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Bper sostiene X edizione 'Fattore R', al fianco della Romagna per accompagnarne crescita e trasformazione

(Adnkronos) - Bper Banca sostiene anche quest’anno 'Fattore R – Romagna Economic Forum', giunto alla decima edizione e dedicato nel 2026 al tema 'Romagna Super Area Economica e Urbana'. L’appuntamento, in programma al Teatro degli Atti di Rimini, pone al centro del confronto tecnologia, start-up, turismo del futuro e ricerca e prospettive di sviluppo. Partner storico del Forum e banca fortemente radicata nel territorio romagnolo, Bper rinnova così la propria partecipazione a una manifestazione che negli anni si è affermata come occasione di confronto tra imprese, istituzioni, associazioni e sistema finanziario sui temi che interessano il presente e il futuro della Romagna. In questo contesto, Bper porta il contributo di una banca che da sempre opera al fianco delle comunità e del tessuto produttivo locale, sostenendo famiglie e imprese nei loro progetti e nelle scelte di investimento. 

Per la Banca partecipa a 'Fattore R' Cecilia Bavera, Responsabile Direzione Emilia Est Romagna di Bper, protagonista dell’intervento 'Partner del territorio: Analisi del contesto per interpretare le necessità'. "La Romagna ha le caratteristiche per rafforzarsi come una grande area economica integrata – ha affermato Cecilia Bavera –. Può contare su una forte cultura d’impresa, su filiere produttive riconosciute e su una vocazione turistica che continua a evolvere. In uno scenario dal complesso contesto di riferimento macroeconomico, la sfida è trasformare questi punti di forza in nuova crescita, sostenendo gli investimenti necessari per aumentare competitività, produttività e qualità dell’offerta. I segnali che arrivano dal territorio mostrano una spiccata volontà di investire, con riqualificazione, innovazione e sostenibilità che sono le principali direttrici che ci vedono coinvolti. Come Bper vogliamo essere parte di questo percorso, mettendoci al servizio delle imprese e dei loro progetti, per accompagnare le aziende con credito, servizi e soluzioni disegnate per le diverse esigenze". 

23 ott 2026

Manovra, taglio Irpef 'ristretto' nel 2027: le ipotesi su tavolo

23 ott 2026

Pensioni, Durigon: "Al lavoro per flessibilità in uscita a 64 anni in Manovra"

(Adnkronos) - "L'idea è di dare un diritto ai lavoratori di andare in pensione a 64 anni, favorendo il ricambio generazionale abbassando la tassazione ai giovani al 5% nei primi anni di lavoro. Quindi cercare una flessibilità a 64 anni: ci stiamo lavorando, c'è la predisposizione all'interno del governo". E' quanto ha detto il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, intervistato dal direttore dell'Adnkronos Davide Desario a Napoli nel corso di 'City Talks', il format ideato e realizzato da Spin Factor, in corso nella sede dell’Associazione Costruttori Edili Napoli (Acen). 

Secondo Durigon nella prossima manovra, "sulla situazione pensionistica c'è la necessità di agire anche per la mancanza di figure professionali. Mantenendo persone al lavoro fino a 68 anni non riusciamo a inserire nuove figure professionali nel mercato del lavoro e non siamo competitivi. Dobbiamo abbassare la tassazione sulle pensioni che oggi è al 20% per portarla al 12-13% come in Francia", aggiunge. 

 

L'obiettivo in questa finanziaria è di "dare questa possibilità di uscita dal lavoro" a 64 anni "aumentare le agevolazioni della flat tax, agire sul sostegno ai giovani. Insomma, ci sono tanti obiettivi che possiamo perseguire, per i quali dobbiamo dare risposte". 

"L'opposizione deve fare l'opposizione, è chiaro, ma non la demagogia. Oggi siamo al 63% di occupazione, il dato più alto mai raggiunto, abbiamo fatto un taglio di 10 miliardi del cuneo fiscale. Sicuramente la situazione internazionale e l'aumento dell'inflazione ha influito sulla dinamica dei salari, ma ricordo che il potere salariale è basso da 30 anni e alla Cgil dico che hanno firmato rinnovi di contratto a 4-5 euro l'ora". 

 

Sulla data di quando di andrà alle elezioni "ci sono tanti fattori da prendere in considerazione. Io credo che oggettivamente dobbiamo intanto vedere quello che succede con la legge elettorale e la decisione della Consulta. Dopodiché siamo pronti a farlo in qualsiasi momento, ma credo che oggettivamente la scadenza di ottobre è la più naturale da proporre insomma. Se dovessi scommetterci un euro? Pure due". 

 

"Piantedosi sta facendo un bel lavoro" aggiunge il sottosegretario al Lavoro, "ma nel prossimo governo vedo Matteo Salvini al Viminale".  

Nel congresso della Lega "c'è un clima che vuole la risoluzione del problema. Nel senso che il congresso voterà qual è il movimento, qual è la direzione del movimento e in base a quello non ci deve essere più nessuna condizione di pseudo equilibrio o di lontananza che possa succedere. Ma non significa anche qui una rottura. Significa: la linea democratica passa con una maggioranza del partito che la desidera. Una volta che questa linea è passata, tutti si devono allineare". 

Quanto a Massimo Garavaglia, che sfiderà Salvini al congresso per la guida del Carroccio, dice il sottosegretario Durigon, "è una persona perbene, che ho apprezzato in un colloquio con lui. L'ho sentito domenica, so che ha sentito anche Matteo, forse si è dimenticato...". 

23 ott 2026

Virus Shamonda, Lopalco: "È favorito da crisi climatica, svegliamoci"

(Adnkronos) - A inizio ottobre un paziente morto in Francia, primo caso della storia di infezione umana da virus Shamonda. E già in estate la circolazione del patogeno segnalata negli animali da allevamento in diversi Paesi d'Europa, Italia compresa. "Se ancora non abbiamo capito quanto la crisi climatica sia pericolosa per la nostra specie, tutte queste avvisaglie dovrebbero svegliarci". Lancia il monito in un post social Pier Luigi Lopalco, professore ordinario di Igiene all'università del Salento, all'indomani della notizia del primo essere umano contagiato da Shav, confermata dal Centro europeo per prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc).  

"E adesso ci si mettono pure i moscerini...", titola Lopalco che agli Ecdc ha lavorato per un decennio, dal 2005 al 2015, dirigendo il programma per le malattie prevenibili da vaccino. "E' fresca - scrive - la notizia del primo caso di infezione umana, peraltro letale, da virus Shamonda. Confesso: era la prima volta che sentivo nominare questo virus, che invece è meglio noto fra i veterinari poiché può infettare diversi animali da allevamento, specialmente i ruminanti. Un paziente, che viene descritto come gravemente immunocompromesso - ricorda il medico - è morto nei primi giorni di ottobre in un ospedale di Lione a seguito di un'infezione da un virus Shamonda-like. Il virus è stato contratto verosimilmente allo stesso modo con cui si diffonde fra gli animali, ovvero attraverso la puntura di un moscerino del genere Culicoides".  

Per Lopalco "la notizia risiede nel fatto che non si pensava che questo virus potesse infettare l'uomo. Le ricerche sul virus continuano per definirne meglio il ceppo e capire se l'eccezionalità dell'evento risiede nella fragilità del paziente o in nuove capacità patogene del virus. Fatto sta - sottolinea l'esperto - che durante quest'ultima estate il virus Shamonda era stato notato in molti allevamenti in Europa (Italia inclusa) e la sua circolazione si era intensificata a causa del cambiamento climatico che favorisce la proliferazione del vettore. Vettore che, fra l'altro, è ben noto ai veterinari perché è il responsabile di una malattia più famosa (e più temibile per gli allevamenti) che è la 'blue tongue' (lingua blu)". Attenzione al climate change, dunque. "Cambiamento climatico e globalizzazione - chiosa Lopalco - vogliono dire anche questo: che dobbiamo metterci a studiare medicina veterinaria". 

23 ott 2026

MotoGp, domani qualifiche e gara sprint Gp Australia: orario e dove vederle

23 ott 2026

A Bergamo il Festival dell’Impresa, dell'Italia che non si arrende

(Adnkronos) - Sei grandi crisi in sei anni: dalla pandemia alla guerra in Ucraina, dall’inflazione alla crisi energetica, fino ai dazi e alle tensioni geopolitiche internazionali. Eppure, migliaia di aziende italiane continuano a investire, innovare, esportare, assumere e crescere. È da questa contraddizione, e soprattutto dalla volontà di capire come superarla, che nasce 'Crescere nonostante', il tema del Festival dell’Impresa 2026, in programma a Bergamo da venerdì 6 a domenica 8 novembre. Promosso da ItalyPost Group insieme ai co-promotori Comune di Bergamo, Camera di Commercio di Bergamo e Confindustria Bergamo, con Brembo e Intesa Sanpaolo in qualità di main partner, con la collaborazione di Kilometro Rosso e il contributo di Deloitte come knowledge contributor, il Festival ospiterà circa 300 protagonisti, moderatori compresi, in oltre 90 appuntamenti distribuiti in tre giornate. Un grande laboratorio di idee, esperienze e proposte nel quale si confronteranno alcuni dei maggiori protagonisti dell’industria, dell’economia, delle istituzioni, della ricerca e del dibattito pubblico. Fra gli ospiti Emma Marcegaglia, Vittorio Colao, Elsa Fornero, Francesco Giavazzi, Francesco Profumo, Oscar Farinetti, Frank Furedi, Roberto Battiston, Amalia Ercoli Finzi, Sylvie Goulard, Giorgio Gori, Giuliano Noci, Marco Bentivogli, Tommaso Valletti,Gianmario Verona e Gregorio De Felice.  

L'obiettivo è discutere il futuro dell'economia italiana partendo dalle imprese: non soltanto dai loro problemi, ma soprattutto dalle soluzioni che stanno sperimentando per affrontarli. L'Italia resterà un Paese industriale? È la domanda che attraversa l'intero Festival e che diventerà il titolo di uno degli appuntamenti più attesi, venerdì 6 novembre alle 18, con Emma Marcegaglia, presidente di Marcegaglia Holding, e Ferruccio de Bortoli. Una questione che riguarda il futuro stesso del modello di sviluppo italiano e la risposta non arriverà soltanto dai grandi protagonisti dell'industria, ma soprattutto dal confronto fra esperienze imprenditoriali molto diverse. Il Festival ospiterà infatti imprenditori alla guida di grandi gruppi industriali, aziende familiari, realtà manifatturiere ad alta specializzazione e imprese Champion, capaci di crescere e mantenere elevati livelli di redditività anche negli anni più difficili. Accanto a loro, centinaia di imprenditori e manager discuteranno concretamente di organizzazione, mercati, innovazione, investimenti e persone. 

 

Il Festival si aprirà venerdì 6 novembre, dalle 10 alle 13, alla Camera di Commercio di Bergamo, con i saluti istituzionali e una relazione di Ferdinando Giugliano, direttore dell’Ispi, dedicata alle sfide geopolitiche per le imprese italiane. Durante l’apertura sarà inoltre presentata da Matteo Bresciani una ricerca di Deloitte, knowledge contributor del Festival. Uno dei grandi capitoli della manifestazione sarà dedicato al rapporto fra energia, sostenibilità e competitività industriale. Il tema attraverserà diversi appuntamenti dedicati all'elettrificazione, all'efficienza energetica, ai costi dell'energia e alle prospettive del sistema industriale. Il Festival dedicherà inoltre particolare attenzione alle tecnologie capaci di trasformare il sistema produttivo, dall'industria aerospaziale alla robotica, comprese le applicazioni umanoidi destinate a entrare progressivamente nei processi industriali. Altro tema al centro, il lavoro e l'intelligenza artificiale. L'Ai sta già modificando mansioni, competenze e modelli organizzativi e il Festival cercherà di capire come imprese, lavoratori e istituzioni possano affrontare un cambiamento destinato a incidere profondamente sull'occupazione e sulla produttività. 

Il problema della produttività sarà affrontato non soltanto dal punto di vista delle politiche economiche e del mercato del lavoro, ma anche attraverso l'esperienza delle aziende che stanno ripensando processi, organizzazioni e sistemi di gestione. Una delle caratteristiche distintive del Festival sarà la presenza di sei grandi sezioni tematiche dedicate alla gestione e allo sviluppo delle imprese. Accanto agli incontri sui grandi scenari, imprenditori, amministratori delegati, direttori finanziari, responsabili delle operations e manager si confronteranno sulle scelte quotidiane che determinano la competitività aziendale. Dall'organizzazione dei processi alla managerializzazione, dalla gestione delle persone ai percorsi di crescita anche attraverso acquisizioni, dall'accesso alle risorse finanziarie all'internazionalizzazione, il programma affronterà alcuni dei problemi più concreti delle piccole e medie imprese. 

 

Il programma dedicherà spazio anche alle filiere industriali che stanno affrontando le trasformazioni più significative. Incontri approfondiranno il packaging, le trasformazioni della manifattura e il futuro dell'automotive, con particolare riferimento alla transizione tecnologica e alla competitività delle filiere europee. Il Festival non eluderà uno dei temi più delicati emersi negli ultimi anni: la responsabilità delle aziende lungo le filiere produttive. E allargherà lo sguardo oltre i confini dell'economia per affrontare le grandi trasformazioni della società contemporanea. Un incontro con Stefano Feltri sarà dedicato alla politica italiana.  

All'interno del Festival si svolgerà anche l'incontro dedicato alle 1.000 imprese Best Performer della provincia di Bergamo, appuntamento annuale che valorizza le realtà imprenditoriali capaci di distinguersi per risultati economici, solidità e capacità di crescita. Senza dimenticare che la manifestazione ospiterà la quinta edizione del Premio Letteratura d'Impresa, dedicato ai libri capaci di raccontare il mondo produttivo e di contribuire alla diffusione di una moderna cultura imprenditoriale. Dieci opere finaliste, suddivise fra narrativa e saggistica, saranno protagoniste degli incontri con gli autori e della cerimonia di proclamazione e premiazione. Domenica 8 novembre, dalle 10 alle 13, il Festival si concluderà al Kilometro Rosso, uno dei principali poli italiani dedicati all'innovazione e alla ricerca industriale. La mattinata sarà aperta da Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, con una relazione dedicata a 'L'industria che resiste'. 

"Negli ultimi sei anni le imprese italiane hanno dovuto affrontare una successione di crisi che, prese singolarmente, sarebbero state sufficienti a mettere in difficoltà interi sistemi industriali - afferma Filiberto Zovico, fondatore di ItalyPost e direttore del Festival dell'Impresa - Eppure migliaia di imprenditori hanno continuato a investire, innovare e crescere. Non tutti, naturalmente. Molte aziende sono in difficoltà e alcuni settori rischiano un ridimensionamento drammatico. Ma proprio per questo dobbiamo cercare di capire che cosa distingue le imprese che riescono a reagire da quelle che non ce la fanno".  

23 ott 2026

Ucbm, alla Nuvola confronto tra ricerca imprese e talenti

(Adnkronos) - La ricerca genera valore quando il sapere scientifico incontra le competenze, le idee e le capacità di innovazione di università, istituzioni e imprese. È in questa prospettiva che si è svolto ieri, al Roma Convention Center La Nuvola, 'Shaping What’s Next – Dare forma al futuro', l’evento promosso dall’Università Campus Bio-Medico di Roma (Ucbm) per approfondire il ruolo della formazione dottorale nello sviluppo della ricerca di frontiera e nella trasformazione della conoscenza in innovazione. Al centro dell’incontro la Scuola di Dottorato Ucbm il cui progetto formativo si sviluppa in stretta connessione con i percorsi di laurea magistrale, le attività di ricerca e le collaborazioni con il mondo produttivo. Un modello che punta a valorizzare i giovani talenti, favorire il dialogo interdisciplinare e creare nuove opportunità di crescita scientifica e professionale, anche attraverso percorsi di ricerca sviluppati insieme alle imprese. Ad aprire i lavori il rettore dell’Università Campus Bio-Medico di Roma Rocco Papalia, il nuovo direttore della Scuola di Dottorato Marco Paggi e il prorettore alla Didattica Emiliano Schena.  

Ospite d’eccezione, il professor Dennis C. Liotta, docente presso la Emory University di Atlanta e scienziato di fama internazionale per il suo contributo allo sviluppo di farmaci innovativi nella lotta all’Aids. Due le tavole rotonde: la prima, 'Costruire un percorso dottorale tra ricerca, impresa e futuro professionale', sulle opportunità offerte dal dottorato, mettendo a confronto esperienze formative e professionali differenti; la seconda, 'Dalla ricerca all’impatto: le sfide del trasferimento di conoscenza e di tecnologia', che ha affrontato il tema del trasferimento tecnologico e delle condizioni necessarie affinché i risultati della ricerca possano tradursi in innovazione e generare un impatto concreto per la società. 

 

"La formazione dottorale rappresenta un passaggio fondamentale per valorizzare il talento dei giovani e rafforzare la capacità di ricerca e innovazione del nostro Ateneo - ha dichiarato il rettore dell’Università Campus Bio-Medico di Roma Rocco Papalia - Vogliamo offrire ai nostri dottorandi un ambiente nel quale sviluppare competenze scientifiche di alto livello, autonomia di pensiero e capacità di giudizio, in un dialogo costante tra discipline e con il mondo delle imprese. Il dottorato crea un collegamento strategico tra le lauree magistrali delle nostre tre Facoltà e la ricerca di frontiera, contribuendo a preparare professionisti e ricercatori capaci di affrontare le sfide del futuro e di mettere le proprie conoscenze al servizio della società".  

"La nostra missione è costruire un ambiente meritocratico, inclusivo e attento ai valori etici, aperto al dialogo con le imprese pubbliche e private - ha aggiunto Marco Paggi, direttore della Scuola di Dottorato Ucbm - Accanto ai percorsi dedicati alla ricerca su tematiche di frontiera, promuoviamo iniziative ispirate a progetti industriali e dottorati in apprendistato, rivolti ai dipendenti delle imprese che desiderano investire nell’alta formazione del proprio personale. Grazie all’impegno delle ricercatrici e dei ricercatori dell’Ateneo e alle loro reti internazionali, vogliamo contribuire alla crescita della futura classe dirigente e rafforzare la competitività del sistema Paese".  

La Scuola di Dottorato Ucbm coordina percorsi di formazione e ricerca nelle aree biomediche, ingegneristiche e delle scienze della vita, attraverso tre programmi: Scienze biomediche integrate e bioetica; Bioingegneria, scienze applicate e sistemi intelligenti; Sviluppo sostenibile: ambiente, alimenti, salute, ai quali si affianca il dottorato di interesse nazionale in Intelligenza artificiale, area salute e scienze della vita. 

23 ott 2026

Pussy Riot: "Putin può uccidere chiunque, non ci sono conseguenze"

(Adnkronos) - “Putin può uccidere chiunque in una situazione che abbia a che fare con lui”. Masha Alyokhina, fondatrice delle Pussy Riot, va dritta al sodo nell’intervista all’Adnkronos in vista del ritorno in Italia dello spettacolo ‘Riot Days’, in scena il 17 febbraio 2027 all’Arci Bellezza di Milano, il 18 febbraio al Locomotiv di Bologna e il 19 febbraio al Largo Venue di Roma. La connessione va e viene, qualche parola si perde e poi Zoom riprende. Masha Alyokhina ed Eric Breitenbach stanno per imbarcarsi su un aereo e il tempo per parlare è poco. Incontriamo così le Pussy Riot, con Masha ed Eric affiancati dagli altri membri del collettivo, Alina Petrova e Taso Pletner in collegamento, per parlare dello spettacolo ma anche di guerra, repressione, politica e del ruolo dell’arte in un mondo che cambia così velocemente da costringere anche uno spettacolo come ‘Riot Days’ a cambiare con lui. 

Creato nel 2017 dal produttore Alexander Cheparukhin insieme ad Alyokhina, ‘Riot Days’ non è mai stato uno spettacolo immobile. È teatro, testimonianza, musica dal vivo e immagini d’archivio: una storia di resistenza costruita a partire dai libri ‘Riot Days’ e ‘Political Girl’ di Masha ma continuamente riscritta dalla realtà. L’ultima trasformazione è arrivata lo scorso anno, quando metà dello spettacolo è stata tagliata per lasciare spazio al racconto degli anni che hanno portato all’invasione su larga scala dell’Ucraina. 

Dall’altra parte dello schermo, Masha parla di Putin, dell’omicidio di Alexei Navalny e del prezzo della libertà. Con Eric, Alina e Taso entriamo anche nei dettagli dello spettacolo, nel rapporto con il punk e nella combinazione di musica elettronica, performance e teatro documentario che porta sul palco. Perché Riot Days, precisano, “non è semplicemente un concerto punk” ma un racconto di resistenza che interroga anche il presente europeo: dalla crescita delle destre al silenzio degli artisti davanti alle guerre, fino alla possibilità che l’arte riesca ancora a influenzare l’opinione pubblica.  

‘Riot Days’ è stato creato nel 2017 ma continuate a modificarlo per riflettere quello che sta accadendo nel mondo. Come è cambiato lo spettacolo dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina e con tutte le guerre che sono in corso?  

Risponde Masha: "Ci sono stati molti cambiamenti. L’ultimo risale all’anno scorso, quando abbiamo tagliato metà dello spettacolo. Prima lo show era basato sul libro 'Riot Days'. Raccontava la storia della Punk Prayer, della mia vita in prigione e del nostro processo. Era, in sostanza, una manifestazione di protesta. Abbiamo tagliato metà dello spettacolo e lo abbiamo ampliato con il materiale del mio secondo libro, 'Political Girl'. Il motivo, credo, sia abbastanza chiaro: il secondo libro copre il periodo dal 2014 al 2022, fino all’invasione su larga scala. Volevamo mostrare quello che chiamiamo Road to Hell, la strada che Vladimir Putin ha costretto i cittadini russi a percorrere. È, in sostanza, una storia di repressione. La prima invasione dell’Ucraina. La storia di Alexei Navalny. Un mosaico di molte cose che, fondamentalmente, hanno portato alla guerra. E la guerra mi ha portato a lasciare la Russia". 

Masha, nel libro’ Political Girl’ dici che nella Russia di oggi chiunque può essere ucciso in qualsiasi momento. Dall’inizio di questa guerra su larga scala, come è cambiata la tua percezione di questo rischio, del fatto che chiunque possa essere ucciso in qualsiasi momento?  

Masha: "Fondamentalmente, dall’omicidio di Alexei Navalny, Putin ha reso chiarissimo che può uccidere la persona più protetta, più conosciuta, davanti a tutti e nessuno fa nulla. È stato un pugno nello stomaco per una parte importante dei leader occidentali, che dicevano che, se Putin avesse ucciso Navalny, ci sarebbero state conseguenze che non si erano mai viste prima. Ma non ci sono state conseguenze. Non è successo nulla. Da quel momento è chiaro che chiunque può essere ucciso in una situazione che abbia a che fare con Putin". 

Quanto c’è ancora di Unione Sovietica nella Russia di oggi?  

Masha: "Non è un segreto che gran parte della vita in Russia sia ancora molto legata alla Russia sovietica. È l’Unione Sovietica. Putin continua questa tradizione". 

State portando ‘Riot Days’ in Italia e in Europa. Come guardate ai movimenti di estrema destra che stanno crescendo oggi? E pensate di poter fare qualcosa, anche attraverso il vostro lavoro, per parlare apertamente di quello che sta succedendo?  

Risponde Eric: "Penso che destra e sinistra siano semplicemente un altro modo per dividere le persone. Non abbiamo paura di stare in una stanza con persone che hanno opinioni diverse dalle nostre. Penso che sia normale convivere. E alle persone che non conoscono la nostra storia o che hanno idee diverse dalle nostre, vorremmo comunque dire: venite a vedere lo spettacolo. Ascoltateci e vedete cosa abbiamo da dire. Magari vi piacerà. Magari no. Ma non potete saperlo finché non venite". 

Risponde Masha: "Putin sta invadendo l’Ucraina con l’esercito e le bombe. Ma in molti Paesi europei il suo Stato usa il soft power e, sostanzialmente, una enorme quantità di denaro proveniente dal petrolio e dal gas viene immessa nella vostra politica per far collassare i vostri Paesi dall’interno. E' pericoloso. Non è una notizia di quest'anno, succede da molto tempo. Se parliamo dell’Italia in particolare, Alexander Dugin è l’ideologo della folle spiegazione di Putin delle guerre che sta facendo e delle occupazioni. Ed è molto, molto ben accolto in Italia. Sua figlia, che è stata uccisa, è diventata una sorta di eroina nei libri che si trovano nelle vostre librerie. È abbastanza conosciuta, per quanto ne so". 

In Italia abbiamo una tradizione molto forte legata all’antifascismo. Pensate che questa tradizione sia ancora presente?  

Masha: "Se le persone mettono cuore e sentimento in qualcosa che è già parte della storia, sarebbe una bugia dire che non esiste più. E vedo persone che non sono d’accordo con quello che succede. Queste persone esistono. Quindi perché non dovrebbero essere una buona base di partenza contro la situazione attuale?" 

Parlando dello spettacolo, quest’anno ricorrono anche i 50 anni del punk. Vi considerate, in qualche modo, figli di quella rivoluzione punk?  

Risponde Eric: "Sì. Il punk, come forma d’arte e genere musicale, fa parte di me fin da bambino. Mi ha cresciuto. È così che ho trovato i miei amici e sono cresciuto organizzando concerti DIY. Quindi, assolutamente sì. Ma non siamo una punk band che suona un concerto. Lo show è una forma teatrale che combina immagini d’archivio e documentarie, musicisti sul palco. È in parte concerto e in parte teatro. Racconta una storia basata sui due libri di Masha. Non esiste uno spettacolo simile". 

Quale messaggio pensate che le persone possano portarsi a casa dopo aver visto lo spettacolo?  

Risponde Masha: "Vorrei che venissero con il cuore aperto, gli occhi aperti e la mente aperta, e che ascoltassero. Ma non voglio che sia un’esperienza voyeuristica, in cui le persone si limitano ad ascoltarci. Vorrei che le ispirasse a intraprendere il proprio percorso e a fare qualcosa per conto proprio. A parlare contro le cose che ritengono sbagliate. A rendersi conto di avere una voce. Le Pussy Riot non sono sempre state famose. Alcune di queste azioni duravano 40 secondi. Nessuno sapeva se sarebbero state significative o meno. Ma non era questo il punto. Voglio che le persone capiscano che anche loro possono usare la propria voce. E magari cambiare il mondo". 

Alla fine di ‘Riot Days’ chiedete al pubblico: “Siete liberi?”. Pensate ancora che la libertà sia qualcosa che possiamo raggiungere oppure qualcosa che dobbiamo difendere costantemente?  

Risponde Alina: "La questione è che la libertà può essere portata via molto velocemente. Non dipende da dove sei cresciuto, da quale sia il tuo background. Non è che le persone, per il semplice fatto di vivere in un determinato luogo, siano più abituate all’autoritarismo o a qualcosa del genere. È tutto legato all’indignazione e a ciò che i governi trasmettono alle persone. Lo abbiamo visto nella storia della Germania, o anche dell’Italia, per esempio, e della Spagna. C’è stato un periodo lungo e terribile, nella metà del XX secolo, in cui tutti erano estremamente aggressivi nei confronti degli altri. In Russia, c’è stato il periodo di Stalin, Franco in Spagna. E sì, la libertà può essere tolta molto facilmente. Per questo le persone devono difenderla. Altrimenti, se decidi che “ok, non è affar mio, non è un mio problema, non devo andare a votare”, allora…Essere cittadini di qualsiasi Paese è un lavoro per tutti". 

Oggi molti artisti non vogliono parlare apertamente di quello che sta succedendo nel mondo. Rifiutano di farlo, non vogliono affrontarlo sul palco. Pensate che gli artisti debbano parlare e prendere posizione su quello che accade a Gaza e nelle altre guerre?  

Risponde Alina: "L’arte è inevitabilmente politica. Viviamo nel mondo reale. E ignorare la politica è comunque un atto politico. A volte il silenzio dice più delle parole. E non parlo soltanto di Gaza ma anche dell’Iran. Per esempio, tutti si scaldano moltissimo perché non è una questione in bianco e nero. Queste persone meritano la libertà… E tutti quelli che parlano della Palestina stanno zitti sull’Iran. Ci sono molte guerre intorno a noi. Guerre arrivate anche nei Paesi europei, perché ci sono rifugiati che arrivano da quei Paesi. Non sono guerre lontane. Sono qui". 

Siete preoccupati anche per quello che sta succedendo tra Putin e Donald Trump? Per il loro rapporto?  

Risponde Taso: "Sì. Agli europei dico di ascoltare quello che dicono le persone. E lentamente le persone stanno iniziando a svegliarsi. E sì, siamo preoccupati. Come potremmo non esserlo?" 

Avete pagato un prezzo personale enorme per quello che avete fatto, per aver parlato apertamente. Guardando indietro, c’è qualcosa che non rifareste? Oppure, al contrario, qualcosa che avreste voluto fare diversamente?  

Risponde Alina: "Parlo per me. Non posso dire che farei qualcosa diversamente. Non c’è nulla di cui mi vergogni. Per me era molto importante parlare, diffondere la mia opinione e renderla visibile e udibile. Quando hanno cercato di chiudermi la bocca, mi hanno fatto davvero arrabbiare. Sono impazzita. Ma allo stesso tempo trovo ridicolo il fatto di aver ricevuto una condanna così pesante solo per aver espresso un'opinione sul mio governo. E non capisco perché dovrebbe essere punita con una condanna. Allo stesso tempo, mi dispiace profondamente che per me sia quasi impossibile vedere i miei genitori. E ho davvero paura che non li rivedrò mai più. Mi provoca molto dolore. Sento però di aver fatto la cosa giusta. Comporta moltissime conseguenze e devo conviverci. Se mi chiedi: 'Cambieresti qualcosa del tuo passato?', risponderei di no. Tutto ha un prezzo. E noi abbiamo pagato il nostro. Ma adesso stiamo cercando di vivere con ciò che è successo. La nostra è divisa in due, come in una realtà spezzata. E metà sarà per sempre morta". 

Putin è al potere da così tanto tempo che per un’intera generazione di giovani russi questa situazione è normale. Come si rompe questa normalizzazione? Come si parla alle generazioni più giovani?  

Risponde Alina: "Penso che per le generazioni più giovani dovrei parlare con i bambini europei. Perché i bambini europei scelgono le loro convinzioni come se fossero uno starter pack. Non si fanno domande. Perché se vivi in una dittatura, quando hai 11 anni e sei a scuola, e hai una linea generale basata su un’unica opinione, inizi a farti delle domande. E poi, quando trovi le risposte a quelle domande, non è più possibile portarle via da te. Ma non è mio compito insegnare qualcosa ai giovani russi che sono oggi in Russia". 

Che cosa può fare il punk nel 2026 che la politica tradizionale non riesce più a fare?  

Alina: "Non penso che le Pussy Riot siano un gruppo punk. Credo che ci sia una sorta di equivoco. Non ci siamo mai considerate un collettivo punk. E se usi una chitarra elettrica, non significa automaticamente che stai facendo musica punk. O se fai musica rumorosa, o se ti comporti sul palco in maniera un po’ diversa, non significa esattamente che sei punk. Perché il punk è una cultura, è un modo molto preciso di mostrarsi. Le Pussy Riot sono un gruppo di attiviste politiche che fanno anche musica. E non penso che si possano mettere in una scatola e appiccicare un’etichetta dicendo: “Questo appartiene a questo genere musicale”. Non posso dire che i punk possano cambiare qualcosa. Ma gli artisti sì. Possono cambiare le cose. Puoi vedere anche che i politici cercano spesso di mettere a tacere gli artisti. E cercano di controllare ciò che gli artisti producono, ciò che cantano, ciò che scrivono e tutto il resto. Gli artisti possono cambiare le cose e influenzare l’opinione delle persone. Noi usiamo un altro tipo di linguaggio per raggiungere la mente delle persone. E l’arte è qualcosa che colpisce direttamente il cuore e la mente delle persone". 

Quale messaggio volete dare al pubblico italiano con il vostro spettacolo?  

Risponde Taso: "Tutto è politico. Anche se suoni musica classica, è politica. Quindi venite semplicemente a vedere lo spettacolo". 

Alina: "Non conosco molto bene gli italiani dal punto di vista politico ma sono stata diverse volte in Italia. Sono molto curiosa di vedere che tipo di persone verranno a vedere il nostro spettacolo. E sarà molto interessante vedere anche i volti delle persone e le età. L’ultima volta che ci siamo esibiti in Italia è stata davvero tanto tempo fa. Conosco un po' il contesto e so che c'è una sensibilità politica prevalentemente di destra. Russi e italiani sono due popoli vicini gli uni agli altri. Forse perché abbiamo lo stesso modo di comprendere il mondo. Vorrei semplicemente chiedere al pubblico di venire e condividere la loro opinione dopo lo spettacolo. Perché questo ci aiuterà a capire cosa sta realmente succedendo in Europa e anche in Italia". 

Taso: "Quindi venite ad ascoltare la nostra storia e raccontateci la vostra". 

23 ott 2026

Omicidio a Vergiate, 53enne uccide la fidanzata a coltellate e si costituisce ad Avezzano: arrestato

23 ott 2026

La scorsa estate morte per il caldo 50.000 persone nelle città europee, Napoli la più colpita

(Adnkronos) - La scorsa estate, il caldo ha causato la morte di un numero record di 50.000 persone nelle città europee e gli scienziati attribuiscono la responsabilità di due terzi di questi decessi al cambiamento climatico. Lo rivela un nuovo studio del Grantham Institute sui cambiamenti climatici e l'ambiente, secondo cui, da giugno ad agosto i decessi sono avvenuti a causa del caldo torrido provocato dall'inquinamento che sta surriscaldando il pianeta, causando la morte di altre 32.000 persone nelle aree urbane. Le giornate calde hanno spinto gli organismi più vulnerabili a uno stato di iperattività, mentre le notti calde ne hanno impedito il recupero. Lo studio, citato dal Guardian, ha rilevato che il bilancio delle vittime, "sconvolgente", calcolato utilizzando i dati storici relativi al caldo e alla salute in 854 città, è stato il peggiore mai registrato. Il caldo torrido, caratterizzato da ondate di calore incessanti, ha causato quasi il doppio dei decessi rispetto a ciascuno dei due anni successivi più pericolosi. "In un certo senso, il numero assoluto di decessi legati al caldo stimati nelle 854 aree urbane è davvero impressionante", ha affermato Malcolm Mistry, scienziato del clima e della salute presso la London School of Hygiene & Tropical Medicine, coautore dello studio. "Ma forse ciò che è ancora più allarmante è la percentuale di questi decessi che attribuiamo ai cambiamenti climatici di origine antropica".  

Lo studio ha rilevato che la percentuale di decessi dovuti ai cambiamenti climatici è aumentata da circa il 40% all'inizio del secolo al 65% quest'estate. Le persone hanno ceduto al caldo con i tassi più elevati a Malta, in Italia e in Ungheria, mentre il numero assoluto di decessi è stato maggiore in Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito. Poiché i certificati di morte raramente riportano i fattori che hanno contribuito al decesso, come le temperature pericolose che spingono oltre i limiti una persona colpita da ictus o un malato di cancro ai polmoni, le famiglie raramente sanno che il caldo e l'attività umana hanno accelerato la morte dei loro cari. "Queste cifre sconvolgenti rappresentano migliaia di famiglie che hanno perso una persona cara quest'estate a causa della crisi climatica", ha dichiarato Katie White, ministra per la transizione climatica del Regno Unito, dove gli scienziati hanno stimato 4.354 decessi per caldo quest'estate.  

A Napoli, la città più colpita del continente, 815 persone su un milione sono morte a causa del caldo, secondo le stime standardizzate per età dello studio. Mario Guarino, medico del pronto soccorso dell'Ospedale Cto nella zona nord della città, ha affermato di aver assistito a un aumento del 15% degli accessi al pronto soccorso durante le settimane più calde. La "caratteristica distintiva" del periodo, ha aggiunto, è stata la complessità dei problemi di salute, aggravati dal caldo, con la solitudine e la povertà che hanno ulteriormente peggiorato la situazione. Lo studio ha rilevato che le persone di età superiore agli 85 anni rappresentano quasi la metà delle vittime, sebbene anche i più giovani non ne siano immuni: si stima infatti che 833 persone di età compresa tra i 20 e i 44 anni siano morte a causa del caldo.  

23 ott 2026

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