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Torino, donna trovata morta in casa: nessuna ipotesi esclusa

21 lug 2026

Sumai Assoprof, 'bene Fi su stop incompatibilità, serve riforma che aumenti prestazioni rispettando medici'

(Adnkronos) - "Il dibattito che si è aperto sul superamento del regime di incompatibilità non può essere eluso, anzi. Occorre entrare nel merito delle proposte e partire da un dato incontestabile: oggi il Servizio sanitario nazionale ha perso attrattività e competitività sia con il resto dei Paesi europei che con il privato non accreditato. Il nostro sistema pubblico ha bisogno di aumentare rapidamente l'offerta di prestazioni per ridurre le liste d'attesa, rendere operative le Case della comunità e ridurre gli accessi impropri ai pronto soccorso ospedalieri. È necessario garantire ai cittadini un'assistenza territoriale efficace in grado di decongestionare gli ospedali e ridurre la spesa out of pocket degli italiani, i quali sono sempre più costretti a ricorrere al privato per curarsi (per quelli che ne hanno la possibilità), mentre chi non può rinuncia alle cure". Così Antonio Magi, segretario generale Sumai Assoprof, in merito all'emendamento presentato da Forza Italia nell'ambito dell'esame della legge delega di riforma delle professioni sanitarie, il cui obiettivo è "un vecchio cavallo di battaglia" del sindacato: "Il superamento dell'incompatibilità". 

"Il Sumai Assoprof - ricorda Magi in una nota - sostiene da tempo che le professionalità già presenti nel Servizio sanitario nazionale rappresentsno la prima risorsa da valorizzare: paghiamo di più i professionisti come fanno gli altri Paesi europei. Se però non siamo in grado di farlo, prima di perdere altri giovani medici che emigrano verso l'estero, senza abolire le indennità di esclusività per chi le percepisce - precisa il leader sindacale - almeno non comprimiamo ulteriormente i diritti dei professionisti. Proponiamo invece di consentire, su base esclusivamente volontaria e al di fuori dell'orario istituzionale, lo svolgimento di attività aggiuntive all'interno del Servizio sanitario nazionale, presso strutture pubbliche o private accreditate che operano per conto del Ssn e sempre nell'ambito del Ssn. È una misura che consentirebbe di incrementare immediatamente l'offerta di visite ed esami specialistici senza attendere che vadano deserti nuovi concorsi o nuovi percorsi formativi, utilizzando competenze già disponibili e mantenendo tutte le garanzie di trasparenza, controllo e assenza di conflitti di interesse. Comprendiamo le preoccupazioni espresse da qualcuno, ma riteniamo che possano essere superate attraverso una disciplina chiara che mantenga fermo il principio della volontarietà, escluda qualsiasi imposizione ai professionisti e preveda il pieno rispetto dell'orario di servizio, della sicurezza delle cure e degli obblighi contrattuali", puntualizza Magi. 

"Vorrei ricordare - aggiunge - che gli specialisti ambulatoriali convenzionati interni del Sumai Assoprof operano già quotidianamente sul territorio e rappresentano il pilastro della specialistica territoriale del Servizio sanitario nazionale. Sono circa 15.000 professionisti che garantiscono ogni anno milioni di prestazioni, spesso a costi significativamente inferiori rispetto ad altre modalità organizzative. Potenziare questa rete e consentire una maggiore integrazione con gli specialisti ospedalieri significa rafforzare concretamente la medicina territoriale prevista dal Dm 77". Magi sottolinea che "le Case della comunità non possono rimanere contenitori vuoti. Hanno bisogno di specialisti, di équipe multiprofessionali e di una reale integrazione tra ospedale e territorio. Continuare a mantenere rigidità normative introdotte oltre trent'anni fa significa rinunciare a utilizzare al meglio le competenze disponibili mentre milioni di cittadini attendono visite ed esami. Il Sumai Assoprof - conclude il segretario del sindacato - è disponibile a confrontarsi assieme alle altre organizzazioni sindacali con le istituzioni per definire una riforma equilibrata che tuteli i professionisti, ma, allo stesso tempo, appoggia l'emendamento di Forza Italia che mette finalmente al centro il diritto dei cittadini ad accedere alle cure del Ssn in tempi appropriati. Oggi la priorità non è difendere vecchi steccati, ma rendere il nostro sistema di cura più forte, più moderno e più capace di rispondere ai bisogni di salute della popolazione, in attesa di quelle risorse necessarie a garantire personale sanitario gratificato e soprattutto competente". 

21 lug 2026

Infortunio sul lavoro nel Cosentino, morto un operaio di 23 anni

21 lug 2026

Pnrr, Butti: "Oltre 13mila Pa in cloud (75%), centrati obiettivi Ue"

(Adnkronos) - L’Italia raggiunge uno dei traguardi europei più importanti in ambito digitale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre il 75% delle amministrazioni italiane ha trasferito i propri dati e applicativi informatici verso ambienti cloud qualificati, centrando gli obiettivi indicati dalla misura 1.1 'Infrastrutture digitali' e dalla misura 1.2 'Abilitazione e facilitazione migrazione al cloud'. Le misure del Pnrr hanno messo a disposizione fino a 1,9 miliardi di euro. Il target per la Misura 1.1 è stato raggiunto con la realizzazione del Polo Strategico Nazionale, l'infrastruttura che ospita gli asset strategici dello Stato e la migrazione di oltre 280 Pa centrali e Asl/Aziende ospedaliere verso il Psn. L’obiettivo della Misura 1.2 è stato superato con la migrazione di oltre 12.700 tra Pa Locali e Scuole verso ambienti cloud certificati. In tutto circa 13mila pubbliche amministrazioni, in linea con il percorso tracciato dalla Strategia Cloud Italia. 

"Il raggiungimento degli obiettivi europei sul cloud certifica la trasformazione delle infrastrutture digitali del nostro Paese. Questo traguardo rafforza la qualità e la sicurezza di oltre 135mila servizi pubblici digitali per cittadini e imprese", dichiara il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione Alessio Butti. "Con questo risultato l’Italia si pone tra i Paesi europei più avanzati nella protezione dei dati della pubblica amministrazione. Un contributo fondamentale è arrivato dalla creazione del Polo Strategico Nazionale, l’infrastruttura ad alta affidabilità che ha consentito a oltre 280 amministrazioni centrali e strutture sanitarie di migrare dati e servizi, a partire da quelli critici e strategici, nel rispetto dei più elevati standard di sicurezza. Il completamento del Pnrr in ambito cloud è il frutto di un grande lavoro di squadra e dell’intensa collaborazione tra il Dipartimento per la trasformazione digitale, gli attori istituzionali e le 13mila amministrazioni pubbliche centrali e locali in tutta Italia che hanno portato a termine con successo la migrazione dei propri dati e sistemi informativi". 

Questi obiettivi sono stati centrati grazie agli Avvisi Pnrr promossi dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri e alla collaborazione con le amministrazioni sul territorio e con attori chiave come il ministero dell’Istruzione e del merito (Mim), l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), l’Unione delle Province d’Italia (Upi) e il Polo Strategico Nazionale (Psn). 

 

 

Le amministrazioni centrali hanno completato la migrazione di dati e servizi critici, verso l’infrastruttura ad alta affidabilità del Psn. Grazie a questo percorso oggi possono contare su ambienti cloud qualificati, elevati standard di sicurezza, continuità operativa, migliorando l’efficacia dei processi decisionali e la qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese. Ministeri, Agenzie e Autorità indipendenti hanno trasferito servizi fondamentali per il funzionamento dello Stato: dai sistemi di protocollo, gestione documentale, personale e contabilità, ai servizi dedicati alla sicurezza fisica delle sedi, alla gestione dei procedimenti amministrativi e delle banche dati nazionali. Sono stati migrati anche servizi strategici per il mercato del lavoro, la sanità, la ricerca scientifica, la regolazione dei mercati, la tutela dei dati personali, la vigilanza sulle infrastrutture e la gestione dei fondi pubblici. 

Le Asl e le Aziende ospedaliere potenziano i servizi dedicati all’assistenza sanitaria tra cui ad esempio, gestione del pronto soccorso, fascicolo sanitario, individuazione del rischio clinico, gestione delle malattie infettive e croniche, aumentando l'efficacia dei propri protocolli interni. Sia le amministrazioni centrali che le strutture ospedaliere hanno migrato i propri dati e servizi, a partire da quelli critici e strategici, verso il Psn. Comuni e Scuole ottimizzano, grazie alle piattaforme cloud qualificate da Acn, la gestione di dati e servizi, rafforzando la sicurezza e l’affidabilità dei propri sistemi informatici. I Comuni ampliano i propri strumenti digitali per una gestione più efficiente, rapida e sicura dei bilanci annuali e pluriennali, degli atti di stato civile, dei certificati e dei dati demografici, potenziando nel complesso l’offerta di servizi pubblici per i cittadini. Le scuole migliorano la gestione delle informazioni su presenze, esami e votazioni finali, insieme ai processi economici, amministrativi e del personale, a vantaggio della pianificazione didattica. 

21 lug 2026

Iran, Giordania sempre più centrale per raid Usa: così è entrata nel mirino di Teheran

(Adnkronos) - Sempre più vicina agli Stati Uniti, sempre più nel mirino dell'Iran. Sarebbe proprio il ruolo sempre più che centrale che la Giordania sta assumendo nelle operazioni militari degli Usa contro l'Iran che la stanno rendendo un obiettivo ''legittimo'' per Teheran. Dai raid di venerdì che hanno causato la morte di due militari americani e la scomparsa di un terzo, fino ai droni e ai missili lanciati oggi da Teheran e intercettati da Amman. Ancora una volta, la Giordania si è trovata stretta tra belligeranti in una guerra non voluta da lei. E ancora una volta, il regno ha cercato di difendersi evitando di essere trascinato nel conflitto e di alienarsi alleati chiave o di scatenare l'opposizione interna, ha notato l'Arab Center for Research and Policy Studies di Washington. ''Amman aveva sperato che la diplomazia prevalesse, soprattutto perché molti giordani vedono questo confronto come una guerra combattuta da e per Israele'', ha spiegato Curtis Ryan, docente di Scienze Politiche presso la Appalachian State University. 

Ma gli Stati Uniti e la Giordania è da tempo che stanno collaborando in ambito militare, di intelligence e antiterrorismo, e in territorio giordano sono ospitate importanti basi aeree statunitensi. Funzionari statunitensi citati dal New York Times hanno spiegato che Washington ha fatto sempre più affidamento sulla Giordania nel periodo precedente e nelle prime fasi della guerra contro l'Iran, quando il Pentagono ha trasferito un certo numero di truppe dai Paesi arabi del Golfo, come Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Qatar, verso località relativamente più sicure in Giordania e nel vicino Israele. Quindi il ruolo della Giordania è cresciuto man mano che altri alleati americani nella regione hanno limitato la capacità di Washington di stazionare truppe e sorvolare i loro territori con aerei, hanno affermato i funzionari statunitensi. Secondo un recente rapporto del Congresso, le forze armate statunitensi operano da tempo nelle basi aeree giordane e in Giordania sono presenti quasi quattromila militari americani. 

A differenza delle nazioni del Golfo ricche di risorse, la Giordania dipende fortemente dagli Stati Uniti per gli aiuti esteri e non è in una posizione di forza che le permette di opporsi alle volontà di Washington. Omid Memarian, analista iraniano presso Dawn, un think tank con sede a Washington specializzato sul Medio Oriente, ha dichiarato al New York Times che i Paesi del Golfo "sono ora ancora più restii a permettere agli Stati Uniti di utilizzare ampiamente le loro basi per attaccare l'Iran", dopo le ritorsioni iraniane. "Ma la Giordania, a causa del suo accordo di sicurezza con gli Stati Uniti e del rapporto molto sbilanciato e dominante che Washington ha con la Giordania, non sarebbe in grado di dire di no", ha aggiunto l'analista. 

Durante la prima fase della guerra, l'Iran si è concentrato maggiormente sulla rappresaglia contro Israele e contro i paesi arabi del Golfo che avevano aiutato gli Stati Uniti. Ora, che il conflitto è entrato in una nuova fase, con il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran che si sta progressivamente sgretolando, il quadro sembra cambiato.  

Il primo attacco sferrato dall'Iran contro la Giordania settimana scorsa ha colpito una struttura residenziale presso la base aerea King Faisal, ferendo cinque militari statunitensi. Il secondo raid ha colpito una base nella Giordania orientale, danneggiando diversi elicotteri Black Hawk americani. Due giorni dopo, secondo quanto riferito dalle autorità, missili iraniani hanno colpito la base aerea di Muwaffaq Salti ad Azraq, un importante centro operativo dell'aeronautica statunitense, ferendo circa 20 soldati americani. La base è stata colpita nuovamente venerdì, quando due soldati sono stati uccisi e quattro feriti. Oggi, l'esercito di Amman ha detto di aver abbattuto almeno cinque droni e tre missili balistici. 

Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Petra, all'inizio di luglio il capo dell'esercito giordano, il generale Yousef Hunaiti, e il sottosegretario alla Difesa statunitense per gli affari di sicurezza internazionale, Daniel Zimmerman, si sono incontrati. In quell'occasione hanno discusso dell'ampliamento della cooperazione e del partenariato in ambito militare e di difesa tra i due Paesi, spiega la Petra. Il New York Times nota come gli aiuti economici e militari statunitensi alla Giordania, risalenti agli anni '50, siano triplicati negli ultimi 15 anni. Nel 2025, gli Stati Uniti hanno fornito alla Giordania 1,45 miliardi di dollari in aiuti economici e militari, secondo il rapporto del Congresso.  

Ma come ha spiegato al Washington Post un soldato americano che era stato schierato nella base aerea di Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono stati uccisi i due militari Usa, molti degli edifici presenti sono container o strutture metalliche e tende, e non sono in grado di resistere ad attacchi di razzi, mortai o droni. A condizione di anonimato, il soldato ha detto che nemmeno le costruzioni più recenti realizzate dai militari in alcune basi della regione, rinforzate con spessi muri, possono proteggere da un colpo diretto di un missile balistico. "Stiamo subendo pesanti sconfitte da ogni parte", ha detto il soldato americano. 

 

21 lug 2026

Caso Roggero, Sorveglianza Milano rimanda atti a Torino su differimento pena: "Non competenti"

21 lug 2026

L'indagine, 1 donna su 3 con cancro dell'ovaio aspetta oltre 1 anno per la diagnosi

(Adnkronos) - Ogni anno in Italia il 30% delle donne con tumore dell'ovaio attende più di un anno per ricevere una diagnosi. È il dato principale che emerge da una survey dedicata alla presa in carico delle persone colpite da questa neoplasia, condotta online a luglio 2026 coinvolgendo circa 300 pazienti ed ex pazienti in tutto il Paese. L'indagine è parte delle attività della campagna 'Insieme di Insiemi', promossa dalle associazioni Acto Italia, Loto Odv, aBRCAdabra, Alto e Mai più sole, insieme ai gruppi scientifici Mito e Mango, e con il supporto non condizionante di AstraZeneca, Gsk, Pharma& e Abbvie. Il questionario - riferiscono in una nota i promotori dell'iniziativa - conferma che il percorso diagnostico continua a rappresentare una delle principali criticità nella gestione della patologia: il 46% delle intervistate ha atteso infatti più di 3 mesi per l'individuazione della malattia, e il 30% oltre un anno. I risultati - che mostrano bisogni legati a rischio eredo-familiare, accesso ai centri ad alto volume, supporto psiconcologico, nutrizionale e riabilitativo e innovazione terapeutica - sono stati presentati oggi, in occasione di una conferenza stampa online. 

"Ogni anno vengono diagnosticati oltre 5.400 nuovi casi di tumore dell'ovaio, una patologia che colpisce anche le giovani donne - afferma Sandro Pignata, direttore della Uoc di Oncologia medica del Dipartimento di Uro-ginecologia dell'Irccs Fondazione Pascale di Napoli e fondatore del gruppo Mito - Con questa survey abbiamo voluto dare voce direttamente alle pazienti, perché la loro esperienza rappresenta uno strumento prezioso per comprendere quali siano oggi le principali criticità del percorso di cura. Il ritardo diagnostico rappresenta il primo bisogno espresso dalle donne intervistate e trova conferma soprattutto tra le under 40, nelle quali il sospetto clinico tende a essere meno immediato. I risultati confermano che è necessario investire nell'informazione, favorire diagnosi più tempestive e garantire a tutte le pazienti un accesso rapido ai centri di riferimento, ai test molecolari e ai biomarcatori che guidano la terapia. Sono gli stessi obiettivi che abbiamo raccolto nei 6 punti dell'Agenda di impegno presentata a maggio, e che continueremo a portare all'attenzione delle istituzioni: questa survey conferma infatti che le priorità individuate dal documento rispondono ai bisogni reali delle pazienti e si rivela un punto di partenza importante. Dobbiamo continuare a lavorare insieme, affinché ogni donna possa accedere rapidamente a una diagnosi, essere presa in carico nei centri ad alto volume e ricevere un'assistenza realmente multidisciplinare". 

"Il tumore dell'ovaio si presenta con sintomi spesso aspecifici, e questo può contribuire ad allungare il percorso verso la diagnosi - sottolinea Domenica Lorusso, ordinaria di Ostetricia e Ginecologia presso Humanitas University e responsabile di Ginecologia Oncologica dell'ospedale Humanitas San Pio X di Milano - Ridurre questi ritardi significa aumentare la consapevolezza, sia tra la popolazione che tra i professionisti sanitari, e favorire un invio più rapido ai centri ad alto volume. Tra gli aspetti affrontati dalla survey c'è anche il rischio eredo-familiare, che necessita di maggiore attenzione. Nel nostro campione, infatti, 1 donna su 5 giudica poco approfondita o insufficiente la valutazione ricevuta, e la quota sale fino a quasi 1 su 3 tra le pazienti non seguite in un centro di riferimento". Commenta Ornella Campanella, presidente di aBRCAdabra: "La survey evidenzia che 1 donna su 5 giudica poco approfondita la valutazione del rischio eredo-familiare, e la quota sale al 31% tra le pazienti non seguite in un centro ad alto volume, contro il 17% di quelle prese in carico in un centro di riferimento. È un dato importante, perché dimostra che oggi il problema non è più se il rischio venga valutato, ma quanto il percorso sia realmente appropriato. La qualità della presa in carico dipende ancora troppo dal luogo in cui ci si cura, e questo non è più accettabile. Servono percorsi strutturati con consulenza genetica, approfondimenti adeguati e Pdta dedicati, affinché ogni persona con rischio eredo-familiare possa ricevere lo stesso livello di assistenza indipendentemente dalla Regione in cui vive". 

"La presa in carico in un centro ad alto volume cambia concretamente il percorso delle pazienti - evidenzia Ilaria Bellet, presidente di Acto Italia - Quando sono seguite da una struttura dedicata, infatti, l'insoddisfazione scende addirittura dal 17% al 4%, mentre le donne che non ricevono alcun supporto passano dal 60% al 36% e la quota di chi giudica insufficiente l'approfondimento del rischio ereditario si riduce dal 31% al 17%. Il centro di riferimento non offre soltanto cure altamente specialistiche, ma rappresenta il luogo in cui la paziente può trovare un percorso multidisciplinare, dalla diagnosi ai servizi di supporto. Identificare, validare e rendere facilmente accessibili i centri di riferimento significa offrire alle pazienti le migliori opportunità di cura, assicurando qualità, equità e uniformità dell'assistenza su tutto il territorio". 

"Le differenze territoriali riguardano soprattutto i servizi che accompagnano il percorso di cura, che non può esaurirsi nella terapia oncologica - osserva Sandra Balboni, presidente di Loto Odv - Il supporto psicologico, per esempio, raggiunge il 54% delle pazienti del Nord, ma soltanto il 35% nel Centro e il 34% nel Sud e nelle Isole, mentre le donne che dichiarano di non aver ricevuto alcun sostegno passano dal 34% al Nord al 47% al Centro al 49% nel Sud e Isole. Sono numeri che dimostrano come la presa in carico multidisciplinare sia ancora incompleta. Consideriamo che le rispondenti beneficiano dei servizi che le associazioni come le nostre sono in grado di offrire a integrazione di quelli resi disponibili dai centri. Il supporto psiconcologico, nutrizionale e riabilitativo non può essere considerato un servizio aggiuntivo, ma deve entrare stabilmente nei percorsi assistenziali, poiché incide concretamente sulla qualità di vita delle pazienti e delle loro famiglie". 

"Tra le donne con meno di 45 anni, il 62% dichiara di non aver ricevuto informazioni sulla preservazione della fertilità prima dell'inizio delle cure - rimarca Marilena Serra, socia di Mai più sole - È un dato che richiama l'attenzione su un bisogno ancora troppo spesso trascurato: la qualità di vita, infatti, non riguarda soltanto la gestione degli effetti collaterali o il sostegno psicologico, ma anche la possibilità di ricevere tutte le informazioni necessarie per compiere scelte consapevoli sul proprio futuro. Parlare di fertilità deve diventare parte integrante del percorso di cura, soprattutto per le pazienti under 45, che hanno il diritto di conoscere tutte le possibilità riguardanti la sua preservazione e la disponibilità dei centri di crioconservazione e fecondazione assistita". Conclude Vincenza Bologna, vicepresidente di Alto: "Più della metà delle pazienti, con percentuali comprese tra il 52% e il 61% nelle diverse aree del Paese, indica l'accesso all'innovazione terapeutica tra gli aspetti sui quali è più urgente intervenire. È un segnale molto forte, che evidenzia quanto le donne percepiscano l'importanza di poter accedere rapidamente ai trattamenti più all'avanguardia. Investire nella ricerca significa ridurre gli ostacoli - anche burocratici - che rallentano l'arrivo dei nuovi trattamenti nella pratica clinica, per garantire a tutte le pazienti le stesse opportunità di cura". 

21 lug 2026

Governo, Meloni vede leader coalizione: focus su priorità autunno e flessibilità

21 lug 2026

Disfunzione erettile, esperti: "Può indicare altre problematiche di salute maschile"

(Adnkronos) - Il maggior coinvolgimento sul piano sociale ed emotivo, tipico dell'estate, può far emergere difficoltà nella sfera sessuale che molti uomini tendono ancora a vivere con imbarazzo o a liquidare come semplici 'défaillances'. Tra queste problematiche, la disfunzione erettile (De) interessa circa 3 milioni di uomini in Italia, con una prevalenza che aumenta con l'età. Oltre a essere un disturbo della sfera sessuale, la De può rappresentare anche un possibile indicatore di squilibri più ampi nello stato di salute generale della persona. È proprio questo il concetto al centro del volume interdisciplinare di Emmanuele A. Jannini, professore ordinario di Endocrinologia e Sessuologia medica all'università di Roma Tor Vergata, intitolato 'The Canary in the Coalmine: Erectile Dysfunction as the Best Biomarker of Non-Communicable Chronic Diseases', pubblicato con il patrocinio della Siams (Società italiana di andrologia e medicina della sessualità), con il supporto di Viatris.  

Il testo - pubblicato da Springer Nature all'interno della collana internazionale 'Trends in Andrology and Sexual Medicine' e disponibile in open access - propone una lettura innovativa sulla disfunzione erettile, identificandola non solo come disturbo della sfera sessuale, ma come possibile indicatore precoce di un ampio spettro di malattie croniche non trasmissibili. Non a caso il titolo definisce la De il 'canarino nella miniera di carbone': proprio come gli uccellini utilizzati in passato nelle miniere per rilevare tempestivamente la presenza di gas tossici invisibili, la De può essere un primo segnale di condizioni di salute più gravi e ancora non diagnosticate. Questa condizione - ricorda Viatris in una nota - può infatti essere associata a molteplici fattori sottostanti e rappresentare un elemento predittivo di diversi problemi di salute, dalle patologie cardiovascolari al diabete e ai disturbi metabolici, fino alle alterazioni ormonali ed endocrine e ai disturbi legati alla salute mentale. "La disfunzione erettile - spiega Jannini - non dovrebbe essere interpretata come un problema esclusivamente fisico, ma come una condizione multifattoriale in cui aspetti biologici, psicologici, relazionali e sociali concorrono tra loro".  

In ambito cardiovascolare, ad esempio, la De può manifestarsi diversi anni prima della comparsa dei sintomi della malattia coronarica: in circa 2 uomini su 3, infatti, i problemi di erezione precedono in media di oltre 3 anni quelli cardiaci. Una finestra di tempo preziosa per identificare precocemente gli uomini a rischio e intervenire sui fattori modificabili. Il legame tra De e altre problematiche di salute è confermato anche da una ricerca condotta da Iqvia in collaborazione con Viatris su un campione di mille uomini tra i 18 e i 70 anni, che evidenzia infatti come chi soffre di disfunzione erettile presenti più frequentemente patologie cardiovascolari (+6% di eventi cardiovascolari pregressi), sovrappeso o obesità (+17%) e diabete (+7%), rispetto agli uomini non affetti da De. 

Il libro inoltre - continua la nota - approfondisce il rapporto bidirezionale tra salute mentale e De. Ansia, depressione e stress possono infatti influenzare direttamente la funzionalità sessuale, interferendo con i meccanismi fisiologici dell'eccitazione, tanto da rappresentare il maggiore fattore di rischio di disfunzione erettile, soprattutto nei giovani. Allo stesso tempo, la disfunzione erettile può avere un impatto significativo sul benessere psicologico dell'uomo, alimentando stress, insicurezza, ansia e sintomi depressivi, con possibili ripercussioni sulla qualità di vita, sulle relazioni e sulla salute complessiva. I dati Iqvia confermano questo quadro: tra gli uomini con De si osserva una maggiore prevalenza di ansia e depressione (+8%) e disturbi del sonno come l'insonnia (+11%). La comparsa della disfunzione erettile, proprio perché "condizione multifattoriale - rimarca Jannini - può rappresentare un possibile segnale precoce della presenza di problematiche legate a patologie croniche non trasmissibili, funzionando anche come marcatore della salute mentale maschile e di coppia, rendendo fondamentale un approccio integrato e olistico alla salute sessuale". 

In quest'ottica si inserisce 'Pronti, via', campagna di comunicazione digitale di Viatris dedicata alla salute sessuale maschile, volta ad accrescere la consapevolezza sulla De e incoraggiare un dialogo aperto e informato tra pazienti e professionisti sanitari. Il sito informativo della campagna offre contenuti educazionali e approfondimenti utili per aiutare gli uomini a riconoscere i segnali da non sottovalutare e a comprendere meglio le possibili cause della De. Recentemente il portale è stato arricchito con una nuova sezione dedicata a consigli pratici, esercizi fisici e suggerimenti alimentari per favorire il benessere sessuale. Lanciata nel 2025, la campagna ha già raggiunto quasi 4 milioni di utenti unici, generando circa 50 milioni di impression complessive sui canali Facebook e Instagram. Quest'anno il progetto prosegue con il restyling del portale informativo e nuovi contenuti video per raccontare differenti esperienze e stili di vita maschili, con l'obiettivo di normalizzare la conversazione sulla disfunzione erettile e superare i tabù che ancora circondano questo tema. 

"In Viatris crediamo sia fondamentale promuovere una cultura della salute maschile più aperta e consapevole - afferma Matteo Surace, Medical Lead Italy & Head of North Cluster Europe di Viatris - che aiuti gli uomini ad intercettare precocemente i segnali del proprio corpo e della propria mente, a superare stigma e reticenze, ancora molto diffusi, e a prendersi cura della propria salute in modo completo, in linea con la nostra mission di consentire alle persone nel mondo di vivere una vita più sana in ogni sua fase. Circa il 70% degli uomini con disfunzione erettile non riceve una diagnosi, proprio perché molti sono ancora riluttanti a parlarne. Attraverso la campagna 'Pronti, via', Viatris vuole incoraggiare un confronto più precoce con i professionisti sanitari, poiché riconoscere la disfunzione erettile - conclude - può non solo migliorare la qualità della vita, ma anche offrire l'opportunità di individuare tempestivamente problemi di salute più ampi". 

21 lug 2026

Marito Roccella scomparso, lago di Vico ancora al setaccio: in campo sub e robot

21 lug 2026

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