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Banco Bpm, portavoce conferma: "No partecipazione ad assemblea Mps, ragioni di opportunità"

(Adnkronos) - Un portavoce di Banco Bpm conferma all'Adnkronos che "il consiglio di amministrazione della Banca ha preso atto dei vincoli legali connessi alla posizione di socio di Mps e al relativo conflitto di interesse ritenendo quindi opportuno non partecipare all’Assemblea di Mps del 29 ottobre". A quanto apprende l'AdnKronos da fonti finanziarie, la decisione del cda del Banco Bpm è stata presa all'unanimità. 

"Non presentarsi (assenza) favorisce di più, tecnicamente, la bocciatura delle Ops", commenta all'Adnkronos Antonio Tognoli, responsabile della macroanalisi di Cfo Sim. "La quota di Banco Bpm (3,7% circa di Mps) non entra nel quorum dei presenti. Il denominatore (capitale presente) si riduce, quindi la percentuale dei 'no' già dichiarati (Delfin + Caltagirone + Norges + altri) pesa di più sui votanti. Se i contrari superano 1/3 dei presenti, le delibere falliscono più facilmente. È l’effetto classico di 'assenza strategica' che concentra il peso dei votanti ostili", sottolinea. 

"Presentarsi e astenersi è diverso", dice ancora Tognoli. "L’astensione conta di solito come non-voto (non concorre ai sì), ma la quota resta nel capitale presente. Il denominatore è più alto, quindi serve una percentuale di 'no' più elevata per raggiungere la soglia di blocco (>1/3 dei presenti). È meno efficace tecnicamente rispetto all’assenza per favorire la bocciatura, anche se comunque non aiuta i 'sì'", prosegue. 

"Per le delibere straordinarie (Ops su Banco Bpm e Banca Generali, fusione Mediobanca, ecc.) serve la maggioranza dei due terzi del capitale presente e votante in assemblea (non del capitale totale). Quindi basta un po’ più di 1/3 dei voti presenti per bloccare", conclude. 

27 ott 2026

Harry Kane festeggia il Pallone d’Oro, ma le bottiglie con le scintille fanno discutere: sui social torna l’ombra di Crans-Montana

(Adnkronos) - Una notte da ricordare, destinata a entrare nella storia del calcio inglese. Ma anche immagini che, a poche ore dalla celebrazione, possono alimentare un dibattito ben diverso da quello sportivo. Harry Kane ha festeggiato la conquista del Pallone d’Oro 2026 in un locale esclusivo di Londra, circondato da familiari, amici e alcuni compagni di squadra. A far discutere sui social sono soprattutto le bottiglie accompagnate da scintille luminose, una consuetudine della movida che oggi richiama inevitabilmente il dramma di Crans-Montana.  

L’attaccante del Bayern Monaco ha conquistato il più prestigioso riconoscimento individuale del calcio maschile nella cerimonia andata in scena al London Palladium. Un successo storico: Kane è diventato il primo inglese a vincere il premio 25 anni dopo Michael Owen, che lo aveva conquistato nel 2001. Un traguardo arrivato al termine di una stagione straordinaria, impreziosita da 73 gol complessivi. Dopo la premiazione, il centravanti ha proseguito i festeggiamenti al Cirque Le Soir, nel quartiere londinese di Soho. Con lui c'erano la moglie Kate, il fratello Charlie e diversi amici, tra cui gli ex compagni del Tottenham Eric Dier, Ben Davies e Matt Doherty.  

 

A catturare l'attenzione non è stata soltanto la festa per il riconoscimento, ma soprattutto la scenografia utilizzata per servire le bottiglie. Nei video della serata si vedono scintille luminose accompagnare l'arrivo delle bevande, mentre Kane e gli altri invitati celebrano la vittoria. Una modalità di servizio diffusa in numerosi locali notturni, utilizzata per rendere più spettacolare la consegna di champagne e altre bottiglie ai tavoli. Un rituale pensato per creare atmosfera e diventato negli anni parte dell'immaginario della movida di lusso. Queste immagini, però, arrivano in un momento particolare. Dopo la tragedia di Crans-Montana, in Svizzera, le fontane scintillanti applicate alle bottiglie sono diventate oggetto di un acceso dibattito pubblico. Sui social si è discusso dell'opportunità di continuare a utilizzare effetti pirotecnici per accompagnare le feste, anche quando vengono impiegati con finalità puramente scenografiche. 

27 ott 2026

Bettini ad AdnTalks: "Schlein ha carte in regole per battere Meloni, Conte profilo da statista"

(Adnkronos) - "Schlein ha tutte le possibilità di vincere contro la Meloni: è donna, è capo di un grande partito, un partito che ha risollevato e quindi tutte le carte in regola per vincere". Ad affermarlo Goffredo Bettini all'Adnkronos, intervistato dal direttore Davide Desario per AdnTalks. "Non riesco a capire questa preferenza" che si dice abbia Giorgia Meloni nel preferire Elly Schlein come avversaria. "Conte ha altre caratteristiche. M5S è un partito più piccolo, però ha diciamo un profilo di governo, persino di statista e diciamoci le cose come stanno perché ha governato con noi salvando l'Italia sia sul piano economico" per il fondi del Pnrr che "sono stati conquistati e combattuti da Conte e poi sulla questione Covid". 

"Meloni? E' una donna combattiva che ha avuto la forza di farsi da sé, è una donna che ha dimostrato più coraggio di tutti i suoi uomini al governo messi insieme. Noi dobbiamo stare attenti. Non è che la destra è fiaccata. Ha fatto tanti errori, ha fatto un governo che non ha combinato nulla però è rocciosa perché è entrata in parte nella coscienza degli italiani", ha quindi detto. 

 

 

"C'erano anche altre strade, altre strade però ormai c'è un accordo fondamentali i partiti, quindi si andrà alle primarie e quando fare devo farle subito il prima possibile perché non ci illudiamo, non saranno rosa e fiori evidentemente. ci sarà una competizione. Ci saranno evidentemente delle frizioni e quindi chi vince deve avere il tempo prima delle elezioni politiche è di essere il candidato di tutti, di entrare nel cuore di tutti", ha detto ancora Bettini. 

"Chi vince tra Schlein e Conte? Questo non lo so e devo dire che Rinascita ha una posizione molto chiara: noi offriamo contenuti, spunti - poi buoni o cattivi ognuno lo giudicherà - a tutta l'alleanza, a tutta la larga alleanza. Non diciamo questo o quello o quell'altro, ma a tutta l'alleanza. Noi offriamo contenuti e prospettive a tutti", ha affermato sottolineando: "Chi voto alle primarie? Non lo dico, proprio per la posizione di Rinascita che ho detto". 

"Escludere Renzi sarebbe grande errore politico. Avremmo un profilo più settario e meno inclusivo", ha sottolineato il politico. Quanto a Carlo Calenda, "rispetto a Renzi "è un'altra cosa. Calenda è un'altra cosa è stato ostinatamente contro il centrosinistra, quindi sarebbe un'incoerenza inglobarlo e ma poi lui non si vuole fare inglobare lui ha la sua linea la sua prospettiva e tanti saluti".  

"Conte ha proposto Gualtieri come terzo nome? No, Conte ha dato solo una disponibilità a riflettere, dicendo che lui è disponibile anche a fare un passo indietro. Conte si è fermato a questo, Non ha detto una parola di più. Dopodichè per l'autorevolezza di Gualtieri che a Roma sta facendo molto bene, come lo ha fatto in Europa". Lo ha detto Goffredo Bettini all'Adnkronos intervistato dal direttore Davide Desario per Adn Talks. 

"Ho visto in Alessandro Onorato la persona che aveva più in testa lo schema politico che io porto avanti da tanti anni. Ho visto una personalità molto forte con un carattere impegnato, fantasioso, tenace che stava dentro questo mio ragionamento politico che è molto semplice: la sinistra da sola non vince", ha detto ancora Bettini aggiungendo: "Perché io proposi Rutelli? Perché la sinistra romana seppure fortissima non avrebbe vinto a Roma se non c'era quell'allargamento. Questo allargamento allora è stato Rutelli, oggi è la costituzione di un'area che esiste liberale, civica, socialista che è essenziale per vincere". 

"Sono molto convinto di un allargamento ulteriore della base politica che sostiene il sindaco Gualtieri, perché la sua non è stata una direzione settaria, è stata una direzione attenta, che ha ascoltato. Ci sono però anche storie da trattare con delicatezza e soprattutto un rispetto che noi dobbiamo avere verso i compagni e le compagne del movimento 5 Stelle di Roma, perché gli scontri e i conflitti sono stati ardui, quindi consiglio una cosa: la politica molto spesso deve essere forza, ma in certi casi deve essere ricamo, deve essere delicatezza".  

"Majorino o Calabresi? Io non conosco le dinamiche di quelle partite e di quella realtà. A Milano il mio rapporto più caro politico è stato con Stefano Boeri. Noi facemmo a un certo punto una sorta di associazione si chiamava un Campo Democratico e fu Boeri a essere il nostro punto di riferimento lì a Milano. Io faccio solo una raccomandazione ai candidati: a Milano si vince anche convincendo una borghesia che è molto più solida, politicizzata e strutturata di quella di Roma. Bisogna avere dalla propria parte questa borghesia e i due candidati possono entrambe raggiungere questo obiettivo".  

 

"Gualtieri come sindaco di Roma sta facendo molto bene, ma ha fatto bene anche in Europa ha fatto bene in Europa. Racconto un piccolo episodio: quando lui si dovette candidare quelle europee e era uomo più di studio, più di elaborazione, più di approfondimento, soprattutto sulle questioni economiche e finanziarie in Europa, mi telefonò Draghi per raccomandarsi di non farlo andare sotto nelle preferenze, quindi pensi che stima aveva conquistato", ha araccontato Bettini. 

"Ha fatto molto bene in Europa sia come ministro dell'economia e poi adesso come sindaco e ha fatto anche un passo in avanti rispetto al suo carattere un po' riservato". Avrebbe mai creduto che sarebbe salito al circo Massimo sul palco con Jovanotti a suonare chitarra? "No, no, no francamente no, però questo fa parte della sua intelligenza, lui ha capito che il sindaco deve anche avere questo tratto più umano e di farsi sentire vicino all'animo dei cittadini". 

"Siamo di fronte a un'Europa che in particolare sulle crisi internazionali è stata assente, silente e non ha avuto immediatamente la forza di dire aiutiamo l'Ucraina con le armi - cosa sacrosanta quando è scoppiata la guerra - ma nello stesso tempo di dire subito pace", ha sottolineato Bettini aggiungendo: "Questo non l'ha fatto l'Europa e i nazionalismi fanno il loro mestiere, rosicchiano la forza dell'Europa. Ma questa Europa crea i nazionalismi e la ventata di destra. Quindi è fondamentale la direzione di marcia dell'Europa". 

Quindi sull'Ucraina ha affermato: "No alla guerra infinita. Dare armi e contemporaneamente mantenere questa torsione europea belligerante non ha senso. Se invece l'Europa cambia, manda un suo delegato, invoca una conferenza come fu quella di Helsinki che dia equilibrio a tutta quell'area, tenendo conto della sicurezza dei russi e degli ucraini, allora cambia. Se si avvia questa trattativa, durante la trattativa si può sostenere con armi difensive l'Ucraina". 

  

27 ott 2026

Eurovision 2027, "clima troppo divisivo per presenza Israele": Paesi Bassi si ritirano

(Adnkronos) - I Paesi Bassi non parteciperanno all'Eurovision Song Contest 2027. L'emittente pubblica olandese Npo ha annunciato oggi la sospensione dei preparativi e l'annullamento della partecipazione alla prossima edizione del festival europeo della canzone. La decisione, maturata dopo una serie di consultazioni interne, è dovuta alla mancanza di un supporto sufficiente tra le emittenti nazionali, in un clima segnato da forti divisioni sociali legate in particolare alla partecipazione di Israele.  

L'intervento dell'Npo era arrivato in un primo momento per tentare di garantire la presenza olandese, dopo che l'altra emittente nazionale, Avrotros, aveva annunciato in una nota che avrebbe boicottato l'Eurovision Song Contest 2027 per il secondo anno consecutivo, proprio in segno di protesta contro Israele. Un tentativo di mediazione, quello dell'Npo, che si è concluso però oggi con una definitiva retromarcia. Jet de Ranitz, presidente del Consiglio di amministrazione dell'emittente, ha spiegato che, pur avendo inizialmente percepito un potenziale supporto per un ritorno in gara, "non siamo riusciti a trovare un formato adatto". Da qui la scelta inevitabile: "Al momento è troppo presto per partecipare all'Eurovision Song Contest del 2027. Data la delicatezza delle tematiche attualmente in gioco, abbiamo deciso di fare un passo indietro". L'Npo ha inoltre deciso di non avvalersi della facoltà di obbligare l'emittente Ntr (che per statuto colma le lacune di programmazione) a farsi carico della partecipazione, ritenendo "irresponsabile" forzare la mano su un tema che suscita reazioni così contrastanti. 

A pesare sulla scelta è il clima di forte polarizzazione. "Sappiamo da tempo che la partecipazione di Israele suscita diverse reazioni nella società e genera dibattito e divisioni. Questo vale anche per le emittenti e il personale, e comprendiamo questa sensibilità. Vogliamo inviare un artista solo se può contare sul pieno supporto di una o più emittenti", ha chiarito Jurre Bosman, direttore media dell'Npo. Nonostante il ritiro dalla gara, l'evento continuerà a essere trasmesso nei Paesi Bassi dalla Nos, con commento in olandese. Il clima teso attorno alla kermesse musicale non è una novità. L'anno scorso, infatti, le polemiche avevano portato al ritiro dalla competizione di ben cinque Paesi: oltre ai Paesi Bassi, avevano fatto un passo indietro anche Spagna, Irlanda, Islanda e Slovenia. 

Immediata la reazione dell'Unione europea di Radiodiffusione (Ebu). Martin Green, direttore dell'Eurovision Song Contest, ha espresso rammarico ma piena comprensione: "Siamo profondamente dispiaciuti che Npo non parteciperà all'Eurovision 2027. Comprendiamo la loro decisione". Ricordando il ruolo storico dell'Olanda, tra i Paesi fondatori del concorso nel 1956, Green ha aggiunto: "Riconosciamo che al momento le opinioni sul Concorso sono profondamente radicate e sincere, e che differiscono notevolmente. Allo stesso tempo, crediamo che l'Eurovision sia importante in un mondo diviso, un momento in cui le persone si uniscono attorno alla musica. Non vediamo l'ora di accogliere nuovamente una partecipazione olandese non appena Npo, i suoi membri e il pubblico riterranno che sia il momento giusto". 

27 ott 2026

Meghan Markle torna in tv, condurrà Junior MasterChef Australia nel 2027: ecco cosa farà

(Adnkronos) - Meghan Markle condurrà l'anno prossimo Junior MasterChef Australia, la versione per bambini del popolare talent culinario televisivo. La Duchessa di Sussex - ricorda il Guardian - ha debuttato a MasterChef Australia a luglio, registrando durante una visita di quattro giorni in Australia con il Principe Harry ad aprile. Network 10 ha dichiarato che la partecipazione della Duchessa al programma ha ottenuto il suo "pubblico domenicale più numeroso dal 2023". Ora l'emittente ha confermato che Meghan co-presenterà Junior MasterChef Australia, la versione per bambini del programma con concorrenti di età compresa tra i nove e i tredici anni. Non è ancora stata fissata una data per l'inizio delle riprese, che si svolgeranno presso il Melbourne Showgrounds. 

"Ho trascorso momenti incredibili con tutta la squadra di MasterChef lo scorso aprile, quindi, quando mi hanno contattata per tornare a lavorare con questo gruppo di giovani talenti, ho accettato senza esitazione", ha dichiarato la Duchessa di Sussex in un comunicato. "Adoro cucinare con i miei figli, quindi sarà molto divertente vedere cosa creeranno queste giovani stelle in cucina. Non vedo l'ora di scoprire cosa prepareranno!". Non è chiaro se ciò significhi un trasferimento temporaneo in Australia per Meghan, il principe Harry e i loro figli, il principe Archie di sette anni e la principessa Lilibet di cinque. La famiglia si è trasferita nel Regno Unito ad agosto, dopo aver vissuto in California per sei anni. 

Meghan condurrà Junior MasterChef Australia insieme all'attuale giudice di MasterChef Australia, Poh Ling Yeow, che continuerà a giudicare la versione per i grandi anche nel 2027. "Mi sono divertita molto a girare con Meghan all'inizio di quest'anno e ritrovarci sarà una vera gioia", ha dichiarato Yeow in un comunicato. "Non vedo l'ora di conoscere i nostri piccoli esploratori culinari".  

 

27 ott 2026

Wta Tokyo, Paolini ko al primo turno con Osaka

27 ott 2026

Ancona (Hilti): "Academy favorisce lavoro di squadra"

(Adnkronos) - “Noi lavoriamo con i nostri clienti che consideriamo dei partner. Il contributo principale può arrivare dalla continua innovazione che è nel nostro Dna. Questa azienda ha sempre puntato su soluzioni innovative e sono sicuro che sarà così anche in futuro”. Lo ha detto il Sales Director di Hilti Italia, Luigi Ancona, nel corso della quinta edizione dell’Infrastructure Academy tenutasi a Roma presso la Serra del Palazzo delle Esposizioni.  

“Inoltre - ha continuato Ancona - considero fondamentale la relazione diretta con i nostri interlocutori: essere con loro in tutte le fasi del lavoro. Questo permette a Hilti di posizionarsi come il miglior partner nell'ambito della produttività, della sostenibilità e della sicurezza”. Punti centrali che dimostrano quanto sia importante per l’azienda supportare i propri clienti che investono nell'ambito delle infrastrutture. “L'Academy - sottolinea Ancona - contribuisce a far sì che i nostri clienti abbiano un importante momento di dialogo e confronto con tutti i maggiori stakeholders, per fare un lavoro di squadra”.  

Ancona si è poi soffermato sugli approcci strategici utili per garantire infrastrutture più sostenibili e sicure nel post-Pnrr. “L'eredità migliore del periodo connotato dal Pnrr è la visione d'insieme, cioè guardare alle infrastrutture con una visione molto ampia”, ha ribadito Ancona. “Noi italiani abbiamo ritrovato l'orgoglio di saper fare le cose. Oggi riusciamo ad attrarre capitali esteri e potremmo farlo anche in misura maggiore. Questo potrebbe garantire un contributo economico importante. La relazione tra pubblico e privato è e sarà fondamentale per assicurarci che quanto abbiamo imparato diventi il nostro metodo”, ha concluso Ancona. 

27 ott 2026

Sinner: "Il mio corpo è l'unico avversario che non posso battere"

(Adnkronos) - Il cappuccio c'è ancora, la camminata dinoccolata pure. Quattro anni fa diceva che fuori dal campo «il rumore si spegne, anzi non esiste più». Quest'estate il rumore è arrivato da dentro: un ginocchio, il destro, ha detto no. Niente Canada, niente Cincinnati, niente New York, niente Asia, niente Atp Finals a Torino. L'ultimo Slam vincente è datato 12 luglio, sull'erba di Wimbledon. Poi il silenzio, interrotto da qualche video sui social, poche parole, sempre le stesse: non sono pronto. Quest'intervista è stata una lunga partita iniziata ad agosto e finita a ottobre all'atto dell'annuncio del suo stop. Tornerà, lo ha comunicato ieri, il 27 dicembre a Riad al Six Kings Slam. Sinner, cosa resta di un'estate passata a guardare il tennis lontano della rete? "Non ho fatto nulla di insolito -dice Jannik Sinner a 'Repubblica', se la domanda è cosa ho scoperto di nuovo in questo periodo lontano dai tornei la risposta è niente, ma senza annoiarmi. Sono andato a Monza a vedere la F1 e a Milano alla sfilata di Gucci, ho giocato un po' di più alla Play e ho iniziato a leggere un libro di 600 pagine, 'Io uccido', di Giorgio Faletti. Fermo non ci sono mai stato, né ho voltato le spalle al tennis perché lui mi ha fatto del male. Anzi ho sempre lavorato molto sia in palestra che in campo e con i fisioterapisti. Pazienza è la parola giusta per questo periodo. Il corpo è l'unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti".  

Ma non sarà che questo tennis rompe troppo i corpi? "Gli infortuni fanno parte dello sport, bisogna essere intelligenti e capire quanto e quando giocare. Serve avere una visione a lungo termine, non c'è solo l'oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi. E la differenza la fa sempre il lavoro, la preparazione che fai, non la fortuna. Quella aiuta a vincere un punto, non la partita". Se potesse incontrare Jannik di 10 anni fa cosa gli direbbe? "Quello che ho imparato: il talento senza lavoro non è niente. Devi fare scelte, valutarne le conseguenze, seguire la tua meta. Gli direi di vivere bene quei momenti, non ho rimorsi, non gli consiglierei di cambiare strada, ma di scegliere bene le persone di cui circondarsi. Non sono pentito, la mia famiglia c'è sempre stata, ho potuto contare su un papà bravo anche in cucina». E su una madre refrattaria alle partite. "È molto migliorata, non esce più durante i miei incontri, il rifiuto a sedere nel Royal Box a Wimbledon è perché non vuole essere osservata e scrutata dalle telecamere quando gioco. Non ha tutti i torti, non le piace la tensione, anche se ora riesce a essere più tranquilla".  

Cosa racconta di noi il tennis meglio o diversamente dagli altri sport? Perché riesce a essere così contemporaneo? «Non lo so perché, bisognerebbe chiederlo a chi lo guarda, non a chi lo gioca. Forse fa esistere le diversità, le valorizza, la rivalità nasce dalla differenza, si vince e si perde, ognuno trova un suo motivo per identificarsi in chi gli somiglia o in chi vorrebbe essere. E questo lo rende affascinante». Ma il mondo rivuole in campo Sinner-Alcaraz. Non cerca altro. "Non siamo tutti uguali, i contrasti esaltano. Magari io vengo vissuto come il campione disciplinato e ostinato e Carlos come quello mediterraneo e stravagante. Questa è la cosa bella, avere qualcuno che ti spinge al limite. E il tennis ha sempre vissuto di questo: da Borg-McEnroe a Sampras-Agassi fino a quando la rivalità è diventata a tre con Federer-Nadal-Djokovic". Gli eroi dello sport vanno più di moda degli attori. Una volta si sognava con il cinema, oggi alle sfilate ci siete voi. "Ma non è una competizione, né siamo in contrapposizione. Il mondo del basket americano da tempo è attento alla moda e i suoi giocatori fuori dal campo ci tengono a mostrare la personalità anche con gli abiti. Nessuno sostituisce nessuno, credo sia solo una questione di piattaforme diverse e di nuovi soggetti".  

Prima di lei nessuno entrava in campo con una borsa firmata. Ora la imitano. "Con Gucci sento affinità. Mi piace essere un po' diverso con cose normali, belle, eleganti. Così come amo essere a mio agio e questo marchio me lo permette. Non sono un tipo chiassoso, sono anche astemio, non sopporto il sapore dell'alcol, al massimo bevo un po' di champagne o di vino bianco". Se potesse cancellare una giornata della sua vita? "Non sarebbe un momento sportivo, né la sconfitta in finale con Alcaraz a Parigi 2025, né in semifinale con Djokovic a Melbourne a inizio anno». Nessun match point? «Non è una cosa successa in campo». Coraggio. «Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa. Lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano e un filo si spezzava. Ci stavamo lasciando, piangevo io per lo strappo, ma anche lui. Di quel giorno lì farei a meno, fu un'emozione troppo forte». Qualcosa da perdere l'equilibrio? «Forse a me lo ha fatto trovare, anche se ho sofferto. Mi ha fatto capire che fare una scelta significa ottenere cose nuove e perderne altre. Ci può essere dolore, ma anche la consapevolezza che quella decisione costata molto non va sprecata. Devi fare di tutto per servirla al meglio, senza rimpianti. Con impegno, costanza, lavoro».  

E un momento che vorrebbe rivivere? «La purezza di una domenica d'inverno con i miei amici a sciare sulle Dolomiti. La sensazione di una bella giornata facendo una cosa che ti piace. Ci metterei anche un qualsiasi momento con la mia famiglia e uno sui kart con Giovinazzi e Ciccone. A me la velocità piace, non è un mistero. Ho bisogno dell'adrenalina, di tenere lontana la noia». La felicità ha un odore? «Potrei dire quello di un dessert perché amo i dolci». Ha 25 anni, se potesse scegliere che età avere oggi, cambierebbe? «Tengo tutto: le persone, le esperienze, gli incontri fatti». Il tempo per l'autobiografia ora lo ha. «Non ci penso proprio. So che Serena Williams, Sharapova, Agassi, McEnroe, Nadal, Borg l'hanno scritta. Ma io sono ancora giovane, preferisco i colpi alle parole, magari ne riparliamo tra 20 anni. Voglio durare, avere una carriera lunga. Ora mi sono dovuto fermare e alzare la testa oltre le righe, ma voglio riabbassarla sulla palla. So che fuori c'è dell'altro, ma il mio è lì. In quel rettangolo che si chiama tennis".  

27 ott 2026

Garlasco, l'avvocato di Stasi in tv: "Pressioni sul giudice per la revisione di Alberto? Inaudito, mi aspetto provvedimenti durissimi"

(Adnkronos) - "Mi deve dare un minuto perché venerdì è accaduto un fatto gravissimo. Siccome lei ha parlato della revisione, a costo di parlare un minuto e poi basta, io le devo dire questo: venerdì è avvenuto un fatto di una gravità inaudita". A parlare è Antonio De Rensis, l'avvocato che difende Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva per il delitto di Garlasco, nel corso della trasmissione Lo Stato delle Cose nella puntata andata in onda ieri sera, 27 ottobre, su Rai 3.  

Durante il blocco del programma condotto da Massimo Giletti e dedicato all'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell'agosto del 2007, l'avvocato prende la parola per lanciare molto più di una frecciata all'opinionista Grazia Longo, ospite venerdì scorso a Quarto Grado.  

 

"Faccio una premessa: il conduttore della trasmissione (Gianluigi Nuzzi, ndr) si è comportato in maniera egregia, non ha cavalcato queste affermazioni, ma devo dire una cosa molto netta: c'è stata una opinionista che in una rete nazionale si è permessa di dire una cosa senza portare alcuna prova, parlando di informazioni. Io posso venir qui a dire che le mie fonti mi dicono che l'Ad della Rai subisce pressioni per farla lavorare e non vengo più in Rai. Ebbene, è stato detto ai nostri concittadini telespettatori che la massima autorità della Procura del distretto della Corte d'Appello di Milano, un magistrato dalla levatura incredibile, subirebbe pressioni per la revisione", spiega De Rensis, che aggiunge: "Questo è inaudito, destabilizzante per il nostro equilibrio giudiziario e mi aspetto provvedimenti durissimi". 

Alla richiesta di chiarimenti da parte di Giletti su chi avesse fatto quelle affermazioni, l'avvocato precisa: "Lo ha detto la dottoressa Longo a Quarto Grado e il conduttore si è comportato in maniera egregia. Questa affermazione in uno stato democratico è destabilizzante, i nostri concittadini non devono mai pensare che un magistrato di quella levatura possa subire pressioni. Ciò che è stato detto è allucinante", conclude.  

27 ott 2026

Galatasaray-Fenerbahçe, derby rovente: rissa nel finale e tensione alle stelle

27 ott 2026

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