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Ucraina, nuovo attacco di droni russi su Zaporizhzhia: un morto e 6 feriti

19 ago 2026

Gli 80 anni di Bill Clinton, il 'ragazzo di Hope' dall'Arkansas alla Casa Bianca

(Adnkronos) - Compie oggi 80 anni Bill Clinton, il ragazzo venuto da Hope - come fu presentato alla convention del 1992 che aprì la strada verso la Casa Bianca al democratico - nato il 19 agosto 1946 in una famiglia modesta della cittadina dell'Arkansas, con un nome che evocava la speranza promessa dalla sua campagna elettorale. Una speranza che l'allora poco conosciuto 46nne governatore di un piccolo stato meridionale concentrava sulla promessa di un boom economico, grazie alle politiche economiche ispirate a quella che allora anche da noi fu chiamata la 'Terza Via' per la sinistra di governo, orientata al libero scambio globale, alla deregulation anche in ambito finanziario e riforme liberiste del mondo del lavoro.  

"It's the economy, stupid!", è l'economia imbecille, divenne così lo slogan vincente che gli permise di sconfiggere George Bush padre, negandogli il secondo mandato che il presidente repubblicano considerava scontato dopo la prima guerra del Golfo. Una volta arrivato alla Casa Bianca, il democratico iniziò a mantenere le sue promesse: allora si parlò di Clintonomics che permise il più lungo periodo di espansione economica ininterrotta dal dopoguerra, con tassi di crescita annui che si aggiravano intorno al 4%, e alla creazione di oltre 22 milioni di posti di lavoro. Il boom, insieme ad un aumento, nel primo mandato, delle tasse per i redditi più alti e al taglio delle spese per la difesa ed il welfare, ha portato il presidente democratico a lasciare la Casa Bianca con il budget federale in uno stato di surplus, per la prima volta dal 1969. 

Un successo che ha permesso a Clinton di chiudere i suoi due mandati con un tasso di popolarità al 66%, il più alto registrato da un presidente uscente dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, nonostante nel dicembre del 1998 fosse stato il primo presidente della storia moderna a finire sotto impeachment - prima di lui era stato messo sotto accusa Andrew Johnson nel 1868 - un record che, come è noto, gli è stato tolto da Donald Trump, che durante il suo primo mandato è stato messo sotto impeachment non una ma due volte: nel 2019 per il 'Kievgate' e nel 2021 per l'assalto al Congresso, cosa che non ha impedito del resto al tycoon di ritornare alla Casa Bianca nel 2025. 

La Camera dei rappresentanti a maggioranza repubblicana accusò il presidente democratico di spergiuro e intralcio al corso della giustizia in relazione alla sua relazione con Monica Lewinksy, la stagista della Casa Bianca che presentò le prove - il famigerato vestito blu che la madre della ragazza aveva conservato macchiato in un armadio - che contradissero la dichiarazione giurata del presidente, "non ho avuto una relazione sessuale con quella donna", portando quindi all'accusa di spergiuro.  

Il Sexgate, uno scandalo degno di una soap opera che monpolizzò per mesi l'attenzione dell'America e di mezzo mondo, in effetti nacque da uno costola di una serie di più ampie inchieste che furono condotte per anni a carico di Bill Clinton e della moglie Hillary, a partire dal cosidetto scandalo Whitewater riguardo a sospetti investimenti finanziari fatti dalla coppia a Little Rock durante gli anni in cui Clinton era governatore e sul quale dal 1994 indagava un procuratore indipendente, il giudice conservatore Kenneth Starr.  

Arrivato al processo in Senato nel gennaio del 1999, Clinton fu assolto, con 10 repubblicani che votarono in suo favore insieme ai 45 democratici, ma soprattutto ha sempre goduto del sostegno della moglie Hillary, la first lady 'femminista' che per otto anni ha malcelato le ambizioni di quella che poi sarà la sua carriera politica in proprio, che sin dalla prima campagna elettorale aveva difeso la solidità della coppia di fronte alle rivelazioni sul carattere di 'womanizer' del marito. 

Anche la politica estera di Clinton fu all'insegna della globalizzazione, con la firma nel 1994 del Nafta con Messico e Canada, e della proiezione degli Usa come quella che, dopo la fine della Guerra Fredda, appariva come la superpotenza globale dominante. Nel primo anno di mandato ha ospitato la storica firma degli accordi di Oslo, con cui si credeva di avviare un processo per la chiusura del conflitto israelo-palestinese.  

Ma sfida maggiore fu quella della crisi dell'ex Jugoslavia, guidando i raid della Nato nel 1995 per fermare la pulizia etnica in Bosnia e costringere le parti al tavolo dei negoziati di Dayton, e poi ancora tornando a guidare l'intervento della Nato per il Kosovo nel 1999. Scelse invece la linea del non intervento di fronte al genocidio in Ruanda nel 1994, cosa di cui si scusò pubblicamente durante una visita a Kigali nel 1998, prendendosi la responsabilità, insieme al resto della comunità internazionale, "di non essere intervenuti rapidamente dopo che sono iniziate le uccisioni e di non aver chiamato questi crimini con il loro nome: genocidio".  

Nel gennaio del 2001 Clinton lascia la Casa Bianca a George Bush, il figlio del presidente repubblicano che nel 1992 aveva 'umiliato' negandogli un secondo mandato, ma solo dopo che il 12 dicembre 2000 la Corte Suprema con un voto a maggioranza mise fine a 36 giorni di stallo tra conteggi e riconteggi per stabilire il vincitore in Florida, attribuendo di fatto la vittoria, e la Casa Bianca, al repubblicano.  

Il giorno dopo Al Gore, il vice di Clinton, riconobbe la sconfitta, seguito, il 14 dicembre, da una dichiarazione del presidente uscente che pur non nascondendo la delusione - "decine di migliaia di voti non saranno mai scrutinati" - ribadiva che "noi siamo una nazione fondata sulle leggi: il popolo americano, per quanto sia apparso diviso in queste elezioni, vuole in grande maggioranza che noi costruiamo un centro vitale senza rancori o attacchi personali". 

Da quando ha lasciato la Casa Bianca, ormai oltre 25 anni fa, Clinton si dedica all'attività filantropica attraverso la Clinton Foundation, fondata insieme alla moglie Hillary e la figlia Chelsea, per lavorare sul fronte della salute globale, della resilienza climatica, dell'inclusione economica e sociale. Ed è diventata un punto di riferimento internazionale la Clinton Global Initiative che si svolge ogni anno in concomitanza dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e cui partecipano leader mondiali, premi Nobel, leader dell'economia. Intensa anche l'attività istituzionale da ex presidente, i discorsi a cerimonie e università, come quello pronunciato venerdì scorso per i primi 10 laureati di un corso di Ia e Business del Golisano Institute, durante il quale ha detto "non ci si mette molto a vivere una vita intera", confessando che gli sembra ieri quando giurò come il terzo presidente più giovane d'America.  

Ed infine Clinton si è impegnato a sostenere le campagne elettorali della moglie, da quella, vincente, per il Senato nel 2000 quando era ancora first lady, a quelle per la Casa Bianca: la prima nel 2008 quando fu sconfitta nelle primarie da Barack Obama che poi la nominò suo segretario di Stato e poi quella del 2016, quando vinse la nomination, ma poi fu sconfitta da Donald Trump. 

 

19 ago 2026

Palio di Siena, il Nicchio torna a vincere dopo 28 anni: Tittia firma il cappotto personale (con brivido finale)

(Adnkronos) - E' la Nobile Contrada del Nicchio a conquistare il Palio dell'Assunta del 18 agosto 2026, disputato eccezionalmente questa sera in Piazza del Campo a Siena dopo il rinvio della Carriera del 16 agosto a causa del maltempo. A regalare il Drappellone alla Contrada dei Pispini, che ha per emblema una conchiglia di mare, sono stati il fantino Giovanni Atzeni detto Tittia e il cavallo Anda e Bola, protagonisti di una corsa dominata fin dalle battute iniziali. Una vittoria attesa 28 anni, che consente al Nicchio di togliersi la "cuffia" e tornare a festeggiare il successo. L'ultima affermazione della Contrada azzurra con liste gialle e rosse risaliva infatti al 16 agosto 1998, quando Dario Colagé detto Bufera vinse su Re Artù. 

Momenti di apprensione per Tittia, caduto a corsa ormai conclusa. Il fantino è stato trasportato in ambulanza all'ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena per accertamenti. Tittia ha riportato un trauma cranico e, secondo quanto apprende l'Adnkronos, resta ricoverato in osservazione. 

La Carriera è stata preceduta da una mossa particolarmente lunga e travagliata. Oltre un'ora di attesa, tre partenze invalidate e cinque uscite delle Contrade dai canapi hanno caratterizzato una fase segnata dal nervosismo, con momenti di forte tensione soprattutto nella parte bassa dello schieramento. L'Aquila, di rincorsa, è entrata dopo numerosi tentativi. Quando la partenza è stata finalmente dichiarata valida, il Nicchio, al nono posto tra i canapi, ha bruciato tutti allo scatto, prendendo immediatamente la testa della corsa. Alle sue spalle si sono portate Selva, Torre e Istrice, ma Tittia ha imposto il proprio ritmo senza concedere spazio agli inseguitori. Al primo giro alla curva di San Martino il Nicchio era già al comando e, giro dopo giro, il vantaggio è aumentato. Atzeni ha interpretato la pista senza sbavature, mantenendo le traiettorie e ha condotto Anda e Bola fino al bandierino del terzo giro, tagliando il traguardo a nerbo alzato. Il successo assume così un valore particolare per la Contrada dei Pispini, che torna a impossessarsi del Drappellone realizzato dall'artista romena Teodora Axente, dedicato alla Madonna dell'Assunta e intitolato ai cinquecento anni dalla battaglia di Camollia. Il Palio andrà ad arricchire il museo della Contrada di via dei Pispini. 

Per Tittia si tratta della tredicesima vittoria personale su 43 Carriere corse. Il fantino, nato a Nagold, in Germania, il 13 aprile 1985, si avvicina così al record di 14 successi detenuto da Andrea Degortes detto Aceto. Tittia ha vinto anche il Palio di luglio 2026 con l’Aquila, su Diodoro, conquistando allora il suo dodicesimo successo. Con la vittoria di oggi al Nicchio è arrivato a due Palii vinti nello stesso anno, centrando di fatto il cappotto personale. Era dal 1794 che nello stesso anno due contrade 'nonne', ovvero 'digiune' da decenni, hanno vinto e si sono tolte la 'cuffia'. Secondo successo, invece, per Anda e Bola, castrone baio di dieci anni, alla quinta partecipazione al Palio. Il cavallo non ha riportato conseguenze al termine della corsa ed è stato giudicato in buone condizioni dai veterinari. (di Paolo Martini) 

18 ago 2026

Iran, Trump e i rischi di una guerra senza fine: il tycoon ancora alla prova

(Adnkronos) - La guerra non è finita. Lo Stretto di Hormuz resta in gran parte chiuso e al centro dello stallo tra Iran e Usa. Non sono mai iniziati negoziati nel dettaglio sul controverso programma nucleare. Gli Stati Uniti hanno ripristinato il blocco dei porti iraniani. Teheran chiede concessioni a cui l'Amministrazione Trump ha detto 'no'. E l'Amministrazione ha pubblicamente rinnegato diversi punti chiave del memorandum del 17 giugno con l'Iran, compreso lo sviluppo di un piano "con almeno 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo" del Paese, una revoca delle sanzioni per consentire alla Repubblica islamica di vendere l'oro nero e un "dialogo" tra Iran e Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz. Tanto che Donald Trump si è spinto fino a minacciare di bombardare l'Oman (alleato degli Usa), "se dovesse mettersi in mezzo". E' il quadro, come sintetizza il Washington Post, dopo che si è chiusa la finestra di 60 giorni prevista dal memorandum per l'avvio di colloqui che trasformassero quella che era stata presentata come una tregua in qualcosa di più ambizioso. Ed è, osserva il Post, quel genere di conflitto senza fine che il tycoon sosteneva di essere in grado di evitare, un conflitto senza una evidente soluzione militare, senza una svolta diplomatica all'orizzonte e con costi economici e politici di non poco conto. Così, evidenzia il giornale, prolungare lo stallo rischia di lasciare il presidente americano con una guerra che mina uno dei presupposti fondamentali della sua identità. 

 

Passati 60 giorni dal memorandum, invece di celebrare un accordo sul nucleare che avrebbe potuto giustificare le operazioni militari contro l'Iran, Trump - osserva la Cnn - ha sfogato la sua frustrazione prendendo di mira 'amici' degli Stati Uniti. Non solo l'Oman. Anche l'ordine al Pentagono di ridurre le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, altro alleato di Washington. Così, rileva la rete americana, Trump è sembrato intenzionato a capovolgere deliberatamente tutto quello che il mondo credeva di sapere sulla potenza americana e sui valori della politica estera e il 'caso' Oman e il 'caso' Corea del Sud sono "sintomatici di una politica estera priva di una strategia convenzionale, che mette deliberatamente da parte diplomatici ed esperti e sembra scaturire unicamente dal suo istinto". 

"Mentre durante il primo mandato" alla Casa Bianca "si è distinto per la sua imprevedibilità, nel secondo mandato" Trump è "sulla buona strada per stabilire il primato di persona estremamente inaffidabile", ha commentato con Jim Sciutto su Cnn International Christopher Hill, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato e ambasciatore. E, osserva la rete, è un segnale della polarizzazione della politica americana il fatto che la politica estera del tycoon, che chi all'estero critica vede come un indebolimento del potere americano e delle alleanze che lo hanno sostenuto, sia invece considerata un enorme successo nel mondo di Trump. "Gira una bufala secondo cui l'America di oggi sarebbe troppo inaffidabile per poter ancora collaborare - ha detto da Manila la scorsa settimana Elbridge Colby, responsabile per le questioni politiche del Pentagono - Prima l'America era al tempo stesso prevedibile da un punto di vista negoziale, ma spesso rigida". E ha parlato di "un nuovo approccio definito dal buon senso" e di "realismo repubblicano, orientato a mettere concretamente gli americani al primo posto". 

 

Trump sostiene di non avere "fretta". Ma si avvicinano le elezioni di Midterm. E a fine agosto saranno passati sei mesi da quando il 28 febbraio Usa e Israele avviarono operazioni militari contro l'Iran a cui Teheran non ha mancato di rispondere. La guerra ha contribuito a intaccare la fiducia degli elettori nel presidente e potrebbe avere conseguenze più ampie sulle elezioni di Midterm, ha affermato Lee Miringoff, direttore del Marist University Institute for Public Opinion, citato dal Post. "Per molti elettori la guerra in Iran è legata all'economia", evidenzia. Alan Eyre, ex diplomatico che ha fatto parte del team negoziale Usa che lavorò all'accordo internazionale sul nucleare iraniano del 2015 (da cui gli Stati Uniti si ritirarono tre anni dopo, all'epoca del primo mandato di Trump alla Casa Bianca) e che ora è al Middle East Institute, sottolinea come questa guerra abbia "sconvolto un sistema complesso". 

A quasi sei mesi da quel 28 febbraio, scrive ancora il Post, la popolarità di Trump si è indebolita con il protrarsi del conflitto ed emerge un calo di consensi tra i repubblicani. Secondo un sondaggio di Economist-YouGov pubblicato la scorsa settimana, l'approvazione del leader Usa tra i repubblicani è al 79%, il livello più basso del suo secondo mandato ed è passata dal 68% al 48% la percentuale di repubblicani che approvano al 100% il suo operato. Non c'è solo il conflitto. Gli elettori hanno manifestato frustrazione per l'inflazione, i prezzi della benzina e molto altro. Ma, evidenzia il Post, si tratta di problemi sempre più intrecciati. 

Per Robert Kagan di Brookings Institution citato dal Post, Trump ha poche opzioni militari valide in Iran e gli Usa hanno di fatto perso il controllo dello Stretto di Hormuz per il prossimo futuro, fatto che rende l'Amministrazione sempre più dipendente dalla pressione economica. E, rimarca il giornale, i funzionari dell'Amministrazione affermano che la Casa Bianca insiste molto sulla speranza che la campagna di pressioni economiche spinga l'Iran al 'breaking point'. Ma, è la considerazione di Kagan, se i prezzi della benzina resteranno relativamente stabili e gli Usa eviteranno un'altra guerra prolungata, l'Iran potrebbe gradualmente uscire dall'attenzione degli elettori. Così Kagan afferma di "riuscire a immaginare una situazione in cui alla maggior parte degli americani non importerebbe della sconfitta strategica" in assenza di operazioni militari contro l'Iran e "se il prezzo della benzina non aumentasse". In questo modo Trump "potrebbe ottenere una vittoria politica da una dannosa sconfitta militare" e dovrà solo "saperla presentare ai suoi elettori". 

 

18 ago 2026

Piove ma risale l'allerta caldo: oggi due città in allerta arancione, domani saranno 5

(Adnkronos) - Italia in bilico fra acquazzoni e afa. Nonostante il calo delle temperature registrato dopo Ferragosto risale l'allerta caldo, secondo l'ultimo bollettino diffuso dal ministero della Salute. I segnali sono sparsi, da Nord a Sud. Se ieri la tregua ha resistito con gran parte della Penisola segnata dal bollino verde - 21 città a livello zero di allerta su 27 monitorate - già oggi, mercoledì 19 agosto, la situazione cambia e compaiono i primi bollini arancioni su due città. 

 

Per la giornata di oggi sono quindi due le città a livello 2 di allerta (condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili), con conseguente bollino arancione: si tratta di Ancona e Roma.  

Allerta gialla, invece, per Bari, Bologna, Brescia, Campobasso, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Venezia e Verona. In verde restano quindi Bolzano, Cagliari, Catania, Civitavecchia, Messina, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Torino, Trieste e Viterbo. 

 

Da domani, giovedì 20 agosto, il quadro si farà ancora più rovente. Saranno infatti 5 i capoluoghi monitorati dal bollettino con allerta arancione: si tratta di Ancona, Bari, Bologna, Campobasso e Roma. 

A completare la giornata saranno quindi 14 bollini gialli (Brescia, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Messina, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Venezia, Verona e Viterbo), mentre scenderanno a quota 8 i bollini verdi (Bolzano, Cagliari, Genova, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Torino e Trieste).  

 

18 ago 2026

Furto opere Antonello da Messina, il colpo durato due minuti: indagini a tutto campo

(Adnkronos) - Sarebbe durato due minuti, al massimo tre, il 'colpaccio' dei ladri di opere d'arte che hanno portato via le tavole di Antonello da Messina dal Museo regionale di Messina. Gli inquirenti sono ininterrottamente al lavoro per ricostruire quanto accaduto nella sera di Ferragosto nella struttura in cui si trovavano quattro custodi. I ladri, come ricostruito dalla Procura, sarebbero entrati forzando una porta laterale dopo avere scavalcato il cancello d'ingresso arrivando direttamente nella sala in cui erano custodite le opere. Poi l'uso di una grossa mazza per spaccare la teca blindata e la fuga con le opere. La banda ha portato via tre delle cinque tavole del celebre polittico di San Gregorio. Non si sa ancora il numero esatto dei componenti della banda. Due o quattro. La videosorveglianza ne ha inquadrati due all'interno. Tutti vestiti di nero. Si stanno controllando tutti i frame delle immagini di videosorveglianza. 

La Procura di Messina, guidata da Antonio d'Amato, starebbe lavorando, come si apprende, su alcune tracce che sarebbero state lasciate dai ladri. "Ci stiamo chiedendo se su questo furto milionario non ci sia anche l'opera, il coinvolgimento della criminalità organizzata di tipo mafioso, storicamente interessata al furto delle opere d'arte", ha detto il procuratore D'Amato. Come ha spiegato in un'intervista al Tg1, si procede su una "pluralità di direzioni, compresa quella della eventuale complicità interna" e del ruolo degli addetti alla vigilanza. I quattro custodi sono in ferie forzate in attesa di valutare i provvedimenti disciplinari. "L'intervento repentino delle forze di polizia ha immediatamente attivato una rete di controlli - ha aggiunto - che potrebbe aver indotto gli autori del furto a non varcare il confine siciliano". 

Sarebbe pronto un procedimento disciplinare per i quattro custodi che erano di turno la sera di Ferragosto al museo regionale di Messina. Il Dipartimento dei beni culturali della Regione siciliana attende nei prossimi giorni la relazione della direttrice del museo, Marisa Mercurio, e poi si deciderà sul provvedimento, come confermano fonti all'Adnkronos. Sembra che l'allarme sia scattato subito ma i custodi avrebbero pensato a un falso allarme. 

18 ago 2026

Hayden Panettiere, la madre accusa ex compagno della figlia: "Era con lei quando è morta"

(Adnkronos) - Lesley Vogel, madre di Hayden Panettiere, ha parlato pubblicamente della morte improvvisa dell’attrice, deceduta a 36 anni domenica scorsa a Greenville, South Carolina, per una sospetta overdose. In un’intervista a Nbc News, la donna ha accusato l’ex compagno della figlia, Brian Hickerson, 37 anni, pregiudicato e già condannato per violenze domestiche, di essere stato con lei al momento del decesso: “Questa persona nella sua vita, che abbiamo cercato di allontanare per molto tempo, era con lei quando è morta”. Vogel ha espresso anche dubbi sull’orario della chiamata al 911, avvenuta nel primo pomeriggio, dicendo che “non è il momento tipico in cui si fa festa, generalmente parlando”. 

Secondo un rapporto della polizia, Hickerson e suo fratello erano nell’appartamento quando Panettiere ha avuto un arresto cardiaco. I soccorritori hanno tentato a lungo di rianimarla; nell’abitazione sarebbe stato trovato anche Narcan. La madre ha detto di aver scelto il “non contatto” con la figlia negli ultimi mesi, pur continuando a preoccuparsi per la relazione con Hickerson, segnata da anni di violenze, arresti e ricoveri. 

Parlando della figlia, Vogel ha aggiunto: “Hayden era una persona incredibilmente talentuosa in tanti campi. I giovani che crescono nell’industria dello spettacolo affrontano una lotta continua, è un ambiente difficile, e non è raro che imbocchino strade sbagliate. Diventa complicato restare fedeli a se stessi, e credo che Hayden purtroppo abbia perso la sua strada. Vorrei fosse andata diversamente”. 

Panettiere aveva raccontato nel memoir 'This Is Me: A Reckoning' le pressioni subite da bambina, le sue dipendenze, la depressione post-partum e la morte del fratello Jansen, scomparso nel 2023 a 28 anni. La madre è scoppiata in lacrime ricordando quel secondo terribile lutto: “Sento che ora lei è con suo fratello, e sono in pace”, ha detto. L’attrice lascia una figlia di 11 anni, Kaya, affidata all’ex compagno Wladimir Klitschko. Panettiere era diventata famosa da giovanissima con le serie tv “Heroes” e “Nashville”, ottenendo due nomination ai Golden Globe. 

18 ago 2026

Trump e la mappa con lo Stretto di Hormuz: "Nuovo territorio Usa". Ira di Teheran: "Illusione che correggeremo"

(Adnkronos) - "Non sono in corso né sono in programma colloqui o contatti con la Repubblica islamica dell'Iran. Il blocco navale resta pienamente in vigore. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo. Tutte le mine sono state rimosse o fatte brillare". Donald Trump interviene con un nuovo post su Truth dopo una giornata incandescente nel confronto con Teheran. 

Ad infiammare ulteriormente lo scontro l'idea del presidente americano, annunciata durante un intervento a New York venerdì scorso e ribadita lunedì nello Studio Ovale - di rendere lo Stretto di Hormuz territorio statunitense. E così, sempre su Truth, il tycoon ha pubblicato una mappa della via marittima strategica, contrassegnata come "nuovo territorio degli Usa". Sui social, diversi commenti hanno fatto peraltro notare come dalla mappa postata dal presidente manchino Qatar e Bahrain, apparentemente "affondate" nel Golfo Persico. 

La reazione di Teheran non si è fatta attendere. Il governo iraniano ha respinto la definizione dello Stretto di Hormuz come "nuovo territorio degli Stati Uniti" ed ha avvertito che quella che Teheran considera un'"illusione" presto sarà "corretta". "La sua illusione sullo Stretto di Hormuz presto sarà corretta oppure saremo noi a correggere le illusioni di quest'uomo", ha scritto su X il vice ministro degli Esteri di Teheran, Kazem Gharibabadi. 

L'obiettivo degli Stati Uniti nella guerra era costringere l’Iran alla resa, ma "non ci arrenderemo, gli Stati Uniti ora ci supplicano di negoziare alle nostre condizioni", ha detto, secondo quanto riferisce 'Al Jazeera', il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, spiegando che il memorandum d’intesa firmato con gli Usa conteneva "13 disposizioni a nostro favore e una a loro favore", e accusando Israele di aver fatto tutto il possibile per sabotarne e impedirne l’attuazione. 

"Abbiamo vinto la guerra e abbiamo vinto anche sul piano diplomatico, costringendo il nemico ad accettare le nostre condizioni", ha sottolineato, aggiungendo che le capacità militari iraniane e la forza dimostrata sul campo di battaglia hanno dato maggiore peso alla diplomazia di Teheran durante i negoziati. "Abbiamo informato i mediatori che non accettiamo un cessate il fuoco. Al contrario, abbiamo affermato che la guerra deve finire", ha poi dichiarato Araghchi in un'intervista ai media iraniani. 

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha accusato gli Stati Uniti di voler aumentare la pressione su Teheran per ottenere concessioni che, sostiene, non erano previste dal memorandum firmato dalle parti. In un messaggio pubblicato su X, Ghalibaf ha criticato in particolare il segretario al Tesoro, Scott Bessent, e il capo del Pentagono, Pete Hegseth. 

"Gli americani pensano che aumentare la pressione sull'Iran porterà a concessioni che non hanno mai fatto parte dell'accordo", ha scritto Ghalibaf, che poi ha attaccato direttamente Bessent e Hegseth, affermando che la gestione della crisi "è ben al di sopra delle loro capacità". Il presidente del Parlamento iraniano ha proseguito con toni fortemente sarcastici nei confronti dell'amministrazione Trump: "Smettete di aspettare che questa squadra di pagliacci tiri fuori un coniglio dal cappello e fate pulizia del pasticcio che avete creato". 

Sale anche la tensione tra Iran ed Emirati Arabi Uniti. Le autorità di Abu Dhabi hanno riferito di aver rilevato due missili balistici lanciati dall'Iran e diretti verso il Paese. Secondo quanto comunicato dal ministero della Difesa emiratino e riportato da Sky News Arabia, uno dei due vettori è caduto al di fuori delle acque territoriali, mentre il secondo è precipitato all'interno delle acque territoriali degli Emirati. 

Il ministero della Difesa ha fatto sapere che le forze armate sono "pienamente preparate e pronte ad affrontare qualsiasi minaccia". Non sono al momento disponibili informazioni su eventuali danni o vittime, né sono stati forniti ulteriori dettagli sulle modalità con cui i due missili sono stati intercettati o neutralizzati. 

L'Iran ha smentito il lancio di missili balistici in direzione degli Emirati Arabi Uniti. 

18 ago 2026

Maradona, i medici ignorarono i 'segnali d'allarme' prima della morte: l'accusa di un testimone in tribunale

(Adnkronos) - Secondo un medico ascoltato nel processo in corso a San Isidro, in Argentina, Diego Armando Maradona mostrò “segnali d’allarme” che non vennero presi in considerazione durante la degenza domiciliare che precedette la sua morte nel 2020. Sette professionisti sanitari sono imputati da metà aprile per presunta negligenza che potrebbe aver contribuito al decesso del campione, morto per insufficienza cardiaca ed edema polmonare acuto due settimane dopo un intervento chirurgico. 

In aula, il medico legale Carlos Cassinelli ha riferito di aver osservato diversi indicatori critici: edema agli arti inferiori, gonfiore alle dita, difficoltà respiratorie, segni di ipertensione e una frequenza cardiaca insolitamente elevata. “Nessuno è andato a vedere da cosa derivasse quel gonfiore”, ha dichiarato, definendo la situazione “un rischio potenzialmente letale”. Cassinelli, membro della commissione medica incaricata di analizzare cartelle cliniche e testimonianze, ha aggiunto che quei segnali non furono presi in considerazione e che l’approccio dei medici “non cambiò”, nonostante il peggioramento evidente delle condizioni del paziente. 

Il medico ha inoltre sostenuto che la scelta della degenza domiciliare fu un errore e che lo stato di Maradona si deteriorò progressivamente nei giorni successivi alla dimissione dall’ospedale: “Si sarebbe potuto lanciare un allarme”. Secondo la sua ricostruzione, l’ex fuoriclasse avrebbe sofferto “circa dodici ore di agonia” prima di morire. 

Gli imputati respingono ogni responsabilità, sostenendo che Maradona, che per anni aveva combattuto dipendenze da cocaina e alcol, sia morto per cause naturali. Il processo potrebbe proseguire oltre il mese di agosto. 

18 ago 2026

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