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Programma Academy, esperti: "Nutrizione dei bimbi un patrimonio di salute"

(Adnkronos) - È la nutrizione dei più piccoli il tema che ha riunito 150 giovani specializzandi in Pediatria a Sabaudia, in provincia di Latina, per partecipare al Programma Academy, l'evento di formazione promosso in partnership tra le scuole di specializzazione in Pediatria, le società scientifiche, le istituzioni e Plasmon. L'iniziativa, di carattere accademico, pone al centro la nutrizione come terapia e investimento nel benessere delle nuove generazioni, come spiega Gianluigi Marseglia, professore di Pediatria all'università degli Studi di Pavia, presidente Siaip - Società italiana di immunologia e allergologia pediatrica e coordinatore del Programma Academy. "La nutrizione non è un fenomeno casuale - sottolinea Marseglia - La nutrizione è una terapia. La nutrizione è patrimonio culturale del pediatra ed è un patrimonio che deve essere trasferito dal pediatra nella fisiologia e nella patologia del bambino che cresce perché, nel momento della crescita, ci sono esigenze diverse di carattere nutrizionale che fanno parte integrante della terapia della crescita". 

La disponibilità di percorsi formativi è fondamentale, soprattutto per i giovani pediatri. “Parlare di nutrizione è molto semplice, però in realtà è una grande responsabilità perché noi, in qualche modo, andiamo a definire e delineare le traiettorie di crescita e di salute dei nostri bambini", osserva Gianvincenzo Zuccotti, professore di Pediatria all'università degli Studi di Milano e direttore del Dipartimento di Pediatria dell'ospedale dei bambini Buzzi di Milano. "Sbagliare indicazioni o affrontare in maniera molto superficiale questo aspetto potrebbe poi avere grandissime conseguenze successivamente - continua Zuccotti - Abbiamo grandi problemi di sovrappeso e, soprattutto, di obesità: il 30% della nostra popolazione pediatrica è in queste condizioni. Questo significa che molti di questi bambini, in età adulta, avranno lo stesso problema e, quindi, malattie cronico-degenerative. Tutte quelle grandi complicanze che oggi abbiamo e che stanno pesando molto anche sui costi della salute del nostro Paese diventano, a un certo punto, quasi insostenibili". 

Abbiamo bisogno proprio di "fare della prevenzione", rimarca Elvira Verduci, presidente di Sinupe - Società italiana di nutrizione pediatrica. "Il bambino non è un piccolo adulto: ha esigenze nutrizionali specifiche e per questo è fondamentale il ruolo del pediatra nel fornire e comunicare ai genitori consigli nutrizionali adeguati". Avere un assetto "nutrizionalmente adeguato - chiarisce Verduci - vuol dire essere coerenti con quelli che sono i fabbisogni nutrizionali, ma un'alimentazione che deve essere comunque anche sicura. Da un lato quindi si deve tener conto dei fabbisogni nutrizionali e, dall'altro, della sicurezza alimentare. Nutrizionalmente adeguato - puntualizza - vuol dire essenzialmente soddisfare quelli che sono i fabbisogni nutrizionali in termini di calorie, di nutrienti, apporto di lipidi, carboidrati e proteine. Bisogna però anche considerare che, alla fine, quello che si assume è un insieme di cibi e quindi il messaggio più importante è creare fin da piccoli dei pattern dietetici che siano salutari. Quindi sia la fase dell'allattamento, sia la fase dell'alimentazione complementare, quindi l'introduzione di cibi solidi, sono un avviare il bambino verso quello che è un pattern dietetico che deve essere salutare, ma anche ecosostenibile". 

11 set 2026

Tumori, Zotova (Ipsen): "Nel percorso di cura mettiamo al centro pazienti, medici e caregiver"

(Adnkronos) - "Crediamo che un vero progresso in oncologia significhi comprendere e affrontare non solo alla malattia in sé, ma anche le storie dei pazienti, dei medici e dei caregiver, che ci ricordano che ogni percorso terapeutico è prima di tutto un percorso umano, caratterizzato da sfide soggettive, emotive e legate alla gestione della vita quotidiana". Lo ha detto Irina Zotova, presidente e amministratore delegato di Ipsen Italia, in occasione della presentazione del documentario 'Il filo di Arianna', nell'ambito della rassegna 'Venezia26' di Giffoni Innovation Hub dell'83esima Mostra internazionale d'Arte cinematografica di Venezia. La pellicola, di Donatella Romani e Roberto Amato, prodotta da Telomero Produzioni, con il patrocinio dell'Associazione nazionale tumore del rene - Anture e il contributo non condizionante della farmaceutica, raccoglie le voci di pazienti, caregiver e medici che affrontano il labirinto del tumore del rene. 

"Questo impegno - continua Zotova - si traduce in un approccio incentrato sul paziente, lavorando a stretto contatto con i professionisti sanitari, le associazioni di pazienti e tutta la comunità della salute per comprendere meglio i bisogni, aumentare la consapevolezza, favorire una diagnosi precoce e contribuire a delle cure più integrate. Negli ultimi anni il nostro ruolo in oncologia si è evoluto da semplice fornitore di farmaci a partner nell'ecosistema sanitario, ascoltando le esperienze di pazienti e favorendo il dialogo tra tutti gli attori coinvolti per costruire soluzioni che migliorano i risultati delle cure e allo stesso tempo la qualità della vita. Progetti come 'Il filo di Arianna' sono importanti perché danno visibilità a voci che hanno bisogno di essere ascoltate, mantenendo la prospettiva del paziente al centro, in ogni decisione che prendiamo". 

11 set 2026

Mourinho litiga con giornalista dopo l'Inter: "Non siete contenti perché abbiamo vinto?"

11 set 2026

11/9: Trump: "Non dimenticheremo mai, è motivo per cui oggi combattiamo"

(Adnkronos) - Il presidente americano Donald Trump ha preso parte al Pentagono, assieme alla First Lady Melania Trump, alla cerimonia in ricordo delle "anime meravigliose strappate al nostro mondo" negli attentati dell'11 settembre 2001. "Non lo dimenticheremo mai e poi mai. È per questo che oggi combattiamo. Non abbiamo scelta. Può esserci solo la vittoria. Combattiamo con determinazione. Combattiamo per vincere - ha affermato Trump - Ricorderemo per sempre le vittime e le famiglie dell'11 settembre".  

Il presidente ha preso la parola dopo Pete Hegseth, l'attuale segretario alla Difesa, e Condoleezza Rice, l'ex segretaria di Stato che al momento degli attacchi ricopriva la carica di consigliera per la sicurezza nazionale. "In quei giorni strazianti dopo gli attentati, abbiamo visto il vero spirito della nostra nazione. Quel giorno eravamo tutti newyorkesi. Tutti quanti. Eravamo tutti newyorkesi, ma eravamo anche tutti americani. Eravamo tutti una famiglia", ha aggiunto.  

"In giorni come l'11 settembre, capiamo di che pasta è davvero fatto un Paese. In questo momento stiamo scoprendo di che pasta siamo fatti. Continuiamo a mandare i terroristi dove meritano di stare: all'inferno - ha proseguito - E le petroliere sul fondo dell'oceano, dove meritano di stare, e stiamo facendo in modo che l'Iran non abbia mai un'arma nucleare. La pressione economica si fa ogni giorno più forte. Controlliamo lo Stretto. Porteremo a termine questa battaglia". 

Ricordando le vittime degli attentati, Trump ha ribadito l'importanza dell'operazione militare ed economia contro l'Iran. "Oggi rendiamo omaggio a tutti i membri delle forze armate statunitensi che hanno prestato servizio nella guerra al terrorismo. È una guerra contro un terrorismo malato e orribile. Rendiamo omaggio ai nostri soccorritori e alle forze dell'ordine, e li amiamo - ha affermato il presidente americano - E rendiamo omaggio ai militari che in questo momento stanno lavorando per garantire che il principale sostenitore del terrorismo al mondo, la Repubblica Islamica dell'Iran, non possieda mai e poi mai un'arma nucleare". 

Concludendo il suo intervento, Trump ha voluto sottolineare che "oggi il nostro Paese è più forte di quanto sia mai stato prima. Non è mai stato così forte come in questo momento". Il presidente ha affermato che gli ultimi 25 anni hanno dimostrato "la forza ancora più grande dello spirito americano" e rivolto lo sguardo alle future generazioni, che "vivranno in una nazione libera e inflessibile di fronte al male e continueranno a onorare gli eroi dell'11 settembre". 

11 set 2026

Aveva investito e ridotto in fin di vita poliziotto a Caserta: arrestato 33enne a Tirana

(Adnkronos) - Un cittadino albanese di 33 anni è stato arrestato oggi, venerdì 11 settembre, a Tirana dalla Polizia di Caserta con l'accusa di tentato omicidio e lesioni personali ai danni di personale della Squadra Mobile della città campana. Al termine di una complessa attività investigativa, gli agenti sono riusciti a rintracciare l'uomo che lo scorso maggio ha ridotto in fin di vita uno degli uomini della Squadra Mobile di Caserta. Questi ultimi stavano per eseguire nei suoi confronti un provvedimento restrittivo per il quale è stato condannato alla pena definitiva di anni 9, mesi 9 e giorni 1 di reclusione, per una serie di furti e rapine in abitazioni e in attività commerciali. In quella occasione, gli investigatori della Polizia avevano individuato l'uomo a Grazzanise (Caserta) e avevano predisposto un apposito servizio finalizzato alla sua cattura, in modo da cinturarlo con uomini e mezzi della Polizia, mentre era alla guida di una vettura con la compagna e la sorella.  

Durante l'intervento, il 33enne, per guadagnarsi la fuga, aveva effettuato una prima manovra di retromarcia con la quale aveva colpito le autovetture della Squadra Mobile che però erano state schierate in modo da non concedergli vie di fuga, fin quando ha investito un operatore trascinandolo a terra e scaraventandolo, facendogli perdere i sensi. Approfittando della concitazione, era riuscito ad allontanarsi, abbandonando nei giorni successivi il territorio nazionale. La Procura Sammaritana ha così richiesto e ottenuto dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del 33enne che dopo la fuga si era rifugiato in Albania; pertanto la Procura Generale della Repubblica presso il Tribunale di Ordinario di Napoli ha chiesto e ottenuto l'internazionalizzazione del provvedimento.  

In seguito, nei confronti dell'uomo è stata pubblicata una Red Notice successivamente eseguita dal Dipartimento Polizia Criminale Albanese - Forza Operazionale - in collaborazione con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e su impulso dell'Ufficio dell'Esperto per la Sicurezza a Tirana. Le indagini hanno visto sul campo la presenza in Albania del personale della Squadra Mobile di Caserta che conduceva le indagini, unitamente al Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e, per gli aspetti internazionali, d'intesa con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. 

 

11 set 2026

Procopio (Int): "Grandi passi avanti nel trattamento del cancro al rene"

(Adnkronos) - “Sono stati fatti grandi passi avanti nel trattamento del carcinoma del rene: disponiamo, infatti, di nuove molecole, di terapie sempre più attive e di integrazione di competenze specialistiche che funzionano. Una delle prossime sfide che dobbiamo affrontare è essere sempre più in grado di curare il paziente con la sua malattia. Quindi, curare non più solo la malattia, ma proprio la persona affetta da carcinoma del rene”. Lo ha detto Giuseppe Procopio, direttore della struttura di Oncologia medica genitourinaria e del programma Prostata della Fondazione Irccs dell’Istituto nazionale tumori di Milano, nel corso della presentazione del documentario ‘Il filo di Arianna’, svoltasi ieri nell’ambito della rassegna “Venezia26” di Giffoni Innovation Hub dell’83.esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. La pellicola di Donatella Romani e Roberto Amato, prodotta da Telomero Produzioni, con il patrocinio dall’Associazione nazionale tumore del rene - Anture e il contributo non condizionante di Ipsen, raccoglie le voci di pazienti, caregiver e medici che ogni giorno, in modo diverso, affrontano il tumore del rene. 

“La distinzione può apparire sottile, ma in realtà è rilevante - chiarisce Procopio - Curare la persona significa comprendere appieno i suoi problemi, le sue aspettative, la sua visione della patologia e comprendere la necessità di curare la malattia e preservare la qualità di vita adattando le conoscenze al sentito e al bisogno che presentano il paziente e la sua famiglia. Ciò significa creare un rapporto tra medico e paziente molto forte, significa creare capacità di ascolto e di mettere al servizio la scienza sul garantire non solo un'aspettativa di vita, ma anche su preservare i bisogni primari e lo stile di vita presentati dal paziente". 

11 set 2026

Morte Domenico, "cuore artificiale lo avrebbe salvato"

(Adnkronos) - Il Vad (Berlin Heart Excor) (dispositivo meccanico di assistenza ventricolare) avrebbe consentito di estendere, per un intervallo di tempo considerevolmente più lungo, il periodo in cui il paziente avrebbe mantenuto condizioni sistemiche idonee a renderlo candidabile all’intervento chirurgico di ritrapianto, in attesa del cuore". E' quanto si legge nella perizia dei tre esperti nominati dal gip Mariano Sorrentino relativamente al caso di Domenico Caliendo, il bimbo deceduto a causa di un trapianto di cuore fallito eseguito nell'ospedale Monaldi di Napoli il 22 febbraio scorso.  

"Diversamente, come già ampiamente argomentato, il mantenimento dell’Ecmo (tecnica salvavita di circolazione extracorporea che sostituisce temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni) oltre il lasso temporale consigliato dalla letteratura di settore determinava, inevitabilmente, il progressivo instaurarsi di complicanze sistemiche, tali da deteriorare il quadro clinico e rendere il paziente non più candidabile a trapianto cardiaco, come verificatosi nel caso di specie", si legge ancora.  

"Chiediamo ancor di più e con maggiore forza la variazione del capo di imputazione da omicidio colposo in omicidio volontario attraverso il dolo eventuale - commenta all'Adnkronos l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo - Non solo io l'ho detto per mesi. Ora viene stabilito dai periti del Gip che Domenico con un cuore artificiale si sarebbe salvato. Le linee guida che Oppido conosce perfettamente dicono che dopo le 72 ore in Ecmo si deve passare a un sistema diverso, come quello del cuore meccanico. Oppido non lo fa, non lo valuta. I periti del Gip dicono che doveva essere fatta e che Domenico, se fosse stato collegato a un cuore meccanico, sarebbe stato sicuramente trapiantabile. Vanno oltre, dicono che dopo il ritrapianto, col cuore che è arrivato, avrebbe avuto oltre il 70% di possibilità di sopravvivenza. Quindi Domenico sarebbe vivo. Allora la domanda è: perché Oppido non lo ha fatto? Questo lo dovrà stabilire la procura, che è un elemento soggettivo. Perché Oppido non lo fa e dichiara falsamente di averlo fatto?". 

Si legge, infatti, nella perizia: "Il Vad (Berlin Heart Excor), quale supporto al circolo durevole, avrebbe consentito di preservare e/o ristabilire la funzionalità d’organo rendendo, quindi, il paziente potenzialmente candidabile a un ritrapianto per un tempo superiore rispetto a quello garantito dall’Ecmo. Tanto assume rilevanza in ragione della disponibilità del graft (giudicato compatibile) in data 17.02.2026, momento in cui l’équipe cardiochirurgica avrebbe valutato la reale possibilità di eseguire il ritrapianto. È pertanto possibile affermare, secondo i criteri della probabilità logica, con il ritrapianto, che la probabilità di sopravvivenza di Caliendo Domenico a medio e a lungo termine sarebbe stata significativa. Si ribadisce che la permanenza del supporto Ecmo oltre l’intervallo temporale raccomandato ne avrebbe certamente determinato il decesso".  

11 set 2026

Apolone (Int): "Aiutare i pazienti con cancro al rene a orientarsi nel percorso di cura"

(Adnkronos) - “Siamo stati in grado di aumentare la sopravvivenza nel tumore del rene, che ora spesso diventa cronico, oltre a poter guarire - spiega - Ritengo che adesso si debba guardare anche ad alcuni modelli esteri, dove accanto a un buon oncologo e al medico di medicina generale, hanno creato le figure del case manager e del case navigator. Si tratta di persone con esperienze e formazioni particolari che accompagnano, spesso anche materialmente, il paziente all'interno delle diverse interazioni con il nostro sistema di cura. Credo sia un aspetto su cui dobbiamo lavorare molto”. Lo ha detto Giovanni Apolone, direttore scientifico Irccs Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, alla presentazione del documentario ‘Il filo di Arianna’, alla mostra del cinema di Venezia nella rassegna 'Venezia26' di Giffoni Innovation Hub. La pellicola di Donatella Romani e Roberto Amato, prodotta da Telomero Produzioni, con il patrocinio dall’Associazione nazionale tumore del rene - Anture e il contributo non condizionante di Ipsen, raccoglie le voci di pazienti, caregiver e medici che ogni giorno, in modo diverso, affrontano il tumore del rene. 

“Sono un medico che si occupa di oncologia da più di trent'anni, ho fatto molte ricerche e ho visto molti pazienti - continua Apolone - Circa 14 anni fa, però, una diagnosi occasionale mi ha portato alla consapevolezza di avere un tumore al rene. Ho subito chirurgia, radioterapie e sono in chemioterapia da 8 anni. Ho vissuto questa esperienza da privilegiato in quanto conosco la materia, ho molti colleghi e ho avuto la fortuna di dirigere un grande Istituto dove ho trovato facilmente tutte le migliori opzioni di cura. Essere un medico malato e un paziente esperto mi ha fatto riflettere sulla necessità di modificare, in parte, i nostri percorsi e protocolli terapeutici. Dobbiamo trovare il modo di aiutare i pazienti, che certamente sono curati al meglio, a navigare con maggior sicurezza quando entrano ed escono dal sistema sanitario”.  

11 set 2026

Oncologo Necchi: "Nel cancro al rene essenziale multidisciplinarietà"

(Adnkronos) - “In una patologia come il tumore del rene, dove i messaggi di prevenzione non sono chiari come per altre neoplasie, ossia non esistono dei percorsi o dei suggerimenti forti di prevenzione primaria, la multidisciplinarietà diventa essenziale”. Così Andrea Necchi, direttore del programma strategico di ricerca Oncologica nei Tumori dell’apparato Genitourinario dell'Irccs ospedale San Raffaele e professore associato di Oncologia medica dell’università Vita-Salute San Raffaele, intervenendo alla presentazione del documentario ‘Il filo di Arianna’, presentato all’83.esima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Il docufilm, firmato Donatella Romani e Roberto Amato, prodotto da Telomero Produzioni, con il patrocinio dall’Associazione nazionale tumore del rene - Anture e il contributo non condizionante di Ipsen, raccoglie le voci di pazienti, caregiver e medici che affrontano il labirinto del tumore del rene. 

“Gli urologi e gli oncologi devono collaborare anche nelle fasi più precoci di malattia - afferma Necchi - Tempo fa, come oncologi, potevamo pensare di essere molto distanti da situazioni in cui la malattia era localizzata e al primo riscontro operabile e curabile con la sola chirurgia. Oggi, invece, con le informazioni che derivano dai nuovi farmaci, da nuovi studi e dalla possibilità di cura integrata dei pazienti, anche nelle fasi precoci di malattia” la necessità di collaborare esiste “sempre più spesso. I trattamenti integrati, che implicano sia la chirurgia che una terapia medica, sono infatti ormai alla base del successo per molte diagnosi di tumore del rene - chiarisce - Abbiamo quindi la possibilità di collaborare da vicino con le terapie predittive, in quelle post operatorie e a base di immunoterapia, in pazienti con malattie localizzate”. 

All'importanza della multidisciplinarietà si affianca quella “del centro di riferimento, che deve garantire il massimo della qualità del trattamento per il paziente - continua Necchi - ma anche la massima gestione dell'aspetto collaterale della terapia, ad esempio la preservazione della funzionalità renale a carico dei nefrologi per i pazienti operati. Gli specialisti devono far sì che il paziente abbia le informazioni per poter gestire al meglio il postoperatorio, la patologia e la tollerabilità delle cure - conclude - nell'interesse del paziente, della potenzialità di cura e del mantenimento della migliore qualità di vita possibile. Tutto questo oggi è possibile grazie alla multidisciplinarietà, a nuovi farmaci e a un nuovo livello di qualità delle cure”. 

11 set 2026

Morte Emma Bonino, camera ardente possibile domenica in Campidoglio o Senato

(Adnkronos) - Emma Bonino è morta oggi a 78 anni. La storica leader radicale si è spenta nella Casa di Cura Nostra Signora della Mercede, a Roma, dopo l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Per la senatrice sono state annunciate esequie di Stato, mentre si lavora all’organizzazione della camera ardente, che potrebbe essere allestita già da domenica. 

A confermare le prime indicazioni è stato il leader di +Europa Riccardo Magi, che ha parlato con i cronisti all’uscita della struttura sanitaria: "La camera ardente potrebbe essere probabilmente già da domenica". Tra le ipotesi c’è la sala della Protomoteca in Campidoglio, ma si valuta anche la possibilità di allestirla al Senato. "Comunque verrà tutto comunicato nella giornata di oggi", ha aggiunto Magi. 

Il Consiglio dei ministri è convocato lunedì 14 settembre 2026 alle ore 10 a Palazzo Chigi per le esequie di Stato della senatrice. I funerali, aveva già spiegato Magi, si terranno "a inizio prossima settimana, non prima". 

 

Le condizioni di salute di Emma Bonino si erano aggravate nei giorni precedenti alla morte. Il 7 settembre era stata trasferita all’Ospedale Santo Spirito di Roma, dove era arrivata in codice rosso e successivamente era stata ricoverata nel reparto di terapia intensiva. 

I medici avevano definito la situazione delicata. Nel successivo bollettino era stato comunicato il trasferimento della storica leader radicale in una struttura sanitaria privata, la Casa di Cura Nostra Signora della Mercede, dove è morta oggi. 

 

Tra le prime reazioni alla morte di Emma Bonino c’è quella del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ricordato il ruolo avuto dalla senatrice nella storia della Repubblica. "La scomparsa di Emma Bonino addolora profondamente", ha dichiarato Mattarella, sottolineando come Bonino abbia lasciato "un segno nella vita della Repubblica con un impegno tenace e coerente". 

Il capo dello Stato ha ricordato il suo impegno come esponente radicale, liberale, femminista ed europeista e le sue battaglie contro la fame nel mondo e la pena di morte e a favore del Tribunale penale internazionale. Negli ultimi anni, ha aggiunto Mattarella, la priorità di Bonino era diventata l’unità e una maggiore integrazione dell’Unione europea. 

Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso il proprio cordoglio per la morte di Bonino, annunciando che il governo sta predisponendo le esequie di Stato. "Emma Bonino ha rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana, portando avanti le sue idee con determinazione", ha scritto Meloni. 

 

 

 

11 set 2026

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