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Uccide moglie e figlio a fucilate, la confessione: "Ho fatto quello che andava fatto"

(Adnkronos) - "Ho preso il fucile e ho sparato: ho fatto quello che andava fatto”. È questa una delle frasi più agghiaccianti agli atti dell’inchiesta della Procura di Lucca sul duplice omicidio avvenuto a Pieve, frazione del comune di Camaiore, dove Piero Moriconi, 63 anni, ha ucciso la moglie Kety Andreoni, 52 anni, e il figlio Mirko Moriconi, 24 anni, all’interno dell’abitazione familiare. Un’altra frase, riferita agli inquirenti e pronunciata dopo l’arrivo dei carabinieri, “Mi sono liberato”, viene ora analizzata dagli investigatori insieme al quadro complessivo di una vicenda che, secondo quanto emerso, sarebbe stata segnata da una premeditazione maturata almeno nelle tre settimane precedenti al delitto. 

 

 

L’uomo, secondo una ricostruzione investigativa riportata dall'Adnkronos, avrebbe infatti iniziato a elaborare l’idea di uccidere moglie e figlio circa venti giorni prima, in un contesto di tensioni familiari crescenti, legate - secondo quanto riferito dallo stesso indagato - ai contrasti con il figlio, che manifestava la propria omosessualità apertamente e il desiderio di intraprendere un percorso per cambiare sesso. “Era matto mio figlio”, avrebbe ripetuto il 63enne nel corso dell’interrogatorio. "E mia moglie difendeva sempre Mirko", accennando anche al fatto che sarebbe stato picchiato da lei. 

Piero Moriconi, muratore di professione, si trova ora detenuto nel carcere di Lucca dopo il fermo eseguito dai carabinieri su disposizione della Procura, coordinata dal pubblico ministero Elena Leone. Il suo interrogatorio, protrattosi per diverse ore, ha fornito agli investigatori una prima ricostruzione del movente, incentrato su conflitti familiari, dissidi economici e rapporti sempre più deteriorati con moglie e figlio. “Abbiamo litigato. È stata l’ennesima discussione per i soldi”, avrebbe raccontato l’uomo agli inquirenti, ricostruendo gli istanti precedenti al gesto. In un’altra passaggio dell’interrogatorio, avrebbe aggiunto: “Mio figlio continuava a chiedere soldi”. Parole che gli investigatori stanno verificando alla luce delle testimonianze e del contesto complessivo, ancora in fase di definizione. 

Il duplice omicidio si è consumato nel pomeriggio di mercoledì 24 giugno nella casa dove la convivenza tra i tre si era trasformata nel tempo in un progressivo accumulo di tensioni. Da almeno quattro anni la situazione era diventata tesa, al punto che sui social il 12 ottobre 2022 Mirko aveva scritto: "Ragazzi è brutto pensare che un padre ti preferisca morto piuttosto che gay". L’arma utilizzata per il duplice delitto, un fucile da caccia regolarmente detenuto, è stata impiegata a distanza ravvicinata contro le vittime. Al momento dell’intervento dei carabinieri, l’uomo non ha opposto resistenza. 

 

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il quadro familiare sarebbe stato segnato da conflitti reiterati e da una frattura sempre più profonda tra padre e figlio. Mirko, lavorava nel settore della ristorazione e aveva una forte passione per la musica, che lo portava a esibirsi anche durante serate di intrattenimento nei locali della Versilia, facendosi chiamare Michelangelo Andreoni, utilizzando il cognome della madre a cui era legatissimo. Era conosciuto nell’ambiente lavorativo come un ragazzo socievole e molto presente nella vita sociale del territorio. 

La madre, Kety Andreoni, lavorava da anni come operatrice socio-sanitaria in una struttura per anziani della zona. Colleghi e responsabili la descrivono come una presenza stabile e affidabile, profondamente integrata nel tessuto umano della residenza 

Il giovane 24enne, secondo quanto emerge da testimonianze e contenuti sui social, aveva più volte raccontato pubblicamente il proprio disagio familiare. In alcuni messaggi aveva descritto il rapporto con il padre come estremamente conflittuale, arrivando a riferire frasi di rifiuto e incomprensione legate alla propria identità personale come "ragazzo gay". Il contesto domestico, secondo quanto riferito da più fonti, era segnato da litigi frequenti, talvolta udibili anche all’esterno dell’abitazione. Alcuni vicini hanno parlato di urla e discussioni ricorrenti, e in almeno un’occasione recente sarebbe stato richiesto l’intervento dei soccorsi per una situazione di forte tensione. 

 

 

Gli investigatori stanno inoltre verificando le dichiarazioni dell’indagato relative a presunti problemi comportamentali del figlio e a difficoltà economiche che avrebbero aggravato il rapporto familiare. Tali elementi, al momento, non trovano riscontri definitivi e restano oggetto di approfondimento. 

Nel giorno successivo alla tragedia, la comunità di Camaiore si è svegliata sotto il segno del lutto cittadino. Negozi chiusi, bandiere a mezz’asta e il suono delle campane a morto hanno accompagnato le prime ore di una giornata segnata dal silenzio. Il sindaco Marcello Pierucci ha parlato di "un dolore profondo" che attraversa l’intero territorio. "Quanto accaduto a Camaiore ci lascia attoniti: le vite di una madre e di suo figlio sono state spezzate in modo folle e drammatico, in un contesto familiare segnato da un profondo disagio. Gli accertamenti in corso da parte della magistratura chiariranno le ragioni di questo sconsiderato gesto del marito e padre”, ha detto l'arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti. 

La Procura di Lucca prosegue ora gli accertamenti per chiarire la dinamica esatta del delitto e definire con precisione la genesi della premeditazione, mentre si attende la convalida del fermo, fissata davanti al giudice per domani, e l’esito degli esami medico-legali.  

25 giu 2026

Sostenibilità, Grandi (Comune Milano): "Transizione ecologica necessaria per benessere e costi"

(Adnkronos) - “Questa è una sfida importantissima e dobbiamo capire una cosa: la transizione ecologica, la necessità di cambiare i nostri consumi, l'economia circolare, l'attenzione all'ambiente, al suolo, al clima, non sono cose che dobbiamo fare solo perché ci fanno stare un po’ meglio, ma anche perché sono economicamente vantaggiose e non ci possiamo più permettere di affrontare i cambiamenti climatici come li stiamo affrontando adesso, con dei costi che ricadono sulla società e quindi su di noi”. E’ quanto affermato da Elena Eva Maria Grandi, assessora all'Ambiente e Verde, alla presentazione dell’Accordo Quadro per la sostenibilità siglato tra CoReVe - il Consorzio Recupero Vetro - e l’Università Iulm, presentato all’università Iulm alla presenza, tra gli altri, della Prof.ssa Federica Ricceri, Delegata alla Sostenibilità e alla Social Responsibility dell’Università Iulm, e Gianni Scotti, Presidente di CoReVe. 

Poi prosegue: “E’ importante capire che la strada che dobbiamo percorrere va attraversata insieme, da soli gli amministratori pubblici e la politica non fanno niente se non ci sono le aziende, le imprese, i centri di ricerca, le università. Stiamo lavorando tutti insieme con una serie di progetti del Comune di Milano, lavoriamo per trovare più soluzioni possibili ognuno nel suo pezzetto da sommare con gli altri per avviarci verso quel percorso che è l'agenda 2030, anche se sul 30 siamo molto indietro. Voi studenti avete in mano il futuro del nostro paese e del pianeta, tanto più sarete consapevoli e preparati, in grado di diventare comunicatori e narratori di un cambiamento necessario, e tanto più noi forse riusciremo ad accelerare su quella transizione che dobbiamo assolutamente compiere e portare a termine, da portatori di quei messaggi di consumi consapevoli in economia circolare”. E ancora: “Ad esempio il vetro è una materia preziosissima, una materia tra le più antiche che l'uomo ha elaborato capace di rigenerarsi continuamente. Apparentemente ha meno pericolosità della plastica, nei nostri mari banalmente affonda, ma se non continueremo a lavorare tutti per il riuso ed il riciclo e riutilizzo del vetro, avremo perso una grande risorsa, ovvero quella di una materia già lavorata che possiamo continuamente trasformare in altri oggetti”. 

“Quanto alla raccolta differenziata Milano è una città europea - sostiene l’assessora - e le grandi metropoli sono macchine più complesse da gestire. In Europa siamo una città con una percentuale tra il 63/64% di raccolta differenziata. Abbiamo ambizioni di migliorare rapidamente e di raccoglierne di più, ma dobbiamo mettere a terra azioni che facilitano questa crescita. Il nostro meccanismo di porta a porta è gestito da un'azienda partecipata del Comune che è Amsa, del gruppo A2A, che ogni settimana raccoglie due, tre, quattro volte i rifiuti: è evidente che questo non basta. Abbiamo una città che è sempre più meta di turismo e che ha un'attività culturale e di divertimento notturno intenso. Ecco noi su questo dobbiamo lavorare perché le nostre aree di movida sono aree estese dislocate in tutta la città, nel centro ma non solo, e l'idea di immaginare una raccolta del vetro localizzata, come dovremmo fare per la plastica, anche nelle aree della movida, andando a sommarsi a case, uffici, alberghi, strada, diventa sempre più difficile, proprio perché molteplici sono i luoghi in cui si mangia e si beve. Tradotto: si producono molti più rifiuti in luoghi ancora più complicati da gestire per un’azienda che punta ad incrementare la raccolta differenziata”. 

25 giu 2026

L'indagine, ‘salumi nella dieta ma più informazione’, al via Buoni a sapersi

(Adnkronos) - Gli italiani continuano a consumare i salumi, ma desiderano informazioni più approfondite e verificabili sul loro profilo nutrizionale e sul loro impatto sulla salute. Sono i risultati di una indagine diffusi per l’avvio della campagna informativa ‘Buoni a sapersi’, da parte di Ivsi– Istituto valorizzazione salumi italiani, con il sostegno di Assica – Associazione industriali delle carni e dei salumi. Al centro della campagna trova spazio l’Osservatorio di Ivsi, un progetto dedicato al monitoraggio delle percezioni dei consumatori e delle conversazioni online sui salumi, con l’obiettivo di promuovere una corretta informazione scientifica e contrastare eccessive semplificazioni e allarmismi, in un panorama informativo molto spesso impreciso e frammentato.  

L’Osservatorio - informa una nota - nasce da una doppia attività di indagine realizzata con il supporto dell’ente di ricerca AstraRicerche, che ha coinvolto oltre 1.200 italiani tra i 18 e i 70 anni nel mese di giugno, e di Extreme, società specializzata nell'analisi strategica delle conversazioni web e social e nella data intelligence, che ha analizzato oltre 10mila contenuti pubblicati online tra novembre 2025 e maggio 2026. Alla campagna Buoni a Sapersi sarà inoltre dedicato un sito web – salumi-buoniasapersi.it – che ospiterà i dati dell’Osservatorio e offrirà approfondimenti e informazioni utili su salumi e nutrizione, oltre a contenuti finalizzati a “sfatare falsi miti ed eccessive semplificazioni” che ancora persistono sui prodotti di questo settore. La campagna coinvolgerà anche i social media e vedrà il coinvolgimento di alcuni professionisti e creator specializzati in nutrizione e divulgazione scientifica. 

Nel dettaglio i risultati evidenziano che oltre il 60% degli intervistati dichiara di consumare salumi almeno una volta alla settimana, mentre solo il 4,8% non li consuma mai. Il consumo quotidiano resta invece marginale (2,3%), confermando che questi prodotti rappresentano una presenza stabile, ma generalmente moderata, nelle abitudini alimentari del Paese. Nonostante ciò - riferisce la nota - il 38,1% degli italiani afferma di sentirsi poco o per nulla informato sui valori nutrizionali dei salumi, mentre appena il 7,8% si considera molto informato. Vi sono poi diversi fattori che impensieriscono gli italiani: le principali preoccupazioni riguardano la presenza di conservanti e additivi (40,1%), l’impatto sulla salute (37,3%) e la provenienza della carne (26,2%). 

 

“Le principali preoccupazioni emerse dall’indagine sono molto chiare: il consumatore vuole sapere non solo se un prodotto è buono, ma anche se è sicuro, da dove proviene, come è stato prodotto e quale ruolo può avere nella sua alimentazione - spiega Elisabetta Bernardi, specialista in Scienza dell’alimentazione, biologa e nutrizionista - A queste domande non bisogna rispondere con semplificazioni, ma con trasparenza: spiegando le funzioni degli ingredienti, la regolamentazione dei processi, la qualità della filiera e soprattutto il concetto di porzione, frequenza e contesto alimentare”.  

Secondo l’esperta, “bisogna fornire risposte che spieghino che gli additivi presenti nella lista ingredienti hanno funzioni precise e che i processi produttivi sono sottoposti a norme e controlli. Sale, spezie, eventuali ulteriori conservanti o antiossidanti vanno letti come componenti che possono contribuire alla conservazione, alla sicurezza microbiologica, alla stabilità e alla qualità sensoriale del prodotto, sempre nel rispetto della normativa e con dichiarazione in etichetta. Allo stesso tempo - chiarisce - per una corretta informazione nutrizionale, è essenziale parlare di porzione, frequenza e contesto: un salume consumato in quantità moderate, non quotidianamente, e inserito in un pasto ricco di verdure, frutta, cereali integrali o legumi ha un significato molto diverso da un consumo frequente, abbondante e isolato”. 

Uno dei dati più significativi emersi dalla survey riguarda la percezione della disinformazione: il 36,2% degli intervistati considera esagerata l’affermazione secondo cui i salumi sarebbero tutti ricchi di conservanti, il 31,2% ritiene eccessiva l’idea che possano provocare il cancro, mentre il 26,6% non condivide la convinzione che non possano far parte di una dieta sana ed equilibrata. Solo il 15,3% degli italiani ritiene che sul tema dei salumi in realtà non esistano semplificazioni eccessive o fake news. Di fronte a una delle affermazioni più radicali – ‘i salumi sono cancerogeni e andrebbero evitati completamente’, che estremizza l’inserimento dei salumi nel Gruppo 1 della classificazione Oms/Iarc – quasi il 60% degli intervistati - si legge nella nota - si dichiara in disaccordo, segnale di un approccio generalmente equilibrato e meno incline agli estremismi; d’accordo con questa posizione è il 31,9% degli intervistati. “Il termine ‘cancerogeno’, spesso percepito dall'opinione pubblica come sinonimo di pericolo assoluto - riporta la nota - in ambito scientifico indica semplicemente la presenza di evidenze che collegano un determinato fattore a un aumento del rischio di sviluppare alcune forme di tumore”. Nel caso dei salumi e, più in generale, delle carni lavorate, le evidenze scientifiche disponibili indicano che “un consumo frequente ed elevato possa essere associato a un aumento del rischio relativo di alcune patologie oncologiche. Tuttavia, questo dato deve essere interpretato all'interno di un quadro più ampio che comprende quantità consumate, frequenza di assunzione, stile di vita, attività fisica e qualità complessiva della dieta”. Per questo motivo, “le raccomandazioni nutrizionali non prevedono l’eliminazione totale dei salumi, bensì un consumo moderato e coerente con una dieta varia ed equilibrata”. 

 

L’indagine mostra che il 65,5% degli italiani considera i salumi compatibili con una dieta sana ed equilibrata. Anche dalle conversazioni online analizzate da Extreme emerge una visione sempre più orientata al concetto di equilibrio: gli utenti non si interrogano tanto sul singolo alimento, quanto sulle modalità e sulla frequenza di consumo.  

“Non tutti i salumi hanno le stesse caratteristiche e, quando presenti, conservanti e additivi sono regolamentati, dichiarati in etichetta e utilizzati con specifiche funzioni di sicurezza e conservazione - precisa Bernardi - I dati in tema di rischio oncologico riflettono una maggiore attenzione alle evidenze scientifiche, che associano l’aumento del rischio soprattutto a consumi elevati e abituali di carni lavorate. La prevenzione nutrizionale, tuttavia, non consiste soltanto nel ridurre alcuni alimenti, ma nel costruire un modello alimentare complessivamente equilibrato. Nel caso del tumore del colon-retto, ad esempio, oltre a limitare gli eccessi è importante garantire un adeguato apporto di fibra attraverso verdura, frutta, legumi e cereali integrali, alimenti che favoriscono la salute intestinale e contribuiscono alla qualità della dieta. Anche il consumo adeguato di latte, yogurt e derivati può svolgere un ruolo favorevole grazie all’apporto di calcio. Il messaggio più corretto, quindi, non è semplicemente ridurre, ma costruire meglio il piatto”. 

L’analisi condotta da Extreme conferma che il rapporto tra salumi e salute rappresenta oggi uno dei principali driver della conversazione digitale sul tema. Se al primo posto - Contin la nota - si collocano i contenuti gastronomici – il 37,1% delle conversazioni – il tema ‘salute e salumi’ si posiziona al secondo posto con il 14,8% di Share of Voice e oltre 237 milioni di visualizzazioni potenziali. Nel dettaglio, i temi più discussi riguardano frequenza di consumo, compatibilità con una dieta equilibrata, presenza di additivi, nitriti e nitrati, sicurezza alimentare e interpretazione della classificazione Oms/Iarc delle carni lavorate. Tra i principali fattori “negativi”, online emergono le preoccupazioni relative alla sicurezza alimentare e alle possibili contaminazioni (12,7%), insieme ai temi della cancerogenicità e del rischio tumori (11,9%), spesso però affrontati con semplificazioni o toni allarmistici. “Il consumatore continua a vivere i salumi come alimenti di gusto, tradizione e convivialità, ma chiede anche criteri chiari per inserirli correttamente nella dieta - osserva Bernardi - Le preoccupazioni per sicurezza alimentare e contaminazioni, pari al 12,7%, e quelle per cancerogenicità e rischio tumori, pari all’11,9%, vanno distinte e spiegate. Il messaggio nutrizionale più corretto non è isolare il singolo alimento, ma guardare al modello complessivo. La prevenzione non si costruisce solo riducendo alcuni consumi, ma anche aumentando alimenti protettivi, come fibra da verdura, frutta, legumi e cereali integrali, e un adeguato apporto di calcio da latte, yogurt e derivati”. 

 

In un ecosistema informativo sempre più frammentato, gli italiani continuano a riconoscere il valore delle fonti scientifiche qualificate. Per il 54,4% degli intervistati, medici e nutrizionisti rappresentano il principale punto di riferimento per informarsi correttamente sui temi dell’alimentazione. Proprio per questo nasce l’Osservatorio: uno strumento permanente di ascolto, monitoraggio e divulgazione, pensato per raccogliere dubbi e domande dei consumatori e offrire risposte fondate sui dati, favorendo un confronto trasparente tra cittadini, professionisti della salute, media e mondo produttivo. 

Nel caso del prosciutto cotto, nonostante il ritorno nel dibattito pubblico di temi legati alla salute e alla già citata classificazione Oms/Iarc delle carni lavorate, le abitudini di consumo sono rimaste sostanzialmente stabili. “Il 58,7% degli italiani - precisa la nota - dichiara infatti di non aver modificato il proprio consumo di prosciutto cotto nell'ultimo anno, mentre il 17,8% lo ha aumentato. La percezione del prodotto rimane prevalentemente positiva”. Tra gli aspetti maggiormente apprezzati emergono la sua adattabilità a tutta la famiglia (49,5%), la compatibilità con una dieta equilibrata (42,2%), la digeribilità (31,7%) e l’apporto proteico (31,2%). L’analisi delle conversazioni online conferma questa immagine. “Il prosciutto cotto mantiene un forte valore non solo nutrizionale, ma anche affettivo e culturale per gli italiani - sottolinea la nutrizionista - Il 36,3% lo associa ai propri ricordi e il 59% lo consuma ancora oggi soprattutto in panini e toast, a conferma della sua familiarità nella quotidianità. Questo aspetto è rilevante perché le raccomandazioni nutrizionali devono tenere conto anche delle abitudini reali delle persone. Inserito in preparazioni equilibrate, insieme a cereali integrali, verdure e frutta, il prosciutto cotto può contribuire a un modello alimentare coerente con la dieta mediterranea”. 

I dati rilevati “dalle ricerche condotte - riassume Monica Malavasi, direttrice Ivsi - ci restituiscono l'immagine di un consumatore attento, consapevole e desideroso di comprendere meglio il rapporto tra alimentazione e salute, ma mostrano chiaramente che sul tema dei salumi esistono ancora dubbi, percezioni distorte e informazioni spesso semplificate o decontestualizzate. Per questo abbiamo deciso di dare vita all'Osservatorio di Ivsi: uno strumento permanente di ascolto e monitoraggio che ci consentirà di intercettare le domande dei consumatori e contribuire a un dibattito pubblico fondato sui dati e sulle evidenze scientifiche. Il nostro obiettivo è affrontare le questioni che vengono sollevate con trasparenza, rigore e responsabilità, offrendo informazioni corrette e verificabili su prodotti che fanno parte della tradizione alimentare italiana e che, se consumati con equilibrio - conclude - trovano spazio all'interno di uno stile di vita sano”. 

25 giu 2026

Fisco, Abruzzese (Confindustria): "Iper ammortamento? Alte le aspettative delle imprese"

(Adnkronos) - “Le aspettative delle imprese rispetto all'iper ammortamento sono molto alte perché possiamo contare, in questo momento, su una misura che ha un'estensione temporale di circa tre anni, che vanta un aggiornamento dell'ambito dei beni agevolabili ed è una misura già conosciuta dalle imprese, perché si è recuperata la logica di uno strumento di deduzione maggiorata del reddito imponibile già sperimentata a partire dal 2015”. Lo ha detto Giulia Abruzzese, Direttore Politiche fiscali di Confindustria, a Milano, in occasione del secondo appuntamento del 2026 dell’EY Tax Talk, momento di approfondimento che ha riunito professionisti e istituzioni per un confronto sulle principali novità di fiscalità domestica e internazionale, con un aggiornamento sui temi di maggiore impatto per le imprese. 

“La misura ha una dotazione finanziaria importante, pari a circa 10 miliardi, spalmati in un periodo di 8-9 anni. C'è un po’ di preoccupazione per la parte procedurale. - aggiunge - Da pochi giorni è stata aperta la piattaforma del Gse che dovrà curare le comunicazioni preventive e consuntive delle imprese, che saranno in totale cinque, a cui adempiere. Queste possono essere un po’ gravose e ridondanti, per questo si spera che quanto prima vengano emanate dal Mimit e dal Gse le linee guida per accompagnare le imprese in questo adempimento”. 

“Chiediamo che si torni a parlare con una certa urgenza di misure che favoriscano la patrimonializzazione delle imprese, dopo il superamento improvviso dell'Ace con la legge di bilancio di due anni fa. Una misura che aveva sostenuto negli ultimi 15 anni il rafforzamento patrimoniale delle imprese, riducendo l'indebitamento nei confronti del settore bancario e che, a nostro avviso, non è stata rimpiazzata da un'analoga misura con le stesse potenzialità e la stessa dotazione finanziaria - aggiunge - Quindi chiediamo che se ne torni a parlare, riproponendo un incentivo stabile alla patrimonializzazione delle imprese, anche pensando a dei correttivi alla vecchia Ace, che magari presentava dei punti di potenziale miglioramento”. 

 

 

“Sulla crescita dimensionale delle imprese, la leva fiscale non è l'unico aspetto di cui tener conto, esistono infatti altri driver. Ad incidere, assieme alla leva finanziaria, è la cultura d'impresa, la capacità di gestire in maniera oculata i passaggi generazionali, e quindi l'ingresso in azienda delle nuove generazioni. - precisa - Qui la leva fiscale può fungere da catalizzatore. Chiediamo quindi che vengano corrette alcune storture che noi oggi vediamo. Pensiamo, ad esempio, alla necessità di superare delle norme recenti che riguardano la deduzione degli avviamenti, che sono penalizzanti per operazioni aggregative. In secondo luogo chiediamo di rivedere le aliquote sull’affrancamento, che non sono competitive rispetto alle aliquote delle imposte che sostituiscono”.  

“Possiamo immaginare di ripensare, in maniera un po’ più ambiziosa, alcuni strumenti sperimentati nel passato, come il bonus aggregazioni, oppure di dirottare anche nell'ambito delle aggregazioni strumenti come il credito d'imposta per le spese di consulenza per la quotazione di Pmi - conclude - sempre per dare un impulso ulteriore a queste operazioni di M&A”, conclude.  

25 giu 2026

Fisco, Iuvinale (Mef): "Mobilità globale impone una revisione delle regole fiscali"

(Adnkronos) - “La mobilità globale è un fenomeno sempre più accentuato e, soprattutto dopo la pandemia, ha avuto una diffusione molto ampia. In tal senso, la comunità internazionale, e in particolare l'Ocse, sta lavorando a una soluzione strutturale di modifica delle regole fiscali internazionali attuali, che riguardano la tassazione delle imprese e delle persone fisiche, anche il transfer pricing, che sono impattati da queste modifiche delle dinamiche globali e di lavoro”. Così Marco Iuvinale, direttore rapporti fiscali Internazionali del ministero dell’Economia e delle Finanze, intervenendo all’Ey Tax Talk, l’appuntamento di approfondimento che ha riunito professionisti e istituzioni per un confronto sulle principali novità di fiscalità domestica e internazionale, con un aggiornamento sui temi di maggiore impatto per le imprese. 

“Ciò che ci si aspetta è un’azione su tutti gli aspetti della fiscalità, dalle persone fisiche alle società transfer pricing, ai cosiddetti nomadi digitali, che è un fenomeno che si va accentuando - spiega Iuvinale - e rivedere l'impianto delle regole internazionali esistenti per creare maggiore certezza e allineamento tra l'impianto delle regole attuali e l'evoluzione dell'economia e del lavoro, che le mettono sotto pressione”. 

“In tal senso, come Italia, partecipiamo a questa discussione e siamo in contatto con le imprese per raccogliere le loro evidenze su questo tema, che è un aspetto rilevante, e capire, anche nelle dinamiche delle imprese, quanto questo possa influenzare le decisioni dei policy maker e della comunità internazionale”, conclude. 

25 giu 2026

Fisco, Cazzato (EY): "Tema beneficiario effettivo merita attenzione a livello giuridico"

(Adnkronos) - “Il tema del beneficiario effettivo è un tema importante che merita una grande attenzione sia nel quadro giuridico esistente, sia da parte del legislatore. Se vogliamo iniziare dal primo profilo, dal punto di vista dell'approccio delle società italiane che distribuiscono dividendi, bisogna essere molto cauti e molto prudenti nella valutazione della sussistenza, delle condizioni che portano alla distribuzione di dividendi in esenzione d'imposta o con agevolazioni di vario tipo. Di conseguenza bisogna prestare una grande attenzione sull'acquisizione di tutta la documentazione probatoria che in qualche modo giustifica l'operato del sostituto”. Sono le parole di Annalisa Cazzato, EY Tax, in occasione dell’Ey Tax Talk. L’appuntamento, svoltosi a Milano, ha permesso a professionisti e istituzioni di approfondire i principali temi di attualità fiscale, come le novità introdotte dalla riforma fiscale e dalla legge di bilancio, e i più recenti sviluppi in ambito internazionale. 

E prosegue: “Avere un sostituto d'imposta italiano significa avere per l'amministrazione finanziaria italiana un soggetto con cui, in qualche modo, prendersela e quindi un soggetto che viene sottoposto ad attività di accertamento e verifica. Il tema è molto complesso, non esiste una normativa certa di applicazione e i contorni delle norme applicabili sono molto labili perché condizionati dagli interventi degli organi giurisprudenziali internazionali e nazionali” 

Cazzato conclude: “In uno scenario che mina la certezza del comportamento del distributore italiano, noi intendiamo farci promotori dell'adozione di misure legislative che regolino in maniera più netta e chiara i profili di responsabilità e gli obblighi del sostituto. Tutto questo nell'interesse delle aziende italiane, ma anche nell'interesse dell'attrazione dei capitali stranieri che vengono in Italia e possono contare su politiche di distribuzione dei dividendi molto più serene da parte delle imprese del tessuto nazionale”. 

25 giu 2026

Si blocca treno a Milano sotto il sole, 300 passeggeri senza aria condizionata

25 giu 2026

Lite con l'elettricista, Raz Degan a giudizio per violenza privata. La difesa: "Fiduciosi"

25 giu 2026

Doncic annuncia il primo giocatore del Roma Basket Club, è Nico Mannion

(Adnkronos) - "Abbiamo avuto il primo contratto firmato, il primo giocatore della squadra sarà Nico Mannion per il Roma Basket". Così Luka Doncic ha ufficializzato la prima firma del Basketball Club Roma SPQR, in visita al Playground di Scalo San Lorenzo. La stella dei Los Angeles Lakers e rappresentante del nuovo Club di Roma, società che parteciperà al Campionato di Serie A nella stagione sportiva 2026/2027 oggi ha anche incontrato il presidente della Federbasket Giovanni Petrucci per parlare dei temi legati allo sviluppo della pallacanestro nella Capitale, e nel pomeriggio lo stesso Doncic ha incontri previsti anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, l'assessore allo Sport Alessandro Onorato, il Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, e le autorità di Sport e Salute il presidente Marco Mezzaroma e l'ad Diego Nepi Molineris che gli faranno conoscere il centrale del Foro Italico, oggetto di copertura per permettere al club tra due anni di poter giocare le gare interne lì. 

Intanto Roma potrebbe diventare la prima città a passare, da una stagione all'altra, dall'assenza di squadre nella massima categoria ad averne addirittura due. Il percorso della franchigia di Doncic prosegue dopo aver raggiunto con il presidente del Coni Luciano Bonfiglio l'accordo per l'utilizzo, per gli allenamenti ed il trattamento degli atleti, del Centro Di Preparazione Olimpica "Giulio Onesti". Per quanto riguarda invece le partite casalinghe di LBA ed Eurocup è vicino l'accordo che porterebbe il club al Palazzetto dello Sport di Piazzale Apollodoro. 

25 giu 2026

Castelporziano, torri intelligenti monitorano qualità aria e incendi

(Adnkronos) - Da metà febbraio a inizio maggio 2026 sono 14 gli sforamenti giornalieri per il Pm10 nell’area di Castelporziano, nessuna giornata ha fatto registrare valori sopra i 100 microgrammi per metrocubo (µg/mc). Sul fronte incendi, la telecamera non ha rilevato anomalie. Sono i dati su qualità dell'aria e incendi rilevati da tre centraline con sensori IoT, una telecamera antincendio smart e gateway dotati di intelligenza artificiale, installati su tre torri di telecomunicazione di Inwit che monitorano e vigilano da febbraio 2026 sull’area naturale. Legambiente le ha censite tra le migliori esperienze nazionali dei 'Cantieri della transizione ecologica' rendendole protagoniste insieme a Inwit della 42esima tappa della sua campagna in programma oggi nel Lazio, che si è aperta con la visita guidata a una delle tre 'tower' di Inwit dove sono installati le centraline e la telecamera antincendio.  

Le centraline IoT sono dei veri e proprio laboratori di analisi in miniatura, capaci di misurare fino a 14 diversi parametri ambientali, tra cui anche gli inquinanti critici come le polveri sottili (Pm10); mentre le telecamere antincendio scrutano l'orizzonte alla ricerca di anomalie. Grazie all'AI riconoscono le caratteristiche di un focolaio e quando il sistema rileva una potenziale minaccia, tramite un 'site gateway', un piccolo computer installato sulla torre trasmette la segnalazione agli enti preposti, dando così un prezioso supporto al lavoro delle Forze dell'ordine e della Protezione Civile impegnate nel contrastare i roghi e permettendo un intervento tempestivo. 

DATI MONITORAGGI - Dalla seconda metà di febbraio a inizio maggio 2026 le 3 centraline IoT installate per il monitoraggio della qualità dell'aria hanno registrato nell’area della Riserva naturale statale Tenuta di Castelporziano Castelporziano 14 sforamenti giornalieri per il Pm10 (riferimento normativo 50 microgrammi per metro cubo come media giornaliera da non superare per più di 35 giorni all’anno), nessuna giornata ha fatto registrare però valori sopra i 100 µg/mc; 3 gli sforamenti ad Acilia e 5 a Castelporziano. Le medie di questi primi mesi di monitoraggio sono in linea con le medie di Pm10 registrate nello stesso periodo nelle altre stazioni di monitoraggio presenti in Abruzzo e non riscontrano elementi di criticità da segnalare. La telecamera antincendio in questi mesi non ha, invece, rilevato anomalie sul fronte incendi, nella zona monitorata. Le tecnologie integrate per la visione notturna e la gestione della luce consentono di ottenere immagini nitide sia di giorno sia di notte, anche in presenza di forti contrasti luminosi o scarsa illuminazione. 

“La transizione ecologica - commenta il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani - passa anche dalla capacità di mettere in relazione tecnologia, ricerca scientifica e protezione degli ecosistemi, costruendo nuovi strumenti per affrontare le sfide ambientali dei prossimi anni. Per questo siamo convinti che in un Paese sempre più esposto agli effetti della crisi climatica, dagli incendi boschivi agli eventi meteo estremi, le infrastrutture digitali possono diventare strumenti strategici per il monitoraggio ambientale, la prevenzione dei rischi e la pianificazione di strategie di adattamento. Lo abbiamo visto in Abruzzo e ora anche nel Lazio. In particolare, per quanto riguarda la prevenzione incendi, è fondamentale lavorare sempre di più in questa direzione anche per contrastare la piaga dei roghi che ogni anno colpisce l’Italia. Secondo il nostro ultimo report 'Italia in fumo' nel 2025 nella Penisola si sono verificati 1.908 incendi che hanno distrutto 96.517 ettari di territorio, equivalenti a circa 135.178 campi da calcio. Nel Lazio sempre nel 2025 ci sono stati 141 incendi per un totale di 4545 ettari bruciati. Di fronte a questo scenario, sistemi di monitoraggio ambientale integrati e tecnologie di controllo del territorio diventano strumenti fondamentali non solo per intervenire tempestivamente ma anche per pianificare strategie di adattamento climatico”.  

“Le nostre torri di telecomunicazione si confermano un hub tecnologico e una piattaforma multi-servizio, in grado di abilitare servizi a tutela dei territori e delle comunità. Il modello della condivisione su cui si basano le infrastrutture digitali in logica neutral host non è solo un driver di efficienza industriale, ma un elemento strategico per accelerare la transizione ecologica e digitale, generando valore concreto per il Paese”, osserva Diego Galli, direttore generale di Inwit. 

25 giu 2026

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