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Ballando con le stelle, undicesima maestra annunciata: chi è Valentina Fiorini

(Adnkronos) - Valentina Fiorini entra ufficialmente nel cast di Ballando con le stelle. La ballerina è l'undicesima maestra di ballo della nuova edizione del programma condotto da Milly Carlucci, in partenza dal prossimo sabato 3 ottobre. L'annuncio è arrivato oggi, giovedì 10 settembre, con un video condiviso sulla pagina ufficiale del dance show. 

Originaria di Bologna e oggi residente in Sicilia, Fiorini ha raccontato nel video di presentazione il suo lungo percorso nel mondo della danza, iniziato quando aveva appena tre anni: "Sono stata campionessa italiana, finalista ai campionati mondiali e ho avuto l'onore di esibirmi nei teatri in giro per il mondo", racconta la giovane.  

 

 

Ora però la ballerina realizza un sogno che coltiva da tempo: "L'anno scorso ho partecipato a 'Sognando ballando con le stelle' con un obiettivo: diventare maestra di Ballando e ora posso finalmente annunciarlo", ha detto la giovane, confermando il suo ingresso ufficiale nel cast della nuova stagione.  

 

Il cast del programma è ormai stabilito: accanto alla conduttrice Milly Carlucci, tornerà Paolo Belli, dopo l'esperienza della partecipazione in gara lo scorso anno.  

In gara ci saranno: Massimo Ghini, Anna Safroncik, Monica Guerritore, Manuela Moreno, Jimmy Ghione, Alberto Ravagnani, Riccardo Rossi, Eugenio Finardi, Aurora Ramazzotti, Alessandro Matri, Noemi Bocchi e, appunto, Andy Diaz. 

Quanto ai maestri, sono undici i nomi già confermati: Giovanni Pernice, Luca Urso, Carlo Aloia, Anastasia Kuzmina, Erika Martinelli, Giada Lini, Nikita Perotti, Gioia Giovanatti, Leonardo Lini, Rebecca Gabrielli. E ora Valentina Fiorini.  

 

10 set 2026

Cinquemila dollari a ogni americano? I 'Trump dividend' costerebbero oltre un trilione

(Adnkronos) - I 'Trump dividend', battezzati così da Donald Trump che ha promesso 5mila dollari di dividendi per ognuno dei 240 milioni di americani adulti se i repubblicani manterranno il controllo del Congresso alle elezioni di midterm, costerebbero alle casse federali 1,2 trilioni di dollari, esacerbando inflazione, il deficit di bilancio di quasi due trilioni di dollari e il debito nazionale, che ha recentemente superato i 40 trilioni di dollari. 

All'indomani del nuovo annuncio ad effetto, la stampa americana, anche quella conservatrice come Fox News, si interroga sulle tante incognite della promessa del tycoon che, nel discorso della scorsa notte alla convention repubblicana di Dallas, non ha spiegato come finanzierà l'intera operazione che, ricordano gli esperti, dovrebbe avere necessariamente la luce verde del Congresso a cui la Costituzione affida l'autorità totale sul finanziamento delle spese del governo. Questo significa, ha detto al New York Times John Day, ex procuratore del New Mexico che si occupa di casi riguardanti illeciti governativi, che Trump non potrebbe ordinare l'emissione degli assegni con un ordine esecutivo. Nel suo discorso, Trump ha paragonato i pagamenti ai dividendi che vengono pagati dalle corporation in attivo, facendo riferimento alla forza che l'economia americana avrebbe riconquistato grazie alle sue politiche.  

Ma Marc Goldwein, direttore del Committee for a Responsible Federal Budget, ha notato, riporta Fox News, che le società pagano i dividendi quando hanno un surplus, mentre gli Usa hanno un deficit annuale di quasi due trilioni e un debito nazionale di 40 trilioni. Nel suo discorso, Trump ha legato questi dividendi ad un precedente, i 1776 assegni che sono stati inviati ai membri delle forze armate, allora chiamati i 'warrior dividend', ma il quel caso i fondi provenivano dal bilancio del Pentagono già approvato dal Congresso. 

Non ha aiutato a fare chiarezza sulla proposta JD Vance che, intervistato da Fox News subito dopo il discorso di Trump, da una parte l'ha difesa sostenendo che si tratta di dividendi degli incassi arrivati con i dazi, ma dall'altra parte è sembrato fare una parziale marcia indietro sostenendo che gli assegni non sarebbero inviati agli americani benestanti. 

Il Nyt ricorda comunque come già lo scorso anno Trump abbia tentato di inviare 2mila dollari in più di rimborsi fiscali ai contribuenti americani, finanziandoli con i soldi dei dazi, ma la proposta non è passata al Congresso controllato dai repubblicani.  

Infine, c'è chi esprime la preoccupazione che l'annuncio di Trump abbia un fine politico elettorale, avendolo collegato alla vittoria repubblicana a novembre. Le leggi federali vietano ogni azione che possa costituire compravendita di voti, ma per esperti legali consultati dal Times sarebbe difficile sostenere in un ricorso contro una misura del genere che con la sua promessa Trump stia cercando di comprare voti dal momento che si tratta della promessa di uno sgravi fiscale.  

"La promessa di abbassare le tasse fornisce ragioni finanziarie per sostenere un candidato, ma questo non fa della promessa in sé una tangente" spiega Day, sottolineando che l'iniziativa prospettata da Trump porterebbe vantaggi a tutti gli americani, a prescindere dal loro voto. 

10 set 2026

Pochettino attacca: "Il Chelsea di Conte violava regole finanziarie, irregolare vittoria in Premier del 2017"

10 set 2026

Maltempo a Roma, nubifragio e vento: albero cade su auto sull'Ardeatina

(Adnkronos) - Maltempo a Roma. Nella giornata di oggi, giovedì 10 settembre, sulla Capitale si è abbattuto un nubifragio che ha allagato le strade della città e creato numerevoli disagi. La pioggia, con relativo abbassamento delle temperature, era già arrivata nelle prime ore del mattino con un violento temporale che aveva colpito praticamente tutte le zone di Roma. 

Una breve 'pausa' dal maltempo era arrivata verso l'ora di pranzo, mentre nel primo pomeriggio la storia si è ripetuta con un nubifragio e fortissime raffiche di vento. Pioggia e maltempo sono attesi per tutta la giornata di oggi, con la situazione meteo che dovrebbe migliorare in serata. 

Intanto sono stati effettuati oltre 120 interventi da parte dei vigili del fuoco per alberi e rami pericolanti, oltre a pali telefonici caduti e la gestione di migliaia di telefonate da parte dei cittadini per allagamenti all'interno degli appartamenti. In via della Stazione Aurelia, all'altezza dell'incrocio con via dei Bevilacqua, la squadra 6/A di Nomentano ha portato in salvo diversi automobilisti rimasti intrappolati dall'acqua a causa dell'allagamento della carreggiata. 

Le criticità, oltre alla Capitale, hanno interessato l'intera provincia: a Velletri si sta lavorando su un pino alto 25 metri colpito da un fulmine, oltre che sulle diverse voragini che si sono create nelle strade a causa della pioggia. Il personale è impegnato senza sosta prevenire situazioni di pericolo legate a rami e alberi pericolanti. Attualmente restano da evadere circa 50 interventi legati al maltempo. Le squadre operano in stretto raccordo con la polizia di Roma Capitale e con le polizie locali dei comuni coinvolti. 

 

La violenta ondata di maltempo su Roma sta provocando danni e disagi sulle strade della città. Sulla via Appia, all'altezza di Ciampino, diverse squadre dei vigili del fuoco stanno intervenendo per soccorrere alcune autovetture con passeggeri a bordo rimaste bloccate nei sottopassaggi a causa dell'acqua alta. 

In via Ardeatina, invece, un albero è caduto su un'automobile. Il personale della squadra 7/A dei vigili del fuoco di Ostiense, con l'ausilio di un'autogru, ha estratto il conducente affidandolo alle cure del personale del 118. L'uomo è stato poi trasferito in ospedale. 

 

10 set 2026

Ica Day, esperti: "Organizzazione e tecnologia per prevenire le infezioni"

(Adnkronos) - Prevenzione, integrazione delle competenze, uso dei dati, innovazione e formazione. Sono questi i principali temi emersi all'Ica Day che ha riunito oggi a Palermo, su iniziativa di Hcrm e in collaborazione con Bistoncini Partners, istituzioni, professionisti sanitari, mondo accademico e ricerca per confrontarsi sulle strategie necessarie a rafforzare la prevenzione delle infezioni correlate all'assistenza (Ica) e contrastare l'antimicrobico-resistenza. Il confronto, in particolare, ha evidenziato come la sfida non riguardi soltanto gli ospedali, ma l'intero sistema sanitario, attraverso una maggiore integrazione tra assistenza, territorio, organizzazione e nuove tecnologie. 

Ad aprire la riflessione sul piano internazionale è stata Raffaella Bucciardini, direttrice del Centro nazionale per la salute globale dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che ha sottolineato come "l'antimicrobico-resistenza richieda una risposta globale, in linea con il nuovo piano decennale dell'Organizzazione mondiale della sanità e con il Piano nazionale italiano. Le priorità - ha spiegato - sono prevenzione e uso appropriato degli antimicrobici". Centrale anche il tema dei dati. "Le informazioni sanitarie esistono, ma spesso non sono sufficientemente collegate. È quindi necessario renderle interoperabili per passare dalla descrizione dei fenomeni alla capacità di individuare i rischi e intervenire tempestivamente". A livello locale, Paolo Calcinaro, assessore alla Sanità e alle Politiche sociali della Regione Marche, ha affrontato il tema dei modelli organizzativi. "Una ricerca regionale - ha evidenziato - indica un'incidenza del 4,3% delle infezioni rilevate nelle 48 ore successive al ricovero, dato in linea con la media nazionale, ma caratterizzato da forti differenze tra le singole strutture, con valori dallo 0,15% al 10%. È proprio su queste differenze che occorre intervenire, analizzando le condizioni specifiche dei singoli ospedali". Calcinaro ha inoltre indicato nelle Case di comunità "uno degli strumenti per rafforzare la prevenzione territoriale e offrire un’alternativa al ricorso al pronto soccorso per i codici verdi e bianchi". 

Sul ruolo della formazione si è concentrato Carlo Signorelli, coordinatore dei direttori delle scuole di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva. “Per affrontare le Ica e antimicrobico-resistenza è necessaria una cultura condivisa della prevenzione - ha osservato - fondata sulla collaborazione tra medici, infermieri, professionisti della sanità pubblica, epidemiologi, microbiologi e clinici. Una formazione che dovrà comprendere anche intelligenza artificiale e nuove tecnologie, strumenti destinati ad affiancare le competenze professionali". Infine, Caterina Rizzo, professore ordinario di Igiene e Medicina preventiva dell'università di Pisa, ha riportato il tema alla centralità della prevenzione come investimento. "È necessario investire nella prevenzione", ha rimarcato, sottolineando la necessità di cambiare paradigma. “Circa il 9% delle persone ricoverate può sviluppare un'infezione correlata all'assistenza e una parte di questo fenomeno può essere prevenuta - ha concluso - La sfida è anche imparare a misurare meglio quanto la prevenzione possa ridurre il peso economico delle Ica sul Servizio sanitario nazionale". 

10 set 2026

Ica Day, modelli organizzati e processi integrati per prevenire le infezioni

(Adnkronos) - Il tema di garantire la sicurezza del paziente quando il suo percorso assistenziale attraversa contesti, strutture e professionisti diversi, è stato questa al centro dei momenti di confronto dell’Ica Day – Innovazione tecnologica, investimenti e governance del rischio infettivo, che si è svolto oggi al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo, su iniziativa di Hcrm e in collaborazione con Bistoncini Partners.  

Il confronto ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle organizzazioni sanitarie, dell’ospedale e del territorio, della medicina generale, della sanità privata, della ricerca e dell’industria dei dispositivi medici, con l’obiettivo di affrontare il rischio infettivo attraverso una prospettiva capace di superare i confini dei singoli setting assistenziali, per costruire modelli organizzativi e processi integrati per la prevenzione del rischio infettivo lungo il percorso di cura. Il passaggio dall’ospedale al territorio - riferisce una nota - rappresenta uno dei momenti più delicati del percorso assistenziale: cambiano professionisti, organizzazioni, strumenti e responsabilità e proprio questa frammentazione può incidere sulla sicurezza del paziente. Da qui la necessità di costruire modelli organizzativi realmente integrati, fondati su procedure, responsabilità e standard condivisi. 

“La sicurezza del paziente non può dipendere dalla capacità dei singoli professionisti di ricostruire ogni volta il percorso assistenziale, ma deve essere garantita dall’organizzazione”, ha spiegato Paolo Calcinaro, assessore alla Sanità e alle politiche sociali della Regione Marche. “Questo significa costruire modelli in cui ospedale, territorio e strutture intermedie siano realmente connessi, con responsabilità definite, informazioni condivise e processi capaci di accompagnare il paziente anche nei momenti di transizione. Le esperienze sviluppate nei diversi territori possono rappresentare un patrimonio importante da mettere a sistema, perché la qualità dell’assistenza passa anche dalla capacità di rendere la continuità una caratteristica strutturale del nostro Servizio sanitario”. 

 

Il confronto ha evidenziato come la governance del rischio infettivo richieda dunque un approccio sistemico, nel quale organizzazione, integrazione, continuità assistenziale, innovazione e dati siano elementi di uno stesso processo. L’innovazione tecnologica, in questa prospettiva, non è stata considerata un obiettivo in sé, ma uno strumento da valutare sulla base della sua capacità di produrre risultati concreti: migliorare la comunicazione tra professionisti, rendere disponibili le informazioni necessarie nei diversi passaggi assistenziali, supportare le decisioni e consentire un monitoraggio più efficace dei processi. 

“Governare il rischio infettivo significa innanzitutto governare i processi”, ha sottolineato Barbara Ragonese, direttrice Qualità, accreditamento e rischio clinico dell’Irccs Ismett-Upm, Istituto mediterraneo per i Trapianti e le terapie ad alta specializzazione. “Procedure, tecnologie e strumenti di monitoraggio sono fondamentali, ma diventano realmente efficaci quando vengono inseriti all’interno di un’organizzazione nella quale ruoli, responsabilità e modalità operative siano chiari e condivisi. La sfida è passare da una logica di adempimento a una logica di sistema, nella quale la prevenzione sia integrata nei percorsi assistenziali e la qualità e la sicurezza siano responsabilità di tutta l’organizzazione”. 

Il tema si è inserito nel più ampio percorso dell’Ica Day, che ha posto al centro la necessità di rafforzare la governance del rischio infettivo attraverso modelli organizzativi, strumenti operativi e soluzioni tecnologiche concrete, sostenibili e replicabili. La riflessione emersa dal confronto ha indicato una direzione precisa: la prevenzione del rischio infettivo non può essere una responsabilità confinata al singolo setting assistenziale, ma deve diventare una responsabilità condivisa lungo l’intero percorso di cura. Una governance efficace - conclude la nota - passa dalla capacità di progettare modelli e ripensare processi che tengano insieme strutture e professionisti diversi, assicurando continuità e sicurezza al paziente anche quando cambia il luogo dell’assistenza. 

10 set 2026

Ica Day, esperti: "Prevenzione rischio infettivo con pratica clinica e formazione"

(Adnkronos) - Quanto conta, nella pratica quotidiana, la capacità di trasformare procedure e raccomandazioni in comportamenti concreti? È stata questa una delle domande al centro del dibattito sulla gestione clinica e pratiche assistenziali nella prevenzione del rischio infettivo, che si è svolto oggi nell’ambito dell’Ica Day – Innovazione tecnologica, investimenti e governance del rischio infettivo, al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo, su iniziativa di Hcrm e in collaborazione con Bistoncini Partners. Il confronto - informa una nota - ha portato al centro della discussione la dimensione più concreta della prevenzione: ciò che accade ogni giorno nei luoghi di cura. Per quanto avanzate possano essere le conoscenze scientifiche e articolato il sistema di procedure, infatti, la sicurezza del paziente dipende in larga misura dalla capacità di tradurre queste indicazioni in pratiche effettivamente applicate e mantenute nel tempo. In questo senso, diventa fondamentale riconoscere il valore della prevenzione vaccinale, alla luce degli ultimi casi di cronaca. 

“La prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza non si esaurisce nella disponibilità di linee guida o protocolli, ma richiede che le conoscenze diventino comportamenti quotidiani e pratiche assistenziali sostenibili nei diversi contesti di cura - ha affermato Raffaella Bucciardini, direttrice del Centro nazionale per la salute globale dell’Istituto superiore di sanità - Questo significa investire contemporaneamente sulla formazione, sull’organizzazione e sulla capacità di monitorare ciò che accade realmente nei luoghi di cura. I dati e la sorveglianza sono fondamentali perché ci permettono di comprendere dove si concentrano maggiormente i rischi e le popolazioni maggiormente vulnerabili, misurando i risultati e orientando gli interventi. In un’ottica di salute globale prevenire le infezioni significa anche garantire che le misure di prevenzione siano effettivamente accessibili e applicabili a tutti, riducendo le disuguaglianze negli esiti di salute e nell'accesso ai servizi sanitari. La vera sfida - ha osservato - è trasformare le evidenze in una cultura della prevenzione che sia non solo efficace, ma anche equa, capace di coinvolgere tutti gli attori del sistema e di adattarsi ai diversi contesti sanitari e sociali”. 

Il tema della distanza tra procedure e pratica è stato uno dei fili conduttori del confronto. Una procedura, per essere efficace, deve infatti poter essere applicata nelle condizioni concrete in cui operano i professionisti, quindi comprensibile, sostenibile e coerente con i processi assistenziali. Quando le indicazioni diventano eccessivamente complesse o vengono percepite come meri adempimenti, il rischio è che perdano la loro funzione di strumento di sicurezza. Accanto alle procedure - continua la nota - assume quindi un peso centrale la formazione. La prevenzione del rischio infettivo richiede conoscenze aggiornate, ma anche capacità operative e comportamenti che devono essere consolidati nel tempo. Da qui l’esigenza di una formazione sempre più concreta, multidisciplinare e capace di raggiungere i professionisti con modalità agili e ripetute. 

 

“Abbiamo oggi un patrimonio molto ampio di conoscenze e strumenti per prevenire le infezioni correlate all’assistenza”, ha sottolineato Caterina Rizzo, professore ordinario di Igiene e medicina preventiva dell’Università di Pisa, che ha aperto i lavori scientifici dell’Ica Day con una Lectio Magistralis. “La sfida, quindi, non è soltanto produrre nuove evidenze - ha continuato - ma fare in modo che quelle che già possediamo vengano applicate in modo sistematico. Per questo dobbiamo ripensare anche il modo di formare i professionisti: accanto alla formazione tradizionale servono momenti più brevi, pratici e ripetuti, capaci di rafforzare nel tempo comportamenti e competenze. La prevenzione funziona quando diventa parte naturale del modo di lavorare”. 

Un ulteriore elemento emerso dal confronto ha riguardato il rapporto tra responsabilità individuale e responsabilità organizzativa. “Quando una pratica scorretta si ripete nel tempo, non possiamo limitarci a individuare la responsabilità del singolo”, ha spiegato Carlo Signorelli, coordinatore dei direttori delle Scuole di specializzazione in Igiene e medicina preventiva. “Dobbiamo chiederci che cosa, all’interno dell’organizzazione, ha consentito che quella pratica diventasse abituale. La sicurezza nasce dall’incontro tra responsabilità professionale e responsabilità organizzativa: il professionista deve poter contare su procedure chiare, formazione, strumenti e condizioni di lavoro adeguate, mentre l’organizzazione deve essere in grado di verificare, correggere e migliorare continuamente i propri processi. È questa la logica del risk management: non cercare soltanto l’errore, ma intervenire sulle condizioni che lo rendono possibile”. 

La prevenzione richiede dunque un passaggio ulteriore: dalla conoscenza all’attuazione. È qui che entrano in gioco formazione, leadership, organizzazione, monitoraggio e cultura della sicurezza. Un processo che non riguarda soltanto il singolo professionista, ma l’intera organizzazione sanitaria. Il messaggio emerso dal confronto è quindi netto - conclude la nota - per ridurre il rischio, occorre agire contemporaneamente su competenze, comportamenti, processi e cultura della sicurezza, trasformando la prevenzione da insieme di adempimenti a componente strutturale della qualità dell’assistenza. 

10 set 2026

Campanella solitaria per la piccola Aysha, l'alunna che non può copiare: a scuola c'è solo lei

10 set 2026

Occhiali smart Meta nel mirino della Privacy, il Garante: "Seguiamo con attenzione"

(Adnkronos) - A Oslo sono stati vietati nelle scuole. Negli Stati Uniti sono finiti nel mirino di una circolare dell'Unità antiterrorismo del dipartimento di polizia di New York come nuova potenziale minaccia alla “sicurezza e al controspionaggio”. A Londra hanno scatenato proteste soprattutto per il rischio di essere filmati a propria insaputa a bordo dei mezzi di trasporto. Gli smart glasses stanno sollevando polemiche, in diversi posti del globo, e interrogativi sui pericoli per la privacy e non solo. Anche in Italia i riflettori sono puntati sugli occhiali Meta che, facilmente scambiati per comunissimi occhiali, permettono di registrare quanti, inconsapevoli, non si accorgono della piccola luce lampeggiante all'angolo della montatura ad indicare la fotocamera attiva. "Il Garante per la protezione dei dati personali segue con attenzione l’evoluzione tecnologica degli smart glasses, dispositivi che pongono questioni rilevanti in materia di protezione dei dati personali, in particolare rispetto alla raccolta non sempre percepibile di immagini e voci di terzi", afferma all'Adnkronos il presidente del Garante per la protezione dei dati personali Pasquale Stanzione.  

"Il trattamento di dati effettuato tramite questi dispositivi rientra pienamente nell’ambito di applicazione della disciplina europea", precisa. "L’Autorità è in contatto con le altre autorità di protezione dati europee, anche nell’ambito del Comitato europeo per la protezione dei dati di cui l’Autorità italiana Garante è parte - conclude Stanzione - per condividere valutazioni su un fenomeno che ha una dimensione intrinsecamente transnazionale”. 

 

 

"Sempre più persone utilizzano i nostri AI glasses perché sono davvero utili nella vita di tutti i giorni: per ascoltare musica, per avere una traduzione in tempo reale mentre si è in viaggio o per fare una chiamata a mani libere. La fiducia di chi li indossa e di chi si trova nelle vicinanze è fondamentale". E' quanto riferisce all'Adnkronos un portavoce di Meta dopo le recenti polemiche in alcuni Stati esteri e mentre in Italia il Garante per la protezione dei dati personali segue con attenzione l’evoluzione tecnologica degli smart glasses e sul tema è in contatto con le altre autorità di protezione dati europee. 

"Per questo abbiamo integrato la privacy nei nostri AI glasses sin dalla progettazione - continua il portavoce - Ogni paio, per esempio, è dotato di un Led di acquisizione che lampeggia quando si scatta una foto o si registra un video che è possibile salvare o condividere; il Led non può essere disattivato e, se viene coperto o danneggiato, la fotocamera si disattiva. Continueremo a rafforzare le nostre tutele man mano che i nostri glasses diventeranno sempre più avanzati". 

"È inaccettabile che la sicurezza e il benessere di donne e ragazze vengano trattati come un aspetto secondario, mettendo al primo posto la necessità di commercializzare una tecnologia prima di averne studiato approfonditamente tutti gli effetti. Il piano di diffusione su larga scala degli smart glasses rappresenta un rischio enorme per la privacy e l’incolumità delle persone che non possiamo permetterci", dice all'Adnkronos, Emma Pickering di Refuge, responsabile del team per la prevenzione degli abusi perpetrati tramite sistemi tecnologici, lanciando un duro monito su una minaccia che sta silenziosamente invadendo gli spazi pubblici, come riportato anche da molti media britannici i quali hanno raccolto l’appello lanciato da varie associazioni sul rischio di minaccia verso donne e ragazze rappresentato dagli smart glasses con AI messi in commercio da Meta. 

Proprio Refuge, la più grande organizzazione benefica del Regno Unito specializzata nel sostegno e nella protezione di donne e bambini vittime di violenze di vario genere e invasione della privacy anche con abuso di tecnologie, ha condotto una ricerca dalla quale è emerso un allarmante aumento del 62% delle segnalazioni legate all'abuso facilitato dalla tecnologia. Soltanto nel corso del 2025 sono stati registrati 829 casi, un dato preoccupante che sembra confermare una tendenza al rialzo, considerando che il 2026 è un anno ancora sotto stretto monitoraggio, durante il quale sistemi come telecamere con riconoscimento facciale e smart glasses hanno effettivamente preso il sopravvento all’interno della vita pubblica quotidiana. Particolarmente critico è l'impatto sulle generazioni più giovani, ambito in cui si è evidenziato un incremento del 24% degli abusi tra le donne under 30.  

Refuge raccoglie quotidianamente le testimonianze di innumerevoli vittime: “Constatiamo ripetutamente cosa accade quando i dispositivi vengono immessi sul mercato senza un'adeguata valutazione su come potrebbero essere usati per danneggiare donne e ragazze - aggiunge Pickering - È diventato fin troppo facile per i malintenzionati accedere a questi accessori smart e usarli come vere e proprie armi anche solo per sconfinare nella privacy, all’insaputa dei diretti interessati".  

Il problema ha trovato una cassa di risonanza particolarmente forte a Londra, dove l'uso di questa tecnologia sui mezzi di trasporto pubblici ha sollevato enormi proteste. Studi recenti basati sui dati della British Transport Police confermano che le molestie sulla rete dei trasporti londinesi hanno raggiunto un livello allarmante negli ultimi cinque anni. Il 58% di questi episodi avviene direttamente all'interno dei vagoni della Tube con un picco del 99% di donne che hanno dichiarato di essere state vittime di upskirting, ossia sbirciare sotto le gonne quando esse si trovano sulle scale mobili. I nuovi occhiali di Meta, pensati per essere discreti e per mimetizzarsi come normali montature da vista, rischiano di esacerbare tutto questo. Di fronte a un'evoluzione così rapida della tecnologia, il sistema giudiziario britannico fatica a dare risposte. Un contributo importante nel chiarire le zone d'ombra è arrivato da Doughty Street Chambers, lo storico studio legale londinese specializzato sui diritti umani, che è intervenuto proprio per far luce sul lato legislativo.  

Il Data Protection Act e le normative su privacy e voyeurismo faticano a perseguire le riprese effettuate in luoghi pubblici con dispositivi mimetizzati. La presunta garanzia di sicurezza offerta dalle aziende produttrici si rivela debole nella realtà quotidiana: il piccolo led di segnalazione presente sugli occhiali, concepito per indicare che la fotocamera è in funzione, viene spesso deliberatamente coperto oppure ignorato dai passanti immersi nel caos della metropoli. Questa combinazione di inefficacia tecnica e vuoto normativo lascia le vittime del tutto prive di strumenti di tutela immediata.  

Intanto Oslo ha scelto di vietare l'utilizzo degli occhiali smart nelle scuole. Il divieto nella capitale norvegese si applica per tutta la durata della giornata a scuola e a tutti i livelli di istruzione. "Noi politici dobbiamo avere il coraggio di essere onesti su ciò di cui si tratta realmente: una delle aziende più ricche del mondo ha lanciato un prodotto la cui intera logica commerciale consiste nel rendere impossibile sapere quando si viene ripresi", ha sottolineato Julie Remen Midtgarden, vicesindaca di Oslo responsabile dell’Istruzione. "A Oslo ci rifiutiamo di permettere che i nostri bambini diventino comparse nella raccolta di dati di Meta", ha aggiunto. La politica conservatrice ha inoltre criticato duramente il governo norvegese di sinistra, che ha dichiarato di aver istituito un gruppo di esperti per valutare una possibile regolamentazione di questi dispositivi e dell’utilizzo del riconoscimento facciale negli spazi pubblici. "Gli occhiali vengono venduti oggi in Norvegia, vengono utilizzati oggi nei cortili delle scuole norvegesi e il problema esiste già. Studiare la questione non significa agire", ha affermato Midtgarden. 

Sul fronte Usa non va meglio per gli occhiali smart. A gennaio, l’unità antiterrorismo del dipartimento di polizia di New York ha diffuso una circolare in cui metteva in guardia gli agenti di polizia da una nuova potenziale minaccia alla “sicurezza e al controspionaggio”: gli occhiali Ray-Ban Meta. La circolare ordinava agli agenti di “effettuare ispezioni approfondite di tutti gli occhiali ammessi all’interno delle celle dei detenuti” e avvertiva che le persone arrestate potevano utilizzare questi occhiali, dotati di piccole telecamere e microfoni, per registrare all’interno delle strutture di polizia. La circolare citava due esempi di video di questo tipo pubblicati sui social media. "La possibilità di effettuare registrazioni di nascosto all’interno di una struttura delle forze dell’ordine o di detenzione potrebbe comportare un rischio per la sicurezza qualora venissero divulgate informazioni riservate relative alla disposizione delle celle, alla posizione delle telecamere o alle routine di pattugliamento degli agenti e di protezione della struttura", si leggeva nella circolare, citata dal Guardian. 

ll documento della Nypd è solo uno di una decina di rapporti, precedentemente non divulgati e visionati dal Guardian, che mostrano come le forze dell'ordine in tutti gli Stati Uniti siano sempre più preoccupate per il potenziale utilizzo degli occhiali intelligenti con tecnologia integrata che includono al loro interno altoparlanti, microfoni, una fotocamera leggera o persino un piccolo display che si inserisce nel campo visivo. Gli agenti, dal Maine alla California, temono che questa tecnologia possa essere usata per registrare segretamente poliziotti e strutture, oppure per agevolare reati e atti di terrorismo. Uno dei video, girato con gli smart glasses e pubblicato su TikTok a luglio 2025, ha proposto immagini riprese in un centro di detenzione della Carolina del Sud, già oggetto di un'indagine federale per via delle insufficienti condizioni di sicurezza della struttura. "Tutti qui cercano di capire cosa abbiano i miei occhiali, perché la mia luce stia lampeggiando", afferma l'utente nel video riferendosi agli altri detenuti. "La gente non conosce gli occhiali di Meta". L'uomo ha ripreso una doccia fatiscente, l'interno delle celle di isolamento, una mensa sovraffollata e molti altri detenuti mentre dormivano, mangiavano o camminavano, tutti apparentemente inconsapevoli di essere registrati. 

Negli Stati Uniti, le strutture di detenzione di solito confiscano qualsiasi dispositivo in grado di registrare filmati. Alcuni occhiali intelligenti Meta, però, sono passati inosservati. Questi occhiali sono discreti e possono passare per un normale paio di Ray-Ban o Oakley. La loro caratteristica distintiva principale è una piccola luce lampeggiante nell’angolo della montatura che si attiva quando gli occhiali stanno registrando. I video registrati di nascosto hanno spinto l’ufficio di intelligence e antiterrorismo del Nypd, un’unità specializzata che collabora con l’Fbi per monitorare e prevenire le minacce terroristiche, a inviare a gennaio una circolare ad altri dipartimenti di polizia. Gli occhiali "possono sembrare normali occhiali da vista", si legge nella circolare. La polizia statunitense e gli agenti federali non sono i soli a nutrire questi timori. Cresce infatti la preoccupazione tra l’opinione pubblica e gli esperti di privacy riguardo agli occhiali, la cui tecnologia consente a chi li indossa di registrare le persone senza il loro consenso. (di Sara Di Sciullo e Alessandro Allocca) 

10 set 2026

UniCamillus, rush finale per i test di ammissione a Ostetricia e Igiene dentale

(Adnkronos) - Rush finale per candidarsi ai test di ammissione ai corsi di laurea triennale delle Professioni sanitarie in lingua italiana dell'università UniCamillus, per l'anno accademico 2026-2027. Le selezioni riguardano il Corso di laurea in Ostetricia, che mette a disposizione 23 posti, e il nuovo corso di laurea in Igiene dentale - alla sua prima edizione presso l'ateneo medico - per il quale sono disponibili attualmente 75 posti (numero provvisorio in attesa di conferma del decreto ministeriale definitivo). Le iscrizioni alla prova - informa una nota - sono aperte fino alle ore 13 del 30 settembre 2026. I due corsi di laurea si svolgono presso la sede UniCamillus di Roma. La domanda di partecipazione deve essere presentata esclusivamente online, attraverso il portale dello studente Gomp di UniCamillus al link https://unicamillus-studenti.gomp.it/. Possono partecipare alla prova di ammissione i candidati in possesso di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado. 

La selezione consiste in una prova scritta in lingua italiana, composta da 60 domande a risposta multipla. Il test comprende: 20 domande di ragionamento logico; 5 di cultura generale; 10 di Biologia; 10 di Chimica; 10 di Fisica; 5 di Matematica. La prova avrà una durata complessiva di 60 minuti. Il test si svolgerà il 5 ottobre 2026 in modalità telematica home-based, direttamente dal domicilio del candidato. Gli esiti della prova di ammissione saranno pubblicati sul sito istituzionale di UniCamillus entro l'8 ottobre 2026.  

UniCamillus - si legge - propone un modello didattico orientato allo studente e alla formazione pratica, che combina lezioni frontali, attività tutoriali e di laboratorio, simulazioni professionali e tirocini clinici e formativi. L'obiettivo è sviluppare competenze tecniche, relazionali e organizzative direttamente connesse all’esercizio delle professioni sanitarie. Un ruolo centrale è svolto dai laboratori dedicati alla formazione nell'area medico-sanitaria, dove gli studenti possono applicare le conoscenze teoriche attraverso attività pratiche guidate da docenti e professionisti. I due corsi offrono inoltre specifici contesti di apprendimento. Igiene dentale (nuova attivazione): gli studenti potranno svolgere attività formative anche all'interno della Clinica Odontoiatrica dell'ateneo, dotata di moderne attrezzature. La struttura permette di acquisire progressivamente competenze nella gestione e nel trattamento del paziente, sotto la supervisione di docenti e tutor clinici; Ostetricia: il percorso integra l'impiego di manichini da parto per la simulazione, utilizzati sia durante le lezioni sia nelle valutazioni pratiche d'esame. La formazione prepara alla professione ostetrica con un approccio che guarda alla salute della donna lungo l'intero arco della vita, dalla prevenzione alla salute sessuale e riproduttiva fino alla menopausa. Gli studenti sono inoltre affiancati da tutor di tirocinio dedicati per l’intero percorso di studi. La formazione prosegue fuori dalle aule, nei contesti clinici, attraverso un modello di tirocinio diffuso basato su una rete di ospedali e strutture sanitarie selezionati reparto per reparto, in funzione della specializzazione disciplinare e delle caratteristiche dei singoli percorsi formativi. Gli studenti possono così confrontarsi con differenti realtà assistenziali e sviluppare in modo progressivo le competenze richieste dalla professione. 

A confermare la solidità del percorso UniCamillus - si legge nella nota - arrivano anche i Rapporti AlmaLaurea 2026 sui percorsi di studio e sugli esiti occupazionali, che restituiscono il quadro di un ateneo capace di coniugare qualità della formazione, vocazione internazionale e risultati concreti nel mondo del lavoro. Tra i laureati triennali occupati a 1 anno dal conseguimento del titolo, il 97,8% considera la laurea efficace per il lavoro svolto, e il dato si accompagna a un tasso di occupazione dell'86,5%. Anche il rapporto tra formazione ricevuta e attività professionale emerge con forza: l'88,9% dei laureati triennali occupati dichiara di utilizzare in misura elevata le competenze acquisite durante il percorso universitario. La dimensione internazionale rappresenta un ulteriore tratto distintivo dell'ateneo. Nei corsi triennali delle Professioni sanitarie, la presenza internazionale raggiunge il 45,9%, a testimonianza della capacità di UniCamillus di attrarre studenti provenienti da diversi contesti geografici e culturali. 

Positivo - riporta ancora l'ateneo - anche il giudizio sull'esperienza universitaria: il 92,8% dei laureati si dichiara complessivamente soddisfatto del percorso svolto, con particolare apprezzamento per la qualità della didattica, il rapporto con i docenti e l'organizzazione degli studi. Un rapporto di fiducia che si riflette anche nelle scelte future: oltre 8 laureati su 10 sceglierebbero nuovamente UniCamillus, e il 76,9% tornerebbe a iscriversi allo stesso corso nello stesso ateneo.  

I due bandi in chiusura - conclude la nota - arrivano dunque in un contesto caratterizzato da una forte attenzione alla formazione pratica e da risultati occupazionali che, secondo i dati AlmaLaurea 2026, evidenziano la coerenza tra i percorsi formativi dell'ateneo e le competenze richieste dal mondo del lavoro. Per maggiori informazioni sui test di ammissione, è possibile visitare la pagina dei bandi https://unicamillus.org/servizi/bandi-di-ammissione/, oppure scrivere a [email protected]

10 set 2026

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