l'influenza non ha ancora raggiunto una circolazione predominante", spiega il direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'università Statale di Milano. "È ragionevole attendersi un'ulteriore crescita delle infezioni con l'avanzare della stagione fredda, anche se non possiamo prevedere con precisione quando arriverà il picco". Nella previsione fornita a settembre durante il consueto incontro meneghino promosso da Assosalute - Associazione nazionale farmaci di automedicazione, Pregliasco ha detto di aspettarsi una stagione "meno pesante degli ultimi anni", comunque con "almeno 12-14 milioni di casi attesi", range "da profilare meglio in funzione dell'andamento delle temperature". Ma adesso a che punto siamo? "I dati più recenti di Regione Lombardia ci dicono che nell'ultima settimana", la 44 del 2026 (26 ottobre-1 novembre), "sono stati stimati 84.552 casi di infezioni respiratorie acute con un'incidenza di 8,4 casi ogni mille abitanti, in aumento rispetto alla settimana precedente" e superiore a quella di 7,28 casi su mille che l'anno scorso il bollettino RespiVirNet riportava a livello nazionale per stessa settimana 44 del 2025 (27 ottobre-2 novembre). 

"Siamo ancora in una fase di intensità basale - osserva Pregliasco - ma i virus stanno già circolando, si fanno sentire" e come sempre i più colpiti sono i bimbi piccoli: in Lombardia sotto i 5 anni l'incidenza è di "25 casi ogni mille assistiti, circa 3 volte superiore a quella generale". Insomma, "siamo entrati nella stagione dei virus respiratori, ma attenzione: non tutto quello che chiamiamo influenza è davvero influenza", precisa il medico. "Il bollettino lombardo ci offre una fotografia interessante. Tra i campioni analizzati dai medici sentinella - illustra - il rhinovirus è stato identificato nel 35,3%, i virus parainfluenzali nel 23,5% e gli adenovirus nell'11,8%. Sono stati individuati anche coronavirus stagionali e Sars-CoV-2", quindi Covid, "entrambi nel 5,9% dei campioni. La sorveglianza nei Pronto soccorso conferma una circolazione importante di rhinovirus ed enterovirus. L'influenza A è stata riscontrata nel 2,1% dei tamponi effettuati in Pronto soccorso e l'influenza B nello 0,7%. Questi dati ci spiegano perché tante persone abbiano tosse, raffreddore e mal di gola senza necessariamente avere l'influenza". Che "è già presente, ma per ora rappresenta una quota minoritaria delle infezioni respiratorie". A completare il quadro, "accanto ai virus respiratori ci sono poi quelli gastrointestinali, come i norovirus, che provocano vomito, diarrea e crampi addominali. Sono infezioni diverse - puntualizza Pregliasco - che possono circolare contemporaneamente, soprattutto nelle famiglie e nelle comunità".  

Insomma, "i virus sono già arrivati e non dobbiamo né allarmarci né sottovalutarli". Al momento "siamo nella fase di riscaldamento della stagione dei virus: non è ancora il momento di massima circolazione influenzale, ma è già il momento di prestare attenzione", raccomanda il virologo. Per gestire queste prime infezioni, "la prima regola è non avere fretta di guarire: il nostro organismo ha bisogno di tempo per reagire. Per tosse, raffreddore e febbre sono importanti il riposo, una buona idratazione e l'uso appropriato di farmaci sintomatici, quando necessari. La tosse può continuare anche dopo la scomparsa degli altri sintomi. Non significa automaticamente che sia comparsa una bronchite batterica o che serva un antibiotico", chiarisce Pregliasco. "Per i virus intestinali - consiglia - la priorità è evitare la disidratazione. Bisogna bere frequentemente, anche a piccoli sorsi, utilizzando soluzioni reidratanti orali quando necessario, soprattutto per bambini e anziani. Non servono digiuni prolungati o diete particolarmente restrittive. Si può riprendere gradualmente a mangiare secondo la propria tolleranza. Occorre invece maggiore prudenza nelle persone fragili, negli anziani e in chi soffre di malattie croniche". 

Quando bisogna rivolgersi al medico? "Nella maggior parte dei casi queste infezioni si risolvono spontaneamente, ma esistono segnali da non sottovalutare", avverte l'esperto. "Una febbre che persiste o ricompare dopo un miglioramento, una tosse accompagnata da difficoltà respiratoria, dolore toracico o un peggioramento delle condizioni generali richiedono una valutazione medica. Per i disturbi intestinali il pericolo principale è la disidratazione, soprattutto nei bambini piccoli e negli anziani. Bisogna prestare attenzione alla riduzione della quantità di urina, alla marcata debolezza e all'incapacità di assumere o trattenere liquidi". In generale, "le persone fragili dovrebbero contattare il medico precocemente". E "in caso di grave difficoltà respiratoria o alterazione dello stato di coscienza, è necessaria un'assistenza urgente". 

Pregliasco torna a puntare l'accento sulla prevenzione: "Questo è il momento giusto per vaccinarsi contro l'influenza, soprattutto per anziani, persone fragili e categorie per le quali la vaccinazione è raccomandata". Importanti anche le altre misure: "Lavarsi le mani, arieggiare gli ambienti, evitare di frequentare luoghi affollati quando si è malati e proteggere le persone più vulnerabili", quando serve "anche usando la mascherina". E i farmaci? Che sbagli evitare? "Il primo errore - analizza lo specialista - è ricorrere agli antibiotici al primo colpo di tosse. Gli antibiotici non combattono i virus e non abbreviano la durata di raffreddore, influenza o gastroenterite virale. Il secondo errore è assumere contemporaneamente diversi prodotti contro i sintomi influenzali, senza verificare i principi attivi. Si rischia di prendere due volte lo stesso farmaco, per esempio il paracetamolo, con possibili conseguenze anche importanti. Attenzione anche all'uso eccessivo degli antinfiammatori, soprattutto quando si è disidratati a causa di vomito o diarrea. Un altro errore è cercare di bloccare immediatamente la diarrea con farmaci antidiarroici, senza valutare la situazione. In presenza di febbre elevata, sangue nelle feci o nei bambini, questi medicinali richiedono particolare cautela. Infine, non bisogna considerare gli sciroppi per la tosse tutti uguali: una tosse secca e una tosse produttiva richiedono valutazioni differenti". In definitiva, chiosa Pregliasco, "la regola è semplice: curare i sintomi quando necessario, ma senza trasformare un malanno virale in una gara a chi prende più farmaci". 

7 nov 2026

Roma, Gualtieri: "Mi ricandido a sindaco per altri 5 anni"

(Adnkronos) - "Lo dico ufficialmente, ho deciso di ricandidarmi a sindaco di Roma per altri cinque anni". Lo ha annunciato oggi il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, all’Auditorium della Conciliazione davanti a una folta platea in occasione dell'evento di apertura della campagna elettorale 'Roma, avanti tutti'. "Vado fiero non solo delle tante cose che abbiamo fatto - ha scandito il sindaco - ma anche di aver risvegliato la fiducia che Roma si può cambiare, che Roma può aspirare a meglio, che si possono valorizzare le sue straordinarie risorse, che non sono solo le risorse dei monumenti, della sua bellezza, ma sono innanzitutto le risorse delle persone straordinarie. Oggi c'è questo grande capitale di fiducia della possibilità di una città che continui a crescere e a migliorare”. 

"La città mi ha cambiato e da sindaco è cambiato il rapporto con le persone. Per questo ho deciso di ricandidarmi per metterle al centro...", ha detto Gualtieri annunciando la sua ricandidatura alla guida di Roma nel 2027 tra gli applausi della platea dell'Auditorium della Conciliazione. “Il mio obiettivo - ha sottolineato - è che gli amici del Movimento 5 Stelle e di Azione che sono qui oggi possano essere parte di questa sfida per una coalizione larga, inclusiva, aperta di forze politiche con una visione comune e condivisa di cambiamento della città”. “Andiamo avanti tutti assieme”, ha esortato davanti alla platea. 

In sala ad ascoltarlo il centrosinistra si è ritrovato unito a sostegno del bis alle prossime comunali: da Avs alla Sinistra civica ecologista, compresi i 5 stelle e Azione che non sono in maggioranza in Campidoglio. Presenti anche le delegazioni del Pd, con Elly Schlein in testa, di Italia Viva, 'Più uno' con Ernesto Maria Ruffini. Per M5S Francesco Silvestri, per Più Europa Matteo Hallissey; presenti pure Massimiliano Smeriglio per Sinistra civica ecologista e Alessandro Onorato per Progetto civico. 

"Progetto Civico Italia sarà con decisione e convinzione al fianco di Roberto Gualtieri per finire lo straordinario lavoro iniziato 5 anni fa - dichiara Onorato, assessore di Roma Capitale e segretario nazionale di Progetto Civico Italia - Abbiamo dimostrato che cambiare Roma era possibile, che si potevano affrontare e superare problemi irrisolti da decenni. E soprattutto siamo riusciti a unire lo sviluppo economico alla tutela delle fasce sociali più deboli, riportando speranza, positività. Abbiamo invertito la tendenza. Prima della giunta Gualtieri le aziende scappavano al Nord, le imprese straniere evitavano di investire in una Roma ferma e bloccata dalla burocrazia e dai troppi no, i nostri giovani per trovare lavoro, troppo spesso, dovevano lasciare casa. Ora la Capitale è tornata centrale tra le grandi metropoli mondiali e tutti gli indicatori economici e sociali, dal Pil all’occupazione, segnano percentuali record. Progetto Civico Italia sarà al fianco di Roberto Gualtieri presentando una lista al comune e nei singoli municipi. Mi impegnerò in prima persona affinché il risultato sia talmente importante da contribuire all’elezione di Roberto Gualtieri già al primo turno". 

7 nov 2026

Papa Leone in volo verso l'Uruguay visita la cabina di pilotaggio, l'equipaggio: "Emozione unica"

(Adnkronos) - "Un momento speciale a bordo del nostro volo papale verso l'Uruguay: il Santo Padre ha fatto visita al cockpit, incontrando i nostri piloti e condividendo con loro alcuni istanti di viaggio". Lo scrive Ita Airways in un post pubblicato sulla pagina Instagram della compagnia, nel quale Papa Leone XIV viene ripreso all'interno della cabina di pilotaggio, seduto accanto ai piloti. "Per tutto il team di Ita Airways - si legge ancora nel post - un'emozione e un ricordo davvero unici". 

Il Papa, nella seconda giornata in Uruguay, oggi si recherà a Paysandù, dove vivono tanti immigrati italiani. Nel parco 'Paris Londres' celebrerà la messa alle 10 (14 ora italiana). Quindi, il ritorno nella capitale Montevideo. Il Pontefice incontrerà alle 17 (le 21 ora italiana) la comunità di Casavalle, tra le realtà sociali più difficili della città. Alle 18 (22 ora italiana), il Papa si recherà all'Università Cattolica dell'Uruguay per l'incontro con il mondo dell'educazione. La giornata si concluderà con la veglia di preghiera allo Stadio del Centenario. L'evento comincerà alle 19, le 23 ora italiana. 

Quella in Uruguay è la prima tappa del lungo viaggio in Sudamerica iniziato ieri. Il Pontefice ha lanciato un appello per le vocazioni sacerdotali. “Da questa cattedrale di Montevideo, invito i miei fratelli vescovi di tutto il mondo a promuovere, nelle loro diocesi, giornate di preghiera e di digiuno per l’incremento delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata”, ha detto durante la celebrazione dei Vespri con i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi, le religiose e i seminaristi nella cattedrale dell’Immacolata Concezione e dei Santi Filippo e Giacomo. Papa Leone XIV ha incoraggiato le diocesi di tutto il mondo a riproporre l’iniziativa locale che ha visto i fedeli riunirsi in giornate di preghiera e digiuno per le vocazioni: “Che le parrocchie, le famiglie e le comunità religiose si uniscano in questa invocazione, e che l’esempio di questa terra incoraggi molti altri a pregare con la stessa fiducia”. 

7 nov 2026

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