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"La musica deve unire, non dividere": i Nickelback ripartono da 'Everything Under The Sun'

(Adnkronos) - "La musica e i concerti devono offrire soprattutto l’opportunità di allontanarsi da quello che accade nel mondo, godersi la vita insieme a persone che condividono gli stessi interessi e non cercare di dividere ma unire". Per Mike Kroeger, bassista dei Nickelback, il rock conserva ancora questa funzione, in un mondo attraversato da guerre e divisioni. Quattro anni dopo 'Get Rollin’, la band canadese torna con 'Everything Under The Sun', il nuovo album in uscita il 30 ottobre prossimo, che raccoglie le sue diverse anime, dal rock più aggressivo di 'Rattle the Cage' con John 5, ai brani più melodici. L'AdnKronos parla con Kroeger della libertà creativa conquistata in oltre vent’anni di carriera, di una canzone come 'How You Remind Me' che continua a raggiungere nuove generazioni, del futuro del rock e delle opportunità e dei rischi dell’intelligenza artificiale. Di una cosa Kroeger è assolutamente convinto: "La musica deve partire dalle idee e dall’esperienza umana".  

Sono passati quattro anni da 'Get Rollin’. Che cosa è cambiato per i Nickelback in questo periodo?  

"Credo che siamo cresciuti molto come band e che mio fratello abbia affinato ulteriormente la sua capacità di scrivere canzoni. Questo album, e più in generale questa fase della nostra carriera, rappresentano un importante passo avanti. Stiamo vivendo un momento particolarmente positivo e abbiamo realizzato un disco di cui sono davvero orgoglioso. A mio avviso è un album maturo, compatto e molto convincente". 

Il titolo 'Everything Under The Sun', sembra riflettere tutto il vostro universo musicale. Che significato ha per te?  

"Il titolo racchiude l'ampiezza dei temi affrontati e la varietà di suoni e stili che caratterizzano le canzoni dell'album. È un disco estremamente eterogeneo, con brani molto diversi tra loro. 'Everything Under The Sun' sintetizza perfettamente questa ricchezza e diversità. Credo sia il modo migliore per rappresentare un album che cerca di abbracciare ogni cosa". 

È anche un modo per rivendicare la libertà di fare quello che vi pare, senza dover dimostrare niente a nessuno?  

"Sì, da tempo godiamo di una grande libertà creativa. Il successo ottenuto negli anni ci permette di finanziare i nostri dischi, senza pressioni esterne. Possiamo scrivere, registrare e pubblicare la musica che vogliamo, seguendo esclusivamente i nostri tempi e le nostre scelte artistiche". 

Come hai detto, e come ha raccontato anche Chad, questo album raccoglie le diverse anime della band, dai brani più aggressivi ai momenti più introspettivi. C'è stato qualche aspetto inaspettato durante la realizzazione del disco?  

"Non credo ci sia stato qualcosa di davvero inaspettato. Ci sono state però piacevoli sorprese, legate all'ispirazione che siamo riusciti a trovare in modi diversi dal solito, esplorando idee e atmosfere che non avevamo mai affrontato prima. È stato entusiasmante vederle prendere forma poco alla volta. In questo senso, direi che il percorso è stato ricco di novità interessanti e stimolanti". 

Il primo singolo estratto, 'Rattle the Cage', con John 5, ha un sound particolarmente potente. Com'è nata la collaborazione con lui e che cosa avevate in mente quando avete lavorato al brano?  

"Come sanno bene i nostri fan, i Nickelback hanno spesso coinvolto chitarristi ospiti nei loro album. Quasi in ogni disco abbiamo invitato qualcuno a suonare un assolo o a contribuire in qualche altro modo. È una tradizione che portiamo avanti da molto tempo: già ai tempi di 'Silver Side Up', nel 2001, Ian Thornley suonò in 'Good Times Gone'. Quando abbiamo completato 'Rattle the Cage', è arrivato il momento di registrare l'assolo di chitarra. Chad ha pensato che sarebbe stato interessante affidarlo a un musicista esterno invece di suonarlo lui stesso. Eravamo tutti d'accordo e il suo primo nome è stato John 5. È una persona e un chitarrista davvero unico, quindi ci è sembrata subito la scelta giusta. A quel punto il brano era già finito: glielo abbiamo fatto ascoltare e gli abbiamo chiesto di intervenire con il suo stile. Si è divertito moltissimo a lavorarci e il risultato finale è straordinario. È davvero un musicista eccezionale". 

Siete partiti da una piccola città canadese e avete finito per suonare davanti a migliaia di persone in tutto il mondo. Dopo tutti questi anni, che rapporto avete con il vostro pubblico?  

"Il nostro pubblico ci conosce molto bene e noi conosciamo altrettanto bene i nostri fan. Sappiamo che cosa cercano e continuare. È un aspetto che dobbiamo tenere presente quando realizziamo un album: continiuare a fare quella che, secondo noi, è la musica che i nostri fan si aspettano. Si tratta di rock and roll autentico, diretto e senza fronzoli. Che sia un brano hard rock come 'Rattle the Cage' o qualcosa di più melodico e delicato, come una canzone d'amore quale 'Make Me Love You', sanno cosa aspettarsi. Questo disco non si discosta molto da quella direzione. Ci sono anche altri elementi ma ritrovano comunque ciò che conoscono". 

Avete scritto una delle canzoni simbolo dei primi anni Duemila: 'How You Remind Me'. Oggi appartiene anche a una nuova generazione di ascoltatori, molti dei quali non erano ancora nati quando uscì. Come cambia il vostro rapporto con una canzone nel corso degli anni?  

"Nel caso di 'How You Remind Me', credo che il cambiamento dipenda soprattutto da come si evolve il pubblico. I nostri ascoltatori non stanno semplicemente invecchiando: in realtà, il pubblico si sta ringiovanendo. Ci sono i fan della prima ora, che sono cresciuti e hanno avuto dei figli, e oggi c'è anche una generazione ancora più giovane che si avvicina alla nostra musica. Quando guardiamo il pubblico durante i concerti, vedo tante persone più giovani dei miei stessi figli". 

Ti fa sentire un po' vecchio?  

"No, per niente. Non è una sensazione del genere. Ne sono profondamente colpito e sono davvero grato a chiunque abbia voglia di ascoltare la nostra musica. Quando arrivano nuovi fan, è come ricevere una nuova benedizione". 

Avete attraversato l'epoca dei cd, l'avvento dei download e, oggi, quella dello streaming. Quale di questi cambiamenti ha avuto l'impatto maggiore sul vostro modo di concepire la musica?  

"Nessuno di questi cambiamenti ha modificato davvero il nostro approccio al lavoro. È ovvio che hanno cambiato il modo in cui le persone consumano la musica e la scoprono ma per quanto riguarda il nostro modo di lavorare, le cose non sono cambiate molto. Da decenni parliamo della possibilità di abbandonare il modello dell'album e pubblicare una o due o tre canzoni per poi andare in tour. Ne abbiamo discusso tante volte ma non lo abbiamo mai fatto. Continuiamo a realizzare dischi". 

Il rock è nato anche come linguaggio di ribellione. Oggi il panorama musicale è dominato da generi e stili diversi. Che cosa significa essere una rock band oggi?  

"Significa ciò che ha sempre significato: essere autentici. Essere onesti con noi stessi e con chi ci ascolta, senza fingere di essere qualcun altro. È un principio che non è mai cambiato da quando abbiamo iniziato. Le persone percepiscono la sincerità e riconoscono quando qualcuno sta cercando di apparire diverso da ciò che è realmente". 

Quindi il vostro segreto è rimanere fedeli a voi stessi?  

"Sì, rimanere fedeli alle nostre origini, a quello che siamo come persone e come band". 

Pensi che il rock sia ancora in grado di raccontare le frustrazioni e le preoccupazioni delle nuove generazioni? Oppure sono altri generi musicali a ricoprire oggi il ruolo che un tempo era del rock?  

"Non saprei. Le cose cambiano ed evolvono continuamente ma non credo che il rock sia cambiato poi così tanto. Da persona che lo vive ogni giorno, penso che conservi ancora la stessa energia e vitalità di sempre. Non vedo trasformazioni sostanziali nella sua essenza. Se oggi altri generi stanno acquisendo maggiore rilevanza nell'immaginario collettivo e riescono a intercettare meglio determinate sensibilità, credo che sia un fatto positivo. Ma il rock, per come lo vedo io, continua a svolgere la stessa funzione di sempre: raccontare l'esperienza umana". 

Viviamo in un periodo molto difficile, tra guerre, conflitti e incertezze economiche. Che cosa pensi possa fare la musica in un contesto del genere?  

"Penso che la musica debba rappresentare una distrazione, un contrappeso rispetto a tutte queste questioni. Credo che, piuttosto che lasciarsi coinvolgere e finire invischiati nella politica o in altre questioni sociali, la musica e i concerti debbano offrire soprattutto l'opportunità di allontanarsi da tutto questo, godersi la vita insieme a persone che condividono gli stessi interessi e non cercare di dividere ma unire. La musica può ancora offrire uno spazio in cui le persone si ritrovano, si divertono e, per qualche ora, non pensano a tutto il resto. Non si va in Parlamento o davanti a un palazzo del governo per assistere a un concerto rock. Non credo, quindi, che le persone vadano ai concerti rock per fare politica". 

Anche l'intelligenza artificiale si sta facendo strada nella produzione musicale. Pensi che possa essere uno strumento utile per i musicisti o rischia di compromettere ciò che rende il rock così particolare?  

"Ho riflettuto a lungo su questo. Penso che possa essere un grande strumento per chi non suona, non sa suonare la chitarra o il pianoforte e forse non sa nemmeno cantare ma ha delle idee. Non vedo cosa ci possa essere di sbagliato nel fatto che qualcuno abbia un'idea e utilizzi l'intelligenza artificiale per darle forma e comunicarla. Non è molto diverso da quello che accadrebbe se una persona si trovasse in una stanza piena di musicisti esperti, esponesse le proprie idee e chiedesse a ciascuno di suonare una parte. In fondo, è proprio così che nasce la scrittura di una canzone: dalle idee. Credo che anche chi non sa suonare uno strumento debba avere la possibilità di concepire canzoni e idee musicali. Non vedo perché non dovrebbe essere così. Penso che l'intelligenza artificiale possa essere uno strumento molto utile. Credo che sarà come ogni altra grande svolta tecnologica: porterà con sé aspetti positivi e negativi. Ci saranno cambiamenti enormi ma anche cose buone e cose cattive". 

Pensi che utilizzare l'intelligenza artificiale per scrivere una canzone o comporre musica sia davvero utile oppure che possa compromettere il lavoro umano?  

"Continuo a pensare che, se è l'intelligenza artificiale a elaborare le idee in partenza, la questione sia diversa. Per come la intendo io, però, sono ancora gli esseri umani a dover avere le idee. Siamo noi a dover formulare le richieste e a dare le indicazioni all'intelligenza artificiale. Forse, in un futuro non troppo lontano, i modelli di intelligenza artificiale saranno in grado di produrre musica all'infinito, senza bisogno di alcun intervento umano. Potrebbe essere interessante, ma non so come andrà a finire. Quello che mi piace, invece, è l'idea che possa abbassare una sorta di barriera d'ingresso: una persona che non sa suonare uno strumento può avere un'idea e riuscire comunque a realizzare della musica. Non ci vedo davvero nulla di sbagliato". 

Dopo tutto questo tempo trascorso insieme nella band, che cosa ti spinge ancora a entrare in studio e a scrivere nuove canzoni? E il motivo per cui fai musica è cambiato rispetto agli esordi?  

"E' cambiato nel senso che adesso è semplicemente molto divertente. Mi diverto davvero. Amo entrare in studio, suonare, avere nuove idee e lavorare insieme agli altri per svilupparle. Non è sempre stato così: a volte è stato davvero difficile". 

Quando scrivete le canzoni, pensate già a come suoneranno dal vivo oppure lasciate che le cose seguano il loro corso?  

"Vorrei che mio fratello prestasse un po' più di attenzione a come le canzoni funzioneranno dal vivo. Spesso le scrive e le arrangia in un modo che rende molto difficile per lui stesso cantarle. Quando arriva il momento di eseguirle sul palco, si ritrova sotto una pressione enorme. Amo quei brani, sono bellissimi, ma in alcuni casi si sarebbero potuti costruire diversamente per renderli più agevoli da interpretare durante i concerti. Detto questo, è una sua scelta. Ci è capitato più volte, dopo uno show, di ritrovarci nel backstage a scherzare dicendo: "Se mai scopriremo chi ha scritto quella canzone, gliela faremo pagare". Perché il colpevole è sempre Chad. È lui che scrive cercando di realizzare la canzone migliore possibile, senza preoccuparsi troppo di quanto sarà impegnativo riproporla dal vivo". 

Guardando a 'Everything Under The Sun', pensi che sia un album che racconta chi siete stati, chi volete diventare o semplicemente chi siete oggi?  

"Penso che ogni nostro album racconti chi siamo nel momento in cui lo realizziamo. In un certo senso, ogni disco è una capsula del tempo, un'istantanea di ciò che siamo in una determinata fase della nostra vita. Lo stesso vale per chi lo ascolta: ci sono tantissimi album che, ogni volta che li riascolto, mi riportano immediatamente al periodo in cui li ho scoperti per la prima volta. Con il passare del tempo, credo che il legame con la musica del passato dipenda soprattutto da chi eravamo noi in quel momento. Riascoltare certe canzoni è come fare un viaggio nel tempo e ritrovare emozioni, ricordi e sensazioni legate a una particolare fase della nostra vita. Per questo preferisco lasciare che siano gli ascoltatori ad attribuire alla nostra musica un significato personale. Se le nostre canzoni riescono a diventare parte della colonna sonora delle loro vite, non posso che esserne felice". 

27 ott 2026

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27 ott 2026

Icare 2026, anestesisti-rianimatori: "Newsletter e campagne per sicurezza cure"

(Adnkronos) - "Una newsletter gratuita su salute e sicurezza delle cure e campagne di informazione: così gli anestesisti-rianimatori italiani parleranno ai cittadini". Lo ha annunciato la Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) all’Assemblea dei soci di Icare 2026, l’80° congresso nazionale, che si è chiuso sabato 24 ottobre a Milano con più di 3mila partecipanti. 

La campagna Siaarti sulla sepsi di settembre 2026 - ‘Con la sepsi, il tempo conta’ - ha raggiunto almeno 174mila persone sui social, con circa 38mila clic verso il sito e 550 condivisioni su Instagram, e ha avuto 358 uscite sulla stampa. "È importante che i cittadini sappiano il ruolo dell’anestesista-rianimatore - afferma Elena Giovanna Bignami, presidente Siaarti - Un ruolo specialistico, ma in qualche modo ‘speciale’ perché trasversale in tutte le attività ospedaliere, ma anche sul territorio - gestione delle emergenze, ambulatori di terapia del dolore - Sapere che ci sono persone dietro la tecnica credo sia fondamentale".  

I profili Instagram e Facebook di Siaarti - informa una nota - avranno una nuova linea editoriale dedicata ai cittadini da gennaio 2027. Una newsletter per i cittadini, gratuita, partirà tra marzo e aprile 2027. Parlerà di anestesia, terapia intensiva, emergenza e dolore, delle giornate dedicate alla salute e della sicurezza delle cure. Ogni anno sono previste tre o quattro campagne di informazione. "La newsletter offrirà approfondimenti scientifici curati dagli specialisti Siaarti con un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori - spiega Silvia De Rosa, responsabile del Comitato Comunicazione Siaarti - Un esempio è il tema dell’anestesia nel parto, per chiarire dubbi frequenti sull’epidurale, sulla gestione del dolore e sulla sicurezza delle procedure, valorizzando le competenze degli anestesisti-rianimatori". All’inaugurazione Siaarti aveva chiesto orari di lavoro adeguati, aggiornamento continuo e un percorso di benessere per ogni medico. "Il destinatario delle nostre riflessioni - continua Bignami - è sicuramente il ministero della Salute, per far trovare spazio e concretezza a queste proposte. Davvero ‘prendersi cura di chi cura’ è fondamentale". 

 

In tre giorni Icare 2026 ha contato più di 3mila partecipanti, 175 sessioni e 330 relatori. Il programma, senza copie stampate, era sull’app Congressi Siaarti, scaricata oltre un migliaio di volte. Con Food for Good il cibo avanzato è diventato 480 pasti completi, donati a Siticibo, Fondazione Banco Alimentare Onlus nato nel 2003 per recuperare il cibo fresco e cotto in eccedenza e ridistribuirlo immediatamente a scopo sociale. A Icare Recharge – Il benessere di chi si prende cura, lo spazio di ascolto per i medici, sono passati oltre 70 anestesisti-rianimatori; l’Area Kids ha accolto sei bambini. 

"Nel prossimo futuro - sottolinea Giacomo Grasselli, vicepresidente Siaarti - la nostra disciplina dovrà affrontare sfide importanti: lo squilibrio tra la disponibilità di specialisti e il continuo aumento delle prestazioni da erogare; l’invecchiamento della popolazione, con la necessità di assistere pazienti sempre più complessi e con bisogni specifici; l’instabilità geopolitica e il rischio di nuove pandemie; l’avvento dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Vi è inoltre un aspetto emerso con forza durante il congresso Icare che considero decisivo per gli anni a venire: la necessità di rendere la disciplina sempre più inclusiva e sostenibile. Significa rispondere ai diversi bisogni dei pazienti, offrire opportunità di crescita ai professionisti, migliorare le condizioni di lavoro e ridurre l’impatto ambientale delle nostre attività". Il prossimo congresso nazionale, Icare 2027, si terrà a Rimini dal 28 al 30 ottobre 2027. 

27 ott 2026

Spes Academy, al Mimit la lectio di Massolo sulla geopolitica del rischio

(Adnkronos) - Comprendere gli equilibri internazionali per proteggere gli investimenti, rafforzare la sicurezza delle filiere e orientare le strategie aziendali. È il tema dell’incontro “La geopolitica del rischio e le imprese”, promosso dalla Fondazione Aises Ets e dalla Spes Academy “Carlo Azeglio Ciampi”, in programma oggi alle ore 15 nella Sala del Parlamentino del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in via Molise 2, a Roma. 

L’incontro si aprirà con i saluti istituzionali di Federico Eichberg, capo di Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Seguiranno la presentazione di Valerio De Luca, presidente della Fondazione Aises Ets e direttore della Spes Academy “Carlo Azeglio Ciampi”, e la lectio magistralis di Giampiero Massolo, presidente di Fincantieri NexTech e vicepresidente di Mundys, dedicata al rapporto tra trasformazione degli equilibri globali, sicurezza economica e competitività delle imprese. 

''Il rischio geopolitico è ormai una variabile strutturale delle strategie aziendali. Le decisioni su dove investire, come organizzare le filiere e quali mercati presidiare richiedono una lettura degli equilibri politici e di sicurezza. Per le imprese, integrare questa analisi nella governance significa proteggere il valore e individuare nuove opportunità'', afferma Massolo. 

 

Dalle tensioni commerciali alla sicurezza energetica, dalla competizione tecnologica alla vulnerabilità delle infrastrutture, il confronto metterà a fuoco le competenze necessarie per operare in uno scenario segnato da interdipendenze e incertezza. Una sfida che riguarda direttamente il sistema produttivo italiano e la sua capacità di mantenere una presenza competitiva sui mercati internazionali. 

''La qualità delle decisioni dipende dalla capacità di comprendere il contesto nel quale si opera. Formare la classe dirigente significa fornire strumenti per distinguere i segnali dal rumore, valutare le dipendenze strategiche e riconoscere per tempo le vulnerabilità. La formazione è un’infrastruttura della sicurezza economica nazionale: consente alle imprese di governare il rischio e costruire il futuro'', sottolinea De Luca. 

Interverrà Alfio Rapisarda, Head of Global Security di Eni. La moderazione sarà affidata a Simona Branchetti, giornalista Mediaset. L’iniziativa si inserisce nell’impegno della Fondazione Aises e della Spes Academy per una formazione che colleghi analisi geopolitica, cultura della sicurezza e responsabilità di governo delle organizzazioni, favorendo il dialogo tra istituzioni e imprese. 

  

27 ott 2026

'Amway Cares', la Global Week of Service arriva per la prima volta in Italia

(Adnkronos) - Amway, la più grande azienda di vendita diretta al mondo, ha esteso per la prima volta oltre i confini del West Michigan la sua Amway Cares Week of Service, portando l'iniziativa in 12 Paesi nel mondo, tra cui l'Italia. Giunta alla sua quinta edizione, l’iniziativa ha mobilitato oltre 1.300 dipendenti a livello globale, che insieme hanno contribuito con più di 7.000 ore di volontariato a sostegno di oltre 60 organizzazioni no profit. Dai campi agricoli alle mense sociali, dalla realizzazione di parchi giochi alla preparazione di kit di emergenza, i team Amway di tutto il mondo hanno dedicato il proprio tempo a sostenere l'accesso al cibo e a una corretta alimentazione e creare spazi sicuri e accoglienti dove i bambini possano giocare e crescere. Realizzata nell'arco di diverse settimane in tutto il mondo, l'iniziativa è espressione della cultura della cura che contraddistingue l'azienda e del suo impegno a rafforzare le comunità in cui i dipendenti vivono e lavorano. 

Quest'anno, per la prima volta, l'iniziativa globale è arrivata anche in Italia. Sebbene il volontariato faccia da sempre parte dell'impegno di Amway Italia a sostegno delle comunità locali, il 2026 ha segnato la prima partecipazione della filiale alla Amway Cares Week of Service. Il 10 giugno 2026, un gruppo di 30 dipendenti Amway ha preso parte a un'attività di pulizia lungo la Darsena di Milano, dedicando circa due ore al ripristino di una delle location più iconiche e frequentate della città. I volontari hanno raccolto complessivamente 15 sacchi di rifiuti dagli spazi pubblici circostanti. L'attivazione milanese ha portato un contributo concreto al miglioramento dell'ambiente locale, valorizzando l'esperienza di residenti e visitatori in una delle zone di ritrovo più vivaci della città. Oltre all'impatto ambientale diretto, l'iniziativa ha rafforzato lo spirito di squadra e il coinvolgimento dei dipendenti, confermando l'impegno di Amway verso la responsabilità ambientale e verso azioni collettive capaci di generare un impatto positivo a livello locale. 

"Il volontariato è parte integrante della cultura Amway, e questa iniziativa ha rappresentato per i nostri collaboratori in tutta la regione l'occasione di trasformare i valori dell'azienda in azioni concrete a favore delle comunità in cui vivono e lavorano", ha dichiarato Jon Voskuil, Managing Director Amway Esan. L'attivazione italiana si inserisce in un impegno globale più ampio che, per la prima volta, ha unito dipendenti di culture, lingue e comunità diverse attorno a un obiettivo comune: il servizio. Un progetto nato nel West Michigan che si è trasformato in un'espressione globale della cultura della cura di Amway, dimostrando come anche un'azione a livello locale, come quella realizzata a Milano, possa generare un impatto significativo su scala globale. 

27 ott 2026

Nautica, Salone di Genova conferma il riconoscimento dell'impegno per la gestione sostenibile della 66ma edizione

(Adnkronos) - Il Salone Nautico Internazionale a Genova consolida il proprio impegno verso una gestione sostenibile dell'evento, attraverso l'applicazione della norma internazionale Iso 20121, che definisce i requisiti per i sistemi di gestione della sostenibilità degli eventi. A riconoscimento di questo impegno, Rina ha consegnato a I Saloni Nautici, nel corso della 66ª edizione del Salone Nautico Internazionale, una targa per l’impegno nell'applicazione della norma Iso 20121 nella gestione della manifestazione. Il riconoscimento valorizza il lavoro portato avanti da Confindustria Nautica e I Saloni Nautici per integrare in modo strutturale i principi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica nell'organizzazione del Salone, attraverso un modello di gestione fondato sulla responsabilità, sul coinvolgimento degli stakeholder e sul miglioramento continuo.  

Un indirizzo strategico che trova espressione nella Politica degli eventi sostenibili e dichiarazione di intenti e valori, attraverso la quale Confindustria Nautica e I Saloni Nautici definiscono gli obiettivi e le linee di intervento per una gestione responsabile della manifestazione, in coerenza con i principi ESG e con gli obiettivi dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. La strategia di sostenibilità del Salone Nautico Internazionale si sviluppa lungo diverse direttrici: dall'efficienza energetica alla mobilità a basso impatto ambientale, dalla gestione responsabile dei materiali e dei rifiuti alla tutela dell'ambiente marino, fino alla valorizzazione delle persone, all'inclusione e al coinvolgimento di fornitori, allestitori ed espositori. Un approccio che riconosce nella collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti un elemento essenziale per promuovere comportamenti responsabili e diffondere una cultura della sostenibilità lungo l'intera filiera. ''Il riconoscimento di RINA testimonia la volontà di fare della sostenibilità una componente strutturale del Salone Nautico Internazionale. La nostra manifestazione rappresenta un punto di riferimento per l'industria nautica a livello mondiale e, proprio per questo, ha la responsabilità di promuovere modelli organizzativi capaci di coniugare crescita, innovazione e attenzione agli impatti ambientali e sociali. L'applicazione della norma ISO 20121 rafforza questa visione strategica, traducendo i principi di sostenibilità in criteri concreti di gestione e in una responsabilità condivisa con tutti gli attori della filiera'' - Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica e Presidente e Amministratore Delegato di I Saloni Nautici.   

L'impegno verso la sostenibilità si inserisce nella più ampia missione del Salone Nautico Internazionale, piattaforma globale per il business, l'innovazione e la cultura nautica, che affianca alla valorizzazione dell'eccellenza industriale del Made in Italy una crescente attenzione alla responsabilità sociale e ambientale. La targa consegnata da RINA durante la 66ª edizione rappresenta un'ulteriore testimonianza della continuità di questo impegno, con l'obiettivo di consolidare un modello organizzativo sempre più attento alla sostenibilità e di contribuire alla diffusione di buone pratiche nel settore nautico 

27 ott 2026

Harry Kane festeggia il Pallone d’Oro, ma le bottiglie con le scintille fanno discutere: sui social torna l’ombra di Crans-Montana

(Adnkronos) - Una notte da ricordare, destinata a entrare nella storia del calcio inglese. Ma anche immagini che, a poche ore dalla celebrazione, possono alimentare un dibattito ben diverso da quello sportivo. Harry Kane ha festeggiato la conquista del Pallone d’Oro 2026 in un locale esclusivo di Londra, circondato da familiari, amici e alcuni compagni di squadra. A far discutere sui social sono soprattutto le bottiglie accompagnate da scintille luminose, una consuetudine della movida che oggi richiama inevitabilmente il dramma di Crans-Montana.  

L’attaccante del Bayern Monaco ha conquistato il più prestigioso riconoscimento individuale del calcio maschile nella cerimonia andata in scena al London Palladium. Un successo storico: Kane è diventato il primo inglese a vincere il premio 25 anni dopo Michael Owen, che lo aveva conquistato nel 2001. Un traguardo arrivato al termine di una stagione straordinaria, impreziosita da 73 gol complessivi. Dopo la premiazione, il centravanti ha proseguito i festeggiamenti al Cirque Le Soir, nel quartiere londinese di Soho. Con lui c'erano la moglie Kate, il fratello Charlie e diversi amici, tra cui gli ex compagni del Tottenham Eric Dier, Ben Davies e Matt Doherty.  

 

A catturare l'attenzione non è stata soltanto la festa per il riconoscimento, ma soprattutto la scenografia utilizzata per servire le bottiglie. Nei video della serata si vedono scintille luminose accompagnare l'arrivo delle bevande, mentre Kane e gli altri invitati celebrano la vittoria. Una modalità di servizio diffusa in numerosi locali notturni, utilizzata per rendere più spettacolare la consegna di champagne e altre bottiglie ai tavoli. Un rituale pensato per creare atmosfera e diventato negli anni parte dell'immaginario della movida di lusso. Queste immagini, però, arrivano in un momento particolare. Dopo la tragedia di Crans-Montana, in Svizzera, le fontane scintillanti applicate alle bottiglie sono diventate oggetto di un acceso dibattito pubblico. Sui social si è discusso dell'opportunità di continuare a utilizzare effetti pirotecnici per accompagnare le feste, anche quando vengono impiegati con finalità puramente scenografiche. 

27 ott 2026

Bettini ad AdnTalks: "Schlein ha carte in regole per battere Meloni, Conte profilo da statista"

(Adnkronos) - "Schlein ha tutte le possibilità di vincere contro la Meloni: è donna, è capo di un grande partito, un partito che ha risollevato e quindi tutte le carte in regola per vincere". Ad affermarlo Goffredo Bettini all'Adnkronos, intervistato dal direttore Davide Desario per AdnTalks. "Non riesco a capire questa preferenza" che si dice abbia Giorgia Meloni nel preferire Elly Schlein come avversaria. "Conte ha altre caratteristiche. M5S è un partito più piccolo, però ha diciamo un profilo di governo, persino di statista e diciamoci le cose come stanno perché ha governato con noi salvando l'Italia sia sul piano economico" per il fondi del Pnrr che "sono stati conquistati e combattuti da Conte e poi sulla questione Covid". 

"Meloni? E' una donna combattiva che ha avuto la forza di farsi da sé, è una donna che ha dimostrato più coraggio di tutti i suoi uomini al governo messi insieme. Noi dobbiamo stare attenti. Non è che la destra è fiaccata. Ha fatto tanti errori, ha fatto un governo che non ha combinato nulla però è rocciosa perché è entrata in parte nella coscienza degli italiani", ha quindi detto. 

 

 

"C'erano anche altre strade, altre strade però ormai c'è un accordo fondamentali i partiti, quindi si andrà alle primarie e quando fare devo farle subito il prima possibile perché non ci illudiamo, non saranno rosa e fiori evidentemente. ci sarà una competizione. Ci saranno evidentemente delle frizioni e quindi chi vince deve avere il tempo prima delle elezioni politiche è di essere il candidato di tutti, di entrare nel cuore di tutti", ha detto ancora Bettini. 

"Escludere Renzi sarebbe grande errore politico. Avremmo un profilo più settario e meno inclusivo", ha sottolineato il politico. Quanto a Carlo Calenda, "rispetto a Renzi "è un'altra cosa. Calenda è un'altra cosa è stato ostinatamente contro il centrosinistra, quindi sarebbe un'incoerenza inglobarlo e ma poi lui non si vuole fare inglobare lui ha la sua linea la sua prospettiva e tanti saluti".  

"Conte ha proposto Gualtieri come terzo nome? No, Conte ha dato solo una disponibilità a riflettere, dicendo che lui è disponibile anche a fare un passo indietro. Conte si è fermato a questo, Non ha detto una parola di più. Dopodichè per l'autorevolezza di Gualtieri che a Roma sta facendo molto bene, come lo ha fatto in Europa". Lo ha detto Goffredo Bettini all'Adnkronos intervistato dal direttore Davide Desario per Adn Talks. 

"Ho visto in Alessandro Onorato la persona che aveva più in testa lo schema politico che io porto avanti da tanti anni. Ho visto una personalità molto forte con un carattere impegnato, fantasioso, tenace che stava dentro questo mio ragionamento politico che è molto semplice: la sinistra da sola non vince", ha detto ancora Bettini aggiungendo: "Perché io proposi Rutelli? Perché la sinistra romana seppure fortissima non avrebbe vinto a Roma se non c'era quell'allargamento. Questo allargamento allora è stato Rutelli, oggi è la costituzione di un'area che esiste liberale, civica, socialista che è essenziale per vincere". 

"Siamo di fronte a un'Europa che in particolare sulle crisi internazionali è stata assente, silente e non ha avuto immediatamente la forza di dire aiutiamo l'Ucraina con le armi - cosa sacrosanta quando è scoppiata la guerra - ma nello stesso tempo di dire subito pace", ha sottolineato Bettini aggiungendo: "Questo non l'ha fatto l'Europa e i nazionalismi fanno il loro mestiere, rosicchiano la forza dell'Europa. Ma questa Europa crea i nazionalismi e la ventata di destra. Quindi è fondamentale la direzione di marcia dell'Europa". 

Quindi sull'Ucraina ha affermato: "No alla guerra infinita. Dare armi e contemporaneamente mantenere questa torsione europea belligerante non ha senso. Se invece l'Europa cambia, manda un suo delegato, invoca una conferenza come fu quella di Helsinki che dia equilibrio a tutta quell'area, tenendo conto della sicurezza dei russi e degli ucraini, allora cambia. Se si avvia questa trattativa, durante la trattativa si può sostenere con armi difensive l'Ucraina". 

  

27 ott 2026

Eurovision 2027, "clima troppo divisivo per presenza Israele": Paesi Bassi si ritirano

(Adnkronos) - I Paesi Bassi non parteciperanno all'Eurovision Song Contest 2027. L'emittente pubblica olandese Npo ha annunciato oggi la sospensione dei preparativi e l'annullamento della partecipazione alla prossima edizione del festival europeo della canzone. La decisione, maturata dopo una serie di consultazioni interne, è dovuta alla mancanza di un supporto sufficiente tra le emittenti nazionali, in un clima segnato da forti divisioni sociali legate in particolare alla partecipazione di Israele.  

L'intervento dell'Npo era arrivato in un primo momento per tentare di garantire la presenza olandese, dopo che l'altra emittente nazionale, Avrotros, aveva annunciato in una nota che avrebbe boicottato l'Eurovision Song Contest 2027 per il secondo anno consecutivo, proprio in segno di protesta contro Israele. Un tentativo di mediazione, quello dell'Npo, che si è concluso però oggi con una definitiva retromarcia. Jet de Ranitz, presidente del Consiglio di amministrazione dell'emittente, ha spiegato che, pur avendo inizialmente percepito un potenziale supporto per un ritorno in gara, "non siamo riusciti a trovare un formato adatto". Da qui la scelta inevitabile: "Al momento è troppo presto per partecipare all'Eurovision Song Contest del 2027. Data la delicatezza delle tematiche attualmente in gioco, abbiamo deciso di fare un passo indietro". L'Npo ha inoltre deciso di non avvalersi della facoltà di obbligare l'emittente Ntr (che per statuto colma le lacune di programmazione) a farsi carico della partecipazione, ritenendo "irresponsabile" forzare la mano su un tema che suscita reazioni così contrastanti. 

A pesare sulla scelta è il clima di forte polarizzazione. "Sappiamo da tempo che la partecipazione di Israele suscita diverse reazioni nella società e genera dibattito e divisioni. Questo vale anche per le emittenti e il personale, e comprendiamo questa sensibilità. Vogliamo inviare un artista solo se può contare sul pieno supporto di una o più emittenti", ha chiarito Jurre Bosman, direttore media dell'Npo. Nonostante il ritiro dalla gara, l'evento continuerà a essere trasmesso nei Paesi Bassi dalla Nos, con commento in olandese. Il clima teso attorno alla kermesse musicale non è una novità. L'anno scorso, infatti, le polemiche avevano portato al ritiro dalla competizione di ben cinque Paesi: oltre ai Paesi Bassi, avevano fatto un passo indietro anche Spagna, Irlanda, Islanda e Slovenia. 

Immediata la reazione dell'Unione europea di Radiodiffusione (Ebu). Martin Green, direttore dell'Eurovision Song Contest, ha espresso rammarico ma piena comprensione: "Siamo profondamente dispiaciuti che Npo non parteciperà all'Eurovision 2027. Comprendiamo la loro decisione". Ricordando il ruolo storico dell'Olanda, tra i Paesi fondatori del concorso nel 1956, Green ha aggiunto: "Riconosciamo che al momento le opinioni sul Concorso sono profondamente radicate e sincere, e che differiscono notevolmente. Allo stesso tempo, crediamo che l'Eurovision sia importante in un mondo diviso, un momento in cui le persone si uniscono attorno alla musica. Non vediamo l'ora di accogliere nuovamente una partecipazione olandese non appena Npo, i suoi membri e il pubblico riterranno che sia il momento giusto". 

27 ott 2026

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