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Infettivologa Lichtner: "Screening intraospedaliero per epatiti C, B e Delta"

(Adnkronos) - Le epatiti virali “sono patologie molto frequenti a livello globale. Comprendono varie infezioni, soprattutto croniche, che colpiscono il fegato. Ne esistono di diversi tipi: l’epatite A, B, C e Delta, che però presentano caratteristiche completamente differenti. Quelle che più ci interessano”, dal punto di vista clinico “sono sicuramente le epatiti che causano una patologia cronica, come l’epatite C, l’epatite B e l’epatite Delta, che però può svilupparsi solamente se è già presente l’epatite B”. Così Miriam Lichtner, professoressa di Malattie infettive all’università Sapienza e direttore all'ospedale Sant'Andrea di Roma, in occasione della Giornata mondiale delle epatiti, che si celebra oggi, 28 luglio, spiega come “l’epatite Delta sia oggi particolarmente sotto i riflettori perché, fino a pochi anni fa, era una patologia praticamente incurabile e fortemente associata al tumore del fegato. Oggi, invece, disponiamo di farmaci innovativi. Il problema è che si tratta di un’infezione molto insidiosa: alcune persone possono esserne affette senza saperlo. Per questo sono fondamentali programmi di programmi di testing che consentano una diagnosi precoce” e da offrire, per esempio come “screening durante un ricovero”. 

Per quanto riguarda l’epatite B e Delta, “la popolazione più colpita è quella che non ha beneficiato della vaccinazione contro l’epatite B - chiarisce Lichtner - In Italia tutte le persone nate dopo il 1991 sono vaccinate e la vaccinazione è oggi ampiamente diffusa anche nel resto del mondo. Di conseguenza, chi non è stato vaccinato è maggiormente a rischio, in particolare le persone con più di 55 anni”. 

Cosa possiamo fare per individuarle? “Sicuramente lo screening, che è molto semplice - illustra l’esperta - Basta un normale prelievo di sangue con la richiesta della sierologia per l’epatite B. Se questa risulta positiva, è necessario eseguire anche lo screening per l’epatite Delta. Questo passaggio è molto importante perché oggi disponiamo di farmaci in grado di bloccare sia l’epatite B sia, quando presente, l’epatite Delta. In questo modo possiamo prevenire la cirrosi epatica e il tumore del fegato”. 

 

In questo contesto, “è importante ricordare che il tumore del fegato può svilupparsi anche senza passare attraverso la cirrosi - avverte Lichtner - soprattutto quando è legato a un’infezione da epatite B e, ancora di più, dalla Delta. Per questo - aggiunge - è fondamentale promuovere programmi di screening, che possano essere realizzati con diverse modalità: attraverso offerte rivolte alla popolazione, ad esempio con open day associati a eventi sociali, ma anche sfruttando un’altra importante opportunità, rappresentata dallo screening intraospedaliero”. 

In questo caso, anche alla persona che entra in ospedale “per un motivo completamente diverso, ad esempio per una frattura del femore - chiarisce l’esperta - durante il ricovero le viene offerta la possibilità di effettuare lo screening per l’epatite B e, se necessario, anche per l’epatite Delta. In questo modo il paziente esce dall’ospedale con un patrimonio di salute in più: non solo avrà risolto il problema che lo ha portato al ricovero, ma saprà anche se deve eseguire ulteriori accertamenti o intraprendere una terapia per l’epatite B o per l’epatite Delta”. 

A tale proposito, “nel nostro ospedale - precisa Lichtner - abbiamo avviato negli ultimi mesi un progetto pilota che prevede uno screening globale comprendente le epatiti B, Delta e C, l’Hiv, oltre a uno screening cardio-metabolico e per la depressione. Si tratta di un progetto che ha come obiettivo quello di aumentare il patrimonio di salute della persona che entra in ospedale, cogliendo ogni occasione di contatto con il Sistema sanitario - conclude - per individuare precocemente patologie spesso silenziose e migliorare la prevenzione”. 

28 lug 2026

Casa, SoloAffitti: si incrina il mito della rendita facile con affitti brevi, 1 proprietario su 4 passa al residenziale

(Adnkronos) - I canoni continuano a salire, ma sempre più proprietari scelgono di lasciare il mercato degli affitti brevi. È uno dei segnali che emergono dalla nuova rilevazione di SoloAffitti, secondo cui il settore sta entrando in una fase di maggiore maturità: mentre il 61% degli operatori registra prezzi in aumento rispetto all'estate dello scorso anno, una parte dei locatori ritiene oggi più conveniente tornare al mercato residenziale, privilegiando formule che garantiscono maggiore stabilità e una gestione meno impegnativa. Il fenomeno non interessa ancora in modo uniforme tutto il territorio nazionale, ma nelle città assume dimensioni significative. A Roma, Catania e Como, secondo le stime della rete SoloAffitti, circa un quarto delle nuove locazioni residenziali proviene da immobili che fino a poco tempo fa erano destinati agli affitti turistici. Nei piccoli centri costieri, invece, il passaggio rimane più contenuto, a conferma di un mercato che continua a presentare dinamiche molto differenti tra località urbane e destinazioni a forte vocazione turistica. 

  

Il dato appare ancora più significativo se letto insieme all'andamento dei prezzi. Rispetto all'estate 2025, il 12% degli operatori rileva un forte aumento dei canoni e il 49% un incremento più contenuto; il 31% parla di valori sostanzialmente stabili e appena l'8% registra una lieve flessione. Nessuno segnala un calo marcato. Il ritorno al mercato residenziale, dunque, non è il risultato di una domanda turistica in difficoltà. Al contrario, avviene in una fase nella quale gli affitti brevi continuano a mantenere quotazioni elevate. A cambiare è piuttosto la valutazione complessiva della redditività dell'investimento. 

  

La principale ragione che spinge i proprietari ad abbandonare gli affitti brevi è la crescente complessità della gestione, indicata dal 24% degli intervistati. Seguono i rendimenti inferiori alle aspettative (22%), l'aumento degli adempimenti normativi e dei controlli (19%), le difficoltà operative legate a pulizie, manutenzioni e check-in (16%) e il peso di costi e tassazione (13%). Solo il 6% indica come motivo principale la stagionalità dei ricavi e la preferenza per un'entrata più stabile. 

 

  

Secondo SoloAffitti, l'aumento della concorrenza ha reso il mercato più selettivo. Per mantenere tariffe elevate è sempre più necessario investire sull'immobile, garantire standard di servizio elevati e dedicare tempo alla gestione quotidiana, elementi che riducono il vantaggio economico atteso soprattutto per chi possiede una o poche abitazioni. "Il mercato sta entrando in una fase più matura. Dopo anni nei quali l'affitto breve è stato spesso percepito come la soluzione automaticamente più redditizia, oggi i proprietari valutano con maggiore attenzione quanto costa realmente produrre quel reddito. Gestione, investimenti, tempo e adempimenti incidono sul risultato finale. Per una parte dei locatori il residenziale torna quindi a essere competitivo, soprattutto quando consente di ridurre la complessità e rendere più prevedibile il rapporto tra rendimento e impegno", commenta Silvia Spronelli, Ceo di SoloAffitti. 

  

Il ritorno al residenziale non coincide però con un ritorno ai contratti tradizionali di lunga durata. Tra i proprietari che hanno lasciato gli affitti brevi, il 54% sceglie infatti il contratto transitorio, mentre il 38% opta per il contratto agevolato 3+2 e solo l'8% preferisce il contratto libero 4+4. Il dato conferma come il mercato stia cercando un nuovo equilibrio: da una parte la riduzione dei costi e dell'impegno richiesto dalla locazione turistica, dall'altra l'esigenza di mantenere una certa flessibilità nella disponibilità dell'immobile. 

  

Tra gli elementi emersi dall'indagine c'è anche un cambiamento nella percezione della sicurezza della locazione. Se in passato molti proprietari ritenevano che la breve permanenza degli ospiti riducesse il rischio di conflitti, oggi una parte dei locatori evidenzia come l'elevata rotazione possa invece aumentare la probabilità di comportamenti poco rispettosi e di problematiche nella gestione quotidiana. Al contrario, una selezione accurata dell'inquilino e adeguate garanzie possono contribuire a costruire rapporti locativi più stabili. "l punto non è decretare la fine degli affitti brevi, che continuano ad avere un mercato importante, ma riconoscere che non esiste una formula migliore in assoluto. Ogni immobile, ogni territorio e ogni proprietario hanno caratteristiche diverse. La vera evoluzione del mercato sta nella capacità di scegliere il modello di locazione più adatto, superando l'idea che una singola formula possa garantire sempre e comunque il rendimento più elevato", conclude Spronelli. 

28 lug 2026

Onu, entra nel vivo la scelta del successore di Guterres: ecco i candidati

(Adnkronos) - La scelta del successore del portoghese Antonio Guterres alla guida delle Nazioni Unite entra nel vivo questa settimana. Il Consiglio di Sicurezza inizierà dopodomani le votazioni tese a valutare i candidati papabili, in un processo che, come ha riportato da Ginevra la piattaforma di giornalismo indipendente Geneva Solutions citando fonti a conoscenza del procedimento, sarà contrassegnato ancora una volta dall'opacità, malgrado le misure adottate per rendere la nomina più trasparente.  

Quasi nove mesi dopo che i primi candidati sono venuti allo scoperto, inizierà un processo teso a scegliere uno tra i nomi in lizza, da sottoporre poi all'approvazione dell'Assemblea generale. I candidati sono sette, per la maggior parte dalle Americhe, perché, in base al principio di rotazione, ci si aspetta che il prossimo segretario generale venga da quella parte del mondo. Attualmente, sono quattro donne e tre uomini. Secondo gli osservatori, come riporta l'agenzia Afp, in questa fase è difficile individuare un favorito, sebbene alcuni nomi vengano menzionati con maggiore frequenza, come quello di Rafael Grossi. 

Anche se un candidato ottiene il sostegno necessario da nove membri del Consiglio di Sicurezza, che seleziona il prossimo capo delle Nazioni Unite prima che la nomina venga approvata dall'Assemblea Generale, deve comunque evitare il veto di uno dei cinque membri permanenti (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito). 

Michelle Bachelet: La socialista settantaquattrenne, perseguitata per la sua opposizione al regime di Augusto Pinochet, è stata la prima donna presidente del Cile (2006-2010 e poi 2014-2018), diventando una figura politica di spicco a livello internazionale. Il suo mandato come Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha suscitato alcune critiche. La Cina, ad esempio, ha puntato il dito su un rapporto estremamente critico sulla difficile situazione della minoranza uigura. La politica cilena ha anche ricevuto critiche dagli Stati Uniti per la sua posizione a favore dell'aborto. Sostiene la necessità di un segretario generale che sia "la voce della moralità", anche sotto la pressione delle grandi potenze. Ha inoltre espresso la speranza che il mondo sia finalmente "pronto" per una donna in questa posizione. La sua candidatura è sostenuta da Messico e Brasile. Il Cile ha ritirato il suo appoggio dopo l'insediamento del presidente di estrema destra José Antonio Kast. 

Maria Fernanda Espinosa: L'ex ministra degli Esteri e della Difesa dell'Ecuador, 61 anni, difende le Nazioni Unite, "l'unica piattaforma universale per affrontare le sfide comuni dell'umanità", pur auspicando ulteriori riforme. L'ex presidente dell'assemblea generale delle Nazioni Unite suggerisce anche la creazione di un meccanismo di "allerta precoce", per raccogliere segnali dal campo e prevenire i conflitti prima che scoppino. Non è sostenuta dal suo Paese: la sua candidatura è proposta da Antigua e Barbuda. 

Rafael Grossi: Diplomatico di carriera, l'argentino di 65 anni, nominato dal suo Paese, è salito alla ribalta quando ha assunto la guida dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) nel 2019. Questo incarico lo ha portato ad affrontare il programma nucleare iraniano e la questione della centrale nucleare di Zaporizhzhia in Ucraina, occupata dalla Russia. Si tratta di due questioni estremamente delicate che coinvolgono i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Non si è dimesso da questo incarico per la campagna elettorale, ritenendo che sarebbe stata "una negligenza del dovere". Secondo alcuni osservatori, ha presentato una posizione più radicale riguardo alla riforma delle Nazioni Unite e al ruolo del segretario generale, che deve essere "realmente" presente sul campo. 

Rebeca Grynspan: L'ex vicepresidente del Costa Rica, 70 anni, che gode del sostegno del suo Paese, è a capo dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (Unctad), incarico che ha lasciato per la campagna elettorale. In questa veste, ha negoziato l'"Iniziativa del Mar Nero" con Mosca e Kiev nel 2022 per facilitare l'esportazione di grano ucraino dopo l'invasione russa. Facendo riferimento alla sua storia personale, con genitori ebrei che "sopravvissero a stento" all'Olocausto prima di emigrare in Costa Rica, lamenta che le Nazioni Unite siano diventate "un'organizzazione conservatrice in materia di rischi", non riuscendo a esercitare sufficiente influenza sui conflitti. 

Carolyn Rodrigues-Birkett: Ex ministra degli Affari Esteri della Guyana, nominata dal suo Paese, dove ricopre la carica di ambasciatrice presso le Nazioni Unite, è, a 52 anni, la più giovane dei candidati in lizza. Sostiene la necessità di ripristinare la "credibilità" delle Nazioni Unite, sottolineando che l'organizzazione non dovrebbe essere giudicata solo in base a "pace e sicurezza", ma anche in base alle sue azioni in materia di sviluppo e diritti umani. 

Macky Sall: L'ex presidente senegalese, 64 anni, è uno dei due candidati non provenienti dall'America Latina. Ha sottolineato il legame intrinseco tra pace e sviluppo. La sua candidatura, inizialmente proposta dal Burundi, ha ricevuto l'appoggio di Dakar solo di recente. Le autorità senegalesi lo avevano accusato di aver represso brutalmente le proteste politiche che hanno causato decine di morti tra il 2021 e il 2024. 

Olara Otunnu: Candidato il 24 luglio dal governo ugandese malgrado sia un esponente dell'opposizione, è stato sottosegretario generale delle Nazioni Unite e rappresentante speciale per i bambini e i conflitti armati dal 1997 al 2005.  

La coreografia per arrivare alla nomina, secondo Geneva Solutions, è piuttosto elaborata: i rappresentanti dei quindici membri del Consiglio di Sicurezza, inclusi i cinque membri permanenti, che hanno diritto di veto, riceveranno penne dello stesso colore e schede bianche, in modo da evitare che i votanti siano riconoscibili. In una riunione a porte chiuse nella sala del Consiglio di Sicurezza, ciascuno dei diplomatici dovrà barrare una tra tre opzioni poste al fianco al nome di ciascun candidato: incoraggiare, scoraggiare, nessuna opinione.  

La votazione iniziale, tesa a sondare il terreno, viene ripetuta finché i membri permanenti del Cds non decidono che è arrivato il momento di passare alle schede colorate, mentre i membri non permanenti continuano con le bianche. Questo processo continua finché non emerge un chiaro favorito, cosa che avviene tipicamente dopo accordi sottobanco tra i membri permanenti del Cds. Quest'anno, dopo le accuse di opacità del passato, l'Onu ha organizzato discussioni informali pubbliche con i candidati. Nell'ultima tornata, giovedì scorso, i primi sei candidati (a parte Otunnu, la cui candidatura è più recente) sono comparsi nella sala dell'assemblea generale, difendendo le loro posizioni e rispondendo alle domande del pubblico. Malgrado le migliorie, il pallino resta saldamente in mano ai cinque componenti permanenti del Cds, che dispongono del diritto di veto e possono bloccare qualsiasi candidato risulti sgradito a uno di loro. Antonio Guterres, l'attuale segretario generale, è in carica dal 2016: al termine del primo quinquennio venne confermato per acclamazione, senza una votazione vera e propria.  

28 lug 2026

Giornata epatiti, Di Gennaro (UniBa): "Migranti e rifugiati più vulnerabili a virali"

(Adnkronos) - Le epatiti virali, “patologie subdole e complesse che, secondo le stime colpiscono quasi 280 milioni di persone nel mondo, comprendono diversi virus, tra cui il virus dell’epatite B, il virus dell’epatite C e il virus dell’epatite D, o delta. Sono infezioni altamente cancerogene e responsabili di un numero ancora molto elevato di decessi: ogni anno si stima che provochino quasi un milione e mezzo di morti, in larga parte prevenibili grazie agli strumenti terapeutici oggi disponibili”. Così Francesco Di Gennaro, professore di Malattie infettive e tropicali e direttore Scuola specializzazione Malattie infettive e tropicali università degli Studi di Bari Aldo Moro, segretario Study group Salute migrante della Società europea malattie infettive e microbiologia (Escmid), intervenendo in occasione della Giornata Mondiale contro le epatiti, del 28 luglio, evidenzia la necessità della “collaborazione tra istituzioni, terzo settore e mondo accademico”. 

“Il burden di malattia resta molto elevato e colpisce soprattutto i contesti del mondo a basse risorse. Tuttavia, oggi disponiamo di importanti strumenti di prevenzione e cura - spiega Di Gennaro - Per quanto riguarda il virus dell’epatite B, abbiamo un vaccino estremamente sicuro ed efficace, oltre a terapie altamente performanti. Per il virus dell’epatite C - chiarisce - disponiamo invece di trattamenti che possono essere definiti, senza alcuna esitazione scientifica, eradicanti in quasi il 99% dei casi. Anche per il virus dell’epatite D sono oggi disponibili nuove terapie efficaci e sicure, in grado di proteggere il paziente e ridurre significativamente il rischio di progressione della malattia”. 

Tra le popolazioni vulnerabili, “quella dei migranti e dei rifugiati rappresenta un ambito particolarmente importante - sottolinea l’esperto - Il problema, tuttavia, non è tanto una maggiore prevalenza dell’infezione, quanto le numerose barriere di accesso ai servizi sanitari che queste persone incontrano. Comprendere davvero cosa significhi essere un migrante o un rifugiato non è semplice - osserva - Arrivare in un Paese con una lingua diversa, orientarsi in un Sistema sanitario sconosciuto e, spesso, trovare ospedali privi anche di una semplice segnaletica multilingue rende molto più complesso l’accesso ai percorsi di diagnosi e cura”. A queste difficoltà “si aggiungono la vulnerabilità economica e sociale - evidenzia Di Gennaro - Quando l’obiettivo quotidiano è riuscire semplicemente a sopravvivere e a ‘sbarcare il lunario’, prendersi cura della propria salute diventa inevitabilmente una priorità secondaria. Per questo motivo il Sistema sanitario è chiamato a una forte assunzione di responsabilità, cercando di ottimizzare i percorsi di prevenzione, diagnosi e presa in carico rivolti alla popolazione migrante e rifugiata. È un lavoro che diverse Regioni stanno portando avanti insieme al ministero della Salute”. 

 

A Bari, in particolare, “abbiamo avuto la soddisfazione di ricevere 2 riconoscimenti come buona pratica da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità - illustra Di Gennaro - Il primo riguarda la Scuola di Specializzazione che, per prima, ha inserito nel proprio core curriculum il tema ‘Health and Migration’. Questo significa che tutti i giovani medici formati a Bari acquisiscono competenze specifiche sulla salute dei migranti e dei rifugiati. Il secondo riconoscimento - prosegue - riguarda il percorso di screening e presa in carico delle malattie infettive, comprese le epatiti virali, sviluppato per la popolazione migrante e rifugiata. L’Oms lo ha considerato una buona pratica perché può essere applicato e replicato in altri contesti internazionali”. 

Uno dei progetti più significativi “si fonda sulla stretta collaborazione tra istituzioni, terzo settore e mondo accademico. In questo caso lavorano insieme la Regione Puglia, l’Ong italiana Medici con l’Africa Cuamm, l’Università e il Policlinico - precisa l’infettivologo - Le istituzioni garantiscono il coordinamento delle attività, mentre Università e Policlinico hanno il compito di sviluppare la ricerca, individuare i bisogni di salute e produrre evidenze scientifiche utili a migliorare gli interventi. L’elemento centrale di tutto il percorso è però il coinvolgimento attivo delle comunità - avverte - Senza la partecipazione diretta delle persone destinatarie degli interventi, fin dalla progettazione delle attività, è molto difficile ottenere risultati concreti”. 

In questo contesto “è necessario sviluppare una reale cultura del diritto alla salute e, allo stesso tempo, ridurre il più possibile tutte le barriere: quelle linguistiche, amministrative, economiche e anche quelle legate allo stigma - puntualizza Di Gennaro - È fondamentale che una diagnosi non venga percepita come qualcosa che allontana dal sistema sanitario, ma come un’opportunità per essere presi in carico e curati. L’esperienza maturata finora, insieme alle evidenze scientifiche che continuiamo a produrre - conclude - dimostra che il coinvolgimento diretto delle comunità rappresenta l’elemento cardine per favorire l’inclusione, migliorare l’accesso ai servizi e rafforzare concretamente il diritto alla salute della popolazione migrante e rifugiata”. 

28 lug 2026

Test in the city, Cenderello (Simit): "Screening di prossimità epatite B, C e Delta"

(Adnkronos) - “Esistono molteplici iniziative in Italia, portate avanti dal Servizio sanitario nazionale o da Onlus che si occupano di screening” delle epatiti virali. “Una di queste iniziative è ‘Test in the City’ che, in molte città italiane, sta portando lo screening di prossimità per le epatiti virali B, C e Delta vicino alle popolazioni più vulnerabili. Cruciale è l'utilizzo di test di screening rapidi che si possono fare sul posto per identificare i pazienti potenzialmente a rischio e quindi poi indirizzarli in maniera stabile verso le strutture che poi se ne faranno carico. Sarebbe auspicabile che iniziative come questa, in cui il sociale e il sanitario lavorano insieme, venissero estese il più possibile”. Lo ha detto Giovanni Cenderello, direttore della Struttura complessa di Malattie infettive della Asl 1 Imperiese - ospedale di Sanremo e vicepresidente Simit – Società italiana malattie infettive e tropicali nella Giornata mondiale delle epatiti che si celebra oggi, 28 luglio. 

Tale ricorrenza “è il momento in cui iniziare a lavorare focalizzandosi sulle popolazioni più vulnerabili - rimarca l’esperto - Le persone che fanno utilizzo di sostanze stupefacenti, gli immigrati che non hanno accesso al Servizio sanitario nazionale sono le nicchie in cui è necessario andare a lavorare per eseguire lo screening. Dobbiamo avvicinare queste persone per proporre lo screening per le epatiti virali B, C e Delta nei luoghi dove queste si ritrovano: luoghi di lavoro, aggregati di tipo religioso, oppure le scuole di italiano per adulti. Bisogna andare in prossimità e avvicinarle”, conclude. 

28 lug 2026

Giornata epatiti, Piccolo (Gilead): "Innovazione ha rivoluzionato le cure in virali"

(Adnkronos) - “La Giornata mondiale dell'epatite è sicuramente una occasione per puntare l'attenzione su delle patologie che hanno visto proprio una vera e propria rivoluzione nella loro gestione. L'epatite C, nel passato, era una malattia cronica con un elevato rischio di cirrosi, di carcinoma epatocellulare, di trapianto di fegato: oggi è una patologia in cui siamo in grado di guarire la quasi totalità dei pazienti. Nell'epatite B i progressi sono stati significativi e la malattia si è trasformata in una condizione che può essere facilmente controllata. Più recentemente, l'innovazione ha raggiunto anche la forma più grave di epatite, la delta, offrendo delle prospettive di trattamento laddove non ne esistevano”. Così Carmen Piccolo, Executive Country Medical Director di Gilead Sciences Italia, nella Giornata mondiale che si celebra oggi, 28 luglio, sottolinea come la farmaceutica “da sempre crede nell'innovazione” come presupposto per trasformare la vita delle persone”.  

Fare innovazione “per noi - continua Piccolo - significa fare soprattutto ricerca e sviluppo: investiamo circa il 20% del nostro fatturato globale in R&S. Grazie a questo impegno siamo l'unica azienda ad avere oggi un portafoglio di farmaci per tutte le 3 forme di epatite virale. Abbiamo contribuito a trasformare l'epatite C da una malattia cronica a una patologia oggi curabile: i nostri farmaci hanno curato circa 10 milioni di persone. Abbiamo a disposizione farmaci che consentono una gestione efficace, nel lungo termine, anche dell'epatite B e abbiamo il primo trattamento specifico per l'epatite Delta”. Oggi, però, sono ancora “tante le persone che convivono con un'epatite virale senza saperlo e quindi non hanno accesso, a un trattamento adeguato. Per questo - evidenzia - è fondamentale continuare a lavorare con le istituzioni, con la comunità scientifica, con tutti gli attori del sistema salute e le associazioni pazienti, al fine di favorire una diagnosi precoce, migliorare l'accesso alle cure e quindi contribuire al raggiungimento dell'obiettivo dell'Organizzazione mondiale della sanità di eliminazione delle epatiti virali”.  

Oltre allo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche, “crediamo sia fondamentale continuare a lavorare sulla diagnosi precoce e anche sull'emersione del sommesso - illustra Piccolo - Molte persone oggi convivono ancora con un'epatite virale senza esserne consapevoli e quindi rischiano di non accedere in maniera tempestiva alle cure. Questo è il motivo per cui sosteniamo iniziative volte ad avvicinare i cittadini a opportunità di screening. Una di queste iniziative è, per esempio, ‘Test the City’. Altro aspetto fondamentale nel quale investiamo tanto - prosegue - è la formazione continua degli operatori sanitari attraverso iniziative come ‘The Gilead Hub’ con cui promuoviamo delle occasioni di aggiornamento scientifico, di confronto multidisciplinare sulle varie evidenze recenti nel campo delle patologie epatiche”. Filo conduttore tra queste iniziative “è la volontà di non lasciare nessun paziente indietro: dalla sensibilizzazione sul test alla diagnosi precoce fino all'accompagnamento al percorso terapeutico più appropriato per il paziente, Gilead c'è - rimarca Piccolo - La sfida delle epatiti virali è ancora aperta ed è una sfida che non possiamo affrontare da soli”. Per questo “crediamo nel valore della collaborazione con tutti gli attori del sistema salute - le istituzioni, la comunità scientifica, le associazioni pazienti - con l'obiettivo comune di eliminare le epatiti virali”. 

28 lug 2026

Regno Unito, caldo e siccità record: Londra teme gli incendi, temperature fino a 35 gradi

(Adnkronos) - "Il rischio che incendi devastanti, simili a quelli che stanno attualmente martoriando la Francia, si abbattano sulla capitale inglese è reale". A lanciare l’allarme il sindaco di Londra, Sadiq Khan, in quella che può essere considerata la settimana più a rischio per la metropoli. Proprio per la giornata di domani, mercoledì 29, è previsto che il termometro arrivi a toccare quota 30 gradi, con punte fino a 35 in alcune aree del Paese. Per Londra si potrebbe creare una combinazione ambientale micidiale: dopo settimane con totale assenza di precipitazioni, terreni ormai arsi, temperature in ascesa e un’umidità ridotta ai minimi storici, la città si troverà in un’asfissiante morsa di calore che potrebbe degenerare in qualcosa di più pericoloso. 

 

Infatti, ciò che Londra e il Regno Unito intero stanno vivendo in queste settimane non è solo un’anomalia estiva, ma un vero e proprio spartiacque storico. I dati del Met Office, il più antico sistema nazionale di rilevazione meteo al mondo, fondato nel 1854, delineano il luglio tra i più secchi e caldi mai registrati nel Regno Unito nel corso degli ultimi centocinquant'anni. Ma quanto è raro, storicamente, che non cada una goccia d'acqua per così tanto tempo Oltremanica? “Se guardiamo agli annali, per trovare un intero mese solare del tutto privo di pioggia a Londra bisogna scavare indietro di decenni - spiega ad Adnkronos Gregory Wolverson, vice responsabile meteorologo del Met Office - fino ad arrivare all'agosto del 1940, al marzo del 1929 o al febbraio del 1891. A livello nazionale, invece, i nostri dati ci riportano a quella che abbiamo definito una sorta di memoria collettiva britannica legata al famigerato 1976, quando alcune zone del sud-ovest rimasero a secco per ben 45 giorni, e al più recente 2018, anno in cui la stessa capitale britannica visse un periodo ininterrotto di siccità lungo 47 giorni. Passando ad analisi più recenti, gli ultimi quattro anni rientrano tutti tra i cinque più caldi mai registrati, con un riscaldamento di circa 0,25°C per decennio a partire dagli anni '80. E’ probabile che questo record venga nuovamente superato nel giro di pochi anni, a partire proprio da questo 2026”. Sebbene gran parte della nazione stia soffocando, la dinamica meteorologica si presenta ricca di sfaccettature a seconda della latitudine. 

“Si tratta fortunatamente di un'ondata di caldo di breve durata - aggiunge Wolverson - quando il termometro farà un balzo in avanti proprio in concomitanza con la giornata evidenziata dal sindaco Khan, quella di domani, mercoledì 29. Alcune aree potrebbero registrare temperature anche fino ai 35 gradi. Sebbene il caldo non sarà diffuso in tutto il Regno Unito, sarà sufficiente perché parti del sud-est soddisfino probabilmente i criteri ufficiali di ondata di calore entro giovedì”. 

 

Il Paese si troverà, di fatto, spaccato a metà. Mentre il sud-est e la capitale continueranno a cuocere sotto un sole implacabile, con il National Fire Chiefs Council, il consiglio nazionale che riunisce tutti i corpi dei vigili del fuoco britannici, in allerta massima per scongiurare roghi su terreni trasformati in polveriere, il nord e l'ovest del Paese andranno incontro a una tregua molto più rapida.  

Una dualità che però non esenta Londra dalla massima cautela. La tempesta perfetta creata dall'assenza storica di pioggia e da temperature senza precedenti richiede un livello di prevenzione che la città, storicamente abituata a ombrelli e cieli grigi, sta imparando a fronteggiare in prima linea (di Alessandro Allocca) 

28 lug 2026

Caso Pirlo, Malagò: "Stop per questioni di opportunità, mia responsabilità"

(Adnkronos) - Giovanni Malagò dice tutto sul caso Pirlo e le conseguenti dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo. Oggi, martedì 28 luglio, il presidente della Figc ha ufficializzato la nomina di Roberto Mancini come nuovo commissario tecnico della Nazionale, annunciando anche quella di Claudio Ranieri come successore dell'ex dirigente del Milan nel ruolo di direttore tecnico. A tenere banco però, nella conferenza stampa che ha seguito il Consiglio federale, è stato il caso scoppiato intorno ad Andrea Pirlo, individuato dalla coppia Maldini-Leonardo e stoppato dallo stesso Malagò a causa dei suoi rapporti commerciali con Fonbet, provider russo di scommesse. 

"C'era un candidato definito e per certi versi concordato, su indicazione del direttore tecnico Paolo Maldini coadiuvato da Leonardo in qualità di consulente. Poi l''involuzione' sul nome di Pirlo ha portato il sottoscritto a non approvare più la candidatura per questioni di opportunità", ha rivelato Malagò, che poi ha voluto chiarire: "Non ci sono altre interpretazioni dei fatti o altre verità che hanno determinato questa scelta. Non ero al corrente, e non ne era nemmeno il direttore tecnico, di questa collaborazione" tra Pirlo e il provider russo di scommesse "da luglio 2025". 

La decisione di stoppare Pirlo ha poi portato alle dimissioni di Maldini e Leonardo: "Non c'è stato conflitto, non c'è stata polemica, non c'è stata rabbia. C'è stata un'assoluta, serena consensualità che fosse giusto che, a quel punto, le nostre strade si separassero". "Mi assumo la responsabilità di aver fermato l'iter della candidatura di Andrea Pirlo", aggiunge Malagò. "Non me la sono sentita. Di conseguenza, oggi abbiamo un nuovo ct e un nuovo direttore tecnico", dice facendo riferimento a Roberto Mancini e Claudio Ranieri. 

28 lug 2026

Temptation Island, Bisciglia 'difende' Soraya e finisce nella bufera: "Pessimo"

(Adnkronos) - Filippo Bisciglia è finito al centro di una bufera social dopo la puntata di Temptation Island andata in onda ieri, lunedì 27 luglio. Il conduttore è stato accusato nei commenti di "parlare troppo" e di "difendere le donne anche quando non serve" in riferimento al falò di confronto tra Soraya e Cristian , che ha accesso il dibattito tra i telespettatori.  

Secondo alcuni commenti, l'atteggiamento del conduttore, che dovrebbe mantenere un ruolo terzo e imparziale, in particolare nei momenti decisivi e delicati come i falò di confronto, viene contestato per essere "eccessivamente insistente". Senza troppo giri di parole, nel corso del falò di ieri sera è sembrato che Soraya avesse più spazio per esprimere il suo punto di vista.  

Nel corso del percorso nel programma Soraya ha più volte tirato in ballo il tema dei soldi nella coppia citando, per esempio, la maschera di Spiderman comprata da Cristian e i soldi prestatogli per l'affitto. Tuttavia, quando durante il falò Cristian ha 'osato' nominare i soldi allora lei gli ha criticato di essere troppo legato ai soldi. Bisciglia, dandole ragione, ha invitato Cristian a cambiare il discorso. E questo è accaduto più volte nel corso del falò.  

Dinamica simile, secondo il pubblico, si sarebbe verificata anche durante il falò di confronto tra Iris e Andrea, dove è sembrato ai telespettatori che il conduttore incoraggiasse lei a perdonare il compagno, nonostante i tradimenti e le mancanze di rispetto emersi durante il percorso.  

Secondo i commenti social, infatti, il conduttore tende a esprimere opinioni personali anche quando non richieste, in momenti così critici come i falò di confronto in cui le coppie sono al massimo della loro vulnerabilità emotiva, tra ricordi che riaffiorano e il peso di quanto accaduto nel corso del programma.  

 

 

"Sei ridicolo a difendere gli atteggiamenti di una bimba viziata come Soraya, ancora più grave il fatto di far passare lui come il cattivo della storia... da conduttore dovresti essere imparziale, tutto ciò che in questa edizione non sei stato! Io ti ho sempre sostenuto ma davvero in questo falò sei stato quasi fastidioso... è brutto vedere un programma e pensare: perché il conduttore non sta zitto? oltretutto stai anche dalla parte sbagliata. Delusione", "Poi ci spieghi perché le domande inquisitorie le fai solo ai ragazzi", "Filippo, da donna ti dico che rispettare le donne non significa giustificare qualsiasi comportamento. Se ci sono atteggiamenti discriminatori, vanno criticati a prescindere dal genere. Altrimenti si alimentano solo divisioni e odio", questi sono solo alcuni dei tanti commenti che si leggono sotto l'ultimo post condiviso dal conduttore su Instagram e di chi ne critica la conduzione.  

28 lug 2026

Caccia, associazioni venatorie: "Su ddl pregiudizi ideologici"

(Adnkronos) - "Le comunità rurali e montane non hanno bisogno di lezioni calate dall'alto su come si rispetta l'ambiente. Il confronto sul ddl Caccia deve basarsi sui fatti e sul riconoscimento della dignità di chi vive e custodisce i territori, non su pregiudizi ideologici alimentati da chi non conosce la realtà al di fuori delle mura cittadine". Lo scrivono in una nota Fidc, Enalcaccia, Anlc, ANUUMigratoristi, Arcicaccia, Italcaccia, Cncn.  

"Il dibattito che sta accompagnando l'iter del ddl - prosegue la nota - impone una riflessione più ampia, che va oltre la caccia in sé e riguarda il diritto di cittadinanza della cultura rurale nel nostro Paese. Gran parte dell’Italia è fatta di aree interne, collinari e montane. In questi territori, la caccia, la cura del bosco e la gestione della fauna non sono un passatempo astratto, ma elementi costitutivi dell'identità locale e un presidio concreto contro il degrado e lo spopolamento. Chi vive nelle aree marginali garantisce una presenza e una tutela del territorio che spesso le istituzioni non riescono a coprire. Troppo spesso assistiamo a una narrazione impostata esclusivamente su una sensibilità urbana che pretende di applicare alle campagne categorie di pensiero nate nelle grandi città".  

"La natura idealizzata da chi la frequenta nel fine settimana non è quella reale, fatta di equilibrio, risorse e criticità, con cui gli abitanti delle zone rurali si confrontano ogni giorno. Noi - prosegue la nota - non accettiamo l'idea che la visione cittadina debba essere ritenuta superiore o moralmente indiscutibile rispetto alla conoscenza pragmatica di chi la terra la vive ogni giorno. In questo quadro- concludono - troviamo inoltre paradossale l'ostilità di chi condanna la caccia per poi acquistare regolarmente carne al supermercato, delegando ad altri la macellazione industriale. L'unica critica coerente può arrivare da chi ha scelto un rigido stile di vita vegano o vegetariano; per tutto il resto, si tratta solo di una contraddizione di comodo". 

28 lug 2026

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