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Trump annuncia "riduzione" delle esercitazioni militari Usa-Corea del Sud: "Costose e segnale ostile verso Corea del Nord"

(Adnkronos) - "Considerati i miei ottimi rapporti con Kim Jong Un, leader della Corea del Nord, non mi fa piacere che gli Stati Uniti abbiano accettato - già da tempo - di partecipare a esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud". Così il presidente Usa Donald Trump in un post su Truth. "Queste esercitazioni non solo sono costose, con la maggior parte dei costi a carico degli Stati Uniti (come al solito), ma inviano anche un segnale del tutto inappropriato e ostile a un Paese che, da quando Donald J. Trump è presidente, si è dimostrato rispettoso e non minaccioso. Pertanto - prosegue - e dato che ormai è troppo tardi per annullarle, ho dato istruzioni al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, di ridurre in modo sostanziale le esercitazioni militari congiunte. Anche se la questione è solo marginalmente collegata, ho recentemente chiesto al presidente della Corea del Sud se volessero unirsi a noi nella denuclearizzazione della Repubblica Islamica dell’Iran. Mi hanno risposto: 'No, grazie'". 

Il ministero della Difesa sudcoreano afferma che le esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti proseguiranno "come previsto", dopo l’annuncio del presidente Usa Donald Trump di una loro "considerevole" riduzione, motivata dalla sua "ottima relazione con Kim Jong Un", il leader nordcoreano. Le manovre congiunte 'Ulchi Freedom Shield', che dovrebbero iniziare nel corso della giornata e coinvolgere 18mila soldati, "si svolgeranno secondo il piano iniziale", ha ribadito il ministero. 

In un messaggio condiviso sulla sua piattaforma social Truth, Trump ha sostenuto che le esercitazioni sono "non solo costose", ma che inviano anche "un segnale del tutto inappropriato e ostile" alla Corea del Nord, un Paese che a suo giudizio si è mostrato "rispettoso e non minaccioso" dal suo ritorno alla Casa Bianca. 

17 ago 2026

Israele, Paesi islamici avvertono: "Così piano Trump per Gaza è a rischio"

(Adnkronos) - "Israele è responsabile dell'azione tesa a ostacolare gli sforzi di pace e Gaza e nei territori Palestinesi". E' quanto di legge in una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri di otto Paesi islamici, Egitto, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Turchia, Pakistan e Indonesia in cui si condanna "il dichiarato rifiuto israeliano della road map" che "minaccia direttamente di deragliare gli sforzi compiuti dal presidente Trump di mettere fine alla guerra a Gaza e stabilere le condizioni di una pace duratura".  

Per questo, prosegue il comunicato, Israele ha "la diretta e piena responsabilità di ogni conseguenza provocata dal suo continuo rifiuto, dall'ostruzionismo, dal ritardo e non rispetto, compreso ogni ulteriore deterioramento della situazione sul campo e interruzione della fine della guerra a Gaza". 

 

Hamas intanto ha chiesto al Board of Peace guidato dagli Usa di "costringere" Israele ad accettare il piano di pace per Gaza, secondo quanto si legge in un comunicato diffuso dopo che il leader di Hamas ha incontrato in Egitto il genero e inviato di Donald Trump, Jared Kushner. 

Nella dichiarazione si legge che Hamas ha "invitato i mediatori e il Board of Peace di assumersi le proprie responsabilità e costringere l'occupazione ad attuare tutti i suoi impegni della prima fase, mettere fine alle violazioni, fermando uccisioni e incursioni, ed ad approvare la tabella di marcia per la seconda fase del piano del presidente Trump e iniziare a stabilire un calendario per la sua attuazione". 

 

A mettere benzina sul fuoco ci ha pensato Itamar Ben Gvir. "Penso che bisognerebbe condurre assassinii mirati a Gaza, abbattendo 30-40 persone ogni notte. Non solo quelli che costituiscono una minaccia immediata, ci sono persone che non si meritano di vivere, non dovrebbero vivere, non sono neanche persone", ha affermato il ministro per la Sicurezza Nazionale israeliano durante il podcast "October" condotto dall'ex ostaggio di Hamas Rom Braslavski, secondo quanto riporta oggi Times of Israel. 

"Non è un segreto, non sono d'accordo con il primo ministro", ha detto ancora l'esponente della destra estremista israeliana riguardo alla riduzione delle operazioni di Israele a Gaza nel mezzo delle pressioni internazionali per avanzara il piano di pace di Donald Trump. Nell'intervista, Ben Gvir ha anche invocato l'emigrazione di massa dei palestinesi da Gaza, una proposta, ricorda il quotidiano israeliano, che per avvocati internazionali potrebbe equivalere ad un'operazione di pulizia etnica. 

"Io considero tutta Gaza come nostra - ha detto - insediamenti non solo a Gush Katif ma in tutta Gaza, incoraggiando la maggiore emigrazione possibile, mandandoli nei loro Paesi e per i terroristi nessuna emigrazione, solo ucciderli uno per uno" 

 

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