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Oltre 3.200 colonnine ricarica già installate in piccoli centri per mobilità sostenibile

(Adnkronos) - Sono già più di 3.200 le colonnine di ricarica per veicoli elettrici installate da Poste Italiane nell’ambito del Progetto Polis, che ha l’obiettivo di portare i servizi della Pubblica amministrazione in circa 7 mila uffici postali nei centri con meno di 15 mila abitanti e agevolare la transizione ecologica e digitale. L’iniziativa fa parte delle politiche mobilità sostenibile e prevede, entro il 2026, l’installazione di 5 mila stazioni di ricarica in circa 3.500 Comuni, sia nei parcheggi di Poste Italiane che nelle aree pubbliche. Le colonnine sono dislocate lungo tutta Italia, con una distribuzione diffusa per il 35% al Nord, il 20% al Centro, il 30% al Sud e il 15% sulle isole, e quelle attualmente allacciate sono circa 1.500. 

Il Progetto Polis ha un ruolo fortemente strategico nel rafforzare il tessuto sociale dei piccoli centri e delle aree interne, potenziando le infrastrutture digitali, agevolando la transizione green e contribuendo a frenare il fenomeno dello spopolamento. È finanziato con risorse del piano complementare al PNRR per 800 milioni di euro e per oltre 400 milioni a carico di Poste Italiane e prevede la trasformazione di 6.933 uffici postali in sportelli unici di prossimità al servizio dei cittadini. Si stima che il Progetto avrà un impatto di 1.061 milioni di euro sul PIL dell’Italia (nel periodo di investimento dal 2022 al 2026 e di operatività degli uffici postali fino al 2031), porterà alla distribuzione di 484 milioni di reddito da lavoro e alla creazione di 18.600 posti di lavoro. 

25 giu 2026

Gibelli (Asstra): "Trasporto pubblico fattore decisivo rigenerazione urbana e abilitante vendita case o uffici"

(Adnkronos) - "Il trasporto pubblico è un fattore decisivo di rigenerazione urbana e un fattore abilitante di vendita di appartamenti o uffici. Stiamo facendo un nuovo lavoro. Sempre più in Fnm infatti arrivano richieste di consulenze per definire un modello di mobilità capace di incidere sulla riqualificazione dei territori e delle aree urbane. È arrivato quindi il momento di provare a immaginare un tipo di trasporto pubblico locale diverso seguendo un criterio di appropriatezza del servizio anche in ragione dei temi relativi alle risorse. In tal senso può essere d’ispirazione il modello di successo sperimentato con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina, dove è stato fatto un lavoro straordinario con i servizi di mobilità su gomma di ultimo miglio". Così il Presidente di Asstra, Andrea Gibelli, intervenuto questa mattina al convegno Nazionale Anav 2026. 

"Durante le Olimpiadi abbiamo gestito con un modello non convenzionale la relazione e i collegamenti tra grandi centri e piccoli centri di aree montane; E se i treni sono intervenuti sulla mobilità generale con la loro alta capacità, i bus sono stati efficaci nell’ultimo miglio attraverso flessibilità, orari e geolocalizzazione. La scommessa per il Tpl del futuro è riempire di contenuti un'esperienza urbanistica diffusa, coerente con gli investimenti immobiliari e la rigenerazione urbana, progettata con una mobilità di ultimo miglio per la quale è necessario immaginare tariffe dinamiche che possano andare a soddisfare i bisogni di mobilità che si stanno affermando", conclude Gibelli. 

25 giu 2026

Judas Priest: "Non esistono più band come la nostra o Black Sabbath"

(Adnkronos) - Se oggi l’heavy metal possiede un immaginario riconoscibile, un codice estetico e un suono che ha attraversato generazioni di band, una parte importante del merito è dei Judas Priest. Nati nella Birmingham che ha dato i natali anche ai Black Sabbath, la band guidata dall’inconfondibile voce del 'Metal God' Rob Halford ha contribuito a definire un intero genere. E oltre cinquant’anni dopo, continua a guardare avanti: mentre il documentario 'The Ballad Of Judas Priest' si prepara a raccontarne il percorso come mai prima d’ora e la raccolta 'The Best Of Judas Priest' celebra una carriera costruita album dopo album, il gruppo è già tornato in studio per lavorare al successore di 'Invincible Shield' (2024). Una dimostrazione di come i Priest continuino a considerare il futuro importante quanto il proprio passato. In attesa del ritorno in Italia per quattro date del 'Faithkeepers Tour' (il 3 settembre al Parco San Valentino di Pordenone, il 5 settembre al Teatro Clerici di Brescia, il 7 settembre alla Fiera del Levante di Bari e il 9 settembre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma) l'AdnKronos ha intervisato il chitarrista Richie Faulkner per parlare del momento che sta vivendo l’heavy metal e di cosa significhi oggi raccogliere e portare avanti il nome Judas Priest. Con una certezza: "Band come Judas Priest, Black Sabbath, Iron Maiden, Motörhead e Metallica non avranno mai dei veri 'eredi'". 

I Judas Priest hanno sempre avuto un legame speciale con i fan italiani e state per tornare in Italia con quattro concerti. Cosa dobbiamo aspettarci da questi show e qual è il vostro rapporto con il pubblico italiano?  

"Abbiamo sempre avuto un grande rapporto con i fan italiani. Credo che fin dall’inizio siano stati al fianco della band, alcuni fin dal primo giorno. Qualcuno è ancora lì, continua a venire ai concerti e sembra che in Italia ci siano sempre nuovi fan. Ogni volta che torniamo troviamo persone che vedono la band per la prima volta. Sarà un concerto rumoroso, un classico concerto dei Judas Priest, quello che tutti amiamo. E lo dico anche da fan, so cosa aspettarmi quando i Priest arrivano in città. Ci saranno grandi canzoni e tanto heavy metal suonato ad alto volume, insieme alla fantastica comunità di cui facciamo parte. Non vediamo l’ora". 

I Judas Priest hanno ispirato generazioni di band in tutto il mondo e influenzato praticamente ogni sottogenere. Come ci si sente a sapere che la vostra musica ha contribuito a plasmare l’heavy metal?  

"È davvero incredibile. Lo dico sempre: quando i ragazzi hanno iniziato, non credo esistesse nemmeno l’heavy metal. Penso che il termine non fosse ancora stato inventato e loro lo hanno creato. Insieme ad altre band hanno dato vita a quello che oggi chiamiamo heavy metal. Negli ultimi oltre cinquant’anni è cresciuto fino a diventare enorme. Posso immaginare quanto sia straordinario per loro vedere fan che, nel corso degli anni, hanno avuto figli e li hanno portati ai concerti. E ora sono proprio quei figli, diventati genitori, a portare a loro volta i propri figli ai concerti. Deve essere una sensazione incredibile vedere milioni di persone in tutto il mondo amare così tanto il metal da farlo diventare parte della propria vita. Io sono nella band da quindici anni e ogni volta che torno in Italia ci sono sempre persone nuove. Magari ascoltano i Priest per la prima volta. Oppure andiamo in una città o in un Paese dove non siamo mai stati prima. Per me è una sensazione incredibile dopo quindici anni. Per la band deve essere assolutamente sconvolgente". 

Siete stati tra gli inventori dell’heavy metal insieme ai Black Sabbath e condividete anche la stessa città d’origine, Birmingham. C’è qualcosa di speciale in questa città?  

"Credo che fosse la stessa generazione del dopoguerra. Qualunque cosa stesse accadendo a Birmingham in quel periodo dopo la guerra deve aver giocato un ruolo importante. Forse il clima, la politica dell’epoca o il modo in cui si sentivano le persone che cercavano di esprimere qualcosa per uscire da quell’ambiente. Glenn Tipton, il chitarrista, raccontava spesso che lavorava per la British Steel e che riusciva a sentire i martelli delle fabbriche: forse quel suono è entrato inconsciamente nella loro musica. Ma diceva anche che proprio quella realtà gli faceva nascere il desiderio di lasciarla. Ha sempre pensato che nella vita ci fosse qualcosa di più, e questo lo ha spinto a cercare un’alternativa attraverso la musica, a uscire da quell’ambiente e costruire qualcosa di più positivo. Forse anche questo ha avuto un ruolo. Resta il fatto che Judas Priest e Black Sabbath, entrambi in prima linea nella nascita dell’heavy metal provenivano dalla stessa città, è davvero incredibile". 

Tu sei entrato nei Judas Priest nel 2011, raccogliendo un'eredità importante. Come hai trovato il giusto equilibrio tra il rispetto per la storia della band e il desidrio di lasciare una tua impronta personale?  

"Bella domanda. Credo che si debba fare ciò che si sente giusto. E' una questione di equilibrio tra il rispetto per ciò che è venuto prima di te e il fare qualcosa di tuo. Ho sempre pensato i Judas Priest abbiano sempre fatto quello che volevano, andando controcorrente rispetto ai tempi. Quando entri in una band del genere devi fare il tuo, rispettando il passato. Non penso esista un modo giusto o sbagliato. Non puoi seguire delle istruzioni. Devi sentirlo. Se stai facendo qualcosa di sbagliato te ne accorgi. Io ho semplicemente fatto ciò che mi sembrava giusto. Se alla band andava bene, continuavo a farlo. E sembrava andare bene anche a molti fan. All’inizio c’era molto scetticismo. Quando entri in una band dopo quarant’anni di storia è inevitabile. I fan amavano molto K.K. Downing (ex chitarrrista e tra i membri più longevi della band, con Ian Hill, ndr) e dopo quarant’anni era un cambiamento enorme, quindi è normale che ci fossero dubbi. Lo capisco. Spero di aver fatto le cose nel modo giusto. Sono ancora qui quindici anni dopo, quindi spero che sia stato l’approccio corretto". 

Il vostro ultimo album in studio 'Invincible Shield' ha ricevuto un'accoglienza straordinaria da pubblico e critica. E state già lavorando a nuova musica: cosa dobbiamo aspettarci da questo disco e cosa vi ispira ancora a creare nuova musica?  

"Abbiamo iniziato a scrivere mentre eravamo in tour con 'Invincible Shield'. Già nel 2024 abbiamo iniziato a pensare a cosa sarebbe potuto essere il prossimo album. 'Invincible Shield' è un disco con molti cambi di direzione. Le canzoni non sono molto dirette, hanno tante parti diverse. E quando abbiamo iniziato a immaginare il nuovo lavoro, il pensiero è andato subito a qualcosa di più diretto, con canzoni più immediate. Le prime canzoni sono nate durante quel tour. Penso che questo nuovo disco sia più diretto e più essenziale. L’ispirazione nasce anche da questo: pensi a ciò che hai fatto prima e a ciò che vorresti fare dopo. E poi ascolti ciò che esce naturalmente quando prendi in mano la chitarra. Piano piano tutto prende forma e diventa riff, canzoni, melodie e, si spera, un album". 

Possiamo aspettarci il nuovo album già il prossimo anno?  

"Abbiamo già lavorato molto sul materiale. Speriamo di finirlo entro la fine dell’anno e di pubblicarlo il prossimo anno. Non voglio mettermi nei guai se non riusciamo a finirlo in tempo. Ma batteria, basso e chitarre sono praticamente già completati. Restano ancora alcune parti soliste da registrare e dobbiamo completare le voci. Se riusciamo a fare tutto entro quest’anno, allora spero che possa uscire nel 2027". 

'The Ballad Of Judas Priest' racconta la storia della band come mai prima d’ora. C’è qualcosa dei Judas Priest che secondo te il pubblico non ha ancora compreso del tutto e che il documentario mostrerà?  

"Devo fare una premessa: esistono tanti tipi diversi di fan dei Priest. Ci sono quelli che seguono la band dagli inizi e quelli che sono fan più recenti. Per i nuovi fan ci sarà sicuramente qualcosa che non conoscevano. Penso che il documentario sia adatto a tutti. Anche quando guardi un documentario su una band che magari non conosci o che non ti piace particolarmente, finisci sempre per capirla meglio e apprezzarla di più. E anche se pensi di sapere tutto su una band, c’è sempre qualcosa che scopri per la prima volta. Ian, per esempio, racconta dove fecero il loro primo concerto. Era un club operaio ad Aston. Ne avevo sentito parlare, ma non l’avevo mai visto. Nel documentario lui è lì e si può vedere il palco dove hanno suonato per la prima volta. Io stesso non l’avevo mai visto. Quindi c’è davvero qualcosa per tutti. Sam Dunn e Banger Films fanno sempre un ottimo lavoro. C’è anche Tom Morello coinvolto nel progetto e ha fatto un grande lavoro. E poi c’è Jack Black, che è sempre Jack Black, sempre divertente. Quando sarà disponibile, tutti dovrebbero guardarlo". 

Il metal sembra stare diventando sempre più grande. Sempre più giovani lo scoprono e i festival continuano a crescere. Perché pensi che l’heavy metal stia entrando in sintonia con una nuova generazione di fan?  

"Ne parliamo spesso. Il metal non viene passato alla radio come una volta e non lo vedi molto in televisione. Eppure ogni anno i festival registrano numeri record. Vai al Wacken, al Graspop, all’Hellfest e trovi sempre più persone. Non ho una risposta netta ma penso che abbia a che fare con il senso di comunità. Quando vai a un festival metal o a un concerto metal diventi parte di qualcosa. Non è semplicemente un video sul telefono o una canzone alla radio: sei parte di una comunità. E il valore di questa cosa è enorme. Ci sono amicizie, condivisione e un’esperienza dal vivo che non puoi ricreare altrove. Quando finisce un festival metal, spesso vengono venduti subito i biglietti per l’anno successivo. Le persone hanno fiducia negli organizzatori e sanno che sarà un grande evento con grandi band. Ogni volta che torniamo in Europa vediamo sempre più ragazzi nelle prime file. Noi sul palco invecchiamo ma le prime file sembrano sempre uguali. Ogni anno vediamo tantissime persone ed è una cosa davvero positiva". 

C’è qualche band oggi che ti fa pensare che potrebbe portare avanti lo spirito dell’heavy metal nel futuro?  

"Dal mio punto di vista, band come Judas Priest, Iron Maiden, Black Sabbath, Motörhead e Metallica non avranno mai dei veri 'eredi'. Non credo che succederà di nuovo. Penso però che le band che rappresentano il futuro siano già qui. Sono già headliner nei festival. Band come Spiritbox, Sleep Token e Ghost hanno preso strade diverse all’interno del metal e stanno seguendo il loro percorso. Non ci sarà mai un altro Judas Priest o un altro Iron Maiden. Quando qualcuno ci prova, sembra sempre che si stia sforzando troppo. L’heavy metal classico resterà per sempre. Ma la prossima generazione del metal è già arrivata e sta già facendo grandi cose". 

Avete influenzato anche il modo di vestire nel rock e nel metal, creando una vera e propria estetica. Pensi che questa influenza sia ancora presente nelle band di oggi?  

"Credo di sì. Ovviamente non sono stato io, ma la band. Oggi indosso una maglietta rosa. Ma i Judas Priest hanno avuto una grande influenza su molte band dal punto di vista dell’immagine, sicuramente. Loro cercavano un’immagine che si adattasse alla musica che suonavano. Quando hanno trovato pelle, borchie e spuntoni, tutto ha iniziato a funzionare perfettamente. La moto, le fruste, la pelle e le borchie erano perfette per quella musica. Anche le nuove band hanno la propria immagine, che si adatta alla loro versione del metal e definirà la loro epoca. Ma se guardiamo il metal classico tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, tutti indossavano pelle nera e borchie. I Priest hanno fatto parte di quel fenomeno e forse lo hanno persino iniziato. È stata una grande influenza culturale. Hanno plasmato il metal sia musicalmente sia visivamente. Ed è anche per questo che il genere è durato così a lungo e continua a esistere. Come dicevo, ai festival europei vedi ragazzi in prima fila con quarantacinque gradi e il sole che picchia forte, ma continuano a indossare giacche di pelle. Sono pazzi, non so come facciano. Ma fa parte di quella comunità di cui parlavamo prima. E' la loro comunità, la loro tribù. Penso che quella comunità non morirà mai e per questo è così preziosa". (di Federica Mochi) 

25 giu 2026

Nuovo fuori ruolo per Bartolozzi in staff Foti: in Commissione Csm 4 voti a favore e 2 astenuti

(Adnkronos) - Quattro voti a favore e due astenuti per il nuovo incarico fuori ruolo per Giusi Bartolozzi. Questa la decisione della Terza Commissione del Csm, a quanto apprende l’Adnkronos, chiamata a esprimersi sulla richiesta di un nuovo incarico arrivata a palazzo Bachelet per l’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia, questa volta nello staff del ministro degli Affari Europei e del Pnrr Tommaso Foti. A favore hanno votato la due laiche di centrodestra Isabella Bertolini e Daniela Bianchini, il togato di Unicost Roberto D’Auria e la togata di Mi Maria Luisa Mazzola. Astenuti invece i due consiglieri di AreaDg Tullio Morello e Marcello Basilico che è il presidente della Commissione.  

Una decisione che arriva a poco più di due mesi dalla decisione all’unanimità del plenum che aveva ricollocato in ruolo Bartolozzi, su sua domanda, presso la Corte di Appello di Roma con le funzioni di magistrato della pianta organica flessibile giudicante. Bartolozzi, indagata per false informazioni al pubblico ministero nell'ambito dell'inchiesta sul caso Almasri, si era dimessa dall’incarico lo scorso 24 marzo, all'indomani del risultato del referendum sulla riforma della giustizia con la vittoria del no. Un incarico, quello in Corte di Appello, che però non ha mai assunto poiché il decreto ministeriale non è stato pubblicato. Nel frattempo a Palazzo Bachelet è arrivata la nuova richiesta di fuori ruolo che, dopo il voto in commissione, sarà nelle prossime settimane all’attenzione del plenum. (di Assunta Cassiano)  

25 giu 2026

Tumori, armocromia per il benessere psicologico delle pazienti

(Adnkronos) - L’abbigliamento e il modo in cui percepiamo la nostra immagine "non influenzano soltanto l’aspetto estetico, ma possono avere effetti concreti sul benessere psicologico, sull’autostima e sul modo in cui ci relazioniamo con gli altri". È quanto emerge da "numerosi studi di psicologia che, negli ultimi decenni - informa una nota di We Will Care - hanno approfondito il legame tra immagine corporea, percezione di sé e salute mentale. La letteratura scientifica dimostra infatti che il modo di vestire contribuisce alla formazione dell’identità personale, influenza i comportamenti e può incidere sulla qualità della vita. Altri studi hanno inoltre evidenziato come una percezione più positiva della propria immagine corporea sia associata a una riduzione del senso di vergogna, dell’insoddisfazione verso il proprio corpo e dei livelli di umore negativo, a conferma di quanto la cura della propria immagine possa rappresentare una componente importante del benessere psicologico".  

Per le persone che affrontano un tumore "questo tema - si legge - assume un significato ancora più profondo. I trattamenti oncologici possono infatti modificare il rapporto con il proprio corpo, rendendo più difficile riconoscersi allo specchio e recuperare fiducia nella propria immagine. In questo contesto, strumenti come l’Armocromia possono diventare un’occasione per riscoprire sé stesse e ritrovare uno sguardo più positivo nei propri confronti". "Sulla base di queste evidenze scientifiche, We Will Care ha promosso, in collaborazione con Barbara Formenti, Image Specialist, un progetto di Armocromia dedicato a donne con una diagnosi oncologica" prosegue la nota. Tra aprile e maggio le partecipanti hanno preso parte a un percorso articolato in tre giornate di consulenze individuali, pensate per offrire uno spazio di ascolto e di cura della propria immagine e per accompagnarle nella riscoperta della propria identità. 

"L’armocromia può rappresentare uno strumento semplice, ma particolarmente utile all’interno di un percorso di supporto al benessere psicologico delle persone con una diagnosi di tumore – afferma Gabriella Pravettoni, docente di Psicologia delle Decisioni al Dipo di Milano, direttrice della Divisione di Psiconcologia dello Ieo e presidente di We Will Care –. Le terapie oncologiche possono determinare cambiamenti dell’immagine corporea che, in alcuni casi, influenzano la percezione di sé e la qualità di vita. Iniziative di questo tipo possono favorire un rapporto più positivo con la propria immagine, non con finalità estetiche, ma come parte di un percorso di cura della persona. Ritrovare colori e tonalità che valorizzano le proprie caratteristiche può contribuire a rafforzare l’autostima e ad accompagnare il processo di adattamento ai cambiamenti legati alla malattia, con possibili benefici sul benessere psicologico e sulla qualità di vita". 

 

Il progetto - dettaglia la nota - ha raccolto un riscontro estremamente positivo. Anche le partecipanti inizialmente più scettiche hanno raccontato di aver vissuto l’esperienza come un’occasione per vedersi in modo nuovo, scoprendo colori e tonalità capaci di valorizzarle e, soprattutto, di farle sentire nuovamente rappresentate dalla propria immagine.  

"Sono particolarmente felice di aver realizzato, per la prima volta, un percorso di Armocromia dedicato a donne che hanno affrontato un tumore, – dichiara Barbara Formenti, consulente d’immagine e armocromista -. Ogni incontro è stato un momento di grande condivisione e ascolto. L’armocromia viene spesso considerata uno strumento legato all’estetica, ma in queste giornate ha dimostrato di poter diventare molto di più: un’occasione per riscoprirsi, ritrovare fiducia e imparare a guardarsi con maggiore serenità. Vedere l’entusiasmo e l’emozione delle partecipanti davanti allo specchio è stata la conferma del valore di questo progetto".  

Il progetto "si inserisce nella più ampia attività di We Will Care a sostegno delle persone con una diagnosi oncologica. La nostra Associazione promuove iniziative che affiancano il percorso di cura e pongono attenzione al benessere psicologico e alla qualità di vita delle pazienti" conclude Pravettoni. 

25 giu 2026

Sostenibilità, Romenti (Iulm): "Cultura sostenibilità nostra prerogativa da tempo"

(Adnkronos) - “Da un po' di anni, in questo ateneo, abbiamo iniziato questo percorso verso una cultura diffusa della sostenibilità cercando di sensibilizzare ogni giorno i nostri docenti, i nostri studenti, il nostro personale tecnico-amministrativo, a capire che anche i piccoli gesti quotidiani hanno un forte impatto all'interno del campus e quindi a essere molto attenti a quelli che sono i gesti che compiamo ogni giorno, non solo all'interno del campus ma anche all'esterno”. Con queste dichiarazioni Stefania Romenti, professoressa ordinaria di Strategic communication e prorettrice alla didattica presso l'Università Iulm di Milano, è intervenuta alla presentazione dell’Accordo Quadro per la sostenibilità siglato tra CoReVe - il Consorzio Recupero Vetro - e l’Università Iulm, presentato all’università Iulm alla presenza, tra gli altri, della Prof.ssa Federica Ricceri, Delegata alla Sostenibilità e alla Social Responsibility dell’Università Iulm, e Gianni Scotti, Presidente di CoReVe. 

E ancora: “Da prorettrice alla didattica so quanto sia difficile oggi, ma anche urgente e indispensabile, aggiornare i contenuti formativi dei nostri corsi di laurea in modo che rispondano sempre di più alle esigenze del mercato del lavoro, e io credo sia impensabile formare un laureato o una laureata che non abbia un minimo di ESG literacy, che non sappia che cos'è l'agenda 2030, privo di un lessico di uso comune, carbon footprint or life cycle assessment, - continua Romenti - ma anche le basi di un'economia circolare, e quindi incapace di capire che i principi dell'economia circolare servono e serviranno sempre di più a progettare servizi e a progettare prodotti. Queste competenze - prosegue - e queste conoscenze, riteniamo che siano assolutamente indispensabili, urgenti, anche perché le istituzioni di organizzazione, le imprese nei quali i nostri laureati e le nostre laureate andranno a lavorare, sono ormai chiamati a delle trasformazioni organizzative verso un modello sostenibile che sono appunto trasformazioni urgenti e necessarie”. 

Poi aggiunge ancora: “Ieri immagino abbiate letto i dati dell'impatto che il caldo avrà sul Pil del nostro paese: 128 miliardi potenzialmente andranno in fumo proprio per l’ondata di calore che stiamo vivendo noi in questi giorni. Questo sottolinea come la trasformazione verso modelli sostenibili sia ancora più urgente di quanto immaginiamo e vogliamo che i nostri laureati e le nostre laureate non la ignorino, non la subiscano, ma che restino leader e che possano guidarla. - conclude Romenti - Grazie davvero a CoReVe. perché con la vostra storia di eccellenza siete il partner ideale di questo percorso di alfabetizzazione, di costanza e sviluppo della cultura e della sostenibilità, i vostri dati sono un contatto diretto con chi, appunto, la sostenibilità la pratica ogni giorno”. 

25 giu 2026

Harry torna nel Regno Unito: "Carlo costretto a delicato gioco di equilibri con William"

(Adnkronos) - Re Carlo potrebbe trovarsi costretto a un "delicato gioco di equilibri" se incontrasse il principe Harry quando a luglio si recherà in Gran Bretagna con Meghan e i figli Archie e Lilibet per il conto alla rovescia degli Invictus Games che si terranno a Birmingham.  

Durante la sua visita, probabilmente incontrerà suo padre, con il quale ha avuto un rapporto difficile negli ultimi anni. Harry si è riunito con Carlo, che è ancora in cura per un tumore, lo scorso settembre, per la prima volta dopo 19 mesi. Tuttavia, con Harry ancora coinvolto in un'aspra faida con il fratello maggiore, il principe William, è considerato altamente improbabile che padre e figlio si vedano. L'esperta reale Jennie Bond ha dichiarato al Mirror di ritenere che ciò potrebbe mettere il Re in una posizione scomoda tra i suoi due figli. 

 

Per l'ex corrispondente reale, "sarà un delicato gioco di equilibri per il Re. Se farà pace con il figlio minore, il figlio maggiore, leale e fedele, ne risentirà non poco. Non c'è assolutamente alcun segno di distensione nella faida fraterna. Ma mai dire mai. Le cose possono cambiare, e forse un giorno William potrebbe convincersi del punto di vista del fratello ovvero che non ha senso continuare a combattere". "Un problema enorme è la fiducia - ha aggiunto - Sia Harry che Meghan hanno dilapidato la fiducia dei membri più anziani della famiglia reale. Il suo libro e la loro serie di documentari su Netflix hanno violato la privacy del Re, della Regina e di William e Catherine. E credo che i Sussex siano ancora in una posizione molto precaria in termini di fiducia. Tuttavia, Harry ha parlato pubblicamente del suo desiderio di riconciliarsi con la sua famiglia. Finalmente ha capito che 'la vita è preziosa'. E sono sicuro che debba comprendere che deve riconquistare la fiducia della sua famiglia mantenendo private le questioni personali". 

Fonti hanno precedentemente rivelato che il Re potrebbe incontrare Harry, Meghan e i bambini qualora i Sussex ne facessero richiesta. Archie e Lilibet hanno visto il nonno Carlo di persona l'ultima volta in occasione delle celebrazioni del Giubileo di Platino della Regina Elisabetta II nel 2022. Lilibet aveva solo un anno all'epoca, quindi sicuramente non ricorderà quell'incontro. Meghan non ha messo piede nel Regno Unito, a parte qualche sporadica coincidenza con il terminal di Heathrow, dal funerale della Regina.  

La Bond ha poi aggiunto: "Ora che Carlo si avvicina agli 80 anni, è senza dubbio una grandissima tristezza per lui non conoscere i suoi due nipotini più piccoli. E se c'è una cosa che dovrebbe sciogliere i cuori e costruire ponti tra parenti in conflitto, sono proprio i bambini piccoli e innocenti. Quindi, se Harry, Meghan e i bambini dovessero venire e il Re trovasse una scusa per non incontrarli, sarebbe finita. La frattura sarebbe sicuramente permanente". 

25 giu 2026

Sostenibilità, Maione (Regione Lombardia): "Raccogliamo 50 kg di vetro per abitante all’anno"

(Adnkronos) - “Il tema di oggi, il riciclo del vetro, è uno dei simboli più efficaci con cui possiamo raccontare l'economia circolare. Il vetro è infatti un materiale che può rinascere all'infinito, senza perdere qualità. In Lombardia questo modello funziona in modo particolarmente avanzato: raccogliamo quasi 50 kg di vetro per abitante all'anno, con un contributo decisivo al tasso di riciclo nazionale, il quale supera l'81%, già in linea con gli obiettivi europei del 2030”. A dirlo è Giorgio Maione, assessore all’Ambiente di Regione Lombardia, intervenendo con un video messaggio in occasione della presentazione dell’Accordo Quadro per la sostenibilità siglato tra CoReVe - il Consorzio Recupero Vetro - e l’Università Iulm, presentato all’Ateneo. 

“Questa iniziativa introduce un elemento strategico: la comunicazione di qualità è parte integrante di una infrastruttura della sostenibilità. Perché senza un rapporto serio, basato sui dati e non sugli slogan, anche le migliori politiche rischiano di non essere comprese o condivise. - spiega Maione - Affidare questo compito a giovani, giornalisti e creativi digitali, significa investire su competenze nuove, capaci di rigore, innovazione e, soprattutto, responsabilità sociale”.  

“È un passaggio culturale fondamentale quello di formare professionisti in grado di spiegare la complessità con linguaggi contemporanei, mantenendo sempre un ancoraggio scientifico. Come Regione Lombardia sosteniamo fortemente l'economia circolare, con risultati importantissimi. Lo facciamo con politiche concrete, con filiere solide e strategie che tengono insieme ambiente, imprese e territori. Il futuro della sostenibilità - conclude Maione - passa da qui, da un'alleanza stabile tra istituzioni, consorzi, mondo scientifico, università e il mondo dell'informazione”. 

25 giu 2026

Compact Tractor, il prototipo italiano di trattore che abbatte incidenti mortali in agricoltura

(Adnkronos) - E' italiano il prototipo di trattore che abbatte il numero di incidenti mortali in agricoltura. Si chiama Compact Tractor 4.0, finanziato dall’Inail (con il bando Bric) e sviluppato in stretta sinergia tra l’Università degli Studi della Tuscia (Unitus), l’Università degli Studi di Milano (Unimi) e l’Università Niccolò Cusano (Unicusano). Il prototipo funzionante di trattore ribassato, a profilo compatto e a propulsione 100% elettrica, è destinato a cambiare radicalmente gli standard della meccanizzazione nei vigneti, nei frutteti e nelle colture in serra. Per Unicusano, le attività progettuali sono state sviluppate dall’Hybrid Lab del Dipartimento di Ingegneria, gruppo di lavoro attivo sui temi dell’energia, della mobilità sostenibile e dei sistemi ibridi, con il coordinamento scientifico delle attività progettuali da parte della professoressa Barbara Mendecka. 

Nei trattori tradizionali da frutteto, l’altezza complessiva supera quasi sempre il metro e settanta, costringendo i produttori a montare archi di protezione mobili. Il Compact Tractor 4.0 rompe questo schema. Grazie all’eliminazione totale dell’ingombrante tunnel centrale della trasmissione meccanica e al posizionamento laterale e ribassato di motore e batterie, l’altezza totale del mezzo scende di ben 20 centimetri, rimanendo sotto il metro e sessanta complessivo. Questa straordinaria compattezza ha permesso di installare una struttura di protezione fissa (Rops) a 4 montanti, conforme alle severe normative europee, garantendo sicurezza e protezione all’agricoltore. Inoltre, la propulsione elettrica cancella la necessità del tradizionale albero cardanico, riducendo drasticamente il pericolo di impigliamento degli abiti del lavoratore durante l’uso di attrezzature collegate. 

Il passo in avanti del Compact Tractor è mosso verso la transizione ecologica. I dati scientifici raccolti durante i test dimostrano che il trattore compatto full-electric produce appena 5 kg di CO2 per ettaro lavorato contro i ben 15 kg emessi da un equivalente modello diesel: un taglio netto del 65% delle emissioni, destinato ad azzerarsi totalmente in caso di ricarica da fonti rinnovabili. L’assenza del motore termico abbatte drasticamente anche l’inquinamento acustico e le vibrazioni a bordo, migliorando il comfort dei lavoratori. 

Il veicolo è una vera e propria centrale dati ambulante. Equipaggiato con una centralina ECU evoluta e sistema BMS ideati dal team di ricerca, il mezzo monitora in tempo reale quattro domini chiave: motore, batterie, driveline e sterzo, incrociandoli con parametri ambientali e di geolocalizzazione. I dati vengono trasmessi via wireless a un’infrastruttura cloud e visualizzati su una dashboard interattiva. Questa architettura non solo permette una manutenzione predittiva semplificata, riducendo i fermi macchina, ma predispone già il veicolo per la guida assistita e autonoma e per l’integrazione di sistemi di sicurezza proattivi anticollisione. 

Con una stabilità certificata secondo i requisiti del Regolamento UE 167/2013, il Compact Tractor 4.0 si candida ufficialmente a diventare il nuovo punto di riferimento per l’agricoltura di precisione: una tecnologia pionieristica, italiana e sostenibile, capace di difendere l’economia del Paese salvando, prima di tutto, vite umane. 

( di Sabrina Rosci) 

 

25 giu 2026

Milano, lite tra coinquilini: ucciso un 39enne

25 giu 2026

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