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Sciarelli lascia 'Chi l'ha visto?', Ranucci: "Eredità delicata, solo Federica può indicare nome giusto"

(Adnkronos) - Ereditare un programma fortemente identificato con il volto della sua conduttrice "è stato molto complicato". A parlare è Sigfrido Ranucci che, in un'intervista all'Adnkronos, commenta l'addio di Federica Sciarelli a 'Chi l'ha visto?' tracciando un parallelo diretto con la sua esperienza, quando raccolse il testimone di 'Report' direttamente dalla sua creatrice, Milena Gabanelli alla guida del programma dal 1997 al 2016.  

Il conduttore riavvolge il nastro su quel passaggio, definendolo un'esperienza segnante e difficile. "Nessun programma era identificato con la propria conduttrice quanto 'Report', perché nato da un'idea di Milena Gabanelli," spiega Ranucci. "Non avrei mai pensato che lo volesse lasciare a me. Quando l'ha fatto, tra l'altro, ero impegnato su altro ed è stato difficile anche perché per me era un mestiere nuovo". 

Un "passaggio molto complicato", ammette, che lo ha portato per oltre un anno a non guardare i social perché "i commenti erano impietosi". Ma a ferirlo di più erano le insinuazioni sul suo rapporto con la Gabanelli. "I commenti che mi facevano più male erano quelli che ipotizzavano che io l'avessi fatta fuori. Ancora oggi ho un rapporto meraviglioso con lei e ho mantenuto il suo nome all'entrata della stanza, nonostante qualcuno mi abbia chiesto di toglierlo. Per me quel nome è sacro".  

Questa esperienza lo ha portato a una riflessione profonda sul ruolo del conduttore: "In programmi come quello di Federica e come nel mio caso, il ruolo di conduttore è l'aspetto minore. Dietro c'è il riconoscimento della squadra, la credibilità, la forza, la tenuta psicofisica e soprattutto il coordinamento di tutto. È come tenere la marmellata con gli elastici. La difficoltà è quella: mantenere gli equilibri della squadra". 

È da questa profonda comprensione del ruolo che nascono le sue parole di stima per la collega. "Federica è una straordinaria professionista. Sapevo da giorni che avrebbe lasciato", confessa Ranucci che aggiunge: "Devo farle i complimenti per come ha trattato, unica in tutto il panorama televisivo, il caso Garlasco. Bisogna saperli trattare certi temi con lo spirito del servizio pubblico e senza sensazionalismo. Il grande merito di Federica è stato proprio questo: aver saputo affrontare temi delicati con grande professionalità e competenza". Per questo, alla domanda se si augura una successione interna, la sua risposta è netta: "Assolutamente sì. Ci sono programmi talmente delicati che, se tenti la soluzione esterna, rischi di far saltare tutto". La logica è stringente: "Chi è dentro conosce tutti gli equilibri, e un'imposizione dall'esterno non sarebbe ben gradita. Credo che la soluzione interna, soprattutto se indicata da Federica, sia quella più giusta. E se questa scelta verrà fatta, la Rai dovrà dare il massimo supporto, come io l'ho avuto all'inizio, nonostante momenti difficilissimi". E mentre già circola un toto-nomi che sembra guardare altrove, la convinzione di Ranucci resta salda: "Io credo che la persona più giusta per indicare un suo eventuale successore, se lo ha in mente, sia proprio Federica e magari è una persona con la quale ha avuto modo di misurarsi fianco a fianco in questi anni", conclude. 

25 giu 2026

IA, Cucinelli: "Tecnologia è un dono ma rischia di rubarci l'anima"

25 giu 2026

Premi: la giuria della quinta edizione del Fenice Conai per il giornalismo ambientale giovane

(Adnkronos) - È definita la composizione della giuria della Fenice Conai per il giornalismo ambientale giovane, il premio promosso dal Consorzio Nazionale Imballaggi per valorizzare il lavoro dei giornalisti under45 che raccontano sostenibilità, ambiente ed economia circolare. La giuria, presieduta dal vicedirettore di Adnkronos Fabio Insenga, valuterà le candidature, che dovranno essere presentate entro il 30 giugno, risultate valide e ammissibili. Insieme a Insenga, faranno parte della giuria Elisa Pervinca Bellini, fashion news director & sustainability editor di Vogue Italia; Laura Bettini, conduttrice di “Si può fare” su Radio 24; Fiorella Perrucci, responsabile prevenzione, ecodesign e servizi per associazioni e imprese CONAI; Chiara Rossotto, caporedattrice e curatrice di Tg3 Fuori Tg; Massimo Callegari, conduttore e telecronista di Sport Mediaset; Matteo Favero, presidente di Globe Italia - Associazione nazionale per il clima; Luca Piatto, direttore rapporti territoriali Conai; Nello Scavo, inviato di Avvenire. 

Un parterre che unisce giornalismo, cultura dei media e della divulgazione, impegno sociale e civile, dando vita a uno sguardo trasversale e autorevole sui linguaggi contemporanei dell’informazione. Saranno loro a individuare i due vincitori delle due Fenici nelle categorie previste: scritto e audiovisivo. "La qualità dell’informazione è una leva decisiva per accelerare la transizione verso una cultura della sostenibilità davvero consapevole", commenta il presidente Conai, Ignazio Capuano. "Con la Fenice Conai vogliamo accendere i riflettori sul talento dei giovani giornalisti che scelgono di misurarsi con questi temi unendo rigore, competenza e forza divulgativa in un racconto capace di informare in modo preciso e libero da preconcetti e ideologie. Con questo spirito, la qualità della giuria di questa quinta edizione del premio saprà garantire uno sguardo autorevole, indipendente e attento a tutti i professionisti dell’informazione che si sono candidati o si candideranno".  

Ideata nel 2022, la Fenice Conai per il giornalismo ambientale giovane torna a premiare due produzioni giornalistiche – un articolo scritto e un servizio audiovisivo – pubblicate tra il 22 aprile 2025 e il 21 aprile 2026, nel solco ideale della Giornata Mondiale della Terra (22 aprile), che segna ogni anno lo spartiacque del concorso. Il premio resta la fenice a sette code che spiega le ali, simbolo di rinascita, nata dal lavoro creativo di due studenti della Scuola del Design del Politecnico di Milano. Realizzata in lega metallica con processo galvanico e poggiata su una base in pietra lavica, sintetizza in forma artistica il tema della trasformazione. La cerimonia di premiazione si terrà nuovamente al Festival del giornalismo culturale, in programma a Urbino dall’8 all’11 ottobre. Il regolamento completo del bando Fenice CONAI per il giornalismo ambientale giovane è disponibile sul sito ufficiale di CONAI alla pagina www.conai.org/news-e-press/fenice-conai-per-il-giornalismo-ambientalegiovane-parte-la-quinta-edizione. 

25 giu 2026

Terremoto Venezuela, impatto devastante sull'economia del Paese ancora in ginocchio nel dopo Maduro

(Adnkronos) - Il terremoto che ha colpito il Venezuela, il più forte in oltre un secolo, non poteva arrivare in momento peggiore per il Paese latinoamericano che sconta anni di inflazione galoppante, corruzione governativa e cattiva gestione dell'industria petrolifera e delle più grandi riserve di greggio del mondo, con un pil ridotto dell'80% rispetto al 2013.  

Una situazione che non migliorata dopo la cattura, con un blitz delle forze speciali Usa, del presidente Nicolas Maduro e l'ascesa al potere della sua allora vice, Delcy Rodriguez alla guida di un governo, che pur mantenendo la facciata di continuità bolivariana, si è allineato alle richieste di Donald Trump, avviando una cauta liberalizzazione dell'economia e l'apertura alle compagnie petrolifere straniere, ottenendo in cambio la revoca delle azzoppanti sanzioni che gli Stati Uniti imponevano a Caracas.  

Nonostante la revoca delle sanzioni, e il graduale aumento della produzione petrolifera, l'inflazione rimane alta, i salari bassi e per i venezuelani quotidianamente lottano per i beni essenziali, dal pieno di benzina all'acquisto dei medicinali. Nel 2025 quasi 8 miloni di persone, vale a dire un terzo della popolazione, ha avuto bisogno di assistenza umanitaria, secondo dati dell'Onu. Numeri che il devastante sisma faranno crescere.  

Una catastrofe naturale di questa portata, che si teme potrà aver provocato migliaia di vittime, appare destinata a compromettere gravemente le fragili speranze di ripresa economica, in particolare dell'industria petrolifera che ha bisogno di miliardi di dollari di investimenti nelle infrastrutture obsolete. In generale dopo anni di profonda crisi economica, il Venezuela manca di infrastrutture, dalla rete elettrica e idrica agli ospedali, per affrontare una tale crisi.  

Secondo le prime proiezioni dell'Us Geological Survey, si stima che il sisma provocherà danni economici tra i 10 e i 100 miliardi di dollari, cifra che è praticamente pari all'intero attuale valore dell'economia venezuelana. Secondo alcuni esperti, infatti, oltre ai crolli provocati dalle due fortissime scosse, di magnitudo 7.2 e 7.5, bisogna tenere conto del rischio di incendi che potrebbero divampare tra le macerie a causa della rottura delle tubature del gas e del sistema elettrico, come ha spiegato alla Cnn Lucy Jones, sismologo del California Institute of Technology, sottolineando che questi incendi potrebbero raddoppiare i danni e le perdite economiche provocate dal terremoto.  

25 giu 2026

Incidente mortale sulla Pedemontana Veneta, vittime un sacerdote e un 16enne diretti a Gardaland

25 giu 2026

Oltre 3.200 colonnine ricarica già installate in piccoli centri per mobilità sostenibile

(Adnkronos) - Sono già più di 3.200 le colonnine di ricarica per veicoli elettrici installate da Poste Italiane nell’ambito del Progetto Polis, che ha l’obiettivo di portare i servizi della Pubblica amministrazione in circa 7 mila uffici postali nei centri con meno di 15 mila abitanti e agevolare la transizione ecologica e digitale. L’iniziativa fa parte delle politiche mobilità sostenibile e prevede, entro il 2026, l’installazione di 5 mila stazioni di ricarica in circa 3.500 Comuni, sia nei parcheggi di Poste Italiane che nelle aree pubbliche. Le colonnine sono dislocate lungo tutta Italia, con una distribuzione diffusa per il 35% al Nord, il 20% al Centro, il 30% al Sud e il 15% sulle isole, e quelle attualmente allacciate sono circa 1.500. 

Il Progetto Polis ha un ruolo fortemente strategico nel rafforzare il tessuto sociale dei piccoli centri e delle aree interne, potenziando le infrastrutture digitali, agevolando la transizione green e contribuendo a frenare il fenomeno dello spopolamento. È finanziato con risorse del piano complementare al PNRR per 800 milioni di euro e per oltre 400 milioni a carico di Poste Italiane e prevede la trasformazione di 6.933 uffici postali in sportelli unici di prossimità al servizio dei cittadini. Si stima che il Progetto avrà un impatto di 1.061 milioni di euro sul PIL dell’Italia (nel periodo di investimento dal 2022 al 2026 e di operatività degli uffici postali fino al 2031), porterà alla distribuzione di 484 milioni di reddito da lavoro e alla creazione di 18.600 posti di lavoro. 

25 giu 2026

Gibelli (Asstra): "Trasporto pubblico fattore decisivo rigenerazione urbana e abilitante vendita case o uffici"

(Adnkronos) - "Il trasporto pubblico è un fattore decisivo di rigenerazione urbana e un fattore abilitante di vendita di appartamenti o uffici. Stiamo facendo un nuovo lavoro. Sempre più in Fnm infatti arrivano richieste di consulenze per definire un modello di mobilità capace di incidere sulla riqualificazione dei territori e delle aree urbane. È arrivato quindi il momento di provare a immaginare un tipo di trasporto pubblico locale diverso seguendo un criterio di appropriatezza del servizio anche in ragione dei temi relativi alle risorse. In tal senso può essere d’ispirazione il modello di successo sperimentato con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina, dove è stato fatto un lavoro straordinario con i servizi di mobilità su gomma di ultimo miglio". Così il Presidente di Asstra, Andrea Gibelli, intervenuto questa mattina al convegno Nazionale Anav 2026. 

"Durante le Olimpiadi abbiamo gestito con un modello non convenzionale la relazione e i collegamenti tra grandi centri e piccoli centri di aree montane; E se i treni sono intervenuti sulla mobilità generale con la loro alta capacità, i bus sono stati efficaci nell’ultimo miglio attraverso flessibilità, orari e geolocalizzazione. La scommessa per il Tpl del futuro è riempire di contenuti un'esperienza urbanistica diffusa, coerente con gli investimenti immobiliari e la rigenerazione urbana, progettata con una mobilità di ultimo miglio per la quale è necessario immaginare tariffe dinamiche che possano andare a soddisfare i bisogni di mobilità che si stanno affermando", conclude Gibelli. 

25 giu 2026

Judas Priest: "Non esistono più band come la nostra o Black Sabbath"

(Adnkronos) - Se oggi l’heavy metal possiede un immaginario riconoscibile, un codice estetico e un suono che ha attraversato generazioni di band, una parte importante del merito è dei Judas Priest. Nati nella Birmingham che ha dato i natali anche ai Black Sabbath, la band guidata dall’inconfondibile voce del 'Metal God' Rob Halford ha contribuito a definire un intero genere. E oltre cinquant’anni dopo, continua a guardare avanti: mentre il documentario 'The Ballad Of Judas Priest' si prepara a raccontarne il percorso come mai prima d’ora e la raccolta 'The Best Of Judas Priest' celebra una carriera costruita album dopo album, il gruppo è già tornato in studio per lavorare al successore di 'Invincible Shield' (2024). Una dimostrazione di come i Priest continuino a considerare il futuro importante quanto il proprio passato. In attesa del ritorno in Italia per quattro date del 'Faithkeepers Tour' (il 3 settembre al Parco San Valentino di Pordenone, il 5 settembre al Teatro Clerici di Brescia, il 7 settembre alla Fiera del Levante di Bari e il 9 settembre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma) l'AdnKronos ha intervisato il chitarrista Richie Faulkner per parlare del momento che sta vivendo l’heavy metal e di cosa significhi oggi raccogliere e portare avanti il nome Judas Priest. Con una certezza: "Band come Judas Priest, Black Sabbath, Iron Maiden, Motörhead e Metallica non avranno mai dei veri 'eredi'". 

I Judas Priest hanno sempre avuto un legame speciale con i fan italiani e state per tornare in Italia con quattro concerti. Cosa dobbiamo aspettarci da questi show e qual è il vostro rapporto con il pubblico italiano?  

"Abbiamo sempre avuto un grande rapporto con i fan italiani. Credo che fin dall’inizio siano stati al fianco della band, alcuni fin dal primo giorno. Qualcuno è ancora lì, continua a venire ai concerti e sembra che in Italia ci siano sempre nuovi fan. Ogni volta che torniamo troviamo persone che vedono la band per la prima volta. Sarà un concerto rumoroso, un classico concerto dei Judas Priest, quello che tutti amiamo. E lo dico anche da fan, so cosa aspettarmi quando i Priest arrivano in città. Ci saranno grandi canzoni e tanto heavy metal suonato ad alto volume, insieme alla fantastica comunità di cui facciamo parte. Non vediamo l’ora". 

I Judas Priest hanno ispirato generazioni di band in tutto il mondo e influenzato praticamente ogni sottogenere. Come ci si sente a sapere che la vostra musica ha contribuito a plasmare l’heavy metal?  

"È davvero incredibile. Lo dico sempre: quando i ragazzi hanno iniziato, non credo esistesse nemmeno l’heavy metal. Penso che il termine non fosse ancora stato inventato e loro lo hanno creato. Insieme ad altre band hanno dato vita a quello che oggi chiamiamo heavy metal. Negli ultimi oltre cinquant’anni è cresciuto fino a diventare enorme. Posso immaginare quanto sia straordinario per loro vedere fan che, nel corso degli anni, hanno avuto figli e li hanno portati ai concerti. E ora sono proprio quei figli, diventati genitori, a portare a loro volta i propri figli ai concerti. Deve essere una sensazione incredibile vedere milioni di persone in tutto il mondo amare così tanto il metal da farlo diventare parte della propria vita. Io sono nella band da quindici anni e ogni volta che torno in Italia ci sono sempre persone nuove. Magari ascoltano i Priest per la prima volta. Oppure andiamo in una città o in un Paese dove non siamo mai stati prima. Per me è una sensazione incredibile dopo quindici anni. Per la band deve essere assolutamente sconvolgente". 

Siete stati tra gli inventori dell’heavy metal insieme ai Black Sabbath e condividete anche la stessa città d’origine, Birmingham. C’è qualcosa di speciale in questa città?  

"Credo che fosse la stessa generazione del dopoguerra. Qualunque cosa stesse accadendo a Birmingham in quel periodo dopo la guerra deve aver giocato un ruolo importante. Forse il clima, la politica dell’epoca o il modo in cui si sentivano le persone che cercavano di esprimere qualcosa per uscire da quell’ambiente. Glenn Tipton, il chitarrista, raccontava spesso che lavorava per la British Steel e che riusciva a sentire i martelli delle fabbriche: forse quel suono è entrato inconsciamente nella loro musica. Ma diceva anche che proprio quella realtà gli faceva nascere il desiderio di lasciarla. Ha sempre pensato che nella vita ci fosse qualcosa di più, e questo lo ha spinto a cercare un’alternativa attraverso la musica, a uscire da quell’ambiente e costruire qualcosa di più positivo. Forse anche questo ha avuto un ruolo. Resta il fatto che Judas Priest e Black Sabbath, entrambi in prima linea nella nascita dell’heavy metal provenivano dalla stessa città, è davvero incredibile". 

Tu sei entrato nei Judas Priest nel 2011, raccogliendo un'eredità importante. Come hai trovato il giusto equilibrio tra il rispetto per la storia della band e il desidrio di lasciare una tua impronta personale?  

"Bella domanda. Credo che si debba fare ciò che si sente giusto. E' una questione di equilibrio tra il rispetto per ciò che è venuto prima di te e il fare qualcosa di tuo. Ho sempre pensato i Judas Priest abbiano sempre fatto quello che volevano, andando controcorrente rispetto ai tempi. Quando entri in una band del genere devi fare il tuo, rispettando il passato. Non penso esista un modo giusto o sbagliato. Non puoi seguire delle istruzioni. Devi sentirlo. Se stai facendo qualcosa di sbagliato te ne accorgi. Io ho semplicemente fatto ciò che mi sembrava giusto. Se alla band andava bene, continuavo a farlo. E sembrava andare bene anche a molti fan. All’inizio c’era molto scetticismo. Quando entri in una band dopo quarant’anni di storia è inevitabile. I fan amavano molto K.K. Downing (ex chitarrrista e tra i membri più longevi della band, con Ian Hill, ndr) e dopo quarant’anni era un cambiamento enorme, quindi è normale che ci fossero dubbi. Lo capisco. Spero di aver fatto le cose nel modo giusto. Sono ancora qui quindici anni dopo, quindi spero che sia stato l’approccio corretto". 

Il vostro ultimo album in studio 'Invincible Shield' ha ricevuto un'accoglienza straordinaria da pubblico e critica. E state già lavorando a nuova musica: cosa dobbiamo aspettarci da questo disco e cosa vi ispira ancora a creare nuova musica?  

"Abbiamo iniziato a scrivere mentre eravamo in tour con 'Invincible Shield'. Già nel 2024 abbiamo iniziato a pensare a cosa sarebbe potuto essere il prossimo album. 'Invincible Shield' è un disco con molti cambi di direzione. Le canzoni non sono molto dirette, hanno tante parti diverse. E quando abbiamo iniziato a immaginare il nuovo lavoro, il pensiero è andato subito a qualcosa di più diretto, con canzoni più immediate. Le prime canzoni sono nate durante quel tour. Penso che questo nuovo disco sia più diretto e più essenziale. L’ispirazione nasce anche da questo: pensi a ciò che hai fatto prima e a ciò che vorresti fare dopo. E poi ascolti ciò che esce naturalmente quando prendi in mano la chitarra. Piano piano tutto prende forma e diventa riff, canzoni, melodie e, si spera, un album". 

Possiamo aspettarci il nuovo album già il prossimo anno?  

"Abbiamo già lavorato molto sul materiale. Speriamo di finirlo entro la fine dell’anno e di pubblicarlo il prossimo anno. Non voglio mettermi nei guai se non riusciamo a finirlo in tempo. Ma batteria, basso e chitarre sono praticamente già completati. Restano ancora alcune parti soliste da registrare e dobbiamo completare le voci. Se riusciamo a fare tutto entro quest’anno, allora spero che possa uscire nel 2027". 

'The Ballad Of Judas Priest' racconta la storia della band come mai prima d’ora. C’è qualcosa dei Judas Priest che secondo te il pubblico non ha ancora compreso del tutto e che il documentario mostrerà?  

"Devo fare una premessa: esistono tanti tipi diversi di fan dei Priest. Ci sono quelli che seguono la band dagli inizi e quelli che sono fan più recenti. Per i nuovi fan ci sarà sicuramente qualcosa che non conoscevano. Penso che il documentario sia adatto a tutti. Anche quando guardi un documentario su una band che magari non conosci o che non ti piace particolarmente, finisci sempre per capirla meglio e apprezzarla di più. E anche se pensi di sapere tutto su una band, c’è sempre qualcosa che scopri per la prima volta. Ian, per esempio, racconta dove fecero il loro primo concerto. Era un club operaio ad Aston. Ne avevo sentito parlare, ma non l’avevo mai visto. Nel documentario lui è lì e si può vedere il palco dove hanno suonato per la prima volta. Io stesso non l’avevo mai visto. Quindi c’è davvero qualcosa per tutti. Sam Dunn e Banger Films fanno sempre un ottimo lavoro. C’è anche Tom Morello coinvolto nel progetto e ha fatto un grande lavoro. E poi c’è Jack Black, che è sempre Jack Black, sempre divertente. Quando sarà disponibile, tutti dovrebbero guardarlo". 

Il metal sembra stare diventando sempre più grande. Sempre più giovani lo scoprono e i festival continuano a crescere. Perché pensi che l’heavy metal stia entrando in sintonia con una nuova generazione di fan?  

"Ne parliamo spesso. Il metal non viene passato alla radio come una volta e non lo vedi molto in televisione. Eppure ogni anno i festival registrano numeri record. Vai al Wacken, al Graspop, all’Hellfest e trovi sempre più persone. Non ho una risposta netta ma penso che abbia a che fare con il senso di comunità. Quando vai a un festival metal o a un concerto metal diventi parte di qualcosa. Non è semplicemente un video sul telefono o una canzone alla radio: sei parte di una comunità. E il valore di questa cosa è enorme. Ci sono amicizie, condivisione e un’esperienza dal vivo che non puoi ricreare altrove. Quando finisce un festival metal, spesso vengono venduti subito i biglietti per l’anno successivo. Le persone hanno fiducia negli organizzatori e sanno che sarà un grande evento con grandi band. Ogni volta che torniamo in Europa vediamo sempre più ragazzi nelle prime file. Noi sul palco invecchiamo ma le prime file sembrano sempre uguali. Ogni anno vediamo tantissime persone ed è una cosa davvero positiva". 

C’è qualche band oggi che ti fa pensare che potrebbe portare avanti lo spirito dell’heavy metal nel futuro?  

"Dal mio punto di vista, band come Judas Priest, Iron Maiden, Black Sabbath, Motörhead e Metallica non avranno mai dei veri 'eredi'. Non credo che succederà di nuovo. Penso però che le band che rappresentano il futuro siano già qui. Sono già headliner nei festival. Band come Spiritbox, Sleep Token e Ghost hanno preso strade diverse all’interno del metal e stanno seguendo il loro percorso. Non ci sarà mai un altro Judas Priest o un altro Iron Maiden. Quando qualcuno ci prova, sembra sempre che si stia sforzando troppo. L’heavy metal classico resterà per sempre. Ma la prossima generazione del metal è già arrivata e sta già facendo grandi cose". 

Avete influenzato anche il modo di vestire nel rock e nel metal, creando una vera e propria estetica. Pensi che questa influenza sia ancora presente nelle band di oggi?  

"Credo di sì. Ovviamente non sono stato io, ma la band. Oggi indosso una maglietta rosa. Ma i Judas Priest hanno avuto una grande influenza su molte band dal punto di vista dell’immagine, sicuramente. Loro cercavano un’immagine che si adattasse alla musica che suonavano. Quando hanno trovato pelle, borchie e spuntoni, tutto ha iniziato a funzionare perfettamente. La moto, le fruste, la pelle e le borchie erano perfette per quella musica. Anche le nuove band hanno la propria immagine, che si adatta alla loro versione del metal e definirà la loro epoca. Ma se guardiamo il metal classico tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, tutti indossavano pelle nera e borchie. I Priest hanno fatto parte di quel fenomeno e forse lo hanno persino iniziato. È stata una grande influenza culturale. Hanno plasmato il metal sia musicalmente sia visivamente. Ed è anche per questo che il genere è durato così a lungo e continua a esistere. Come dicevo, ai festival europei vedi ragazzi in prima fila con quarantacinque gradi e il sole che picchia forte, ma continuano a indossare giacche di pelle. Sono pazzi, non so come facciano. Ma fa parte di quella comunità di cui parlavamo prima. E' la loro comunità, la loro tribù. Penso che quella comunità non morirà mai e per questo è così preziosa". (di Federica Mochi) 

25 giu 2026

Nuovo fuori ruolo per Bartolozzi in staff Foti: in Commissione Csm 4 voti a favore e 2 astenuti

(Adnkronos) - Quattro voti a favore e due astenuti per il nuovo incarico fuori ruolo per Giusi Bartolozzi. Questa la decisione della Terza Commissione del Csm, a quanto apprende l’Adnkronos, chiamata a esprimersi sulla richiesta di un nuovo incarico arrivata a palazzo Bachelet per l’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia, questa volta nello staff del ministro degli Affari Europei e del Pnrr Tommaso Foti. A favore hanno votato la due laiche di centrodestra Isabella Bertolini e Daniela Bianchini, il togato di Unicost Roberto D’Auria e la togata di Mi Maria Luisa Mazzola. Astenuti invece i due consiglieri di AreaDg Tullio Morello e Marcello Basilico che è il presidente della Commissione.  

Una decisione che arriva a poco più di due mesi dalla decisione all’unanimità del plenum che aveva ricollocato in ruolo Bartolozzi, su sua domanda, presso la Corte di Appello di Roma con le funzioni di magistrato della pianta organica flessibile giudicante. Bartolozzi, indagata per false informazioni al pubblico ministero nell'ambito dell'inchiesta sul caso Almasri, si era dimessa dall’incarico lo scorso 24 marzo, all'indomani del risultato del referendum sulla riforma della giustizia con la vittoria del no. Un incarico, quello in Corte di Appello, che però non ha mai assunto poiché il decreto ministeriale non è stato pubblicato. Nel frattempo a Palazzo Bachelet è arrivata la nuova richiesta di fuori ruolo che, dopo il voto in commissione, sarà nelle prossime settimane all’attenzione del plenum. (di Assunta Cassiano)  

25 giu 2026

Tumori, armocromia per il benessere psicologico delle pazienti

(Adnkronos) - L’abbigliamento e il modo in cui percepiamo la nostra immagine "non influenzano soltanto l’aspetto estetico, ma possono avere effetti concreti sul benessere psicologico, sull’autostima e sul modo in cui ci relazioniamo con gli altri". È quanto emerge da "numerosi studi di psicologia che, negli ultimi decenni - informa una nota di We Will Care - hanno approfondito il legame tra immagine corporea, percezione di sé e salute mentale. La letteratura scientifica dimostra infatti che il modo di vestire contribuisce alla formazione dell’identità personale, influenza i comportamenti e può incidere sulla qualità della vita. Altri studi hanno inoltre evidenziato come una percezione più positiva della propria immagine corporea sia associata a una riduzione del senso di vergogna, dell’insoddisfazione verso il proprio corpo e dei livelli di umore negativo, a conferma di quanto la cura della propria immagine possa rappresentare una componente importante del benessere psicologico".  

Per le persone che affrontano un tumore "questo tema - si legge - assume un significato ancora più profondo. I trattamenti oncologici possono infatti modificare il rapporto con il proprio corpo, rendendo più difficile riconoscersi allo specchio e recuperare fiducia nella propria immagine. In questo contesto, strumenti come l’Armocromia possono diventare un’occasione per riscoprire sé stesse e ritrovare uno sguardo più positivo nei propri confronti". "Sulla base di queste evidenze scientifiche, We Will Care ha promosso, in collaborazione con Barbara Formenti, Image Specialist, un progetto di Armocromia dedicato a donne con una diagnosi oncologica" prosegue la nota. Tra aprile e maggio le partecipanti hanno preso parte a un percorso articolato in tre giornate di consulenze individuali, pensate per offrire uno spazio di ascolto e di cura della propria immagine e per accompagnarle nella riscoperta della propria identità. 

"L’armocromia può rappresentare uno strumento semplice, ma particolarmente utile all’interno di un percorso di supporto al benessere psicologico delle persone con una diagnosi di tumore – afferma Gabriella Pravettoni, docente di Psicologia delle Decisioni al Dipo di Milano, direttrice della Divisione di Psiconcologia dello Ieo e presidente di We Will Care –. Le terapie oncologiche possono determinare cambiamenti dell’immagine corporea che, in alcuni casi, influenzano la percezione di sé e la qualità di vita. Iniziative di questo tipo possono favorire un rapporto più positivo con la propria immagine, non con finalità estetiche, ma come parte di un percorso di cura della persona. Ritrovare colori e tonalità che valorizzano le proprie caratteristiche può contribuire a rafforzare l’autostima e ad accompagnare il processo di adattamento ai cambiamenti legati alla malattia, con possibili benefici sul benessere psicologico e sulla qualità di vita". 

 

Il progetto - dettaglia la nota - ha raccolto un riscontro estremamente positivo. Anche le partecipanti inizialmente più scettiche hanno raccontato di aver vissuto l’esperienza come un’occasione per vedersi in modo nuovo, scoprendo colori e tonalità capaci di valorizzarle e, soprattutto, di farle sentire nuovamente rappresentate dalla propria immagine.  

"Sono particolarmente felice di aver realizzato, per la prima volta, un percorso di Armocromia dedicato a donne che hanno affrontato un tumore, – dichiara Barbara Formenti, consulente d’immagine e armocromista -. Ogni incontro è stato un momento di grande condivisione e ascolto. L’armocromia viene spesso considerata uno strumento legato all’estetica, ma in queste giornate ha dimostrato di poter diventare molto di più: un’occasione per riscoprirsi, ritrovare fiducia e imparare a guardarsi con maggiore serenità. Vedere l’entusiasmo e l’emozione delle partecipanti davanti allo specchio è stata la conferma del valore di questo progetto".  

Il progetto "si inserisce nella più ampia attività di We Will Care a sostegno delle persone con una diagnosi oncologica. La nostra Associazione promuove iniziative che affiancano il percorso di cura e pongono attenzione al benessere psicologico e alla qualità di vita delle pazienti" conclude Pravettoni. 

25 giu 2026

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