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Sicurezza, sistema italiano di fronte a sfide nuovo disordine globale

(Adnkronos) - In uno scenario internazionale caratterizzato da crescente instabilità geopolitica, competizione strategica tra potenze, minacce ibride e profonde trasformazioni tecnologiche, la capacità di comprendere e governare la complessità rappresenta una delle principali sfide per la tutela degli interessi nazionali. Questi i temi al centro del seminario 'Il sistema di sicurezza italiano di fronte alle sfide del nuovo disordine globale', promosso presso Europa experience 'David Sassoli', sede di rappresentanza del Parlamento europeo in Italia, nell'ambito del corso di alta formazione 'Leadership, intelligence e difesa', organizzato da Spes Academy 'Carlo Azeglio Ciampi', Fondazione Aises, ConnectEd Mind e Società italiana di intelligence (Socint). 

Dopo i saluti istituzionali di Fabrizio Spada, responsabile dell'ufficio del Parlamento europeo in Italia, sono intervenuti Valerio De Luca, presidente della Fondazione Aises e direttore della Spes Academy, Luca Scognamillo, Capo di gabinetto del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), l'ambasciatore Francesco Talò, inviato speciale Imec e Daniele Ruvinetti, senior advisor della Fondazione MedOr. 

Nel suo intervento introduttivo, Valerio De Luca ha evidenziato il legame tra sicurezza nazionale, leadership e qualità delle decisioni: "La sicurezza nazionale -ha affermato- dipende sempre meno dalla sola disponibilità di risorse e sempre più dalla qualità delle decisioni. È da questa consapevolezza che nasce ConnectEd Mind, la prima startup italiana dedicata alla sicurezza cognitiva, sviluppata per rafforzare i processi decisionali attraverso l'integrazione tra pensiero critico, leadership, intelligenza artificiale e metodo dell'intelligence. Oggi la frontiera della sicurezza è cognitiva e la capacità di una Nazione di affrontare le sfide del futuro dipende dalla qualità delle decisioni di chi la guida". 

Nel corso del seminario è stato illustrato il ruolo del sistema del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica nel supporto ai processi decisionali dello Stato. Particolare attenzione è stata dedicata al nuovo modello di gestione delle crisi e alla innovazione introdotta dal Dpcm del 22 aprile 2026, volto a rafforzare il coordinamento interistituzionale e la capacità di risposta del sistema nazionale di fronte a minacce sempre più complesse e multidimensionali. 

L'ambasciatore Francesco Maria Talò ha evidenziato come l'attuale fase di disordine globale imponga una riflessione sull'evoluzione dell'architettura della sicurezza internazionale e sul ruolo della cooperazione tra alleati e partner strategici: "L'architettura della sicurezza internazionale -ha spiegato- non si fonda più soltanto sugli equilibri militari, ma anche sulla capacità delle democrazie di garantire sicurezza energetica, tecnologica, economica e infrastrutturale. In un contesto segnato da competizione strategica e crescente frammentazione, il rafforzamento della cooperazione tra partner e alleati rappresenta una condizione essenziale per la stabilità, la prosperità e lo sviluppo. Il vecchio ordine internazionale non tornerà più, inutile averne nostalgia; dobbiamo adeguarci ad una realtà di caos ed incertezza; per questo occorre essere più agili nei processi decisionali ed abbattere i compartimenti stagni di strutture che non rispondono alle sfide orizzontali del momento". 

Daniele Ruvinetti ha richiamato l'attenzione sulla necessità di rafforzare la resilienza strategica del sistema Paese in uno scenario caratterizzato da rischi sempre più interconnessi: "La sicurezza contemporanea -ha detto- richiede una visione integrata capace di coniugare intelligence, innovazione, resilienza economica e sviluppo del capitale umano. La capacità di proteggere infrastrutture critiche, filiere industriali strategiche ed ecosistemi dell'innovazione rappresenta oggi un elemento decisivo per la competitività e la sicurezza del sistema Paese. Investire nella cultura della sicurezza significa rafforzare la capacità delle istituzioni e delle organizzazioni di affrontare con efficacia scenari sempre più complessi e interconnessi". Nel corso del dibattito è emersa la necessità di rafforzare una cultura della sicurezza capace di integrare intelligence, innovazione tecnologica, sicurezza economica, resilienza democratica e sviluppo del capitale umano. In uno scenario internazionale sempre più competitivo e caratterizzato da profonde trasformazioni geopolitiche e tecnologiche, la formazione delle nuove classi dirigenti rappresenta un investimento strategico per la resilienza e la competitività del sistema Paese. 

19 giu 2026

Continuità al vertice di Sport e Salute, confermati Presidente Mezzaroma, ad Nepi Molineris e l'intero CdA

(Adnkronos) - L’Assemblea degli Azionisti di Sport e Salute, società partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha confermato integralmente il Consiglio di Amministrazione, riconoscendo il lavoro svolto nell’ultimo triennio e il percorso di crescita e consolidamento della Società. Confermati alla guida il Presidente Marco Mezzaroma e l’Amministratore Delegato Diego Nepi Molineris. Rinnovati anche i componenti del CdA Maria Spena, Rita Di Quinzio e Fabio Caiazzo. Le designazioni hanno ricevuto il parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato. Presidente del Collegio dei Sindaci è Piero Alonzo; completano il Collegio Claudia Adami ed Elena Gazzola. 

L’Assemblea ha inoltre approvato il bilancio 2025, che conferma una fase di forte crescita e sviluppo: valore della produzione record pari a 183 milioni di euro, risultato operativo di 13,07 milioni e un utile di 13,7 milioni. Nel corso dell’anno Sport e Salute ha gestito circa 1,3 miliardi di euro di risorse, sostenendo programmi per lo sport, la promozione dell’attività fisica e lo sviluppo dei territori. Sono state organizzate circa 1 milione di ore di attività sportive con oltre 2,5 milioni di partecipanti. Realizzati 195 nuovi impianti sportivi per 85 milioni di euro e gestiti oltre 1.600 progetti sociali e sportivi sul territorio nazionale. A questi numeri si aggiungono le 145 giornate dedicate ai grandi eventi sportivi e non solo, oltre al ruolo di soggetto attuatore dell’America’s Cup, in programma nel 2027, fortemente voluta dal Governo italiano. Rilevanti anche i risultati dei programmi per giovani e scuola: con Scuola Attiva, nell’anno scolastico 2024-2025, sono stati coinvolti circa 2,2 milioni di bambini e ragazzi tra 5 e 13 anni, il 12,6% in più rispetto all’anno precedente, con 12.200 scuole partecipanti e 7.700 tutor e tecnici federali. 

Sul fronte della formazione, la Scuola dello Sport ha realizzato 184 attività con oltre 18.000 partecipanti - un forte impegno contro il “drop out” sportivo - insieme a 124 iniziative rivolte agli Organismi Sportivi. Organizzati inoltre 104 eventi territoriali dei Giochi della Gioventù e 35 iniziative del progetto “Sport è Salute”, con oltre 300.000 beneficiari. Prosegue infine la modernizzazione del sistema sportivo nazionale con l’aggiornamento del Censimento degli impianti sportivi nel 90% delle regioni italiane, il coinvolgimento di 4.800 Comuni e il potenziamento del Registro delle attività sportive dilettantistiche. La conferma del CdA rappresenta un riconoscimento del lavoro svolto e rafforza la strategia di Sport e Salute nel sostenere lo sport italiano come leva di crescita sociale, educativa ed economica per il Paese. 

“Sono stati tre anni di lavoro intensi, in cui abbiamo tradotto le linee guida del Governo in progetti e azioni concrete in tutta Italia, come dimostra il bilancio approvato oggi. Per questa fiducia rinnovata a tutto il CdA, ringrazio il Governo e in particolare i Ministri Giorgetti e Abodi, così come le Commissioni parlamentari. La interpreto come un riconoscimento al lavoro svolto da tutte le donne e gli uomini di Sport e Salute. Soprattutto è un mandato a proseguire lungo questo percorso", le parole di Marco Mezzaroma, dopo la conferma alla presidenza di Sport e Salute. "Nei prossimi tre anni vogliamo alzare l'asticella e portare lo sport lì dove ancora non arriva, dalla scuola alle periferie geografiche e sociali, abbattendo ogni barriera d'accesso. Continueremo a valorizzare i territori e ad attrarre grandi eventi internazionali, lavorando con determinazione al fianco del sistema sportivo e delle istituzioni. Lo sport è una leva strategica per il Paese, merita il massimo impegno quotidiano e noi continueremo a garantirlo”, ha aggiunto Mezzaroma. 

“Siamo felici e orgogliosi per questa riconferma e ringraziamo il Governo, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e le Commissioni parlamentari di Camera e Senato per la fiducia accordata. Tre anni fa Sport e Salute era una realtà da costruire, con un progetto ambizioso. Oggi è una Società consolidata, con un ruolo riconosciuto nel sistema sportivo nazionale. Gli obiettivi del mandato sono stati raggiunti grazie a risultati concreti, continuità d’azione e affidabilità istituzionale e operativa". Lo ha dichiarato Diego Nepi Molineris, dopo la conferma ad Amministratore Delegato di Sport e Salute. "Il bilancio 2025 conferma la crescita della Società, con risultati economici, gestionali e sociali importanti e il massimo valore della produzione dalla sua nascita, dimostrando la solidità del modello e la capacità di generare valore per lo sport italiano. Abbiamo lavorato per rendere lo sport sempre più accessibile, riconoscendolo come diritto fondamentale, strumento di prevenzione, benessere e qualità della vita, oltre che come elemento di crescita sociale ed educativa, in linea con l’articolo 33 della Costituzione. Un ringraziamento va a tutta la squadra di Sport e Salute che ha reso possibile questo percorso. Ora ci attendono nuove sfide, che affronteremo con visione, entusiasmo e responsabilità”. 

19 giu 2026

Fii, Schiattarella: "Nel Golfo la modernità non deve copiare l’Occidente"

(Adnkronos) - Costruire nel Golfo non significa importare modelli occidentali, ma aiutare i Paesi emergenti a trovare una propria via alla contemporaneità. A dirlo, durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, è Andrea Schiattarella, CEO di Schiattarella Associati, studio romano di architettura con una lunga presenza in Arabia Saudita. 

"Siamo presenti lì dal 2010", racconta Schiattarella, ricordando il lavoro svolto soprattutto sugli asset culturali. Tra i progetti citati ci sono Diriyah Art Futures, indicato come il primo centro di arte digitale del Middle East, e il lavoro per la sede del Red Sea Film Festival a Gedda. "Abbiamo lavorato abbastanza intensamente nel Paese e abbiamo acquisito una discreta notorietà", spiega. 

L’esperienza saudita, osserva, nasce da un cambio di approccio. Quando lo studio è arrivato nel Paese, si è trovato davanti a un sistema che tendeva a importare modelli occidentali: città costruite su maglie cartesiane, grandi autostrade di stampo americano, edifici e grattacieli potenzialmente replicabili "da Dubai al Nuovo Messico". La scelta di Schiattarella Associati è stata diversa: ascoltare la realtà locale, la cultura del posto e lavorare su quel patrimonio per sviluppare un linguaggio contemporaneo radicato nel contesto. 

"La vera sfida oggi, un po’ in tutti i settori per questi Paesi emergenti, è indagare come culture differenti da quelle occidentali possano avere una loro contemporaneità, un loro futuro", sottolinea Schiattarella. Il punto, spiega, è costruire luoghi moderni che non sembrino semplicemente estensioni di Londra, Parigi o New York, ma che mantengano un’impronta riconoscibile e legata alla cultura locale. 

Da qui il richiamo alla "biodiversità culturale" e alla "biodiversità architettonica". Come in ecologia la perdita di biodiversità riduce la ricchezza del pianeta, anche l’omologazione globale dei linguaggi architettonici rischia di impoverire le culture. "La globalizzazione non va combattuta, perché lo scambio è una grande cosa", precisa. Ma lo scambio, conclude, deve avvenire "alla pari tra le varie e diverse culture". È questa, per Schiattarella, una delle sfide più rilevanti non solo per l’architettura, ma per l’umanità. 

19 giu 2026

Fii, Rama: "Albania più vicina che mai all’Ue, chiudere negoziati entro fine 2027"

(Adnkronos) - L’Albania è "più vicina che mai" all’ingresso nell’Unione europea e l’obiettivo condiviso con la Commissione è chiudere tutti i capitoli negoziali "fino alla fine del 2027". A dirlo, durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, è Edi Rama, primo ministro della Repubblica d’Albania, intervenuto a margine dei lavori del summit promosso dal Future Investment Initiative Institute. 

Rama risponde anche alle parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che a Evian ha rivendicato il ruolo dell’accordo Italia-Albania sui migranti come esperienza anticipatrice rispetto alle nuove intese europee. "Bisogna credere a quello che dice il vostro presidente del Consiglio", dice il premier albanese, riconoscendo a Meloni di essere stata "all’avanguardia di questo sforzo e di questa battaglia". "Tutto il credito va a lei", aggiunge, auspicando che il percorso avviato "sia utile per l’Italia e per l’Europa". 

Sul processo di adesione all’Ue, Rama respinge l’idea che il traguardo sia ancora lontano. "Non è lontano, è più vicino che mai", sottolinea. L’Albania, candidata dal 2014, ha aperto i negoziati nel 2020 e ora, ricorda il premier, "abbiamo aperto tutti i capitoli dei negoziati" e superato "quel momento intermedio che apre la strada alla chiusura dei capitoli". 

Le proteste in corso nel Paese, legate anche al contestato progetto immobiliare da quattro miliardi di dollari associato alla famiglia Kushner-Trump, non vengono lette da Rama come un freno al percorso europeo. "Le proteste sono parte organica di una società libera e democratica, sono dappertutto", dice. Anzi, per il premier rappresentano "un’altra ragione per rispettare l’Albania come un Paese libero, democratico, dove c’è dibattito e dove ci sono anche proteste pacifiche". 

Alla domanda su cosa debba fare l’Europa per tornare ad attrarre capitali e mantenere gli investimenti, Rama individua un nodo essenzialmente politico. "Tutto il resto è chiarissimo, tutti sanno quello che manca, tutti sanno quello che deve essere raggiunto", osserva. Le risorse ci sono, così come "le capacità, i talenti, la conoscenza". Ma serve una scelta di fondo: "Vuole l’Europa funzionare come una potenza importante nel nuovo scacchiere mondiale?". Per Rama, senza la capacità di prendere decisioni giuste, rapide e poi adottarle in tutto il suo perimetro, il continente rischia di non tradurre il proprio potenziale in potenza reale. 

19 giu 2026

Fii, Bonomi: "In Europa i capitali ci sono, serve un cambio di attitudine"

(Adnkronos) - Gli 800 miliardi di investimenti indicati dal piano Draghi per rilanciare la competitività europea possono sembrare molti, ma il vero problema non è la mancanza di capitali. È la capacità di usarli. A dirlo, durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, è Andrea Bonomi, chairman di Investindustrial. 

"Sembrano tanti quei capitali, ma in verità ci sono", osserva Bonomi. Il continente, secondo il chairman di Investindustrial, ha bisogno soprattutto di "un cambio di attitudine", di "un cambio di regolamentazione" e di una maggiore capacità di pianificazione. Il paragone è con i Paesi del Golfo: "Gli arabi hanno un piano che si chiama vision plan e noi abbiamo degli studi. Adesso bisogna passare dagli studi all’implementazione". 

Investindustrial ha già investito in Arabia Saudita, in particolare nel settore alimentare. Per Riyad, spiega Bonomi, la food security è un tema cruciale. L’operazione citata riguarda l’acquisizione di un leader nel ketchup, inserito in una piattaforma food già di dimensioni tali da permettere nuove operazioni nel mercato saudita. La parola chiave, anche qui, è scala: rendere le aziende abbastanza grandi da competere e crescere sui mercati globali. 

Bonomi interviene anche sul tema delle quotazioni italiane e del ricorso sempre più frequente al mercato americano da parte delle nuove aziende tecnologiche. "Gli Stati Uniti hanno un mercato dei capitali molto più forte del nostro", riconosce. Ma questo non significa che l’Europa sia condannata a restare indietro. Serve, piuttosto, recuperare una diversa visione della borsa: "La borsa non è una fine, ma un inizio di costruire qualcosa". 

Gli interventi sul Tuf e sulla regolamentazione vengono giudicati "passi nella buona direzione", ma non sufficienti se non accompagnati da un’attitudine più favorevole agli imprenditori. "I governi devono continuare, e lo stanno facendo, ma devono accelerare", afferma Bonomi. L’Europa, conclude, deve ritrovare "il coraggio che c’era dopo la guerra o negli anni ’50", quando si costruivano impianti, industrie e infrastrutture. Oggi la sfida è tornare a costruire, ma con impianti e metodologie più moderne. 

19 giu 2026

Fii, Buono: "newcleo verso quotazione Usa, operazione può chiudersi in poche settimane"

(Adnkronos) - La quotazione americana di newcleo procede e potrebbe chiudersi "nell’arco di un paio di settimane". A dirlo, durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, è Stefano Buono, fondatore e Ceo di newcleo, intervenuto sul percorso della società tra Europa e Stati Uniti e sulla scelta di guardare al Nasdaq per finanziare l’innovazione nel nucleare avanzato. 

"Il progetto della quotazione sta andando molto bene", spiega Buono. L’operazione avviene attraverso un merger con una società americana già presente sul mercato, un percorso che, secondo il fondatore di newcleo, ha già superato "la parte più difficile". La società ha raccolto "220 milioni di sottoscrizioni" per il momento in cui il merger sarà effettivo e ha depositato il dossier alla Sec. La valutazione indicata è di circa "2,4 miliardi di euro". 

La scelta degli Stati Uniti è legata alla natura stessa dell’azienda. "Ho sempre pensato al mercato americano come un possibile outcome, perché siamo un’azienda innovatrice e quindi il mercato americano è più naturale", spiega. Il passaggio è stato accelerato dall’ingresso operativo nel sistema americano: newcleo, afferma, è "l’unica azienda al mondo" con un progetto avanzato per una fabbrica di combustibile da materiale nucleare riciclato, reso possibile anche da un recente cambiamento di policy negli Stati Uniti. 

Buono affronta anche il tema più generale della distanza tra Europa e Stati Uniti nei mercati dei capitali. Per aziende come newcleo, dice, serve un mercato capace di comprendere e finanziare l’innovazione. "I capitali che ci sono negli Stati Uniti a disposizione di questo tipo di investimenti sono almeno cento volte quelli che ci sono in Europa", afferma. Una differenza che rende il mercato americano "proprio un’altra dimensione". 

La raccolta servirà a finanziare più fronti. In Italia, newcleo ha costruito una macchina che Buono definisce rappresentativa di un futuro Smr: ha la complessità di un reattore nucleare, ma è riscaldata dall’elettricità e non dalla reazione nucleare, con una potenza significativa di 10 megawatt. "Addirittura c’è una turbina di Fincantieri che abbiamo installato due giorni fa", aggiunge. Il capitale raccolto servirà anche ad avanzare nel licensing, ad avviare la costruzione della fabbrica americana del combustibile, a sviluppare il reattore negli Stati Uniti e a proseguire i progetti europei in Slovacchia e Francia. 

19 giu 2026

Fii, Benigni: "L'industria è in un momento d'oro, ma l’Europa non faccia solo procurement"

(Adnkronos) - L’industria europea della difesa vive un "momento d’oro", ma gli investimenti in arrivo non devono limitarsi agli acquisti: devono rafforzare tecnologie, competenze e filiere industriali. A dirlo, durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, è Domitilla Benigni, electronics engineer, Ceo e Coo di ELT Group, intervenuta al forum dedicato agli investimenti e alla sicurezza europea. 

ELT Group è presente da anni in Arabia Saudita e dal 2022 ha costituito una società di diritto saudita. Una scelta, spiega Benigni, coerente con una visione di lungo periodo e con Saudi Vision 2030. Nel Paese il gruppo sta pianificando il trasferimento progressivo di attività di logistica e manutenzione, con l’obiettivo di arrivare anche allo sviluppo di nuovi prodotti nel proprio settore. 

Il tema delle competenze è centrale. Nel comparto dell’elettromagnetismo, sottolinea Benigni, i talenti sono ancora insufficienti: "Siamo tutti in Europa soprattutto alla ricerca di talenti". Il punto riguarda non solo le imprese, ma la capacità dell’intero ecosistema europeo di reggere una fase di forte crescita della spesa per sicurezza e difesa. 

"Questi investimenti plurimiliardari nella difesa che l’Europa sta finalmente facendo" aprono una fase nuova, osserva. Ma vanno affrontati con entusiasmo e, allo stesso tempo, con attenzione. "Dobbiamo tutti utilizzare questi investimenti in maniera appropriata", avverte Benigni. La priorità deve essere orientare le risorse verso nuovi prodotti, nuove tecnologie e nuove competenze. 

Da qui il messaggio al sistema europeo: "Non bisogna solo fare procurement". Secondo Benigni, limitarsi agli acquisti non aiuta davvero le industrie. Serve invece una crescita dell’ecosistema industriale della difesa, con una strategia di lungo periodo e una maggiore capacità di execution. L’Europa, ricorda, ha identificato con trasparenza i propri gap tecnologici. Ora deve colmarli, mettendo a terra i piani e trasformando le risorse disponibili in capacità industriale, innovazione e autonomia. 

19 giu 2026

Fii, Moretti: "Per il mid-market europeo la parola chiave è scala"

(Adnkronos) - Per il mid-market europeo la parola chiave dei prossimi anni è "scala". Senza dimensioni adeguate, le aziende non riescono a competere né a finanziare gli investimenti necessari per crescere a livello internazionale. A dirlo, durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, è Mauro Moretti, founder e CEO di Three Hills. 

Moretti presenta Three Hills come una realtà nata quasi 14 anni fa e cresciuta progressivamente fino a gestire circa 3,5 miliardi di euro. La società è guidata da Londra, dove si trova il quartier generale, ma l’Italia ha assunto un ruolo sempre più rilevante. "Investiamo in tutta Europa, però i due Paesi che la fanno da padrone sono Uk e Italia, che pesano circa il 30% ciascuno", spiega. A questi si aggiunge la crescita dell’ufficio di Parigi, che oggi rappresenta quasi il 20% delle masse. 

La base degli investitori è composta soprattutto da istituzionali, circa il 70% del capitale, ma Moretti rivendica anche il ruolo dei grandi family office e delle famiglie imprenditoriali. La presenza di imprenditori tra gli investitori crea, secondo il fondatore di Three Hills, una connessione più naturale con le aziende finanziate. È un elemento che la società intende mantenere anche nei prossimi anni, mentre si prepara a lanciare due nuovi fondi, uno dopo l’estate e un altro nel 2027, con l’obiettivo di avvicinarsi ai 4-5 miliardi. 

Il nome Three Hills nasce dalle "tre colline umbre" di Collazzone, vicino Perugia, il paese in cui Moretti è cresciuto. Ma il modello è internazionale: un approccio ibrido al capitale, capace di combinare strumenti di debito ed equity. "Abbiamo portato sul mercato qualcosa di diverso dal private equity tradizionale", sottolinea. Questa flessibilità consente di entrare in aziende che non avrebbero mai considerato la vendita della maggioranza, preservando il Dna imprenditoriale europeo. 

Tra gli esempi citati c’è Sec Newgate, gruppo di comunicazione e public affairs supportato nel percorso di buy and build internazionale, fino allo sviluppo di una forte presenza americana. Il Medio Oriente, aggiunge Moretti, è cambiato: fino a pochi anni fa era visto soprattutto come luogo dove raccogliere capitali. Oggi molte aziende del portafoglio vogliono crescere in quei mercati anche con il proprio business. Il dialogo con fondi sovrani e family office diventa così più strategico: uno scambio tra capitali e know how, più bilanciato e più interessante per entrambe le parti. 

19 giu 2026

Aiom: "90% oncologi usa accesso precoce a terapie, rimane nodo burocrazia"

(Adnkronos) - “In Italia il 92% degli oncologi ha utilizzato farmaci antitumorali non rimborsati dal Servizio sanitario nazionale e al di fuori di sperimentazioni cliniche. Otto su 10 giudicano buona la collaborazione con la farmacia della propria struttura per le richieste di accesso precoce alle terapie. Rimangono però difficoltà procedurali soprattutto a livello burocratico-amministrativo: i moduli risultano molto dispendiosi in termini di tempo di compilazione e i tempi di attesa sono spesso percepiti come lunghi rispetto alle esigenze cliniche”. È il quadro - riferisce una nota - che emerge da una survey dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) diffusa tra gli oncologi italiani a maggio 2026 e presentata oggi durante la Conferenza nazionale organizzata dall’Aiom. L’evento, che si apre oggi a Bologna, vede la partecipazione di rappresentanti di pazienti, clinici, Istituzioni, farmacoeconomisti e dell’industria farmaceutica. L’obiettivo è discutere nuove soluzioni e avanzare proposte per ottimizzare l’accesso precoce ai trattamenti antitumorali in Italia.  

"Al momento - continua la nota - in Italia i principali percorsi di ‘early access’ che consentono la totale rimborsabilità da parte del servizio pubblico sono il Fondo Aifa del 5% e la legge 648/1996. Esiste poi l’uso compassionevole/nominale, con fornitura gratuita da parte dell’azienda farmaceutica. Inoltre, un medico può prescrivere un medicinale ‘off label’, ovvero al di fuori delle indicazioni approvate ufficialmente, sottoponendo la richiesta al proprio ospedale, che può decidere di farsi carico della spesa". “Il 44% degli oncologi però dichiara di aver incontrato difficoltà procedurali nell’ambito del fondo 5% dell’Agenzia italiana del farmaco. Ha ammesso lo stesso problema il 32% nel richiedere un farmaco ‘off label’ e il 13% nel ricorrere alla legge 648/96 e il 29% nell’utilizzare programmi uso compassionevole/nominale”. 

In Italia “le procedure di negoziazione del rimborso fanno sì che passi un tempo non piccolo prima dell’effettiva disponibilità in pratica clinica di un nuovo farmaco approvato dall’Agenzia Europea dei Medicinali - sottolinea Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom - In oncologia, il fattore tempo è quasi sempre cruciale rispetto alla storia naturale della malattia e alle necessità cliniche dei pazienti. Da qui l’esigenza di avere strumenti efficaci e sicuri per un accesso rapido e precoce alle terapie innovative. L’early access è, infatti, un diritto che va garantito ai nostri pazienti. L’obiettivo dell’indagine presentata a Bologna - continua - era quello di valutare le conoscenze degli oncologi rispetto agli strumenti di accesso precoce, consapevoli che l’aggiornamento tempestivo è fondamentale per evitare una perdita di opportunità per i pazienti. Inoltre, abbiamo voluto indagare sulle eventuali difficoltà procedurali riscontrate”. 

 

Rispetto a un’indagine identica condotta nel 2020 si evidenziano miglioramenti - precisa Di Maio - anche se non sempre i tempi per ottenere un farmaco sono sufficientemente veloci. Come società scientifica siamo inoltre convinti dell’assoluta necessità di valorizzare anche dal punto di vista scientifico i dati prodotti grazie all’early access. L’utilizzo precoce di determinate terapie produce preziose indicazioni per quanto riguarda tollerabilità, tossicità ed efficacia. Finora in Italia è stata poco sfruttata l’informazione scientifica proveniente da pazienti trattati in questo particolare setting. Tutto ciò - rimarca - può essere molto utile anche a fini regolatori in quanto sono potenzialmente dati che indicano come e quanto funziona un nuovo trattamento in una popolazione reale di pazienti italiani”.  

“È evidente che in Italia l’accesso precoce ai farmaci innovativi si inserisce in un quadro normativo ancora eterogeneo e complesso - sottolinea Rossana Berardi, presidente eletto Aiom - Strumenti come i programmi di uso compassionevole e le richieste di accesso al fondo 5% di Aifa rappresentano opportunità importanti, ma non sempre ottengono parere favorevole e, in alcuni casi, i tempi di risposta risultano difficilmente compatibili con le esigenze cliniche dei pazienti. Queste criticità, sommate alle numerose difficoltà che gli oncologi affrontano nella pratica quotidiana, rischiano di scoraggiare il ricorso a percorsi che, invece, possono fare la differenza per i malati”.  

Secondo Berardi, “è quindi necessario semplificare le procedure, rendere più omogenei i percorsi e ridurre gli appesantimenti burocratici, affinché l’innovazione possa arrivare in modo più tempestivo a chi ne ha bisogno. Al tempo stesso - aggiunge - la nostra indagine evidenzia anche alcune lacune di preparazione da parte dei medici specialisti. Per questo è fondamentale garantire aggiornamento costante e percorsi formativi qualificati, così da rafforzare un ambito cruciale della nostra professione. Come società scientifica abbiamo già promosso in passato iniziative in questa direzione e intendiamo proseguire nei prossimi anni con nuovi progetti”. 

 

“L’early access è una pratica consolidata in quasi tutti i Paesi Europei - sostiene Giuseppe Curigliano, presidente eletto Esmo-European Society For Medical Oncology - I meccanismi di regolamentazione sono diversificati e riflettono le caratteristiche del singolo servizio sanitario nazionale. Vi sono effettivamente difficoltà ma non bisogna dimenticare come il nostro sia stato finora uno dei primi Paesi in Europa per disponibilità nella pratica clinica di farmaci innovativi. Ciò risulta abbastanza evidente proprio in oncologia. La nostra sanità si ispira a principi universalistici e al diritto alla salute previsto anche dalla Costituzione. Vanno perciò sempre garantite tutte le opportunità di cura ai pazienti e quindi, in caso di necessità, anche un eventuale accesso precoce alle terapie”. 

“L’Italia - evidenzia Pierluigi Russo, direttore Tecnico-scientifico Aifa - garantisce ai pazienti elevati standard di cura grazie, innanzitutto, al carattere universalistico del nostro Servizio sanitario nazionale. Proprio per questo è necessario prestare estrema attenzione all’uso delle risorse pubbliche, più di quanto avvenga in altri sistemi sanitari prevalentemente privatistici. In questo contesto le procedure amministrative rappresentano uno strumento essenziale a tutela dell’interesse pubblico: è importante riconoscerne il valore, pur continuando a lavorare per renderle più efficienti. Peraltro, l’Italia dispone già di diversi strumenti normativi per l’accesso precoce a carico del Ssn, in particolare in assenza di alternative di trattamento, e continueremo a impegnarci nella direzione del miglioramento continuo. Due aspetti vanno tuttavia considerati - puntualizza - Il primo riguarda i percorsi regolatori ordinari di autorizzazione a livello europeo e di valutazione della rimborsabilità da parte di Aifa: l’Agenzia ha già migliorato la propria performance, registrando tempistiche tra le migliori in Europa".  

"Il secondo concerne l’insieme delle procedure amministrative che coinvolgono le Regioni: sul versante dei farmaci innovativi, la normativa vigente già prevede l’inclusione automatica di tali medicinali nei prontuari regionali; occorre tuttavia considerare anche le tempistiche legate allo svolgimento delle gare pubbliche a livello regionale. È imprescindibile - conclude - la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, a ogni livello organizzativo del Ssn, per garantire l’accesso ai farmaci associati alle migliori evidenze possibili, tenendo conto sia della gravità della patologia nonché del loro vantaggio terapeutico rispetto alle alternative disponibili, in un’ottica di considerazione responsabile della sostenibilità della spesa pubblica”. 

19 giu 2026

Dal Papa a Meloni, tutti gli attacchi di Trump ai leader: i precedenti

(Adnkronos) - Da Papa Leone XIV a Emmanuel Macron passando per Friedrich Merz e Keir Starmer. La premier Giorgia Meloni è solo l'ultima, in ordine di tempo, a essere stata attaccata dal presidente americano Donald Trump. Se il Pontefice è un debole e il presidente francese "sbaglia sempre", il Cancelliere tedesco non sa di cosa parla quando si esprime sull'Iran. 

Meloni "mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L'avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena", ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in una intervista telefonica esclusiva a 'L'Aria che tira' su La7, il programma di David Parenzo, di cui si sente la traduzione in italiano ma non la voce del numero 1 della Casa Bianca. A stretto giro è arrivata la replica della premier che parla di "dichiarazioni totalmente inventate".  

In realtà la presidente del Consiglio era già stata ataccata dal tycoon in occasione delle affermazioni di Trump su Papa Leone XIV. Il presidente degli Stati Uniti aveva criticato Meloni in un'intervista al Corriere della Sera: "Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo". La premier aveva definito inaccettabili le parole di "Trump nei confronti del Santo Padre". Il Pontefice era stato accusato di avere una posizione 'soft' nei confronti del'Iran: "E' debole contro il crimine, non sono un suo fan". Per poi accusare il Pontefice di "giocare con un Paese che vuole un'arma nucleare". Ma l'attacco del presidente è arrivato anche su Truth: "Non voglio un Papa che pensi che sia giusto che l'Iran possieda un'arma nucleare".  

Il presidente francese Macron per anni è stato uno dei 'bersagli' preferiti di Trump. Dopo una fase iniziale di apparente sintonia, il rapporto si è trasformato in una successione di frecciate pubbliche, dalle critiche sulla Nato alle ironie sulla sua vita privata. Neanche Brigitte è stata risparmiata. "Lo tratta molto male", aveva detto della premier dame, riferendosi a una presunta lite che i due avevano avuto in favore di telecamere durante una missione in Vietnam. "Volutamente o meno, Emmanuel sbaglia sempre", aveva aggiunto Trump.  

Anche il cancelliere tedesco Merz è finito nel mirino di Trump. Dopo le sue critiche alla strategia americana nella guerra con l'Iran, il presidente americano ha caricato a testa bassa pubblicamente: "Non sa quello che dice". Prima di lui Angela Merkel era stata ripetutamente accusata dal presidente di aver commesso un "errore catastrofico" con la gestione dei flussi migratori e di approfittare della protezione militare statunitense. 

Non sono mancati poi gli attacchi contro il Regno Unito. Lo scorso 3 marzo, pochi giorni dopo l'inizio dei raid contro la Repubblica islamica, il capo della Casa Bianca si scagliò contro il primo ministro britannico Keir Starmer per il rifiuto iniziale a concedere l'utilizzo di basi militari britanniche nell'operazione militare. "Non sono contento del Regno Unito - disse Trump parlando ai giornalisti nello Studio Ovale - Ci sono voluti tre o quattro giorni per capire dove potevamo atterrare. Non abbiamo a che fare con Winston Churchill". 

19 giu 2026

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