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Pasolini, Dacia Maraini: "Bene che si riapra il caso, il Paese ha bisogno di verità"

(Adnkronos) - "Mi fa piacere che si riapra il caso Pasolini perché il Paese ha bisogno di verità e la verità fa bene a un Paese". Sono le parole con cui Dacia Maraini - interpellata dall'AdnKronos - commenta la notizia della riapertura da parte della Procura di Roma del caso della morte dell'intellettuale ucciso a Ostia nel 1975. "Pino Pelosi - ricorda la scrittrice e grande amica dell'autore di 'Ragazzi di vita' - disse anche prima di morire che non era stato lui a uccidere Pasolini. E poi tra Pasolini e chi lo ha ucciso c'è stato un corpo a corpo violentissimo. Pier Paolo era coperto di sangue e invece Pelosi, appena si allontanò dal cadavere, non aveva neanche una goccia di sangue. Abbiamo visto la fotografia", ricorda Maraini che osserva: "Era chiaro fin dall'inizio che non è stato lui. Però ancora non sappiamo chi è stato a uccidere Pasolini ed è ancora un mistero. Non sappiamo chi è stato, chi ha voluto la sua morte, chi stava dietro e chi erano i killer".  

 

"Cinquantuno anni sono una vita. Speriamo che sia la volta buona anche se, sinceramente, ho i miei dubbi". La pensa così il produttore cinematografico Pietro Valsecchi che con l'AdnKronos commenta la riapertura del caso. Valsecchi che nel 2022 ha acquistato la prima abitazione romana dell'autore di 'Ragazzi di vita', in Giovanni Tagliere 3, nella zona Rebibbia, e l'ha poi donata al ministero della Cultura che ne ha fatto un museo, ricorda che "sul delitto Pasolini si è indagato tanto, sono venute fuori tante cose, ma fino in fondo non si è mai capito cosa sia successo quella notte. Ben venga quindi la riapertura del caso, sperando che ci siano elementi utili per arrivare alla verità, capire se Pelosi fosse solo, se ci fossero altri e cosa accadde davvero". 

 

2 nov 2026

Ballando con le Stelle, l'exploit di Manuela Moreno: dall'occhio nero alla presa da record

(Adnkronos) - L'occhio nero per una gomitata, durante le prove e i capelli impigliati nella giacca del maestro di ballo con cui fa coppia non hanno impedito a Manuela Moreno di entrare nella storia di 'Ballando con le Stelle' per la chiusura della sua esibizione, issata in aria con la presa su una sola mano di Carlo Aloia, ma eseguita prima nello show del sabato di Rai1.  

Tutto è iniziato venerdì, quando durante le prove del Cha Cha sulle note di 'Thriller', con costumi e scenografia tutti ispirati ad Halloween (la messa in onda di sabato 31 ottobre ha coinciso con la Notte delle Streghe), il maestro Aloia in un momento della coreografia che preveda l'incrocio delle braccia con quelle della sua allieva ha involontariamente colpito col gomito l'occhio sinistro della giornalista Rai, come lei stessa ha raccontato oggi in un post su Instagram accompagnato da un video dell'incidente che mostra anche l'occhio nero con cui si è svegliata sabato mattina.  

 

 

Poi sabato sera, durante l'esibizione avvenuta a tarda notte dopo una lunga attesa nella sala delle stelle tra un riscaldamento e l'altro per non perdere la concentrazione, è successo un altro imprevisto che ha per qualche secondo messo a dura prova la tenuta del ritmo del ballo: i capelli di Manuela Moreno si sono impigliati nella giacca del maestro e la giornalista non ha avuto altra scelta che strappare con un movimento rapido della testa le extension, rimaste impigliate. Anche questo momento è stato immortalato dalle telecamere ma è sfuggito ai più, anche se a riguardare il video postato sui social della concorrente si vede a un certo punto una ciocca di capelli penzolante.  

Per fortuna i due, sempre più affiatati, non hanno tardato a rientrare in sintonia per il gran finale con Manuela Moreno issata in aria su una sola mano dal maestro Aloia. 

 

Appena finita l'esibizione, secondo il racconto raccolto dall'Adnkronos tra i presenti, Manuela Moreno ha commentato ironica: "È stata davvero un'esibizione da 'Thriller'... D'altronde è la notte del terrore...".  

Alla fine della serata, nonostante i giudici non avessero fatto sconti per l'incertezza di alcuni passi dopo l'inconveniente dei capelli, i due si sono qualificati per proseguire la gara almeno fino a sabato prossimo. Ancora non è noto su quale ballo Manuela Moreno e Carlo Aloia si cimenteranno il 7 novembre, dopo aver affrontato nella prima puntata un Quick-step, nella seconda un Boogie, nella terza un Tango, nella quarta un sensuale e discusso Samba e nella quinta appunto un Cha Cha al cardiopalma.  

2 nov 2026

L'Udinese esonera Runjaic, e sceglie Paolo Zanetti

2 nov 2026

Napoli, 25enne svedese viveva da sei mesi nell'aeroporto Capodichino: ora è in una struttura del Comune

2 nov 2026

Brenner: "Il controspionaggio non riguarda più solo i governi, anche le aziende sono nel mirino"

(Adnkronos) - La Russia potrebbe lanciare attacchi fortemente destabilizzanti contro un Paese della Nato nei prossimi tre-cinque anni. La probabilità, secondo Joel Brenner, è "molto alta". E mentre Mosca si prepara a mettere alla prova la tenuta dell'Alleanza Atlantica, Pechino potrebbe avere tutto l'interesse a evitare una guerra, persino su Taiwan, perché la competizione con l'Occidente sta già evolvendo a suo favore. 

È un quadro tutt'altro che rassicurante quello tracciato in un'intervista all'Adnkronos da Brenner, già National Counterintelligence Executive degli Stati Uniti, ispettore generale della National Security Agency (Nsa), oggi docente al Massachusetts Institute of Technology (Mit) e membro dell'Advisory Board di Highground, che si riunirà a Roma in occasione degli HG Dialogues. Un uomo che ha passato buona parte della propria carriera a occuparsi delle minacce alla sicurezza americana e che oggi individua il principale pericolo per l'Occidente nelle sue stesse debolezze. 

Lei sostiene che la minaccia più grave per le democrazie occidentali arrivi oggi proprio dalle loro fragilità interne, che possono essere sfruttate dalle potenze autoritarie. È questo il principale problema dell'Occidente?  

"La questione dei punti di forza e di debolezza delle società aperte rispetto a quelle autoritarie non è nuova. Era forse il problema filosofico fondamentale della prima metà del Novecento. Negli anni Trenta, quando le economie liberali crollarono, molti pensavano che il futuro sarebbe stato fascista o comunista: in entrambi i casi, una soluzione autoritaria all'incapacità delle società aperte di risolvere i propri problemi strutturali. 

Oggi stiamo assistendo a qualcosa di simile. Il mondo è più disorganizzato e instabile che in qualsiasi momento dalla fine della Seconda guerra mondiale e, con l'eccezione di alcune settimane durante la crisi dei missili di Cuba del 1962, anche più pericoloso. 

Il problema fondamentale dell'Occidente è la difficoltà ad affrontare questa sfida, per ragioni sia culturali sia strutturali. C'è un profondo risentimento sociale verso le élite di governo, accompagnato da una sorta di ripiegamento su se stesse delle democrazie dei consumatori. I romani parlavano di panem et circenses. Oggi abbiamo i sussidi pubblici e, al posto dei giochi del circo, TikTok e altre forme di intrattenimento superficiale. Anche il settore privato riflette questa ricerca della gratificazione immediata, con l'ossessione per i risultati trimestrali e l'incapacità di programmare sul lungo periodo. 

Abbiamo poi costruito una cultura politica che enfatizza i diritti senza attribuire altrettanta importanza ai doveri e agli obblighi verso la collettività. Le generazioni più giovani conoscono poco la propria storia e il funzionamento delle istituzioni. Nel frattempo, tra le persone immensamente ricche si è diffusa un'ideologia contraria all'intervento pubblico, che non riconosce nemmeno allo Stato il compito di definire obiettivi collettivi. 

E poi ci sono le disuguaglianze, con concentrazioni di ricchezza straordinarie e multinazionali che dispongono di risorse e potere superiori a quelli di molti governi. A tutto questo si aggiungono le migrazioni, aggravate dai cambiamenti climatici e sfruttate anche dalla Russia come strumento di pressione sull'Europa. Non sorprende che assistiamo alla crescita dell'estrema destra in tutto l'Occidente". 

La Cina sta cercando di rafforzare la propria capacità di attrazione in Europa, soprattutto presso imprese, università e centri di ricerca. Gli Stati Uniti sembrano invece avere perso parte della loro capacità di proporre un modello. Sta venendo meno il legame culturale e politico tra le due sponde dell'Atlantico?  

"La storia degli Stati Uniti e dell'Europa è, per molti versi, la storia di una comunità nordatlantica. Abbiamo origini culturali comuni, ma questo racconto sta cominciando a cambiare, anche per effetto delle trasformazioni demografiche americane. Ci sono cittadini provenienti dalla Somalia o dall'America Latina che si chiedono perché dovrebbero interessarsi all'Ucraina quando gli Stati Uniti hanno mostrato scarso interesse per le regioni da cui provengono. 

Durante la Guerra fredda avevamo capito che era essenziale avere una storia da raccontare. Non soltanto l'economia occidentale era enormemente più forte di quella sovietica, ma avevamo anche un racconto migliore. E quel racconto piaceva. Piace ancora: le persone continuano a voler venire in Europa e negli Stati Uniti. 

Il problema è che oggi non lo stiamo raccontando. Negli Stati Uniti siamo stati governati da un'amministrazione che ha abbandonato le istituzioni internazionali attraverso le quali si esercita l'influenza. Ma l'atteggiamento mostrato agli altri popoli non è una caratteristica americana: è una caratteristica di chi ci governa oggi". 

Pensa che, con una diversa amministrazione americana, sia possibile tornare a un rapporto più forte con l'Europa? O qualcosa è cambiato definitivamente?  

"Dobbiamo fare attenzione all'espressione 'tornare indietro'. Potremmo avere una nuova amministrazione democratica, orientata alla cooperazione internazionale, ma non torneremo a quello che avevamo prima. Quando Trump venne eletto nel 2016 e poi arrivò Biden, pensammo che tutto fosse tornato alla normalità. Non succederà di nuovo.  

Credo però che sia molto probabile l'arrivo di una nuova amministrazione che comprenda quanto la forza dell'Occidente dipenda dalle sue alleanze. Non penso che continueremo ad avere questa visione estremamente transazionale dei rapporti internazionali. L'Europa richiederà comunque l'attenzione degli Stati Uniti, che agli americani piaccia oppure no. E Vladimir Putin avrà molto da dire al riguardo". 

Come stanno interpretando Cina e Russia le debolezze occidentali?  

"Credo che cinesi e russi stiano traendo lezioni molto diverse da quello che sta accadendo. Se fossi Xi Jinping, l'ultima cosa che vorrei in questo momento sarebbe una guerra. Le guerre sono rischiose, pericolose, e gli Stati Uniti, anche quando vengono considerati un soggetto imprevedibile, restano un soggetto imprevedibile molto potente. Per la Cina le cose stanno andando nella direzione giusta. Perché rischiare una guerra, persino su Taiwan? Nessuno sa come andrebbe a finire. Le forze armate cinesi si stanno modernizzando rapidamente, ma quelle americane rimangono enormemente potenti. Se fossi Xi, non vorrei scommettere sull'esito di un conflitto. 

La Russia vede il mondo diversamente. Putin ha giocato molto, molto bene una mano debole. Il suo Paese gli sta cadendo a pezzi intorno, ma dispone ancora di forze armate potenti, che sono migliorate notevolmente rispetto alla débâcle del febbraio e marzo 2022, quando sembravano incapaci persino di allacciarsi le scarpe. Credo che la probabilità di attacchi russi davvero destabilizzanti contro un Paese Nato nei prossimi tre-cinque anni sia molto alta. 

Mosca vede un'Unione europea squilibrata, bloccata dalla regola dell'unanimità e incapace di prendere decisioni significative negli affari internazionali. E vede anche una Nato in difficoltà. Già dieci o quindici anni fa, nelle riunioni dell'Alleanza, si sentivano domande del tipo: andremmo davvero in guerra per difendere questo o quel Paese? Putin capisce perfettamente queste debolezze. È un uomo del judo, sa che tutto si basa sull'equilibrio. Credo che vedremo l'intera alleanza difensiva sottoposta a una prova molto seria. Non conosco nessuno che pensi che i russi non tenteranno qualcosa del genere entro cinque anni. Alcuni parlano di tre. La Cina è il nostro concorrente più importante per il benessere e la posizione complessiva dell'Occidente nel mondo, ma la Russia rappresenta probabilmente il problema più urgente". 

L'AI sta trasformando anche il lavoro delle agenzie di intelligence. Il vantaggio americano nelle tecnologie più avanzate si tradurrà in una superiorità strategica rispetto alla Cina?  

"Non conosco la risposta a queste domande. Nessuno la conosce. Ma penso che ci stiamo concentrando eccessivamente su chi sia in testa nella corsa all'AI, su chi possieda il chip migliore o il modello leggermente più avanzato. Una cosa nella quale i cinesi sono sicuramente più bravi di noi è la diffusione delle tecnologie e la loro applicazione nell'economia e nella società. Credo che questo sia importante quanto la capacità di sviluppare i sistemi più sofisticati. Gli europei amano parlare di sovranità tecnologica e digitale, sostenendo di possederla o di volerla conquistare, ma non hanno né l'una né l'altra. 

Lo dico da amico dell'Europa: non potete uscire da questo problema a colpi di regolamenti. Dovete uscirne innovando. E non credo che l'Europa sia oggi nelle condizioni di farlo. È troppo affezionata alla regolamentazione di ogni cosa. Alcune delle caratteristiche che rendono l'Europa un posto meraviglioso in cui vivere derivano proprio da quelle regole, ma stanno anche frenando la crescita nei modi peggiori. La maggior parte dei Paesi europei è un pessimo posto in cui avviare un'impresa. La pressione fiscale è altissima e gli ostacoli regolamentari sono molto pesanti". 

Quanto all'intelligence, l'AI potrà davvero aiutare i governi ad anticipare crisi e minacce? Il giudizio umano resterà indispensabile?  

"Tutti utilizzano l'AI. La usano i miei studenti, la uso io e naturalmente la utilizzano le agenzie di intelligence per elaborare enormi quantità di informazioni che altrimenti non potrebbero essere analizzate e sintetizzate. È anche uno strumento straordinariamente utile per comprendere come cambiano i risultati quando si modificano determinate variabili. Per la pianificazione militare, per esempio, è estremamente prezioso. 

Ma l'idea che l'AI sia un oracolo capace di guardare nel futuro è un mito. Utilizzarla senza il controllo di un giudizio umano esperto è molto pericoloso per qualsiasi decisione strategica. Credo che l'elemento umano resterà indispensabile per sempre. L'AI è un generatore di probabilità estremamente sofisticato. Può essere addestrata soltanto su ciò che è già accaduto nel mondo, non sul futuro. 

Come ci ricordano gli intermediari finanziari, i risultati passati non garantiscono quelli futuri. Naturalmente il passato ci aiuta a capire ciò che potrebbe accadere, ma non lo determina. Il mondo è pieno di sorprese e non credo che l'AI eliminerà la possibilità di essere colti di sorpresa. Può arricchire la nostra riflessione sugli scenari futuri, ma non dirci che cosa accadrà. Inoltre è vulnerabile all'avvelenamento dei dati e alla disinformazione, che la stessa AI può produrre a velocità sempre maggiore. Il bisogno di giudizio umano non scomparirà". 

Oggi si parla sempre più spesso di sicurezza economica e di un approccio che coinvolga l'intera società, comprese le imprese private. Quanto è cambiata la responsabilità del settore privato nella sicurezza nazionale?  

"Quando ero responsabile delle politiche di controspionaggio del governo americano, dicevo alle aziende che il controspionaggio era stato a lungo un problema dei governi, ma ormai era diventato anche un loro problema. Perché le imprese hanno segreti da proteggere, operazioni da difendere, e ci sono attori che vogliono rubare quei segreti e interrompere quelle attività. Nelle società aperte occidentali, la maggior parte di ciò che chiamiamo infrastrutture critiche è controllata dal settore privato: reti elettriche, sistemi finanziari, trasporti, petrolio, gas ed energia. Sono sistemi dai quali dipende il funzionamento dei nostri Paesi e che, durante una guerra o nella fase che la precede, verrebbero attaccati. 

Il problema è che i consigli di amministrazione e i dirigenti devono preoccuparsi dei risultati economici e degli azionisti. Ma i costi di un eventuale collasso di queste infrastrutture ricadrebbero sull'intera società, non soltanto sulle aziende proprietarie. E quei costi non vengono adeguatamente considerati. I governi devono quindi occuparsi molto di più delle vulnerabilità nazionali create dalle debolezze delle imprese private. È un problema con cui mi confronto da circa vent'anni. L'Europa è più propensa degli Stati Uniti a regolamentare, ma applica le regole in modo discontinuo. Mi è capitato di incontrare aziende, anche in Germania e in Giappone, i cui responsabili della sicurezza sapevano di non essere in grado di proteggere le reti informatiche, mentre i vertici non volevano nemmeno sentirne parlare. 

Ho l'impressione che le grandi imprese americane oggi siano più consapevoli del problema rispetto a quelle europee, anche se è difficile generalizzare. In Europa, comunque, c'è ancora molto da fare. E i russi stanno contribuendo a far capire la gravità del problema a chi prima non voleva vederlo. Basta guardare quello che sta succedendo in Ucraina". 

2 nov 2026

Arrestato per l'omicidio della moglie a Verona, Nadir Rossi non risponde al gip: respinta richiesta di domiciliari

(Adnkronos) - Si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio di garanzia svoltosi stamattina nel carcere di Montorio a Verona, Nadir Rossi, l’ex infermiere di 35 anni arrestato giovedì scorso con l'accusa di aver ucciso, a Bussolengo due anni fa, la moglie Jessica Dalla Chiara somministrandole dell’insulina. Lo rendono noto i due legali dell’uomo che hanno anche chiesto la concessione degli arresti domiciliari per poter stare vicino alla figlia di 4 anni, richiesta che è stata respinta dal gip scaligero.  

L'uomo era stato arrestato e portato in carcere a Verona con l’accusa di omicidio premeditato e pluriaggravato della moglie trovata morta nella loro abitazione di Bussolengo la notte del 24 giugno 2024. L’indagine della Squadra mobile scaligera ha tratto origine prima dalla segnalazione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, sugli esiti di laboratorio post mortem, dai quali era emerso che i gravissimi e ripetuti episodi di ipoglicemia che avevano colpito la giovane donna non erano riconducibili a cause naturali, ma erano stati provocati da somministrazioni non terapeutiche di insulina dall’esterno. Poi dalle dichiarazioni dei genitori della vittima, che fin da subito hanno manifestato profondi e fondati dubbi sulle reali cause del decesso della figlia e sulla frettolosa gestione del corpo, subito cremato, da parte del genero. I riscontri investigativi e medico-legali hanno permesso di ricostruire un rilevante quadro indiziario.  

Secondo quanto appurato, l’indagato avrebbe sfruttato le proprie specifiche competenze professionali e la totale ed incondizionata fiducia della consorte per raggirarla più volte fino a ucciderla. Un primo tentativo si sarebbe verificato nella notte del 22 maggio 2024, quando la donna venne colpita da un arresto cardiaco causato da un’iniezione di insulina che le ridusse il tasso glicemico sotto il valore critico, portandola in coma farmacologico e in imminente pericolo di vita, da cui si salvò solo grazie al tempestivo intervento del Suem 118. Poi, durante il ricovero della moglie all’ospedale di Borgo Trento durato un mese, il marito - sfruttando la propria qualifica professionale per accedere indisturbato al reparto anche al di fuori degli orari di visita consentiti - avrebbe proseguito a somministrarle ulteriori dosi letali di insulina tramite i cateteri venosi a cui la donna era regolarmente collegata, provocandole altre tre crisi ipoglicemiche. 

Infine a casa, il 24 giugno 2024, a soli tre giorni dalle dimissioni della donna dall’ospedale, il marito le avrebbe somministrato l’ultima, fatale flebo di insulina, causandone la morte. A completare il quadro investigativo anche la cronologia delle ricerche su internet effettuate dall’uomo sul proprio smartphone sui sintomi dell’ipoglicemia grave, sulla diagnosi differenziale dell’iperinsulinismo e sulle metodiche tossicologiche forensi per il rilevamento di overdose da insulina. Ricerche cominciate diverse settimane prima che la moglie manifestasse i primi malesseri mentre pochi giorni dopo il decesso, avrebbe letto un saggio specialistico di medicina legale incentrato proprio sugli omicidi commessi da personale sanitario attraverso l’uso di farmaci ipoglicemizzanti. 

Inoltre, subito dopo la morte della moglie, per impedire qualsiasi autopsia, il marito avrebbe indotto in errore l’ufficiale di stato civile del comune di Bussolengo, procedendo alla distruzione del cadavere e alla tumulazione delle ceneri appena dopo il funerale. A incastrarlo anche intercettazioni telefoniche e ambientali. Nel corpo della moglie sono state trovate anche tracce di benzodiazepine per stordirla e praticarle le infusioni di insulina. Per completare la messinscena, l’uomo avrebbe riscritto tre volte una nota di ultime volontà trovata sul telefono della moglie, dove gli dava il via libera alla sua relazione extraconiugale. Il 35enne aveva poi anche incassato i soldi dell'assicurazione sulla vita della defunta moglie e a dicembre 2025 ha inscenato un finto tentativo di suicidio iniettandosi fentanyl e midazolam rubato in ospedale, che l'ha poi licenziato. Gli esami hanno rivelato che le dosi non erano fatali. 

2 nov 2026

La sicurezza nazionale passa anche dalle imprese: Highground, confronto tra intelligence, difesa e industria

(Adnkronos) - La sicurezza nazionale non si difende più soltanto con eserciti, diplomazia e intelligence. Passa anche attraverso i cavi sottomarini, le reti di telecomunicazione, i semiconduttori, le infrastrutture energetiche e le tecnologie digitali. In un mondo segnato dalla competizione tra grandi potenze, le imprese sono diventate protagoniste della sicurezza degli Stati, e il confine tra interessi economici e interessi strategici è sempre più sottile. 

È da questa trasformazione che prendono le mosse gli HG Dialogues 2026, in programma venerdì 6 novembre, dalle 14.30, all'Università Luiss Guido Carli di Roma. L'incontro, dal titolo Sicurezza nazionale, imprese e nuovi equilibri tra pubblico e privato, è promosso da HighGround, società italiana specializzata nell'analisi del rischio geopolitico e nella consulenza strategica, in collaborazione con la Luiss. Andkronos sarà media partner. 

Il punto di partenza è che la sicurezza nazionale ha ormai superato il suo perimetro tradizionale. La frammentazione geopolitica, la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e il ricorso crescente alla coercizione economica espongono le aziende a rischi che un tempo riguardavano prevalentemente i governi. 

La competizione tra potenze si combatte anche attraverso il controllo delle tecnologie, delle infrastrutture e delle risorse strategiche. In questo scenario, il settore privato è chiamato a svolgere un ruolo sempre più importante nella resilienza nazionale. 

Ma si pone anche una questione politica: come rafforzare la collaborazione tra Stato e imprese senza compromettere le libertà economiche e i principi delle democrazie liberali? È questo uno degli interrogativi centrali dell'iniziativa, concepita come un forum indipendente di confronto tra rappresentanti delle istituzioni, esperti di sicurezza e protagonisti dell'industria. 

I lavori saranno aperti da Gaetano Quagliariello, Dean della Luiss School of Government, e da Beniamino Irdi, fondatore e CEO di HighGround. Seguirà l'intervento introduttivo di Gianni Letta, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e membro dell'Advisory Board di HighGround. 

Il primo panel, dedicato al nuovo perimetro della sicurezza nazionale, vedrà confrontarsi Roberta Pinotti, già ministra della Difesa, Elliott Abrams, già vice consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Carmine Masiello, capo di Stato Maggiore dell'Esercito, e Raffaele Marchetti, direttore del Center for International and Strategic Studies. Modererà Giancarlo Loquenzi, conduttore di Zapping su Rai Radio 1. 

Al centro della discussione il ruolo delle istituzioni, i poteri di controllo pubblico, la protezione delle infrastrutture critiche e l'evoluzione degli strumenti normativi con cui gli Stati tutelano gli interessi strategici. 

Una sessione specifica sarà dedicata al ruolo del diritto nella competizione tecnologica, con Carlo Gagliardi, Emea Leader di Deloitte Legal, in conversazione con Giorgio Rutelli, vicedirettore di Adnkronos. 

Il secondo panel affronterà invece le conseguenze concrete della competizione geopolitica per il mondo produttivo. Interverranno i rappresentanti di Rheinmetall Italia, Pirelli e Sparkle. Modererà Gabriele Carrer, National Security Editor di Linkiesta. 

La discussione si concentrerà sulla protezione degli asset strategici, sulla capacità delle aziende di anticipare il rischio politico e sull'evoluzione del loro rapporto con i decisori pubblici. 

Le conclusioni saranno affidate a Vittorio Rizzi, direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS). 

L'evento si terrà presso l'Università Luiss Guido Carli, in viale Romania 32 a Roma. Informazioni e richieste di partecipazione sono disponibili sul sito ufficiale HG Dialogues. 

2 nov 2026

Fa il giro del mondo a piedi e torna dopo 28 anni, finita l'impresa straordinaria di Karl Bushby

(Adnkronos) - ''Un'impresa straordinaria''. Così il primo ministro britannico Andy Burnham ha salutato il ritorno a Hull, in Gran Bretagna, di Karl Bushby, ex paracadutista di 57 anni che ha camminato per 28 anni facendo il giro del mondo. Circa 50mila chilometri percorsi partendo da Punta Arenas in Cile quando aveva 29 anni e attraversando 29 Paesi e quattro continenti, con un periodo in detenzione in Russia. In tutto questo tempo Bushby si è attenuto a due regole: non tornare a casa finché non avesse completato la sua impresa e non utilizzare mezzi di trasporto per proseguire. E così ha stabilito il record di aver attraversato il mondo a piedi senza interruzioni.  

"Fare il giro del mondo a piedi, partendo dal Cile, è un'impresa di proporzioni davvero straordinarie", ha detto il primo ministro a Bushby in un messaggio personale. "Un esempio di coraggio, resilienza, perseveranza e spirito indomabile", ha scritto Burnham, che ha anche ringraziato Bushby per il suo servizio come soldato.  

"Il mondo è stato la mia rete di supporto", ha dichiarato Bushby ai media dopo un lungo abbraccio con la madre, spiegando che "c'erano persone che guidavano per otto ore, perfetti sconosciuti, pur di trovarmi e darmi da mangiare. Persone che mi hanno accolto nelle loro case, quando ero molto malato, e si sono prese cura di me fino a farmi guarire, e questo lo si può trovare anche tra i più poveri tra i poveri", ha detto, citando ad esempio i camionisti che gli lanciavano provviste dai finestrini in Cile. 

Il suo viaggio lo ha portato ad attraversare il mare ghiacciato dello stretto di Bering, tra l'Alaska e la Russia, e il Darien Gap in America Centrale. E' stato minacciato con una pistola, si è trovato faccia a faccia con un orso polare, è stato condannato per spionaggio, detenuto in Russia e condannato all'espulsione. "Ci sono stati momenti in cui ho pensato di essere davvero in difficoltà", ma ''ho sempre creduto in me stesso, nella capacità di trovare una soluzione". Spiegando di essere tornato in Gran Bretagna praticamente senza nulla, ''40-50 sterline in tasca'', a chi gli ha chiesto quali siano i suoi progetti per il futuro ha risposto: "Parto da zero. Ho un bel po' di lavoro da fare". 

"Il tuo percorso è durato quasi tre decenni, ha attraversato continenti e ti ha messo alla prova in modi che la maggior parte di noi può a malapena immaginare'', ha scritto Burnham a Bushby. "Oggi, tornando nella città che hai lasciato 28 anni fa, porti con te qualcosa di ben più grande di qualsiasi record mondiale o straordinario traguardo personale", ha aggiunto il premier britannico affermando che si tratta di una ''storia che dimostra cosa si può realizzare grazie a una straordinaria determinazione e fiducia in se stessi". 

 

2 nov 2026

Amich: "Ascolto è il primo contributo per prevenire il bullismo"

(Adnkronos) - “Il primo contributo che il Parlamento può offrire alla prevenzione del bullismo e del disagio giovanile è l’ascolto. Essere capaci di ascoltare, ad esempio, l’Osservatorio, le associazioni, il Terzo settore e le associazioni sportive per cercare di affrontare un tema difficile, come il bullismo, che non deve passare in secondo piano”. Lo ha detto Enzo Amich, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la sostenibilità digitale e la sovranità tecnologica, nel corso degli Stati generali dell’educazione e della prevenzione, organizzati alla Camera dei Deputati.  

“La Camera dei Deputati è il punto di ritrovo delle varie forze politiche. I temi dell’educazione e della prevenzione non hanno colore politico e devono essere affrontati in modo corale. Credo che sia fondamentale intervenire sui nostri ragazzi, cercando di proteggerli dal bullismo - spiega Amich - prima, tendenzialmente, si tornava a casa da scuola trovando sicurezza all’interno delle mura di casa. Ora, invece, attraverso i tablet e i social, il bullismo può arrivare a seguirti quotidianamente e in ogni momento”. 

“Di conseguenza, dobbiamo essere capaci di dare una prevenzione e legiferare, dando delle norme, insieme alle Associazioni e al Terzo Settore. L'Osservatorio nazionale fa un lavoro straordinario, raccogliendo tutto questo, insieme alla politica, per affrontare quelle dinamiche e cercare di risolverle. L'attuale momento storico è difficile e l'aggressione può essere confusa con una dimostrazione di forza quando, in realtà, è una grande dimostrazione di debolezza”, conclude. 

2 nov 2026

Pieretti (Roma Capitale): "Guidiamo i giovani verso un uso consapevole dell'Ai"

2 nov 2026

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