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Roberto Mancini e il ritorno in azzurro, dal trionfo di Wembley alle ombre dell'addio

(Adnkronos) - Roberto Mancini torna sulla panchina della Nazionale italiana. La decisione è stata presa e annunciata dal presidente della Figc Giovanni Malagò dopo giorni infuocati che hanno visto le dimissioni dopo appena 16 giorni di Paolo Maldini e l’advisor Leonardo dopo il caso Andrea Pirlo. Malagò ha scelto il tandem Mancini-Ranieri, ma per quanto riguarda il nuovo ct si tratta di uno dei ritorni più sorprendenti. A quasi tre anni dalle sue dimissioni, (13 agosto 2023) l'uomo che ha riportato l'Italia sul tetto d'Europa è chiamato nuovamente a guidare una squadra che vive una fase delicata e che cerca di ritrovare identità, risultati e credibilità. Roberto Mancini è stato l'ultimo commissario tecnico ad aver arricchito la bacheca della Nazionale vincendo gli Europei del 2021 dopo un digiuno di 53 anni. Ma è stato anche il ct che ha fallito nel 2023, con il ko a Palermo contro la Macedonia del Nord agli spareggi, la qualificazione dell'Italia ai Mondiali in Qatar per poi lasciare la guida tecnica dell'Italia per accettare quella dell'Arabia Saudita con un ricchissimo contratto da 25 milioni netti all'anno fino al 2027.  

Laureatosi campione d’Europa l’11 luglio 2021, oltre al trionfo di Wembley nei suoi cinque anni alla guida della Nazionale (dal maggio 2018 all’agosto 2023) Mancini ha raggiunto per due volte la fase finale della Uefa Nations League, piazzandosi al terzo posto nelle edizioni 2020/2021 e 2022/2023. Nella veste di commissario tecnico ha fatto inoltre registrare la striscia di 37 gare consecutive senza sconfitte sulla panchina della Nazionale, un primato superato solo pochi giorni fa dalla Spagna in occasione del successo con l’Argentina nella finale del Mondiale. 

Ma per comprendere il significato della scelta di Mancini ct è necessario tornare al maggio del 2018, quando il tecnico di Jesi accettò la guida della Nazionale dopo il trauma sportivo della mancata qualificazione ai Mondiali di Russia. L'Italia era reduce dal fallimento dell'era Ventura e attraversava uno dei momenti più difficili della propria storia calcistica. Mancini ebbe il merito di avviare una vera e propria ricostruzione, puntando su un gruppo giovane, introducendo un calcio più propositivo e restituendo entusiasmo a un ambiente depresso e sfiduciato. Con lui la Nazionale iniziò una lunga serie positiva che culminò in un record di imbattibilità e nella conquista dell'Europeo disputato nel 2021 a Wembley, nella finale contro l'Inghilterra, dove l'Italia conquistò il secondo titolo continentale della propria storiae. Fu il punto più alto del ciclo di Mancini, costruito attorno a valori come il senso di appartenenza, il coraggio e la capacità di creare un gruppo fortemente unito anche grazie alla figura di Gianluca Vialli, collaboratore e amico fraterno del commissario tecnico.  

Eppure, come spesso accade nello sport, il confine tra gloria e delusione è sottilissimo. Pochi mesi dopo il trionfo europeo arrivò la clamorosa eliminazione nei playoff per il Mondiale del 2022 contro la Macedonia del Nord che privò l'Italia della seconda partecipazione consecutiva alla Coppa del Mondo e macchiò inevitabilmente il bilancio del commissario tecnico. Nonostante il fallimento mondiale, la Federazione confermò la fiducia nel tecnico e Mancini rimase al suo posto e assunse anche ulteriori responsabilità nel coordinamento delle nazionali giovanili. Sembrava l'inizio di una nuova fase progettuale ma la vicenda prese una piega inattesa nell'agosto del 2023, quando a sorpresa Mancini rassegnò le sue dimissioni da commissario tecnico, mandando una pec dalle vacanze. Pochi giorni dopo arrivò l'ufficialità dell'accordo con la nazionale dell'Arabia Saudita. Una tempistica che generò polemiche durissime.  

Negli anni successivi, tuttavia, lo stesso Mancini ha più volte manifestato un certo rimpianto per quella scelta. Le sue dichiarazioni hanno contribuito a riaprire un dialogo con l'ambiente federale, fino alla decisione maturata nell'estate del 2026 di riportarlo sulla panchina della Nazionale. Anche il presidente federale Giovanni Malagò ha sottolineato l'importanza delle spiegazioni e delle scuse avanzate dal tecnico nel percorso che ha portato al nuovo accordo. Ora comincia una seconda avventura inevitabilmente diversa dalla prima, con un supporto individuato da Giovanni Malagò, suo grande amico ed estimatore, in un uomo di grande esperienza come Claudio Ranieri. 

28 lug 2026

Mancini torna ct, sul web 59% boccia scelta Malagò: delusione e amarezza emozioni prevalenti

(Adnkronos) - L'analisi delle conversazioni online del 28 Luglio relative al ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale italiana evidenzia un clima diviso ma a prevalenza negativa. Il 59% delle conversazioni esprime una valutazione critica della scelta, contro il 41% di orientamento positivo, riconducibile principalmente a chi accoglie con favore il ritorno del ct che nel 2021 portò l'Italia al trionfo europeo. E' quanto emerge dal rapporto realizzato in esclusiva per Adnkronos da Spin Factor, società leader a livello nazionale nella consulenza strategica e analisi dei dati, attraverso Human, la propria esclusiva piattaforma di social listening AI driven. 

Le emozioni prevalenti sono la delusione e l'amarezza per il modo in cui Mancini aveva lasciato la Nazionale nel 2023 (29%) e la rabbia per la scelta di andare in Arabia Saudita (27%), episodio che una parte consistente degli utenti dice di non aver dimenticato. Segue l'entusiasmo nostalgico di chi rivede con piacere alla guida degli Azzurri il ct del trionfo europeo del 2021 (19%), mentre la preoccupazione per la tenuta e il futuro di una Nazionale reduce da settimane di caos dirigenziale (16%) e la sorpresa per la velocità di questo nuovo dietrofront dopo il caso Pirlo (5%) completano il quadro emotivo. 

Il monitoraggio rileva un uso significativo di linguaggio ostile, con termini come "traditore" e "indegno" ricorrenti nei commenti più critici nei confronti di Mancini, segno di un risentimento non ancora sopito legato al suo addio del 2023. 

Il sentiment verso Giovanni Malagò e la FIGC resta negativo nel 69% delle conversazioni. Il presidente federale continua a essere percepito da larga parte del pubblico come il responsabile di una gestione confusa del dossier ct, arrivata a un terzo cambio di scenario in poche settimane. 

Tra i temi principali del dibattito odierno emergono, oltre alla figura di Mancini stesso, la nomina di Claudio Ranieri come nuovo direttore tecnico degli Azzurri, le dimissioni di Maldini e Leonardo, a seguire il paragone tra Mancini e Pirlo con l'epilogo della sua breve candidatura, e il giudizio complessivo sulla capacità della nuova gestione federale di dare stabilità e visione alla Nazionale dopo settimane di caos dirigenziale. 

28 lug 2026

Cosmoprof Worldwide Bologna torna dal 18 al 21 marzo 2027

(Adnkronos) - Cosmoprof Worldwide Bologna, la manifestazione di riferimento a livello globale per tutti i comparti dell’industria cosmetica, tornerà dal 18 al 21 marzo 2027. L’edizione celebrerà i 60 anni dalla nascita dell’evento e introdurrà una significativa evoluzione del layout espositivo, progettata per rendere l’offerta più leggibile, favorire flussi di visita più mirati e migliorare ulteriormente le opportunità di incontro e di business tra gli operatori. Il sessantesimo anniversario rappresenta un traguardo dal forte valore simbolico, che racconta non soltanto la storia e l’evoluzione della manifestazione, ma anche il percorso di crescita di un’intera industria. In sei decenni il settore cosmetico ha saputo trasformarsi, anticipare le dinamiche di consumo e affermarsi come uno dei comparti più dinamici e resilienti a livello internazionale. Cosmoprof Worldwide Bologna ha accompagnato le principali trasformazioni del beauty, contribuendo a definirne linguaggi, modelli di business e relazioni globali. Da manifestazione espositiva si è progressivamente evoluta in una piattaforma strategica per il business, il networking e l’aggiornamento professionale: un ecosistema internazionale in cui ricerca, innovazione e mercato si incontrano lungo l’intera filiera, dalla supply chain al prodotto finito. 

In questo percorso si inserisce il nuovo layout previsto per il 2027. La riorganizzazione degli spazi risponde all’evoluzione dei mercati, alla crescita della partecipazione internazionale e alla necessità di offrire a espositori e visitatori un’esperienza sempre più efficace, specializzata e coerente con i diversi canali distributivi e professionali. L’internazionalità di Cosmoprof Worldwide Bologna è il frutto di un impegno strutturale e continuativo, dimostrato dagli ottimi risultati dell’edizione 2026: 3.104 espositori da 68 Paesi, l’80% dei quali internazionali, e oltre 255.000 addetti ai lavori da 155 Paesi, con il 53% di operatori provenienti dall’estero. La crescita dell’offerta internazionale e la presenza sempre più articolata di aziende, collettive e delegazioni professionali rendono necessario un modello espositivo capace di orientare i visitatori con maggiore immediatezza e di valorizzare le specificità dei diversi comparti. 

“Il sessantesimo anniversario rappresenta un traguardo importante, ma soprattutto un’occasione per continuare a evolvere il ruolo di Cosmoprof come piattaforma globale al servizio dell’industria”, dichiara Enrico Zannini, direttore generale di BolognaFiere Cosmoprof. “Il nuovo layout è parte di un percorso di sviluppo che punta a rendere la manifestazione sempre più efficace, accessibile e capace di rispondere alle esigenze di un mercato internazionale in costante trasformazione. Continueremo a investire nell’innovazione del format, nei servizi e nei contenuti, per creare valore concreto per aziende e operatori".  

 

La riorganizzazione prevista per il 2027 non rappresenta quindi una semplice ridistribuzione degli spazi, ma uno degli strumenti attraverso cui Cosmoprof intende consolidare ulteriormente la propria natura B2B. L’obiettivo è rendere più riconoscibili le diverse aree merceologiche, indirizzare i flussi verso i settori di maggiore interesse e creare condizioni ancora più favorevoli per incontri qualificati tra espositori, buyer, distributori, retailer, produttori e professionisti. Un layout più leggibile e specializzato permetterà agli operatori di ottimizzare il tempo trascorso in fiera, facilitando l’individuazione di aziende, prodotti, tecnologie e soluzioni pertinenti alle proprie esigenze e contribuendo a massimizzare il valore della partecipazione. Il layout di Cosmoprof Worldwide Bologna 2027 sarà caratterizzato da una significativa riorganizzazione degli spazi dedicati al prodotto finito. Il nuovo assetto consentirà di distinguere con maggiore chiarezza le aree rivolte al retail da quelle dedicate alla distribuzione destinata ai canali professionali oltre che ai professionisti dei saloni, dei centri estetici, delle spa e del mondo nail, rendendo più intuitivi i percorsi di visita e rafforzando l’identità dei diversi comparti. 

Nel comparto Professional Hair, i Padiglioni 31, 32 e 33 manterranno l’attuale destinazione, mentre le aziende precedentemente collocate nel Padiglione 25 saranno trasferite nel Padiglione 37, che diventerà il principale polo dedicato al settore. On Hair Show si sposterà invece all’interno di Unipol Hall, il nuovo padiglione polifunzionale che sorgerà nell’area precedentemente occupata dal padiglione 35, e che ospiterà anche parte delle aziende di Nailworld. Il comparto Beauty & Spa sarà invece consolidato nei Padiglioni 25 e 26, spazi caratterizzati da una conformazione più funzionale e da un accesso diretto dal Centro Servizi, con l’obiettivo di rafforzare il settore sia in termini di superficie sia di qualità dei flussi. Nell’ammezzato tra i due padiglioni troverà inoltre spazio il Mall Stage, palco destinato a World Massage Meeting e Cosmo OnStage. NailWorld sarà maggiormente concentrato e integrato: le aziende saranno distribuite principalmente tra Unipol Hall (nell’area dell’ex padiglione 35), l’Area esterna 38 e una parte del Padiglione 27N, che ospiterà anche Cosmoshop (Padiglione 27).  

Una delle principali novità sarà l’ampliamento dell’area dedicata alle collettive internazionali, che occuperanno anche la parte superiore del Mall, a conferma della crescente internazionalità della manifestazione e dell’aumento delle partecipazioni sostenute da enti e istituzioni locali. La distribuzione dei principali Country Pavilion resterà sostanzialmente invariata nei Padiglioni 16, 16A, 22, 22B e 34, mentre il Taiwan Pavilion si trasferirà al Padiglione 28. La sezione Green & Organic, dedicata a brand e prodotti biologici, vegani, eco-sostenibili, certificati e cruelty-free, rimarrà invece al Padiglione 21.  

 

Per quanto riguarda il settore Cosmetics & Fragrances, il Padiglione 30 diventerà il nuovo hub dedicato a skincare e make-up, con circa 1.000 metri quadrati aggiuntivi rispetto alla configurazione precedente, mentre il Padiglione 36 accoglierà l’intera offerta di fragranze e personal care. Il nuovo assetto consentirà un maggiore consolidamento merceologico del comparto, insieme alla conferma delle aree speciali presenti nel padiglione: Cosmetics Stage, Buyer Lounge e servizi di catering e guardaroba. Anche Cosmoprime sarà interessata da un importante riposizionamento: storicamente collocato nel Padiglione 14, Cosmoprime sarà riposizionato nel Padiglione 29, più visibile e accessibile, continuando ad ospitare marchi premium con distribuzione selettiva per il retail e i segmenti high-end di cosmesi, profumeria, fragranze e beauty lifestyle. Ricollocate nel padiglione 29 anche le aree speciali Extraordinary Gallery, Beauty Tech Area e Italian Start Up, oltre alla Buyer Lounge. La nuova configurazione rafforzerà così il ruolo di Cosmoprime come laboratorio di innovazione, ricerca ed eccellenza, valorizzando ulteriormente un’area dalla quale, nell’edizione 2026, sono emersi quattro vincitori dei Cosmoprof & Cosmopack Awards. 

Cosmopack rafforzerà ulteriormente il proprio ruolo di hub internazionale dedicato a tutti i settori della supply chain cosmetica, dalle materie prime e dagli ingredienti alla formulazione, dal contract manufacturing al packaging, fino ai macchinari, alle tecnologie di processo e alle soluzioni full service. La manifestazione manterrà la propria presenza nei padiglioni storicamente dedicati alla filiera produttiva — 15, 15A, 18, 19 e 20 — proseguendo il percorso di organizzazione e valorizzazione dell’offerta avviato nelle ultime edizioni.  

In questo contesto, le imprese cinesi attive nei settori del contract manufacturing, del packaging e degli accessori, attualmente distribuite tra i Padiglioni 18, 19 e 20, saranno concentrate nel Padiglione 14. La nuova collocazione darà vita a un polo specializzato, rendendo l’offerta più facilmente identificabile e accessibile da parte dei visitatori interessati a questi segmenti. Il Padiglione 19 si confermerà il principale punto di riferimento per i macchinari e le tecnologie applicate alla produzione cosmetica, ospitando aziende produttrici di macchinari di processo, confezionamento e fine linea - robotica, tecnologie di controllo e ispezione, soluzioni per etichettatura, smart labelling e tracciabilità, intralogistica. Nel 2027 l’offerta del padiglione sarà inoltre arricchita da un’area dedicata ai fornitori delle collettive coreane, riuniti in uno spazio unitario per facilitarne l’individuazione da parte dei visitatori e valorizzare le competenze della K-supply chain. Nel complesso, il nuovo assetto rappresenta un ulteriore passo nel percorso di evoluzione di Cosmopack, volto a migliorare la fruibilità della manifestazione, valorizzare la varietà delle competenze presenti e favorire connessioni sempre più efficaci tra domanda e offerta lungo l’intera filiera produttiva. Dal 18 al 21 marzo, Bologna tornerà quindi a riunire i protagonisti dell’industria cosmetica mondiale, offrendo loro una piattaforma privilegiata per individuare nuovi partner, sviluppare progetti, condividere competenze e intercettare le trasformazioni che stanno ridefinendo il futuro del settore. 

28 lug 2026

22simba annuncia '2 passi dal cielo non uno in più', il nuovo singolo fuori venerdì

(Adnkronos) - 22simba annuncia oggi '2 passi dal cielo non uno in più', il nuovo singolo fuori venerdì 31 luglio su tutte le piattaforme digitali. La traccia è stata anticipata dall’apertura del pre-order di 'Atto 2: Miria', il nuovo capitolo che compone l’omonimo album 'MIRIA' - in uscita nel 2026 - nei formati fisici lp autografato numerato e cd autografato numerato con artwork esclusivo dedicato.  

In '2 passi dal cielo non uno in più' 22simba riflette sul proprio percorso di crescita e sulle responsabilità che lo accompagnano, tra la difficoltà di convivere con il peso delle aspettative, il rumore dei pensieri e la costante ricerca di un equilibrio.  

Il brano prosegue le riflessioni avviate in 'Arricchiti', mettendo al centro il valore della vulnerabilità come punto di partenza per costruire la propria identità con maggiore consapevolezza, senza inseguire un’idea irrealistica di perfezione.  

Il singolo anticipa 'Atto 2: Miria', il secondo dei tre atti che compongono 'Miria', l’album di 22simba di prossima uscita. Questo capitolo prende il nome dalla nonna dell’artista e riflette sul valore autentico della felicità: un atto che si ispira alla vita di Miria e alla sua capacità di apprezzare le piccole cose, e che si confronta con una generazione che fatica a sentirsi davvero soddisfatta. Questo capitolo arriva dopo 'Arricchiti', il singolo in collaborazione con Guè che ha dato il nome al primo atto dell’album e racconta il conflitto di chi ha inseguito i beni materiali e che, una volta guadagnati, si interroga sul significato di ciò che ha ottenuto.  

28 lug 2026

Ucraina, Polonia a Putin: "Non puntiamo a territori di Kiev"

(Adnkronos) - La Polonia non punta ai territori dell'Ucraina, le previsioni di Vladimir Putin sono senza fondamento. Varsavia replica alle considerazioni del presidente russo. Secondo Putin, Kiev non deve temere (solo) la Russia: i pericoli arrivano da Ovest perché, dice il numero 1 del Cremlino, la Polonia punta ad allargare i propri confini a spese dell'Ucraina. "La Polonia non ha mai avuto, non ha e non avrà alcuna rivendicazione territoriale nei confronti dell'Ucraina", ha affermato il ministero degli Esteri polacco in una dichiarazione, ribadendo il sostegno del Paese alla sovranità e all'integrità territoriale dell'Ucraina. Il commento è giunto dopo le dichiarazioni di Vladimir Putin di domenica, in cui il presidente russo aveva suggerito che i Paesi confinanti con l'Ucraina avrebbero inevitabilmente rivendicato alcuni dei territori ora ucraini. 

 

"Sono convinto che prima o poi l'Ucraina perderà i suoi territori occidentali, terre che un tempo appartenevano a Polonia, Ungheria e Romania", ha dichiarato Putin durante un incontro con il personale della Marina russa a San Pietroburgo, in occasione della Giornata della Marina. "Potrebbe volerci un anno, due anni, 10 o 15 anni, ma la storia alla fine rimetterà ogni cosa al suo posto". 

Il ministero degli Esteri polacco ha descritto le dichiarazioni come parte della campagna di disinformazione del Cremlino, accusando Mosca di tentare di seminare discordia tra Kiev e i suoi alleati. Il ministero ha poi aggiunto che queste dichiarazioni rappresentano un ulteriore tentativo di "provocare antagonismo" tra Kiev e i suoi alleati e di distrarre la comunità internazionale dalla lunga guerra della Russia contro l'Ucraina. Il ministero degli Esteri ha inoltre affermato che le dichiarazioni di Putin si inseriscono nella più ampia guerra dell'informazione condotta dalla Russia. 

 

Nelle stesse ore, assume rilevanza un sondaggio secondo cui circa il 40% dei polacchi si oppone all'adesione dell'Ucraina all'Ue, mentre circa la metà la sostiene. Lo studio del Centro per la Ricerca sull'Opinione Pubblica (Cbos) ha rilevato che il 41% dei polacchi è favorevole a un lento processo di adesione dell'Ucraina all'Ue, in calo di 15 punti percentuali rispetto a un sondaggio simile condotto nell'ottobre 2023. "Attualmente, solo il 9% degli intervistati sostiene l'adesione dell'Ucraina all'Ue il prima possibile, il risultato più basso nella storia di questi sondaggi", ha riferito il Cbos. 

L'opposizione all'adesione dell'Ucraina all'Ue è aumentata di 23 punti percentuali dall'ottobre 2023, raggiungendo il 40%, il livello più alto mai registrato dal Cbos. L'opposizione è particolarmente marcata tra gli elettori di destra, con il 53% contrario all'adesione dell'Ucraina, mentre la percentuale sale al 58% tra i giovani adulti. 

28 lug 2026

Legge elettorale, pendono sulla riforma le decisioni 'sospese' di Cedu e Cassazione

(Adnkronos) - Due bombe a orologeria incombono sulla prossima legge elettorale, cosiddetto Melonellum, ufficialmente approdato in Senato. La prima, incalzante sul fronte tempo, è il ricorso tuttora pendente alla Cedu (promosso dal radicale Mario Staderini contro il sistema elettorale Rosatellum attualmente in vigore) che potrebbe indurre la Corte a recepire ufficialmente il principio di stabilità della legislazione elettorale elaborato dalla Commissione di Venezia (organo consultivo del Consiglio d'Europa), secondo cui gli elementi fondamentali della legislazione elettorale non possono essere modificati nell’anno che precede le elezioni, quindi dopo il 13 ottobre 2026. La seconda è il ricorso in Cassazione dell'avvocato di Messina Enzo Palumbo contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, su sette possibili profili di illegittimità costituzionale contenuti nel Rosatellum. Tra questi, spicca il divieto agli elettori di voto disgiunto che è tra l'altro ancor più problematico nel Melonellum, a causa della parte premiale blindata e della proposta emendativa sulle preferenze fortemente voluta dalla Premier nonostante il no di Forza Italia. 

"Nessunissima novità purtroppo", giunge da Strasburgo dove "inspiegabilmente" la Cedu tace sul ricorso depositato nel gennaio 2023, poco dopo le elezioni politiche del 25 settembre 2022, riferiscono all'Adnkronos dal fronte Staderini. Ma il silenzio è tombale anche fra gli Ermellini della prima sezione civile della Corte di cassazione dopo la richiesta con ordinanza, lo scorso 11 settembre, di una relazione illustrativa della attuale legge elettorale all'Ufficio del Massimario, vista "la complessità ed ampiezza della questione" ed il fatto che non si tratti di redigere una analisi "dei profili di incostituzionalità di una singola norma, ma del complessivo meccanismo che emerge dalla legge elettorale", si legge.  

Secondo quanto apprende l'Adnkronos, il parere del Massimario dopo quasi un anno ancora non risulta pervenuto e il processo è stato rinviato a nuovo ruolo il 29 ottobre 2026, ammesso che la Cassazione, dal momento che è in discussione una nuova legge elettorale, non recepisca la sollecitazione a velocizzare i tempi depositata proprio qualche giorno fa da Palumbo, front man veterano sul fronte ricorsi di questioni elettorali da sollevare in Consulta. "E' incredibile che né la Cedu, né la Corte di Cassazione si siano ancora espresse. Il rischio è che a questo punto le sentenze siano connotate politicamente. Gli Ermellini ormai sono in un 'cul de sac'", commenta all'Adnkronos la costituzionalista Lara Trucco, che aggiunge: "Se la Cassazione ricorrerà in Corte costituzionale, avrà infatti valutato la non manifesta infondatezza delle questioni eccepite. Ciò potrebbe aprire la strada all'incostituzionalità del Rosatellum spingendo ulteriormente Meloni a cambiare la legge elettorale; in caso contrario è come se la Corte dicesse 'teniamoci il Rosatellum', chiudendo di fatto le porte alle ambizioni di riforma della Premier".  

Quale sarà delle due non è dato sapere, ma è evidente un punto: "La Corte prende tempo, sembra non volersi esprimere". Al di là della singola vicenda, vista la complessità e ampiezza della giurisprudenza costituzionale in materia di principi di ragionevolezza e proporzionalità da applicare sulla discrezionalità che il legislatore ha nella definizione del sistema di voto, come sancito dall'articolo 66 della Costituzione che attribuisce alle Camere il potere di verificare la regolarità e legittimità delle procedure elettorali, "oggi il sistema andrebbe aggiornato. La scelta di rendere ciascuna Camera giudice dell'elezione dei propri membri ormai è anacronistica. Storicamente fu infatti adottata per garantire l'autonomia e l'indipendenza del Parlamento da altri poteri", spiega Trucco che è professore ordinario di Diritto costituzionale all'università di Genova.  

"Oggi in Italia invece di giocare al rimpallo di responsabilità su queste questioni, lasciando la Consulta con il cerino in mano, sarebbe opportuno individuare un 'arbitro' terzo e specializzato, competente non soltanto sulle controversie relative allo svolgimento delle consultazioni e alla proclamazione degli eletti, ma anche a vagliare la conformità a Costituzione dei sistemi elettorali, possibilmente prima ancora della loro applicazione, come la vicenda dimostra. Non è infatti più democraticamente accettabile - conclude -che nel nostro Paese manchi per le elezioni politiche un organo di garanzia in materia elettorale". (di Roberta Lanzara)  

28 lug 2026

Infettivologa Lichtner: "Screening intraospedaliero per epatiti C, B e Delta"

(Adnkronos) - Le epatiti virali “sono patologie molto frequenti a livello globale. Comprendono varie infezioni, soprattutto croniche, che colpiscono il fegato. Ne esistono di diversi tipi: l’epatite A, B, C e Delta, che però presentano caratteristiche completamente differenti. Quelle che più ci interessano”, dal punto di vista clinico “sono sicuramente le epatiti che causano una patologia cronica, come l’epatite C, l’epatite B e l’epatite Delta, che però può svilupparsi solamente se è già presente l’epatite B”. Così Miriam Lichtner, professoressa di Malattie infettive all’università Sapienza e direttore all'ospedale Sant'Andrea di Roma, in occasione della Giornata mondiale delle epatiti, che si celebra oggi, 28 luglio, spiega come “l’epatite Delta sia oggi particolarmente sotto i riflettori perché, fino a pochi anni fa, era una patologia praticamente incurabile e fortemente associata al tumore del fegato. Oggi, invece, disponiamo di farmaci innovativi. Il problema è che si tratta di un’infezione molto insidiosa: alcune persone possono esserne affette senza saperlo. Per questo sono fondamentali programmi di programmi di testing che consentano una diagnosi precoce” e da offrire, per esempio come “screening durante un ricovero”. 

Per quanto riguarda l’epatite B e Delta, “la popolazione più colpita è quella che non ha beneficiato della vaccinazione contro l’epatite B - chiarisce Lichtner - In Italia tutte le persone nate dopo il 1991 sono vaccinate e la vaccinazione è oggi ampiamente diffusa anche nel resto del mondo. Di conseguenza, chi non è stato vaccinato è maggiormente a rischio, in particolare le persone con più di 55 anni”. 

Cosa possiamo fare per individuarle? “Sicuramente lo screening, che è molto semplice - illustra l’esperta - Basta un normale prelievo di sangue con la richiesta della sierologia per l’epatite B. Se questa risulta positiva, è necessario eseguire anche lo screening per l’epatite Delta. Questo passaggio è molto importante perché oggi disponiamo di farmaci in grado di bloccare sia l’epatite B sia, quando presente, l’epatite Delta. In questo modo possiamo prevenire la cirrosi epatica e il tumore del fegato”. 

 

In questo contesto, “è importante ricordare che il tumore del fegato può svilupparsi anche senza passare attraverso la cirrosi - avverte Lichtner - soprattutto quando è legato a un’infezione da epatite B e, ancora di più, dalla Delta. Per questo - aggiunge - è fondamentale promuovere programmi di screening, che possano essere realizzati con diverse modalità: attraverso offerte rivolte alla popolazione, ad esempio con open day associati a eventi sociali, ma anche sfruttando un’altra importante opportunità, rappresentata dallo screening intraospedaliero”. 

In questo caso, anche alla persona che entra in ospedale “per un motivo completamente diverso, ad esempio per una frattura del femore - chiarisce l’esperta - durante il ricovero le viene offerta la possibilità di effettuare lo screening per l’epatite B e, se necessario, anche per l’epatite Delta. In questo modo il paziente esce dall’ospedale con un patrimonio di salute in più: non solo avrà risolto il problema che lo ha portato al ricovero, ma saprà anche se deve eseguire ulteriori accertamenti o intraprendere una terapia per l’epatite B o per l’epatite Delta”. 

A tale proposito, “nel nostro ospedale - precisa Lichtner - abbiamo avviato negli ultimi mesi un progetto pilota che prevede uno screening globale comprendente le epatiti B, Delta e C, l’Hiv, oltre a uno screening cardio-metabolico e per la depressione. Si tratta di un progetto che ha come obiettivo quello di aumentare il patrimonio di salute della persona che entra in ospedale, cogliendo ogni occasione di contatto con il Sistema sanitario - conclude - per individuare precocemente patologie spesso silenziose e migliorare la prevenzione”. 

28 lug 2026

Casa, SoloAffitti: si incrina il mito della rendita facile con affitti brevi, 1 proprietario su 4 passa al residenziale

(Adnkronos) - I canoni continuano a salire, ma sempre più proprietari scelgono di lasciare il mercato degli affitti brevi. È uno dei segnali che emergono dalla nuova rilevazione di SoloAffitti, secondo cui il settore sta entrando in una fase di maggiore maturità: mentre il 61% degli operatori registra prezzi in aumento rispetto all'estate dello scorso anno, una parte dei locatori ritiene oggi più conveniente tornare al mercato residenziale, privilegiando formule che garantiscono maggiore stabilità e una gestione meno impegnativa. Il fenomeno non interessa ancora in modo uniforme tutto il territorio nazionale, ma nelle città assume dimensioni significative. A Roma, Catania e Como, secondo le stime della rete SoloAffitti, circa un quarto delle nuove locazioni residenziali proviene da immobili che fino a poco tempo fa erano destinati agli affitti turistici. Nei piccoli centri costieri, invece, il passaggio rimane più contenuto, a conferma di un mercato che continua a presentare dinamiche molto differenti tra località urbane e destinazioni a forte vocazione turistica. 

  

Il dato appare ancora più significativo se letto insieme all'andamento dei prezzi. Rispetto all'estate 2025, il 12% degli operatori rileva un forte aumento dei canoni e il 49% un incremento più contenuto; il 31% parla di valori sostanzialmente stabili e appena l'8% registra una lieve flessione. Nessuno segnala un calo marcato. Il ritorno al mercato residenziale, dunque, non è il risultato di una domanda turistica in difficoltà. Al contrario, avviene in una fase nella quale gli affitti brevi continuano a mantenere quotazioni elevate. A cambiare è piuttosto la valutazione complessiva della redditività dell'investimento. 

  

La principale ragione che spinge i proprietari ad abbandonare gli affitti brevi è la crescente complessità della gestione, indicata dal 24% degli intervistati. Seguono i rendimenti inferiori alle aspettative (22%), l'aumento degli adempimenti normativi e dei controlli (19%), le difficoltà operative legate a pulizie, manutenzioni e check-in (16%) e il peso di costi e tassazione (13%). Solo il 6% indica come motivo principale la stagionalità dei ricavi e la preferenza per un'entrata più stabile. 

 

  

Secondo SoloAffitti, l'aumento della concorrenza ha reso il mercato più selettivo. Per mantenere tariffe elevate è sempre più necessario investire sull'immobile, garantire standard di servizio elevati e dedicare tempo alla gestione quotidiana, elementi che riducono il vantaggio economico atteso soprattutto per chi possiede una o poche abitazioni. "Il mercato sta entrando in una fase più matura. Dopo anni nei quali l'affitto breve è stato spesso percepito come la soluzione automaticamente più redditizia, oggi i proprietari valutano con maggiore attenzione quanto costa realmente produrre quel reddito. Gestione, investimenti, tempo e adempimenti incidono sul risultato finale. Per una parte dei locatori il residenziale torna quindi a essere competitivo, soprattutto quando consente di ridurre la complessità e rendere più prevedibile il rapporto tra rendimento e impegno", commenta Silvia Spronelli, Ceo di SoloAffitti. 

  

Il ritorno al residenziale non coincide però con un ritorno ai contratti tradizionali di lunga durata. Tra i proprietari che hanno lasciato gli affitti brevi, il 54% sceglie infatti il contratto transitorio, mentre il 38% opta per il contratto agevolato 3+2 e solo l'8% preferisce il contratto libero 4+4. Il dato conferma come il mercato stia cercando un nuovo equilibrio: da una parte la riduzione dei costi e dell'impegno richiesto dalla locazione turistica, dall'altra l'esigenza di mantenere una certa flessibilità nella disponibilità dell'immobile. 

  

Tra gli elementi emersi dall'indagine c'è anche un cambiamento nella percezione della sicurezza della locazione. Se in passato molti proprietari ritenevano che la breve permanenza degli ospiti riducesse il rischio di conflitti, oggi una parte dei locatori evidenzia come l'elevata rotazione possa invece aumentare la probabilità di comportamenti poco rispettosi e di problematiche nella gestione quotidiana. Al contrario, una selezione accurata dell'inquilino e adeguate garanzie possono contribuire a costruire rapporti locativi più stabili. "l punto non è decretare la fine degli affitti brevi, che continuano ad avere un mercato importante, ma riconoscere che non esiste una formula migliore in assoluto. Ogni immobile, ogni territorio e ogni proprietario hanno caratteristiche diverse. La vera evoluzione del mercato sta nella capacità di scegliere il modello di locazione più adatto, superando l'idea che una singola formula possa garantire sempre e comunque il rendimento più elevato", conclude Spronelli. 

28 lug 2026

Onu, entra nel vivo la scelta del successore di Guterres: ecco i candidati

(Adnkronos) - La scelta del successore del portoghese Antonio Guterres alla guida delle Nazioni Unite entra nel vivo questa settimana. Il Consiglio di Sicurezza inizierà dopodomani le votazioni tese a valutare i candidati papabili, in un processo che, come ha riportato da Ginevra la piattaforma di giornalismo indipendente Geneva Solutions citando fonti a conoscenza del procedimento, sarà contrassegnato ancora una volta dall'opacità, malgrado le misure adottate per rendere la nomina più trasparente.  

Quasi nove mesi dopo che i primi candidati sono venuti allo scoperto, inizierà un processo teso a scegliere uno tra i nomi in lizza, da sottoporre poi all'approvazione dell'Assemblea generale. I candidati sono sette, per la maggior parte dalle Americhe, perché, in base al principio di rotazione, ci si aspetta che il prossimo segretario generale venga da quella parte del mondo. Attualmente, sono quattro donne e tre uomini. Secondo gli osservatori, come riporta l'agenzia Afp, in questa fase è difficile individuare un favorito, sebbene alcuni nomi vengano menzionati con maggiore frequenza, come quello di Rafael Grossi. 

Anche se un candidato ottiene il sostegno necessario da nove membri del Consiglio di Sicurezza, che seleziona il prossimo capo delle Nazioni Unite prima che la nomina venga approvata dall'Assemblea Generale, deve comunque evitare il veto di uno dei cinque membri permanenti (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito). 

Michelle Bachelet: La socialista settantaquattrenne, perseguitata per la sua opposizione al regime di Augusto Pinochet, è stata la prima donna presidente del Cile (2006-2010 e poi 2014-2018), diventando una figura politica di spicco a livello internazionale. Il suo mandato come Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha suscitato alcune critiche. La Cina, ad esempio, ha puntato il dito su un rapporto estremamente critico sulla difficile situazione della minoranza uigura. La politica cilena ha anche ricevuto critiche dagli Stati Uniti per la sua posizione a favore dell'aborto. Sostiene la necessità di un segretario generale che sia "la voce della moralità", anche sotto la pressione delle grandi potenze. Ha inoltre espresso la speranza che il mondo sia finalmente "pronto" per una donna in questa posizione. La sua candidatura è sostenuta da Messico e Brasile. Il Cile ha ritirato il suo appoggio dopo l'insediamento del presidente di estrema destra José Antonio Kast. 

Maria Fernanda Espinosa: L'ex ministra degli Esteri e della Difesa dell'Ecuador, 61 anni, difende le Nazioni Unite, "l'unica piattaforma universale per affrontare le sfide comuni dell'umanità", pur auspicando ulteriori riforme. L'ex presidente dell'assemblea generale delle Nazioni Unite suggerisce anche la creazione di un meccanismo di "allerta precoce", per raccogliere segnali dal campo e prevenire i conflitti prima che scoppino. Non è sostenuta dal suo Paese: la sua candidatura è proposta da Antigua e Barbuda. 

Rafael Grossi: Diplomatico di carriera, l'argentino di 65 anni, nominato dal suo Paese, è salito alla ribalta quando ha assunto la guida dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) nel 2019. Questo incarico lo ha portato ad affrontare il programma nucleare iraniano e la questione della centrale nucleare di Zaporizhzhia in Ucraina, occupata dalla Russia. Si tratta di due questioni estremamente delicate che coinvolgono i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Non si è dimesso da questo incarico per la campagna elettorale, ritenendo che sarebbe stata "una negligenza del dovere". Secondo alcuni osservatori, ha presentato una posizione più radicale riguardo alla riforma delle Nazioni Unite e al ruolo del segretario generale, che deve essere "realmente" presente sul campo. 

Rebeca Grynspan: L'ex vicepresidente del Costa Rica, 70 anni, che gode del sostegno del suo Paese, è a capo dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (Unctad), incarico che ha lasciato per la campagna elettorale. In questa veste, ha negoziato l'"Iniziativa del Mar Nero" con Mosca e Kiev nel 2022 per facilitare l'esportazione di grano ucraino dopo l'invasione russa. Facendo riferimento alla sua storia personale, con genitori ebrei che "sopravvissero a stento" all'Olocausto prima di emigrare in Costa Rica, lamenta che le Nazioni Unite siano diventate "un'organizzazione conservatrice in materia di rischi", non riuscendo a esercitare sufficiente influenza sui conflitti. 

Carolyn Rodrigues-Birkett: Ex ministra degli Affari Esteri della Guyana, nominata dal suo Paese, dove ricopre la carica di ambasciatrice presso le Nazioni Unite, è, a 52 anni, la più giovane dei candidati in lizza. Sostiene la necessità di ripristinare la "credibilità" delle Nazioni Unite, sottolineando che l'organizzazione non dovrebbe essere giudicata solo in base a "pace e sicurezza", ma anche in base alle sue azioni in materia di sviluppo e diritti umani. 

Macky Sall: L'ex presidente senegalese, 64 anni, è uno dei due candidati non provenienti dall'America Latina. Ha sottolineato il legame intrinseco tra pace e sviluppo. La sua candidatura, inizialmente proposta dal Burundi, ha ricevuto l'appoggio di Dakar solo di recente. Le autorità senegalesi lo avevano accusato di aver represso brutalmente le proteste politiche che hanno causato decine di morti tra il 2021 e il 2024. 

Olara Otunnu: Candidato il 24 luglio dal governo ugandese malgrado sia un esponente dell'opposizione, è stato sottosegretario generale delle Nazioni Unite e rappresentante speciale per i bambini e i conflitti armati dal 1997 al 2005.  

La coreografia per arrivare alla nomina, secondo Geneva Solutions, è piuttosto elaborata: i rappresentanti dei quindici membri del Consiglio di Sicurezza, inclusi i cinque membri permanenti, che hanno diritto di veto, riceveranno penne dello stesso colore e schede bianche, in modo da evitare che i votanti siano riconoscibili. In una riunione a porte chiuse nella sala del Consiglio di Sicurezza, ciascuno dei diplomatici dovrà barrare una tra tre opzioni poste al fianco al nome di ciascun candidato: incoraggiare, scoraggiare, nessuna opinione.  

La votazione iniziale, tesa a sondare il terreno, viene ripetuta finché i membri permanenti del Cds non decidono che è arrivato il momento di passare alle schede colorate, mentre i membri non permanenti continuano con le bianche. Questo processo continua finché non emerge un chiaro favorito, cosa che avviene tipicamente dopo accordi sottobanco tra i membri permanenti del Cds. Quest'anno, dopo le accuse di opacità del passato, l'Onu ha organizzato discussioni informali pubbliche con i candidati. Nell'ultima tornata, giovedì scorso, i primi sei candidati (a parte Otunnu, la cui candidatura è più recente) sono comparsi nella sala dell'assemblea generale, difendendo le loro posizioni e rispondendo alle domande del pubblico. Malgrado le migliorie, il pallino resta saldamente in mano ai cinque componenti permanenti del Cds, che dispongono del diritto di veto e possono bloccare qualsiasi candidato risulti sgradito a uno di loro. Antonio Guterres, l'attuale segretario generale, è in carica dal 2016: al termine del primo quinquennio venne confermato per acclamazione, senza una votazione vera e propria.  

28 lug 2026

Giornata epatiti, Di Gennaro (UniBa): "Migranti e rifugiati più vulnerabili a virali"

(Adnkronos) - Le epatiti virali, “patologie subdole e complesse che, secondo le stime colpiscono quasi 280 milioni di persone nel mondo, comprendono diversi virus, tra cui il virus dell’epatite B, il virus dell’epatite C e il virus dell’epatite D, o delta. Sono infezioni altamente cancerogene e responsabili di un numero ancora molto elevato di decessi: ogni anno si stima che provochino quasi un milione e mezzo di morti, in larga parte prevenibili grazie agli strumenti terapeutici oggi disponibili”. Così Francesco Di Gennaro, professore di Malattie infettive e tropicali e direttore Scuola specializzazione Malattie infettive e tropicali università degli Studi di Bari Aldo Moro, segretario Study group Salute migrante della Società europea malattie infettive e microbiologia (Escmid), intervenendo in occasione della Giornata Mondiale contro le epatiti, del 28 luglio, evidenzia la necessità della “collaborazione tra istituzioni, terzo settore e mondo accademico”. 

“Il burden di malattia resta molto elevato e colpisce soprattutto i contesti del mondo a basse risorse. Tuttavia, oggi disponiamo di importanti strumenti di prevenzione e cura - spiega Di Gennaro - Per quanto riguarda il virus dell’epatite B, abbiamo un vaccino estremamente sicuro ed efficace, oltre a terapie altamente performanti. Per il virus dell’epatite C - chiarisce - disponiamo invece di trattamenti che possono essere definiti, senza alcuna esitazione scientifica, eradicanti in quasi il 99% dei casi. Anche per il virus dell’epatite D sono oggi disponibili nuove terapie efficaci e sicure, in grado di proteggere il paziente e ridurre significativamente il rischio di progressione della malattia”. 

Tra le popolazioni vulnerabili, “quella dei migranti e dei rifugiati rappresenta un ambito particolarmente importante - sottolinea l’esperto - Il problema, tuttavia, non è tanto una maggiore prevalenza dell’infezione, quanto le numerose barriere di accesso ai servizi sanitari che queste persone incontrano. Comprendere davvero cosa significhi essere un migrante o un rifugiato non è semplice - osserva - Arrivare in un Paese con una lingua diversa, orientarsi in un Sistema sanitario sconosciuto e, spesso, trovare ospedali privi anche di una semplice segnaletica multilingue rende molto più complesso l’accesso ai percorsi di diagnosi e cura”. A queste difficoltà “si aggiungono la vulnerabilità economica e sociale - evidenzia Di Gennaro - Quando l’obiettivo quotidiano è riuscire semplicemente a sopravvivere e a ‘sbarcare il lunario’, prendersi cura della propria salute diventa inevitabilmente una priorità secondaria. Per questo motivo il Sistema sanitario è chiamato a una forte assunzione di responsabilità, cercando di ottimizzare i percorsi di prevenzione, diagnosi e presa in carico rivolti alla popolazione migrante e rifugiata. È un lavoro che diverse Regioni stanno portando avanti insieme al ministero della Salute”. 

 

A Bari, in particolare, “abbiamo avuto la soddisfazione di ricevere 2 riconoscimenti come buona pratica da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità - illustra Di Gennaro - Il primo riguarda la Scuola di Specializzazione che, per prima, ha inserito nel proprio core curriculum il tema ‘Health and Migration’. Questo significa che tutti i giovani medici formati a Bari acquisiscono competenze specifiche sulla salute dei migranti e dei rifugiati. Il secondo riconoscimento - prosegue - riguarda il percorso di screening e presa in carico delle malattie infettive, comprese le epatiti virali, sviluppato per la popolazione migrante e rifugiata. L’Oms lo ha considerato una buona pratica perché può essere applicato e replicato in altri contesti internazionali”. 

Uno dei progetti più significativi “si fonda sulla stretta collaborazione tra istituzioni, terzo settore e mondo accademico. In questo caso lavorano insieme la Regione Puglia, l’Ong italiana Medici con l’Africa Cuamm, l’Università e il Policlinico - precisa l’infettivologo - Le istituzioni garantiscono il coordinamento delle attività, mentre Università e Policlinico hanno il compito di sviluppare la ricerca, individuare i bisogni di salute e produrre evidenze scientifiche utili a migliorare gli interventi. L’elemento centrale di tutto il percorso è però il coinvolgimento attivo delle comunità - avverte - Senza la partecipazione diretta delle persone destinatarie degli interventi, fin dalla progettazione delle attività, è molto difficile ottenere risultati concreti”. 

In questo contesto “è necessario sviluppare una reale cultura del diritto alla salute e, allo stesso tempo, ridurre il più possibile tutte le barriere: quelle linguistiche, amministrative, economiche e anche quelle legate allo stigma - puntualizza Di Gennaro - È fondamentale che una diagnosi non venga percepita come qualcosa che allontana dal sistema sanitario, ma come un’opportunità per essere presi in carico e curati. L’esperienza maturata finora, insieme alle evidenze scientifiche che continuiamo a produrre - conclude - dimostra che il coinvolgimento diretto delle comunità rappresenta l’elemento cardine per favorire l’inclusione, migliorare l’accesso ai servizi e rafforzare concretamente il diritto alla salute della popolazione migrante e rifugiata”. 

28 lug 2026

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