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Settimana della felicità sul lavoro, il test per capire se ci stiamo bene

(Adnkronos) - Possiamo essere soddisfatti di quello che facciamo e, allo stesso tempo, non stare davvero bene. A volte, infatti, è proprio il corpo a dirci che qualcosa è cambiato: dormiamo peggio, siamo più stanchi, facciamo fatica a concentrarci, avvertiamo tensioni ricorrenti o arriviamo al weekend senza riuscire a recuperare. In occasione della Settimana della felicità sul lavoro, che si celebra quest'anno dal 21 al 25 settembre, Doctolib ha coinvolto il medico di medicina generale Luca Manganiello per approfondire il rapporto tra soddisfazione professionale e benessere psicofisico e individuare i segnali da ascoltare e come distinguere una normale stanchezza da un affaticamento che, nel tempo, può diventare difficile da sostenere. "Possiamo parlare di reale benessere quando il lavoro non ci dà soltanto soddisfazione, ma contribuisce a trovare la migliore versione di noi stessi - spiega il medico - Possiamo essere molto soddisfatti professionalmente e, allo stesso tempo, essere cronicamente stanchi o sotto pressione. Il benessere è qualcosa di più ampio: riguarda la possibilità di lavorare con impegno senza consumare progressivamente le proprie risorse. Significa avere energia, riuscire a concentrarsi, mantenere relazioni positive, ma anche saper recuperare dopo una giornata impegnativa e avere spazio per la propria vita al di fuori del lavoro. Il vero indicatore, quindi, non è l'assenza di stress, ma la capacità di recuperare dopo lo stress". 

Per capire se stiamo mantenendo un buon equilibrio, Manganiello propone di porsi 3 domande: 1) Come sta il mio corpo durante e alla fine della giornata? Mi sento normalmente affaticato oppure arrivo sistematicamente a fine giornata con dolore, rigidità, mal di testa o una sensazione di esaurimento?; 2) Quello che sento è occasionale o è diventato la mia normalità? Un episodio può capitare. Se però dormiamo peggio, siamo costantemente stanchi o facciamo sempre più fatica a concentrarci, è utile chiedersi che cosa sia cambiato; 3) Riesco a recuperare? Una volta terminata la giornata, riesco a staccare e a ritrovare l'energia oppure la tensione continua anche fuori dall'orario di lavoro? "Stare bene al lavoro non vuol dire non avere stress o giornate difficili - avverte il medico - Significa riuscire ad attraversarle senza perdere la propria capacità di recuperare e avere energie residue per il resto della vita non lavorativa. Il corpo non ci dice se siamo 'felici' in senso assoluto, ma può segnalarci quando qualcosa sta cambiando". 

La stanchezza persistente "è il segnale che sottovalutiamo più spesso, proprio perché tendiamo a normalizzarla e a non accorgerci di eventuali segnali di sovraccarico", continua Manganiello. Anche il corpo può mandare segnali: spalle contratte, collo rigido, mascella serrata, mal di testa o difficoltà a rilassarsi "sono sintomi aspecifici, che possono avere molte cause, ma quando diventano frequenti e si associano alla giornata lavorativa meritano di essere ascoltati". 

Più che il singolo sintomo, però, conta osservare il cambiamento rispetto al proprio equilibrio abituale. "Se da qualche tempo dormiamo peggio, siamo più stanchi, facciamo più fatica a concentrarci o recuperiamo con maggiore difficoltà - rimarca l'esperto - vale la pena fermarsi e chiedersi che cosa sia cambiato". La domanda da porsi diventa allora più ampia: "Il mio lavoro mi fa stare bene solo mentre lo svolgo, oppure è compatibile con la mia salute e quindi con l'interezza della mia persona? Amare quello che facciamo non dovrebbe significare ignorare i segnali che il nostro corpo ci manda".  

Passare molte ore seduti e davanti a uno schermo è un altro elemento da non sottovalutare. “Mantenere a lungo la stessa postura - spiega Manganiello - significa ridurre l'alternanza fisiologica di carico e movimento e può favorire rigidità e tensione, soprattutto a livello di collo, spalle e zona lombare. Anche l'attenzione prolungata davanti allo schermo può contribuire ad affaticamento visivo, cefalea e sensazione di stanchezza". Le contromisure possono essere semplici: alzarsi periodicamente, cambiare posizione, camminare durante una telefonata, utilizzare le pause per muoversi e fare qualche movimento di mobilità per collo e spalle. "Il consiglio più utile è evitare di aspettare che il dolore o la stanchezza arrivino per interrompere la postura mantenuta. Le pause brevi e frequenti sono più facili da inserire nella giornata e aiutano a trasformare il movimento in una normale parte dell'attività lavorativa". Essere stanchi alla fine di una settimana intensa è normale. Il segnale da osservare è piuttosto quanto tempo serve per tornare in equilibrio. "Sarebbe meglio prestare attenzione - chiarisce il medico - quando il recupero diventa sempre più lungo, quando il lunedì si riparte già esausti o quando la stanchezza si associa a disturbi del sonno, irritabilità, difficoltà di concentrazione, tensione muscolare o perdita di interesse anche per le attività fuori dal lavoro. Non è quanto siamo stanchi il venerdì sera a dirci come stiamo, ma se il riposo riesce ancora a restituirci le energie". 

Anche le modalità con le quali gli italiani organizzano i propri appuntamenti sanitari offrono uno spunto sul rapporto tra tempo dedicato al lavoro e tempo dedicato alla salute. Secondo i dati di Doctolib - riferisce una nota - quasi 1 prenotazione su 2 (49%) viene effettuata prima delle 9, dopo le 18 o durante il fine settimana. Un dato che suggerisce come la gestione della propria salute venga spesso ricavata nei momenti della giornata più compatibili con gli impegni professionali. La felicità professionale non coincide, dunque, con una giornata perfetta, né con l'assenza di stress. E forse la domanda più utile da portarsi dietro durante la Settimana della felicità sul lavoro non è soltanto "quanto mi piace quello che faccio?" ma anche "come sto io, quando la giornata è finita?". 

21 set 2026

Università UniCamillus, 120 scienziati a confronto per la Giornata della ricerca

(Adnkronos) - Mettere in comune competenze, esperienze e idee per trasformare la conoscenza reciproca in nuove opportunità di ricerca. E' stato questo l'obiettivo della Giornata della ricerca condivisa – 'Conoscersi per collaborare', l'iniziativa con cui UniCamillus ha inaugurato la Settimana della Ricerca 2026, in programma dal 21 al 27 settembre. L'appuntamento si è tenuto oggi, dalle ore 10:00 alle 14:00, nell'Aula 1 di UniHall, dove 120 ricercatori dell'Ateneo sono stati chiamati a incontrarsi, presentare i propri lavori e confrontarsi in tavole rotonde sui diversi ambiti della ricerca sviluppata all'interno di UniCamillus. La giornata si è aperta con i saluti istituzionali del rettore Gianni Profita e del delegato alla Ricerca Emiliano Maiani, per poi lasciare spazio al confronto tra gli studiosi attraverso la presentazione di paper e risultati di ricerche realizzate in Ateneo. Non una semplice occasione di presentazione, ma soprattutto un momento di networking scientifico interno, pensato per favorire la conoscenza tra gruppi e singoli professionisti, anche appartenenti ad ambiti disciplinari differenti. L'obiettivo era far emergere competenze ed expertise che potessero incontrarsi con progetti già in fase di elaborazione o con nuove idee di ricerca, creando le condizioni per sviluppare collaborazioni interdisciplinari e nuovi progetti condivisi. 

"La ricerca - afferma il rettore Gianni Profita - rappresenta una delle direttrici fondamentali su cui UniCamillus sta costruendo il proprio futuro. Investire nella ricerca significa investire nelle persone, nelle idee e nella capacità di guardare alle sfide della salute con strumenti nuovi e con una prospettiva di lungo periodo. La Giornata della Ricerca Condivisa nasce proprio da questa visione: creare occasioni in cui i nostri ricercatori possano conoscersi, mettere in comune competenze ed esperienze e trovare insieme nuove strade. Perché il futuro della ricerca passa anche dalla capacità di fare rete, di contaminare saperi diversi e di trasformare un'intuizione individuale in un progetto condiviso. UniCamillus vuole continuare a essere un luogo in cui questo futuro possa prendere forma". 

"UniCamillus - dichiara il delegato alla ricerca Emiliano Maiani - sta sviluppando un profilo di ricerca sempre più riconoscibile, in particolare nelle neuroscienze, nell'oncologia di precisione e nella medicina della riproduzione, ambiti nei quali la ricerca di base e quella clinica dialogano in modo concreto –La prima Giornata della Ricerca Condivisa rappresenta un passaggio importante in questo percorso e offre l'occasione di valorizzare ulteriormente le competenze presenti nella nostra comunità accademica e di rafforzare il legame tra il laboratorio e la cura dei pazienti". 

 

UniCamillus è oggi coinvolta in circa 16 progetti di ricerca attivi, che spaziano dalle malattie neurodegenerative all'oncologia, con particolare attenzione all'impatto delle patologie oncologiche sulla qualità della vita, dalle malattie cardiovascolari alla medicina di genere. Nei laboratori e nei contesti clinici dell'Ateneo, gli studiosi lavorano per comprendere sempre più a fondo i meccanismi alla base delle patologie, individuare nuovi biomarcatori, migliorare gli strumenti diagnostici e contribuire allo sviluppo di approcci terapeutici innovativi. Un impegno che guarda alle grandi sfide della medicina contemporanea e che punta a trasformare i risultati della ricerca in conoscenza, innovazione e concrete opportunità di cura per i pazienti. 

L'attività di ricerca dell'Ateneo è stata oggetto della Valutazione della qualità della ricerca (VQR) 2020-2024, il principale esercizio nazionale promosso dall'Anvur per analizzare la qualità della produzione scientifica e l'impatto delle attività di Terza Missione delle università italiane. Nell'ambito specifico della ricerca nelle Scienze mediche, UniCamillus ha ottenuto un risultato di particolare rilievo: 1° posto tra gli atenei non statali italiani con analogo volume di progetti valutati; 3° posto tra tutte le università non statali; 9° posto nella graduatoria nazionale complessiva, che comprende atenei statali e non statali. 

Tale riconoscimento certifica la qualità della ricerca scientifica dell'Ateneo in ambito medico e conferma la solidità del percorso di crescita intrapreso. Un percorso che troverà nuovo slancio nella giornata del 21 settembre, pensata per trasformare questi risultati in nuove collaborazioni e progetti condivisi. 

21 set 2026

Tumore al polmone Egfr-mutato, Passaro (Ieo): "Con osimertinib risultati importanti a 8 anni"

(Adnkronos) - “A 8 anni dall'utilizzo di osimertinib i pazienti migliorano il controllo della patologia e la loro sopravvivenza, indipendentemente dalla sospensione del trattamento. Questo è qualcosa di significativo e importante per i pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) con mutazione Egfr, malattia che, a livello globale, interessa circa il 15% dei pazienti con Nsclc. È un passaggio importante: conferma che questa strategia continua a dare dei benefici che cercheremo chiaramente di traslare anche su altri sottogruppi con la patologia polmonare”. Così Antonio Passaro, direttore divisione di Oncologia toracica, Ieo-Istituto europeo di oncologia Irccs di Milano commenta gli ultimi dati aggiornati dello studio Adaura presentati al Congresso mondiale sul tumore del polmone, che si è svolto a Seoul (Corea del Sud), al quale ha partecipato. (VIDEO) 

“Negli ultimi 15 anni - spiega Passaro - la medicina di precisione ha cambiato in modo sostanziale la gestione del tumore del polmone e, per quanto riguarda il tumore del polmone non a piccole cellule in stadio precoce, non metastatico, sicuramente i progressi sono stati sostanziali e importanti. Noi sappiamo che nel passato, dopo una chirurgia radicale, il trattamento chemioterapico è sempre stato alla base di quello che noi definiamo terapia adiuvante, cioè volta a ridurre la ricaduta e ad aumentare la percentuale di guarigione, quindi per aggiungere un miglioramento rispetto alla sola chirurgia. Ma sappiamo altresì che questo tipo di trattamento, quindi la chemioterapia con due farmaci, uno a base di platino e un farmaco di seconda generazione, ha pur sempre visto un limitato beneficio, più o meno di un 5-6%, nel lungo termine. Questo chiaramente è cambiato grazie alla medicina di precisione”.  

Oggi “siamo in grado di creare una profilazione genetica e molecolare del tumore non a piccole cellule - chiarisce l’oncologo - I pazienti che ricevono un'adeguata diagnosi che hanno del tessuto considerato idoneo, ricevono non solo una diagnosi istopatologica - cioè guardiamo al microscopio grazie ai nostri patologi come sono fatte le cellule, che colorazioni hanno per dargli un nome e un cognome - ma fondamentalmente scendiamo in un'analisi di secondo livello per valutare le alterazioni patogenetiche del Dna e dell'Rna della malattia, che cioè si sviluppano nel tempo, che non sono alterazioni o mutazioni ereditarie”. 

 

“All'interno di queste analisi - precisa Passaro - abbiamo la possibilità di identificarne dei biomarcatori predittivi di risposta, cioè in grado di dirci che, andando a utilizzare una terapia molecolare mirata, possiamo ottenere dei vantaggi significativi non solo nella malattia metastatica, ma anche nella malattia early, quella da operare. È un trattamento da fare prima o dopo l'operazione, valutato all'interno di un team multidisciplinare, dove, attualmente, i più grandi risultati sono stati ottenuti nel setting dei pazienti con tumore del polmone non a piccola cellule con mutazioni di Egfr”.  

Lo studio Adaura riguarda i pazienti con tumore del polmone “radicalmente operato precedentemente dal chirurgo, che dopo la chirurgia sono stati candidati a ricevere una terapia biologica”. Il trial “è stato il caposaldo di questo tipo di studi nel setting adiuvante - illustra l’oncologo - Prima di allora non avevamo studi con terapie biologiche, terapia target. All'epoca, i pazienti sono stati divisi in 2 gruppi: uno a ricevere la terapia con osimertinib, un inibitore di Egfr di terza generazione, il più avanzato che all'epoca era in commercio, l’altro il placebo, dopo la chemioterapia che era opzionale. Nel 2020, i risultati hanno portato a una prima conferma che l'aggiunta del trattamento adiuvante con osimertinib era in grado di ritardare in modo significativo le progressioni, quella che in inglese chiamiamo disease free survival (Dfs), quindi il tempo libero da progressione. Nell'aggiornamento successivo, a circa 3 anni, l'utilizzo dell'osimertinib in questo setting era stato in grado anche di migliorare la sopravvivenza globale”. Oggi, a 8 anni, conclude, registriamo il “risultato impressionante nel migliorano del controllo della patologia e della sopravvivenza”. 

21 set 2026

Malattie rare, nuova prospettiva di cura per Attrv-Pn: Aifa approva eplontersen

(Adnkronos) - L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di eplontersen per il trattamento dell'amiloidosi ereditaria mediata da transtiretina nei pazienti adulti con polineuropatia (Attrv-Pn) di stadio 1 o 2. Il farmaco è approvato per l'auto-somministrazione mensile mediante un dispositivo auto-iniettore. Eplontersen è un oligonucleotide antisenso coniugato (Aso) con ligando GalNAc, progettato per inibire la produzione epatica della transtiretina (Ttr). L'approvazione - informa una nota - si basa sui risultati positivi dello studio di fase 3 (Neuro-TTRansform), pubblicati su 'Jama', che hanno evidenziato un beneficio significativo e duraturo del farmaco in tutti gli endpoint co-primari e secondari. Nello specifico, l'analisi primaria a 66 settimane ha dimostrato una riduzione media dell'82% nella concentrazione sierica di Ttr rispetto al valore basale. Eplontersen ha inoltre arrestato la progressione della compromissione funzionale legata alla neuropatia misurata con il punteggio mNIS+7 e ha mostrato un miglioramento della qualità di vita rispetto al basale, pari al 58% nei pazienti trattati contro il 20% nel gruppo che ha ricevuto il placebo, con benefici sostenuti fino a 85 settimane e un profilo di sicurezza favorevole. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di Aifa - si legge - segna una nuova prospettiva terapeutica per questa patologia rara e progressiva, spesso caratterizzata da un ritardo nella diagnosi rispetto alla comparsa dei primi sintomi, che in Italia colpisce circa 600 persone ogni anno. 

"L'amiloidosi ereditaria mediata da transtiretina con polineuropatia è una malattia rara, progressiva e multisistemica - spiega Marco Ceccanti, ricercatore del Dipartimento di Neuroscienze umane, Uosd Malattie neurodegenerative Sapienza università di Roma - Mutazioni del gene Ttr destabilizzano la transtiretina, una proteina prodotta principalmente dal fegato, che si aggrega in fibrille amiloidi e si deposita nei nervi periferici, nel cuore e in altri organi, determinando nel tempo un danno d'organo multisistemico. Si parla di interessamento neurologico quando il quadro clinico è dominato da neuropatia. In Italia stimiamo ci siano circa 600 pazienti, con una prevalenza in aumento. La malattia esordisce tipicamente con una neuropatia sensitivo-motoria che interessa prima gli arti inferiori, spesso accompagnata da disautonomia, ma può anche esordire con una sindrome di tunnel carpale e può associare anche sintomi a interessamento cardiaco. In assenza di trattamento, la progressione della malattia è costante e può portare, nell'arco di pochi anni, a una estensione del danno neurologico, a una disabilità grave e alla perdita della deambulazione autonoma. Eplontersen, oligonucleotide antisenso coniugato con ligando GalNAc - chiarisce Ceccanti - agisce a monte del processo patologico, riducendo la sintesi epatica di transtiretina, sia nella forma mutata che wild-type, intervenendo così sul substrato molecolare da cui origina l'amiloidosi. Il programma di sviluppo clinico del farmaco ha previsto l'impiego di strumenti di misurazione come il mNIS+7, per la valutazione della neuropatia, e la Compass-31, per la valutazione quantitativa della disautonomia, permettendo di documentare benefici clinici anche su ambiti come la funzione autonomica e lo stato nutrizionale, spesso trascurati, ma rilevanti per la prognosi e la qualità di vita dei pazienti. L'approvazione da parte di Aifa di eplontersen rappresenta un importante traguardo nell'ottica di un controllo sempre più efficace della patologia e di garantire ai pazienti una migliore qualità di vita". 

"Il ritardo nella diagnosi rappresenta ancora oggi uno dei principali bisogni insoddisfatti nella gestione della malattia: la sintomatologia aspecifica e la sovrapposizione con neuropatie più comuni comportano spesso il misconoscimento di questi segnali, con un intervallo di anni tra i primi sintomi e la diagnosi definitiva - sottolinea Marco Luigetti, Uoc Neurologia, Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli Irccs, Dipartimento di Neuroscienze, università Cattolica del Sacro Cuore, Roma - L'inquadramento diagnostico si basa sul sospetto clinico, sul test genetico e sulla conferma istologica o scintigrafica. Trattandosi di una malattia ereditaria, la diagnosi coinvolge l'intero nucleo familiare, con un impatto rilevante sulla sfera quotidiana, psicologica, emotiva e sociale. In una malattia che erode progressivamente l'autonomia e la vita quotidiana dei pazienti, non è sufficiente rallentarne la progressione, ma è rilevante anche valutare la qualità di vita di chi ne è affetto, e per tale motivo questo aspetto ha assunto un ruolo determinante nella valutazione del beneficio clinico del trattamento. Lo studio di fase 3 Neuro-TtRansform ha dimostrato come eplontersen abbia ridotto dell'82% la concentrazione sierica di Ttr, con una riduzione della progressione della polineuropatia e un miglioramento della qualità della vita riferita dal paziente. Anche la modalità di somministrazione riflette questa attenzione: eplontersen, fin dalle fasi di sviluppo, è stato pensato per una somministrazione mensile, sottocutanea, tramite penna preriempita destinata all'autosomministrazione a domicilio. Queste evidenze confermano ulteriormente il potenziale di eplontersen di modificare in maniera significativa e duratura il decorso della patologia e l'approvazione da parte dell'Aifa apre a una nuova prospettiva terapeutica per i pazienti con Attrv-Pn, ampliando le opzioni disponibili e offrendo quindi ai pazienti nuove possibilità di trattamento e di gestione della malattia". 

"L'amiloidosi ereditaria da transtiretina con polineuropatia è una patologia che ha un impatto profondo sulla vita delle persone e delle loro famiglie. Le sue conseguenze vanno oltre la dimensione clinica, influenzando autonomia, relazioni, attività quotidiane e progettualità future - evidenzia Giovanni D’Alessio, tesoriere di Famy, Associazione italiana amiloidosi - A ciò si aggiunge la natura ereditaria della malattia, che porta con sé l'incertezza legata alla possibile trasmissione generazionale e un carico emotivo significativo, non solo per chi riceve la diagnosi, ma per l'intero nucleo familiare. In questo contesto, promuovere una maggiore conoscenza della patologia è fondamentale per favorire diagnosi più tempestive, una presa in carico appropriata e una migliore comprensione dei bisogni delle persone che convivono con la malattia. Iniziative come il progetto di medicina narrativa Amyci, promosso da Famy, attraverso la raccolta delle esperienze di pazienti, caregiver e clinici - aggiunge - contribuiscono a portare all'attenzione della comunità scientifica e delle istituzioni il vissuto reale della patologia e i bisogni ancora insoddisfatti delle persone che ne sono interessate. La disponibilità di una nuova opzione terapeutica rappresenta un importante passo avanti e un segnale concreto di progresso per tutta la comunità dei pazienti". 

"L'amiloidosi ereditaria da transtiretina con polineuropatia, oltre a impattare pesantemente sulla salute, comporta un carico assistenziale molto rilevante, in termini di perdita di produttività e di costi out of pocket a carico dei pazienti - afferma Filippo Rumi, ricercatore Altems, Co-Founder & Partner Altems Advisory, università Cattolica del S. Cuore - Da una recente analisi di Health Technology Assessment è emersa una quota significativa di costi indiretti legati alla gestione della patologia, a testimonianza di un carico assistenziale particolarmente rilevante. Intervenire precocemente nell'amiloidosi consentirebbe di produrre risvolti positivi in una duplice direzione: limitare il danno neurologico contenendo nel tempo il carico assistenziale e, dal punto di vista economico, ridurre i costi diretti ed indiretti della patologia. Poter arrivare a una diagnosi più tempestiva, aumentando la consapevolezza sulla malattia e promuovendo una gestione della stessa sempre più in un'ottica multidisciplinare - rimarca - rappresenta un obiettivo essenziale. In questa direzione, l'implementazione di Pdta codificati consentirebbe una maggiore uniformità nella presa in carico dei pazienti e una riduzione delle disuguaglianze regionali ancora oggi presenti. Garantire ai pazienti l'accesso a terapie di nuova generazione più semplici da gestire e in grado di favorire l'aderenza al trattamento significa migliorare concretamente la vita dei pazienti e incidere allo stesso tempo positivamente sia sui costi diretti che su quelli indiretti non assistenziali. Anticipare la diagnosi, rafforzare i percorsi assistenziali e ampliare l'accesso a terapie innovative può significare restituire ai pazienti una qualità di vita migliore".  

"La rimborsabilità di eplontersen - commenta Raffaela Fede, direttore medico AstraZeneca Italia - rappresenta un avanzamento terapeutico rilevante per le persone che convivono con l'amiloidosi ereditaria da transtiretina con polineuropatia: una patologia rara ed ereditaria che, in assenza di un trattamento efficace, progredisce in modo inesorabile fino a compromettere l'autonomia e, nel tempo, la sopravvivenza dei pazienti. Dietro ogni diagnosi c'è una persona, e spesso un'intera famiglia, che vede messe in discussione la quotidianità, le relazioni e i progetti futuri. Per questo, rallentare la progressione della neuropatia e preservare la qualità di vita restano tra le sfide terapeutiche più urgenti. I risultati dello studio di fase 3 Neuro-TTRansform confermano l'efficacia di eplontersen nel ridurre la concentrazione sierica di transtiretina e nell'arrestare la progressione del danno neurologico, con un beneficio documentato anche sulla qualità di vita riferita dai pazienti. Mettere questa terapia a disposizione delle persone e della comunità scientifica - conclude - è per noi motivo di orgoglio e, insieme, la conferma del nostro impegno nella ricerca per sviluppare soluzioni innovative con l’obiettivo di modificare il decorso di malattie debilitanti con benefici concreti per i pazienti". 

21 set 2026

Funerali Mazzola a Milano, in centinaia per l'ultimo saluto alla leggenda dell'Inter

(Adnkronos) - Centinaia di tifosi dell’Inter si sono riuniti davanti alla basilica di Sant’Ambrogio a Milano per l’ultimo saluto alla leggenda nerazzurra Sandro Mazzola. Arrivati anche tanti simboli della storia recente e passata del club. Tra questi Aristide Guarneri, campione d’Europa con l’Italia nel 1968 e due volte vincitore della Coppa dei Campioni con Mazzola, Giuseppe Bergomi, Francesco Toldo e Ivan Ramiro Cordoba. In chiesa anche il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, il vicepresidente dell'Inter Javier Zanetti con la moglie, il presidente della Figc Giovanni Malagò e il presidente della Lega Calcio Serie A Ezio Simonelli, oltre al presidente del Milan Paolo Scaroni, al presidente del Torino Urbano Cairo e il sindaco di Milano Giuseppe Sala. La bara di Mazzola, con un mazzo di rose bianche e la ‘sua’ maglia numero 8, è stata accolta da un lungo applauso e un coro "Grazie capitano".   

Arrivati anche l’amministratore delegato della Juventus Giovanni Carnevali e il direttore sportivo bianconero Frederic Massara accolti dagli applausi di parte dei tifosi dell’Inter all'indomani di quanto accaduto durante il minuto di silenzio in memoria della leggenda nerazzurra all'Allianz Stadium, quando gran parte della curva bianconera aveva voltato le spalle al campo, continuando con i cori e non rispettando il ricordo per il campione scomparso. Subito dopo la partita, il club bianconero si era dissociato dall’episodio, spiegando come nessuna rivalità potesse giustificare mancanze di rispetto. 

Monsignor Carlo Faccendini durante l'omelia in ricordo di Mazzola ha ricordato: "Questo è il santuario di sant’Ambrogio e dei milanesi. Qui i milanesi ritrovano le radici religiose e civili. Milano e i milanesi dicono grazie a lui, che ha dato prestigio alla città. È l’occasione per riconoscersi in un uomo e nei suoi valori. Non è solo un grande gesto di amore e solidarietà, ma anche un gesto di fede. In un’intervista ha raccontato di un incontro con Padre Pio insieme a Picchi, un racconto di freschezza e straordinarietà. Da quel momento Mazzola ha iniziato a pregare in ginocchio, una fede fresca e genuina”.  

Monsignor Faccendini ha poi aggiunto, a proposito della vita della leggenda dell’Inter: “Ha avuto un’infanzia rattristata dalla perdita del padre, i primi calci qui vicino e poi il rapporto fortissimo con l’Inter, per lui una seconda mamma. È diventato un campione, poi i trofei e la staffetta con Rivera. Con un’umanità che lo ha reso amabile e apprezzato da tutti. Ha avuto un fortissimo attaccamento alla famiglia, che gli ha dato un grande equilibrio per affrontare la stagione difficilissima della malattia in modo sereno. Oggi, giunti al fischio finale, diamo a Sandro l'abbraccio del Signore”. 

"Mazzola è una leggenda che se ne va, un personaggio che ha generato tante emozioni. Il dovere principale è preservare la memoria e i valori che questa memoria contengono e che dobbiamo trasmettere ai nostri ragazzi, anche del nostro settore giovanile -ha detto Marotta-. Sandro ha impersonificato questi valori, che sono molto importanti per la vita futura dei nostri ragazzi".  

21 set 2026

Mancini riapre il ciclo azzurro da Coverciano: "Torno per vincere, ho fiducia nei giovani"

(Adnkronos) - L’emozione del primo giorno mescolata alla determinazione di chi vuole riprendersi la scena. Roberto Mancini riapre il libro della Nazionale da Coverciano con l’entusiasmo delle grandi occasioni, pronto ad affrontare un tour de force di quattro partite di Nations League. L'esordio del nuovo corso porta con sé una ventata di novità, evidenziata dalla presenza di ben nove debuttanti assoluti tra i convocati: "Ieri quando sono tornato ero molto felice, abbiamo passato momenti molto belli insieme. Per me è un grande piacere", assicura il ct dopo aver aperto la conferenza stampa con un pensiero di cordoglio rivolto a Sandro Mazzola. 

L'obiettivo della selezione azzurra resta ambizioso, ma per raggiungerlo la ricetta è chiara: coniugare l'esperienza dei senatori con la freschezza dei talenti emergenti. "Torno per vincere nuovamente con la nazionale. Il mix tra esperienza e giovani funziona: siamo quelli giusti. Per riuscirci devi essere una squadra che gioca bene e si diverte, questo è il nostro concetto", ha ribadito con forza il tecnico. L'attenzione si sposta così sulla necessità di valutare velocemente il potenziale delle nuove leve in un contesto internazionale: "Non dobbiamo conoscere i big, serve conoscere le potenzialità dei nuovi ragazzi nel gruppo azzurro. Iniziamo subito per farci trovare pronti". 

Oltre agli aspetti tattici, Mancini si dimostra ottimista sul futuro del movimento azzurro e sul materiale umano a disposizione, allontanando ogni ombra di scetticismo: "Pensiamo in positivo, qualcosa nei prossimi quattro anni porteremo a casa. Di giocatori ne capisco". Sul piano della struttura di squadra, il ct rileva un’evoluzione incoraggiante dal punto di vista fisico: "Bello avere giocatori come Palestra, Dimarco e Calafiori. Nel 2021 avevamo una Nazionale con giocatori piccoli, ora siamo di livello anche dal punto di vista fisico".  

Non sono mancati spunti sul campionato e sul ritmo del calcio moderno. Mancini promuove la nuova direzione arbitrale e la mentalità più propositiva della Serie A: "Ho sempre pensato che in Italia si giocasse a un ritmo inferiore per i troppi falli fischiati, questo nuovo metro di giudizio arbitrale lo apprezzo molto. Il fatto che nel nostro campionato sia sparito lo 0-0 è molto più divertente". Ora la parola passa al campo: il nuovo ciclo azzurro muove i suoi primi passi all'insegna del coraggio e della voglia di tornare protagonisti. 

21 set 2026

Katia Ricciarelli, il dolore per la sorella Maria Luisa: "Morta in un tragico incidente"

21 set 2026

Rottamazione bollo auto: ecco le regioni aderenti e come funziona

(Adnkronos) - Anche il bollo auto non pagato, e di cui una o più cartelle esattoriali hanno presentato il conto, rientra nella Rottamazione quinques: prevista dalla normativa sulla definizione agevolata dei debiti degli enti territoriali, possono infatti rientravi anche alcune tasse automobilistiche regionali.  

Bollo auto non pagato, si apre una possibilità per chi ha ricevuto una cartella esattoriale: in alcuni casi il debito potrà rientrare nella Rottamazione quinquies, permettendo di pagare esclusivamente il capitale dovuto, con l’azzeramento totale di sanzioni e interessi di mora. Ma si tratta di una possibilità legata a condizioni ben definite, e che quindi non riguarda tutti i cittadini.  

La sanatoria non è automatica perché il bollo è un tributo di competenza regionale e l'applicazione della misura dipende dalle decisioni dei singoli enti. Inoltre, la procedura riguarda i carichi affidati all'Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 dalle Regioni e dagli enti locali che hanno adottato lo specifico provvedimento previsto dalla legge.  

Prima di presentare la domanda sarà quindi importante controllare nell'area riservata dell'Agenzia quali cartelle risultano effettivamente definibili. Il fatto che una cartella riguardi un bollo auto non pagato non significa automaticamente che possa essere rottamata. 

Il vantaggio principale è la cancellazione di sanzioni, interessi di mora e aggio. Rimangono invece da pagare le somme dovute a titolo di capitale, oltre alle eventuali spese per procedure esecutive e diritti di notifica 

Le domande per la rottamazione del bollo auto potranno essere presentate dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026 attraverso i canali dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Il contribuente potrà scegliere tra il pagamento in un'unica soluzione e un piano rateale che può arrivare fino a 54 rate bimestrali, con un importo minimo di 100 euro per rata. 

Entro il 28 febbraio 2027 l'AdER comunicherà le somme dovute e il relativo piano dei pagamenti. 

La prima rata, oppure l'intero importo in caso di soluzione unica, dovrà essere versata entro il 31 marzo 2027. Per chi sceglie la rateizzazione sono previsti interessi nella misura stabilita dalla normativa. 

L’estensione della Rottamazione ai tributi regionali era subordinata all’approvazione di una specifica delibera da parte degli enti territoriali entro il 31 luglio 2026. Alla scadenza prevista per le adesioni degli enti territoriali risultano coinvolte Campania, Lazio, Basilicata, Puglia e Umbria. 

Questo significa che non basta avere una vecchia cartella relativa al bollo auto: occorre verificare quale Regione risulta creditrice e se il relativo carico è effettivamente definibile. L'Agenzia delle Entrate-Riscossione renderà disponibili nell'area riservata i dati necessari per individuare i carichi ammessi entro il 15 ottobre 2026. 

21 set 2026

Germania, Merz: "Governo resta per garantire futuro democratico, voto va oltre la mia persona"

(Adnkronos) - "Queste elezioni segnano una svolta epocale". Così il cancelliere tedesco Friedrich Merz durante una conferenza stampa nella sede della Cdu dopo la sconfitta elettorale di ieri in Meclemburgo-Pomerania occidentale e il trionfo di AfD. 

"La coalizione di governo resterà per garantire il futuro democratico della Germania", ha poi annunciato Merz dicendosi "grato alla Spd per avere deciso di restare nella mia coalizione". Inoltre "non c'è alcun dibattito sul mio ruolo nella Cdu", ha chiarito, affermando che "il voto va oltre la mia persona". 

Le elezioni sono state "un evento drammatico", ha poi commentato Merz, che ha espresso la sua preoccupazione per il crescente antisemitismo in Germania, affermando che a Berlino si tengono manifestazioni contro gli ebrei e che il governo federale farà tutto il possibile per proteggere questi ultimi. "Il fatto che la vita degli ebrei non sia più al sicuro in Germania è il fardello più pesante degli ultimi anni", ha dichiarato. 

 

"L'AfD è chiaramente il nuovo partito del popolo in Germania. Abbiamo superato la Cdu e la gente vuole un cambiamento di politica", ha intanto dichiarato la leader dell'AfD Alice Weidel incontrando i giornalisti a Berlino, aggiungendo che "la Cdu, con Friedrich Merz, con un cancelliere debole, non può continuare". 

Secondo Leif-Erik Holm, candidato dell'AfD alle elezioni statali nel Meclemburgo, Merz lascerà il suo incarico entro la fine dell'anno. "Credo che il crepuscolo del cancelliere sia iniziato", ha dichiarato Holm, sostenendo "credo che il cancelliere non arriverà alla fine dell'anno". 

 

21 set 2026

Medicina di laboratorio, Sibioc: "In Lombardia donne in 52% ruoli apicali un modello"

(Adnkronos) - La medicina di laboratorio si rivela un modello di riferimento per la parità di genere: in Lombardia, il 52% dei ruoli apicali è infatti ricoperto da donne. Il contributo al rafforzamento della presenza femminile nei ruoli decisionali è stato premiato: Sabrina Buoro, presidente Sibioc (Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare clinica-medicina di laboratorio), direttore del Centro regionale di coordinamento della medicina di laboratorio e coordinatore del Comitato regionale dei servizi di medicina di laboratorio della Direzione generale Welfare di Regione Lombardia, ha infatti ottenuto il prestigioso Premio Lead 'Alessandra Pederzoli', informa la Sibioc in una nota. Il riconoscimento valorizza la capacità di coniugare innovazione scientifica, sostenibilità organizzativa e promozione del talento femminile ai vertici della sanità.  

Il premio, per la categoria 'Servizio sanitario pubblico' - riporta una nota - le è stato assegnato per aver realizzato un "modello di governance della medicina di laboratorio fondato sulla collaborazione multidisciplinare, sulla valorizzazione dei giovani professionisti e programmi strutturati di mentoring". Nel suo ruolo istituzionale di presidente Sibioc e di direttrice del Centro regionale di coordinamento della medicina di laboratorio di Regione Lombardia, Buoro è stata protagonista, a partire dal 2021, di una "radicale riorganizzazione" del settore diagnostico. La riforma ha introdotto "un modello di governance basato sull'appropriatezza organizzativa ed erogativa delle prestazioni, sulla valorizzazione delle competenze e sulla promozione del miglioramento della sicurezza e della qualità delle prestazioni, traducendosi in un sistema innovativo, divenuto benchmark" anche per altre realtà regionali. 

"In Italia in sanità oggi le donne rappresentano circa il 70% della forza lavoro, ma ricoprono solo il 36% dei ruoli apicali, come per esempio direttori generali e direttori di struttura complessa - spiega Buoro - Anche in ambito accademico la progressione resta incompleta. La letteratura scientifica internazionale rileva che, anche negli studi con aggiustamento per fattori rilevanti, le donne mostrano minori probabilità di raggiungere il ruolo di professore ordinario rispetto agli uomini. Nella medicina di laboratorio, però, la componente femminile è particolarmente forte: in Sibioc le donne rappresentano circa il 72% dei soci; tra i biologi il 78% e tra i tecnici sanitari di laboratorio biomedico il 76%. Sotto i 35 anni la quota femminile raggiunge il 79%. È quindi una comunità nella quale il contributo femminile è già strutturato e sarà sempre più protagonista delle grandi trasformazioni in corso". 

Questa situazione, però, richiede ancora impegno. "Il cambiamento è reale e va riconosciuto - afferma Buoro - ma non è ancora completo: se guardiamo i dati sui laboratori lombardi, la presenza di donne è alta, con il 72% degli specialisti e il 52% tra direttori e responsabili, ma se rapportiamo questi numeri alla composizione della forza-lavoro, con il Gender Leadership Index in Health (Glih), ci rendiamo conto che è necessario continuare a impegnarsi su questa linea". 

La società scientifica negli ultimi anni è stata protagonista di importanti cambiamenti dal punto di vista della presenza femminile nei ruoli apicali, ricorda la nota. "Oggi ricopro la carica di presidente Sibioc come terza donna dal 2010, dopo oltre quarant'anni di presidenza esclusivamente maschile - osserva Buoro - È un segnale concreto che l'accesso delle donne al vertice sta diventando parte ordinaria della vita societaria. È particolarmente importante proprio oggi, in una fase in cui la Società è chiamata ad accompagnare e orientare trasformazioni complesse e trasversali: dalla motivazione e valorizzazione dei professionisti alla sostenibilità dell'innovazione tecnologica; dall'uso sicuro, etico e responsabile dell'intelligenza artificiale e della digitalizzazione al potenziamento della medicina di precisione, alla diagnostica territoriale e della medicina di genere. Tutto questo ha un obiettivo comune: costruire una medicina di laboratorio sostenibile, capace di generare valore e sempre più integrata nei percorsi di diagnosi, cura e presa in carico del paziente".  

"Il talento femminile - conclude la presidente Sibioc - è già parte del sistema: la sfida è garantire che possa contribuire, con le stesse opportunità, alle decisioni che stanno ridisegnando la medicina di laboratorio. Sono molto orgogliosa che mi sia stato conferito questo premio, segno che il lavoro svolto e l'attenzione dedicata non solo non passano inosservati, ma possono avere effetti evidenti sul tessuto sociale". 

21 set 2026

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