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Tromba d'aria a Marsala, il racconto di una mamma: "Sembrava una bomba, i miei 3 figli hanno rischiato la vita"

(Adnkronos) - "Mamma, aiuto, ho tanta paura. Però non venire qui, non voglio che tu ti faccia male". Dall’altra parte del telefono c’è suo figlio di 12 anni. È terrorizzato, sente solo le urla dei compagni e la potenza del vento che si abbatte sulle finestre della scuola. Eppure, in mezzo a quella paura, pensa alla sua mamma. Teme che lei possa raggiungerlo e rimanere coinvolta.  

È una mattina uguale a tante altre. Marta Adamo è mamma di tre figli, di 18, 12 e 10 anni. I due più piccoli frequentano la scuola Alcide De Gasperi di Marsala, succursale di Terrenueve. Li ha accompagnati a scuola come ogni giorno, prima di mettersi in macchina per raggiungere il lavoro, a circa venti chilometri di distanza. Il marito, oggi, lavorava da casa. Poi intorno alle 8.30, il cielo si ingrigisce, la pioggia diventa fortissima e due vortici squarciano le strade. 

La furia della tromba d’aria che investe il Trapanese irrompe anche nella scuola, scaraventa gli oggetti, distrugge gli infissi e stacca addirittura le strutture metalliche delle finestre. A raccontarlo all’Adnkronos è Marta A., che quei momenti non li ha vissuti in prima persona, ma li ha passati al telefono, ascoltando la voce terrorizzata dei figli e cercando disperatamente di proteggerli. "I banchi si muovevano, i fogli volavano. Sembrava fosse scoppiata una bomba". 

La prima telefonata arriva dal figlio maggiore, che ha 18 anni e sta andando in palestra in macchina. È proprio quell'auto che, poco dopo, si ritrova vittima della tempesta. "Stava guidando, poi il vento ha cominciato a trascinarlo e si è portato via la macchina. Lui ha lasciato il volante, si è messo le mani sulla testa e ha visto l’auto girarsi. Si è ribaltata lateralmente. È riuscito a uscire ed è rimasto illeso. Era pieno di terra, fango, polvere. Ma illeso". La macchina - quella mostrata in foto - è ormai "distrutta, ma lui è salvo. È tutto quello che mi interessa".  

Marta non ha ancora il tempo di rendersi conto di quello che è successo al figlio maggiore quando arriva un’altra chiamata. Questa volta è il figlio di 12 anni, dalla scuola. "Mi chiama per spiegarmi cosa stava succedendo ma io sentivo solo la sua preoccupazione e le urla degli altri ragazzi. Era spaventato, ma voleva salvare me, pensava solo a me. Gli ho detto di andare vicino alla professoressa, di stare con lei". Il pensiero corre subito anche al bambino più piccolo, 10 anni, che si trova nello stesso istituto. "Gli ho chiesto di andare a controllare suo fratello, ma mi ha detto che non poteva, perché c’era soltanto caos. Non riusciva a trovarlo". 

Marta racconta, che in quei pochi attimi di lucidità, ha chiuso con il figlio per provare a chiamare il marito che "si stava già dirigendo a scuola". In quel momento, nessuno era al sicuro. "Quei cinque minuti sono stati massacranti. Non riuscivo a respirare". All’interno dell’edificio, intanto, i bambini vengono fatti spostare nel corridoio per cercare riparo. Tutto attorno a loro si muove. I banchi volano e colpiscono le teste dei bambini. E in mezzo a quella paura incontrollabile, i più piccoli cercano istintivamente di proteggersi tra di loro. "Si facevano scudo tra loro. Si abbracciavano per proteggersi dal vento fuori controllo. Sono scene che non riesco a togliermi dalla testa". Un gesto di tenerezza "struggente" che racconta l'idea di cosa hanno vissuto in quegli attimi durati un eterno.  

Il marito si precipita a scuola. Percorre quasi un chilometro a piedi e si trova davanti a uno scenario apocalittico: auto ribaltate, spazzatura, danni ovunque. La furia del vento ha distrutto un quartiere. Quando i bambini riescono a uscire, sono sporchi di polvere e fango. Alcuni hanno riportato ferite e contusioni: uno lamenta dolore al polso, un altro ha un colpo alla testa. Anche la professoressa, secondo quanto riferisce Marta, ha il viso tagliato. "Anche per lei è stato un massacro. Ha detto di non essere riuscita a proteggere tutti. Questa cosa mi spezza il cuore: erano bambini, si sono ritrovati in mezzo a qualcosa di più grande di loro". Anche fuori dalla scuola, lo scenario è quello di guerra. Marta racconta di una coppia di anziani a bordo della loro auto che si sarebbe ribaltata, finendo in un dirupo nei pressi dell’istituto. Gli zaini dei bambini sono rimasti all’interno dell’edificio. A recuperarli sono stati i vigili del fuoco. I genitori si stanno organizzando per andare a riprenderli. Mentre parla, Marta trema ancora. La tensione non è passata, è rimasta nel corpo, nelle mani, nella voce che a tratti si spezza dal pianto. Accanto a lei c’è il figlio maggiore, che si avvicina e le chiede se vada tutto bene. "Stai tranquillo, è soltanto la tensione che sto scaricando", gli dice. 

Poi, riprende fiato. "I miei figli mi hanno sempre chiesto di che cosa avessi paura. Io ho sempre risposto che non ho paura di niente. L’unica cosa che temo è che possa succedere qualcosa di brutto a loro". Si ferma di nuovo. "Oggi è successo". Poi, fa un respiro di sollievo. "Ma sono qui con me". E respira.  

9 ott 2026

Peste in Siberia, la Russia revoca le restrizioni: "Nessun rischio, test negativi"

(Adnkronos) - La città russa di Irkutsk sta revocando le misure preventive, adottate in seguito alla morte di un'addetta di laboratorio per una polmonite di origine sconosciuta. La situazione epidemiologica nella regione, è stato spiegato, rimane stabile e non presenta rischi per la salute. E tutte le misure di quarantena preventiva sono state concluse, ha dichiarato giovedì il governatore regionale Igor Kobzev. Gli interventi erano stati avviati dopo la morte di una dipendente dell'Irkutsk Anti-Plague Research Institute of Siberia and the Far East, per quella che è stata definita una polmonite di origine sconosciuta. L'addetta di laboratorio, 28 anni, deceduta nella città di Shelekhov il 2 ottobre, era vaccinata e immune alle pericolose infezioni con cui lavorava, ha sostenuto Kobzev.  

In una nota, il Servizio federale russo per la sorveglianza della tutela dei diritti dei consumatori e del benessere umano (Rospotrebnadzor) ha dichiarato che, alla data di mercoledì, oltre il 90% delle persone entrate in contatto con la paziente deceduta aveva completato il periodo di osservazione medica, senza che fossero state rilevate anomalie sanitarie riconducibili a malattie infettive. Quasi 5.000 test di laboratorio non hanno evidenziato la presenza di microrganismi patogeni pericolosi, riporta la nota.  

 

Due commissioni incaricate di verificare il rispetto dei requisiti di biosicurezza hanno inoltre concluso che nell'istituto non si è verificato alcun incidente. Il Rospotrebnadzor afferma di aver notificato il caso all'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in conformità con il Regolamento sanitario internazionale. Dopo la segnalazione della malattia, sono state tempestivamente attuate misure preventive complete, nel rispetto della normativa sanitaria vigente.  

9 ott 2026

F1, Verstappen in pole nella Sprint del Gp di Singapore ma è a rischio penalità

9 ott 2026

Grosseto, gira per strada con un machete e danneggia tre auto: denunciato un 27enne

9 ott 2026

Associazione Onconauti: "Con terapie integrate in 96% pazienti migliore qualità di vita"

(Adnkronos) - “Fino al 96% dei pazienti oncologici riferisce un miglioramento della qualità della vita dopo tre mesi di terapie integrate, con una drastica riduzione di affaticamento, ansia e dolore”. È il dato principale registrato dall’Associazione Onconauti, fondata a Bologna nel 2011 per offrire ai pazienti con tumore un approccio scientifico basato sull'oncologia integrata - dall'esercizio fisico adattato alla nutrizione clinica, fino alle pratiche mente-corpo e al supporto psicologico - affiancato alle terapie oncologiche tradizionali. I risultati di questo innovativo modello di presa in carico territoriale - informa una nota - sono stati presentati a Detroit (Usa) in occasione del Congresso annuale della Society for Integrative Oncology (Sio), il più importante appuntamento internazionale del settore. Agli esperti provenienti da tutto il mondo, l’Associazione Onconauti ha presentato il primo centro di Terapie integrate di Bologna, sviluppato in stretta sinergia con la Rete oncologica metropolitana e l'Ausl di Bologna. 

“Portare il nostro modello al Congresso Sio di Detroit rappresenta un riconoscimento fondamentale del lavoro svolto in questi anni nell'area metropolitana di Bologna – afferma Stefano Giordani, Past Oncologia Territoriale Ausl Bologna e direttore scientifico Associazione Onconauti – È stata un’importante occasione di confronto e di visibilità internazionale per l'eccellenza bolognese, che ci ha permesso di mostrare alla comunità scientifica come tecnologia e medicina possano diventare strumenti concreti contro gli effetti collaterali a lungo termine delle cure antitumorali. L'oncologia non può limitarsi alla sola eliminazione della malattia: deve farsi carico della persona nella sua interezza, e i dati presentati dimostrano che integrare l'esercizio fisico adattato e le pratiche mente-corpo all'interno dei percorsi clinici standard permette di ridurre drasticamente la fatigue e il distress psicologico. I tassi di adesione a tre mesi da parte dei pazienti superiori al 75% e il netto miglioramento della qualità della vita percepita dimostrano che le terapie integrate non sono accessorie, ma una componente essenziale della cura”. 

“Il centro di Terapie integrate di Bologna e Bentivoglio accoglie ogni anno oltre 500 persone: più di 300 sono donne con tumore al seno – sottolinea Antonio Maestri, direttore del dipartimento Oncologico Ausl Bologna – Il percorso prevede una valutazione basata su questionari validati (Proms) e la definizione del piano assistenziale basato sulle linee guida internazionali Sio-Asco. Sono anche effettuati interventi di Interventi assistiti con animali (Pet Therapy) all’interno del Day Hospital Oncologico dell’ospedale Bellaria. Oggi è importante attivarsi per sconfiggere la tossicità sociale e finanziaria causata dalla malattia che spesso travolge i pazienti e le famiglie. Nel nostro Centro di Bologna abbiamo voluto creare un hub multifunzionale in cui la tecnologia più avanzata, come la palestra digitale Onconauti-Matrix che eroga programmi di allenamento adattivi guidati da avatar, si fonde con la dimensione relazionale tra persone che stanno vivendo lo stesso percorso. Riscontrare l’adesione degli oncologi della rete metropolitana, che prescrivono regolarmente questi percorsi integrati - conclude - conferma l’efficacia di un progetto che unisce ricerca, riabilitazione, supporto al ritorno al lavoro e umanizzazione delle cure”. Per ulteriori informazioni riguardo i progetti dell'Associazione Onconauti Aps è possibile visitare il sito onconauti.it. 

9 ott 2026

Cobolli, insulti e minacce di morte dopo il ko con Mannarino. La risposta del padre Stefano

(Adnkronos) - Flavio Cobolli oggi finisce nel mirino degli haters dopo il ko con Mannarino al torneo Atp di Shanghai. La denuncia arriva dal padre Stefano che riapre il caso dell'odio nel tennis e denuncia sui social i gravi insulti e le minacce rivolti al figlio. Dopo il ko all'esordio nel torneo cinese, sul profilo Instagram del padre e allenatore del tennista romano è comparso un messaggio dai contenuti particolarmente violenti, con auguri di morte e insulti offensivi rivolti a Flavio. "Altro che Finals, a tuo figlio deve venire un cancro e deve morire" recita l'incredibile commento. Papà Stefano ha prima di tutto voluto fare i complimenti a Flavio: "Bravo. Hai lottato e hai dato tutto. Testa alla prossima", ma poi si è lasciato andare ad un'amara riflessione, uscendo dal silenzio. "Di solito cerco di cancellare, senza dar peso a questi commenti (che sono tantissimi). Ma qualcosa bisogna fare. Forse eliminare i social? Sicuramente è una soluzione e ci penserò. Per il momento mi sento ancora di contrastare, se possibile, questa piaga", le parole di Stefano Cobolli che ha spiegato come simili messaggi siano tutt'altro che episodi isolati. La speranza è che il caso possa aprire una riflessione più ampia sul rispetto degli sportivi, troppo spesso trasformati in bersagli dopo una sconfitta. 

"Mi auguro che questo messaggio arrivi ai genitori di Fabiola, 19 anni, e a quelli dei tanti ragazzi che utilizzano questo strumento in malo modo. Noi siamo forti: siamo sportivi e superiamo ostacoli ben più grandi di un commento Instagram, ma ci sono tante persone che potrebbero soffrirci e non è giusto", prosegue il papà e allenatore del numero 7 del mondo. "Quindi, cari genitori, diamo un occhio a quello che fanno i nostri ragazzi anche sui social. Secondo me è importante".  

Quanto accaduto a Cobolli non rappresenta purtroppo un caso isolato. Negli ultimi anni numerosi tennisti hanno denunciato campagne di odio online, frequentemente riconducibili a scommettitori che sfogano sui social la frustrazione per una giocata persa. Molti protagonisti del circuito Atp e Wta hanno raccontato di ricevere quotidianamente insulti, minacce e auguri di infortunio dopo ogni partita. Un fenomeno che è cresciuto parallelamente all'espansione delle piattaforme social e del mercato delle scommesse sportive. Lo stesso Cobolli aveva già parlato in passato dell'impatto psicologico di questo genere di comportamenti, evidenziando come spesso il telefono si riempia di messaggi offensivi subito dopo una sconfitta. 

Tra i casi più noti degli ultimi anni figura quello della britannica Emma Raducanu, costretta a convivere con una pressione costante sui social fin dall'esplosione agli Us Open. Ancora più forte l'appello lanciato dalla francese Caroline Garcia, che nel 2024 pubblicò alcuni dei messaggi ricevuti dopo una sconfitta, denunciando minacce, insulti e attacchi personali rivolti anche ai familiari. Anche campioni del calibro di Iga Swiatek, Coco Gauff, Naomi Osaka e Nick Kyrgios hanno più volte raccontato il peso emotivo generato dall'odio online. 

9 ott 2026

Trump attacca Nobel per la Pace a Pillay e impone sanzioni contro la Corte penale internazionale

(Adnkronos) - "Oggi il Comitato per il Nobel si è coperto di vergogna in modo irreparabile e ha sminuito il Premio Nobel per la Pace, un tempo così prestigioso, assegnandolo a Navi Pillay delle Nazioni Unite". È il messaggio pubblicato su Truth Social dall'account Schoenlaw e ricondiviso da Donald Trump, nel primo commento, seppure indiretto, del presidente americano dopo l'assegnazione del premio all'ex Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani. 

"Pillay è una nemica dichiarata degli Stati Uniti e di Israele. Nel corso del suo mandato ha esaltato i terroristi e premiato Hamas. Ha condotto una finta 'indagine' sostenendo di aver scoperto che Israele aveva commesso un genocidio e sollecitando un procedimento penale - si legge nel post - Non gode di alcuna credibilità in nessun ambito normale e non ha mai fatto nulla per promuovere la pace. Anzi, proprio il contrario. Ma cosa ci si poteva aspettare da un comitato che in passato aveva assegnato quello che un tempo era l'ambito Premio Nobel per la Pace a Yasser Arafat?". 

L'amministrazione di Donald Trump ha imposto sanzioni contro la Corte penale internazionale (Cpi), poche ore dopo l'assegnazione del Nobel per la Pace a Pillay, ex giudice della Corte. Lo riferiscono i media statunitensi, citando una dichiarazione del segretario di Stato americano Marco Rubio visionata da Reuters. Le nuove misure vanno oltre le precedenti sanzioni imposte contro singoli giudici e procuratori e potrebbero colpire anche le società che forniscono servizi alla Cpi. 

"Il presidente Trump non permetterà mai alla Corte penale internazionale di perseguire cittadini americani. Per questo oggi gli Stati Uniti sanzionano la Corte penale internazionale - ha dichiarato Rubio - Vieteremo le transazioni con questa Corte canaglia, tagliandole le risorse e paralizzando la sua capacità di operare".  

Washington contesta da tempo i mandati d'arresto emessi dalla Cpi contro esponenti israeliani, tra cui il premier Benjamin Netanyahu, nonché la precedente indagine sulle azioni dei militari americani in Afghanistan, poi archiviata. 

9 ott 2026

Goggia salta Soelden: "Devo tornare a stare bene come persona". Brignone: "Futuro? Amo ancora sciare"

(Adnkronos) - La stagione degli sport invernali si prepara alla partenza. E le attenzioni del Circo Bianco sono proiettate in primis sulle regine dello sci azzurro Sofia Goggia e Federica Brignone, entrambe al via con più di qualche incognita. La prima perché alle prese con gli strascichi di un virus, che ha complicato la sua preparazione portandola a interrompere il camp in Ushuaia. La seconda, due ori scintillanti pochi mesi fa alle Olimpiadi di Milano Cortina, dovrà invece tornare in pista dopo un altro delicato intervento al ginocchio sinistro. 

Le due campionesse si sono raccontate nel giorno del media day della Fisi al Teatro Armani a Milano. A cominciare è stata Goggia, bronzo in discesa nei Giochi italiani: "Sto meglio, ogni giorno faccio dei passettini in più. Poi ci sono dei giorni in cui ne faccio qualcuno indietro, ma il trend è positivo. Mai avrei pensato di prendere un'infezione virale che mi fermasse in questo modo".  

Sofia, che salterà il primo appuntamento della stagione a Soelden, ha spiegato tutto sul virus che l'ha costretta a interrompere il camp in Ushuaia: "È stata una cosa molto particolare perché mi ha dato tanti sintomi a livello neurologico, tanti tremori, difficoltà nella parola. Mi sentivo molto rallentata nel camminare, come se fossi proprio lenta, scoordinata anche gli ultimi due giorni sugli sci. E poi, questi dolori a livello articolare inenarrabili, anche di notte. Mi sono spaventata più per i dolori che non per i tremori o comunque per il fatto di non riuscire a scendere le scale, perché ho pensato più a questa cosa in ottica atleta che non in ottica persona”. 

La sciatrice bergamasca ha aggiunto: “Una volta tornata, con i rallentamenti che ho avuto, dovevo scandire molto di più le parole. Non mi venivano in mente. Come inciderà questo incidente di percorso sulla stagione? Non lo so, di sicuro ha inciso sulla preparazione. Ho fatto una settimana in cui ho anche sciato bene, quindi sono contenta per quei giorni. Devo puntare ora tutto sull'allenamento in America, spero di riuscire a farlo". E ancora: "Ho abituato a grandi riprese? Sì, è vero. Però sempre da infortuni o cose che avevano a che fare con il corpo, quindi infortuni a livello meccanico, con tempi biologici che si possono accelerare con la forza di volontà. Stavolta è una cosa un po' diversa. Recuperato l'aspetto di lucidità, penserò all'allenamento specifico sugli sci". Un occhio all'inizio della stagione: "Obiettivi? Adesso il primo è tornare a stare bene come persona, a livello nervoso soprattutto. E recuperare la lucidità solita per poter sciare". 

Poi è toccato a Federica Brignone, volto delle Olimpiadi italiane: "Cosa c'è ancora nel mio futuro? Mi piace da morire sciare, fare questa vita e fare quello che faccio. Mi sento una persona privilegiata. L'anno scorso ho fatto due mesi di sci, non una stagione intera, e rivedere quelle immagini è ancora molto emozionante". 

Tornando sul grave infortunio al ginocchio sinistro, Brignone ha aggiunto: "Mi sono operata a fine agosto, era importante per la mia vita. Ora sono tornata a fare fisioterapia e spero di continuare così. Ho voglia di tornare a fare ciò che mi piace, ma stando bene. Sono molto contenta del percorso che sto facendo, è sinceramente più facile di quello dell'anno scorso". 

9 ott 2026

Ossessionato dalla serie tv Dexter, uccide una ragazza in un B&B: confessa 20enne in Inghilterra

(Adnkronos) - Ha confessato di aver ucciso una sua giovane dopo aver ricreato in un B&B la famosa "stanza della morte" della serie tv Dexter. I fatti risalgono allo scorso dicembre ma solo il 6 ottobre scorso Benjamin Day, 20 anni, studente di Scienze forensi all'Università di Worcester, si è dichiarato colpevole dell'omicidio di Maria Saceanu, 24 anni.  

Era il 21 dicembre 2025 quando la polizia lo ha trovato per strada, di notte, con una mano fasciata che perdeva sangue, dopo che era stato lui stesso a chiamare i soccorsi. Day aveva raccontato agli agenti di essere stato aggredito da un cane randagio o "una volpe", a Tividale, nelle West Midlands inglesi. La scena è stata immortalata dagli agenti con una dashcam e mostrato in aula martedì. 

A quel punto i poliziotti, insospettiti, hanno continuato a fargli domande e sono arrivati davanti alla casa dove il giovane aveva appena ucciso Maria Saceanu, e aveva tentato di farne a pezzi il corpo. Ma non ci era riuscito ed era rimasto ferito.  

Il cadavere della giovane si trovava in una stanza presa in affitto su Airbnb, interamente ricoperta di plastica, dove la vittima era stata colpita con 78 coltellate. Secondo il pubblico ministero Rachel Brand KC, tutto riproduceva l'ambientazione della famosa serie tv, andata in onda dal 2006 al 2013, compresi alcuni dettagli come il grembiule, la visiera e i guanti trovati in camera da letto. Addirittura pare che Day si fosse cambiato d'abito prima dell'arrivo della donna, indossando una camicia kaki, proprio come il protagonista. 

Il 20enne ha ammesso lui stesso di essere ossessionato dalle vicende di Dexter Morgan. Per l'ispettore capo Matt Marston "Day aveva pianificato questo omicidio nei minimi dettagli. Si è trattato di un brutale attacco premeditato ai danni di una donna indifesa, attirata nella stanza che lui aveva affittato".  

9 ott 2026

Vaping in adolescenti, esperti Simri: "Attenzione a dipendenza da nicotina mascherata"

(Adnkronos) - Negli adolescenti i segni della dipendenza possono manifestarsi anche in chi fuma ‘solo’ 2 sigarette a settimana. La diffusione del fumo elettronico – dalle sigarette elettroniche alle pod-mod e agli altri dispositivi da vaping – sta generando una nuova generazione di adolescenti dipendenti dalla nicotina, spesso prima ancora che i ragazzi e le ragazze si percepiscano come fumatori o svapatori abituali. La particolare vulnerabilità degli adolescenti è dovuta alla maggiore sensibilità del cervello, ancora in maturazione, agli effetti della nicotina. A lanciare l’allarme è la Società italiana per le malattie respiratorie infantili (Simri), che porta il tema al centro del proprio Congresso nazionale, in corso a Roma, anche alla luce del position paper congiunto Simri-Sip (Società italiana di pediatria) di recente pubblicato su ‘Italian Journal of Pediatrics’ e dedicato alla dipendenza da nicotina negli adolescenti e alle strategie per aiutarli a smettere. 

“Negli adolescenti la dipendenza può assumere caratteristiche diverse rispetto all’adulto”, avverte Maria Elisa Di Cicco, pediatra ricercatrice presso l’Università di Pisa e coordinatrice comitato editoriale di ‘Pneumologia Pediatrica’. “Il consumo è spesso intermittente, sociale, legato sempre di più ai dispositivi elettronici e ai prodotti aromatizzati e può quindi dare luogo a una ‘dipendenza mascherata’: quantità apparentemente modeste di nicotina possono in breve tempo rendere difficile smettere e provocare sintomi di astinenza e problemi di attenzione o dell’umore. Un basso consumo, insomma, non significa necessariamente una ridotta dipendenza”. A modificare lo scenario sono soprattutto i nuovi prodotti: sigarette elettroniche, pod-mod, prodotti a tabacco riscaldato e sacchetti di nicotina hanno moltiplicato le modalità con cui gli adolescenti possono entrare in contatto con la nicotina. Una diffusione che ha assunto dimensioni rilevanti. Secondo i dati più recenti dell’Istituto superiore di sanità - informa una nota - nel 2026 il 37,1% degli studenti tra i 14 e i 17 anni – circa 851 mila ragazzi – ha utilizzato nell’ultimo mese almeno un prodotto contenente tabacco o nicotina. Rispetto al 2025, l’uso delle e-cig cresce soprattutto tra le ragazze con un aumento di oltre 4 punti percentuali. 

“Siamo di fronte a una vera epidemia di nuovi prodotti tra i più giovani - sottolinea Michele Ghezzi, pediatra pneumologo Ospedale dei Bambini Buzzi diMilano - Il problema è che questi dispositivi vengono spesso percepiti come un’alternativa meno rischiosa alla sigaretta tradizionale, mentre espongono i ragazzi a nicotina e a sostanze in grado di danneggiare le vie respiratorie. I dispositivi di nuova generazione, inoltre, consentono di assumere nicotina con grande facilità: i sali di nicotina presenti nei pod-mod, ad esempio, non causano irritazione delle mucose e rendono più facile inalare rapidamente quantità elevate della sostanza”. Alcune pod-mod - si legge nella nota - possono infatti erogare 15-30 mg di nicotina per pod, quantità indicata come equivalente a circa 13-30 sigarette tradizionali. Tra i prodotti emergenti ci sono poi le nicotine pouches, sacchetti da tenere a contatto con la mucosa orale che, oltre al rischio di dipendenza, pongono problemi legati all’ingestione di quantità pericolose di nicotina e alla salute della cavità orale. 

 

Il problema non riguarda soltanto la dipendenza. Le evidenze raccolte dalla Task Force Simri associano l’esposizione allo svapo a infiammazione delle vie aeree, iperreattività bronchiale, riduzione delle difese contro le infezioni respiratorie, tosse, dispnea e riacutizzazioni dell’asma. Sono descritti anche quadri acuti gravi come l’Evali, ovvero una polmonite chimica legata proprio all’uso di sigarette elettroniche o prodotti da vaping. Di fronte a prodotti così diversi cambia anche il modo di fare screening. Il position paper congiunto Simri-Sip raccomanda al pediatra di indagare l’uso di nicotina già a partire dagli 11 anni, chiedendo non soltanto delle sigarette tradizionali, ma anche di vaping e altri prodotti. Non basta quindi sapere se un adolescente fuma: occorre capire che cosa usa, con quale frequenza e se sono già comparsi segnali di dipendenza. La sfida - per gli esperti - non è più soltanto impedire che i ragazzi inizino a svapare, ma riconoscere precocemente una dipendenza che può essere già presente quando ancora non si percepiscono come fumatori e aiutarli a uscirne. Un compito che ricade sempre più spesso sul pediatra, anche perché i centri antifumo italiani sono rivolti prevalentemente agli adulti. Il pediatra diventa così un interlocutore centrale per motivare il ragazzo a smettere e accompagnarlo nel percorso con counselling, supporto comportamentale e follow-up, tenendo conto anche della famiglia, della scuola e del gruppo dei pari. 

Accanto all’intervento del pediatra, la Simri indica 10 raccomandazioni pubblicate nel recente position paper. Tra le priorità: proteggere bambini e adolescenti dal marketing dei prodotti alla nicotina sui social media e attraverso gli influencer; estendere gli ambienti 100% liberi da fumo e svapo; rafforzare la regolamentazione degli Ends, intervenendo anche su aromi e packaging attrattivi per i minori; promuovere counselling e informazione in gravidanza sui rischi del fumo e dello svapo per il nascituro; potenziare i programmi di prevenzione nelle scuole. 

Per il genitore di un figlio che svapa, le 5 cose che può fare sono: 1) Parlare senza trasformare il confronto in un interrogatorio. L’obiettivo è capire che cosa usa il ragazzo e quanto spesso, evitando un approccio colpevolizzante che rischia di chiudere il dialogo; 2) Non sottovalutare un consumo occasionale. Negli adolescenti la dipendenza può essere “mascherata” da consumi apparentemente bassi: anche un uso intermittente può associarsi a difficoltà a smettere e sintomi di astinenza; 3) Rendere la casa libera da nicotina, anche dando l’esempio. Il position paper raccomanda ambienti domestici privi di tutti i prodotti del tabacco e sottolinea che il fumo o il vaping dei genitori possono favorire l’iniziazione e la persistenza del consumo nei ragazzi; 4) Aiutare il ragazzo a chiedere supporto. Se prova a smettere ma non ci riesce, il pediatra può essere il primo interlocutore per valutare il livello di dipendenza e accompagnarlo in un percorso di cessazione. Infine, 5) Sostenere senza invadere. Il coinvolgimento della famiglia può essere utile, ma non deve cancellare la riservatezza dell’adolescente: il paper sottolinea l’importanza di preservare uno spazio confidenziale nel percorso di cessazione. 

9 ott 2026

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