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Ceccon, esordio agli Europei con imprevisto: "Non avevo il costume..."

10 ago 2026

Cos'è il batterio mangiacarne trovato nello Stretto di Messina, minaccia in crescita per il caldo record

(Adnkronos) - Le temperature record di questa torrida estate riscaldano i mari e si alza l'allerta per il Vibrio vulnificus, alias 'batterio mangiacarne'. Il patogeno è tornato sotto stretta osservazione a Messina, rilevato già in passato nelle acque dello Stretto. Mentre in Florida si aggrava il bilancio di casi e vittime: secondo gli ultimi dati pubblicati sul sito del Dipartimento della Salute dello stato Usa, aggiornati al 6 agosto, nel 2026 si contano 14 contagiati e 2 morti. L'anno scorso i casi erano stati 33 con 5 decessi, e nel 2024 ben 82 con 19 morti.  

 

Ma cos'è il batterio mangiacarne? A inizio agosto, dopo la notizia della prima vittima in Florida, ne ha parlato sui social l'infettivologo Matteo Bassetti. Il Vibrio vulnificus "vive in acque costiere calde e salmastre. Può entrare nel corpo attraverso piccoli tagli", quindi "quando si nuota", oppure consumando "frutti di mare crudi", ha spiegato il primario dell'Irccs ospedale policlinico San Martino di Genova. "Sebbene le infezioni da Vibrio vulnificus siano rare, sono molto pericolose, con una letalità del 20%". Il batterio può infatti causare "una fascite necrotizzante", ossia "un'infezione grave che distrugge rapidamente la pelle e i tessuti circostanti" - da qui il soprannome di mangiacarne - "diffondendosi direttamente nel sangue".  

L'infezione è sotto la lente anche delle autorità sanitarie europee. "Dopo la recente ondata di calore nell'Europa centrale, il rischio" di infezioni da batteri Vibrio "è aumentato rapidamente, raggiungendo livelli insolitamente elevati per questo periodo dell'anno", avvertiva a luglio l'Ecdc, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. "Le temperature estive più calde possono creare condizioni favorevoli" per la proliferazione di questi patogeni "nelle acque costiere". E "sebbene le infezioni rimangano relativamente rare in Europa, possono verificarsi a seguito dell'esposizione di ferite o del consumo di molluschi crudi o poco cotti".  

Con il riscaldamento globale il batterio mangiacarne è una minaccia in crescita anche alle nostre latitudini, ammoniva dunque l'agenzia Ue. Per un'informazione in tempo reale sulle zone interessate, l'Ecdc ha pubblicato anche una versione aggiornata di 'Vibrio Viewer', una sorta di bollettino che monitora le condizioni ambientali alleate dei vibrioni, disegnando una mappa delle 'acque pericolose' con previsioni a 5 giorni. Nell'ultimo report dell'agenzia sulle malattie trasmissibili, relativo al periodo 1-7 agosto, l'Italia non compare tra i Paesi attenzionati da Vibrio Viewer per elevata idoneità ambientale ai batteri Vibrio. 

 

I segni del contagio da batterio mangiacarne possono essere diversi. "Il consumo di molluschi crudi o poco cotti causa in genere diarrea, dolore addominale, nausea, vomito, febbre e brividi", descrive l'Ecdc, mentre "l'esposizione ai batteri Vibrio presenti nell'acqua può provocare infezioni alle ferite, con conseguente arrossamento, gonfiore e dolore, nonché infezioni all'orecchio. Senza trattamento, queste infezioni possono peggiorare, portando a gravi complicazioni". 

Come difendersi? "Per ridurre il rischio di infezioni da Vibrio attraverso gli alimenti, si raccomanda di cuocere accuratamente i frutti di mare prima del consumo". Avvertenze ai bagnanti: "Le persone con ferite aperte, piercing recenti, tagli o abrasioni dovrebbero evitare di nuotare in acque salmastre o costiere, oppure coprire l'area interessata con una medicazione impermeabile. In caso di contatto accidentale con l'acqua di mare, l'area interessata deve essere disinfettata e pulita accuratamente". Gli esperti esortanto anche a "consultare un medico in caso di comparsa di segni di infezione", e precisano che "le persone con patologie preesistenti dovrebbero adottare ulteriori precauzioni ed evitare esposizioni ad alto rischio". 

 

10 ago 2026

Furlani, nuovo infortunio agli Europei: l'azzurro lascia lo stadio in sedia a rotelle

10 ago 2026

Webuild, Nuova diga foranea di Genova raggiunge 1,5 km di lunghezza

(Adnkronos) - Prosegue a ritmo sostenuto la realizzazione della Nuova diga foranea di Genova, il progetto realizzato dal Consorzio PerGenova Breakwater guidato da Webuild per conto dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale. È quanto si legge in una nota. Con la posa di un nuovo mega cassone, la diga foranea raggiunge circa 1,5 chilometri di sviluppo complessivo, consolidando l’avanzamento di uno dei più complessi progetti di ingegneria marittima oggi in corso in Europa. Questo risultato conferma l'accelerazione delle attività in mare aperto e l'elevata capacità esecutiva raggiunta dal progetto, destinato a trasformare il porto di Genova in uno degli hub marittimi più moderni e competitivi del Mediterraneo, rafforzando il ruolo della città e dell’Italia nelle rotte logistiche internazionali.  

Parallelamente alle operazioni di posa dei cassoni, proseguono le attività di consolidamento dei fondali, attività essenziale per garantire la stabilità dell’infrastruttura. Avanza inoltre la realizzazione della sovrastruttura, la parte più visibile della diga, studiata per ridurre l’effetto dell’impatto delle onde. Sul progetto è impegnata anche Cossi Costruzioni, società del Gruppo specializzata nella realizzazione di opere complesse. Il suo contributo conferma la forza del modello industriale integrato di Webuild, capace di valorizzare know-how, capacità produttiva, sinergie operative e persone delle sue controllate, per affrontare sfide ingegneristiche di elevata complessità e accelerare la realizzazione di opere strategiche per il Paese. 

L’opera sta prendendo forma su fondali che raggiungono i 50 metri di profondità, una condizione che rende ogni fase di posa particolarmente complessa e richiede l’impiego coordinato di mezzi navali specializzati, tecnologie avanzate e personale altamente qualificato impegnato nelle attività di monitoraggio, controllo e assistenza in mare, a terra e sott’acqua. La Nuova Diga Foranea rappresenta un intervento strategico per il potenziamento del Porto di Genova e dei suoi collegamenti con i mercati nazionali ed europei. Il progetto contribuisce a potenziare i flussi logistici verso il Nord Italia e i principali corridoi europei e, una volta completato, lo scalo potrà accogliere navi di nuova generazione, con benefici sulla capacità e sulla competitività dell’intero sistema portuale. 

10 ago 2026

Douglas Murray: “Sui migranti anche la sinistra cambia linea. Tucker Carlson ossessionato dagli ebrei”

(Adnkronos) - La nuova politica europea sull’immigrazione non passa più soltanto dalla destra. Per Douglas Murray, scrittore e commentatore britannico, autore di La strana morte dell’Europa e ora di Democrazie e culti della morte. Israele, Hamas e il futuro dell’Occidente (edizione italiana curata da Corrado Ocone per Guerini e Associati), il caso da osservare è quello della Danimarca di Mette Frederiksen: un governo guidato dai socialdemocratici che ha adottato una delle linee più restrittive del continente in materia migratoria. 

È un cambiamento che negli ultimi mesi è diventato anche europeo. Giorgia Meloni e Frederiksen hanno oggi pubblicato un post congiunto, dopo aver guidato una lettera sottoscritta da 22 paesi Ue per chiedere di accelerare sui rimpatri e sulle “soluzioni basate in Paesi terzi”, compresi gli hub esterni all’Unione. Il documento afferma che deve essere una “decisione democratica” stabilire chi possa entrare e restare in un Paese e sostiene che l’Europa abbia ormai raggiunto un consenso molto più ampio sulla necessità di una politica migratoria “ferma ed equa”.  

Murray vede proprio in questa convergenza uno dei cambiamenti politici più significativi rispetto alla crisi del 2015. “Tendiamo a pensare che queste cose debbano necessariamente essere affrontate dalla destra. Ma se la destra non è capace di farlo, qualsiasi governo responsabile di sinistra dovrà arrivare alla stessa conclusione”, dice in questa intervista all’Adnkronos. “Guardate la Danimarca: un governo di sinistra ha adottato le politiche necessarie a proteggere i confini danesi e, con essi, il futuro dello Stato sociale”.  

Oggi Meloni e la socialdemocratica Frederiksen guidano questa campagna per rafforzare rimpatri e centri fuori dall’Europa.  

“La Danimarca dimostra che non sono necessariamente politiche di destra. Anzi, forse in alcuni casi un governo di sinistra può trovarsi persino in una posizione migliore per attuarle, perché può farlo senza essere immediatamente accusato di fascismo. Io lo dico da tempo: si possono avere frontiere aperte oppure uno Stato sociale, ma non entrambe le cose. Nessuno dei nostri Paesi è abbastanza ricco da poter fornire un welfare state al mondo intero”.  

Ma rispetto a dieci anni fa gli ingressi irregolari in Europa sono diminuiti e quasi nessun governo sostiene più la politica delle porte aperte associata alla crisi del 2015. Non è una differenza sostanziale?  

“I numeri saliranno e scenderanno finché il problema non verrà affrontato alla radice. E poi c’è un altro tema: le persone che sono già in Europa e che non hanno diritto di restarvi. Negli anni ne ho parlato anche con chi si occupa del tema in Italia. Non vedo da parte del governo italiano, di quello britannico o di quello francese uno sforzo sufficiente per fare quello che deve essere fatto. Non basta rallentare gli arrivi, bisogna rimpatriare le persone che sono entrate illegalmente e non hanno diritto di rimanere. Non c’è stato un serio processo di rimpatrio su una scala adeguata e questo, secondo me, rappresenta un tradimento nei confronti dei cittadini europei”.  

Il governo Meloni ha puntato molto sui centri in Albania e, più in generale, sull’idea di processare le domande o effettuare i rimpatri fuori dall’Unione Europea.  

“È un passo nella direzione giusta. Lo scrivevo già dieci anni fa in La strana morte dell’Europa: ha molto più senso esaminare una richiesta di asilo fuori dall’Europa anziché dopo che una persona è già entrata, perché una volta che qualcuno è arrivato in Europa, di fatto, è estremamente difficile farlo uscire. Ma bisogna essere sinceri su un punto più difficile: persino tutte le persone che potrebbero avanzare una richiesta d’asilo legittima non possono automaticamente essere accolte in Europa. Nel mondo esistono decine di milioni di persone con ragioni perfettamente comprensibili per voler vivere qui. Ma l’Europa non può accoglierle tutte. Una delle formule un po’ codarde della politica, a destra come a sinistra, è dire: fermeremo le rotte illegali e contemporaneamente aumenteremo enormemente quelle legali. Anche questo non risolve il problema”.  

Uno degli argomenti utilizzati per sostenere una maggiore immigrazione è quello demografico. L’Italia ha una delle natalità più basse al mondo e ha bisogno di lavoratori.  

“Se si pensa davvero che la risposta alla bassa fertilità italiana sia importare la prossima generazione di italiani dalla Somalia o dal Sudan, allora bisogna dirlo apertamente: la prossima generazione di italiani sarà somala o sudanese. Ma non credo che la maggior parte degli italiani voglia questo. E non penso che lo voglia la maggior parte degli europei”. 

 

Come vede quanto successo a Ceuta?  

“Non c’è niente di nuovo. Era completamente prevedibile. Stamattina il mio telefono mi ha riproposto delle fotografie scattate esattamente dieci anni fa nei campi migranti sulle isole greche. Ero lì a intervistare persone appena arrivate in barca dalla Turchia. 

È la stessa storia. Una delle ragioni per cui, dopo La strana morte dell’Europa, non ho scritto un altro libro specificamente sull’immigrazione è che, per un certo periodo, non c’era molto altro da aggiungere: le cose di cui avevo avvertito si sono semplicemente verificate e sono peggiorate. È una sensazione piuttosto deprimente per un autore: fai una previsione, accade e nessuno ascolta”.  

Lei ha seguito anche gli sbarchi in Italia.  

“Ero a Lampedusa e in Sicilia nel 2015 e nel 2016. Ho visto il modo in cui le persone venivano trasferite verso nord, sul continente, sperando magari che proseguissero verso la Germania. Ma non è sostenibile. L’Europa non può essere la casa di chiunque, nel mondo, desideri uno standard di vita migliore. Se lo diventa, continuerà forse a chiamarsi Europa e resterà geograficamente nello stesso posto, ma non sarà più una società che riconosciamo”.  

Ma l’immigrazione è sempre esistita e questa forza a cercare un futuro migliore è parte della natura umana.  

“Ma va tenuta in mente una questione altrettanto elementare: la giustizia, la fairness. Non si può dare la precedenza, nell’assistenza sanitaria, nell’assegnazione delle case popolari, nei benefici fiscali, a chi è arrivato da cinque minuti rispetto a chi è qui da tempo, è altrettanto in difficoltà ma vede le proprie istanze rigettate. Chi arriva in modo illegale ha più diritti di chi è qui e rispetta la legge. È ingiusto nei confronti di un italiano la cui famiglia ha pagato le tasse che venga data priorità a qualcuno che ha violato tutte le regole. È un senso elementare di equità”.  

Il prossimo anno si voterà in Italia, Spagna e Francia. La migrazione e l’identità saranno decisive? In questo momento la destra sta usando questi temi per restare al potere, o conquistarlo.  

“Non sono affatto sicuro che la destra vincerà ovunque. E certamente non lo darei per scontato in Francia”. 

Per il cordone sanitario intorno al Rassemblement National?  

“Probabilmente sì. Ha funzionato per decenni per tenere il Rassemblement National fuori dal potere. Non lo dico con rammarico: non sono un sostenitore del Rassemblement National. È semplicemente un’osservazione. Esistono alcuni Paesi nei quali il cordone sanitario contro la destra continua a essere molto forte e il principale è la Francia, dove ragioni storiche e il peso della famiglia Le Pen continuano ad avere effetto”.  

Secondo Murray, l’Italia ha invece una cultura politica diversa. “Nella politica italiana, almeno per come la osservo io, esiste molta più flessibilità. C’è la possibilità che una persona, nel corso della propria traiettoria politica, possa moderarsi. È quello che è successo con Meloni. A destra come a sinistra, un’accettazione della malleabilità politica che in Francia non c’è”.  

Quindi perché non crede in una vittoria della destra nel 2027?  

Il problema è la frammentazione. In Spagna tra Partido Popular e Vox. Nel Regno Unito tra Reform e conservatori. Persino in Germania esiste una divisione della destra. E se la destra continua a essere divisa, il risultato evidente è che governi di sinistra possono continuare a essere eletti. Come in Spagna, dove c’è una pesante interferenza della maggioranza guidata da Sanchez sul sistema giudiziario, anche se di questo si parla poco sulla stampa internazionale.  

Il tema dell’identità europea porta direttamente all’ultimo libro di Murray, Democrazie e culti della morte. Israele, Hamas e il futuro dell’Occidente.  

Il volume nasce dal lungo periodo trascorso da Murray in Israele dopo il 7 ottobre 2023 e sviluppa una tesi più ampia del conflitto in sé: dietro lo scontro tra Israele e Hamas ci sarebbe una contrapposizione tra chi costruisce la propria società intorno alla difesa della vita e ideologie che fanno del martirio e della morte una forma di realizzazione politica. Nel finale, Murray racconta di avere trovato proprio nella risposta della società israeliana una ragione per essere meno pessimista sulla capacità dell’Occidente di reagire alle proprie crisi. 

La formula è quella biblica dello “scegliere la vita”. Murray osserva che i soldati incontrati a Gaza e in Libano non combattevano, nella sua interpretazione, perché amassero la morte, ma per difendere la possibilità di condurre una vita normale, costruire una famiglia e preservare la propria società.  

Nel libro lei insiste molto non soltanto sul 7 ottobre, ma sulla reazione occidentale al 7 ottobre. Perché ritiene che Israele abbia ricevuto una solidarietà molto più breve rispetto ad altre vittime di attentati terroristici?  

“Credo ci siano diversi fattori. C’è stato certamente un lavoro di propaganda, anche sui social media, per avvelenare il dibattito politico contro Israele. Ma c’è anche un elemento più profondo, legato a come si racconta - in modo totalmente scorretto - la nascita e la legittimità dello Stato di Israele. Un peccato originale che rende gli israeliani meno meritevoli di simpatia. Il risultato è che persino chi ovviamente condanna lo stupro di gruppo o l’assassinio di giovani donne a un festival musicale possono provare meno empatia per quella vittima se è israeliana di quanta ne proverebbero se fosse italiana o parigina. È qualcosa con cui dobbiamo fare i conti”.  

C’è anche un problema generazionale? Questo elemento è ancora più marcato tra i giovani.  

“Gli ultimi sopravvissuti alla Shoah stanno scomparendo e, insieme a loro, vediamo ritornare forme di odio che le persone forse non osavano esprimere nello stesso modo quando quella generazione era ancora presente. C’è una tentazione di dire: abbiamo sentito parlare abbastanza dell’Olocausto, ci avete fatto sentire in colpa abbastanza a lungo e ora non vogliamo più sentirci colpevoli. Più quegli eventi arretrano nella storia, più diventa facile farlo”.  

“Penso che esista anche una ragione psicologica per la quale alcuni europei desiderino credere che gli israeliani stiano commettendo crimini di guerra o un genocidio: poter dire ‘vedete, alla fine lo abbiamo fatto tutti, possiamo smettere di tormentare noi stessi per quello che è successo nel Novecento’. Siamo in piena disconnessione morale dell’Occidente”.  

È su questo terreno che Murray si è scontrato sempre più apertamente anche con una parte della destra americana. Lo spartiacque è Israele. 

Il caso più evidente è Tucker Carlson. L’ex volto di Fox News ha appena presentato un manifesto in dieci punti per il futuro degli Stati Uniti, nel quadro di una crescente rottura con Donald Trump e con la tradizione repubblicana più interventista. Il decalogo propone un’America “fair, sovereign, productive, beautiful, healthy, honest, optimistic, wise, decent and united”: tra le misure indicate ci sono la ricostruzione dell’industria nazionale, uno stop all’immigrazione nell’attesa di capire l’impatto dell’AI sul mercato del lavoro, la desecretazione di documenti governativi e la fine di quelli che Carlson considera vincoli eccessivi imposti dagli alleati. In due dei dieci punti Israele entra direttamente nell’argomentazione: Carlson sostiene che lo Stato ebraico avrebbe trascinato Washington nella guerra con l’Iran e chiede di interrompere gli aiuti agli alleati accusati di genocidio.  

La polemica fra i due non nasce oggi. Murray ha già accusato Carlson e Candace Owens di avere alimentato teorie del complotto sull’assassinio di Charlie Kirk, considerate senza fondamento  

Lei ha criticato duramente Tucker Carlson. Oggi sembra esserci un punto di contatto tra una parte della sinistra radicale americana e una parte della nuova destra: Israele. Come lo spiega?  

“Si uniscono sulla questione degli ebrei e di Israele. L’antisemitismo e l’anti-israelismo sono un virus mentale. Guardate l’ultimo monologo di Carlson. Ha questi dieci punti per salvare l’America e non riesce a smettere di parlare degli ebrei. È una pista complottista nella quale finiscono persone non particolarmente brillanti che però credono di esserlo. Diventa una spiegazione universale, una causa universale. Nei periodi complicati è una cosa tremendamente attraente: invece di risolvere l’economia, i prezzi delle case, l’immigrazione o qualsiasi altra questione, puoi dare la colpa agli ebrei. È facile”.  

Questa frattura entrerà nella campagna americana per le elezioni di metà mandato a novembre?  

“Assolutamente sì. È già presente tra alcuni candidati dell’estrema destra. Trump in realtà rappresenta un argine, non ha alcuna simpatia per quel tipo di argomentazione. Ma ci sono persone molto più a destra di lui, compresi alcuni suoi ex sostenitori, che giocano con questo materiale oscuro, esplosivo. Ma il fenomeno è ancora più pervasivo nella sinistra radicale, tra i Democratic Socialists of America. Parlano solo di Gaza e Israele, come i loro omologhi britannici. Possono essere candidati a un consiglio municipale di una cittadina dell’Oregon o dell’Inghilterra del Nord e sembra che stiano facendo campagna a Gaza City. Perché è la questione che mobilita quella parte dell’elettorato. Che purtroppo non capisce che schierandosi con Hamas ha scelto quei culti della morte che vogliono cancellare i diritti che loro credono di difendere”. 

 

 

10 ago 2026

Nepal, ritrovati corpi cinque alpinisti dispersi dopo valanga a novembre: tra loro due italiani

10 ago 2026

Terremoto in Colombia oggi, violenta scossa di magnitudo 7.4: feriti e crolli, sospesi voli in sei aeroporti

(Adnkronos) - Una forte scossa di terremoto di magnitudo 7.4 è stata registrata nel primo pomeriggio di oggi (ora italiana) in Colombia, alle 7:34 ora locale, come riporta l'istituto statunitense Usgs. Secondo quanto reso noto dal Servizio Geologico Colombiano (SGC) l'epicentro è stato registrato a San José del Palmar, nel dipartimento di Chocó, a circa 280 chilometri a ovest di Bogotá, nella parte occidentale del Paese sudamericano, a una profondità di circa 100 chilometri. Esclusa al momento la minaccia tsunami per la costa pacifica colombiana.  

 

"C'è stato un grave evento sismico nel dipartimento di Chocó. Siamo preoccupati per le scosse di assestamento. Sebbene l'epicentro sia stato a San José del Palmar, si registrano feriti e gravi danni agli edifici anche nel capoluogo, Quibdó. Stiamo già valutando i danni per poter redigere il primo rapporto ufficiale", ha detto la governatrice Nubia Carolina Córdoba in un messaggio diffuso tramite i social media.  

Il sisma è stato talmente violento da essere stato avvertito anche in altri Paesi dell'America Latina, da Panama fino a Quito, in Ecuador. Come riporta il quotidiano locale El Tiempo, evacuazioni sarebbero in corso a Bogotá, Eje Cafetero, Tolima, Huila, Valle del Cauca, Manizales, e Medellín. "Al momento non si segnalano feriti né danni strutturali, solo alcune crepe negli edifici", ha dichiarato il sindaco della Capitale, Carlos Galán su X. Le autorità invitano tutti i cittadini a mantenere la calma e a informarsi solo attraverso i canali ufficiali. 

Il presidente Abelardo De La Espriella ha annunciato che si recherà personalmente a Pereira per seguire l'emergenza provocata dal forte terremoto che ha colpito il Paese. Il capo dello Stato ha inoltre ordinato la convocazione di un Posto di comando unificato (Pmu) per coordinare gli interventi nelle aree maggiormente colpite dal sisma. "Ho chiesto al direttore dell'Unità nazionale per la gestione del rischio di disastri (Ungrd) un rapporto dettagliato sulla situazione e sulle necessità più urgenti - ha dichiarato De La Espriella, citato da El Tiempo - Sarò inoltre personalmente a Pereira per stare vicino alle persone colpite e verificare la risposta del governo. Non siete soli. Lo Stato è presente e sta intervenendo". 

Il Servizio Geologico Colombiano ha segnalato anche una scossa di assestamento di magnitudo 4.6 nel comune di Nóvita, nello stato di Chocó. L'evento è stato segnalato alle 8:18 e, secondo il rapporto preliminare, è stato superficiale. Intanto, le autorità hanno sospeso i voli in sei scali aeroportuali. L'Autorità per l'aviazione civile colombiana ha riferito che sono stati segnalati danni negli aeroporti di Pereira, Manizales, Quibdo, Armenia, Cartago e Buenaventura. 

 

10 ago 2026

Spagna, oltre 1000 viaggiatori italiani identificati ai controlli

(Adnkronos) - Il numero dei viaggiatori provenienti dall'Italia che sono stati identificati all'arrivo negli aeroporti spagnoli dalla mattina di sabato scorso, quando sono entrati in vigore i controlli di frontiera disposti da Madrid in risposta a quelli predisposti dall'Italia ai confini aerei e marittimi con la Spagna per la crisi di Ceuta, ha già superato le mille persone, secondo dati forniti oggi dal ministero dell'Interno spagnolo. 

Il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere negli aeroporti e nei porti con collegamenti diretti tra Spagna e Italia è entrato in vigore alle ore 24 di venerdì scorso. 

Il governo ha adottato questa misura, inizialmente prevista fino al 7 settembre, in seguito al rifiuto dell'Italia di revocare la sospensione della Spagna dall'area Schengen, imposta dopo la crisi migratoria di Ceuta del 30 luglio tramite controlli alle frontiere aeree e marittime. 

Dall'inizio dei controlli fino a mezzogiorno di oggi, sono stati identificati complessivamente 1.033 viaggiatori, a bordo di 58 voli. All'operazione hanno partecipato 109 agenti. 

La maggior parte di questi voli (18) è atterrata all'aeroporto El Prat de Llobregat di Barcellona, dove sono stati identificati complessivamente 552 cittadini, con l'impiego di 29 agenti. 

Il secondo aeroporto con il maggior numero di controlli è stato l'Adolfo Suárez-Madrid Barajas, dove 223 persone provenienti da 18 voli sono state fermate per esibire i propri documenti da 17 agenti. 

I restanti cittadini italiani che hanno dovuto sottoporsi alla procedura di identificazione lo hanno fatto a Valencia (65 passeggeri da tre voli), Alicante (61 passeggeri da 14 voli), Siviglia (49 passeggeri da otto voli), Malaga (43 passeggeri da cinque voli) e Bilbao (40 passeggeri da cinque voli). 

Il rapporto fornito dal ministero dell'Interno non include ancora i dati relativi alle navi da crociera in arrivo nelle comunità autonome, né quelli relativi a porti e aeroporti delle Isole Canarie e Baleari. Questi dati saranno resi noti a partire da domani. 

 

10 ago 2026

Carburanti, frodi e prezzi nel mirino della Guardia di Finanza: sequestrate 20mila tonnellate, 265 denunciati

(Adnkronos) - Negli ultimi 5 mesi conclusi circa 4.800 interventi, 20mila tonnellate di prodotti energetici sequestrati e 265 denunciati: è il bilancio dei controlli della Guardia di Finanza che, anche in collaborazione con il Garante per la sorveglianza prezzi presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha intensificato l’azione di vigilanza nel settore dei carburanti con l’obiettivo di garantire la trasparenza del mercato, tutelare consumatori e imprese regolari e contrastare ogni fenomeno illecito. 

Riguardo alla lotta alle frodi, nel corso del 2026, dall'1 marzo al 31 luglio 2026, i reparti del Corpo hanno concluso 1.371 interventi in materia di accise sui prodotti energetici, denunciando all’autorità giudiziaria 265 persone, sottoponendo a sequestro oltre 20 milioni di chilogrammi di prodotti energetici e accertando consumi in frode per oltre 6,5 milioni di chilogrammi. Nel mirino, sottolineano le Fiamme Gialle, il contrasto ai cosiddetti 'designer fuels', ossia "prodotti petroliferi fraudolentemente qualificati con denominazioni diverse per eludere gli obblighi fiscali, l’individuazione di depositi clandestini e distributori abusivi, nonché la scoperta di sistemi organizzati finalizzati alla commercializzazione illecita di carburanti destinati a impieghi agevolati". 

Sul fronte della trasparenza, dal 1° marzo al 31 luglio 2026 sono stati eseguiti 3.428 interventi nei confronti degli impianti di distribuzione stradale, con 2.279 violazioni contestate a 937 operatori. In particolare, riferisce sempre la Guardia di Finanza, sono emerse "irregolarità relative alla mancata esposizione dei prezzi e alla difformità tra i valori comunicati e quelli effettivamente praticati". 

I dati diffusi dalla Guardia di Finanza confermano purtroppo i timori espressi dal Codacons nelle ultime settimane e la necessità delle verifiche chieste dall'associazione sul mercato dei carburanti. Dal 1° marzo al 31 luglio 2026 le Fiamme Gialle hanno concluso 1.371 interventi in materia di accise sui prodotti energetici, con 265 persone denunciate, oltre 20mila tonnellate di prodotti sequestrate e più di 6,5 milioni di chilogrammi di consumi in frode accertati. 

Sul fronte della trasparenza dei prezzi alla pompa sono stati invece eseguiti 3.428 controlli, con 2.279 violazioni contestate a 937 operatori, comprese irregolarità sulla mancata esposizione dei prezzi e difformità tra i valori comunicati e quelli effettivamente praticati. 

Numeri che assumono un peso ancora maggiore nel pieno degli spostamenti estivi e in vista del controesodo di fine agosto.  

Il Codacons nelle ultime settimane aveva chiesto di intensificare controlli e verifiche sulla filiera, anche alla luce delle anomalie registrate nell'andamento dei listini alla pompa. I risultati della Guardia di Finanza confermano purtroppo quanto fosse necessario accendere un faro sul settore. 

Chiediamo quindi controlli a tappeto in tutta Italia e un'intensificazione delle verifiche in vista del controesodo, non solo presso i distributori ma lungo l'intera filiera, per individuare eventuali anomalie e verificare la corretta formazione dei prezzi. 

Di fronte a numeri simili non è possibile abbassare la guardia: nelle settimane in cui milioni di italiani torneranno sulle strade, ogni possibile irregolarità deve essere individuata e fermata tempestivamente. 

Le dichiarazioni del Codacons sui dati diffusi dalle Fiamme Gialle arrivano anche dopo i controlli che la Guardia di Finanza aveva effettuato in stazioni di rifornimento prese a campione a Roma e Provincia la scorsa settimana a seguito dell'inchiesta dell'Adnkronos sul fenomeno del carburante impuro e annacquato. Il bilancio è stato pesante: oltre dieci tonnellate di carburante irregolare, con sanzioni per 20mila euro e circa il 20% degli impianti controllati risultato irregolarole solo nella Capitale. Il fenomeno sta registrando una crescita esponenziale nell'ultimo periodo, come confermato all'Adnkronos da molti meccanici che ricevono nelle loro officine auto e moto danneggiate da benzina e diesel non a norma: “In cinquant’anni – hanno detto ai microfoni di Adnkronos – non abbiamo mai visto tanti casi”. 

10 ago 2026

Trovato accordo tra Del Vecchio e Soldati su affidamento della figlia

(Adnkronos) - Accordo trovato tra Leonardo Maria Del Vecchio e l’ex compagna Sara Soldati sull’affidamento della figlia di un anno. I dettagli della soluzione condivisa - valida fino al 16 settembre - sono stati presi dalla stessa coppia davanti al giudice civile del tribunale di Milano della sezione Famiglia. Soddisfatti entrambi i genitori.  

“Vado a prendere mia figlia, voglio solo vederla. Sono soddisfatto, si torna all’accordo tanto odiato che era ed è il meglio per la bambina”, le parole che Del Vecchio ha pronunciato, con un sorriso aperto, dopo aver trovato l'intesa con l’ex compagna.  

“Sono contenta dell’accordo raggiunto”, le poche parole che Sara Soldati, assistita dall’avvocata Annamaria Bernardini de Pace, ha pronunciato dopo l’accordo. 

In sostanza si ritorna al precedente accordo per cui i genitori si alternano ogni sette giorni al fianco della bambina, con la possibilità di interagire con lei in maniera libera nell'interesse della minore. La piccola sarà stabile in una residenza estiva indicata dalla coppia e sarà il genitore a 'raggiungerla', in attesa di ridiscutere il 16 settembre davanti al giudice civile l'intesa raggiunta. Una stabilità abitativa che soddisfa entrambi i genitori. L'accordo non prevede nessuna intesa economica. 

"E' inaudito che si possa fare scempio della professione in questi termini, scrivendo in un atto giudiziario che una figlia sia in pericolo di vita quando è in compagnia del padre, invocare provvedimenti urgenti ed emergenziali, e poi allo show down fare impunemente retromarcia. Non può tollerarsi la libertà di diffamare neanche per decani della professione", affermano all'Adnkronos gli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, difensori di Del Vecchio. 

L'ufficio stampa di Leonardo Maria Del Vecchio definisce i termini dell'accordo: "La decisione odierna consente di archiviare le ricostruzioni e le accuse circolate nelle ultime settimane nei confronti di Leonardo Maria Del Vecchio, comprese quelle che ne avevano messo in discussione l’affidabilità come padre. Alla luce dell’assetto stabilito dal giudice, tali rappresentazioni risultano oggi smentite nei fatti dalla decisione assunta, che riconosce a Del Vecchio il suo ruolo genitoriale nella quotidianità della figlia". 

Il provvedimento stabilisce un regime paritetico di permanenza della bambina con entrambi i genitori. Nello specifico, la sentenza prevede che la bambina trascorrerà una settimana con il padre e una settimana con la madre, garantendo a entrambi una presenza piena e continuativa nella vita della minore. "Contestualmente alla nuova decisione del giudice, decade l’accordo in essere tra le parti ma, nella sostanza, viene ripristinato il regime già adottato, con una gestione condivisa della bambina tra i due genitori" si legge in una nota. 

L’assetto è stato raggiunto "anche grazie al lavoro degli avvocati di Leonardo Maria Del Vecchio, Daniela Missaglia e Domenico Aiello, sulla base della proposta che lo stesso Del Vecchio aveva già avanzato a suo tempo, nel primario interesse della bambina e a tutela della sua serenità". Si tratta di un provvedimento "di natura provvisoria e temporanea, destinato a disciplinare la gestione della piccola sino al 16 settembre". 

10 ago 2026

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