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Dl Bollette, governo: "Raggiunta intesa con Ue, attenuerà impatto costi energia"

16 ott 2026

Licenziata per le flatulenze, autista fa causa all’azienda per molestie: la sentenza

(Adnkronos) - E' stata licenziata dopo un episodio di flatulenza, ma lei non ha accettato la decisione e ha portato in tribunale la società per cui lavorava, accusandola di discriminazione legata alla disabilità e molestie. È la singolare vicenda che ha coinvolto Stephanie Bryan, autista di autobus di Bristol, nel Regno Unito, e l'azienda di trasporto elettrico The Big Lemon. 

A far esplodere il caso sarebbe stato il racconto di una collega, Samantha Bingham, che aveva preso servizio dopo di lei. Secondo quanto emerso durante l’udienza, Bryan avrebbe accusato un episodio di flatulenza particolarmente intenso mentre era in servizio. La situazione, però, non si sarebbe conclusa con la fine del suo turno. Quando la collega è salita a bordo per prendere il suo posto, avrebbe trovato la cabina di guida impregnata di un odore così persistente da sospettare che la precedente conducente si fosse sporcata.  

La puzza, inoltre, sarebbe rimasta sui suoi vestiti anche dopo il turno: una volta rientrata a casa, il compagno le avrebbe chiesto se si fosse sporcata e lei avrebbe deciso di lavare immediatamente la divisa e fare una doccia. Quando infine Bingham l’ha affrontata, Bryan avrebbe risposto con una frase destinata a diventare il simbolo della vicenda: "Tutti devono fare le puzzette". 

La vicenda è finita davanti a un giudice del lavoro. Bryan ha infatti citato in giudizio l’azienda, sostenendo di essere stata vittima di discriminazione legata alla disabilità e di molestie. Tra le condizioni di salute da lei indicate figuravano la depressione, il disturbo borderline di personalità e problemi di debolezza vescicale. 

Il giudice ha però respinto le accuse: secondo la sentenza, infatti, il motivo principale del licenziamento non era l’episodio legato all’igiene personale, ma le perplessità dell’azienda sulle prestazioni della conducente durante il periodo di prova. Secondo il tribunale, inoltre, i responsabili dell’azienda non erano stati informati delle diagnosi di Bryan e non avevano elementi sufficienti per sapere che le sue condizioni potessero incidere sulle questioni igieniche contestate. 

Interpellata sulla vicenda, The Big Lemon ha preferito non commentare il caso specifico, ringraziando però Bingham per la professionalità dimostrata durante il procedimento e il giudice Walters per l’attenzione riservata a una questione particolarmente delicata. 

16 ott 2026

Salute: tra corpo e mente, viaggio nell'evoluzione del corpo femminile

(Adnkronos) - L'evoluzione del corpo femminile è un viaggio che coinvolge tanto il fisico quanto la mente. Dal menarca alla menopausa, i cambiamenti fisici si intrecciano con emozioni, carico psicologico e percezione di sé: per questo il focus del secondo episodio di 'IntimaMente Noi', vodcast realizzato da Essity in collaborazione con Adnkronos, è sull’importanza dell'igiene intima sul piano emotivo, oltre che su quello pratico. A dibattere di alcuni dei tabù emersi dalla ricerca 'Gli italiani, l'igiene personale e l'igiene intima', realizzata da Essity con AstraRicerche sul rapporto della popolazione italiana con l’igiene personale e intima, sono la presidente della commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano Diana De Marchi, la psicosessuologa Leni Marseglia e Alessandra Lisco, Marketing Director Iberia & Italy di Essity. 

Le variazioni ormonali incidono su sensibilità emotiva, irritabilità, vulnerabilità e senso di sovraccarico mentale, modellando il modo in cui le donne vivono il proprio corpo giorno dopo giorno. Come evidenzia l’indagine di AstraRicerche, l’importanza degli aspetti psicologici è confermata dall’esperienza diretta: l’83,8% delle donne intervistate ha vissuto almeno una situazione di disagio durante il ciclo, in particolare legata alla paura di sporcarsi (59,7%), alla percezione di cattivi odori (41,1%) o alla vergogna di essersi sporcate in pubblico (26%, che sale al 39% tra le 18-29enni). Inoltre il tema dell'igiene è intimo e solo parzialmente condiviso: in caso di insicurezza, il 36,1% non ne parla con nessuno. Il partner resta il confidente principale (28,9%) che con genitori e fratelli porta i parenti al 40,9%, seguiti dagli amici (22,2%) mentre medici e specialisti sono consultati raramente (14,5% in totale tra medico di base, ginecologo, psicologo o altri medici). "È preoccupante che solo una quota così bassa di donne si rivolga a uno specialista sia per ciò che riguarda la sfera più fisiologica sia per quella psicologica, mentale e sessuale”, commenta Alessandra Lisco. "Quello che può fare una donna nel momento in cui si trova ad affrontare una situazione di imbarazzo è sicuramente parlarne, cercare di avere un dialogo aperto con qualcuno e riuscire a esprimersi liberamente", aggiunge. 

Secondo l’indagine di AstraRicerche il 77,1% delle donne intervistate ritiene che la scarsa igiene provochi imbarazzo e vergogna nel comunicare, il 73,5% che renda difficile lasciarsi andare, il 69,3% che comprometta l’intimità di coppia, il 67,8% che allontani dalla persona amata e il 63,5% che renda difficile esprimere i propri sentimenti. "Siamo sempre tanto insicure nei confronti del nostro corpo ma perché? Le donne che sono veramente in confidenza e connesse con la propria vulva e con la propria vagina sono poche", dice Leni Marseglia. "La stragrande maggioranza – spiega la psicosessuologa - pensa di avere un odore che al partner o alla partner possa dare fastidio anche se si sono appena fatte la doccia, pensa di non essere all'altezza, di avere un corpo non gradevole. E questa narrativa, che fa parte della nostra sociocultura, va assolutamente scardinata". 

Il disagio emotivo, l'ansia anticipatoria e il dolore fisico hanno un impatto sulla vita quotidiana, che si parli di presenza sociale, di lavoro o di scuola: una parte rilevante degli intervistati da AstraRicerche (il 28,8%) ammette difficoltà nel gestire l’igiene quando serve. “Io credo che sul piano pratico sicuramente non si tratta solo di una questione sanitaria, come nel tempo si è pensato, ma di una questione di inclusione e di pari opportunità”, dice Diana De Marchi. "Quello che dobbiamo favorire in tutti i luoghi in cui possiamo intervenire è avere ambienti che permettano alle persone di partecipare alla vita scolastica, professionale o sociale senza essere limitate e senza avere degli ostacoli per le condizioni fisiologiche o esigenze che hanno. Credo che sia fondamentale promuovere una maggiore informazione, come abbiamo iniziato a fare anche a Milano, su tutto il tema della salute mestruale e ginecologica e cercare con tutte le possibilità che abbiamo di sollecitare un dibattito e una riflessione costante per contrastare lo stigma e i tabù che spesso impediscono alle donne di chiedere aiuto, anche alle giovani donne, ma non solo, e di esprimere i propri bisogni". 

16 ott 2026

Usa, benzina più cara per la guerra in Iran: pesano i rincari verso midterm

(Adnkronos) - Il caro-carburanti legato alla guerra in Iran - ma soprattutto a quella in Ucraina secondo il presidente Trump - pesa sui bilanci delle famiglie americane e minaccia di diventare uno dei temi chiavi delle elezioni di metà mandato. A settembre, l'inflazione negli Stati Uniti è salita del 3,7%, spinta soprattutto proprio dai costi dell'energia. Secondo i dati diffusi dal Dipartimento del Lavoro, citati dal Wall Street Journal, nell'ultimo anno i prezzi della benzina sono aumentati del 34%, mentre quelli del gasolio da riscaldamento hanno registrato un'impennata del 74% a settembre. 

L'impatto dei rincari varia sensibilmente da uno Stato all'altro. Secondo le stime del Climate Solutions Lab della Brown University, dall'inizio del conflitto in Iran una famiglia tipo in Wyoming ha sostenuto una spesa aggiuntiva annuale di 975 dollari per la benzina. In Oregon, al contrario, il costo supplementare è stato stimato in 339 dollari: una differenza di 636 dollari tra i due Stati. 

A pesare maggiormente sono le abitudini di consumo, oltre alle differenze nei prezzi locali, nei costi di trasporto e nella capacità di raffinazione. Nelle aree rurali, sottolinea il Wsj, gli automobilisti percorrono distanze più lunghe e utilizzano spesso veicoli più grandi. Questo aumenta l'esposizione ai rincari. 

Il conto è ancora più salato per il diesel, fondamentale per il trasporto merci e le attività agricole. In Wyoming la maggiore spesa familiare stimata dall'inizio della guerra raggiunge 2.254 dollari, quasi cinque volte la media nazionale. Segue l'Alaska con 2.179 dollari. Anche Iowa, Kansas, Maine, New Hampshire e Texas registrano aumenti dei costi del diesel superiori alla media nazionale. 

Il peso sui conti delle famiglie si intreccia con la sfida elettorale di midterm. Dei nove Stati in cui l'esito delle elezioni per il Senato è considerato incerto, con i due candidati testa a testa secondo i sondaggi, sette hanno registrato aumenti della spesa familiare per la benzina superiori alla media nazionale: Iowa, Kansas, Maine, Michigan, New Hampshire, North Carolina e Texas. Si tratta di Stati che potrebbero rivelarsi determinanti per gli equilibri politici al Congresso. 

L'inflazione e il costo della vita, evidenziano tutti i principali istituti di ricerca, sono tra le principali preoccupazioni degli elettori in vista delle midterm. Il malcontento per i rincari sta contribuendo a rendere più competitive alcune aree tradizionalmente repubblicane, come Kansas e Texas, osserva il Wsj. California e New York, invece, hanno registrato aumenti della spesa per la benzina inferiori alla media nazionale, nonostante rincari alla pompa superiori, grazie ai consumi familiari mediamente più bassi. "Il fattore determinante è soprattutto rappresentato dalle abitudini di consumo", ha dichiarato Jeff Colgan, direttore del Climate Solutions Lab della Brown University. 

16 ott 2026

Cavioni (Irc): "Diffondere la cultura della rianimazione in Italia"

16 ott 2026

'Guerra delle toilette' tra Usa e Cina, il nuovo botta e risposta tra Casa Bianca e Pechino

16 ott 2026

Health&Safety Day 2026, l’impegno di Bayer per imparare le manovre di primo soccorso

(Adnkronos) - Diffondere la conoscenza delle manovre di primo soccorso e favorire una maggiore consapevolezza nella gestione delle emergenze. È questo l’intento dell’Health&Safety Day 2026, iniziativa gratuita e aperta a tutta la cittadinanza, promossa da Bayer in collaborazione con il Centro diagnostico italiano (Cdi), che si è svolta negli spazi di Fondazione Triulza al Milano innovation district (Mind). L’incontro, organizzato in occasione della Giornata mondiale della rianimazione cardiopolmonare, che si celebra oggi, 16 ottobre - informa una nota - ha previsto un momento teorico e uno pratico dedicati all'apprendimento delle principali tecniche di primo soccorso, con particolare attenzione alla rianimazione cardiopolmonare (Rcp) e alla disostruzione delle vie aeree. Il team infermieristico di Cdi, a cui è stata affidata la parte sanitaria dell’incontro, ha illustrato le procedure delle principali manovre salvavita e, nella seconda parte della giornata, ha accompagnato i partecipanti durante le esercitazioni e simulazioni pratiche, rispondendo alle loro domande e, se necessario, correggendo i gesti durante le prove. 

L’iniziativa promossa da Bayer si inserisce in un contesto in cui le conoscenze sulle procedure di emergenza risultano ancora limitate. Solo il 16% degli italiani saprebbe intervenire con le corrette procedure di primo soccorso, in caso di arresto cardiaco, come il massaggio cardiaco e l’utilizzo del defibrillatore automatico esterno (Dae), rileva un’indagine commissionata da Irc - Italian Resuscitation Council all’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, Credem e università Cattolica. "La percentuale è un po' sconfortante, ma purtroppo è vera - afferma Simona Cavioni, responsabile del centro di formazione Irc-Nursing Project di Monza - Siamo una popolazione molto empatica, con il desiderio di fare, ma il problema principale in Italia è la mancanza di conoscenza. Non conoscendo e non sapendo cosa fare, le persone hanno paura di intervenire nelle varie situazioni di emergenza per timore di sbagliare. Questo è un nostro limite, che purtroppo porta a percentuali di successo molto basse su alcuni eventi come la rianimazione cardiopolmonare". Dal report, inoltre, è emerso che "il 29% degli italiani si limiterebbe a chiamare i soccorsi, il 21% offrirebbe supporto senza intervenire direttamente, il 32% agirebbe solo se guidato dalle indicazioni telefoniche di un operatore e il 2% non interverrebbe proprio". Per quanto concerne, invece, il tema della conoscenza, "il 13% degli italiani conosce bene le procedure di soccorso per l’arresto cardiaco, il 41% le conosce solo ‘a grandi linee’ e il 46% non le conosce affatto". 

"Bayer è una società Life-Sciences. Ciò significa che all’interno del proprio Dna ha la cura della salute e della sicurezza, non solo dei propri dipendenti e delle proprie famiglie, ma anche di tutti i cittadini - sottolinea Annalisa Angeleri, responsabile della salute e sicurezza di Bayer Italia - Pertanto", per la farmaceutica "promuovere questi eventi è fondamentale, perché l'obiettivo è cercare di trasformare ogni comune cittadino in un primo soccorritore, il che significa essere parte attiva di quella che viene definita catena della sopravvivenza". 

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