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10 set 2026

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10 set 2026

Morta Denise, la figlia di Lea Garofalo: si è tolta la vita a 35 anni

(Adnkronos) - E' morta suicida Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, testimone di giustizia che pagò con la vita la scelta di ribellarsi alla 'ndrangheta. Il suicidio a 35 anni, stessa età della madre quando fu uccisa.  

Era il 24 novembre 2009 quando Lea Garofalo, 35enne originaria di Petilia Policastro, nel Crotonese, scomparve, sequestrata e uccisa dalla 'ndrangheta. La sua storia affonda le radici nella cosiddetta 'faida di Pagliarelle', una sanguinosa guerra di 'ndrangheta esplosa all'inizio degli anni Settanta. Suo padre Antonio venne ucciso in quel conflitto quando Lea aveva appena nove mesi. Anni dopo sarebbe stata lei stessa a ricostruire agli investigatori dinamiche, responsabilità e protagonisti di quella stagione di sangue, descrivendo una 'ndrangheta già proiettata oltre i confini calabresi e sempre più radicata nel Nord Italia, in particolare a Milano. 

Proprio a Milano, nel maggio 1996, venne arrestato il fratellastro Floriano Garofalo, boss di Petilia Policastro trasferitosi in Lombardia per gestire i suoi interessi criminali, soprattutto nel traffico di stupefacenti. Lea aveva allora 22 anni e la sua vita si era già intrecciata con quella di Carlo Cosco, appartenente a un'altra potente famiglia di 'ndrangheta. Innamoratasi di lui da adolescente, si era trasferita a Milano e dalla loro relazione era nata Denise, l'unica figlia della coppia. Fu probabilmente proprio la maternità a spingerla a cambiare strada. Dopo l'arresto del fratellastro e di Carlo Cosco, nel 1996 Lea lasciò Milano insieme alla figlia, dando inizio a un lungo percorso di allontanamento dall'ambiente mafioso che l'avrebbe portata a collaborare con la giustizia. Ammessa nel 2002 al programma di protezione insieme alla figlia Denise e trasferitasi a Campobasso, nel 2006 venne esclusa perché ritenuta non attendibile. Riammessa nel dicembre 2007 come collaboratrice di giustizia, nell'aprile 2009 rinunciò volontariamente a ogni forma di tutela e riallacciò i rapporti con Petilia Policastro, continuando però a vivere nel capoluogo molisano per consentire alla figlia di terminare l'anno scolastico.  

Un anno prima, nel 2008, Lea aveva conosciuto e raccontato la sua storia a don Luigi Ciotti. A lui aveva consegnato il suo sentimento di sfiducia, anche nei confronti dello Stato. E il fondatore di Libera la mise in contatto con l'avvocato Enza Rando, che avrà un ruolo fondamentale nella sua storia. Fu proprio il legale a tentare di dissuadere Lea dall'incontrare di nuovo Carlo Cosco, quando, nel novembre del 2009, quest'ultimo la invitò a Milano, sfruttando l'amore di Lea per Denise. Con il pretesto di discutere del futuro della figlia, l'ex compagno attirò la donna in un appartamento di piazza Prealpi, dove venne uccisa con un colpo di pistola. Il corpo fu distrutto in circa 50 chili di acido e lasciato bruciare per quasi tre giorni, perché di lei non rimanesse traccia. La sua scomparsa fu denunciata proprio dalla figlia Denise, che all'epoca aveva 18 anni e che, con le sue testimonianze, avrebbe fornito un contributo decisivo all'accertamento della verità giudiziaria sull'omicidio della madre: sarà lei, infatti, la testimone chiave del processo che scoprirà tutta la verità sul destino di Lea. Il giorno del suo funerale Denise pronunciò queste parole: "Per me è un giorno triste, ma la forza me l'hai data tu, mamma. Se è successo tutto questo, è stato solo per il mio bene". 

 

"Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio. Oggi però qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre. Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile", afferma Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele. 

"E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi - osserva - Nel restare fedele al percorso di riscatto iniziato da Lea, la sua adorata mamma, Denise ha dovuto vivere per anni nascosta, senza però mai rassegnarsi davvero, perché il suo sogno era sentirsi finalmente libera e autonoma. Proprio come Lea, Denise aveva infatti una grande sete di vita, di libertà e di amore". 

"Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Vorremmo dirle 'Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi', ma anche 'Grazie del tempo che abbiamo passato insieme. Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola. Lei non lo vorrebbe. Denise, resterai per sempre dentro al nostro cuore e al nostro impegno", conclude don Ciotti. 

10 set 2026

Infettivologa Castagna: "Terapie a lento rilascio incidono su qualità di vita"

10 set 2026

Malattie rare, 'All the Feelings with Pbc': l'arte in aiuto nella colangite biliare primitiva

(Adnkronos) - Esprimere ciò che spesso resta invisibile. Con questo obiettivo nasce 'All the Feelings with Pbc. Voci ed emozioni di chi vive con la colangite biliare primitiva', campagna globale promossa da Gilead Sciences con il patrocinio di associazioni di pazienti e società scientifiche impegnate nell'area (in Italia: Amaf Aps, EpaC Ets, Pbc Foundation, Aisf e Itaild), presentata oggi a Milano in occasione della Giornata internazionale sulla colangite biliare primitiva (Pbc), che si celebra il 13 settembre. Attraverso le testimonianze di chi vive con la malattia e il linguaggio universale dell'arte - informa una nota - la campagna dà forma a emozioni, bisogni ed esperienze spesso difficili da esprimere, contribuendo a portare alla luce l'impatto quotidiano della Pbc sulla qualità di vita. Alcuni dei protagonisti del progetto osservano: "Questa malattia cronica del fegato resta invisibile al mondo esterno. Non la noti a prima vista"; "Descriverei la Pbc come una malattia estremamente frustrante. Le mie emozioni erano altalenanti, instabili. Ma voglio dire alle persone che c'è una possibilità, c'è speranza".  

La colangite biliare primitiva - ricorda Gilead - è una malattia epatica cronica autoimmune del fegato che colpisce prevalentemente le donne tra i 45 e i 65 anni, e può manifestarsi inizialmente in modo asintomatico, contribuendo a ritardare la diagnosi. Quando presenti, i sintomi principali - in particolare prurito persistente e stanchezza cronica - possono incidere profondamente sulla qualità di vita, interferendo con il sonno, le attività quotidiane, il lavoro e le relazioni sociali. Un impatto che, proprio perché non sempre visibile, può risultare difficile da spiegare e condividere, spesso per paura di non essere compresi o di essere giudicati. "La colangite biliare primitiva è una malattia cronica del fegato che non può essere valutata esclusivamente attraverso i parametri clinici - spiega Cristina Rigamonti, docente di Gastroenterologia presso l'università del Piemonte Orientale - È fondamentale considerare anche il profondo impatto che sintomi caratteristici come la fatigue e il prurito, quando presenti, possono esercitare sulla qualità di vita. Il prurito, per esempio, può compromettere il sonno e incidere significativamente sul benessere psicologico ed emotivo del paziente. È pertanto necessario adottare un approccio olistico alla malattia, che valuti la severità e l'eventuale compromissione della funzione epatica, ma che ponga al centro anche la qualità di vita e le ripercussioni dei sintomi sulla quotidianità. Questi elementi devono essere parte integrante della valutazione clinica e orientare anche la scelta terapeutica. Promuovere una maggiore conoscenza della patologia può inoltre favorire una diagnosi più precoce e aiutare i pazienti con Pbc a sentirsi meno soli e maggiormente compresi durante il loro percorso di cura. Solo attraverso un rapporto basato su ascolto, fiducia e dialogo tra medico e paziente è possibile innescare un circolo virtuoso capace di migliorare la gestione della malattia e il benessere delle persone che ne sono affette". 

E proprio dall'ascolto diretto delle persone con Pbc nasce 'All the Feelings with Pbc', il progetto internazionale di Gilead Sciences mette al centro il loro vissuto. Queste testimonianze, raccolte in diversi Paesi, sono state reinterpretate dall'artista berlinese Nour Khwies che ha dato forma a esperienze spesso difficili da raccontare. Con il lancio italiano, la campagna si arricchisce di una nuova opera artistica ispirata alla storia di Ottavia, che ha scelto di condividere la sua esperienza per sostenere coloro che sono affetti da questa patologia o potrebbero ricevere una diagnosi. "Mi sono sempre sentita un po' come il mare - racconta - Oggi non percepisco più la malattia come un limite, ma come un elemento della mia vita. E come il mare, ci sono momenti di tempesta e momenti di calma, ma tutto è parte di essa, inclusa la malattia". 

La campagna - spiega la nota - intende favorire una maggiore comprensione della patologia e del suo impatto quotidiano, creando uno spazio di riconoscimento e condivisione. "Dare voce alle persone con colangite biliare primitiva significa portare alla luce bisogni che spesso restano inespressi", sottolineano Davide Salvioni e Massimiliano Conforti, presidenti rispettivamente di Amaf Aps - Associazione malattie autoimmuni del fegato ed EpaC Ets. "Si tratta di una patologia ancora poco conosciuta, che può manifestarsi con sintomi non sempre riconosciuti e che per questo viene spesso diagnosticata con ritardo. Iniziative come questa - continuano - sono fondamentali per promuovere informazione e consapevolezza, favorire una diagnosi più tempestiva e soprattutto aiutare le persone con Pbc a comprendere meglio il proprio percorso, diventandone parte attiva. Allo stesso tempo, queste iniziative contribuiscono a rompere l'isolamento e a rafforzare il dialogo tra pazienti, medici e comunità". Il messaggio è condiviso anche dalla comunità scientifica, che evidenzia l'importanza di riconoscere e affrontare i sintomi secondo un approccio olistico che tenga conto dei bisogni dei pazienti e dell'impatto della patologia sulla qualità di vita. 

Sulla piattaforma dedicata - allthefeelingswithpbc.it - è possibile accedere non solo alle storie dei protagonisti e alle opere artistiche ispirate alle loro testimonianze, ma anche a contenuti informativi sulla Pbc. È inoltre disponibile un opuscolo informativo scaricabile, pensato per supportare le persone con Pbc nel comprendere meglio la patologia, riconoscerne i sintomi e favorire un dialogo più aperto e consapevole con il medico. La campagna si propone così non solo come racconto dell'esperienza di vita con la Pbc dei protagonisti, ma anche come strumento di consapevolezza e supporto, nella convinzione che affrontare la malattia insieme possa fare la differenza. 

"Con 'All the Feelings with Pbc' - conclude Carmen Piccolo, Executive Country Medical Director di Gilead Sciences Italia - vogliamo richiamare l'attenzione su una dimensione della malattia che troppo spesso resta sullo sfondo: il suo impatto sulla vita delle persone Riconoscere e condividere emozioni, bisogni e difficoltà è ciò che rende possibile un dialogo consapevole tra pazienti e medici e aiuta a costruire una vera alleanza terapeutica, capace di orientare decisioni cliniche sempre più personalizzate e vicine ai bisogni della persona. Questo approccio riflette la visione che guida l'impegno di Gilead: partire dalla persona, andando oltre la patologia. In quest'ottica la collaborazione con società scientifiche e associazioni di pazienti è fondamentale, perché solo attraverso l'ascolto e l'integrazione di prospettive diverse è possibile promuovere un vero empowerment e dare una risposta sempre più vicina ai bisogni di chi vive la malattia". 

10 set 2026

Maltempo sull'Italia, due morti: un decesso nel Senese, donna annega in auto a Udine

(Adnkronos) - Sale a due il conto dei morti per la violenta ondata di maltempo che si è abbattuto oggi, giovedì 10 settembre, sull'Italia. Una donna è deceduta a Sinalunga in provincia di Siena proprio a causa del maltempo nella zona. A darne notizia sul profilo Fb lo stesso Comune di Sinalunga: "Purtroppo, si deve registrare il decesso di una donna, avvenuto all’interno della propria abitazione durante l’evento atmosferico. Sono in corso gli accertamenti da parte delle autorità competenti. Il Comune si stringe intorno alla famiglia per in tragico accadimento". 

Il Comune sottolinea che si sono verificati "forte vento, violente raffiche e pioggia intensa". "Le condizioni meteorologiche hanno provocato ingenti danni al Palazzetto dello Sport, che ha subito lo scoperchiamento e la rottura dei vetri. Risulta inoltre danneggiato il campanile del Convento di San Bernardino - continua - Sono stati scoperchiati e danneggiati tetti di abitazioni private e attività, mentre si sono registrate numerose cadute di cornicioni, alberi, rami e detriti, che hanno determinato l'interruzione di diverse strade". 

Il Comune di Sinalunga ha attivato immediatamente il Centro Operativo Comunale (Coc) per coordinare gli interventi e monitorare costantemente la situazione. "Gli operai comunali e gli agenti della Polizia Municipale sono impegnati nelle operazioni di emergenza per liberare le strade da alberi, rami e detriti e consentire il ripristino della viabilità, che al momento risulta interrotta in diverse zone del territorio. Il Comune ha inoltre attivato ditte private esterne per accelerare le operazioni di ripristino e di messa in sicurezza degli edifici", riferisce l'ente locale aggiungendo che al "momento non si registrano evacuati".  

 

Tragedia anche a Latisana, in provincia di Udine, dove una donna è morta annegata nell'abitacolo della propria auto. La vettura era rimasta intrappolata in un sottopassaggio invaso dall'acqua dopo la pesante ondata di maltempo che in queste ore ha interessato l'intera zona tra Latisana e Lignano. 

La chiamata di emergenza al 112 ha fatto scattare immediatamente i soccorsi. Due carabinieri giunti sul posto si sono immersi nell'acqua per raggiungere l'automobile ed estrarre la donna. Quando, però, sono riusciti a tirarla fuori dall'abitacolo per lei non c'era più nulla da fare. I sanitari del 118 non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. I due militari sono stati trasportati in ospedale in codice verde. Stanno bene ma sono sotto choc. 

Pioggia e forte vento anche sulle Marche, con circa 160 interventi vigili del fuoco: bombe d'acqua nel Pesarese con strade trasformate in fiumi e alberi sradicati. Diluvio su Roma, un violento acquazzone si abbatte sulla capitale. A Milano distaccati pannelli del controsoffitto dell'aula bunker di San Vittore per forte pioggia. 

 

10 set 2026

Non servono i carri armati: così Mosca può sfidare la Nato nei Baltici senza invaderli

(Adnkronos) - Carri armati russi verso Riga o Tallinn? La prossima mossa di Mosca contro i Paesi baltici potrebbe assumere una forma molto più ambigua, costruita apposta per rendere difficile stabilire dove finisca la guerra ibrida e dove cominci un attacco al territorio della Nato. E, nello scenario più pericoloso, potrebbe perfino partire dalla proclamazione di una sorta di “Repubblica popolare del Latgale”, nell’est della Lettonia, sul modello delle entità separatiste create nel Donbass nel 2014. 

È uno dei passaggi più significativi dell’analisi di Stefan Hedlund, professore emerito di Russian Studies all’Università di Uppsala (Svezia). La tesi è controintuitiva rispetto a quanto si sente spesso nel dibattito europeo: proprio la Lettonia, che dal punto di vista geografico appare come il Paese baltico più vulnerabile, potrebbe non offrire a Mosca un obiettivo strategico tale da giustificare i costi e i rischi di un’invasione convenzionale. Molto più probabile, secondo Hedlund, è invece un’ulteriore escalation delle operazioni ibride già in corso. 

Hedlund parte dalle crescenti preoccupazioni dei Paesi sul fianco orientale della Nato. Estonia, Lettonia e Lituania si preparano da anni alla possibilità di un confronto militare con la Russia e dal 2024 hanno avviato la realizzazione della Baltic Defense Line, un sistema di fortificazioni, ostacoli e strutture difensive lungo le frontiere orientali. 

Ma il punto centrale è che Mosca, almeno nelle condizioni attuali, avrebbe convenienza a continuare a operare nella “zona grigia”: abbastanza aggressivamente da aumentare i costi per i Paesi che sostengono Kiev e testare la risposta della Nato, ma evitando di superare quella soglia che provocherebbe una reazione militare dell’Alleanza. 

Le operazioni russe hanno quattro obiettivi: orientare l’opinione pubblica in senso favorevole a Mosca; aumentare il prezzo del sostegno all’Ucraina; alimentare il timore di un’ulteriore escalation; e, contemporaneamente, raccogliere informazioni sulle vulnerabilità dei Paesi Nato in vista di un possibile conflitto futuro. 

Il catalogo delle azioni comprende sabotaggi contro infrastrutture critiche e telecomunicazioni, danneggiamenti di cavi sottomarini, interferenze Gps che possono mettere a rischio anche l’aviazione civile, droni sopra aeroporti e installazioni sensibili e altre provocazioni concepite per misurare tempi e modalità della risposta occidentale. 

È già accaduto con i cavi sottomarini che collegano Estonia e Lettonia a Finlandia e Svezia, con la rimozione da parte di pattuglie russe delle boe che delimitano il confine sul fiume Narva e con le ripetute interruzioni del traffico aereo in Lituania provocate da palloni arrivati nello spazio aereo di Vilnius. 

La logica, come abbiamo visto in questi mesi, è progressiva: allargare continuamente lo spazio di ciò che Mosca può fare senza provocare una risposta militare occidentale. 

Dal punto di vista militare, è soprattutto la Lettonia a preoccupare. La Lituania confina con l’exclave russa di Kaliningrad ma non direttamente con il territorio principale della Federazione russa: un’offensiva terrestre su larga scala richiederebbe quindi il coinvolgimento della Bielorussia. 

Il confine tra Estonia e Russia è invece in buona parte protetto da ostacoli naturali: il fiume Narva, il lago Peipus, il lago Pskov e, più a sud, zone paludose. 

La Lettonia ha invece circa 280 chilometri di frontiera con la Russia e altri 173 con la Bielorussia, in un territorio che offre pochi ostacoli naturali. Riga ha risposto costruendo la più articolata struttura difensiva tra i tre Paesi: una fascia profonda fino a 30 chilometri con recinzioni, fossati anticarro, campi minati, “denti di drago”, sistemi di sorveglianza elettronica, bunker e depositi protetti per le munizioni. 

A questo si aggiunge il battlegroup Nato a guida canadese, con la partecipazione tra gli altri di Svezia e Danimarca. Germania e Paesi Bassi hanno inoltre concordato di assegnare il German-Netherlands Corps alla difesa di Estonia e Lettonia, un segnale che Hedlund legge come dimostrazione della volontà dell’Alleanza di rendere credibile la deterrenza sul fianco nordorientale. 

Gli obiettivi strategici di un eventuale attacco russo sono relativamente facili da individuare nel caso di Lituania ed Estonia: nel primo caso, creare un collegamento terrestre attraverso la Bielorussia verso Kaliningrad e accrescere contemporaneamente la pressione sulla Polonia; nel secondo, aumentare il controllo sul Golfo di Finlandia e sugli accessi marittimi cruciali per le esportazioni russe. 

Nel caso della Lettonia, invece, Hedlund sostiene che non sia altrettanto chiaro quale beneficio strategico Mosca otterrebbe da un’invasione su vasta scala. 

C’è però una seconda vulnerabilità, più politica. 

In Lettonia la vulnerabilità indicata da Hedlund riguarda anche la presenza di una numerosa minoranza etnicamente russa e, più in generale, di una popolazione russofona ancora più ampia. Si tratta però di categorie diverse: parlare russo non equivale né a essere etnicamente russi né, tantomeno, a essere cittadini della Federazione Russa. 

In Estonia questa popolazione è particolarmente concentrata a Narva, sulla frontiera. In Lettonia la distribuzione è più ampia e dunque, secondo l’autore, potenzialmente più problematica in uno scenario di destabilizzazione. 

Nel Latgale, la regione orientale confinante con Russia e Bielorussia, gli appartenenti alla minoranza etnica russa rappresentano, secondo i dati richiamati da Hedlund, più di un terzo della popolazione. A Daugavpils, seconda città lettone, costituiscono il gruppo etnico più numeroso: 46%, davanti ai lettoni e ai polacchi. Anche a Riga la minoranza etnica russa resta consistente: 36% della popolazione della capitale, a fronte del 47% di lettoni. 

L’autore ricorda come, prima dell’invasione dell’Ucraina, Mosca potesse contare anche su una significativa capacità di influenza politica. In Lettonia il partito socialdemocratico Harmony, molto forte tra gli elettori di etnia russa, è stato il primo partito in Parlamento tra il 2011 e il 2022, pur rimanendo fuori dalle coalizioni di governo. Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, la situazione è cambiata drasticamente: alle elezioni del 2022 Harmony non ha superato la soglia del 5% ed è rimasto fuori dal Parlamento. 

Hedlund riconosce che i sondaggi indicano oggi scarse simpatie per Mosca tra i cittadini di etnia russa rimasti nel Paese, ma ritiene che in una situazione di crisi le divisioni possano essere nuovamente sfruttate dalla propaganda e dalle operazioni russe. 

È da questo quadro che nasce lo scenario più inquietante delineato nell’analisi. 

Non è quello che Hedlund considera più probabile. Ma, se il Cremlino decidesse di oltrepassare la soglia delle operazioni ibride senza arrivare immediatamente a un’invasione convenzionale, Mosca potrebbe tentare di replicare alcuni elementi della strategia utilizzata nel Donbass dopo l’annessione della Crimea nel 2014. 

In Estonia il punto naturale sarebbe Narva, città a grande maggioranza russofona direttamente al confine con la Federazione russa. 

In Lettonia, invece, l’operazione potrebbe partire dal Latgale. Hedlund immagina un’insurrezione alimentata da cellule dormienti e agitatori professionisti, accompagnata dalla retorica moscovita sulla presunta persecuzione della popolazione russofona. Il passaggio successivo potrebbe essere la proclamazione di una “Repubblica popolare del Latgale”, contemporaneamente a disordini antigovernativi a Riga. 

Una repressione da parte delle autorità lettoni potrebbe quindi offrire a Mosca il pretesto per intervenire con bombardamenti oltre frontiera, confidando nella riluttanza delle forze Nato a colpire direttamente il territorio russo. Solo successivamente potrebbe arrivare un’incursione militare limitata oltre il confine, con l’obiettivo di mettere alla prova le linee difensive lettoni e, soprattutto, la determinazione politica dell’Alleanza. 

Per Hedlund resta uno scenario poco probabile. Una simile operazione provocherebbe infatti una risposta occidentale difficile da controllare e renderebbe immediatamente vulnerabile anche Kaliningrad, trasformando un'azione limitata in un confronto diretto con la Nato. 

Ma l’autore invita a non escluderlo completamente. Una situazione di crescente difficoltà per Mosca, anche in conseguenza degli attacchi ucraini con droni e missili in territorio russo, potrebbe spingere il Cremlino verso una scommessa più rischiosa, nella speranza di dimostrare che la Nato non sia davvero disposta a reagire. 

Stefan Hedlund è uno degli studiosi europei con una più lunga esperienza sullo spazio russo e post-sovietico. Economista di formazione, si occupa di Russia dall’inizio degli anni Ottanta e ha progressivamente allargato la propria ricerca dalla storia economica e istituzionale sovietica alla politica russa, all’Asia centrale e alle dinamiche dell’intero spazio post-sovietico. Ha pubblicato oltre venti libri e centinaia di articoli accademici, analisi e interventi sulla stampa internazionale. 

10 set 2026

Infettivologo Moschese: "Pazienti necessitano di slegarsi da terapia quotidiana"

10 set 2026

Vecchio (ViiV Healthcare): "Terapie long acting importanti per aderenza alla cura"

(Adnkronos) - "Le terapie long acting sono molto importanti ai fini dell'aderenza, perché consentono di avere un'assunzione della terapia regolare, precisa e puntuale. Questi benefici sono fondamentali perché in sostanza consentono di liberarsi dal ricordo dell'assunzione giornaliera di una terapia. Questo è un aspetto non semplice da integrare, perché una terapia da assumere tutti i giorni va a incidere sulla quotidianità e sulla routine. Così le terapie long acting, andando a ridurre il peso del ricordo della malattia e a ridurre il peso dell'assunzione quotidiana, rendono questa assunzione assolutamente sostenibile". Lo ha detto Fabio Vecchio, Market Access, Government Affairs and Communications Director di ViiV Healthcare Italia, partecipando oggi a Milano alla presentazione di 'Aderenza in Hiv', la nuova sezione del sito ViiV Healthcare dedicata alla continuità di cura. L'obiettivo è offrire informazioni chiare e aggiornate su un aspetto centrale nella lotta all'Hiv/Aids: l'aderenza terapeutica, da intendersi non solo come corretta assunzione della terapia farmacologica ma come parte integrante dell’intero percorso assistenziale. 

"L'aderenza - sottolinea Vecchio - per ViiV Healthcare è un elemento estremamente importante, visto che si tratta di un'azienda che è completamente dedicata a quest'area terapeutica. Non rappresenta solo una variabile clinica, ma una variabile strategica. Una terapia può essere estremamente efficace, ma se non è in grado di essere compatibile con la vita delle persone il suo valore rischia di non concretizzarsi completamente". 

10 set 2026

Ai, Schillaci: "Tecnologie non possono sostituire il giudizio clinico"

(Adnkronos) - "La medicina contemporanea dispone di possibilità diagnostiche e terapeutiche impensabili fino a qualche anno fa. Penso alla digitalizzazione, alla medicina di precisione e all'intelligenza artificiale, che stanno modificando profondamente la pratica clinica e aprendo nuove prospettive nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura. Tuttavia, se da un lato aumentano gli strumenti a disposizione, dall'altro diventa ancora più fondamentale la capacità del medico di interpretare le informazioni e tradurle in decisioni appropriate per ogni singolo paziente. Le tecnologie possono sostenere l'attività professionale, ma non sostituire il giudizio clinico". Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo oggi a Palazzo Montecitorio a Roma alla presentazione del volume 'Etica e atto medico. Riflessioni e proposte', a cura di Francesca Gambetti, e del parallelo 'Documento Atto medico' promosso dalla Commissione interna dell'Omceo (Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri) della provincia di Roma, che vogliono offrire "una risposta concreta all'instabilità paradigmatica della medicina contemporanea, segnata dall'ingresso pervasivo dell'intelligenza artificiale e dal vuoto normativo che rischiano di svilire e alimentare l'esercizio abusivo della professione". 

Il documento, osserva Schillaci, "nasce dall'esigenza di offrire una definizione aggiornata dell'atto medico, distinguendo la prestazione sanitaria, intesa come l'esecuzione concreta di una procedura, dalla deliberazione clinica che la precede e la orienta: proprio in questa deliberazione" si esprime "l'autonomia, la responsabilità e la capacità di giudizio proprie della professione: un momento di valutazione non delegabile, in cui il medico assume la responsabilità delle scelte effettuate". Il ministero della Salute intende quindi "investire nell'innovazione e nella digitalizzazione, mantenendo però il professionista sanitario al centro dei processi decisionali e mettendo la tecnologia sempre al servizio delle persone. Valorizzare questo ruolo significa investire nella formazione e migliorare le condizioni in cui i medici esercitano ogni giorno la propria professione. Questa è una priorità della nostra azione per rafforzare il Servizio sanitario nazionale". 

Il ministro ha anche spiegato che "dobbiamo mettere i medici nelle condizioni di esprimere pienamente le proprie competenze e di dedicare alla cura il tempo e l'attenzione necessari, accompagnando l'evoluzione dei modelli assistenziali con percorsi di aggiornamento adeguati ai cambiamenti della scienza". Infine, Schillaci ha ricordato l'importanza del rapporto tra medico e paziente. "Stiamo rafforzando l'assistenza territoriale attraverso le Case di comunità e lo sviluppo delle cure domiciliari, per avvicinare i servizi ai cittadini e assicurare una presa in carico più capillare e continuativa, in particolare per gli anziani, i pazienti cronici e i più fragili. Prossimità e continuità assistenziale contribuiscono a costruire un rapporto di cura più solido nel tempo - ha sottolineato - C'è infatti una dimensione che nessuna evoluzione tecnologica può mettere in secondo piano: la relazione profonda tra medico e paziente. È nel rapporto di fiducia che la conoscenza scientifica incontra la storia, i bisogni e le aspettative della persona". Il documento presentato oggi "pone questa relazione alla base dell'atto medico, insieme ai principi etici e deontologici che orientano la professione. È una visione coerente con il principio dell'umanizzazione delle cure, in cui credo fortemente e che abbiamo voluto rafforzare anche nella legge delega per la riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale. Mettere la persona al centro - ha concluso - significa considerarne la dignità, i bisogni e l'esperienza nel percorso di cura, accanto agli aspetti puramente clinici". 

10 set 2026

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