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In Famiglia Festival, oltre 5.700 presenze al Forte Trionfale. Al Pampers Village 3.000 iscrizioni

(Adnkronos) - Oltre 5.700 presenze, più di 20 spettacoli, 72 laboratori e oltre 60 tra incontri, podcast-interviste e seminari con esperti. Sono i numeri di In Famiglia Festival 2026, la manifestazione dedicata a bambini e genitori che si è svolta il 19 e 20 settembre al Forte Trionfale di Roma. Tra le novità di questa edizione il Pampers Village, che ha registrato circa 3.000 iscrizioni e ha proposto attività dedicate alle famiglie con bambini da 0 a 3 anni, oltre a un'area dedicata alla salute e alle consulenze per le future mamme. "Questo progetto, il Pampers Village, nasce dall'ascolto dei nostri genitori. Da sempre Pampers significa il meglio per la sicurezza, per la protezione dei nostri bambini. Ma ci siamo resi conto che questo non basta, perché per prendersi cura dei nostri piccoli c'è bisogno di prendersi cura di chi li fa crescere tutti i giorni, ovvero le mamme e i papà", ha detto Antonio Fazzari, General Manager di Fater. 

"Quello che abbiamo raccolto da questa indagine che abbiamo fatto come osservatorio sulla genitorialità in Italia è un dato piuttosto scomodo: un genitore su due in Italia si sente solo. Perché la società è cambiata e perché i nostri genitori non trovano più quel supporto sociale che esisteva un tempo. Insomma, fare bambini in Italia non è una cosa semplice", sottolinea Fazzari. "Ci siamo fatti ispirare da un proverbio africano che dice che per crescere un bambino c'è bisogno di un intero villaggio e abbiamo appunto creato il Pampers Village che è un luogo digitale ma anche fisico dove le famiglie fanno famiglia. È un luogo dove i nostri genitori si possono mettere in rete, possono trovare strumenti utili, risposte alle loro domande, servizi e soprattutto possono sviluppare relazioni significative", spiega. Il progetto è presente anche nell'app Coccole, dove "abbiamo creato un vero e proprio social per i genitori. 100mila mamme e papà che oggi si scambiano consigli, si fanno domande, insomma fanno squadra e poi questa app digitale diventa anche un luogo fisico", afferma Fazzari. 

Dopo le prime tappe a Milano e Pescara, il Pampers Village è arrivato a Roma. "I nostri genitori possono imparare come giocare al meglio con i bambini, per esempio con la musica, con i suoni, con dei giochi che possano avere un significato per i nostri bimbi, possono accedere a servizi gratuiti e in un paese dove è difficile fare famiglia è veramente una gioia vedere un luogo così pieno di bimbi e di energia", dice Fazzari. A Roma il Village ha proposto tre aree dedicate ai bambini da 0 a 3 anni, tra lettura, gioco e musica, grazie alla collaborazione con il personale educativo del CSB – Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini e di Un Villaggio per Crescere. Grande partecipazione anche nell'area salute, con circa 600 future mamme che hanno usufruito delle consulenze di psicologi, logopedisti, osteopati, neuropsicomotricisti e altri specialisti. "Il futuro del Pampers Village ce lo racconteranno i genitori italiani. Noi partiremo sempre dall'ascolto delle mamme e dei papà in Italia e ci chiederemo come questo villaggio che stiamo costruendo con loro possa essere sempre più utile", conclude Fazzari. 

 

Sul progetto interviene anche Lina D'Alberto, Head of Marketing Baby Care, che richiama i principali elementi emersi dall'Osservatorio sulla genitorialità, realizzato ascoltando 3.000 genitori e stakeholder. "Tra le cose più importanti, il fatto che un genitore su due si sente solo, cosa normalissima perché tanti anni fa le nostre famiglie, quando tornavano dall'evento della nascita del proprio bambino, trovavano la grande tribù, la famiglia allargata, i vicini di casa, il paese. Oggi, quando si torna a casa, si trova molte volte la coppia", spiega. 

D'Alberto sottolinea anche il cambiamento del ruolo dei padri e l'aumento delle aspettative legate alla genitorialità. "Abbiamo imparato che la genitorialità si sta trasformando sempre di più in una genitorialità trasformativa e performativa. Ognuno di noi vuole del proprio bambino essere il primo che gattona, il primo che mette il primo dentino. Questo amplifica le aspettative di ogni singolo genitore e crea delle tensioni. I nostri papà, se un tempo rappresentavano un supporto secondario, oggi vogliono essere più protagonisti della vita genitoriale. Infatti il 63% teme di non fare abbastanza", afferma. "Da queste tre grandi cose nasce il nostro Pampers Village, con l'obiettivo di creare un supporto concreto attraverso gli eventi nei parchi, attraverso la community in app e attraverso la normalizzazione, parlandone con una campagna di comunicazione che porta al centro la solitudine genitoriale", aggiunge. 

La community digitale conta oggi 100mila persone. "Il 25% dei genitori 0-3 anni è all'interno della nostra community in app. Si chiedono dei suggerimenti e si danno delle piccole risposte, aprendo anche il dibattito tra di loro", sottolinea D'Alberto. L'obiettivo, conclude, è continuare a far crescere il progetto attraverso l'ascolto delle famiglie: "Vogliamo continuare a far sì che ogni giorno con l'ascolto dei nostri genitori il nostro Village diventi una tribù sempre più grande". 

21 set 2026

Pnrr, Alparone (Lombardia): "Non è traguardo ma partenza per nuovi servizi sul territorio"

21 set 2026

Tajani: "Mi spiace che mie parole siano state fraintese, mi scuso, mai offeso le donne"

21 set 2026

Sanità, Mennini (ministero Salute): "Investire in prevenzione, cure e trattamenti favorisce salute e Pil"

(Adnkronos) - "Investire nella salute è, in generale, conveniente. Lo dimostrano tutti gli studi: laddove si investe in interventi efficaci, che si tratti di prevenzione, cura o trattamento, il ritorno dell'investimento già nel breve e medio periodo risulta molto vantaggioso, sia per la salute dei cittadini, sia per i conti dello Stato e il Pil del Paese". Così il capo Dipartimento della Programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Ssn del ministero della Salute, Francesco Saverio Mennini, alla XXIX edizione dell'evento Salute Direzione Nord, organizzato a Palazzo Lombardia a Milano. "A maggior ragione - sottolinea - questo vale per le malattie rare, poiché sappiamo che spesso per queste patologie vi è un'assenza di trattamenti e di cure risolutive. Diventa quindi fondamentale investire il più possibile, innanzitutto nella diagnosi precoce, in modo da individuare percorsi alternativi qualora non vi siano terapie adeguate. Dall'altra parte, occorre favorire gli investimenti dei produttori, incentivandoli a sviluppare farmaci e tecnologie sanitarie anche per un numero ristretto di pazienti, rendendo il percorso sostenibile per le aziende ma, soprattutto, vantaggioso per i pazienti stessi". 

"Ci siamo mossi e continuiamo a muoverci in questa direzione anche a livello di ministero della Salute. A giugno 2026, con la presentazione della Carta di Roma alla presenza del sottosegretario Gemmato, è stata illustrata la struttura del modello che abbiamo in mente e che è già stato avviato", ricorda Mennini. "Si tratta di un approccio integrato - la fondamentale integrazione tra ospedale, territorio e domicilio - che sfrutta i vantaggi della digitalizzazione e della condivisione dei dati e delle informazioni. In questo contesto rientra anche l'utilizzo della piattaforma per le liste d'attesa, dato che queste ultime rappresentano un grave problema, in particolare per i pazienti affetti da malattie rare. L'implementazione della piattaforma, avviata 1 anno e mezzo fa, ci sta permettendo di iniziare a ridurre i tempi e, soprattutto, di individuare dove si annidano le inefficienze, collaborando con le singole Regioni per colmare il divario nei tempi di attesa". 

"Un altro aspetto centrale - prosegue Mennini - riguarda il finanziamento legato alla diagnosi precoce. Nell'ultima legge di Bilancio abbiamo previsto fondi importanti, che rappresentano un punto di partenza fondamentale per sostenere in maniera strutturale i finanziamenti dedicati alle malattie rare e all'impiego dei test, inclusi quelli genomici. Questa rappresenta una rivoluzione significativa per il nostro sistema sanitario, poiché in passato non si era mai verificata un'attenzione di questo tipo. Infine, vi è il tema legato ai livelli essenziali di assistenza (Lea). All'interno del Dipartimento che dirigo abbiamo innescato un meccanismo di aggiornamento dei Lea molto più rapido rispetto al passato: l'obiettivo è arrivare a un aggiornamento annuale. In alcuni casi ci siamo già riusciti, mentre per altri la tempistica si attesta tra 1 anno e mezzo e 2 anni. È tuttavia necessario continuare a informare le associazioni di pazienti e i produttori affinché forniscano evidenze costanti: più i dossier sottoposti al ministero e al Comitato Lea saranno robusti, più veloce sarà l'iter di approvazione dei livelli essenziali di assistenza", conclude Mennini. 

21 set 2026

Malattie rare, Scopinaro (Uniamo): "Per sanità davvero migliore si considerino bisogni pazienti"

21 set 2026

Sanità, Pavesi (Aifa): "Interoperabilità dei dati per creare valore comune"

21 set 2026

Presley Gerber, media Usa: "Il figlio di Cindy Crawford morto per sospetta overdose"

21 set 2026

Salute Direzione Nord: "Prevenzione, equità e innovazione leve per garantire diritto universale"

(Adnkronos) - "La salute come diritto universale e come asset strategico capace di generare valore sociale ed economico per il Paese e di garantire ai pazienti le giuste cure". È il filo conduttore della nuova edizione di Salute Direzione Nord, evento promosso da Fondazione Stelline e organizzato da Inrete - Relazioni istituzionali e comunicazione, giunto alla 29esima edizione e ospitato al Belvedere di Palazzo Lombardia a Milano. Prevenzione, nutrizione, oncologia, malattie rare, equità nell'accesso alle cure, digitalizzazione, intelligenza artificiale, ricerca e sviluppo e collaborazione pubblico-privato sono fra i temi principali al centro dei panel di discussione: "Leve diverse, ma interconnesse, di un unico ecosistema salute", spiegano gli organizzatori dell'appuntamento. Una giornata di confronto tra rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, professionisti sanitari, mondo scientifico e accademico, associazioni dei pazienti e imprese del settore, con l'obiettivo di "approfondire le diverse dimensioni attraverso cui la salute può produrre benefici che vanno oltre l'ambito clinico, contribuendo alla qualità della vita delle persone, alla coesione sociale, all'innovazione e alla competitività del sistema Paese. Una prospettiva che supera una lettura della sanità legata esclusivamente alla spesa e alla sostenibilità economica", perché "investire in salute significa creare valore, rafforzando la capacità del Servizio sanitario nazionale di rispondere ai bisogni dei cittadini e, al tempo stesso, sostenendo lo sviluppo sociale ed economico del Paese". 

Ad aprire i lavori, riporta una nota, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana. "L'invecchiamento della popolazione e l'emergere di nuovi bisogni - dichiara - ci impongono di ripensare il modello di assistenza, mettendo sempre di più la persona al centro, affinché si possa garantire una presa in carico che consideri il cittadino nella sua globalità. In questo percorso, prevenzione e corretti stili di vita sono fondamentali, così come lo sviluppo di una sanità sempre più territoriale, vicina alle persone e capace di utilizzare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. È una trasformazione che deve accompagnare il cittadino nelle diverse fasi e necessità della vita, senza contrapposizioni ideologiche. È con questo approccio che Regione Lombardia ha scelto di intervenire anche sul tema dei caregiver, mettendo a disposizione risorse importanti, circa 110 milioni di euro l'anno. E lo stesso principio di attenzione alla persona deve guidarci nell'affrontare un tema delicato come quello del fine vita: nel rispetto delle diverse sensibilità etiche e liberali e di quanto stabilito dalla Corte costituzionale, deve essere garantita la possibilità di scelta del cittadino. Regione Lombardia ha già definito le proprie linee guida, ma è necessaria una legge nazionale che assicuri un quadro chiaro e omogeneo su tutto il territorio". 

"Sul fine vita - concorda l'assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso - è necessario arrivare a una legge nazionale che definisca un quadro chiaro e omogeneo. Le sentenze della Corte costituzionale rappresentano un riferimento fondamentale, che chi governa ha il dovere di rispettare, ma non possiamo demandare alla Corte il compito che spetta alla politica: assumersi la responsabilità delle decisioni, confrontarsi anche tra posizioni diverse e trovare una sintesi. Sarà necessariamente una legge frutto di una mediazione, come è accaduto per molte grandi questioni sociali del nostro Paese, ma l'importante è arrivare a una norma. Oggi la sanità è sempre più in rete e una materia così delicata non può essere lasciata alla capacità organizzativa delle singole strutture. Allo stesso tempo, al fine di ridurre al massimo le richieste di fine vita, abbiamo il dovere di garantire a ogni persona che soffre la migliore assistenza possibile, intervenendo in tutti gli ambiti in cui possiamo alleviarne la sofferenza e rispondere ai suoi bisogni. In questo quadro è centrale anche il ruolo dei caregiver, troppo spesso dimenticati nonostante rappresentino un pilastro fondamentale dell’assistenza: il loro lavoro deve essere riconosciuto e tutelato. Su questo abbiamo già una proposta normativa pronta e auspico che, trovate le necessarie coperture, possa essere approvata. Credo che la politica possa riuscire a trovare la stessa capacità di sintesi anche sul fine vita, auspicabilmente entro la fine della legislatura". 

Durante i lavori - continua la nota - ampio spazio è stato dedicato al valore della prevenzione, in un contesto caratterizzato dall'invecchiamento della popolazione e dalla crescita delle patologie croniche. "Anticipare i bisogni di salute, favorire diagnosi precoci, aumentare la consapevolezza e la partecipazione dei cittadini significa non soltanto migliorare gli esiti di salute, ma contribuire alla sostenibilità complessiva del sistema", è il messaggio. A confrontarsi sul tema, fra gli altri, Gian Antonio Girelli, membro della Commissione Affari sociali della Camera; Emanuele Monti, presidente della Commissione IX Sostenibilità sociale, Casa e Famiglia di Regione Lombardia; Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano; Danilo Cereda, direttore Uo Prevenzione della Dg Welfare di Regione Lombardia; Maria Grazia Colombo, direttore Generale Asst Fatebenefratelli Sacco Milano; Annarosa Racca, presidente Federfarma Lombardia; e Andrea Gori, professore ordinario di Malattie infettive dell'università degli Studi di Milano. 

"La prevenzione non può essere considerata un capitolo accessorio alle politiche sanitarie, ma deve diventare il principio intorno al quale programmare l'intero sistema - afferma Monti - Investire nella diagnosi precoce, negli screening e nella promozione di corretti stili di vita significa tutelare la salute delle persone e ridurre il peso delle cronicità sui cittadini, sulle famiglie e sul servizio sanitario".  

La prevenzione passa dall'alimentazione, come sottolineato nel panel 'Promuovere la salute attraverso la nutrizione', che ha portato al centro del dibattito il ruolo dell'alimentazione quale determinante di salute, insieme alla promozione di corretti stili di vita, fondamentali per la gestione delle principali sfide epidemiologiche. Tra gli interventi quelli di Elena Lucchini, assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia; Elena Murelli, componente della Commissione Affari sociali e Sanità del Senato; Simona De Stefano, direttore Ufficio 5 Nutrizione ed Etichettatura del ministero della Salute; e Riccardo Caccialanza, direttore della Struttura complessa di Dietetica e Nutrizione clinica della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia. L'argomento alimentazione è stato affrontato anche dalla prospettiva delle disuguaglianze di salute con un focus dedicato a povertà e sicurezza alimentare, perché "l'accesso a un cibo sicuro e di qualità rappresenta un fattore che incide direttamente sulla salute delle fasce più fragili e sulla pressione esercitata sul sistema sociosanitario". Il confronto ha coinvolto l'intera catena del valore, dai mercati all'ingrosso alla distribuzione, fino al welfare territoriale e al Terzo settore, al fine di individuare strategie di prevenzione e inclusione. 

Innovazione e accesso alle cure sono stati un altro grande asse della giornata, prosegue la nota. Un focus specifico è stato dedicato all'oncologia, uno degli ambiti in cui ricerca biomedica, diagnostica e innovazione terapeutica stanno rapidamente modificando le prospettive di cura e la qualità di vita dei pazienti. Al confronto hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni e alcuni dei principali esponenti del mondo clinico e scientifico, tra cui Giancarlo Pruneri, Diego Cortinovis, Andrea Sartore-Bianchi, Lorenzo Preda e Giulia Veronesi, insieme alle associazioni dei pazienti e al mondo dell'industria. A fare da ponte tra innovazione e diritto universale alla salute anche il tema delle malattie rare, per le quali "equità significa garantire diagnosi tempestive, percorsi assistenziali appropriati e accesso alle opportunità offerte dal progresso scientifico, indipendentemente dalla complessità o dalla rarità della patologia". Ne hanno discusso, tra gli altri, Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento della Programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Ssn del ministero della Salute; Alessandro Scardoni della Dg Welfare di Regione Lombardia; Lisa Noja; Chiara Valcepina; Annalisa Scopinaro, presidente Uniamo; e Tonino Aceti, presidente Salutequità, insieme ai rappresentanti dell'industria. 

La giornata ha poi destinato due momenti di confronto al presidente dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco), Robert Giovanni Nisticò, e al vicepresidente e assessore al Bilancio e Finanza di Regione Lombardia, Marco Alparone, chiamati a intervenire sui principali temi legati al farmaco, all'innovazione, all'accesso alle terapie e alla sostenibilità economica. "La salute è un diritto - evidenzia Nisticò - ma è anche uno dei più importanti investimenti per il futuro del nostro Paese. Sappiamo che prevenzione, innovazione terapeutica, equità nell'accesso alle cure, trasformazione digitale e investimenti in ricerca e sviluppo possono generare benefici per la salute e, allo stesso tempo, rafforzare la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e la competitività dell'Italia. La sfida è tradurre l'innovazione in benefici concreti e accessibili per tutti i cittadini. Per questo dobbiamo continuare a costruire un sistema capace di innovare, garantire equità e mettere davvero al centro le persone, con strumenti e modelli regolatori capaci di evolvere insieme alla ricerca, coniugando sicurezza, appropriatezza e sostenibilità, e attraverso una strategia di lungo periodo e una collaborazione sempre più stretta tra le agenzie regolatorie europee e internazionali, in grado di rendere la filiera farmaceutica meno dipendente dagli equilibri geopolitici mondiali".  

Per Alparone "il Pnrr ha accelerato un processo di trasformazione già avviato in Lombardia, sostenendo il rafforzamento della rete territoriale, l'ammodernamento delle strutture e l'innovazione tecnologica e digitale. La sfida della fase post-Pnrr - avverte - è trasformare questi investimenti in capacità strutturale del sistema, integrandoli nei modelli organizzativi e nei percorsi di presa in carico. Questo richiede un'evoluzione della programmazione, con maggiore integrazione tra ospedale e territorio, interoperabilità tra professionisti e servizi, valorizzazione dei dati e misurazione degli esiti. Una programmazione pluriennale e integrata consente di valutare gli investimenti non solo in termini di spesa, ma di valore prodotto in salute, appropriatezza ed efficacia, generando così le condizioni per la sostenibilità del sistema nel tempo". 

Fra le sfide decisive per il futuro del Servizio sanitario nazionale, si è parlato anche di trasformazione digitale: "Dati, interoperabilità e intelligenza artificiale stanno modificando il modo in cui la sanità programma, organizza e gestisce i percorsi di cura, offrendo nuovi strumenti per supportare le decisioni, integrare i servizi e accompagnare l'evoluzione dei modelli assistenziali". Il panel 'Tra digitalizzazione e nuove strutture assistenziali, dati e Ai al servizio del valore' ha messo a confronto, tra gli altri, l'europarlamentare e co-relatore dell'Ai Act Brando Benifei; Simona Loizzo, presidente dell’Intergruppo parlamentare Sanità digitale e Terapie digitali; Manuela Lanzarin, presidente della Commissione permanente nelle Politiche sanitarie, sociosanitarie e sociali della Regione Veneto; l'assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi; rappresentanti di Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), Aifa, strutture sanitarie, mondo accademico e imprese. 

A chiudere il percorso il tema della collaborazione fra pubblico e privato come "fattore strategico per generare valore condiviso, accelerare l'innovazione e migliorare la capacità del sistema di rispondere a bisogni di salute sempre più complessi". Un confronto tra istituzioni, management sanitario, ricerca e industria, "per individuare nuovi modelli di collaborazione capaci di coniugare sostenibilità, competitività e qualità dell’assistenza". 

Salute Direzione Nord, conclude la nota, conferma così la propria "vocazione di luogo di confronto tra istituzioni, professionisti sanitari, associazioni, mondo accademico e imprese, con l'obiettivo di mettere a sistema competenze e prospettive differenti e individuare le condizioni affinché equità, prevenzione, innovazione e sviluppo possano procedere insieme. La salute non soltanto come costo da sostenere, dunque, ma come investimento e diritto universale: un asset strategico per le persone, per il sistema sanitario e per il Paese". 

21 set 2026

Xhaka ammette la frode sul pass Covid, niente Nazionale: rischia carcere e lunga squalifica

21 set 2026

Omicidi Villa Pamphili, i testimoni in aula: "Anastasia era impaurita da Kaufmann"

(Adnkronos) - “Si vedeva che era impaurita”. Viene descritta così Anastasia Trofimova dai testimoni, che hanno incontrato la donna prima che venisse trovata senza vita insieme alla figlia Andromeda il 7 giugno dello scorso anno a Villa Pamphili, sentiti oggi in aula nel processo che vede imputato Francis Kaufmann, accusato del duplice omicidio.  

I testimoni hanno riferito di alcuni episodi relativi alla famiglia nelle settimane precedenti al duplice omicidio: un addetto alla sicurezza di un ristorante in piazza Farnese ha raccontato che il 21 maggio era intervenuto dopo che una turista gli aveva segnalato la presenza di un uomo insanguinato accompagnato da una donna e da una bambina. “Non sapevo cosa fosse successo, ho visto che l’uomo era sanguinante, aveva una ferita sopra la testa, ed era in stato di ebbrezza. La ragazza non era felice - ha detto - aveva la faccia triste di chi ha paura della persona che le sta a fianco, l’ho capito dallo sguardo. Come una persona che ti vuole dire qualcosa ma che non lo può dire”.  

Altri testimoni che lavoravano nel mercato di San Silverio hanno riferito che i tre, tra aprile e maggio dello scorso anno, erano stati visti spesso a mangiare lì e lavarsi nei bagni pubblici. “Non li abbiamo mai sentiti parlare tra di loro - racconta una teste - Venivano, mangiavano e poi andavano via”.  

La prossima udienza del processo davanti alla Prima Corte d’Assise è fissata per il prossimo 6 ottobre quando era in programma la testimonianza dei genitori di Anastasia, ma come spiegato in aula dal pm Antonio Verdi dalle autorità russe “non abbiamo avuto alcuna risposta” in merito alla possibilità di sentirli in videoconferenza.  

“Se non arrivano i familiari saremo costretti ad acquisire le sit, i verbali delle sommarie informazioni che hanno dato alla polizia - ha spiegato l’avvocato Mario Angelelli, che rappresenta i genitori di Trofimova - Loro ci tenevano a comparire, perché per loro è un dovere morale. Dispiace tantissimo di questa vicenda, si tratta di una famiglia che non è nelle condizioni economiche di affrontare un altro viaggio in Italia, perché i costi dei biglietti dalla Russia per l’Italia e poi per il soggiorno sarebbero per loro proibitivi. Si trovano quindi di fronte a questo dilemma. Noi speriamo in un miracolo, che le autorità giudiziarie di entrambi i Paesi possano collaborare per permettere la rogatoria, e quindi permettere a loro di essere sentiti in videoconferenza. Ma c’è anche un problema logistico, perché i nostri assistiti si trovano in Siberia”.  

21 set 2026

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