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Minori, via libera del Cdm alla norma 'anti-maranza': cosa prevede

23 lug 2026

Superenalotto, numeri combinazione vincente oggi 23 luglio 2026

(Adnkronos) - Nessun '6' nè '5+1' al concorso del Superenalotto di oggi, giovedì 23 luglio 2026. Alla prossima estrazione il jackpot sarà di 198,7 milioni di euro. 

 

La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. 

La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. 

 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

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- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

 

E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

 

Questa la combinazione vincente del concorso di oggi, giovedì 23 luglio 2026: 2, 12, 22, 34, 70, 74. Numero Jolly: 41. Superstar: 8. 

 

23 lug 2026

Via libera governo a norma su imputabilità minori, Meloni: "Chi sbaglia paga, anche se ha 15 anni"

(Adnkronos) - "Oggi il governo ha approvato un disegno di legge che cambia le regole sull'imputabilità dei minori. Vorrei spiegarvi cosa cambia e perché". Così la premier Giorgia Meloni in un video sui social sulla norma 'anti maranza'. "Comincio da un principio che noi stiamo cercando di affermare in ogni ambito chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre anche se ha 15 o 16 anni".  

"Il nostro ordinamento prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre, significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia: prima si presumeva la incapacità, oggi si presume la responsabilità", spiega ancora Meloni. 

"Questa norma - dice la premier - colpisce soprattutto chi pensa di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari, ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perchè sanno che tanto non accadrà loro nulla".  

 

 

"E' chiaro che la norma da sola non risolve il problema né quando si parla di giovanissimi si può ragionare solo di repressione. Questo provvedimento è un tassello in un percorso molto più difficile e spesso silenzioso. Perchè un ragazzo di 15 o 16 anni che diventa violento e commette reati quasi mai ci arriva da solo", continua. 

"Molto spesso c'è una famiglia che lo ha dimenticato, una scuola che ha perso i contatti, un quartiere dove la sera non c'è nulla, un adulto che ha approfittato del vuoto. Riempire quel vuoto richiede molto lavoro, sostegno alle famiglie, scuola, formazione, lavoro, centro sportivi, spazi di aggregazione, lotta al degrado, presidi nelle aree più difficili e noi stiamo lavorando su tutti questo fronti tutto si tiene insieme. La fermezza senza alternative non basta ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema". 

"Alcuni risultati si iniziano a vedere e per questo vogliamo insistere. Uno Stato giusto ha il coraggio di cambiare le regole quando non funzionano e ha il dovere di essere severo con chi sbaglia ma anche presente con chi rischia di perdersi, perché non c'è vera libertà senza responsabilità". 

 

“Non abbiamo abbassato l’età per l'imputabilità, che rimane 14 anni, e non vi sono aggravamenti della pena, vi è una inversione invece della concezione nell'incapacità di intendere e di volere, cioè della cosiddetta imputabilità del minore che oggi è deve essere positivamente confermata e accertata volta per volta e invece da ora in poi sarà presunta, e quindi è soggetta a prova contraria”, ha detto intanto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio al termine del Consiglio dei ministri dopo l’approvazione del ddl in materia di imputabilità del minore. “Con questa norma abbiamo invertito l’onere della prova” ha aggiunto Nordio. 

"Questo è il tassello finale di tutta una serie di provvedimenti a partire dal decreto Caivano che sono stati adottati in questi anni a seguito dell’aumento della delinquenza minorile. La norma intende facilitare le indagini, perché partendo dal presupposto che una persona che commette un reato a 16 anni sia presumibilmente cosciente di quello che sta facendo, spetta al diretto interessato dare la prova contraria della sua capacità di intendere e di volere. Oggi si presume che quella persona non sia del tutto capace e che l’imputabilità debba essere accertata volta per volta, d'ora in avanti invece sarà il contrario", spiega il ministro. 

 

"Ok dal Consiglio dei ministri a una nuova stretta anti-maranza chiesta a gran voce dalla Lega. Chi commette un reato sarà imputabile anche dai 14 anni in su. Chi sbaglia, paga. Avanti Lega!", commenta sui social il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini. 

 

La norma scatena l'ira delle opposizioni, a partire dai dem. "Hanno fatto un Cdm senza affrontare un'altra volta il problema della benzina che è tornata a costare più di 2 euro. Questi sono i problemi concreti che gli italiani si aspettano che il governo affronti. Basta con la propaganda". Così la segretaria del Pd Elly Schlein, a margine della Festa de l'Unità a Bagno a Ripoli. "Ancora una volta il governo sceglie la strada della propaganda e della repressione invece di affrontare le vere cause del disagio giovanile. Con il provvedimento approvato oggi dal Consiglio dei ministri, che rende automaticamente imputabili i minori tra i 14 e i 18 anni, si continua a criminalizzare un’intera generazione, anziché investire in prevenzione, educazione, inclusione e sostegno", fa eco Matteo Mauri, deputato e responsabile Sicurezza del Partito democratico, commentando il provvedimento. "La sicurezza non si costruisce trattando i giovani come un problema di ordine pubblico, ma offrendo opportunità, servizi e strumenti per contrastare fragilità ed esclusione. Serve una politica capace di ascoltare e accompagnare i ragazzi, non di etichettarli e punirli. È questa l’alternativa che il governo continua a rifiutare", conclude Mauri. 

"Le parole di Carlo Nordio sono gravissime. Dopo sei decreti Sicurezza e il decreto Caivano, il governo ammette che la criminalità minorile è aumentata. È la prova del fallimento delle politiche della destra: più propaganda, più repressione, meno sicurezza", dichiara Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza verdi e sinistra e co-portavoce di Europa verde. "Invece di investire nella scuola, negli educatori, nei servizi sociali, nella salute mentale, nei centri culturali e sportivi delle periferie – abbandonate al degrado, all’emarginazione e alla povertà educativa a causa di tagli del governo ai finanzianti per i servizi sociali, culturali e sportivi – Meloni e Nordio scelgono di rispondere al disagio giovanile con il carcere e con una deriva autoritaria che sostituisce la prevenzione con il sospetto e le politiche sociali con il diritto penale", aggiunge. "La sicurezza si costruisce offrendo opportunità, non riempiendo le carceri di ragazzi. Senza una grande politica per l’istruzione, la cultura, lo sport e l’inclusione sociale, il carcere rischia di trasformarsi in una scuola di criminalità, dove si preparano i boss di domani invece di recuperare i cittadini di domani. La destra trasforma i giovani nel capro espiatorio del proprio fallimento", conclude Bonelli. 

"Ci eravamo illusi che la destra avesse toccato il fondo in materia di politiche giovanili con la pdl Fascina che abbassa l’età della imputabilità ai tredici anni. Invece oggi il Cdm sfodera un meccanico perverso per rendere ragazzini e ragazzine imputabili sempre e comunque, a prescindere dalle valutazioni del giudice sulla personalità e sulla maturità del minorenne. Consola l’idea che la Consulta, semmai andranno avanti su questa strada, penserà a fermarli, anche perché nel diritto penale, come è noto, gli automatismi non devono operare (legittima difesa docet)”. Così il capogruppo di Avs nella commissione Giustizia della Camera Devis Dori. “I liberali di Forza Italia o si vergognano o, evidentemente, non sono più tanto liberali, seguendo questa assurda politica di criminalizzazione permanente dei giovani”. 

 

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Malpezzi (Pd): "No a device fino a 36 mesi, lo spiegheranno ostetriche e pediatri"

(Adnkronos) - "È un disegno di legge molto importante perché parte dal dare una mano alle famiglie che spesso non sanno il male che gli schermi fanno ai bambini. Quindi, in maniera molto chiara, diciamo che dagli zero ai 36 mesi non ci deve essere esposizione agli schermi. Spieghiamo perché, ma lo facciamo attraverso l'aiuto dei pediatri che durante i controlli spiegano ai genitori che cosa non devono fare con questi strumenti digitali. Il lavoro viene fatto anche a monte, coinvolgendo le ostetriche. Quindi, dal momento in cui inizia una gravidanza e c'è una presa in carico, ecco che ci può essere un accompagnamento di natura formativa". Lo afferma la senatrice Simona Malpezzi nel corso dell'incontro in Senato organizzato per presentare la proposta di legge 'Disposizioni per la regolamentazione dell'esposizione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine da zero a tre anni a tutela del loro sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale e per la promozione di un graduale accesso al loro utilizzo durante la minore età', formulata proprio su sua iniziativa, promossa insieme alla Società italiana di pediatria e a Fondazione Terre des Hommes Italia Ets e sostenuta in maniera bipartisan da parlamentari di tutti i gruppi politici. 

"È una legge firmata da tutte le forze politiche, ed era giusto che fosse così - afferma - Il disegno di legge è stato licenziato per il drafting. Speriamo si possa calendarizzare nel più breve tempo possibile". Essendo la proposta bipartisan, "non ci sarà bisogno neanche delle cosiddette audizioni, perché i pediatri, le ostetriche e gli infermieri sono già stati rappresentati. Quindi c'è già un percorso fatto e incanalato", spiega auspicando che l'iter a questo punto potrebbe essere veloce e "passare all'altro ramo del Parlamento" in tempo per "la legge di Bilancio, per mettere un finanziamento per l'aiuto alle campagne informative, tenendo conto che il Governo ha messo a disposizione già dei fondi a riguardo". 

Per la senatrice la legge potrebbe essere "uno strumento molto utile", mentre le forze politiche sono già a lavoro "anche sull'altro disegno di legge, che prevede il divieto" dei device "sotto i 15 anni, perché l'emergenza c'è e abbiamo bisogno di dire stop, altrimenti i genitori non si rendono conto" dei danni, conclude. 

23 lug 2026

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23 lug 2026

Fakir, consigliere comunale Bologna: "Sotto mio post carabiniere commenta 'uno di meno'". Arma avvia accertamenti

(Adnkronos) - “Ho notato qualcuno che mi ha commentato una dozzina di volte invocando il 'Duce', 'bum bum bum', 'uno in meno', persino quella che potrebbe sembrare una minaccia o quanto meno un messaggio ambiguo ad una donna alla quale ha scritto 'sono accompagnato ma se mi incontri attenta non si sa mai'”. Così il consigliere comunale di Coalizione Civica a Bologna, Detjon Begaj, su Facebook, parlando di alcuni commenti sotto a un altro suo post sulla morte di Abderrahim Fakir.  

Begaj aggiunge che, “aprendo dunque il profilo pubblico del mio commentatore" ha scoperto essere di un "Brigadiere, Ufficiale e Cavaliere dei Carabinieri di Bologna... Che tra le varie cose il 25 dicembre del 2025 ha ospitato nella sua pattuglia il Monsignor Zuppi per fargli fare alla radio gli auguri di Natale”.  

Il consigliere comunale si chiede poi “come sia possibile che evidentemente abbia ritenuto normale o comunque legittimo che una figura così esperta e pluridecorata commenti più volte in questo modo un post (nient'affatto violento o particolarmente estremo) di un Consigliere Comunale della stessa città in cui svolge servizio. Ma anche se fosse un commento ad un cittadino qualunque varrebbe lo stesso naturalmente, non fraintendetemi”. “Mi chiedo se sia compatibile con l'onore, il prestigio e i valori dell'Arma", prosegue Begaj. 

Il consigliere comunale conclude il post scrivendo che le persone comuni quando hanno bisogno di aiuto, "di solito chiamano proprio la Polizia o i Carabinieri. Che si auspicherebbe non fossero guidati dall'ideologia fascista, dal razzismo, dalla violenza ma dal senso di protezione di tutti gli esseri umani, senza distinzioni di razza, genere, nazionalità e senza metterli in pericolo. Né in strada, né su Facebook". 

 

"In merito alla segnalazione del Consigliere comunale di Bologna Detjon Begaj pubblicata sulla sua pagina Facebook e relativa ad alcuni commenti postati da un militare dell’Arma effettivo al Comando Provinciale di Bologna sulla morte di Abderrahim Fakir", i carabinieri, a quanto si apprende, stanno svolgendo "gli opportuni accertamenti" e valuteranno "il comportamento del militare con il massimo rigore". 

 

23 lug 2026

Bimbo di 18 mesi morto in ospedale a Catanzaro, cos'è il 'Clostridium difficile' e come si trasmette

(Adnkronos) - Si sospetta una contaminazione da 'Clostridium difficile' per la morte del bimbo di 18 mesi all'ospedale di Catanzaro e il ricovero di 4 suoi compagni d'asilo nido. Ma cos'è questo 'batterio killer'? Come si trasmette? Quali sono i sintomi? E come si cura?  

"Il Clostridium difficile è un batterio anaerobio, Gram-positivo, presente fisiologicamente nella flora batterica della vagina e dell'intestino. Poiché il C. difficile è rintracciabile nelle feci, ci si può infettare con questo batterio toccandosi, con le mani, la bocca e le altre mucose (come quelle del naso o degli occhi) dopo aver maneggiato oggetti o superfici contaminati con feci". Così spiega un focus online dell'Irccs Humanitas.  

 

Il C. difficile o C.diff "può vivere per lunghi periodi su oggetti e superfici. Le più importanti norme di prevenzione sono: lavarsi le mani dopo aver usato la toilette e in ogni caso prima di mangiare; assicurarsi che il bagno che si utilizza sia pulito, soprattutto nel caso in cui sia stato precedentemente usato da qualcuno affetto da diarrea". 

 

"I sintomi e le malattie associate all'infezione da Clostridium difficile includono: diarrea acquosa (almeno 3 movimenti intestinali al giorno per 2 o più giorni); febbre; perdita di appetito; nausea; dolori addominali; colite (processo infiammatorio a carico del colon); colite pseudomembranosa (sindrome caratterizzata da febbre, nausea e diarrea concomitanti a terapia antibiotica)", descrive l'ospedale.  

"Mediante la produzione nell'intestino di una tossina necrotizzante - precisano gli esperti - alcuni ceppi possono causare nell'uomo la colite soprattutto quando riescono a moltiplicarsi nell'intestino in grandi quantità (questo accade, ad esempio, quando la flora batterica intestinale si modifica a loro favore come avviene, ad esempio, in seguito a terapia antibiotica orale protratta nel tempo). A maggior rischio di contrarre questa infezione sono in particolare le persone sottoposte a uso prolungato di antibiotici".  

"Per trattare le infezioni da Clostridium difficile possono essere utilizzati diversi antibiotici", spiega Hmanitas. "In caso di infezione primaria, il trattamento prevede l'impiego di metronidazolo (nei casi di infezioni lievi), vancomicina o fidaxomicina. Il trattamento deve essere somministrato per via orale e deve essere continuato per un minimo di 10 giorni. Quando possibile l'assunzione di altri antibiotici dovrebbe essere sospesa. È bene sapere che l'infezione torna in circa il 20% dei pazienti". 

Ma quanto è diffusa l'infezione da Clostridium difficile (Cdi)? "La Cdi - si legge sul sito 'Epicentro' dell'Istituto superiore di sanità - è una delle più importanti infezioni correlate all'assistenza sanitaria (Ica) nei Paesi industrializzati, dove C. difficile rappresenta la principale causa di diarrea in ambito ospedaliero". L'Iss cita uno studio pubblicato nel 2019 sul 'Journal of Global Health', secondo cui "globalmente l'incidenza delle Cdi è di 2,2 per 1.000 ricoveri l'anno e 3,5 per 10.000 giorni-paziente l'anno".  

Cosa mostra il trend? "Negli ultimi decenni si è registrato non solo un aumento dei casi di Cdi - riporta l'Iss - ma anche della gravità di queste infezioni e della mortalità associata, soprattutto nei pazienti anziani, con un conseguente aumento della durata della degenza ospedaliera e dei costi di assistenza sanitaria diretta e indiretta. Questo nuovo quadro epidemiologico è stato associato all'emergenza di ceppi di C. difficile con caratteristiche di elevata virulenza e multi-resistenza agli antibiotici, che presentano diffusione internazionale o locale". 

Quanti casi di C. diff si registrano in Italia? "In Italia non è ancora attivo un Sistema di sorveglianza nazionale di queste infezioni - indica l'Iss - ma nel 2019 è stato avviato il progetto 'Sostegno alla sorveglianza delle infezioni correlate all'assistenza anche a supporto del Pncar', finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) e coordinato dall'Istituto superiore di sanità, che prevede la predisposizione di un sistema nazionale dedicato alla sorveglianza delle Ica, inclusa la sorveglianza delle Cdi".  

 

23 lug 2026

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