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Tabacco, Nevi (FI): "Accordo Philip Morris e agricoltori modello da replicare"

31 lug 2026

Emergenza migranti a Ceuta, almeno 18 morti. Meloni: "Pronti a stop Schengen con la Spagna"

31 lug 2026

E' morto Franco Baresi, la leggenda del Milan aveva 66 anni

(Adnkronos) - E' morto Franco Baresi, la leggenda del Milan aveva 66 anni. La società rossonera ha annunciato oggi venerdì 21 luglio la scomparsa dello storico difensore: '6 Per sempre Capitano', il messaggio del club su X. Baresi nel 2025 era stato operato per un nodulo polmonare.  

"La storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del Dna e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un'ora così dura", si legge nel post pubblicato sui social. 

"Non è semplice comunicare la perdita di un battito del nostro cuore, di uno dei respiri della nostra anima - scrive il Milan sul sito del club rossonero - Ma tutto il Milan e tutti i Milanisti devono provare ad essere all'altezza di Franco Baresi, bisogna farsi forza e raccogliere tutte le energie utili, pur fra le lacrime e la commozione di un momento che pesa tantissimo. Franco ci ha lasciati, dopo averci regalato solo pochi mesi fa l'ultima grande, orgogliosa immagine di sé in uno stadio gremito, collegato con tutto il mondo, per una cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali milanesi che lui ha reso storica. Abbracciamo tutti uniti il ricordo gigantesco di Franco, sapendo che ci terrà sempre per mano, e che ci darà una motivazione in più per ogni istante della nostra vita rossonera. Per sempre. Perché Baresi è per sempre". 

 

Baresi è stato un simbolo del Milan e del calcio italiano. Ha vissuto tutta la sua carriera con la maglia rossonera: non ha abbandonato il Diavolo nei momenti più bui della sua storia e lo ha trascinato poi nei trionfi, in Europa e nel Mondo. Baresi ha vinto tutto con il club e con la Nazionale. Ha partecipato alla spedizione dei Mondiali 1982 vinti in Spagna ed è arrivato ad un passo dal successo ai Mondiali di Usa 1994, chiusi con la sconfitta in finale ai rigori contro il Brasile. In quella World Cup, il numero 6 dimostrò una volta di più di essere unico: operato per la lesione al menisco nella seconda partita del torneo contro la Norvegia, riuscì a tornare in campo nel giro di appena 25 giorni e giocò la finale. 

"Durante la sua illustre carriera, Baresi è stato un simbolo di lealtà, vestendo solamente la casacca di AC Milan e non voltando le spalle al Club nemmeno nei momenti più difficili. Con Arrigo Sacchi e Fabio Capello in panchina, e con la fascia di capitano al braccio, Baresi ha guidato i rossoneri a un dominio assoluto a livello globale tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90. Baresi ha chiuso la sua carriera in rossonero con l'incredibile record di 719 presenze ufficiali, durante le quali ha vinto sei titoli di Serie A, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e quattro Supercoppe Italiane. In segno di riconoscenza, AC Milan ha ritirato la maglia numero 6 da lui indossata. Baresi ha festeggiato nel 2024 i suoi 50 anni con il Club, di cui è Vice Presidente Onorario dal 2020", si legge ancora sul sito del Milan..  

Campione del mondo nel 1982 e vicecampione nel 1994 con la Nazionale italiana, è stato l’unico giocatore della storia ad aver raggiunto primo, secondo e terzo posto ai Mondiali di calcio. Nel corso della sua carriera ha sempre militato nel Milan, squadra nella quale ha giocato per venti stagioni (dal 1977 al 1997) di cui quindici da capitano. Con la nazionale italiana, nella quale ha militato per tredici anni vestendo la fascia di capitano dal 1991 al 1994, ha partecipato a tre campionati del mondo (Spagna 1982, Italia 1990 e Stati Uniti 1994) e due campionati d'Europa (Italia 1980 e Germania Ovest 1988). 

31 lug 2026

Crollo palazzina Messina, 6 dispersi: ricerche rese difficili da incendio che cova sotto le macerie

(Adnkronos) - Proseguono le ricerche dei sei dispersi sotto le macereie della plazzina crollata parzialmente giovedì pomeriggio a Messina, in contrada Pistunina, lungo la statale 114. Ricerche rese ancora più complicate e difficili a causa di un incendio che cova, per ora senza fiamme, in una parte dell'edificio crollato.  

 

 

"Dalle testimonianze acquisite possiamo escludere la presenza di altre persone. Abbiamo avuto notizie indirette degli operai feriti che hanno riferito che non ci sarebbero altre persone", ha detto nella notte il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Messina Michele Burgio, che coordina le ricerche. Si cercano l'imprenditore Carmelo Leone, le sorelle Sara e Rosa Leone, il marito di quest'ultima Santino Magazzù e un domestico che era con loro, il cingalese Lhairu Warnakulasuriya. Dispersa anche la commessa del bazar cinese che si trovava al primo piano, la messinese Alessandra Frazzica. 

Nel frattempo è stato dimesso nella tarda serata di ieri uno dei tre operai rimasti feriti nel crollo. Era stato ricoverato inc odice verde ma è stato dimesso dal Policlinico poche ore dopo il ricovero. Nel disastro sono rimasti feriti altri tre uomini, attualmente ricoverati al Policlinico di Messina. 

Ci sarebbero stati dei lavori di manutenzione al pianterreno della palazzina. La struttura è formata da tre livelli, il primo dei quali ospitava un supermercato chiuso da mesi, il secondo un’attività commerciale di cinesi e il terzo alcune abitazioni. 

31 lug 2026

Juventus-Nizza: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv (in chiaro)

31 lug 2026

Trump: "Israele via da Gaza una volta disarmato Hamas, accordo storico"

(Adnkronos) - "Oggi, il Board of Peace ha raggiunto uno storico accordo per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. Si tratta di un passo fondamentale verso una pace e una sicurezza durature. Questo accordo rappresenta un passo cruciale verso la definitiva istituzione di un nuovo governo palestinese a Gaza, che collaborerà strettamente con il Consiglio per la Pace per aiutare il popolo palestinese. Allo stesso tempo, Israele godrà della sicurezza che merita, con Gaza non più utilizzata come base per attacchi terroristici". Lo scrive il presidente Usa, Donald Trump, sul suo social Truth.  

"L'accordo sarà attuato in fasi attentamente pianificate - prosegue il post di Trump - Una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza Internazionale di Stabilizzazione collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza per i suoi abitanti e per i Paesi limitrofi".  

"Un anno fa imperversava una violenta guerra, una crisi umanitaria e ostaggi tenuti in brutale prigionia. Abbiamo compiuto progressi storici, ma c'è ancora molto da fare. Desidero ringraziare i mediatori - Egitto, Qatar e Turchia - per il loro importante impegno, e in particolare il mio straordinario team, il cui instancabile lavoro ha reso possibile questa svolta storica. Non sarà permesso alla minaccia emersa da Gaza il 7 ottobre di ricostituirsi! In virtù di questo accordo, Gaza sarà finalmente nelle mani di un nuovo governo palestinese al servizio del suo popolo. Congratulazioni a tutti per questo straordinario traguardo, che tutti ritenevano impossibile!".  

Funzionari di Hamas hanno confermato venerdì che è stato raggiunto un accordo per la seconda fase della tregua con Israele, che prevede il disarmo del movimento islamista palestinese che governa la Striscia di Gaza. Due funzionari di Hamas, parlando a condizione di anonimato, hanno dichiarato all'Afp di aver raggiunto un accordo, confermando l'annuncio precedente del presidente americano Trump. 

Secondo quanto riportato da Al-Qahera News, emittente legata ai servizi segreti statali, il Cairo ospiterà "a breve" un incontro tra i mediatori per la tregua a Gaza, tra cui figurano anche Stati Uniti, Qatar e Turchia. L'agenzia di stampa, collegata ai servizi segreti che gestiscono i negoziati per Gaza, non ha specificato la data dell'incontro, ma ha affermato che si discuterà dell'attuazione della seconda fase del piano di cessate il fuoco a Gaza. 

30 lug 2026

Ondata di caldo record, oggi 11 bollini rossi: domani saliranno a 19

30 lug 2026

Dall'Iraq alla Giordania, fino ad Arabia Saudita ed Egitto: guerra Iran-Stati Uniti rischia di allargarsi

(Adnkronos) - Dall'Iraq alla Giordania e al Libano fino all'Arabia Saudita, il Kuwait e l'Egitto dove un drone ieri ha colpito una metaniera americana nel porto di Damietta. Dopo giorni di calma apparente il conflitto contro l'Iran iniziato con gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele dello scorso 28 febbraio si sta allargando pericolosamente con un numero crescente di Paesi coinvolti. L’Arabia Saudita - assediata su tre fronti dall’Iran, dagli Houthi yemeniti e dalle milizie filoiraniane in Iraq -, ha messo fine alle sue reticenze e lo scorso 29 luglio insieme agli Stati Uniti ha colpito obiettivi delle Forze di mobilitazione popolare in Iraq.  

Nella notte tra il 28 e il 29 luglio l'Iran, dal canto suo, ha lanciato missili balistici contro una base statunitense in Giordania. La notte scorsa invece è arrivata la risposta puntuale degli Stati Uniti con raid sull'Iran in linea con le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che aveva promesso di colpire duramente Teheran dopo l'attacco alla base Usa. Dopo un raid iraniano in Kuwait oggi è morto un dipendente di un'azienda cinese nel nord del paese.  

L'escalation, osserva il 'New York Times', "arriva mentre i tentativi di riprendere i negoziati di pace si sono arenati e la portata del conflitto sembra essersi ampliata". Dalla rottura del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, i gruppi legati a Teheran in tutta la regione hanno aperto nuovi fronti e ne hanno riaperti di vecchi, coinvolgendo forze in Arabia Saudita, Iraq, Libano e Giordania. "La partecipazione dell'Arabia Saudita agli attacchi di mercoledì - scrive il quotidiano Usa - ha rappresentato un'escalation. Il regno finora aveva evitato di diventare apertamente un combattente diretto nella guerra Usa-Israele contro l'Iran". L'esercito saudita aveva lanciato alcuni attacchi di ritorsione contro l'Iran, ma erano stati compiuti in segreto, secondo alti funzionari statunitensi. 

Una reazione di Riad che arriva dopo che questa settimana, l'Arabia Saudita ha dovuto affrontare decine di attacchi di droni contro le proprie strutture petrolifere. Gli attacchi alle petroliere saudite da parte dei militanti Houthi, l'alleato iraniano in Yemen che controlla ampie fasce di quel Paese lungo il Mar Rosso, hanno ulteriormente minacciato le rotte di navigazione petrolifera, con conseguenze potenzialmente disastrose per i Paesi del Golfo che fanno forte affidamento sulle forniture del Medio Oriente. "L'espansione dei combattimenti in Medio Oriente - sottolinea il New York Times' - rischia di complicare la possibilità per l'amministrazione Trump di uscire da questa guerra impopolare" e questo mentre si stanno avvicinando le elezioni di mid term previste per quest'autunno negli Usa. La nuova escalation rischia di peggiorare la situazione economica e in particolare di provocare una nuova impennata del prezzo del petrolio spingendo di conseguenza al rialzo l'inflazione. 

L'esercito statunitense ha spiegato che i raid di mercoledì in Iraq sono stati una rappresaglia per oltre 30 attacchi di droni compiuti da gruppi proxy iraniani nelle 72 ore precedenti. Un funzionario statunitense ha riferito che gli obiettivi erano membri delle Forze di Mobilitazione Popolare, una coalizione di milizie basate in Iraq con legami con l'Iran. I raid hanno ucciso circa 20 consiglieri iraniani, tra cui alti consulenti tecnici e ufficiali di collegamento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Nessun gruppo di miliziani iracheni ha rivendicato la responsabilità degli attacchi con i droni. E anzi oggi, Sabah Al-Numan, il portavoce del primo ministro iracheno ha spiegato all'agenzia di stampa irachena, che non ci sono prove che il territorio iracheno sia stato utilizzato per lanciare attacchi contro l'Arabia Saudita all'inizio di questa settimana: "nessuna parte ha fornito finora alcuna prova a sostegno di queste affermazioni".  

Anche il cessate il fuoco in Libano sta reggendo a fatica mentre Israele e Beirut stanno cercando di attuare l'accordo per porre fine a mesi di combattimenti che è stato respinto da Hezbollah. Ieri l'esercito israeliano ha accusato Hezbollah di una "palese violazione del cessate il fuoco", affermando che il gruppo militante sostenuto dall'Iran ha lanciato un drone contro un veicolo israeliano nella zona del Libano meridionale attualmente controllata dall'esercito israeliano. 

Secondo Dana Stroul, alta funzionaria del Pentagono durante l'amministrazione Biden, citata dal 'Washington Post', sia Trump che Teheran sembrano essere in una situazione di stallo, poiché nessuna delle due parti vede vantaggi nel proseguire il conflitto o ritiene che i negoziati possano portare a un esito decisivo. "C'è un crescente pessimismo in entrambe le capitali riguardo all'incapacità delle parti di impegnarsi in un accordo diplomatico", ha osservato. Stroul, oggi direttrice della ricerca presso il Washington Institute for Near East Policy, ha aggiunto che "sembra quasi che entrambe le parti continuino a lanciare attacchi militari da una posizione di debolezza". Secondo la sua analisi, Trump appare riluttante ad avviare operazioni militari su larga scala che potrebbero compromettere il sostegno della sua base elettorale in vista delle elezioni di mid term mentre l'Iran sembra ritenere di trovarsi in "un momento unico di massima leva strategica" Finora, secondo il Pentagono, nel conflitto sono morti 18 militari statunitensi e oltre 600 sono rimasti feriti. Il ministero della Salute iraniano invece parla di oltre 3.500 morti iraniani. 

30 lug 2026

Da marzo task force Air-Arabia, 400 militari italiani nei Paesi del Golfo

(Adnkronos) - "Dalla seconda metà di marzo 2026, a seguito della crisi nell’area del Golfo e della richiesta di supporto avanzata dai Paesi partner, la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell’Aeronautica Militare a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein". E' quanto si legge sul sito della Difesa. "Il contingente nazionale è costituito da circa 400 militari dell’Aeronautica Militare, schierati in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein", secondo quanto spiega il ministero della Difesa, e "la Task Force Air-Arabia è comandata dal Colonnello Michele Schiavi".  

"La Task Force Air-Arabia concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell’area", si legge ancora. Inoltre, secondo quanto riportato dal 'Giornale' e da 'Repubblica', sul campo ci sarebbero, oltre a numerosi uomini, pure una batteria SAMP-T per la difesa anti-aerea e anti-missile e altri sistemi di difesa militari. 

“Abbiamo presentato un’interrogazione sia alla Camera sia al Senato per chiedere chiarezza in merito alla nuova task force in Arabia Saudita che vede impegnati militari italiani in un teatro caratterizzato da tensioni crescenti". Così in una nota i capigruppo dem in commissione Esteri e Difesa di Senato e Camera, Alessandro Alfieri, Enzo Amendola e Stefano Graziano e il responsabile Esteri del Pd, Giuseppe Provenzano. 

"L’ultima delibera che riguarda le missioni internazionali per il 2026 ha previsto, nell’ambito della scheda 4, la proroga, oltre che delle missioni in Iraq, dell’impiego di militari italiani negli Emirati arabi uniti, in Kuwait, in Bahrein e in Qatar per le esigenze connesse con le missioni internazionali in Medioriente e Asia. L’Arabia Saudita non rientra quindi nei paesi previsti dalla scheda 4 della delibera di proroga. Abbiamo già in più occasioni contestato il tentativo del governo di forzare le nuove norme che permettono l’interoperabilità degli assetti militari e del personale tra operazioni diverse, purché rientrino nella stessa scheda autorizzata dal Parlamento. Poiché si danneggia la trasparenza e la chiarezza delle informazioni a danno dei parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione, che devono prendere decisioni delicate. Ma in questo caso, se le notizie fossero confermate, siamo andati oltre, utilizzando assetti e personale militare in un paese che non rientra espressamente nella proroga che autorizza le missioni per il 2026”, sottolineano i dem. 

30 lug 2026

Ceuta, Spagna convoca ambasciatore italiano dopo parole Tajani

(Adnkronos) - Il governo spagnolo reagisce duramente alle parole del ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, sull'arrivo di massa di migranti a Ceuta, exclave spagnola sulla costa nordafricana. Replicando a un post su X di Tajani, il ministro degli Esteri iberico, José Manuel Albares, ha risposto sullo stesso social: "Questo messaggio è indegno del ministro degli Esteri di un Paese partner e amico da cui ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica. I fatti di oggi hanno a che fare con una sentenza, niente a che vedere con ciò che dice il tweet. Ho convocato domani l'ambasciatore italiano". 

"Sono favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ho piena fiducia nell’operato del Ministro Piantedosi - aveva scritto Tajani - L’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di essere umani".  

Fonti del governo spagnolo, riferisce l'emittente Rtve, affermano che la crisi "non ha nulla a che vedere" con la regolarizzazione dei migranti approvata dal governo Sanchez. "È falso che chiunque abbia attraversato il confine negli ultimi giorni possa beneficiare di questa procedura, poiché richiede condizioni molto specifiche, come dimostrare la residenza in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e aver risieduto in Spagna per cinque mesi consecutivi al momento della domanda", fanno notare le stesse fonti, evidenziando che l'attuale crisi di Ceuta è legata ad un'interpretazione di una recente sentenza della Corte Suprema: si vieta il rimpatrio di coloro che attraversano il confine a nuoto e tale interpretazione è stata "sfruttata da mafie e organizzazioni criminali". 

30 lug 2026

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