Logo de Il Foglio

Siria, esplosione nel centro di Damasco: 4 morti e 11 feriti

2 lug 2026

Francesco Totti, la casa invasa da vespe germaniche: il racconto del 'salvataggio'

2 lug 2026

Wimbledon, oggi Cobolli-Duckworth al secondo turno - Diretta

2 lug 2026

Francesco Imprezzabile, l'ultimo saluto tra 'Ciao Francy' e Hallelujah

(Adnkronos) - Milano si è fermata oggi per l'ultimo saluto a Francesco Imprezzabile, l'agente della Polizia locale morto la sera del 22 giugno a Peschiera Borromeo durante un inseguimento. Una folla composta di familiari, colleghi, rappresentanti delle forze dell'ordine, autorità e cittadini ha gremito questa mattina la chiesa della Madonna della Medaglia Miracolosa, nel quartiere Corvetto, per accompagnare il vigile nel suo ultimo viaggio. 

L'arrivo del feretro, avvolto dalla bandiera crociata di Milano, è stato accolto da un lungo e commosso applauso. Sei colleghi lo hanno portato a spalla fino all'altare, preceduti da un settimo agente con il casco d'ordinanza. Il corteo funebre era partito dalla Casa funeraria di San Donato Milanese, scortato dai motociclisti della Polizia locale. 

In prima fila la madre Rosy, il padre Pino, la sorella Barbara e la compagna Federica, stretti nell'abbraccio di amici e colleghi. All'esterno della chiesa le corone di fiori hanno fatto da cornice all'ultimo saluto, tra cui una con la dedica: "Non stancarti di inseguire i tuoi sogni". 

Per l'occasione il Comune di Milano ha proclamato il lutto cittadino. Alle esequie hanno partecipato, tra gli altri, il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, il sindaco Giuseppe Sala, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il comandante della Polizia locale Gianluca Mirabelli, il questore Bruno Megale e i vertici provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza. Presenti anche rappresentanti della Polizia locale di Roma Capitale, arrivati per rendere omaggio al collega scomparso. 

Durante l'omelia, il parroco don Antonello Loddi ha ricordato Francesco Imprezzabile come un uomo che "in un impeto di grande passione per il suo lavoro ha fatto un gesto eroico". "Non un gesto da temerario - ha sottolineato - perché il temerario compie grandi azioni per sé stesso. L'eroe, invece, agisce per il bene di un altro, di una comunità, di una collettività". 

Al termine della celebrazione è stato letto il messaggio dell'arcivescovo di Milano, Mario Delpini: "Desidero condividere la preghiera di suffragio per Francesco Imprezzabile, tragicamente perito nel tentativo di contrastare un male troppo spietato, una malavita troppo rovinosa per la nostra città". 

Presnete anche un piccolo gruppo di agenti in rappresentanza della polizia di Roma Capitale: "Oggi non è il giorno della polemica ma..". Qualcuno afferma che il funerale doveva essere fatto in Duomo, altri si chiedono perché chi sbaglia alla fine non paga: e finiscono per pagare sempre le forze dell'ordine.  

All'arrivo in chiesa, intercettato dall'Adnkronos, il vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera ed ex vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato (Fratelli d'Italia): "Non si capisce perché i funerali non siano stati fatti in Duomo. È scandaloso che il responsabile della morte del ragazzo non sia in carcere".  

La cerimonia si è conlusa tra le note di Hallelujah di Leonard Cohen. All'uscita del feretro i presenti salutano l'agente con un lungo applauso e con ripetuti "Ciao Francy" (VIDEO), mentre i familiari, visibilmente commossi, vengono stretti nell'abbraccio dei colleghi. (di Andrea Persili)  

2 lug 2026

Innovazione, Butti: "Lavoro governo riconosciuto a livello internazionale"

(Adnkronos) - "In materia di innovazione quello che è importante capire è che questo governo ha una visione riconosciuta a livello internazionale, sta lavorando a livello europeo, ad esempio sul cloud, che è una grandissima richiesta del mondo dell'impresa. Lo stiamo facendo attraverso l'impostazione italiana del cloud federato all'interno dell'Edic (European digital infrastructure consortium), il programma strategico europeo che è un consorzio promosso insieme ad altri paesi europei". A dirlo Alessio Butti, sottosegretario di Stato per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale al Forum nazionale di Federmanager in corso a Roma. 

"Sempre a livello europeo - sottolinea - abbiamo migliorato tutte le statistiche del famoso indice Desi (Digital economy and society ondex) per quanto riguarda la digitalizzazione del sistema e quindi è importante anche per le imprese. Ad esempio, per quanto riguarda l'adozione dell'Intelligenza artificiale, c'è stato un'enorme balzo in avanti, anche se magari le imprese fanno ancora un po' fatica rispetto alle imprese americane e ovviamente cinesi. Stiamo facendo grandi cose sul calcolo computazionale".  

"Abbiamo fondato la Q Alliance - continua - che riprende le leve strategiche della nostra strategia quantum e le ha praticamente disseminate a livello mondiale, tant'è che hanno aderito le più importanti aziende che fanno quantum nel mondo e parlo di IonQ e D-Wave. Questi sono passaggi strategici fondamentali e importanti". 

"La fuga dei giovani dal nostro Paese è un tema che stiamo cercando di affrontare con il mondo dell'impresa, della ricerca, con il mondo della formazione, perché poi il problema è lì, stiamo cercando di affrontarlo, è di difficile soluzione, ma ci stiamo quantomeno lavorando". "Il tema - spiega - è che il nostro processo formativo è straordinario, noi formiamo ragazzi talmente capaci che poi, evidentemente, non essendo il mondo dell'impresa in grado di assorbirli per capacità, competenze o altro, vanno all'estero. C'è anche un'altro aspetto sul quale il governo sta lavorando, che è quello dei salari e dell'indennità, insomma dei compensi".  

"E' evidente -osserva - che i giovani esperti, soprattutto laureati in STEM, quindi con corsi molto tecnico-scientifici poi all'estero guadagnino molto di più. Questo è un processo che stiamo cercando di invertire e su questo dobbiamo lavorare mettendo al servizio dei giovani, e non solo dei giovani, che volessero rientrare, anche delle agevolazioni fiscali, perché poi il tema è anche soprattutto economico, delle possibilità di ricerca, delle possibilità di mettere in pratica ciò che hanno studiato in Italia e poi adottato a livello internazionale". 

2 lug 2026

Imprese, Schlein: "Stabilità conti è importante, ma senza crescita non è sostenibile"

(Adnkronos) - "Noi sappiamo che la situazione non è delle migliori, vogliamo rimanere ottimisti, ma come forza politica che ha una cultura di governo dobbiamo guardare la realtà, le sofferenze e capire come affrontarle. Noi pensiamo che ci sia un problema di crescita, nonostante il Pnrr siamo fanalino di coda in Europa, senza saremmo in rescessione, eppure con quegli investimenti non siamo riusciti ad andare a toccare alcuni nodi strutturali che tengono a freno la produttività di questo Paese". Lo dice la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, intervenendo dal palco di Federmanager. "Cerchiamo di capire come ridare respiro e crescita a questo Paese - aggiunge - perché la stabilità dei conti è importante, ma non basta se non porta con sé la crescita e non è sostenibile". 

"Oggi a Federmanager sono venuta a presentare la strategia per la crescita del Partito Democratico, a cui abbiamo lavorato tanto in questi anni, nell'ascolto delle imprese, dei sindacati, di lavoratrici e lavoratori". Diverse le priorità indicate dalla leader del Pd: "La prima è il costo dell'energia che va ridotto e per farlo bisogna scollegarlo dal prezzo del gas. Noi abbiamo il costo dell'energia più alto d'Europa, non lo dobbiamo accettare. Si può cambiare. Si fa ad esempio attraverso un'accelerazione e una semplificazione degli investimenti nelle rinnovabili. Noi proponiamo un'unità di missione che si occupi con governo e regioni di dimezzare i tempi per le autorizzazioni, perché in Spagna sono due o tre anni, in Italia sono 6-7 anni. Dall'altra parte abbiamo proposto anche di cambiare il ruolo dell'acquirente unico per fare quelli che si chiamano Power Purchase Agreement".  

"Sono dei contratti - spiega - su grandi volumi da incentivare in modo che si possano mettere insieme i produttori di rinnovabili e le piccole e medie imprese italiane per fornire loro dell'energia a prezzi stabili e competitivi, perché se paghi una bolletta che è tre volte quella di una tua competitor in Spagna, in Germania, è chiaro che perdi competitività".  

"Aumentare i salari. Noi abbiamo tra i salari più bassi d'Europa, calati di 9 punti negli ultimi quattro anni e questo si ripete sulla condizioni materiali delle famiglie italiane che hanno meno potere d'acquisto, che quando vanno a fare la spesa con lo stesso stipendio di prima, non riescono più a fare la spesa di prima. Questo incide sui consumi e quindi incide sulla crescita, quindi la qualità del lavoro, il rafforzamento della contrattazione collettiva la riduzione della precarietà, come hanno fatto in Spagna, sono tutte strade che vogliamo perseguire con le nostre proposte concrete". 

"Continuo a chiedere al governo di fare con noi una battaglia nell'interesse europeo e nazionale, che è quella per proseguire gli investimenti comuni europei dopo il Pnrr, dopo il Nextgeneration.eu. Oggi ce n'è più bisogno di quando sono stati stanziati in mezzo alla pandemia, perché l'Europa è circondata da aggressività commerciale e militare e o va avanti con più integrazione, più investimenti comuni o rischia di rimanere schiacciata al margine. Quindi per un grande piano industriale, sociale europeo serve andare avanti con gli investimenti comuni", dice Elly Schlein.  

"In Italia - sottolinea - quando c'è uno schema di incentivi che funziona, come funzionava industria 4.0, più che avere la foga di cambiarlo, quando cambia un governo si vada a vedere che cosa funziona e si lavori nell'ascolto delle realtà manageriali imprenditoriali per capire quali strumenti possano rafforzare gli investimenti. Noi abbiamo tanto risparmio degli italiani che non riesce ancora ad essere canalizzato verso il sostegno all'economia reale italiana. Tanti fondi pensione, ad esempio, investono negli asset liquidi internazionali, nei titoli di Stato esteri. Dobbiamo costruire con loro degli strumenti mirati e incentivati perché quel risparmio sostenga concretamente l'innovazione delle piccole e medie imprese italiane". 

"Viviamo un tempo segnato da trasformazioni profonde e con tanta incertezza, nemica di crescita e investimenti. C'è qualcosa che non abbiamo dovuto affrontare? Dalla crisi economica alla crisi pandemica, energetica, le guerre e anche climatica. Penso che non ci salviamo da soli, oggi l'Europa è sotto attacco e ci salviamo solo con un salto in avanti nell'integrazione europea. Lo dice anche Mattarella: che c'è la necessità di un salto in avanti nell'integrazione". "Serve una difesa comune europea. Per un salto in avanti nell'integrazione europea serve innanzitutto superare l'unanimità: o cambiando i trattati o partendo con le cooperazioni rafforzate con chi ci sta. E non bisogna fare l'errore di abbandonare la strada degli investimenti comuni". 

2 lug 2026

Tumori, Lorusso (Humanitas San Pio X): "Diagnosi tardiva in 80% casi cancro ovarico"

(Adnkronos) - "Il tumore dell'ovaio è una patologia che in Italia colpisce circa 5.200 donne ogni anno e, purtroppo, la metà di loro ci lascia entro 5 anni dalla diagnosi. Il problema di questa elevata mortalità è legato all'assenza di screening efficaci e al fatto che il tumore ha dei sintomi aspecifici - come dolori addominali, difficoltà digestive, qualche volta perdite ematiche o difficoltà a urinare - che spesso vengono scambiati per altre patologie intestinali, come gastriti o diverticoliti. Ciò porta a un ritardo nella diagnosi. Infatti, quando arriviamo a diagnosticare la malattia, nell'80% dei casi il tumore è già in forma metastatica e questo impatta sulle nostre possibilità di guarigione". Così Domenica Lorusso, responsabile Centro di Ginecologia oncologica Humanitas San Pio X Milano e professore di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas University, intervenendo oggi a Roma all'incontro 'Tumore ovarico: le nuove frontiere dell'innovazione terapeutica'. 

"Le linee guida Aiom-Associazione italiana di oncologia, che abbiamo recentemente licenziato nell'ultima edizione - spiega Lorusso - sono uno strumento utile per tutti i nostri colleghi. Sono state create con un rigore metodologico importante: da qualche anno, infatti, in Italia hanno una valenza medico legale e oggi passano anche al vaglio dell'Istituto superiore di sanità. Nelle linee guida Aiom vengono riportate tutte le raccomandazioni per i farmaci già a disposizione in pratica clinica, con i livelli di evidenza che vengono da un'analisi rigorosa della letteratura medica", conclude. 

2 lug 2026

Pmi, Quercioli (Federmanager): "Paese cresce quando piccole imprese diventano medie e quando le medie diventano grandi"

(Adnkronos) - "Per far fare al Paese un ulteriore salto competitivo, è necessario promuovere un salto organizzativo delle sue piccole e medie imprese. Il Paese cresce quando le piccole imprese diventano medie e quando le medie diventano grandi. Questa è una delle principali sfide dei nostri tempi: far crescere le imprese, renderle più innovative, solide, sicure, sostenibili e capaci di affrontare le incognite e le incertezze del nostro tempo. Per questo il Manifesto Federmanager 2026 propone un grande Piano nazionale per la managerializzazione di 20 mila pmi industriali italiane, finalizzato a raddoppiare le imprese già oggi managerializzate e che rappresentano la quasi totalità della capacità di esportazione del Paese, del Made in Italy conosciuto nel mondo. Perché la managerialità porta successo commerciale, produttivo, tecnologico". A dirlo oggi Valter Quercioli, presidente Federmanager, in occasione del Forum nazionale della Federazione. 

"Una managerializzazione - spiega - che passa da strumenti concreti: i contratti collettivi di lavoro del management, il temporary management, i manager di rete, i percorsi di mentoring finalizzati al passaggio generazionale, i programmi di formazione continua e sviluppo delle competenze manageriali tradizionali ed emergenti, e gli incentivi selettivi legati a obiettivi di crescita e internazionalizzazione misurabili. Tra le competenze emergenti da sviluppare rientrano, necessariamente, anche quelle interculturali, divenute decisive per accompagnare l'internazionalizzazione delle pmi e rafforzare la cooperazione industriale in contesti multiculturali, ad esempio con i Paesi africani nell'ambito del Piano Mattei". 

"E' una sfida - assicura -che riguarda tutti. E' una sfida che riguarda il Governo, le forze politiche, il mondo delle imprese, il sindacato, il sistema educativo e l’Europa. Nessuna prospettiva di questa portata può essere realizzata da un solo attore. Servono istituzioni, imprese, organizzazioni di rappresentanza e corpi intermedi capaci di dialogare stabilmente. Per questo proponiamo un tavolo di confronto e monitoraggio sulla managerialità nelle pmi italiane. E' un progetto concreto, verificabile nei risultati e misurabile negli impatti". 

Per il presidente di Federmanager, "non basta introdurre tecnologia nelle imprese o acquistare macchinari e software avanzati. Serve la capacità di governarli. Servono organizzazione, competenze, leadership e visione. Serve managerialità. Non basta parlare di Transizione 5.0, di coniugare digitalizzazione e sostenibilità. Serve integrarle in quella cultura manageriale che trasforma gli investimenti in produttività duratura". 

"E voglio essere - sottolinea - molto chiaro su un punto: non stiamo chiedendo bonus a pioggia per i manager o per le imprese che assumono manager. Chiediamo invece investimenti selettivi e misurabili per aumentare la qualità organizzativa del sistema produttivo italiano. Noi non crediamo a una competitività costruita comprimendo il lavoro, impoverendo il capitale umano o scaricando i costi sociali sulle persone e sull’ambiente". "Crediamo invece - rimarca - in una competitività fondata su qualità, innovazione, competenze, organizzazione e responsabilità. Siamo convinti che la managerialità nelle pmiI debba diventare a tutti gli effetti una leva di politica industriale nazionale". 

"La nostra tesi centrale, che portiamo all’attenzione delle istituzioni e delle forze politiche, è questa: la competitività italiana non dipende soltanto dalla tecnologia, dalla finanza o dagli incentivi. Sempre più dipenderà dalla qualità delle organizzazioni e delle leadership chiamate a governare la complessità del nostro tempo. Ci si sta accorgendo, finalmente, che nell’industria il vero gap competitivo dell'Italia è riconducibile a un marcato divario di qualità organizzativa e manageriale. Le imprese - sostiene - non si trasformano da sole. Si trasformano quando sono ben governate. Si trasformano quando si dotano delle competenze manageriali necessarie. E questo è il contributo che il management industriale italiano offre al Paese". 

"L’Europa - spiega - sta cercando faticosamente un nuovo ruolo nel mondo. Per questo sosteniamo l'ambizione del Rapporto Draghi di un'Europa che torni a investire in industria, innovazione e autonomia strategica, non intenta soltanto a regolamentare. Noi desideriamo un’Europa che si veda non solo come grande mercato ma anzitutto come una comunità industriale e sociale. La sfida italiana si gioca, da protagonista, dentro quella europea: seconda manifattura per dimensione dopo la Germania, terzo Paese al mondo per surplus commerciale e quarto esportatore mondiale. Un Paese che continua ad avere, nonostante tutte le Cassandre nostrane, straordinarie capacità industriali, tecnologiche e creative. Non siamo assolutamente una nazione destinata al declino. Tutt’altro, siamo una grande potenza industriale. Ma talvolta diamo l’impressione di avere meno fiducia in noi stessi di quanta ne abbiano i mercati internazionali nei confronti dei nostri prodotti, delle nostre tecnologie, delle nostre competenze, della qualità del nostro lavoro". 

"Due settimane fa - ricorda - abbiamo tenuto il nostro Consiglio nazionale presso Acciaierie d’Italia, a Taranto. Una scelta non casuale. Perché pochi luoghi raccontano meglio di quel sito industriale le sfide, le contraddizioni e le potenzialità dell’industria italiana, la sua resilienza alle avversità. Taranto ci ricorda che non esiste una scelta tra industria, lavoro, salute e ambiente: la vera sfida è tenere insieme questi obiettivi con competenza, investimenti, innovazione e buona governance. E' questa la strada che dobbiamo percorrere come Paese. Ma in Puglia abbiamo visto e toccato con mano anche un’altra Italia industriale: l’Italia delle pmi. Abbiamo incontrato e visitato realtà imprenditoriali come Cog heat exchange solutions e Quarta Caffè di Lecce e PDT Cosmetici di Putignano: imprese che rappresentano filiere diverse ma tutte accomunate dalla stessa ambizione di crescita, capacità d’innovazione, focus sulla sostenibilità ambientale e sociale e apertura ai mercati internazionali; tutte accomunate dalla stessa voglia di eccellere e primeggiare". 

"Queste aziende - fa notare il presidente - ci dimostrano come il talento imprenditoriale italiano sia vivo e diffuso e che potrebbero accelerare ulteriormente il proprio percorso di sviluppo grazie a un maggiore apporto di competenze manageriali, compiendo quel salto dimensionale e organizzativo necessario a competere su scala globale. E' anche da esperienze come queste che nasce la nostra proposta di un grande Piano nazionale per la managerializzazione delle pmi. Il problema dell'Italia, quindi, non è la mancanza di potenziale. E' la sua incapacità di liberarlo pienamente. E' la sua scarsa fiducia in sé stessa. Ed è anche per questo che da troppo tempo il Paese cresce troppo poco. Con una produttività debole. Con imprese sotto-dimensionate. Con difficoltà nel trasformare l’innovazione in competitività delle piccole e medie imprese. Ed è qui che si colloca il cuore del messaggio che il nostro Manifesto intende lanciare: la managerialità è un’infrastruttura strategica". 

"In questo XXI secolo - dice - la competitività di un Paese dipenderà sempre meno dalla disponibilità di fattori produttivi tangibili e sempre di più dalla qualità delle persone chiamate a organizzarli, coordinarli e guidarli. Per questo la managerialità è una risorsa preziosa, che va tutelata, valorizzata, accompagnata lungo tutto l’arco della vita professionale. Se per decenni abbiamo considerato strategiche le infrastrutture materiali - energia, trasporti, telecomunicazioni - è adesso giunto il tempo di riconoscere che anche il management, quella speciale forma di capitale umano capace di interpretare la complessità e di guidare il cambiamento, è una vera infrastruttura nazionale intangibile". 

"La coesione sociale nasce dalla percezione di equità. Nessuna società può restare unita se lavoro, merito, responsabilità e contributo al bene comune non vengono riconosciuti e valorizzati. Senza equità fiscale e coesione sociale non esiste crescita duratura. Senza industria non esiste uno Stato sociale sostenibile. Questo è un punto centrale. Difendere l’industria oggi significa difendere la capacità futura del Paese di sostenere sanità, scuola, pensioni, ricerca e qualità della vita. Significa difendere i diritti di cittadinanza e la tenuta democratica e sociale dell’Italia. Ecco perché il Manifesto che oggi consegniamo non è un documento corporativo, ma un documento per un’Italia più consapevole dei propri punti di forza e delle proprie possibilità di miglioramento", dice il presidente Federmanager. 

"Un documento - afferma - che è una proposta di politica industriale e sociale per il Paese. Una proposta che prova a tenere insieme crescita economica e centralità della persona. Innovazione e dignità del lavoro. In tre parole: competitività responsabile, solidarietà e fiducia sociale. Se questa è la diagnosi, ecco allora le nostre proposte al Governo, con una necessaria precisazione: noi non chiediamo bonus a pioggia per la nostra categoria, ma tre riforme strutturali per sbloccare l'economia della Nazione. Primo: strumenti di incentivazione e una fiscalità d’impresa premiale e selettiva per le pmi, finalizzati alla crescita dimensionale e alla managerializzazione, accompagnati da una politica industriale 'contemporanea' volta a tutelare e rilanciare gli asset produttivi strategici del Paese. Lo Stato deve essere l’alleato fiscale di chi decide di smettere di essere piccolo e vuole competere su scala nazionale e internazionale, ma deve anche saper difendere e valorizzare quelle grandi realtà industriali che sviluppano e custodiscono competenze, tecnologie e capacità produttive indispensabili per l’autonomia strategica e la sovranità industriale del Paese". 

"Secondo - precisa - inserire managerialità nel Piano Mattei, perché se la geopolitica si fa con i trattati, l’economia reale si fa sul campo con i giocatori giusti. Lo Stato deve co-finanziare tramite voucher dei manager professionisti capaci di affiancare le nostre piccole e medie imprese e i nostri distretti industriali per guidarli nei complessi mercati africani. Terzo: una fiscalità competitiva per i giovani altamente qualificati per frenarne la fuga verso l’estero. Riteniamo necessaria l’introduzione di un regime fiscale ad hoc per questi giovani, e in particolare per i manager under 40. Se crei valore in Italia, devi poter correre al passo con i parametri europei". 

"Su queste tre proposte concrete - insiste il presidente - vogliamo collaborare con le istituzioni, passando dalla politica dei sussidi a quella delle competenze. Questo è il momento di osare. Con questo Manifesto e con queste proposte Federmanager si proietta oltre l’attenzione per sé o per le sue iscritte e i suoi iscritti: la managerialità non è un tema di categoria, è un tema di futuro nazionale. Per questo Federmanager chiede al Paese di investire sulla qualità della propria leadership industriale, delle proprie organizzazioni e della propria capacità produttiva. Chiede al Paese di tornare ad apprezzare ed essere orgogliosi delle proprie fabbriche, laboratori, officine, impianti, centri di ricerca, uffici direzionali e distretti industriali, tutti luoghi di cui conosciamo molto bene le luci accese già alle sei del mattino, quando il Paese si sta cominciando a svegliare; così come conosciamo molto bene quelle decisioni difficili da prendere nei consigli di amministrazione quando bisogna salvare occupazione, investire, innovare, restare sul mercato". 

"Dietro ogni realtà industriale - osserva - non ci sono soltanto macchine, tecnologie e capitali. Ci sono persone. Troppo spesso questo Paese dimentica quanto valore, quanta competenza e quanta dedizione esistano dentro questi luoghi. Per troppo temo abbiamo raccontato l'industria soprattutto attraverso le sue difficoltà. Dobbiamo invece tornare a raccontarla per ciò che è: una grande infrastruttura sociale oltre che economica, il luogo in cui ogni giorno si generano valore, innovazione, competenze, occupazione qualificata e opportunità per milioni di persone e famiglie. Dobbiamo tornare a valorizzare lavoratrici, lavoratori, imprenditori e manager, persone che il mondo ci invidia per competenza, creatività e capacità di trovare soluzioni concrete". 

"Chiedo al Paese - chiarisce - un pensiero di grande riconoscenza per tanti nostri dirigenti e quadri senior i quali, dopo avere dedicato una vita al lavoro, alla crescita delle imprese e alla costruzione della ricchezza del Paese, hanno sopportato sacrifici importanti, anche molto pesanti, e talvolta decisioni che hanno inciso profondamente sulle loro condizioni economiche, affrontandole senza mai venir meno al proprio senso delle istituzioni. Anche questo è un esempio di responsabilità civile che merita riconoscenza e rispetto da parte del Paese tutto. Ma, ancor più importante, i nostri senior rappresentano un patrimonio vivente di esperienza e possono ancora offrire un contributo prezioso alla società, ai giovani, alle piccole imprese. Dobbiamo valorizzarli di più, attraverso nuove iniziative sociali ed economiche. E' una sfida sulla quale chiediamo a istituzioni, imprese e parti sociali un impegno condiviso. E' questo il tempo giusto. Il futuro non si eredita, si costruisce. Si costruisce con la qualità delle persone, delle organizzazioni e delle istituzioni. Si costruisce con l'industria, con il lavoro e con la responsabilità. Per questo continuiamo a scommettere sulla managerialità. Per questo continuiamo a credere nell'industria italiana. Per questo continuiamo a credere nell'Italia".  

"L'Intelligenza artificiale aumenterà enormemente capacità di analisi, velocità decisionale, automazione dei processi aziendali ed efficienza organizzativa. Ma visione industriale, responsabilità, giudizio ed etica resteranno, e dovranno restare, profondamente umane. Ce lo ricorda anche Papa Leone XIV nella sua prima enciclica, Magnifica humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale. La sfida non è, dunque, costruire manager di silicio, meri agenti IA capaci di semplici compiti ripetitivi". "La sfida - avverte - è costruire una managerialità capace di governare queste tecnologie sempre più potenti proprio perché i contesti in cui vengono impiegate sono sempre più complessi, ambigui e controversi. Ed è qui il punto: la tecnologia, da sola, non genera competitività. La genera quando incontra organizzazioni capaci di governarla. Per anni abbiamo discusso quasi esclusivamente di costo del lavoro, incentivi e finanza. Troppo poco della qualità delle organizzazioni. Eppure è proprio lì che nasce una parte decisiva della produttività: dalla governance, dalla capacità di innovare, dalla gestione inclusiva e multiculturale del personale, dalla cultura industriale". "E nasce - rimarca - in luoghi di lavoro salubri e sicuri. Forse soprattutto lì. Salute e sicurezza sono condizioni imprescindibili e premesse necessarie del lavoro, in ogni sua forma e declinazione". 

"C'è un legame profondo tra il futuro dell'industria italiana e il futuro dei nostri giovani. Un sistema produttivo moderno, innovativo e ben governato non è soltanto più competitivo: è anche più attrattivo per i talenti. Anche per questo il compito di un manager non è soltanto governare il presente, ma preparare chi guiderà le organizzazioni di domani. Nessuno di noi vuole consegnare ai propri figli un Paese più fragile, impaurito e sfiduciato di quello che ha ricevuto. Nessuno di noi vuole spiegare ai propri nipoti perché non siamo stati capaci di governare il cambiamento quando ne avevamo la possibilità", dice Quercioli.  

"Fiducia ai govani - afferma - nella possibilità di trovare, nel nostro Paese, luoghi inclusivi e rispettosi in cui crescere professionalmente e umanamente, assumersi responsabilità e contribuire al cambiamento. Fiducia alle imprese nell’investire. Fiducia alle lavoratrici e ai lavoratori nel vedere riconosciuti merito, competenze e responsabilità. Questa preziosa opera di costruzione della fiducia è il compito principale che abbiamo assegnato al nostro Gruppo Giovani e al nostro Gruppo Donne – Minerva, con risultati molto soddisfacenti". "Per questo - sottolinea - sappiamo che non è un’utopia confidare in un’Italia capace di cambiare passo. Un’Italia equa in cui, finalmente, il merito prevalga sulle logiche dell’appartenenza e della convenienza". 

2 lug 2026

Rai, Floridia: "Mi dimetto da presidente della commissione di Vigilanza". Lasciano tutti i membri d'opposizione

(Adnkronos) - "Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa. E io con esso". Così la presidente della commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia annunciando le sue dimissioni. Oltre a lei, hanno rassegnato le dimissioni tutti i componenti delle opposizioni. I membri della bicamerale di M5s, Pd, Iv e Avs hanno scelto di fare un passo indietro dopo il lungo periodo di stallo in cui non si è riusciti a trovare un accordo sulla nomina del presidente Rai.  

"Oggi ho consegnato ai presidenti del Senato e della Camera - scrive la senatrice del Movimento 5 Stelle - le mie dimissioni da presidente della commissione parlamentare di Vigilanza Rai". "È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all'arroganza e all'uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle commissioni parlamentari. Sento vivo dentro di me l'onore e la disciplina che si devono al ruolo che rappresento, per queste ragioni non posso restare a guardare impotente - prosegue - Finché ho potuto ho cercato in tutti i modi di permettere alla commissione di funzionare, ho cercato il dialogo, ho resistito alle provocazioni, agli ostacoli. Ho lottato con tutte le mie forze per consentire a un organo di garanzia del Parlamento di svolgere le proprie funzioni. Ho tentato in ogni modo di difendere il diritto dei cittadini ad avere una commissione che si occupasse davvero del servizio pubblico. Ho denunciato anche pubblicamente con molto ardore".  

"Ma è ormai evidente che a questa maggioranza mancano alcuni presupposti molto importanti: il rispetto delle prerogative della minoranza, il rispetto delle istituzioni più in generale e delle regole che disciplinano il funzionamento degli organi parlamentari. Il boicottaggio sistematico della commissione di Vigilanza da parte della maggioranza e la situazione in cui sta precipitando il servizio pubblico non mi consente di andare oltre. Da quasi due anni le forze che sostengono il governo impediscono deliberatamente il normale svolgimento dei lavori ordinari della commissione perché le opposizioni non si sono piegate a votare la loro candidata alla presidenza della Rai. Il blocco dunque non è reiterato ed esteso per ragioni istituzionali. Non per divergenze sul merito delle questioni. Ma solo per ricatto", scrive ancora Floridia. 

"Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa. E io con esso. Non ha più alcun senso presiedere una Commissione ormai svuotata delle proprie funzioni, tenuta artificialmente in vita dalla maggioranza solo per fornire una foglia di fico a decisioni che vengono prese altrove, dal Governo, sulle spalle di milioni di cittadini che ogni anno pagano il canone. Mentre incombe un'infrazione per il mancato adeguamento a un regolamento europeo vincolante per l'Italia - chiamato Media Freedom Act - che vige da ormai un anno senza che questa maggioranza senta il dovere e la responsabilità di attuarlo", sottolinea. 

"Nel frattempo assistiamo a uno degli spettacoli più desolanti nella storia recente del servizio pubblico senza poter dare seguito a richieste di audizioni, di chiarimenti. Nulla. Una gestione del servizio pubblico che palesemente e senza un minimo di pudore ha premiato quasi esclusivamente l'appartenenza politica, mortificando il merito, la qualità, l'indipendenza e perfino la sostenibilità economica delle scelte editoriali. Chi ha potuto se n'è andato. Compresi i telespettatori. Ad altri è stata mostrata brutalmente l'uscita", attacca ancora Floridia. 

"La cosa che più mi ha colpito è stata vedere professioniste e professionisti che da anni tengono in piedi la missione del servizio pubblico con competenza, dignità e schiena dritta essere messi ai margini, isolati, umiliati, sottoposti a pressioni continue e inaccettabili - prosegue Floridia -. Mentre a qualcuno venivano stesi tappeti rossi e garantiti ponti d'oro per programmi che si sono trasformati, puntualmente, in clamorosi fallimenti. Scelte che nei prossimi palinsesti sono clamorosamente confermate. Perché oggi? Perché la misura è colma. Perché manca un anno alle elezioni e servirebbe una commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo". "Io non sono disposta a trascorrere l'ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni da parte delle opposizioni sistematicamente bocciate dalla maggioranza per impedire di fare domande, di pretendere risposte, di chiedere conto a chi sta gestendo la Rai". 

"Non considerate queste dimissioni una resa. Non lo sono. Io le considero un atto di libertà e di denuncia. Di libertà, perché le considero il monito per difendere un diritto importante: quello dei cittadini di essere liberamente informati e non manipolati. Di denuncia, perché considero ciò che è accaduto alla Commissione di Vigilanza un pericoloso precedente che non possiamo sottovalutare. Una ferita istituzionale che colpisce la democrazia e le istituzioni, ma che avremo il dovere e la responsabilità di rimarginare", conclude l'ormai ex presidente della commissione di Vigilanza Rai. 

I componenti delle opposizioni della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, Stefano Graziano (del Pd), Dario Carotenuto (del M5s), Angelo Bonelli e Peppe De Cristofaro (di Avs), Maria Elena Boschi (di Iv), assieme a Ouidad Bakkali, Antonio Nicita, Vinicio Peluffo, Nico Stumpo, Francesco Verducci (del Partito democratico), Gaetano Amato, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico (del Movimento 5 stelle), e Anna Maria Furlan e Dafne Musolino (di Italia viva), nella lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, in cui rassegnano le dimissione dalla commissione spiegano che "la decisione, molto sofferta in ragione del rispetto della cultura parlamentare che ci anima, è stata assunta come extrema ratio di fronte al punto di non ritorno in cui si trova oggi la Commissione parlamentare". 

"La perdurante paralisi delle attività dovuta a ragioni tutte interne alle forze politico parlamentari della maggioranza - aggiungono - ha di fatto svilito il ruolo della commissione e inferto un ulteriore durissimo colpo all’azienda Rai. Paralisi dovuta a un atto di arroganza della stessa maggioranza con l’indicazione di un presidente a dispetto del quadro normativo e di ogni forma di buonsenso. Una forzatura che ha innescato il 'sequestro politico' della commissione impendendone il normale funzionamento". 

"Le motivazioni che ci hanno spinto a questo atto di rottura sono gravi e strutturali. Registriamo da anni un costante calo degli ascolti e una oggettiva perdita di credibilità della Rai. In quattro anni l’azienda ha smarrito la sua centralità culturale e informativa nel paese, il pubblico si è allontanato da un’offerta appiattita e autoreferenziale, come appunto testimoniato dagli ascolti delle reti ammiraglie, a partire dai Tg. È questo il dato più evidente del fallimento di un progetto editoriale mai decollato - spiegano ancora gli ormai ex componenti della commissione -. Abbiamo assistito alla mortificazione del personale e del merito. Si è imposto un sistema fondato sulla fedeltà e sulla appartenenza ideologica, ostentata come motivo di orgoglio trasformandola in “metodo” di governance aziendale. Le scelte professionali, editoriali e di palinsesto sono state compiute a discapito del merito, delle competenze e della storia professionale di uomini e donne della Rai. Si sono cancellati programmi di richiamo per il pubblico senza addurre spiegazioni e si è presa di mira una rete Rai esclusivamente per ragioni ideologiche". 

"La Rai ha, purtroppo, progressivamente rinunciato al suo compito istituzionale di far crescere culturalmente il Paese, il giornalismo di inchiesta è stato marginalizzato, i programmi di approfondimento svuotati, gli spazi di confronto plurale ridotti", denunciano ancora i componenti dell'opposizione della commissione di Vigilanza Rai. 

"Dal punto di vista normativo il quadro si è ulteriormente aggravato con la precisa volontà del governo e delle forze di maggioranza di non adottare il Media Freedom Act a tutela dell’indipendenza e del pluralismo dell’informazione. Un vuoto normativo che ha consentito l’occupazione dell’azienda con una gestione politica e 'proprietaria'. Uno smantellamento sistematico della funzione pubblica della Rai accompagnata dalla volontà di cancellarne, anche simbolicamente, la storia come nella vicenda della vendita degli immobili. Tutti questi elementi sono tasselli di un unico, pericoloso puzzle. Hanno un solo filo conduttore: l’idea di una Rai 'pertinenza' di una maggioranza, e non come bene comune dei cittadini", attaccano. 

"In queste condizioni riteniamo non più possibile restare in Commissione in quanto è venuta meno proprio la parola 'vigilanza'. Un organismo svuotato, incapace di esercitare il proprio ruolo di garanzia, è di fatto diventato complice del declino della più grande azienda culturale del Paese. Per questo ci dimettiamo. Lo facciamo affinché possano emergere con forza le cause della crisi Rai e per far sì che questa azienda possa tornare al centro del dibattito pubblico per il suo valore e la sua funzione. Non c’è più spazio per una vigilanza che non è più messa nelle condizioni di poter vigilare a discapito dell’ordinario funzionamento di un organo parlamentare e della stessa qualità della democrazia", concludono dalle opposizioni. 

 

“Se me l’aspettavo? No, l’ho appreso dai giornali, ma io oggi ho cominciato la giornata con l’ambasciatore dell’Ucraina che ci ha parlato dei bombardamenti di questa notte. Capisce bene che, nella classifica delle notizie della giornata, questa la metterei a fondo classifica”. Risponde così all'Adnkronos il senatore FI e componente della vigilanza Rai Maurizio Gasparri commentando la notizia delle dimissioni in blocco dei componenti di minoranza. 

“Adesso i presidenti di Camera e Senato decideranno che cosa fare, si è dimessa la minoranza, non so cosa farà la maggioranza. Io mi uniformerò alle decisioni che saranno prese”, precisa Gasparri. Che scandisce: “C’è una prassi che la presidente debba essere di minoranza, ma è solo una prassi, a differenza del Copasir dove invece è obbligatorio. Non credo comunque che la maggioranza eleggerà un presidente di maggioranza, anche perché sarebbe una cosa poco utile. Lo escludo assolutamente”. 

Che accadrà ora? “I presidenti La Russa e Fontana faranno delle valutazioni -dice il senatore FI- Del resto, la paralisi è colpa della sinistra e della sua pregiudizievole opposizione alla designazione della Agnes, persona indipendente dai partiti, mentre la minoranza di centrodestra anni fa accettò Petruccioli, e fu un’ottimo presidente della Rai”. Nel mondo “c’è una classifica di importanza di ciò che succede -chiosa poi Gasparri- Sono sempre i palinsesti che dettano la vita delle persone. Domani la Rai presenta i suoi palinsesti: ecco, loro hanno voluto far parte dei palinsesti”. 

2 lug 2026

Elementi totali: 20
Vai a