Logo Il Foglio

Milano, Mario Calabresi valuta candidatura a sindaco: "Mi piacerebbe fare la mia parte"

22 lug 2026

Iran avverte gli Usa: "Trump vuole bombardare nostre infrastrutture? Occhio per occhio"

(Adnkronos) - "La dottrina di difesa dell'Iran è chiara: occhio per occhio". Dopo la nuova minaccia di Trump, Teheran risponde lanciando l'ennesimo avvertimento agli Usa e al presidente americano, che farà bombardare "un ponte o una centrale elettrica" del Paese per ogni nuovo attacco della Repubblica islamica contro una nave nello Stretto di Hormuz.  

La minaccia del tycoon arriva dopo quella lanciata nei giorni scorsi, all'indomani della morte dei quattro militari statunitensi in Giordania, uccisi da un raid iraniano: "Ogni volta che Teheran ucciderà un soldato americano - la promessa di Trump -, pagherà per quella morte molte volte tanto". 

 

Se gli Usa attaccheranno, l'Iran risponderà colpendo infrastrutture e impianti energetici nella regione, ha dichiarato una fonte militare iraniana, citata dall'agenzia Tasnim, in risposta alla minaccia del presidente americano. 

"La Repubblica islamica ha una volontà ferrea nell'esercitare la propria sovranità sullo Stretto di Hormuz e non permetterà in alcun modo che questo passaggio torni a essere uno strumento di minaccia contro l'Iran", ha detto ancora la fonte. 

"Se gli americani colpiranno un ponte o una centrale elettrica in Iran, la risposta iraniana prenderà di mira infrastrutture e ponti nella regione, compresi impianti energetici nei quali gli Stati Uniti hanno interessi", ha poi aggiunto, sotttolineando che gli Stati Uniti "negli ultimi 10 giorni dovrebbero aver compreso pienamente che l'Iran può colpire qualsiasi obiettivo decida di colpire", definendo una possibile iniziativa di Trump "un azzardo destinato a trasformarsi ancora una volta in una sconfitta politica". 

"La nostra dottrina di difesa è chiara: occhio per occhio", ha rilanciato poi il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, sottolineando che "qualsiasi aggressione contro l'Iran, incluso contro le infrastrutture del Paese, provocherà risposte di potenza e decisive". 

 

"Un ponte o una centrale elettrica" bombardate in Iran per ogni nuovo attacco della Repubblica islamica contro le navi a Hormuz, il piano annunciato nella giornata di ieri dal presidente americano Donald Trump in un messaggio pubblicato su Truth Social. "Da questo momento in poi, ogni volta che la Repubblica islamica dell'Iran sparerà contro una nave nello Stretto di Hormuz, che sia con un missile, un razzo, un drone o qualsiasi altro dispositivo o arma, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno un ponte o una centrale elettrica, comprese quelle situate vicino o all'interno della capitale Teheran", ha scritto Trump. 

 

La guerra tra Iran e Stati Uniti travolgerà l'intera regione, se non si metterà fine al conflitto, ha intanto avvertito il capo negoziatore iraniano e presidente del parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, avvertendo che o l'intera regione sarà libera dalla guerra, oppure tutti i Paesi saranno coinvolti nel conflitto tra Teheran e Washington.  

"In una regione in cui non vendiamo petrolio, nessuno lo venderà. Se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura sarà al sicuro, e la sicurezza di Hormuz dipende dall'assenza di forze americane", le parole di Ghalibaf in un post su X. Il negoziatore ha inoltre aggiunto che lo Stretto "non tornerà alle condizioni prebelliche". 

Dal canto suo, il tycoon ha ribadito che "stiamo colpendo l'Iran molto duramente. Gli iraniani stanno morendo dalla voglia di fare un accordo, ma non sono pronti. Ogni volta che fanno un accordo, lo vogliono cambiare. Non sono pronti -, la promessa del presidente Usa in un comizio in Georgia - ma lo saranno presto". 

 

22 lug 2026

Assegno inclusione, dal primo agosto al via domande rinnovo

22 lug 2026

Iran, allarme navi nel Mar Rosso: mercantili invertono rotta dopo blocco Houthi

(Adnkronos) - Prime conseguenze sul traffico marittimo dopo l'annuncio degli Houthi dello Yemen, alleati dell'Iran, di un blocco navale contro le navi dirette in Arabia Saudita. Almeno sei imbarcazioni hanno cambiato rotta nel Mar Rosso e nelle aree limitrofe, secondo i dati di tracciamento delle navi analizzati dalla società di intelligence marittima Lloyd's List, come evidenzia il Washington Post. 

Tra i casi più rilevanti quello della Liu Jiang Kou, nave portaveicoli cinese diretta al porto saudita di Gedda, che ha fatto inversione di rotta mentre attraversava il Golfo di Aden verso lo stretto di Bab el-Mandeb. Secondo Lloyd's List, l'operatore avrebbe ricevuto una comunicazione dalle autorità Houthi nella quale veniva avvertito del rischio di essere "preso di mira" se avesse proseguito il viaggio.  

Hanno cambiato rotta anche due petroliere legate a Hong Kong, la Xin Tong Yang e la New Prime, dirette al porto saudita di Yanbu, oltre alla petroliera indiana Desh Viraat. Altre due navi, la Xin Long Yang della cinese Cosco e la petroliera greca Rodos, hanno modificato il percorso mentre si dirigevano verso lo stretto di Bab el-Mandeb. Nonostante i primi segnali del blocco, il traffico nello stretto strategico tra Mar Rosso e Golfo di Aden non si è fermato completamente. Diverse navi hanno continuato a transitare e almeno tre petroliere legate all'Arabia Saudita hanno attraversato o si sono avvicinate all'area nonostante le minacce degli Houthi. 

La portata effettiva delle restrizioni resta ancora incerta. Finora non sono stati registrati attacchi contro navi commerciali nel Mar Rosso o nello stretto di Bab el-Mandeb dopo l'annuncio del blocco. La nuova crisi alimenta però i timori per il commercio globale e per le forniture energetiche. Le tensioni nello stretto di Hormuz hanno già provocato forti rallentamenti al traffico petrolifero, con circa il 10% delle spedizioni mondiali di greggio interessate dalle interruzioni. Secondo alcune stime, un blocco efficace del Mar Rosso potrebbe ridurre ulteriormente l'offerta globale di petrolio di circa il 7%. 

22 lug 2026

Caldo, stop all'afa: Italia verso il verde con 2 bollini rossi oggi e 1 domani

22 lug 2026

"Non dormo mai e lavoro sempre", il post della premier giapponese diventa un caso politico

(Adnkronos) - "Per la prima volta dopo tanto tempo ho dormito 5 ore. Lo standard, da quando sono diventata primo ministro, è tra 0 e 3 ore". Sanae Takaichi, primo ministro del Giappone, con un post su X rivela la sua agenda quotidiana che, salvo eccezioni, prevede uno spazio ridottissimo per il sonno. E il messaggio diventa un caso politico, con le reazioni dall'opposizione in un momento caldissimo per il paese, alle prese con la flessione dello yen, che ha raggiunto i minimi da 40 anni.  

Il post della premier è stato pubblicato nel Giorno del mare, la giornata festiva che in Giappone cade il terzo lunedì di luglio, e vanta ben oltre 30 milioni di visualizzazioni. I cittadini ne approfittano per rilassarsi al mare o in piscina. La premier, invece, no. L'ultimo weekend è stato dedicato all'analisi di documenti. "Ho passato il tempo fino all'alba" di lunedì "a smaltire le migliaia di email accumulate, ma il pomeriggio della Festa del Mare è diventato un tempo prezioso da usare per me stessa". Nei giorni feriali il 'tempo privato' è occupato dalla pulizia del bagno, dal bagno, dalla cena, dal lavaggio dei piatti dopo cena, dal bucato e da una pulizia sommaria. II resto della notte fino all'alba è dedicato alla lettura dei documenti o alla preparazione delle risposte per il Parlamento", la spiegazione di Takaichi, la prima donna a ricoprire il ruolo di premier nipponico.  

Per fortuna, nel giorno di festa si può rallentare. Almeno un po'. "Questa giornata di riposo è stata davvero preziosa e per la prima volta dopo tanto tempo ho potuto dormire 5 ore (da quando sono diventata primo ministro, lo standard era da 0 a 3 ore di sonno). Dal pomeriggio ho sistemato in un colpo solo il la stiratura di fazzoletti e biancheria intima dopo il bucato, oltre al cucito (la cucitura di rinforzo per l'orlo sfilacciato della gonna e il rafforzamento dei bottoni allentati della giacca). Io sono negata a stirare, ci metto un sacco di tempo. Avevo rimandato e alla fine mi sono ritrovata quasi senza biancheria intima da abbinare agli abiti", il resoconto della premier, che appare estremamente impegnata nella gestione della casa. Takaichi è legato all'ex parlamentare Taku Yamamoto. Il matrimonio risale al 2004, nel 2017 si è arrivati al divorzio. Dopo il riavvicinamento, nuova unione dal 2021.  

 

Il lungo post è diventato un tema di dibattito politico ed è finito nel mirino degli avversari della premier. Toru Kunishige, parlamentare dell'opposizione, come riferisce il New York Times ha attaccato affermando che la carenza prolungata di sonno "compromette le capacità di giudizio e potrebbe rappresentare un rischio per la gestione delle crisi nazionali". Un altro parlamentare, Hiroyuki Konishi, è arrivato a prospettare le dimissioni: "Il vero compito del primo ministro è definire gli orientamenti politici e fornire istruzioni, non deve esaminare ogni singolo dettaglio di un documento". 

In Giappone, le giornate lavorative interminabili non sono un'eccezione. Nel settore privato e pubblico, sottolinea il New York Times, è prassi che i dipendenti rimangano in ufficio fino a quando i superiori non sono andati via: accumulare un numero elevato di ore di straordinario è ritenuto un segno di lealtà e diligenza. Il rovescio della medaglia è rappresentato dai drammatici casi di 'karoshi', il decesso per eccesso di lavoro. Il quotidiano americano ricorda in particolare la drammatica vicenda di Matsuri Takahashi, dipendente di un colosso della pubblicità, che nel 2016 si suicidò dopo un mese in cui aveva accumulato 100 ore di straordinario. Il caso spinse il governo a fissare il limite massimo di 45 ore di 'overtime' al di là del turno. 

22 lug 2026

Prima fuga dell'AI, il supermodello 'scappa' su internet e si trasforma in hacker

(Adnkronos) - L'Intelligenza Artificiale 'scappa' e diventa hacker. Sembra la trama di un film, ma l'allarme è reale. OpenAI, la società produttrice di ChatGpt, ha reso noto che i suoi avanzati modelli di AI sono sfuggiti al controllo durante un test di sicurezza, hackerando in autonomia una nota piattaforma per programmatori. L'azienda di San Francisco lo ha definito un "incidente cyber senza precedenti" e ha dichiarato che condurrà un'indagine congiunta con la libreria di codice online Hugging Face. 

Vengono definiti agenti gli strumenti che agiscono in modo autonomo per svolgere compiti nel mondo reale. OpenAI ha spiegato che l'incidente ha coinvolto una combinazione di modelli, tra cui il recente GPT-5.6 Sol "e un modello pre-release ancora più potente". 

La società stava cercando di valutare le capacità di hacking dei modelli assegnando loro compiti all'interno di un ambiente di test digitale rigorosamente controllato, in cui l'accesso a internet era limitato per motivi di sicurezza. "Mentre operavano nel nostro ambiente di test isolato (sandbox), i nostri modelli hanno impiegato una quantità sostanziale di (potenza di calcolo) per trovare un modo di ottenere l'accesso libero a Internet, nel tentativo di risolvere il problema di valutazione", ha riportato un blog post di OpenAI sull'incidente. 

 

 

Dopo essersi connessi a internet, i modelli hanno deciso di prendere di mira la piattaforma Hugging Face – un grande repository di modelli di AI, dataset e altre informazioni – per farsi aiutare nel loro obiettivo. Alla ricerca di "informazioni segrete" che potessero aiutarlo ad eludere la valutazione, il sistema di OpenAI ha "concatenato molteplici vettori di attacco, compreso l'uso di credenziali rubate". Hussein Abbass, docente di informatica presso la UNSW Canberra, ha dichiarato all'AFP che l'incidente è stato "sorprendente sotto molti aspetti". "Non si è limitato ad attaccare Hugging Face. Ha attaccato persino il proprio sistema interno per sfruttarne le vulnerabilità", ha affermato Abbass. "E questo fa paura". 

GPT-5.6 e altri modelli all'avanguardia, tra cui la serie Mythos della principale rivale di OpenAI, Anthropic, hanno destato preoccupazione per la loro capacità di violare le difese di cybersecurity. Entrambe le società statunitensi hanno dovuto sospendere temporaneamente il rilascio pubblico di queste ultime tecnologie a causa del timore di Washington che potessero contribuire a violare infrastrutture critiche. L'AI avanzata si trova "normalmente nelle mani di persone etiche e responsabili", ha aggiunto Abbass. Ma "sarà catastrofico se dovesse finire nelle mani di qualcuno con l'intenzione di causare danni". 

La governance del settore dell'AI è diventata una questione centrale e "serve uno sforzo corale della comunità per gestire questa situazione", ha concluso. La scorsa settimana Hugging Face aveva segnalato l'"intrusione" informatica, senza tuttavia menzionare OpenAI. "Questa violazione è stata diversa da qualsiasi altra gestita in precedenza sotto un aspetto fondamentale: è stata guidata, dall'inizio alla fine, da un sistema autonomo di agenti di AI – e l'abbiamo rilevata e analizzata in gran parte grazie a una nostra AI", ha dichiarato Hugging Face. Clement Delangue, CEO di Hugging Face, ha dichiarato su X che l'azienda sospettava che l'attacco informatico provenisse da un laboratorio di AI di livello mondiale, data la sofisticazione dell'agente. "Siamo fermamente convinti che non vi fosse alcuna intenzione malevola da parte loro", ha scritto Delangue, riferendosi a OpenAI. "È davvero sconcertante che tutto questo sia accaduto in modo autonomo!" 

22 lug 2026

Nuoro, 20enne investito e poi ucciso a coltellate: con lui una ragazza rimasta ferita

22 lug 2026

Ilaria Salis: "Condanna? Vicenda surreale, giudizio di primo grado si è svolto a mia insaputa"

(Adnkronos) - Ilaria Salis commenta la condanna, nei suoi confronti, per il licenziamento senza giusta causa di due collaboratori. Notizia data in esclusiva dall'Adnkronos. "In relazione alle notizie diffuse in queste ore, desidero precisare quanto segue. Nel marzo 2026 il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza di primo grado relativa al recesso dal rapporto di collaborazione con due assistenti (un co.co.co e una partita Iva), ritenendo insussistente la giusta causa. Si tratta di una decisione che contesto integralmente e che ho già impugnato".  

"Il procedimento è attualmente pendente in appello e sono pertanto fiduciosa che il successivo grado di giudizio consentirà di accertare correttamente i fatti. La decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti non è stata arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni. Era diventata, al contrario, necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento", spiega l'europarlamentare Avs all'Adnkronos. 

"Vi è, inoltre, un profilo particolarmente grave, ai limiti del surreale. Non ho infatti avuto la possibilità di difendermi nel giudizio di primo grado (svoltosi in mia assenza e a mia insaputa) perché, pur essendo perfettamente note le modalità con cui notificarmi gli atti – sarebbe stato sufficiente inviare una comunicazione alla mia casella di posta elettronica o alla mia Pec –, la notifica non mi è mai pervenuta. Data la mia incolpevole assenza, il Tribunale ha pronunciato la propria decisione esclusivamente sulla base degli elementi acquisiti dai ricorrenti. Confido che il giudizio di appello possa fare piena chiarezza sulla vicenda". 

 

22 lug 2026

Elementi totali: 20
Vai a