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Funerali Mazzola a Milano, in centinaia per l'ultimo saluto alla leggenda dell'Inter

21 SET 26

(Adnkronos) - Centinaia di tifosi dell’Inter si sono riuniti davanti alla basilica di Sant’Ambrogio a Milano per l’ultimo saluto alla leggenda nerazzurra Sandro Mazzola. Arrivati anche tanti simboli della storia recente e passata del club. Tra questi Aristide Guarneri, campione d’Europa con l’Italia nel 1968 e due volte vincitore della Coppa dei Campioni con Mazzola, Giuseppe Bergomi, Francesco Toldo e Ivan Ramiro Cordoba. In chiesa anche il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, il vicepresidente dell'Inter Javier Zanetti con la moglie, il presidente della Figc Giovanni Malagò e il presidente della Lega Calcio Serie A Ezio Simonelli, oltre al presidente del Milan Paolo Scaroni, al presidente del Torino Urbano Cairo e il sindaco di Milano Giuseppe Sala. La bara di Mazzola, con un mazzo di rose bianche e la ‘sua’ maglia numero 8, è stata accolta da un lungo applauso e un coro "Grazie capitano".   

Presenti anche l’amministratore delegato della Juventus Giovanni Carnevali e il direttore sportivo bianconero Frederic Massara accolti dagli applausi di parte dei tifosi dell’Inter all'indomani di quanto accaduto durante il minuto di silenzio in memoria della leggenda nerazzurra all'Allianz Stadium, quando gran parte della curva bianconera aveva voltato le spalle al campo, continuando con i cori e non rispettando il ricordo per il campione scomparso. Subito dopo la partita, il club bianconero si era dissociato dall’episodio, spiegando come nessuna rivalità potesse giustificare mancanze di rispetto. 

Una pioggia di applausi all’uscita del feretro di Mazzola al termine dei funerali della leggenda nerazzurra. “Uno di noi, Sandro uno di noi” il coro intonato da centinaia di tifosi all’esterno della chiesa. L’ultimo omaggio al campione dell’Inter, scomparso nella notte tra venerdì e sabato, è stato ripetere la mitica ‘formazione-filastrocca’ della leggendaria squadra di Helenio Herrera, riuscita a incantare il mondo negli anni Sessanta: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso. Al nome di Mazzola, un altro grande applauso del popolo nerazzurro. Per l’ultimo saluto terreno a una leggenda. 

Monsignor Carlo Faccendini durante l'omelia per Mazzola ha ricordato: "Questo è il santuario di sant’Ambrogio e dei milanesi. Qui i milanesi ritrovano le radici religiose e civili. Milano e i milanesi dicono grazie a lui, che ha dato prestigio alla città. È l’occasione per riconoscersi in un uomo e nei suoi valori. Non è solo un grande gesto di amore e solidarietà, ma anche un gesto di fede. In un’intervista ha raccontato di un incontro con Padre Pio insieme a Picchi, un racconto di freschezza e straordinarietà. Da quel momento Mazzola ha iniziato a pregare in ginocchio, una fede fresca e genuina”.  

Monsignor Faccendini ha poi aggiunto, a proposito della vita della leggenda dell’Inter: “Ha avuto un’infanzia rattristata dalla perdita del padre, i primi calci qui vicino e poi il rapporto fortissimo con l’Inter, per lui una seconda mamma. È diventato un campione, poi i trofei e la staffetta con Rivera. Con un’umanità che lo ha reso amabile e apprezzato da tutti. Ha avuto un fortissimo attaccamento alla famiglia, che gli ha dato un grande equilibrio per affrontare la stagione difficilissima della malattia in modo sereno. Oggi, giunti al fischio finale, diamo a Sandro l'abbraccio del Signore”. 

"Ciao Sandro e grazie per l'eredità che ci lasci, per il ricordo del tuo stile, della determinazione e della tua caparbietà. Grazie per i gol bellissimi che ci hanno fatto gioire". Cosi l'ex presidente dell'Inter Massimo Moratti ha ricordato Sandro Mazzola, con una lettera letta da monsignor Faccendini, abate della basilica di Sant’Ambrogio. "Raggiungi i campioni della grande Inter del cui prestigio godiamo ancora adesso. Troverai la pace dopo una vita tanto intensa e noi non ti scorderemo mai. Un bacio, Massimo Moratti". 

"Mazzola è una leggenda che se ne va, un personaggio che ha generato tante emozioni. Il dovere principale è preservare la memoria e i valori che questa memoria contengono e che dobbiamo trasmettere ai nostri ragazzi, anche del nostro settore giovanile -ha detto Marotta-. Sandro ha impersonificato questi valori, che sono molto importanti per la vita futura dei nostri ragazzi".