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Halloween, Heidi Klum stupisce con il costume da 'mano amputata'

1 nov 2026

Omicidio nella notte ad Arezzo, 61enne trovato morto nel parcheggio di un ristorante: fermato un 30enne

(Adnkronos) - C'è un fermato per l'omicidio di Luciano Buonfiglio, il 61enne trovato senza vita nella notte di Halloween nel parcheggio del ristorante 'La Torretta', nella zona industriale di San Zeno, alle porte di Arezzo. Si tratta di un uomo di circa trent'anni, di origini sudamericane, sospettato di essere il responsabile del delitto. A lui sarebbero risaliti gli investigatori della Squadra mobile della Questura di Arezzo nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del cadavere. 

La svolta investigativa sarebbe dunque arrivata dopo una notte di accertamenti, verifiche e ricostruzioni. Al momento non risultano comunicazioni ufficiali di dettaglio da parte degli inquirenti, ma il fermo rappresenterebbe un passaggio decisivo nell'inchiesta aperta per fare luce sulla morte del consulente. Restano da chiarire il ruolo esatto dell'uomo individuato dagli investigatori, le ragioni dell'aggressione e soprattutto che cosa sia accaduto nel parcheggio prima che Buonfiglio venisse ucciso. 

Il fatto è avvenuto poco prima della mezzanotte, tra il 31 ottobre e l'1 novembre, nell'area di San Zeno dove hanno sede numerose aziende, comprese diverse attività del distretto orafo aretino. Secondo le prime ricostruzioni, la vittima si trovava in parte all'interno della sua auto, dal lato passeggero, con il busto riverso sull'asfalto. Sul terreno era visibile una chiazza di sangue. Sul capo presentava lesioni gravissime, compatibili con una violenta aggressione. Gli investigatori hanno preso in considerazione l'ipotesi che Buonfiglio sia stato colpito ripetutamente con un oggetto contundente. Proprio l'individuazione dell'arma utilizzata rappresenta uno degli aspetti da chiarire nell'ambito dell'inchiesta. Tra le prime ipotesi investigative c'è quella di un litigio degenerato in violenza. Un confronto che sarebbe sfociato in un'aggressione mortale, consumata nel parcheggio o nelle sue immediate vicinanze. Non è ancora chiaro se la vittima conoscesse il suo aggressore, se tra i due ci fossero stati precedenti contrasti oppure se l'incontro fosse stato concordato. 

Subito dopo la segnalazione del ritrovamento del corpo sono intervenuti i sanitari del 118 e le forze dell'ordine. Per Luciano Buonfiglio, tuttavia, non c'era ormai più nulla da fare. Le indagini sono state affidate agli uomini della Squadra mobile della Questura di Arezzo, con il supporto della Polizia scientifica, impegnata nei rilievi sul luogo del delitto. 

Gli investigatori hanno lavorato per ricostruire le ultime ore di vita del sessantunenne, individuare eventuali persone entrate in contatto con lui e raccogliere ogni elemento utile a identificare il responsabile. Un'attività investigativa serrata che, nelle ore successive al ritrovamento del cadavere, avrebbe consentito di concentrare l'attenzione su un trentenne di origini sudamericane, successivamente fermato. Rimangono da verificare tutti gli elementi che hanno portato alla sua individuazione e il possibile movente dell'omicidio. Gli accertamenti dovranno inoltre stabilire se l'aggressione sia stata compiuta da una sola persona o se possano esserci stati altri soggetti coinvolti. Particolare attenzione è stata riservata alla scena del delitto, alla ricerca di tracce biologiche, impronte, eventuali segni di colluttazione e altri elementi che possano confermare la ricostruzione degli investigatori. 

Intorno alle 4 del mattino, dopo il nulla osta dell'autorità giudiziaria, la salma è stata trasferita all'obitorio dell'ospedale San Donato di Arezzo per gli accertamenti medico-legali. Gli esami potranno contribuire a definire la natura delle ferite, la causa esatta della morte e la successione dei colpi ricevuti. 

 

Luciano Buonfiglio viene ricordato da chi lo conosceva come una persona tranquilla, impegnata nella propria attività professionale e nella vita familiare. Lavorava come consulente per un'azienda operante nel settore dell'energia e delle comunicazioni. Era sposato, successivamente separato, e padre di tre figli. 

Il suo nome era conosciuto anche per l'impegno civico dimostrato negli anni Duemila nella mobilitazione contro il progetto di realizzazione di una centrale a biomasse nell'area dell'ex zuccherificio di Castiglion Fiorentino, come ricorda il "Corriere di Arezzo". In quella circostanza Buonfiglio aveva partecipato attivamente alla protesta insieme ad altri cittadini, contribuendo alla mobilitazione contro un progetto che aveva suscitato un acceso dibattito sul territorio. Un impegno che viene ricordato oggi da chi aveva condiviso con lui quella battaglia. La notizia della sua morte violenta ha lasciato sgomenti amici, conoscenti e quanti avevano avuto modo di incontrarlo nel corso degli anni. Resta ora il giallo di una notte di Halloween trasformata in tragedia. 

 

1 nov 2026

Cortei, Follini: "Politica parla solo attraverso eccessi"

(Adnkronos) - "“Vergognoso” vorrebbe essere un giudizio definitivo, senza scampo. Una condanna morale e non solo un’obiezione politica. E’ la parola a cui ha fatto ricorso Giorgia Meloni nei giorni scorsi per condannare la decisione del gip di annullare il provvedimento di arresto di Youssef Siher richiesto dalla Procura milanese. A seguire, i commenti incrociati che si possono facilmente immaginare. E altrettanto facilmente archiviare -da una parte e forse anche dall’altra. 

Le parole di Meloni non meriterebbero l’indulgenza della dimenticanza. Tanto più venendo dalla parte di un governo che non ha mai neppure tentato una sorta di interlocuzione con il fronte della protesta. Come se un abisso dovesse separare una volta per tutte gli opposti eserciti schierati in campo. Ma se invece quelle parole sembrano quasi evaporate a distanza di appena una manciata di ore è evidente che esiste un problema più ampio, che riguarda l’intero spettro politico. 

La cosa curiosa infatti sta nel fatto che questo genere di polemiche, per quanto sulle prime vivacissime, si spengono quasi sempre di lì a poco nella disattenzione generale. E anche questo, però, dovrebbe essere un dato su cui riflettere. Poiché sono polemiche il più delle volte prive di memoria. Fuochi che si accendono e si spengono quasi a comando. Di cui l’indomani resta solo un poco di cenere. In attesa che il calendario degli eventi aggiunga un altro po’ di legna che possa magari alimentare il fuoco della nostra pubblica controversia. 

Il fatto è che ormai la politica parla solo attraverso i suoi eccessi. E poi però vi si perde. Non trova più misura nel dire le cose. Così finisce per pronunciarsi quasi sempre sul filo dell’indignazione. Cosa che vorrebbe evocare la passione civile. E che finisce invece per scivolare assai presto in una sorta di ritualità. Polemica, stentorea, indignata, esagerata. Ma pur sempre rituale. Un batti e ribatti che perde di incisività mano a mano che si ripete dai lati opposti della nostra barricata civile. 

E’ vano rimpiangere la statura dei leader d’una volta, quelli che erano capaci di prendere per mano i loro militanti e i loro elettori, guidandoli verso approdi più costruttivi. Ma anche tenendo conto delle enormi differenze rispetto a quei tempi, ci possiamo quasi consolare col fatto che la gran parte dei protagonisti della nostra attualità non si può dire che in fondo al loro animo siano dei pericolosi incendiari -come pure vorrebbero alle volte sembrare. E allora però proprio per questo dovrebbero magari fare appello a quel tanto di senso della realtà che alberga in loro. Sapendo bene che i primi a non prendere troppo sul serio i propri bollenti spiriti il più delle volte sono proprio loro stessi. 

Invece sembra sempre che il furore delle parole serva a compensare la (fortunosa) pochezza del loro esito. 

C’è qualcosa di stucchevole in questo modo di argomentare. Si dirà che è quasi altrettanto stucchevole l’appello alle buone maniere. Ma qui non si vorrebbe evocare un galateo d’altri tempi -ormai fuori dai nostri canoni politici. Più semplicemente, si vorrebbe segnalare che questa attitudine all’esagerazione sortisce infine l’effetto paradossale di rendere inutili proprio quelle parole d’ordine con cui si commentano le decisioni, si sospettano le manovre, si cerca di dare lustro a se stessi. Infatti, esiste ormai un rapporto quasi direttamente proporzionale tra l’assertività con cui si esprime un pensiero e la disattenzione con cui viene ascoltato. 

L’opposizione, si dirà, spesso non è da meno. E perfino le forze sociali e gli ambienti professionali hanno finito per fare proprio questo modo di parlare e di “parlarsi”. E’ il sospetto, per l’appunto, che dà vita al pensiero. Ed è la perentorietà che vorrebbe infondere valore agli argomenti. 

Peccato che all’indomani di tutto questo avviene poi che siano sempre meno gli elettori che vanno a votare, e sempre meno le persone che scelgono di dedicare anche solo un frammento della propria vita all’impegno pubblico. 

La via d’uscita non è il ripristino del vecchio galateo, è ovvio. Semmai è (o dovrebbe essere) la consapevolezza che in fondo alla strada che abbiamo imboccato c’è una drammatica crisi delle vocazioni. E che appare vana l’idea che si possa risalire questa china dando fuoco alle polveri delle troppe divisioni che tracciamo tra di noi. Il fatto è che noi ci stiamo avviluppando in diatribe che suonano sempre meno vere di come le raccontiamo. Così che la contesa finisce per assumere un tratto di ovvietà a cui non pone rimedio lo scandalo che ne facciamo -e rinfacciamo- a vicenda. 

E’proprio questo modo di argomentare che alla fine divora se stesso. Lasciando un vuoto laddove ci illudiamo di ascoltare l’eco dell’approvazione dei nostri cari". (di Marco Follini) 

 

1 nov 2026

Napoli, 23enne accerchiato e accoltellato al polmone dopo una notte in discoteca

1 nov 2026

Ucraina, Guerini: "Se Pd va al governo, più aiuti militari a Kiev"

(Adnkronos) - "Se saremo chiamati al governo, dovremmo contribuire agli aiuti militari all’Ucraina in maniera più consistente di quanto abbia fatto il governo Meloni, che per un anno, dal novembre 2025, non ha inviato più niente a Zelenski". E' la posizione Lorenzo Guerini, esponente del Pd nel libro di Bruno Vespa “Storia della seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein”, in uscita oggi da Mondadori e Rai Libri. 

"Vorrei ricordare che il secondo governo Conte, di cui ero ministro della Difesa, ha fatto registrare il maggior incremento di spese militari degli ultimi anni. Fu istituito per la prima volta un fondo pluriennale di investimenti per la difesa. Siamo partiti da una spesa pari all’1% del Pil e siamo arrivati all’1,6%. Anche la difesa europea dovrà appoggiare sul rafforzamento delle capacità militari nazionali, all’interno di una pianificazione e di un comando comuni", aggiunge Guerini. 

In queste ore proprio Giuseppe Conte, leader del M5S e alleato del Pd nel campo largo, ribadisce la posizione pentastellata. Sull'Ucraina "c'è molta ipocrisia, non stiamo mandando neanche più le armi, neppure l'Italia, da un anno. Adesso hanno difficoltà a fare un nuovo decreto. E non si vogliono sedere al tavolo negoziale perché tutti a parole, addirittura nell'Unione europea, stanno litigando e non trovano nell'imbarazzo totale un negoziatore", dice intervenendo a Accordi & Disaccordi sul Nove. "Ma trovare un negoziatore non è che è risolto il problema perché non è mica un fantoccio che mandi lì per rasserenare le opinioni pubbliche. Per noi, per me, per il mio Movimento e per tutti coloro che mi fermano per strada porre fine a questa guerra è una priorità", aggiunge. 

"Se c'è qualcuno all'interno dell'Unione europea che ritiene che assolutamente dobbiamo ritornare allo status precedente all'aggressione e dobbiamo ottenere una vittoria su tutti i punti, un trattato di pace non si farà mai. Dobbiamo contemperare gli interessi in gioco, difendere, perché noi siamo da questo lato, gli interessi della popolazione ucraina però, ad esempio, dobbiamo anche dire che è stata una follia non rassicurare la Russia sul fatto che l'Ucraina sarebbe stata fuori in prospettiva anche dalla Nato", dice ancora. 

1 nov 2026

MotoGp, Marc Marquez trionfa in Malesia: ordine di arrivo e come cambia classifica Motomondiale

(Adnkronos) - Marc Marquez c'è, mette il suo sigillo anche a Sepang e vince il Gp della Malesia davanti a Pedro Acosta e a suo fratello Alex Marquez. Il pilota della Ducati domina la gara di oggi, domenica 1 novembre, fin dal primo giro e si proietta così a 399 punti in classifica, +44 su Martin e +67 su Bezzecchi. Il decimo titolo della carriera è ora a un passo e potrebbe essere ufficiale già domenica 8 novembre in Qatar (sul circuito di Lusail dovrebbe conquistare 30 punti più di Martin e 8 più di Bezzecchi). Ecco l'ordine di arrivo del Gp di Malesia e la classifica piloti aggiornata. 

Ecco l'ordine di arrivo del Gp della Malesia:  

1 Marc Marquez  

2 Pedro Acosta  

3 Alex Marquez  

4 Ai Ogura  

5 Enea Bastianini  

6 Marco Bezzecchi  

7 Luca Marini  

8 Fabio Di Giannantonio  

9 Brad Binder  

10 Franco Morbidelli  

11 Fabio Quartararo  

12 Alex Rins  

13 Francesco Bagnaia  

14 Maverick Vinales  

15 Iker Lecuona  

16 Jack Miller 

Ecco la classifica aggiornata dopo il Gp della Malesia:  

1. Marc Marquez (Ducati Lenovo Team) – 399  

2. Jorge Martin (Aprilia Racing) – 355 

3. Marco Bezzecchi (Aprilia Racing) – 332 

4. Pedro Acosta (Red Bull KTM Factory Racing) – 295 

5. Ai Ogura (Trackhouse MotoGP Team) – 278 

6. Fabio Di Giannantonio (Pertamina Enduro VR46 Racing Team) – 265 

7. Raul Fernandez (Trackhouse MotoGP Team) – 236 

8. Alex Marquez (BK8 Gresini Racing MotoGP) – 197 

9. Pecco Bagnaia (Ducati Lenovo Team) – 173 

10. Enea Bastianini (Red Bull KTM Tech3) – 134 

11. Fermin Aldeguer (BK8 Gresini Racing MotoGP) – 125 

12. Brad Binder (Red Bull KTM Factory Racing) – 118 

13. Luca Marini (Honda HRC Castrol) – 117 

14. Fabio Quartararo (Monster Energy Yamaha MotoGP) – 79 

15. Diogo Moreira (Pro Honda LCR) – 78 

16. Franco Morbidelli (Pertamina Enduro VR46 Racing Team) – 65 

17. Johann Zarco (Castrol Honda LCR) – 51 

18. Joan Mir (Honda HRC Castrol) – 33 

19. Jack Miller (Prima Pramac Yamaha) – 31 

20. Alex Rins (Monster Energy Yamaha MotoGP) – 29 

21. Toprak Razgatlioglu (Prima Pramac Yamaha) – 18 

22. Maverick Vinales (Red Bull KTM Tech3) – 14 

23. Iker Lecuona (BK8 Gresini Racing MotoGP) – 11 

24. Augusto Fernandez (Yamaha Factory Racing) – 6 

25. Pol Espargaro (Red Bull KTM Tech3) – 5 

26. Somkiat Chantra (Honda HRC Castrol) – 3 

27. Takaaki Nakagami (Honda HRC Castrol) – 3 

28. Cal Crutchlow (Castrol Honda LCR) – 0 

29. Jonas Folger (Red Bull KTM Tech3) – 0 

30. Lorenzo Savadori (Aprilia Racing) – 0 

31. Michele Pirro (BK8 Gresini Racing MotoGP) – 0 

32. Aleix Espargaro (Castrol Honda LCR) – 0 

1 nov 2026

Trovata morta in piscina a Erba, arrestato l'ex marito: "L'ha spinta e uccisa"

(Adnkronos) - Arrestato Carmine Civitillo, il 76enne ritenuto l’autore dell’omicidio dell’ex moglie, Patrizia Monteleone, affetta da grave disabilità e trovata morta in una piscina il 27 settembre scorso a Erba. A eseguire l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari di Como su richiesta della procura, i carabinieri del Comando Provinciale di Como. 

Le indagini, coordinate dalla procura e svolte dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale e della Sezione Operativa della Compagnia Como, erano state avviate dopo il ritrovamento della donna, oramai priva di sensi, nella piscina dell’abitazione dell’ex marito, il quale aveva allertato i soccorsi dopo aver chiamato il figlio. La donna, disabile e con gravi difficoltà di deambulazione, viveva da alcuni mesi nell’abitazione dell’ex marito, insieme alla figlia e al compagno di quest’ultima.  

 

Le indagini, sviluppate sull’ipotesi che la morte fosse conseguenza di omicidio per i forti dubbi nati in seguito ai primi sopralluoghi, per gli investigatori hanno consentito la raccolta di plurimi riscontri all’ipotesi accusatoria e permesso la costruzione di un compendio probatorio solido, costituito da molteplici e convergenti gravi indizi di colpevolezza.  

"Si è quindi potuto accertare - spiegano - che nella mattina del 27 settembre, l’indagato, dopo aver compresso con forza la bocca alla donna e averla spinta sul bordo della piscina con la sedia a rotelle, l’aveva gettata in acqua, causandone la morte. Successivamente aveva allertato il figlio non convivente e riferito, a lui, ai sanitari intervenuti sul posto e ai militari dell’Arma, che, nel rincasare, aveva trovato in acqua il corpo senza vita dell’ex moglie. Le attività investigative, attraverso accertamenti tecnico-scientifici, esami medico legali, analisi di sistemi di videosorveglianza, intercettazioni telefoniche, assunzione di dichiarazioni, hanno consentito di smentire la versione dell’indagato e ricostruire l’azione omicida".  

Ulteriori elementi, aggiungono gli investigatori, sono stati acquisiti da approfonditi sopralluoghi ed esperimenti tecnici condotti dai carabinieri del Nucleo Investigativo, oltre che da accertamenti dei consulenti nominati dal pubblico ministero. Al termine della fase di indagini preliminari la procura ha quindi richiesto e ottenuto l’emissione della misura della custodia cautelare in carcere, misura eseguita dai militari dell’Arma in provincia di Benevento, luogo di origine dell’indagato, dove l'uomo si era trasferito dopo il delitto. 

 

1 nov 2026

Iran, Trump: "Nuovi raid? Dobbiamo ancora occuparci di uno o due siti". Teheran minaccia: "Risposta sarà decisiva"

(Adnkronos) - "Se avessi intenzione di farlo, ve lo direi?". Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non scioglie la riserva e risponde così alla domanda sulla possibilità di nuovi attacchi Usa in Iran. Un'ipotesi che potrebbe concretizzarsi dopo il voto di midterm.  

Se il Qatar e il Pakistan continuano a mediare nel tentativo di raggiungere un'intesa per la ripresa dei negoziati diretti tra Washington e Teheran ed evitare un'escalation militare dopo le elezioni del 3 novembre, dall'Iran arriva intanto l'ennesimo avvertimento al tycoon. "Se non puniamo Trump e gli Stati Uniti, domani altri Paesi penseranno che attaccare l'Iran non comporti conseguenze" e "se scoppiasse una guerra, la nostra risposta sarebbe decisiva", il monito del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei. 

 

Secondo il presidente Trump, l'Iran "vuole concludere un accordo. Lo scopriremo. Le trattative stanno andando bene, ma non sono molto affidabili. Fanno un accordo e poi si tirano indietro".  

"Dobbiamo ancora occuparci di uno o due siti, ma possiamo farlo in 10 minuti", torna poi a minacciare, indicando tra i possibili obiettivi Pickaxe Mountain, il presunto complesso nucleare sotterraneo della Repubblica islamica. Il presidente ha assicurato tuttavia che Washington non ha fretta di riprendere le operazioni militari, sostenendo che gran parte delle capacità militari e del programma nucleare iraniano sono già state distrutte. Le dichiarazioni arrivano dopo che, secondo il Wall Street Journal, ieri mattina Trump ha avuto un colloquio telefonico con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. 

"Abbiamo messo fuori uso il loro programma nucleare", ha dichiarato Trump parlando con i giornalisti nella sua residenza in Florida. "Dobbiamo ancora occuparci, direi, di uno o due siti, ma possiamo farlo in 10 minuti". Il presidente ha quindi menzionato Pickaxe Mountain: "Probabilmente potreste guardare a Pickaxe Mountain, e bisogna occuparsi di quello. Possiamo fare tutto molto rapidamente". 

 

A rispondere per Teheran è quindi Rezaei, che nel corso di una intervista a una emittente locale ha spiegato che "durante i recenti incontri con funzionari iraniani, i rappresentanti dei paesi della regione hanno discusso di futuri accordi e hanno assunto posizioni ferme contro Israele. "Funzionari di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno esplicitamente avvertito dell'intenzione di Israele di estendere la portata della sua aggressione ad altri paesi musulmani". 

Poi il passaggio sugli Usa con l'avvertimento: "Se non puniamo Trump e gli Stati Uniti, domani altri Paesi penseranno che attaccare l'Iran non comporti conseguenze... Spezzeremo le corna dell'America e la priveremo della capacità di difendersi. Se il nemico commetterà un altro errore, dovrà affrontare colpi devastanti e una difesa che sarà motivo di orgoglio nazionale" perché "se scoppiasse una guerra, la risposta dell'Iran sarebbe decisiva", promette segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano. 

Una nuova guerra tra Iran e Stati Uniti potrebbe durare più a lungo del conflitto precedente e il presidente americano,non sarebbe in grado di determinarne la durata né le condizioni della conclusione, ha poi dichiarato il portavoce dell'Esercito iraniano, Mohammad Akraminia, secondo quanto riferito dalla televisione di Stato. 

"Un eventuale futuro conflitto potrebbe durare più a lungo di quello precedente e il presidente americano non sarebbe nella posizione di dettare i tempi o le condizioni della sua conclusione", ha affermato Akraminia. 

 

Da giorni si susseguono notizie secondo le quali il presidente americano starebbe pianificando di riprendere gli attacchi contro l'Iran dopo le elezioni di metà mandato. Sul punto è intervenuto il segretario di Stato americano, Marco Rubio, parlando con la stampa in occasione del G20 di Atlanta. 

Trump non ha ancora "preso alcuna decisione" in merito a un eventuale nuovo intervento militare in Iran, ha detto Rubio. "Il presidente non ha preso alcuna decisione. Il presidente privilegia un approccio diverso. Se avesse voluto agire in questo modo", ossia con la forza, "lo avrebbe fatto già settimane o addirittura mesi fa", ha sottolineato. "Il presidente degli Stati Uniti preferisce risolvere la questione in modo pacifico ma se abbiamo bisogno di fare una nuova operazione militare avremmo la capacità di farlo", ha affermato nel corso del suo intervento ad Atlanta. "Il regime iraniano sta essenzialmente sostenendo che 'a meno che non otteniamo ciò che vogliamo, distruggeremo l'infrastruttura energetica dell'intera regione'. Ci pensi un momento. Non è un comportamento normale", ha detto ancora Rubio. Gli Stati Uniti, ha scandito, "rimangono la potenza militare più altamente capace sulla Terra. Possiamo raggiungere obiettivi militari se lo desideriamo". 

 

L'Iran ha intanto designato i servizi segreti britannici MI6, la Royal Navy e la Royal Air Force come gruppi ostili o organizzazioni terroristiche, in risposta alle misure adottate dal governo di Londra contro Teheran. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri iraniano in una nota in cui ha condannato quelle che ha definito azioni "ostili e illegali" del Regno Unito. 

Nel dettaglio, il ministero ha classificato l'MI6 come "gruppo ostile", mentre la Marina e l'Aeronautica militare britanniche sono state designate come organizzazioni terroristiche. Le misure, precisa la nota, sono state adottate sulla base di una risoluzione del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ed entrano in vigore dalla pubblicazione del comunicato. 

Teheran ha motivato la decisione con le iniziative britanniche contro la Repubblica islamica dell'ultimo anno. Tra queste, si evidenziano il sostegno militare e logistico fornito da Londra a Stati Uniti e Israele durante la guerra contro l'Iran, attraverso la messa a disposizione di basi e infrastrutture, e la decisione del 13 luglio di designare i Guardiani della Rivoluzione come soggetto responsabile di minacce alla sicurezza nazionale. 

 

1 nov 2026

MotoGp nel caos, salta il Gp del Qatar? Cosa sta succedendo

(Adnkronos) - La vicenda sta assumendo contorni che vanno oltre le normali dinamiche di confronto. Cosa sta succedendo nel mondo della MotoGp verso il Gran Premio del Qatar della prossima settimana? Archiviato il Gp di Sepang, una parte dei piloti non considera la trasferta opportuna, considerando un quadro internazionale sempre più delicato. E alza la voce. Il conflitto in Medio Oriente e le tensioni che coinvolgono Stati Uniti, Israele e Iran rendono difficile ignorare i timori legati alla sicurezza. Anche se l'organizzazione ha già chiarito la volontà - tra le proteste - di proseguire con il calendario del Motomondiale. Un calendario che, tra sette giorni, potrebbe tra l'altro vedere la vittoria del titolo mondiale di Marc Marquez. 

Il Gp del Qatar, riprogrammato per domenica 8 novembre dopo il rinvio di aprile, resta al centro delle preoccupazioni dei piloti. Nonostante le rassicurazioni della MotoGp, l’instabilità in Medio Oriente lascia aperti diversi interrogativi, soprattutto sul rischio di una possibile chiusura dello spazio aereo. I piloti chiedono quindi maggiori garanzie e un coinvolgimento nelle decisioni della MotoGp, anche se il fronte contrario alla trasferta si è pian piano ridimensionato. La protesta, come chiarito da Alex Rins e Fabio Di Giannantonio, non è uno scontro con gli organizzatori, ma punta a tutelare la sicurezza di tutti. 

I vertici della MotoGp, guidati da Carmelo Ezpeleta, continuano a confermare l’intenzione di correre in Qatar, forti delle rassicurazioni delle autorità locali e di un piano che prevede evacuazioni e rimpatri in caso di emergenza. Ma, tra i piloti, le preoccupazioni restano. L’assenza di divieti ufficiali rende complicato annullare l’evento senza pesanti conseguenze economiche. In primis per i piloti che, se decidessero di non partire, rischierebbero sanzioni ed esclusioni dai successivi appuntamenti della stagione.  

1 nov 2026

Serie A, oggi Como-Venezia: orario, probabili formazioni e dove vederla

1 nov 2026

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