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25 ago 2026

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25 ago 2026

In pensione a 30 anni, coppia gira il mondo con i figli a 70 euro al giorno

(Adnkronos) - In pensione a trent'anni per girare il mondo con i figli piccoli. È quanto ha deciso di fare una coppia del Regno Unito, che da tempo coltiva l'idea di lasciare il Paese per continuare a visitare nuovi stati, dopo aver già esplorato 27 paesi. La spesa per sostenere il loro giro del mondo? Appena 60 sterline al giorno, circa 70 euro. 

Ryan Blackley, 35 anni, e sua moglie Jess, 34, sono partiti dalla Gran Bretagna per la Thailandia con i figli Noah, di sei anni, e Bodhi, di quattro, a febbraio, e ora stanno viaggiando per l' Asia con una spesa media di 1800 sterline al mese. I loro viaggi sono finanziati dalle 2500 sterline che guadagnano ogni mese affittando le loro casa in patria. Le loro spese mensili sono inoltre inferiori rispetto a quando vivevano in Gran Bretagna, dove mutuo, bollette e cibo ammontavano a circa 2286 sterline 

Inizialmente la coppia aveva in programma di trasferirsi in Portogallo e viaggiare per l'Europa, ma alla fine ha cambiato idea dopo aver deciso che il clima invernale più mite dell'Asia si adattava meglio alle loro esigenze. Prima di intraprendere il viaggio, un totale di 9334 chilometri verso Chiang Mai, hanno preparato solo due valigie e uno zaino a testa. 

L'uomo, originario di Cambridge, ha affermato che la coppia aveva sempre pianificato di utilizzare gli immobili come mezzo per crearsi una sufficiente indipendenza finanziaria da poter lasciare il Regno Unito, e il proprio lavoro: "Avevamo un piano per andarcene dal Regno Unito, e questo piano prevedeva l'acquisto di immobili", ha detto l'uomo al Daily Mail, "abbiamo avuto una bella vita lì, ma è arrivato un punto in cui abbiamo capito che il Regno Unito non era il posto giusto per noi in cui vivere e crescere dei figli. Non è un paese sicuro", aggiungendo che: "il costo della vita è pazzesco". A 

La coppia ha scelto inolytr di educare i propri figli girando per il mondo, poiché Ryan ha affermato di voler sfuggire a quello che lui considera un sistema educativo obsoleto: "Il sistema scolastico è un sistema molto obsoleto. Per noi l'intero concetto di vita è capovolto, perché devi andare a scuola, lavorare e poi goderti la vita a 68 anni. Chissà, innanzitutto se sarai ancora vivo e, in secondo luogo, quali saranno le tue condizioni di salute. In questo modo insegniamo tutto ai bambini. Sanno come leggere, scrivere, fare matematica, imparare l'inglese", ha spiegato. 

 

25 ago 2026

Save the Children-Ferrero, da partnership progressi per minori e comunità in Costa d'Avorio

(Adnkronos) - Migliorare le condizioni di vita e le opportunità educative dei bambini nelle comunità produttrici di cacao in Costa d'Avorio. E' l'obiettivo della partnership strategica di lungo periodo tra Save the Children e Ferrero, i cui risultati, raggiunti tra il 2020 e il 2025, mostrano "progressi significativi" nella lotta al lavoro minorile e nel rafforzamento delle comunità, resi possibili sia da "un approccio olistico sia dalla stretta collaborazione con le istituzioni e attraverso i sistemi pubblici locali". Il programma, infatti, si basa su un approccio integrato e di sistema, che unisce protezione dell'infanzia, istruzione e sviluppo economico delle comunità, coinvolgendo famiglie, scuole, istituzioni, organizzazioni della società civile e attori della filiera del cacao. Il rafforzamento della resilienza economica delle famiglie rappresenta una delle componenti chiave del modello e un elemento fondamentale per affrontare le condizioni che possono contribuire ad alimentare il lavoro minorile. Tra il 2020 e il 2025, la quota di nuclei familiari con fonti di reddito diversificate è passata dal 24% al 65%, mentre la percentuale di famiglie che vive al di sotto della soglia di povertà è diminuita dal 60% al 43%.  

L'istruzione rappresenta un altro pilastro fondamentale dell'intervento. Nello stesso periodo, la percentuale di bambini iscritti alla scuola primaria è cresciuta dal 78% all'84%, mentre la frequenza regolare alle lezioni è aumentata dal 75% al 97%. Inoltre, l'89% dei bambini che hanno frequentato le classi ponte, dedicate al recupero degli anni scolastici persi, è stato successivamente inserito nel sistema educativo formale per completare il ciclo primario. Oltre la metà dei bambini coinvolti nel programma (53%) ha migliorato le proprie competenze di lettura, scrittura e calcolo, mentre la percentuale di bambini tra 0 e 5 anni con una crescita fisica regolare è aumentata dal 54% al 79%. Parallelamente, l'88% delle famiglie ha mostrato una maggiore conoscenza dei diritti dell'infanzia e il 94% ha dichiarato di essere maggiormente in grado di riconoscere, prevenire e contrastare il lavoro minorile all'interno delle comunità. Particolare attenzione è stata dedicata anche ad adolescenti e giovani, accompagnati in percorsi di formazione e inserimento professionale. Al termine del programma, il 64% dei giovani partecipanti risultava occupato in un'attività lavorativa retribuita, contribuendo a costruire opportunità concrete di autonomia economica e sviluppo. 

"Risultati - sottolineano da Save the Children e Ferrero - che confermano la validità di un modello basato sulla collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, dalle comunità locali alle istituzioni. Un approccio che integra competenze, risorse e responsabilità condivise, favorisce lo scambio di conoscenze tra pubblico, privato e privato sociale, aumenta l’efficacia degli investimenti e contribuisce a trasformare le buone pratiche in soluzioni sostenibili e replicabili. Un modello la cui efficacia è stata misurata fin dall'inizio attraverso un sistema di monitoraggio e valutazione dell'impatto". A partire dai risultati maturati nel quinquennio 2020–2025, la partnership entra ora in una nuova fase, che proseguirà fino al 2030 e che si è ulteriormente rafforzata grazie al sostegno della Cooperazione italiana. "I risultati raggiunti - dice Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia - confermano che è possibile produrre cambiamenti concreti e duraturi nella vita di bambine, bambini, adolescenti e delle loro famiglie quando si interviene sulle cause profonde del lavoro minorile con un approccio integrato e di sistema".  

"Rafforzare la protezione dell'infanzia, ampliare l'accesso all'istruzione e investire nello sviluppo comunitario - spiega - significa creare le condizioni affinché i diritti dei bambini siano pienamente garantiti e le comunità possano diventare più resilienti e prospere nel tempo. È questo il valore di un investimento di lungo periodo, reso possibile dalla partnership con Ferrero e ulteriormente rafforzato dal sostegno della Cooperazione italiana. Dalla collaborazione tra istituzioni pubbliche, settore privato e società civile possono nascere modelli capaci di generare un impatto misurabile, sostenibile e replicabile, contribuendo al tempo stesso a una filiera del cacao sempre più responsabile e attenta ai diritti dell'infanzia". Per Francesco Tramontin, vice president Global Public Affairs di Ferrero "questi importanti risultati dimostrano il valore di un impegno di lungo periodo nelle comunità produttrici di cacao e sono parte integrante dell’approccio di Ferrero all’approvvigionamento responsabile, che combina modelli di sourcing attenti con interventi a sostegno di bambini, famiglie e comunità. Ma sfide strutturali come il lavoro minorile - aggiunge - non possono essere affrontate da un singolo attore. Dobbiamo partire da ciò che funziona e portarlo su scala, mettendo insieme competenze e risorse e, soprattutto, lavorando non solo con i Governi, ma anche attraverso i Governi, rafforzando sistemi e capacità locali. Questa è l’ambizione di Cacao Connect: un modello aperto di collaborazione tra istituzioni pubbliche, settore privato, società civile e ricerca per contribuire a un cambiamento più ampio e duraturo nelle comunità produttrici di cacao". 

I risultati del progetto in Costa d’Avorio sono stati presentati oggi, al Meeting per l'Amicizia fra i Popoli di Rimini, nel corso del panel istituzionale 'Cacao Connect – La via italiana per il cacao in Africa', promosso dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, insieme ad Alliance of Bioversity International and Ciat, Ferrero, Save the Children e Icam. 

25 ago 2026

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25 ago 2026

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25 ago 2026

Auto contromano in autostrada, arrestate 17 persone per la morte di 5 giovani e 2 agenti di polizia: "C'entra la criminalità organizzata"

(Adnkronos) - Diciassette persone - secondo gli ultimi aggiornamenti forniti da SkyNews - sono state arrestate a seguito dell'incidente verificatosi lo scorso sabato notte nei pressi di Middlesbrough, nel nord-est dell’Inghilterra, in cui hanno perso la vita due agenti di polizia, Tom Clough e Matthew Blades, e cinque ragazzi, tutti di età compresa tra i 17 e i 23 anni: Cole Robert Worthy, Theo Rae, Makai Saddington, Michael Robert Cahill e Jacob Matusiak. L'auto a bordo della quale viaggiavano, una Volkswagen Passat con targa clonata e collegata ad altri incidenti, si è scontrata con la volante sulla A66 a South Bank, dove si era immessa contromano nel corso di un inseguimento. Quattro dei 5 giovani avevano precedenti penali. 

Ebbene, in un primo momento nove uomini e tre donne, di età compresa tra i 19 e i 61 anni, sono stati arrestati nella zona di Teesside con l'accusa di diversi reati, tra cui possesso illegale di arma da fuoco e appartenenza a un'organizzazione criminale. Uno di loro è stato successivamente incriminato. Altre cinque persone sono state arrestate martedì sempre in relazione al sinistro.  

La polizia di Cleveland ha dichiarato di star indagando su "gravi attività criminali che hanno portato a questo tragico incidente". Il vice capo della polizia Wayne Fox a spiegato che "gli eventi di quella tragica notte avranno un impatto duraturo e profondo sull'area di Cleveland e sulle comunità che cerchiamo di proteggere. Abbiamo il dovere di intervenire e di indagare a fondo sulla grave attività criminale che ha portato a questo tragico incidente, e di assicurare alla giustizia tutti i responsabili". 

L'Ufficio indipendente per la condotta della polizia (IOPC) ha intanto avviato un'indagine indipendente sull'incidente a seguito di una segnalazione spontanea della polizia di Cleveland. Stando a quanto ricostruito finora, alcuni agenti hanno inseguito la Passat per quasi sette minuti prima di fermarsi quando l'auto ha imboccato la A66 contromano a South Bank. Dieci secondi dopo, alle 03:39 ora locale, la vetturasi è scontrata con l'auto degli agenti Clough e Blades, che viaggiavano sulla corsia corretta e si trovavano in zona per collaborare alle ricerche dell'auto.  

25 ago 2026

In pensione a 50 anni, il caso in Europa: "Basta, non lavoro più"

(Adnkronos) - "Mi sono stufato di lavorare, vado in pensione". In Europa c'è un Paese in cui i lavoratori possono andare in pensione dopo 'soli' 30 anni di lavoro, in media all'età di 50 anni. Succede in Romania, dove inoltre un'analisi Eurostat ha mostrato come soltanto l'1,7% degli intervistati continua a lavorare una volta raggiunta l'età pensionabile. 

Un dato che colloca la Romania significativamente indietro nella speciale classifica europea rispetto alla maggior parte dei paesi dell'Unione. Eurostat non si è limitata a conteggiare tutti i pensionati che lavorano, ma ha esaminato la transizione dalla vita lavorativa alla pensione. I dati includevano persone di età compresa tra i 50 e i 74 anni che percepivano per la prima volta la pensione di vecchiaia. 

I dati di base provengono da un'analisi specifica sulla forza lavoro europea: il 13% degli intervistati nell'Unione Europea ha continuato a lavorare dopo aver percepito la pensione di vecchiaia, mentre in Romania, come detto, la percentuale è stata solo dell'1,7%. Circa l'84% degli intervistati rumeni inoltre ha interrotto la propria attività lavorativa al raggiungimento dell'età pensionabile. Un ulteriore 14,3% era già disoccupato prima di ricevere il primo assegno pensionistico. 

L'emittente televisiva rumena Observator News ha inoltre raccontato la storia di Olimpia Cojocaru, 77 anni, che ha lavorato come tecnico di laboratorio nell'industria tessile: "Ho lavorato per 31 anni, e questo è sufficiente", ha dichiarato, rivelando di essere andato in pensione all'età di 50 anni. Il suo caso è rappresentativo di una generazione che è riuscita ad andare in pensione a un'età record e che, inoltre, si è subito allontanata dalla vita lavorativa.  

 

25 ago 2026

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