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Aranzulla e il sito crollato per l'IA: "Riesco ancora a fare la spesa..."

3 nov 2026

Milan, De Winter diventa papà: è nata la figlia Aléya Noé

3 nov 2026

Report, il format cambia 'musica': si torna alla sigla delle origini

(Adnkronos) - Il nuovo 'Report' torna l'8 novembre e cambia 'musica', cominciando proprio dalla sigla. A quanto apprende l'Adnkronos, una delle prime novità che gli autori hanno introdotto per la nuova stagione, in onda da domenica su Rai3 in prima serata, sarebbe infatti proprio una modifica sulla sigla del programma. Si sarebbe deciso di tornare al passato, riprendendo la storica sigla del format e abolendo dunque la nuova versione rivisitata che aveva caratterizzato l'ultima edizione di 'Report'. Un segnale di novità che parla più di quanto dice, e che non sarebbe nemmeno l'unico. Anche il 'Lab', il laboratorio ideato da Ranucci insieme a Franco Di Mare aperto ai giovani giornalisti d'inchiesta e dedicato a storie locali, diritti umani, ambiente e tutela dei più fragili, si preparerebbe ad un cambio di nome. Secondo quanto risulta, a meno di cambiamenti dell'ultima ora, la denominazione scelta per il format -che nelle scorse edizioni andava in onda alle 20.30 prima della trasmissione vera e propria- è 'Report Play'.  

Entrando nel vivo della struttura del programma di Rai3, a quanto si apprende - ma il condizionale è d'obbligo, essendo il lavoro della redazione protetto da un coro di 'top secret'- ci saranno delle puntate che ruoteranno intorno ad un'inchiesta portante, anche se non si tratterà di puntate monotematiche.  

Sebbene a condurre il programma ci saranno Claudia Di Pasquale e Daniele Piervicenzi, l'impronta di Ranucci non sarà completamente assente, perché alcune delle inchieste che si vedranno in questa nuova stagione sono nate sotto la guida dell'ex conduttore. Questo era prevedibile dal momento che, come è noto, molte delle inchieste di 'Report' richiedono mesi di lavorazione e il cambio alla guida del programma è stato definito solo a fine agosto.  

Non solo. Nel programma entrerà indirettamente anche il caso Ranucci. Il nuovo 'Report' si occuperà infatti di Valter Lavitola (reo confesso di essere il mandante dell'attentato di un anno fa contro il giornalista), con nuovi documenti e testimonianze inedite, attraverso i quali la trasmissione ricostruirà il ruolo dell'ex faccendiere, già coinvolto in importanti procedimenti per estorsione e corruzione internazionale.  

Tutto, insomma, è pronto per il debutto di domenica, quando i conduttori Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi e la nuova squadra si troveranno ad affrontare una sfida non facile: l'impatto con il pubblico affezionato alla trasmissione, da sempre particolarmente attento e critico. Un pubblico che in larga parte, già negli ultimi mesi, ha animato un acceso dibattito social in difesa di Ranucci. Leggendo i commenti comparsi sotto il promo del programma pubblicato sui canali ufficiali, appare chiaro che molti spettatori continuano a identificare fortemente 'Report' con la figura di Sigfrido Ranucci: "Senza Ranucci non c'è Report", scrive qualcuno. "Grazie per avermi ricordato di non guardare Rai3 quel giorno", commenta un altro. E ancora: "No Ranucci, no Report". Un clima che, per chi si appresta a raccogliere il testimone di Ranucci, rende la prima puntata anche un banco di prova tutt'altro che ordinario. 

La redazione sembra però avere la 'benedizione' della fondatrice del programma, Milena Gabanelli: secondo quanto risulta all'Adnkronos, nelle scorse settimane i giornalisti avrebbero ricevuto la visita della storica ideatrice e conduttrice di 'Report' che avrebbe augurato 'buon lavoro' a tutti i cronisti. Un augurio che Gabanelli ha ripetuto ieri proprio su Rai3, ospite de 'L'Elefante', il programma di Peter Gomez: "Un enorme in bocca al lupo a Report", ha detto, salutando il ritorno del programma sugli schermi di Rai 3. Per concludere poi con un'esclamazione che ha strappato l'applauso del pubblico in studio: "Evviva Report". 

3 nov 2026

Grande Fratello, Selvaggia Lucarelli: "Non chiude in anticipo"

3 nov 2026

Antognoni: "Lo scontro con Martina è acqua passata, sono fortunato a poterlo raccontare"

(Adnkronos) - "Non ho visto nulla, so che questo ragazzo è morto per un incidente del cavolo e mi dispiace davvero. La dinamica posso solo immaginarla...". Giancarlo Antognoni risponde al telefono all'Adnkronos e il pensiero torna, inevitabilmente, al 22 novembre 1981. Quel giorno, allo Stadio Comunale di Firenze, il numero 10 della Fiorentina fu protagonista di un terribile scontro di gioco con Silvano Martina, portiere del Genoa. Un episodio vicino, per dinamica, a quello che ha portato alla morte dell'attaccante del Tenerife Jesus De Miguel.  

Antognoni, cosa ricorda di quel 22 novembre di 45 anni fa?  

"Poco, molto poco. Qualche immagine confusa prima dello scontro con Martina. Poi, svenni dopo il contatto e mi risvegliai forse una decina di minuti dopo negli spogliatoi. Per fortuna, riconobbi subito i compagni di squadra".  

Rivide l'episodio in tv?  

"Fu una brutta sensazione, Martina uscì in modo scomposto dentro l'area e mi colpì vicino alla tempia con il ginocchio. Un contrasto violentissimo".  

Fu un episodio discusso anche in termini giudiziari...  

"Mi costituii parte civile, non denunciai Martina e non feci nulla contro di lui. Stavamo giocando, pensai che l'avesse fatto in buona fede anche se l'intervento fu pesante".  

In un'intervista all'Adnkronos (LEGGI QUI), Martina l'ha definita 'un signore'.  

"Lo scagionai, diciamo così, perché era una situazione di gioco. Nel calcio i contrasti esistono, può succedere".  

Le è capitato di sognare quel momento in questi 45 anni?  

"No, per fortuna il dopo non è stato negativo e traumatico. Sono fortunato perché posso raccontarlo, mi è andata bene. Se mi avesse preso in pieno la tempia, qualche centimetro più in là, non sarei qui a parlarne...".  

Tornò in campo il 21 marzo 1982 contro il Cesena, poi affrontò di nuovo il Genoa e Martina. Quali furono i pensieri?  

"Non nascondo che rivedere Silvano mi fece un certo effetto. Dopo il timore iniziale, però, pensai alla partita e sparì tutto. Se uno ci ripensa non va avanti. Rimaneva il fatto che non potevo colpire il pallone di testa, ma per precauzione mia".  

Vi incontraste anche fuori dal campo?  

"Lui intraprese una carriera da procuratore, un giorno ci incrociammo a Coverciano per motivi diversi. È acqua passata, nessun rancore. Come detto, la cosa importante è essere qui e su questo non si discute, anche se quell'episodio mi negò 15 partite con la Fiorentina...".  

In una stagione chiusa al secondo posto, sfiorando lo scudetto dietro alla Juve...  

"Sono convinto che la squadra, con me, due punti in più li avrebbe fatti".  

Si consolò in estate.  

"Con il Mondiale, una vittoria mica male".  

Il ct Bearzot le parlò dell'episodio prima della convocazione per il torneo in Spagna?  

"Tornai a marzo e fino a giugno riuscii a mettermi in condizione. Il mister venne a vedermi e, in un colloquio, gli dissi che me la sentivo. Andò bene, in tutti i sensi".  

3 nov 2026

Virus respiratorio sinciziale, l'80% degli italiani non conosce i rischi

(Adnkronos) - Non si vede, spesso viene sottovalutato, ma colpisce in silenzio e può cambiare la vita dei bambini, ma anche delle persone più fragili, come gli anziani o di chi convive con patologie croniche, pensate alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) o all’insufficienza cardiaca. Sono queste persone che pagano un prezzo elevato in termini di maggiore mortalità correlata alla patologia. Tra i virus respiratori tipici dell’inverno, il virus respiratorio sinciziale (Rsv) rappresenta, a detta degli esperti, una vera e propria minaccia epidemiologica, ma la percezione del rischio resta ancora insufficiente. Ce lo dicono i numeri. In Italia - informa una nota di Gsk - quasi l’80% teme che i virus respiratori possano peggiorare la propria condizione di salute; tuttavia, la medesima percentuale degli intervistati non sa o non è sicuro di sapere cosa sia l’Rsv. Inoltre, quasi una persona su due non ha mai parlato di questa infezione con un medico o un altro professionista sanitario. Un divario informativo che pesa, soprattutto se si considera che il 70% degli adulti italiani con patologie croniche dichiara che i virus respiratori, come l’Rsv appunto, hanno influenzato negativamente la propria salute, la vita quotidiana o quella delle persone vicine. Questi dati emergono da un sondaggio globale condotto da Human8 in 10 Paesi, e promosso da Gsk, in occasione della Rsv Awareness Week (2–8 novembre). Nel nostro Paese sono state intervistate oltre 500 persone adulte che vivono con una o più patologie croniche.  

Le conseguenze dell’infezione da Rsv - si legge - possono protrarsi a lungo: circa metà degli intervistati riferisce un impatto sulla salute per almeno un mese dopo l’infezione e circa il 10% dichiara che il recupero ha richiesto oltre un anno o non è ancora completo. L’Rsv può inoltre aggravare patologie preesistenti come asma e Bpco: quasi una persona su tre (31%) ha sperimentato un peggioramento del proprio stato di salute nel corso dell’infezione respiratoria, quota che sale al 57% tra i pazienti con asma e al 43% tra quelli con Bpco. "Il virus respiratorio sinciziale può causare complicanze clinicamente rilevanti, soprattutto nei pazienti con patologie respiratorie e cardiovascolari – sottolinea Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva, Università degli Studi di Milano e direttore sanitario d’Azienda Irccs Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano -. Nei soggetti con Bpco, in particolare, prevenire gli episodi infettivi significa anche ridurre il rischio di riacutizzazioni, che possono incidere in modo significativo sull’evoluzione della malattia. Le riacutizzazioni, infatti, rappresentano una delle principali cause di ospedalizzazione e di morte di questi pazienti". Un altro aspetto cruciale riguarda il peggioramento della qualità di vita che i sintomi possono determinare nelle persone anziane o fragili. "In questi pazienti la perdita di autonomia – prosegue Pregliasco - e la rinuncia ai momenti di socialità hanno un impatto altrettanto rilevante. Per questo è fondamentale puntare sulla prevenzione del virus, al fine di evitare un ulteriore deterioramento della loro quotidianità". 

È anche alla luce di queste evidenze cliniche, e considerando l’elevato numero di persone potenzialmente esposte, che i documenti internazionali e nazionali - dettaglia la nota - hanno da tempo posto l’accento sulla prevenzione vaccinale delle patologie da virus respiratori, includendo anche l’Rsv. Le ultime stime indicano che, in Italia, negli over 60, l’Rsv sarebbe responsabile ogni anno di circa 50.000 ospedalizzazioni e 1.800 decessi in ambito ospedaliero. "Nei soggetti anziani e più fragili le infezioni respiratorie da Rsv restano numerose e, con l’avvicinarsi della stagione invernale, tendono ad aumentare - afferma Massimiliano Franco, medico di famiglia e segretario Simg Lombardia -. Il reale impatto clinico di questo virus nella popolazione adulta e anziana è verosimilmente superiore a quanto riportato in letteratura, perché la diagnosi non rientra ancora tra le pratiche di routine. Come medici di famiglia conosciamo i nostri pazienti fragili e possiamo individuarli e proporre loro attivamente la vaccinazione: la raccomandazione del medico resta uno dei fattori più efficaci per l’adesione".  

 

"La prevenzione vaccinale costituisce un diritto fondamentale per l’intera collettività, con particolare riguardo alle persone adulte in condizioni di fragilità, con comorbidità o in età avanzata, che risultano maggiormente esposte a rischio di complicanze gravi – sottolinea Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva –. L’assenza del vaccino contro l’Rsv per la popolazione adulta all’interno del Piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv) genera inaccettabili disparità nell’accesso alle cure e alla tutela della salute. Sanare questo divario è un passaggio fondamentale per garantire il pieno rispetto del diritto alla salute in tutte le fasi della vita". 

Il vaccino adiuvato contro il virus respiratorio sinciziale - sottolineano da Gsk - "contiene la glicoproteina F ricombinante del Rsv stabilizzata nella conformazione prefusionale (RsvPreF3). Questo antigene è combinato con l’adiuvante proprietario AS01E di Gsk. Il vaccino è stato approvato per la prevenzione della malattia delle basse vie respiratorie (Lrtd) da Rsv negli individui di età pari o superiore a 18 anni in più di 65 Paesi". Tra i molti studi disponibili - riferisce la nota - le evidenze mostrano inoltre come la protezione offerta dalla vaccinazione si mantenga nel tempo. Nello studio registrativo di fase III, una singola dose del vaccino adiuvato contro l’Rsv ha dimostrato efficacia nella prevenzione della malattia delle basse vie respiratorie da Rsv per almeno tre stagioni consecutive. A confermare questi risultati nella pratica clinica sono i più recenti dati di real world evidence dello studio americano Clear-VE Rsv, che mostrano una riduzione delle ospedalizzazioni correlate all’Rsv del 76% dopo una stagione e rimane confermata la riduzione delle ospedalizzazioni nell’analisi su due stagioni (dati presentati a IDWeek 2026, Washington D.C., 21-24 ottobre). Ma il beneficio della vaccinazione emerge anche nella riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori (Mace) correlati all’Rsv e delle riacutizzazioni severe di BPCO e asma, compresa tra il 62% e il 74% dopo la prima stagione e intorno al 58% nell’analisi cumulativa su due stagioni (dati presentati al congresso Ers 2026, Barcellona, 5-9 settembre). Evidenze che ampliano la prospettiva sul valore della prevenzione dell’Rsv, con un beneficio che va oltre la prevenzione dell’infezione e della relativa ospedalizzazione.  

"Il paziente con Bpco, a ogni riacutizzazione, compie un passo verso il basso: le riacutizzazioni aumentano mortalità e rischio di ospedalizzazione – conclude Dejan Radovanovic, associato di malattie dell'apparato respiratorio, Università degli Studi di Milano e dirigente medico Uoc Pneumologia, Ospedale Luigi Sacco - Asst Fatebenefratelli Sacco -. Per chi convive con patologie respiratorie e cardiovascolari proteggere nel tempo il proprio equilibrio di salute – già fragile – è una priorità clinica. Uno dei modi più efficaci per tenere sotto controllo la propria condizione e non lasciare che l’Rsv comprometta lo stato di salute in queste persone è la vaccinazione. Recenti studi di real life mostrano che il vaccino anti-Rsv di Gsk riduce le ospedalizzazioni correlate al virus dal 70% all’85% nei pazienti affetti da patologia respiratoria cronaca, e recenti dati presentati al congresso Ers evidenziano benefici anche in termini di riduzione di riacutizzazioni da Bpco e di riduzione di Mace, correlati e non all’Rsv, nei pazienti affetti dalle rispettive patologie. Questo conferma il valore di questa vaccinazione e la necessità di inserirla quanto prima nel Pnpv". 

3 nov 2026

Roma, ansia Gollini: a rischio per lo United. Vasquez o De Marzi in porta?

(Adnkronos) - Ansia Pierluigi Gollini in casa Roma. Oggi, martedì 3 novembre, i giallorossi sfidano il Manchester United nella trasferta valida per la quarta giornata della fase campionato di Champions League, ma potrebbero dover fare a meno del loro secondo portiere, che sta trovando continuità dopo l'infortunio di Mile Svilar. 

Gollini infatti, a poche ore dall'inizio del match dell'Old Trafford, ha accusato un problema alla schiena che mette in dubbio la sua presenza in campo. Gli ultimi test saranno decisivi per la scelta di Gasperini, che nel frattempo però ha allertato gli altri due portieri presenti in Inghilterra Devis Vasquez e il giovane Giorgio De Marzi. 

 

Devis Vasquez è un portiere di 28 anni arrivato nell'estate 2025 alla Roma dopo un'ottima stagione disputata in Serie A con la maglia dell'Empoli. L'estremo difensore colombiano però non è riuscito ad affermarsi in giallorosso, oscurato dall'ascesa di Svilar e dall'arrivo di Gollini, che si è preso il posto da secondo portiere. Vasquez era arrivato in Italia nel gennaio 2023 dai paraguaiani del Guaranì su intuizione di Paolo Maldini, ma in rossonero non ha convinto ed è stato ceduto prima in prestito all'Ascoli e poi all'Empoli. Quindi la chiamata della Roma, che lo scorso gennaio lo ha girato per sei mesi in Turchia al Besiktas prima di accoglierlo nuovamente a Trigoria. 

 

Giorgio De Marzi è un giovane portiere classe 2007, di appena 19 anni, nato negli Stati Uniti, a Lancaster, in Pennsylvania, e cresciuto a Trigoria. Prodotto del settore giovanile della Roma, ha scalato tutte le categorie del vivaio fino ad affacciarsi per la prima volta in prima squadra nel 2025. De Marzi non è ancora riuscito a trovare l'esordio in giallorosso, nonostante sia stato convocato più volte da Gian Piero Gasperini come terzo portiere soprattutto dopo l'infortunio di Svilar e per sfruttare le liste Uefa, che non mettono limiti ai giocatori provenienti dal vivaio. 

 

3 nov 2026

Cinquant'anni di J&J in Italia, studio: "Più prevedibilità su payback per sostenere investimenti innovazione"

(Adnkronos) - In occasione dei 50 anni di Johnson & Johnson in Italia, è stato presentato oggi un nuovo studio della Fondazione Cerm – Competitività, regole, mercati, che analizza l’impatto del meccanismo del payback farmaceutico sulla sostenibilità economica delle imprese, sulla loro capacità di investimento e sulla competitività del settore. Nato come misura straordinaria, nel corso degli anni il payback ha assunto un peso sempre più rilevante, con effetti sulla prevedibilità e sulla capacità delle imprese di programmare e sostenere investimenti di lungo periodo, fondamentali per la crescita e la competitività del Paese. 

Il tema è stato al centro dell’evento '50 anni di futuro: Italian Health&Care Forum – L’Italia che innova, l’Italia che produce, l’Italia che cura', promosso da Johnson & Johnson presso lo stabilimento di Latina. Il Forum - informa una nota - ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dell’industria, della comunità scientifica, del mondo della salute e delle associazioni dei pazienti per un confronto sulle condizioni necessarie affinché l’Italia continui a essere competitiva e attrattiva per ricerca, produzione e innovazione, assicurando allo stesso tempo ai pazienti un accesso tempestivo ed equo alle terapie innovative. A testimonianza della centralità di queste sfide nell’agenda del Paese, l’evento ha visto una partecipazione istituzionale di alto profilo, a partire dal messaggio del presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. Sono intervenuti, poi, Orazio Schillaci, ministro della Salute; Valentino Valentini, viceministro delle Imprese e del Made in Italy; e i sottosegretari Marcello Gemmato e Claudio Durigon. Al confronto ha inoltre preso parte il presidente della Commissione Finanze del Senato Massimo Garavaglia, insieme ad altri rappresentanti delle istituzioni nazionali e territoriali.  

Lo studio Cerm - si legge - analizza come il peso crescente del payback incida su una delle condizioni fondamentali per sostenere l'innovazione: la capacità delle imprese di investire in ricerca, sviluppo e produzione di nuove terapie. Un effetto destinato ad accentuarsi, se non affrontato. Per misurarne la portata, il Cerm ricorre all’Effective tax rate (Etr), un indicatore che esprime l’incidenza complessiva degli oneri sostenuti dalle imprese rispetto alla loro redditività. Al calcolo, oltre alla fiscalità ordinaria, viene aggiunto anche il contributo richiesto attraverso il meccanismo del payback sugli acquisti diretti. Nel campione considerato, l’Etr passa dal 25,6% al 61,2% quando si considera il payback sugli acquisti diretti. L’impatto risulta ancora più rilevante per le piccole e medie imprese (Pmi), per le quali l’indicatore raggiunge valori compresi tra l’82,1% e l’86,8%.  

 

Nel dettaglio, nel 2024, il payback sulla spesa farmaceutica per acquisti diretti, ossia il ripiano posto a carico delle aziende farmaceutiche in caso di superamento del tetto di spesa, è stato pari a circa 2 miliardi di euro. In questo contesto, la Fondazione Cerm - riferisce la nota - stima che, per riportare la redditività delle imprese almeno al costo del capitale, sarebbe necessaria una riduzione significativa dell’attuale onere del payback. Considerando il diverso peso di piccole, medie e grandi imprese, sul campione analizzato la riduzione ponderata necessaria è pari al 72,5%. Applicando la stima ai dati complessivi del 2024, la riduzione sarebbe pari a circa 1,28 miliardi di euro: il payback residuo scenderebbe così a circa 720 milioni di euro, con un’incidenza sul mercato rilevante ai fini del ripiano che passerebbe dal 15,9% a circa il 5,8%.  

Un intervento di questo tipo non avrebbe soltanto l’effetto di ridurre il peso economico sulle imprese, ma contribuirebbe anche a restituire prevedibilità, consentendo alle aziende di pianificare con maggiore efficacia gli investimenti futuri. Il valore individuato non va letto come una proposta di riduzione automatica della spesa, ma come un riferimento utile a ripensare il meccanismo secondo criteri che, accanto al controllo della spesa, tengano conto anche della capacità del settore di investire, innovare e competere nel lungo periodo. In questa prospettiva, lo studio Cerm individua due possibili orizzonti di intervento: nel breve-medio periodo, un riequilibrio dell'attuale onere del payback; nel lungo periodo, una revisione più ampia della governance farmaceutica, capace di tenere insieme la sostenibilità del sistema sanitario e la capacità delle imprese di continuare a investire. 

"Lo studio Cerm mostra che il payback farmaceutico, nato come strumento di contenimento della spesa, ha assunto nel tempo un ruolo strutturale, con effetti distorsivi - ha detto Fabio Pammolli, professore al Politecnico di Milano -. Sulla base dei dati 2024, lo studio stima in circa 1,28 miliardi di euro la possibile riduzione dell’onere del payback che pesa sulla redditività industriale, con un impatto più pronunciato sulle imprese di piccola dimensione. La sostenibilità del sistema si misura nella capacità di controllare la spesa preservando le condizioni per investire e innovare. Per tenere insieme queste esigenze servirà affidarsi in misura crescente a valutazioni d’impatto integrate, alla gestione della spesa lungo le diverse fasi del ciclo di vita dei prodotti, a incentivi per gli investimenti e alla responsabilizzazione delle Regioni. È così che la governance della spesa farmaceutica può evolvere verso maggiore prevedibilità e competitività".  

 

Guardando al più ampio contributo che il comparto farmaceutico genera per il Paese, nel 2025 - dettaglia la nota - l’industria farmaceutica in Italia ha registrato 74 miliardi di euro di valore della produzione e 69 miliardi di euro di export. Un comparto che impiega 72.000 addetti diretti, che salgono a 316.000 considerando indotto e filiera. Numeri che confermano il ruolo della farmaceutica non soltanto nella tutela della salute, ma anche come settore strategico per la crescita, la competitività e lo sviluppo economico dell’Italia. In particolare, nei suoi cinquant’anni di presenza nel Paese, Johnson & Johnson ha contribuito a introdurre innovazioni che hanno migliorato la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti in aree caratterizzate da importanti bisogni di salute ancora insoddisfatti, tra cui l’oncologia, l’immunologia e le neuroscienze. 

"Cinquant’anni rappresentano un traguardo significativo e raccontano una storia di investimenti, ricerca e collaborazione con il sistema sanitario, il mondo scientifico e le comunità locali. Una storia che testimonia come la capacità di guardare al futuro possa tradursi in valore concreto per l’Italia e in nuove opportunità di cura per i cittadini”, ha sottolineato il presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. 

"Celebrare questo anniversario significa riconoscere il valore di una realtà che dal territorio contribuisce alla salute delle persone e porta valore alla nostra Nazione. Alle imprese spetta investire, fare ricerca e innovare. Alle istituzioni garantire regole chiare, tempi certi e stabilità. Pubblico e privato devono lavorare insieme con un obiettivo comune: assicurare a tutti i cittadini un accesso equo alle cure e costruire un futuro di innovazione, crescita e salute. Per questo, questo anniversario non rappresenta un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza: le grandi storie si costruiscono anche attraverso le pagine che devono ancora essere scritte. La salute non può essere considerata una voce di spesa: è uno degli investimenti più lungimiranti che un Paese possa fare", ha commentato Schillaci. "Vogliamo creare un quadro normativo certo e favorevole agli investimenti, premiando le imprese che scelgono l’Italia e accelerando l’accesso dei cittadini ai farmaci innovativi. È una direzione già tracciata dalla Legge di Bilancio e che troverà ulteriore sviluppo nel Testo Unico della legislazione farmaceutica, nell’interesse delle imprese, del Servizio sanitario nazionale e soprattutto dei cittadini", ha dichiarato Gemmato. 

 

"Le Life sciences rappresentano per l’Italia molto più di un settore industriale: sono un patrimonio strategico che unisce salute, ricerca, produzione, competenze e crescita economica - ha commentato Jacopo Murzi, amministratore delegato di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia -. In uno scenario globale in cui la competizione per attrarre investimenti e innovazione è sempre più intensa, è fondamentale creare le condizioni perché le imprese possano programmare e investire nel lungo periodo e, allo stesso tempo, il Servizio Sanitario Nazionale possa favorire un accesso sempre più rapido ai progressi della medicina. Cinquant’anni di presenza in Italia rappresentano per Johnson & Johnson un traguardo straordinario, ma soprattutto un punto da cui guardare avanti. Grazie a una presenza radicata nel Paese, vogliamo continuare a essere un partner del sistema salute e a lavorare, attraverso il dialogo con tutti gli stakeholder, per costruire i prossimi cinquant’anni di progresso a beneficio dei pazienti e della competitività del Paese".  

Il Forum - sottolineano dall'azienda - è stato anche l’occasione per raccontare l’impegno di Johnson & Johnson per la crescita economica, industriale e sociale dell’Italia, lungo una catena del valore che comprende ricerca, produzione, sviluppo delle competenze, occupazione qualificata e ricadute sull’intero tessuto economico nazionale. In cinquant’anni di presenza nel Paese, "Johnson & Johnson ha costruito un ruolo rilevante nell’ecosistema economico e sanitario. Attraverso terapie e tecnologie innovative, l’azienda ha reso possibili importanti progressi nel trattamento di diverse patologie, migliorando gli esiti terapeutici e la vita dei pazienti. Oggi Johnson & Johnson è tra le principali aziende dell'innovazione in salute in Italia e continua a investire in un modello che tiene insieme ricerca, produzione e accesso all'innovazione, a sostegno dell'attrattività del Paese".  

Un ruolo "che trova riscontro anche nella presenza sul territorio: oggi Johnson & Johnson Innovative Medicine conta in Italia 1.500 collaboratori, tra la sede di Milano e lo stabilimento produttivo di Latina. In questo quadro, la ricerca rappresenta uno degli elementi distintivi della presenza di Johnson & Johnson Innovative Medicine in Italia. Nel 2025, l’azienda ha condotto 127 studi clinici, coinvolgendo oltre 7.500 pazienti in centri di ricerca distribuiti sul territorio nazionale. Un’attività che consente ai pazienti di accedere precocemente all’innovazione, porta risorse e competenze al Ssn e rafforza l’attrattività dell’Italia per ricerca, innovazione e investimenti ad alto valore aggiunto. Ed è in questa prospettiva che salute e competitività diventano due dimensioni sempre più interconnesse: le competenze e gli investimenti che consentono di migliorare le cure sono anche quelli che alimentano lo sviluppo economico e sociale del Paese. Per continuare ad attrarli, è necessario poter contare su un quadro normativo e di policy stabile e prevedibile". 

 

Lo stabilimento Johnson & Johnson di Latina "rappresenta un esempio concreto del legame tra presenza industriale, innovazione e competitività. Il sito occupa un ruolo centrale nella catena di fornitura globale dell’azienda ed è un hub globale per il lancio e la produzione di farmaci orali, destinati ad aree terapeutiche prioritarie come oncologia e immunologia. Ogni anno lo stabilimento produce oltre 4 miliardi di compresse, il 97% delle quali destinato ai mercati internazionali. Cinquant’anni dopo l’avvio della presenza di Johnson & Johnson in Italia - prosegue la nota - il sito continua a trasformarsi attraverso l’introduzione di tecnologie produttive avanzate e un percorso di evoluzione industriale sempre più orientato alla sostenibilità". Tra gli esempi più significativi vi è il continuous manufacturing, una tecnologia che rende la produzione più efficiente, flessibile e sostenibile, facendo dialogare innovazione di processo e innovazione terapeutica. Parallelamente, lo stabilimento ha avviato un percorso di decarbonizzazione che punta a raggiungere la carbon neutrality entro il 2030. 

"Abbiamo scelto di celebrare questo traguardo qui a Latina perché il nostro stabilimento è uno dei capitoli più significativi dei cinquant’anni di storia di Johnson & Johnson in Italia. Una storia costruita sulle persone, sulle competenze e su una cultura industriale cresciuta nel tempo insieme al territorio e alla comunità che ci ospita. Oggi Latina è un hub globale nella rete produttiva di Johnson & Johnson e, allo stesso tempo, un sito che continua a evolvere, attraverso nuove tecnologie e un percorso di decarbonizzazione destinato a farne un punto di riferimento per l’intera azienda. Vogliamo che questa storia continui a generare valore anche nei prossimi decenni: per le persone che lavorano qui, per il territorio, per il sistema industriale italiano e per i pazienti", ha evidenziato Barbara Sambuco, General manager, Johnson & Johnson Innovative Medicine Latina site. 

Il Forum - conclude la nota - ha affrontato alcune delle principali sfide che definiranno il futuro delle Life Sciences in Italia – dalla governance farmaceutica alla politica industriale della salute, fino all'equità di accesso all'innovazione – con lo sguardo rivolto ai prossimi decenni: mettere il Ssn nelle condizioni di accogliere un'innovazione sempre più avanzata e, allo stesso tempo, creare un contesto in cui le imprese possano continuare a fare ricerca, produrre e investire nel Paese. 

3 nov 2026

Sinner, frecciata di Laila Hasanovic? "Si sta sentendo con un'altra"

3 nov 2026

Iacono (Hera): "Avanti con transizione, è investimento per competitività Paese"

(Adnkronos) - "Per noi la transizione energetica e ambientale è un investimento per la competitività del paese. La sostenibilità fa parte integrante del nostro modello di fare impresa e con essa cresciamo e generiamo valore per noi e per i nostri clienti. Quindi certamente dobbiamo andare avanti sulla transizione". Così Orazio Iacono, amministratore delegato del Gruppo Hera, ai microfoni dell'Adnkronos in diretta da Ecomondo, la manifestazione sulla green, blue e circular economy, alla Fiera di Rimini fino al 6 novembre. "Investire nell'efficienza e resilienza delle infrastrutture oltre a essere una necessità industriale è una responsabilità verso le comunità che serviamo e verso le future generazioni", continua Iacono spiegando che "le infrastrutture sono un pilastro fondamentale su cui si costruisce la qualità di vita delle persone, la competitività delle aziende e lo sviluppo sostenibile dei territori".  

"Per un gruppo come Hera, che offre servizi energetici, ambientali e idrici - sottolinea Iacono - gli investimenti sono una leva strategica per trasformare quelle che sono le sfide di oggi in opportunità di sviluppo per il futuro. Penso per esempio alla agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico che richiedono reti idriche resilienti e sistemi capaci di fronteggiare appunto gli eventi meteorologici più estremi; penso alla transizione energetica che necessita di infrastrutture e reti moderne intelligenti, flessibili per accompagnare il processo elettrificazione. Penso infine a quello che è l'economia circolare che richiede impianti tecnologicamente sempre più avanzati per valorizzare gli scarti trasformandoli in materia ed energia. Su questo noi stiamo accelerando abbiamo un piano di industriale 2029 che prevede un piano ambizioso di 5,5 miliardi, di cui 3 miliardi sono investimenti di sviluppo". 

3 nov 2026

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