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Ucraina, un anno dopo Anchorage. L'ambasciatore Zazo: "Evidente errore di calcolo di Trump e Putin"

(Adnkronos) - Roma, 14 ago. (Adnkronos) 

Un anno fa Donald Trump accolse in Alaska Vladimir Putin nella convinzione di poter far partire il negoziato tra Mosca e Kiev e di portare la pace in Ucraina , risultato grazie al quale avrebbe anche ottenuto il Nobel. Un anno dopo di quello "spirito di Anchorage" - la distensione tra Stati Uniti e Russia con un dialogo rinnovato che avrebbe dovuto aprire la strada ad un accordo di pace - sembra non essere rimasto più nulla, se non la conferma che il vertice di Ferragosto di un anno fa in Alaska si basò su un "errore di calcolo" da parte dei due leader, con la conseguenza che 12 mesi dopo la guerra continua, ma Kiev è più forte e l'Europa ha dimostrato di potersi sostituire agli Stati Uniti nel sostegno finanziario e militare. Questa l'analisi dell'ex ambasciatore italiano a Kiev, Pier Francesco Zazo, convinto che ad Anchorage non ci sia mai stata una reale speranza di gettare le basi per un accordo tra Mosca e Kiev.  

  

"A mio avviso quella speranza non ci fu mai e questo anzitutto perché quello che la Russia aveva proposto, in sostanza la capitolazione dell'Ucraina poiché includeva le richieste di ritiro da tutto il Donbass, anche delle parti ancora controllate dagli ucraini, nonché una forte limitazione delle Forze Armate ucraine, due condizioni assolutamente inaccettabili per il Kiev", dice Zazo all'Adnkronos. Putin "credeva che Trump avrebbe potuto proporre a Zelensky la capitolazione del suo Paese sulla testa non solo dell'Ucraina, ma anche dell'Europa: a distanza di un anno, quell'errore di calcolo è evidente", sottolinea l'ex ambasciatore. Così come è evidente "la valutazione errata" che aveva portato il presidente americano a srotolare il tappeto rosso al leader del Cremlino, convinto che Volodymyr Zelensky "non avesse alcuna carta da giocare", come gli disse nella famosa strigliata alla Casa Bianca quando lo ricevette un mese dopo essere tornato presidente, e che l'Europa non avrebbe avuto la forza di opporsi a un'eventuale intesa con Mosca.  

  

A distanza di un anno, sottolinea Zazo, che era a Kiev il giorno dell'invasione russa il 22 febbraio del 2022, "l'Ucraina, grazie anche al supporto molto importante dell'Europa, non solo ha continuato a resistere sulla linea del fronte, ma è anche passata al contrattacco, ha colpito le infrastrutture energetiche e logistiche russe, è arrivata fino a San Pietroburgo e Mosca". Di più: nell’ultimo anno "si è assistito a uno sviluppo straordinario dell'industria della difesa, in particolare nel settore dei droni e dei missili a medio raggio, al punto che la produzione nazionale bellica è fortemente aumentata riuscendo ormai a coprire oltre la metà del fabbisogno delle Forze Armate ucraine ".  

  

"La resistenza di questo anno è qualcosa che né Putin né Trump si aspettavano", sostiene l'ambasciatore, che inserisce nel ragionamento sul dopo Anchorage anche un secondo "fattore decisivo: l'Europa , consapevole che l’Ucraina sta combattendo anche per la sicurezza e stabilità del nostro continente , si è mostrata sostanzialmente compatta " dopo il vertice in Alaska che voleva tagliarla fuori da un accordo sull'Ucraina, "riuscendo a sostituirsi efficamente agli Stati Uniti nel suo sostegno a Kiev, dopo che Washington ha sospeso gli aiuti finanziari, mentre fornisce quelli militari solo se gli alleati pagano come previsto dal programma Purl". Senza contare che, via anche il premier ungherese Vitkor Orban che faceva ostruzionismo, l'Ue, che e’ormai il primo donatore in assoluto di Kiev, ha approvato un importante prestito di 90 miliardi di Euro e passato anche un 20mo pacchetto di sanzioni, rafforzando in particolare le misure sanzionatorie nel settore degli idrocarburi e contro la flotta ombra russa , "insomma continua a fare il suo dovere".  

  

Rispetto ad Anchorage un altro elemento è cambiato: premesso che Trump è distratto dalla guerra con l'Iran, che è oggi la sua priorità, il presidente americano "si è un po' ricreduto su Putin: un anno fa lo aveva accolto con tutti gli onori, sicuro di convincerlo a concludere la guerra con un piano di pace sbilanciato a favore del Cremlino, oggi non è più ammaliato come prima dalla sua figura di vincente, la sua soggezione nei confronti della Russia, che si sta mostrando vulnerabile sul piano militare, si è ridotta". Parallelamente, ragiona Zazo, il suo rapporto con Zelensky "è migliorato, ha capito che ha delle carte da giocare, considerato il modo in cui l’Ucraina continua a resistere". Ma certo, il suo atteggiamento nei confronti di Kiev resta "erratico, come dimostra il voltafaccia sui Patriot", i sistemi antimissile la cui licenza il presidente americano aveva detto di voler condividere, salvo poi cambiare idea. L’atteggiamento di fondo di Trump non e’ cambiato, vuole comunque disimpegnarsi gradualmente dal conflitto accollando l’onere finanziario agli europei.  

  

L'ambasciatore parla poi della situazione interna in Ucraina, dopo le manifestazioni di piazza dei giorni scorsi seguite al licenziamento del ministro della Difesa Michajlo Fedorov, grande promotore dell’innovazione tecnologica, da parte di Zelensky. La protesta, in particolare dei giovani, sembra al momento essere rientrata: "Il presidente è sempre stato molto bravo a sollevarsi dopo i momenti difficili, ha grandi capacità di incassatore, tende a essere impulsivo quando prende le decisioni - analizza Zazo - ma è sempre pronto a rivederle, è molto attento agli umori dell'opinione pubblica, tenta di correggere il tiro. E' un ex attore e gli piace essere amato dalla gente". "Su Fedorov ha fatto un errore, non gli piace chi gli fa ombra, ma non è un dittatore", tende solitamente a spostare i suoi avversari politici ad incarichi di minore rilevanza, sottolinea il diplomatico, facendo comunque presente che gli ucraini "non amano la figura degli zar: in 35 anni di indipendenza hanno cambiato sei presidenti". 

  

Situazione ben diversa in Russia, dove lo 'zar' Putin appare in difficoltà a quattro anni e mezzo dall'inizio della guerra che non dà segno di voler chiudere. "Che ci sia malcontento è fuor di dubbio. Gli attacchi alle grandi città, le file per il carburante, i raid contro i centri logistici, le difficoltà a reclutare nuovi soldati sono il segnale inequivocabile delle sempre maggiori difficoltà di Mosca" a gestire la guerra, ragiona l'ex ambasciatore, che cita l'esclusione del partito anti guerra Yabloko dalle elezioni di settembre come "uno dei campanelli d'allarme" più evidenti delle preoccupazioni del Cremlino sulla tenuta dell'opinione pubblica. Tuttavia, "il popolo russo è passivo e fatalista, è impossibile prevedere in cosa si tradurrà questo malcontento, bisogna aspettare cosa succederà dopo il voto", sostiene infine Zazo, che non esclude l’eventualità che Putin, messo con le spalle al muro a causa del perdurante stallo nel conflitto, possa infine decidere "un'ulteriore mobilitazione". "Si tratterebbe però di una decisione molto rischiosa per Putin poiché a quel punto il malcontento dei russi potrebbe veramente esplodere. A mio avviso - chiosa l'ex ambasciatore - l'unico modo per convincerlo a chiudere la guerra è di continuare a colpire l'economia russa, inasprendo ulteriormente le sanzioni, in primis nel settore degli idrocarburi ". 

14 ago 2026

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14 ago 2026

Afghanistan, cinque anni fa cadeva Kabul: la 'pace' dei Talebani in un'emergenza senza fine

(Adnkronos) - Cinque anni fa i Talebani tornavano al potere in un Afghanistan martoriato da decenni di guerre. Cinque anni dopo sono alla ricerca di riconoscimento internazionale, mentre esercitano un controllo crescente sulla popolazione e restringono diritti e libertà, soffocando l'informazione in un Paese considerato 'più stabile' in cui però quasi la metà della popolazione dipende dagli aiuti. Va avanti quella che appare sempre più una crisi dimenticata. Qualcuno vede uno 'status quo'. Il governo talebano non è riconosciuto dalla comunità internazionale, anche se delegazioni del movimento che fu del mullah Omar hanno partecipato a colloqui all'estero. Lo scorso anno la Russia è diventato il primo Paese - e resta l'unico - a riconoscere formalmente il regime talebano come governo legittimo dell'Afghanistan. A giugno il Belgio ha reso noto di aver concesso i visti a cinque inviati del governo talebano per consentire un incontro con la Commissione Europea per parlare di rimpatri di cittadini afghani senza diritto a restare nell'Ue.  

Sono passati cinque anni da quel 15 agosto 2021 in cui i Talebani tornavano a Kabul, mentre fuggiva l'allora presidente Ashraf Ghani. Arrivavano immagini di disperazione e di fughe strazianti. Oggi i Talebani cercano di 'parlare' con diversi Paesi. E parlano con la Cina (lo scorso agosto era a Kabul il capo della diplomazia di Pechino). In qualche modo anche con il vicino Pakistan, tra scambi di accuse e guerra sottosoglia. Cina, Emirati arabi uniti, India e Turchia, sottolinea l'Economist, lavorano con loro su questioni che vanno dal commercio all'attività estrattiva. E ci sono gli Stati Uniti. Nel febbraio del 2020, al primo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, arrivava l'accordo di Doha per il ritiro dall'Afghanistan. A fine agosto 2021 si concludeva, con Joe Biden alla Casa Bianca, il ritiro delle forze internazionali dal Paese. L'anno scorso Donald Trump tornava a parlare della base aerea di Bagram. 

Perché in Afghanistan resta la questione della sicurezza. "I Talebani hanno bisogno di uscire da una situazione critica e sul tavolo hanno messo una carta importante, che interessa sia alla Russia, sia alla Cina che agli Stati Uniti, ovvero il contrasto allo Stato islamico", Is-K, lo Stato islamico nella provincia del Khorasan, ragiona con l'Adnkronos un ex capo della sezione contro-intelligence e sicurezza della Nato in Afghanistan.  

Lo Stato islamico, osserva, "è ancora molto forte, ha un controllo territoriale esteso e consolidato nella provincia di Nangarhar (nell'est, al confine con il Pakistan) dove gestisce un'economia parallela basata su traffici illeciti ed estrazione illecita di minerali, che poi esporta illegalmente verso il Pakistan". I Talebani parlano diversamente. "L'Is è stato completamente eliminato in Afghanistan", ha sostenuto a maggio il portavoce Zabihullah Mujahid. 

 

C'è poi l'economia della droga. Il bando sull'oppio - imposto nell'aprile del 2022 - resta un test cruciale per il governo talebano. Scompaiono i campi di papavero da oppio, perché "l'Afghanistan ha in effetti ridotto la produzione di oppio grezzo", ma nel frattempo - osserva la fonte con l'Adnkronos - ha "aumentato produzione ed esportazione di prodotto raffinato, quindi l'eroina, e sta investendo sempre di più in metanfetamina". Secondo dati Unodc (Un Office on Drugs and Crime), nel 2025 c'erano 10.200 ettari di terreno coltivato a oppio, rispetto ai 232.000 ettari stimati prima del bando. Di conseguenza è diminuita la produzione. Ma, hanno avvertito, produzione e traffico di droghe sintetiche, in particolare metanfetamine, continua ad aumentare. 

Fa parte anche questo del quadro della situazione relativamente stabile portata dai Talebani, che però non riescono ad attrarre investimenti mentre molti afghani vedono le proprie condizioni di vita peggiorare in un Paese in cui tra metà settembre 2023 e fine maggio 2026 sono tornate in patria circa sei milioni di persone dal Pakistan e dall'Iran (dati Oim). Tuttavia, evidenzia ancora l'Economist, Kabul non è senza 'risorse' e fra queste - secondo fonti interne e non al governo talebano - c'è il fatto che sono rimasti in patria più della metà degli impiegati (nonostante la grande fuga del 2021) e, stando alla Banca Mondiale, il governo incassa ora circa quattro miliardi di dollari ogni anno tra imposte e altre entrate, quasi il 60% in più rispetto al 2020. La 'ricetta talebana' è fatta di imposte più alte e lotta alla corruzione. 

Ridotti finanziamenti e aiuti internazionali, quella in Afghanistan resta una delle più grandi crisi umanitarie al mondo. Circa 21,9 milioni di persone (10,7 milioni di donne e ragazze) hanno bisogno di assistenza umanitaria, circa il 45% della popolazione. Quasi un bambino su dieci sotto i cinque anni soffre di deperimento (wasting), una forma grave di malnutrizione acuta, ha lanciato l'allarme Save the Children, sottolineando come nel secondo trimestre del 2026 la malnutrizione acuta infantile sia peggiorata in circa due terzi delle province afghane rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Emergency ha reso noto che nei primi sei mesi dell'anno il 70% dei pazienti ricoverati per trauma nell'ospedale di Kabul è ancora costituito da feriti a causa di violenza e conflitti (ferite da arma da fuoco, taglio, schegge di esplosioni, mine). E ha sottolineato come sia a Kabul che a Lashkar-gah sia evidente un aumento dei casi gravi e dei morti all'arrivo dovuto anche al ritardo nel raggiungere le strutture.  

E l'Afghanistan è il Paese della grave crisi dei diritti delle donne e delle ragazze, quelli che cinque anni fa i Talebani avevano promesso avrebbero protetto. Da allora, hanno denunciato le Nazioni Unite, sono stati emanati più di cento decreti che vedono donne e ragazze 'nel mirino', istituzionalizzando la discriminazione e privandole dei loro diritti fondamentali e nell'ultimo anno si è ulteriormente intensificata l'esclusione di donne e ragazze dall'istruzione, dal lavoro, dalla vita pubblica, dai sistemi giudiziari e dall'assistenza sanitaria. "Le autorità di fatto devono rimuovere le restrizioni imposte a donne e ragazze, consentendo loro piena partecipazione all'istruzione, al lavoro e alla vita pubblica, proteggere diritti e libertà fondamentali e affrontare le preoccupazioni a livello internazionale relative a sicurezza e terrorismo", ha detto Georgette Gagnon, vice rappresentate speciale del segretario generale dell'Onu e responsabile della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama). 

E ancora, denuncia Reporters Sans Frontières, dal ritorno al potere i Talebani hanno emanato più di venti direttive a livello nazionale e una lunga lista di decreti a livello provinciale "volti a smantellare la libertà di stampa". Ed è vietato criticare il regime, il dibattito politico è stato messo a tacere e la trasmissione di immagini di esseri viventi è proibita. Giornalisti, attivisti, persone le cui voci sono considerate critiche nei confronti dei Talebani hanno dovuto fare i conti con intimidazioni, arresti arbitrari e torture - denuncia Human Rights Watch - e centinaia di componenti delle forze di sicurezza dell'era Ashraf Ghani sono stati vittima di sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali. 

 

A fare un quadro della situazione è il generale il generale Giorgio Battisti, primo comandante del contingente italiano della missione Isaf in Afghanistan e membro del Comitato Atlantico. "Cinque anni fa aveva luogo la caotica e poco dignitosa evacuazione dall’Afghanistan della comunità internazionale, abbandonando la popolazione locale, dopo averla illusa per circa 20 anni, al ritorno dei talebani, che il 15 agosto 2021 entravano senza sparare un colpo nella capitale Kabul" dice all'Adnkronos. "Un disordinato ritiro avviato dagli Stati Uniti, paragonabile alla fuga da Saigon nell’aprile 1975, con un consistente 'ponte aereo', al quale si sono adeguati gli altri Paesi occidentali ancora presenti con proprio personale diplomatico, militare e civile nell’area della capitale afghana". L’Italia, a sua volta, con l’Operazione interforze 'Aquila Omnia', spiega il generale, "ha provveduto a evacuare via aerea oltre 5.000 persone, di cui 4.890 afghani, per lo più collaboratori del nostro contingente con relative famiglie. L’operazione valutata ad 'alto rischio', per la possibilità di attentati (come avvenuto) e scontri a fuoco con i talebani, e sebbene sia stata avviata in tempi ristretti per il breve preavviso ricevuto, è stata condotta con grande professionalità dai comandi in patria e dai militari dell’Esercito, dei Carabinieri e dell’Aeronautica schierati sull’aeroporto di Kabul".  

"Un ritiro previsto dal presidente Trump a seguito degli accordi di pace di Doha del 29 febbraio 2020 e disposto dal presidente Biden nel pieno della cosiddetta 'stagione dei combattimenti', malgrado il parere contrario dei militari e dell’intelligence statunitensi, che ha contribuito a generare un forte senso di demoralizzazione nelle forze di sicurezza afghane che si sono sentite tradite ed abbandonate al loro destino. Qualora il ritiro fosse avvenuto in autunno o in inverno, quando i movimenti sarebbero stati fortemente limitati (anche per i talebani) per le intense nevicate, forse ora parleremmo di un altro scenario. In presenza inoltre di un maggiore preavviso da parte Usa della data di avvio del ritiro, l’evacuazione dei nostri collaboratori locali - continua - poteva essere anticipata di qualche settimana, operando il ponte aereo con minori rischi dall’aeroporto di Herat, che era sotto il controllo del contingente italiano sino ai primi di giugno, e senza costringerli a dover raggiungere Kabul in una situazione di insicurezza generale del Paese per la presenza dei talebani sulle principali vie di comunicazione. I francesi hanno recuperato, ad esempio, i loro collaboratori già a maggio 2021, quando ormai era prevedibile il collasso delle forze afghane". 

14 ago 2026

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14 ago 2026

Schlein: "Video mio con Vannacci è un fake, rilancio appello per uso responsabile intelligenza artificiale"

(Adnkronos) - "Mi hanno segnalato che sta girando un video fake in cui mi intrattengo divertita con Roberto Vannacci a una cena. Non è mai accaduto. Non ci siamo nemmeno mai incontrati. E quella cena non è mai esistita". Lo scrive sui social la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, pubblicando il video fake in questione. 

"Ora - inizia a spiegare la leader dem - non mi interessa tanto la smentita in sé di un fatto poco credibile già di suo: mi interessa riflettere insieme su dove sta portando le democrazie questo tipo di abuso dell’intelligenza artificiale. Su cosa può fare ai diritti di tutte e tutti i cittadini. E voglio rilanciare l’appello che ho rivolto a tutte le forze politiche, già raccolto dalla presidente Meloni, a un uso responsabile ed etico dell’intelligenza artificiale. Perché questa piccola vicenda dà l’idea degli enormi rischi di inquinamento della campagna elettorale attraverso deepfake sempre più raffinati. Tutte le forze politiche dovrebbero impegnarsi a non usare l’AI per attribuire agli avversari politici fatti o parole che non sono reali. Non risolverà il problema di tutto quello che gira in rete e che può colpire chiunque, ma intanto facciamo la nostra parte e diamo un segnale". 

"Inoltre - aggiunge ancora Schlein - le piattaforme social devono assumersi le proprie responsabilità e rimuovere tempestivamente i deepfake come quello che si inventa la conversazione falsa tra me e Vannacci. Queste nuove tecnologie sono talmente potenti che possono far vedere un avversario politico che pronuncia una frase che non ha mai detto, o che commette un reato mai commesso, o che abbraccia un dittatore mai conosciuto. Se non interveniamo assumendoci le nostre responsabilità in modo trasversale questa tecnologia può deformare campagne elettorali, condizionare l’opinione pubblica e consentire interferenze esterne, portando la disinformazione a una scala che non ha precedenti". "Stiamo lavorando a un testo per offrirlo alla discussione con le altre forze politiche sperando di poter firmare tutti un impegno chiaro a tutela della democrazia", conclude la segretaria del Pd. 

14 ago 2026

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14 ago 2026

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14 ago 2026

Ucraina, l'ex funzionario Usa Sullivan: "Spirito di Anchorage è crollato, ora per Trump priorità è il Medio Oriente"

(Adnkronos) - Un anno dopo il vertice di Anchorage, in Alaska, ad 15 agosto 2025 tra il presidente americano Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin, la breve apertura diplomatica, nota come "spirito di Anchorage", è completamente crollata. Il panorama geopolitico tra Stati Uniti e Russia si è deteriorato in modo significativo, tanto che gli accordi segreti non rispettati e i negoziati informali del summit hanno ora innescato un profondo congelamento diplomatico. Lo assicura all'Adnkronos John Sullivan, ex ambasciatore statunitense in Russia dal 2019 al 2022 e vicesegretario di Stato dal 2017 al 2019. "La mediazione tra Stati Uniti e Russia è in uno stallo; l'ultimo importante accordo sul controllo degli armamenti nucleari (New Start) è scaduto ed entrambe le nazioni assistono a una brutale escalation del conflitto in Ucraina". 

 

Secondo Sullivan, il quadro iniziale e le grandi speranze di una soluzione negoziata, promossa in Alaska, non si sono tradotti in un trattato formale. I funzionari russi inizialmente avevano pubblicizzato un clima di distensione, ma a metà del 2026 la stessa Mosca ha riconosciuto che lo "spirito di Anchorage" era evaporato. "L'attenzione diplomatica di Washington si è spostata drasticamente a seguito di nuovi conflitti geopolitici, come la guerra con l'Iran. Il Senato degli Stati Uniti ha appoggiato nuove misure sanzionatorie aggressive contro Mosca, mentre le restanti strutture bilaterali di controllo degli armamenti sono ufficialmente scadute. È chiaro che la priorità di Donald Trump ora è il Medio Oriente, non la Russia e l’Ucraina", afferma Sullivan. 

 

L’ex ambasciatore precisa che invece di vedere l'allentamento delle sanzioni discusso ad Anchorage, la Russia si è trovata ad affrontare nuove e aggressive pressioni economiche. Il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act, approvato all'inizio di agosto, prende di mira l'economia di guerra russa, le entrate energetiche e i paesi terzi che acquistano carburante russo. Inoltre, il trattato New Start, l'ultimo importante accordo sul controllo degli armamenti nucleari rimasto tra Stati Uniti e Russia, è stato ufficialmente lasciato scadere. Ciò lascia le due maggiori potenze nucleari del mondo senza garanzie istituzionali né strutture bilaterali di ispezione. Nel frattempo, la guerra tra Mosca e Kiev ha registrato negli ultimi mesi un'escalation militare, mentre le condizioni per una possibile pace tra i due nemici restano del tutto inconciliabili.  

“La Russia continua le offensive di logoramento nel Donbass, Kiev ha attivamente respinto la premessa dell'amministrazione Trump secondo cui ‘non hanno carte da giocare’ ”, afferma l’ex vicesegretario. "La Russia esige ampie concessioni territoriali e la revoca delle sanzioni, richieste che l'Ucraina e i suoi alleati occidentali respingono. Le vittime civili e gli attacchi missilistici hanno raggiunto tra i livelli più alti dall'inizio della guerra. L'Ucraina ha utilizzato campagne di attacchi a lungo raggio per mettere sotto pressione le infrastrutture russe, mentre le forze russe continuano le manovre offensive nella regione del Donbass". 

Durante il summit in Alaska, la Russia aveva presentato una proposta di 28 punti (successivamente ridotta a 19 dagli Stati Uniti) che prevedeva di limitare le proprie rivendicazioni territoriali alla regione orientale del Donbass. Ciò era subordinato alla revoca delle sanzioni da parte di Washington e al riconoscimento dei nuovi confini russi. Tuttavia, l'accordo è crollato all'inizio del 2026 perché l'Ucraina si è rifiutata di cedere territori e l'Unione Europea ha respinto le proposte. Da allora, i funzionari ucraini hanno ufficialmente dichiarato "sepolti" gli accordi di Anchorage. Da parte sua, Mosca ha annunciato di aver del tutto abbandonato le aspettative riguardo agli "accordi segreti", accusando l'amministrazione Trump di non essere in grado di adempiere ai propri obblighi. 

 

"La Russia è stata chiara: ora si concentrerà esclusivamente su una vittoria militare anziché attendere la conformità degli Stati Uniti", afferma John Sullivan. "L'attenzione diplomatica e militare degli Stati Uniti è stata fortemente assorbita dallo scoppio della guerra che coinvolge l'Iran. Questo cambiamento ha bloccato gli sforzi di mediazione di Washington nell'Europa orientale". In tutto ciò, il Polo Nord si è rapidamente trasformato in un teatro di scontro militare e territoriale tra Stati Uniti e Russia, a seguito del fallimento dell'iniziativa di pace di Anchorage del 2025. In risposta al netto vantaggio della Russia – che detiene un rapporto di 20 a 1 per quanto riguarda le installazioni militari nell'Artico – gli Stati Uniti e il Norad hanno rafforzato in modo deciso la base spaziale di Pituffik, nella Groenlandia nord-occidentale, dotandola di avanzati sistemi radar di allerta precoce e di aerei da caccia. A questa iniziativa Mosca ha replicato schierando in modo permanente l'incrociatore a propulsione nucleare “Admiral Nakhimov”, armato di missili ipersonici Zirkon, per pattugliare le acque gelide che si estendono verso il Polo Nord. (Di Iacopo Luzi) 

14 ago 2026

Francia, Corte Costituzionale boccia divieto uso social per i minori under 15. Macron incarica premier di riscrivere la legge

(Adnkronos) - Il Consiglio Costituzionale francese ha bocciato il divieto di utilizzo dei social network per i minori di 15 anni in Francia, ritenendo che la misura costituisca una "limitazione sproporzionata" della loro libertà di espressione. I giudici costituzionali hanno stabilito che l'articolo 1 della legge volta a proteggere i minori dai rischi legati all'utilizzo dei social network comporta una limitazione della libertà di espressione e comunicazione degli under 15 che "non è adeguata, necessaria e proporzionata". Essendo stato chiamato a pronunciarsi esclusivamente sull'articolo 1, il Consiglio Costituzionale non si è espresso sul divieto di utilizzare il telefono cellulare nelle scuole superiori a partire dal 1° settembre, previsto dalla stessa legge. 

Pur riconoscendo "l'esigenza costituzionale di tutela del superiore interesse del minore", i giudici sottolineano che questo divieto molto ampio "può applicarsi a servizi di comunicazione online per i quali non è stato dimostrato che sussistano rischi per la salute e la sicurezza dei minori". Il provvedimento puntava a vietare agli under 15 l'accesso ai social network come TikTok, Snapchat, X, Instagram ma anche di accedere a delle funzionalità social (canali di condivisione, commenti...) di siti molto popolari come YouTube, dalle app di messaggistica (WhatsApp, Messenger...) e ad app di alcuni videogiochi online. Il divieto previsto dall'articolo 1 della legge approvata il 21 luglio avrebbe dovuto applicarsi dopo l'estate, alla ripresa delle lezioni, il primo settembre, per i nuovi account, mentre per gli account già esistenti il divieto sarebbe entrato in vigore il primo gennaio 2027. Il presidente francese Emmanuel Macron aveva fatto di questa misura uno dei suoi principali obiettivi e aveva ipotizzato la chiusura degli account già a settembre 2026. La decisione del Consiglio Costituzionale rappresenta quindi una battuta d'arresto per il capo dello Stato. 

Il Consiglio ha sostenuto, in particolare, che le eccezioni previste al principio del divieto fossero troppo limitate. Riguardavano soltanto le enciclopedie collaborative, come Wikipedia, i siti open source - nei quali il codice è accessibile a tutti - e i siti di carattere scolastico o universitario. La decisione comunque lascia aperta la possibilità di una modifica al provvedimento, introducendo ulteriori eccezioni al divieto. 

Il Consiglio Costituzionale era stato chiamato a pronunciarsi alla fine di luglio sull'articolo 1 su richiesta di alcuni deputati socialisti e del partito di estrema sinistra La France insoumise. 

Il presidente Macron ha incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu "di lavorare, nel più breve tempo possibile, a una nuova formulazione giuridicamente solida" della legge che prevede il divieto dell'uso dei social per gli under 15 e "che tenga conto della decisione del Consiglio Costituzionale e del quadro normativo europeo". Ad affermarlo in una nota è l'Eliseo, ribadendo che "la determinazione del presidente della Repubblica a portare a compimento questa riforma entro la primavera del 2027 rimane totale". 

"Mentre, su impulso della Francia, più di trenta Paesi nel mondo si stanno orientando verso il divieto dei social network per i minori più giovani nei prossimi mesi e la Commissione europea sta lavorando all'armonizzazione di queste disposizioni nell'Unione europea - sottolinea l'Eliseo - l'obiettivo perseguito dal capo dello Stato dal 2017 per quanto riguarda la protezione dei minori online rimane invariato: tutelare il superiore interesse e la salute dei nostri figli, mentre gli effetti nocivi dei social network su di loro sono scientificamente documentati". 

14 ago 2026

Gattuso carica la Lazio: "In campo con l'elmetto, ci teniamo alla Coppa Italia, Frattesi ci darà una mano"

(Adnkronos) - "Devo dire che sono molto contento di quello che abbiamo fatto in ritiro. Ha fatto molto caldo ma sinceramente siamo stati bene a casa nostra, a parte il caldo, le comodità ci hanno aiutato. Abbiamo lavorato molto bene, sono soddisfatto, abbiamo fatto un po’ di amichevoli e la squadra è cresciuta partita dopo partita. Domenica con il Mantova in Coppa Italia abbiamo la prima partita ufficiale e speriamo di scendere in campo con la mentalità che abbiamo visto finora". Così l'allenatore della Lazio Rino Gattuso a due giorni dal match con il Mantova in Coppa Italia.  

"Tutti insieme dobbiamo mettere l’elmetto -aggiunge il tecnico biancoceleste-. Sappiamo le problematiche che abbiamo, ne siamo consapevoli. Rispetto i tifosi per la coerenza che hanno, di non venire alle gare in casa e sappiamo bene cosa comporta giocare con i tifosi o senza. Ma è troppo facile cercare alibi. Lo sappiamo e dobbiamo mettere tutti noi qualcosa in più. Ci teniamo alla Coppa Italia. Sappiamo che il Mantova si giocherà la sua partita, ha i suoi riferimenti e il suo entusiasmo. Abbiamo bisogno di una grande Lazio per poter portare la partita a casa. Le partite così non sono facili. Io penso che questa squadra ha avuto un allenatore che era un maestro del 4-3-3 però abbiamo smontato tutto, stiamo provando a fare qualcosa di diverso. Vogliamo essere più aggressivi, l’anno scorso questa difesa giocava di reparto e quest’anno stiamo cercando di andare sui riferimenti. Vogliamo portare tanti uomini negli ultimi 25 metri e poi è chiaro che qualcosa così all’avversario devi concedere. Stiamo lavorando su questo". 

Gattuso parla poi di mercato con l'arrivo imminenste di Frattesi e il sogno Icardi: "Davide è un giocatore che ho avuto, che secondo me può fare bene con noi. Ha caratteristiche ben precise, poi io faccio l’allenatore e non il contabile e spero che arrivi. Dopo vedremo, se arriva o no poi parleremo. Sicuramente è un giocatore che ci può dare una grandissima mano. Mauro è un giocatore che ha scritto la storia del calcio, è un bomber. Anche lì dobbiamo vedere se è funzionale ma non ho voglia di parlarne oggi. Abbiamo bisogno di un giocatore che ha gamba, veemenza e che giustamente la butta dentro. Però deve essere completo, non andiamo alla ricerca di un bomber e basta. Vogliamo un giocatore che ci fa salire e che attacca la profondità”. 

14 ago 2026

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