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Trump annuncia accordo con Danimarca e Groenlandia: "Usa controlleranno sicurezza territorio artico"

(Adnkronos) - Il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato sul social Truth un accordo con Danimarca e Groenlandia sulla sicurezza del territorio artico. "Sono lieto di annunciare che gli Stati Uniti d'America hanno concluso un accordo con il Regno di Danimarca e con la Groenlandia che conferisce agli Stati Uniti il controllo permanente della sicurezza e di tutte le altre necessità in Groenlandia, affrontando completamente tutte le nostre numerose preoccupazioni nazionali. Non ci sarà alcun costo per gli Stati Uniti!" scrive. 

"Su mia direttiva abbiamo lavorato con i rappresentanti della Danimarca e della Groenlandia per garantire che gli Stati Uniti abbiano per sempre la piena capacità di fare tutto ciò che sarà necessario in Groenlandia per garantire e difendere la sicurezza della Groenlandia e degli Stati Uniti d'America. Inoltre, da questo momento in poi, nessun avversario degli Stati Uniti potrà masi avere una base in Groenlandia, una presenza militare in Groenlandia o effettuare investimenti sensibili in Groenlandia senza la nostra espressa approvazione scritta", scrive ancora Trump. 

E aggiunge: "Per oltre 100 anni, i presidenti americani hanno conosciuto l'importanza strategica della Groenlandia, ma nessuno di loro è riuscito a fare qualcosa al riguardo. Sono orgoglioso di essere il presidente che ha affrontato in modo permanente e definitivo questa questione così importante. Si tratta di un accordo a 'vita infinita': non ha scadenza. Siamo molto onorati e orgogliosi di quanto è appena accaduto, e tutto ciò che è stato concordato oggi sarà custodito con orgoglio dal popolo americano". 

Nel post il presidente americano spiega inoltre: "Avvieremo immediatamente il processo per sviluppare una significativa presenza militare nella parte appropriata della Groenlandia, che offre molte possibilità. Collaboreremo con il popolo groenlandese per il suo sviluppo e la sua costruzione. Questa soluzione è eccellente per gli Stati Uniti d'America, la Danimarca, la Groenlandia e tutti i nostri alleati". E conclude. "Non vediamo l'ora di lavorare con gli straordinari popoli della Danimarca e della Groenlandia per costruire un magnifico futuro in questa vasta e altamente strategica porzione di territorio. La proteggeremo con grande attenzione. Per gli Stati Uniti d'America questo è un sogno che diventa realtà, un risultato molto importante, storico e speciale". 

18 set 2026

Trump e il nuovo attacco ai media: Cnn, MsNow e Politico cacciati dalla Casa Bianca

(Adnkronos) - Donald Trump espelle Cnn, MsNow e Politico dalla Casa Bianca. "Sono orgoglioso di annunciare che, con effetto immediato, bandisco dalla Casa Bianca Cnn, MsNow (che ha recentemente cambiato nome da MsNbc a causa della mancanza di spettatori e credibilità!) e Politico (che ha ricevuto un abbonamento illegale e ridicolo da 8 milioni di dollari, un record assoluto, direttamente dal governo degli Stati Uniti, sotto la presidenza del corrotto Joe Biden, per mantenerli "in vita". Mi sembra corruzione!), a causa della loro costante diffusione di notizie false!", scrive il presidente americano sul suo profilo Truth. 

"I media non dovrebbero poter scrivere o riportare costantemente finzioni e menzogne quando si occupano del presidente degli Stati Uniti, dell'Amministrazione Trump o degli Stati Uniti d'America. Altri media che diffondono notizie false seguiranno", aggiunge. 

"Sono stufo di vedere e leggere fake news. La Cnn è semplicemente fake, ecco perché i suoi ascolti non sono positivi. Lo stesso vale per MsNow. Politico ha ricevuto 8 milioni di dollari dall'amministrazione Biden...", dice Trump, rispondendo alle domande dei media nello Studio Ovale. "Il nostro paese ha bisogno di onestà, ha bisogno di stampa libera e onesta. Negli ultimi anni ci sono stati molti episodi, sono stufo: hanno diffuso volutamente notizie negative, mentre il paese va benissimo. Guardate i dati sull'occupazione, i livelli bassissimi di povertà. Guardate l'Iran che non avrà un'arma nucleare... La guerra finirà presto e quando succederà i prezzi dei carburanti crolleranno". 

"Non credo che a qualcuno dovrebbe essere consentito diffondere fake news. In campagna elettorale, la Nbc mi ha riservato una copertura negativa al 93%: e io ho vinto. Questi media non hanno credibilità", attacca ancora. "C'è qualcosa di sbagliato in un paese che consente ai media di scrivere notizie false. Loro hanno diritto di scrivere? Io ho il diritto di non farli entrare qui, nella casa del popolo". 

 

Per la Cnn, un'eventuale esclusione dalla Casa Bianca rappresenterebbe "un attacco illegale' alla libertà di stampa". Lo afferma l'emittente. "Abbiamo il diritto, sancito dalla Costituzione degli Stati Uniti, di svolgere questo lavoro di informazione senza ostacoli né interferenze da parte del governo. Se il divieto minacciato dal presidente Trump dovesse concretizzarsi, si tratterebbe di un attacco illegale contro questo diritto fondamentale", ha affermato la Cnn in un comunicato pubblicato su X. 

Politico promette di "difendere con forza" i propri diritti. "Politico continuerà a raccontare e coprire in modo imparziale l'operato di questa amministrazione e di quelle future - afferma la testata in un comunicato -. Difenderemo con fermezza i diritti garantiti dal Primo Emendamento contro qualsiasi tentativo di limitarli". 

18 set 2026

Superenalotto, numeri ed estrazione vincente di oggi: la combinazione

(Adnkronos) - Nessun '6' nè '5+1' al concorso Superenalotto di oggi, venerdì 18 settembre 2026. Un punto 'cinque' si è aggiudicato una quota unitaria pari a 135.496,72 euro. Il jackpot stimato per il prossimo concorso a disposizione dei punti '6' è pari a 29,5 mln di euro. 

 

La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. 

La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. 

 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

 

E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

 

 

La combinazione vincente di oggi è: 29, 37, 41, 43, 74, 86 numero Jolly 25 e numero SuperStar 78. 

18 set 2026

L’errore dell'AI e la crisi sfiorata Usa-Cina: "Poteva scatenare una guerra"

(Adnkronos) - Un rapporto di intelligence generato con l'intelligenza artificiale, quindi ''completamente falso'', ha dato all'esercito americano informazioni scorrette sul carico di una nave cinese in Medio Oriente, che secondo il chatbot stava trasportando componenti di un programma di armi nucleari. Lo rivela la Cnn citando quattro fonti ben informate, secondo le quali, in primavera in piena guerra contro l'Iran, l'esercito statunitense è entrato in azione con l'intenzione di intercettare la nave. Due di queste fonti hanno spiegato, a condizione di anonimato, che militari americani si stavano preparando ad abbordare l'imbarcazione. Aerei militari erano in volo, hanno riferito due fonti. 

Solo poco prima dell'operazione pianificata, i funzionari hanno esaminato più a fondo il rapporto redatto da un analista del comando delle operazioni speciali e hanno scoperto che era stato generato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale e che un chatbot aveva identificato erroneamente il materiale trasportato dalla nave. Secondo una delle fonti, il rapporto era "completamente falso", ma "ha quasi scatenato una guerra". Un'operazione statunitense contro una nave cinese poteva degenerare in un conflitto armato tra Washington e Pechino. 

Si tratta di un episodio che sottolinea i profondi rischi derivanti dall'utilizzo dell'intelligenza artificiale, mentre da tempo gli analisti temono catastrofici errori di valutazione se gli Stati si basano su dati inesatti forniti dalla tecnologia.  

18 set 2026

Brindisi, colpito da fulmine mentre pesca su scogli: morto un 70enne

18 set 2026

Dalla bomba agli algoritmi: perché Trump e Xi cercano regole per la corsa all’AI

(Adnkronos) - Il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping del 24 settembre avrà al centro dazi, terre rare, semiconduttori, Taiwan, Iran e soprattutto intelligenza artificiale 

L’amministrazione Trump ha deciso di rinviare a dopo il vertice l’annuncio di nuovi dazi legati alla sovraccapacità produttiva dei partner commerciali, per lasciarlo sul tavolo come leva negoziale.  

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha parlato con il segretario di Stato Marco Rubio. La formula scelta da Pechino dice molto: preparare le prossime interazioni ad alto livello “nello spirito di uguaglianza, rispetto e reciprocità”, gestendo le divergenze e rispettando i rispettivi “interessi fondamentali”. Nel linguaggio diplomatico cinese, questi ultimi comprendono soprattutto Taiwan.  

Washington vuole più pressione cinese su Teheran e maggiore cooperazione sui precursori chimici del fentanyl; Pechino, però, continua a muoversi secondo interessi propri e proprio nelle ultime ore, insieme a Mosca, ha bloccato all’Onu una proposta americana sulle sanzioni all’Iran. 

Chi accompagnerà Xi? Fra i nomi valutati ci sono Byd, Catl, Xiaomi, Gotion, Hisense, Bank of China e Cofco. E va detto che Byd e Catl figurano negli elenchi americani delle aziende legate all’apparato militare cinese; le automobili cinesi sono colpite negli Stati Uniti da dazi del 100%; Washington limita inoltre software e hardware cinesi nei veicoli connessi.  

Se la relazione deve essere fondata sulla “reciprocità”, Xi vuole poter portare a Washington aziende che chiedono accesso al mercato americano proprio come Trump, a maggio, aveva portato a Pechino dirigenti di società come Micron e Qualcomm sottoposte a pressioni regolatorie cinesi. La Casa Bianca avrebbe invece respinto l’idea cinese di organizzare una vera tavola rotonda tra Ceo americani e cinesi.  

Alla cena di Stato dovrebbero però esserci Sam Altman, Jensen Huang e, secondo Semafor, anche Tim Cook. Un modo per far uscire l’AI dai tavoli tecnici e apparecchiarla nel gioco diplomatico tra capi di Stato.  

Sul fronte commerciale l’obiettivo minimo sembra essere evitare di tornare alla guerra dei dazi. La tregua raggiunta lo scorso anno scade il 10 novembre; Washington cerca inoltre nuove licenze cinesi per le terre rare e progressi sul Board of Trade, mentre Pechino vuole limitare o rinviare nuove restrizioni americane alla tecnologia. Si parlerà anche di acquisti cinesi di Boeing, prodotti agricoli ed energia e un possibile pacchetto di riduzioni tariffarie reciproche su circa 30 miliardi di dollari di scambi.  

Il Peterson Institute for International Economics descrive lo scenario più plausibile non come una svolta, ma come la prosecuzione di una “uncomfortable truce”, una tregua scomoda: Washington non abbandonerà i controlli sui chip più avanzati e Pechino non rinuncerà alla leva costituita dalle materie prime critiche.  

Scott Bessent, che domenica incontrerà a New York il vicepremier cinese He Lifeng per preparare il summit, ha detto che sull’AI gli Stati Uniti sono disponibili a discutere con la Cina di “shared risks”, rischi condivisi, e persino a evitare una completa biforcazione dei due ecosistemi tecnologici.  

Trump nei giorni scorsi ha respinto l’idea di rallentare lo sviluppo dell’AI, sostenendo che qualsiasi frenata americana finirebbe per favorire Pechino. Il problema fondamentale è lo stesso che divide i laboratori privati: tutti possono preferire un mondo nel quale nessuno corre verso sistemi incontrollabili, ma nessuno vuole essere l’unico a rallentare. 

Per Usa e Cina “sicurezza” non vuol dire la stessa cosa. Nel dibattito americano dominano la perdita di controllo dei modelli, gli agenti autonomi, il bioterrorismo, le cybercapacità e, nelle versioni più estreme, il rischio esistenziale. A Pechino la sicurezza comprende molto più esplicitamente stabilità politica, disinformazione, controllo ideologico e capacità del Partito comunista di governare la tecnologia.  

Dal punto di vista cinese, è difficile prendere per neutrale la richiesta americana di frenare i modelli quando quella stessa richiesta viene accompagnata da proposte per irrigidire i controlli sui chip e impedire alle aziende cinesi di utilizzare la distillation, ovvero l’uso dei modelli occidentali per addestrare DeepSeek, Alibaba e gli altri LLM asiatici. 

Non sorprende che il Global Times, testata controllata dallo Stato cinese, abbia definito le proposte di Dario Amodei da “manuale della Guerra Fredda”: sotto la veste della sicurezza, ci sarebbe il tentativo di congelare il vantaggio americano e contenere la Cina.  

Bill Bishop, autore di Sinocism e tra gli osservatori più seguiti della politica cinese, aveva già abbassato drasticamente le aspettative dopo la presa di posizione di Trump: se Washington stessa non intende rallentare l’AI, le possibilità che Pechino accetti qualcosa di simile diventano ancora più ridotte.  

Il problema è anche matematico. Dal punto di vista cinese un accordo per congelare oggi la corsa assomiglierebbe a una richiesta di congelare un’asimmetria. Gli Stati Uniti dispongono ancora di maggiore capacità di calcolo di frontiera e di un vantaggio nei semiconduttori più avanzati. Per Pechino, accettare limiti quantitativi prima di aver raggiunto una posizione comparabile può sembrare molto meno come il controllo degli armamenti e molto più come il riconoscimento permanente della superiorità dell’avversario. 

Era successo anche con il nucleare: la Cina ha sempre mostrato scarsa disponibilità a entrare in accordi di riduzione delle armi atomiche con Washington e Mosca mentre il suo arsenale era molto più piccolo.  

Ovviamente viene in mente il paragone con quanto successe durante la corsa agli arsenali di Urss e Usa nel Novecento anche se i tempi, ancora, non tornano. 

L’America arrivò all’atomica nel 1945, Mosca nel 1949. Tocca arrivare all’ottobre del 1962, alla crisi dei missili di Cuba e alla concreta possibilità di una guerra nucleare perché Kennedy e Krusciov accelerassero davvero i meccanismi di riduzione del rischio. Dopo Cuba arrivarono la “hotline” Washington-Mosca e, nel 1963, il Limited Test Ban Treaty, primo di una serie di accordi per il rallentamento della corsa nucleare. 

Il Trattato di non proliferazione fu aperto alla firma nel 1968 ed entrò in vigore nel 1970. Nel 1972 arrivarono Salt I e il trattato Abm. Nel 1987 Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces) eliminò un’intera categoria di missili, e il 1991 fu l’anno di Start I.  

Va ricordato che americani e sovietici non aspettarono di fidarsi l’uno dell’altro per firmare gli accordi. Lo fecero perché non si fidavano e avevano scoperto quanto fosse pericoloso non possedere strumenti per gestire quella sfiducia. 

Ma iniziarono dal poco, non dal massimo. Nel 1963 il grande accordo che avrebbe vietato tutti i test era impossibile da verificare: lasciarono fuori le esplosioni sotterranee e firmarono ciò che potevano controllare.  

Il think tank Brookings suggerisce di non partire da un trattato di controllo degli armamenti. Il dialogo Usa-Cina dovrebbe iniziare come uno scambio tecnico limitato e non negoziale su rischi sui quali gli interessi delle due potenze coincidono: cyberattacchi, uso dell’AI per le armi, affidabilità dei modelli. Chip, export control e accesso ai modelli dovrebbero invece rimanere fuori da quel canale, proprio perché trasformerebbero immediatamente il tavolo sulla sicurezza in un negoziato sulla supremazia tecnologica.  

Per evitare che il vertice produca solo qualche dichiarazione vuota, andrebbero individuati interlocutori stabili nei due governi e uno o due rischi concreti sui quali lavorare. Tra questi, il rischio legato alla biosicurezza e alle minacce cosiddette Cbrne, cioè chimiche, biologiche, radiologiche, nucleari ed esplosive. O anche l’uso dei modelli da parte di attori non statali. 

Un gruppo di esperti americani e cinesi coinvolti nel dialogo tra Brookings e Tsinghua ha presentato proposte esplicitamente ispirate al controllo del rischio nucleare: nessuna decisione autonoma dell’AI nelle catene di comando nucleare, controllo umano significativo sui cyberattacchi più sensibili e una linea diretta tra Washington e Pechino per gli incidenti provocati da sistemi autonomi.  

Pensiamo a uno scenario stile crisi dei missili cubani: un agente AI entra in una rete militare cinese o americana ed esegue un’azione per la quale non era stato programmato. La controparte vede l’intrusione e deve stabilire in pochi minuti se si tratta di un attacco ordinato dal presidente avversario, di un’operazione dell’intelligence, di un attore terzo o di un sistema fuori controllo. In quel momento una hotline vale più di ogni altro strumento. 

C’è già un piccolo precedente. Nel 2024 Joe Biden e Xi concordarono sull’importanza di mantenere il controllo umano sulle decisioni relative alle armi nucleari. La questione ora è trasformare quel principio in procedure operative applicabili a sistemi sempre più autonomi.  

Il problema che resta, e che rende tutto dannatamente più complicato che durante la Guerra Fredda, è la possibilità di verificare.  

Gli accordi strategici potevano contare testate, bombardieri, missili e silos. Satelliti, ispezioni e telemetria rendevano almeno teoricamente osservabile ciò che l’avversario possedeva. 

Con l’AI non è ancora chiaro quale sarebbe l’unità da controllare. Il numero di chip? La potenza di calcolo installata? I gigawatt dei data center? I flop utilizzati per il training? Le capacità ottenute dal modello? Un algoritmo può inoltre essere copiato, modificato, distillato e distribuito in un modo che non ha equivalenti nel mondo dei missili balistici. 

Per questo i grandi accordi che ipotizzano tetti alla capacità computazionale o moratorie sugli addestramenti hanno un bel problema: come dimostrare che l’altro li stia rispettando? 

Peraltro, non è che il sistema di non proliferazione nucleare sia in gran forma: il New Start, ultimo trattato bilaterale che limitava gli arsenali strategici di Stati Uniti e Russia, è scaduto il 5 febbraio 2026. Era l’ultima cornice giuridicamente vincolante sugli arsenali dei due Paesi che possiedono circa il 90% delle armi nucleari mondiali. Non molto incoraggiante per chi vuole un grande “Start degli algoritmi”. 

E poi c’è Taiwan, che può far saltare qualsiasi tentativo di costruire fiducia sull’AI. Pechino sogna che gli Stati Uniti dicano di “opporsi” all’indipendenza di Taiwan, invece della tradizionale formula secondo la quale Washington “non sostiene” l’indipendenza. Trump ha inoltre definito una possibile vendita di armi a Taipei da circa 14 miliardi di dollari una “negotiating chip”, una carta negoziale.  

Proprio oggi Taiwan ha effettuato per la prima volta esercitazioni congiunte che hanno combinato droni d’attacco con missili antiaerei, antinave e sistemi contro uno sbarco. È difficile immaginare un promemoria più evidente del fatto che, mentre Washington e Pechino discutono di evitare incidenti causati dall’AI, continuano a prepararsi militarmente all’eventualità di una crisi molto più tradizionale. 

18 set 2026

Pino Insegno, il legale: "Non deve sua presenza in Rai a Meloni, affermarlo lede la sua reputazione"

18 set 2026

Caos voli in Gb, conclusa indagine preliminare: nessun sabotaggio ma errore di software di 'un millisecondo'

(Adnkronos) - E' stato un errore di software della durata di ''un millisecondo'', e non un'azione di sabotaggio come era stato ipotizzato, a causare il caos dei voli in Gran Bretagna lo scorso 8 settembre, interrompendo il traffico aereo e tenendo a terra migliaia di velivoli. Questa la conclusione di un'indagine preliminare condotta da Nats, il principale fornitore di servizi di controllo del traffico aereo del Regno Unito, secondo la quale il difetto del software ha causato la compromesso i dati e quindi l'aggiornamento delle informazioni sui voli, rendendo necessarie delle restrizioni per limitare il traffico aereo in nome della sicurezza. 

Il problema interessava solo i voli nel centro di controllo dell'area di Londra, ma è stato necessario imporre restrizioni in tutto il Regno Unito per consentire il riavvio del Sistema Spaziale Aereo Nazionale (Nas), che è alla base della gestione dello spazio aereo britannico. L'indagine ha escluso un attacco informatico da parte di un soggetto ostile o un atto di sabotaggio, ha dichiarato il Servizio nazionale di controllo del traffico aereo (Nats). 

Il problema tecnico, che ha causato la cancellazione di duemila voli e interrotto centinaia di migliaia di viaggi, ha sollevato preoccupazioni sui sistemi di Nats, tanto che c'è chi ha chiesto le dimissioni del suo amministratore delegato, Martin Rolfe. "Si è trattato di un problema software in una parte specifica del nostro sistema di dati di volo, che abbiamo ricondotto a una piccola sottosezione del codice'', ha spiegato Rolfe. "Il problema è stato identificato e sono state messe in atto misure correttive in attesa che la soluzione definitiva venga testata e implementata'', ha aggiunto 

 

18 set 2026

L’Italia e Mancini ripartono dalla Nations League, 34 convocati con 9 volti nuovi

(Adnkronos) - Sono 34 i giocatori chiamati dal ct Roberto Mancini nelle sue prime convocazioni dopo il ritorno sulla panchina azzurra. L'Italia riparte dalla Nations League per ritrovare entusiasmo e fiducia dopo la mancata qualificazione al Mondiale. In 9 sono alla prima convocazione in Nazionale: il portiere del Bologna Massimo Pessina, il difensore della Roma Daniele Ghilardi, il difensore del Brentford Michael Kayode, il difensore del Monza Eddy Kouadio, il centrocampista del Cagliari Alessandro Romano, il centrocampista dello Sporting Lisno Issa Doumbia, l’attaccante del Sassuolo Sebastiano Esposito, l’attaccante del Napoli Antonio Vergara e l’attaccante del Norimberga Mohamed Alì Zoma. Confermati dopo la convocazione dello scorso giugno per le amichevoli con Lussemburgo e Grecia Honest Ahanor (Crystal Palace) e Samuele Inacio (Borussia Dortmund), mentre a distanza di tempo tornano a indossare la maglia azzurra Nicolò Fagioli e Nicolò Zaniolo, entrambi assenti dall’ottobre 2024, e Rolando Mandragora, convocato per l’ultima volta nel marzo 2021. 

L’Italia sosterrà lunedì 21 settembre la prima seduta di allenamento a Coverciano per fare il suo esordio nella quinta edizione della Nations League venerdì 25 settembre con il Belgio allo Stadio Olimpico di Roma. Tre giorni dopo gli Azzurri faranno visita alla Turchia all’Atatürk Spor Kompleksi di Bursa per poi affrontare venerdì 2 ottobre la Francia a Saint-Denis. A chiudere la prima finestra stagionale dedicata alle nazionali sarà il secondo match casalingo con la Turchia in programma lunedì 5 ottobre allo Stadio Renato Dall’Ara di Bologna. In occasione del raduno farà il suo debutto nella veste di capo delegazione anche Diana Bianchedi. L’ex schermitrice azzurra, che vanta una lunga esperienza dirigenziale in ambito sportivo, è la prima donna a ricoprire il ruolo di capo delegazione della Nazionale. 

Questo l'elenco dei convocati. Portieri: Marco Carnesecchi (Atalanta), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Massimo Pessina (Bologna), Guglielmo Vicario (Juventus); Difensori: Honest Ahanor (Crystal Palace), Alessandro Bastoni (Inter), Riccardo Calafiori (Arsenal), Diego Coppola (Paris FC), Giovanni Di Lorenzo (Napoli), Federico Dimarco (Inter), Daniele Ghilardi (Roma), Michael Kayode (Brentford), Eddy Kouadio (Monza), Gianluca Mancini (Roma), Giorgio Scalvini (Atalanta); Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Bryan Cristante (Roma), Issa Doumbia (Sporting CP), Nicolò Fagioli (Fiorentina), Davide Frattesi (Lazio), Rolando Mandragora (Torino), Alessandro Romano (Cagliari), Sandro Tonali (Tottenham); Attaccanti: Nicolò Cambiaghi (Bologna), Francesco Pio Esposito (Inter), Sebastiano Esposito (Sassuolo), Samuele Inacio (Borussia Dortmund), Moise Kean (Como), Daniel Maldini (Cagliari), Giacomo Raspadori (Atalanta), Gianluca Scamacca (Atalanta), Antonio Vergara (Napoli), Nicolò Zaniolo (Udinese), Mohamed Alì Zoma (Norimberga).  

18 set 2026

Sarri punge la Juve: "Non ho grandi ricordi di quell'anno e nessun rimpianto"

18 set 2026

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