Logo Il Foglio

Papa Leone XIV in Uruguay: "Mai avuto dubbi sul viaggio. Fiero di essere americano e di aver votato"

(Adnkronos) - "Mai avuto dubbi sul viaggio in Sudamerica". Così Papa LeoneXIV arrivato in Paraguay, prima tappa del suo lungo viaggio in America Latina. Alle 16.19 (ora locale) di venerdì l'aereo papale è atterrato all’aeroporto internazionale di Montevideo-Carrasco General Cesáreo L. Berisso. Al suo arrivo il Pontefice è stato accolto dal presidente della Repubblica e da due bambini che gli hanno offerto dei fiori. 

Successivamente, il Pontefice ha passato in rassegna la Guardia d’Onore per poi dirigersi in auto alla base aerea militare della Fuerza Aérea Uruguaya, dove ha avuto luogo la presentazione della Delegazione uruguaiana. Al termine, il Papa si è spostato a Plaza Independencia per la cerimonia di benvenuto dove ad attenderlo c'erano 30mila persone.  

“So che molte persone erano dubbiose sulla riuscita di questo viaggio - ha detto Leone XIV sul volo che da Roma lo portava in Uruguay ai media al seguito - Ebbene, vi confesso che dal primo giorno non ho avuto alcun dubbio: ero convinto che il viaggio dovesse aver luogo. E sono davvero contento e dico grazie a Dio e ringrazio i meravigliosi assistenti medici che sono qui oggi. Posso dire di sentirmi piuttosto bene, voi ne siete testimoni”.  

A Lourdes, nel recente viaggio in Francia, il Papa ha pregato per la sua malattia? “In quel momento non c’era alcun segnale di problemi, sorprendentemente, per gli aspetti fondamentali, andava tutto bene. Ero molto più preoccupato per la salute delle persone che si trovavano lì”, la risposta del Pontefice ai media che hanno viaggiato con lui verso l’Uruguay. E ha parlato della diagnosi precoce. A chi è malato di cancro, il Pontefice ha inviato un messaggio mirato: “Non avere paura, la diagnosi precoce è la strada migliore, quindi i controlli regolari sono una benedizione”, ha detto. Papa Leone ha spiegato inoltre di aver trascorso la degenza al Gemelli leggendo “il breviario, il libro di preghiere, i giornali” e di non aver ancora ripreso il tennis: “Non ancora, ma lo farò”, ha detto.  

Prevost ha risposto anche a una domanda sulle midterm in Usa e sul suo voto inviato per posta dicendosi "fiero di essere americano e di esercitare il diritto di voto”. “Ho già fatto una dichiarazione su questo, sono fiero di essere americano e di esercitare il diritto di voto”, ha detto spiegando di non aver votato per il Perù – del quale è pure cittadino – non essendoci la “possibilità” tecnica per votare a distanza. Se avesse potuto, però, lo avrebbe fatto: “È una cosa buona”, ha detto come riportano i media vaticani. 

Recentemente ho sperimentato in prima persona i limiti imposti dalla malattia e ho ricevuto cure per le quali sono profondamente grato”, ha poi detto il Papa nel suo primo discorso pubblico in Uruguay davanti alle autorità e alla società civile, facendo un accenno all’intervento chirurgico subito lo scorso 13 ottobre per l’asportazione di un tumore maligno al polmone destro. “Questa esperienza - ha detto - mi porta a pensare ai tanti uomini e donne che non dispongono dei mezzi necessari per ottenere una diagnosi tempestiva o ricevere le cure di cui hanno bisogno. Garantire che l’assistenza sanitaria sia alla portata di ogni persona, indipendentemente dalle sue risorse, è una responsabilità che interpella l’intera società. Chi si trova in una di queste situazioni non smette per questo di essere un membro a pieno titolo della società né perde nulla del valore della propria vita. In tali circostanze, la sua fragilità rende ancora più urgente che riceva l’assistenza, le risorse e il sostegno di cui ha bisogno. L’attenzione dovuta a chi soffre coinvolge l’intera famiglia umana”. 

Oggi il Pontefice farà tappa a Paysandu. 

6 nov 2026

Cancro alla prostata, studio italiano rivela motivo per cui sfugge a immunoterapia

(Adnkronos) - Perché il tumore della prostata risponde in modo così limitato all'immunoterapia? La risposta potrebbe risiedere in un meccanismo molecolare tracciabile tramite un semplice prelievo di sangue. Lo rivela uno studio multidisciplinare frutto della collaborazione tra l’Università degli Studi Link, l’Istituto di Farmacologia traslazionale (Cnr-Ift), l'Irccs Life Santa Lucia, la Sapienza Università di Roma e il Policlinico Umberto I di Roma. La ricerca - informa una nota - è pubblicata sulla rivista ‘Journal of Experimental & Clinical Cancer Research’. 

"Il tumore rilascia nel circolo sanguigno delle minuscole bolle, le vescicole extracellulari, cariche di due specifici microRna (miR-302a-5p e miR-367-3p) capaci di spegnere l'attività dei macrofagi, le cellule del sistema immunitario che dovrebbero attaccare il cancro”, spiega Giuseppina Catanzaro, professoressa associata presso l’Università degli Studi Link. “Questo processo trasforma la neoplasia in un tumore freddo, ossia invisibile e non attaccabile dalle difese dell'organismo. I macrofagi sono cellule ‘plastiche’ che possono assumere un atteggiamento aggressivo (fenotipo M1) oppure tollerante e riparatore che favorisce la crescita tumorale (fenotipo M2). Lo studio ha dimostrato che nei pazienti i monociti circolanti - i precursori dei macrofagi - danno origine a macrofagi già orientati verso lo stato tollerante M2, e che questa tendenza aumenta con l'aggressività della malattia".  

Analizzando il sangue periferico di quasi 80 pazienti sottoposti ad accertamenti per sospetto tumore prostatico, i ricercatori hanno dimostrato che questa “riprogrammazione” dipende proprio dai miR-302a-5p e miR-367-3p, i cui livelli elevati nei macrofagi corrispondono a una perdita di capacità infiammatoria e a un aumento dei marcatori di tolleranza immunitaria. Attraverso l'uso della tecnologia geneticamente avanzata Lna (Locked Nucleic Acid) in laboratorio, il team è riuscito a bloccare queste due molecole e a riaccendere l'azione anti-tumorale dei macrofagi. 

"Fino a oggi si pensava che il microambiente del tumore della prostata diventasse ‘freddo’ per lo scambio di segnali di prossimità tra le cellule tumorali e quelle immunitarie - chiarisce Catanzaro - La nostra ricerca mostra invece che il ‘raffreddamento’ immunitario comincia molto prima, direttamente nel sangue, dove i precursori dei macrofagi vengono educati dalle vescicole rilasciate dal tumore. Questo avviene tramite un codice molecolare preciso che può essere individuato con un semplice prelievo, aprendo alla possibilità di identificare i pazienti che possono trarre reale beneficio dalle strategie di riprogrammazione cellulare, da combinare con le terapie attuali". 

"La rilevanza di questa scoperta risiede nel fatto che questo segnale non è un'ombra indistinta, ma una leva d’azione concreta", evidenzia Valerio Chiurchiù, primo ricercatore dell’Istituto di Farmacologia Traslazionale (Cnr-Ift) e direttore del Laboratorio di Risoluzione dell’Infiammazione presso l'Irccs Life Santa Lucia di Roma. "Inibendo due microRna specifici - prosegue l’esperto - abbiamo riportato i macrofagi dei pazienti verso il fenotipo antitumorale, un indizio di selettività molto incoraggiante. Sappiamo che molto resta da fare per tradurre questo meccanismo in una terapia – servono studi in vivo, prove di sicurezza e sviluppo di strategie mirate di veicolazione dei farmaci (drug delivery) – ma il fatto che un tumore così resistente all'immunoterapia conservi una propensione infiammatoria latente e riattivabile muta lo scenario prospettico. Si tratta di un avvio promettente, non della fine". 

Questo lavoro è il risultato di una stretta collaborazione tra gruppi con competenze diverse e complementari. L’approccio multidisciplinare - conclude la nota - ha permesso di integrare prospettive e conoscenze provenienti dalla clinica, dalla biologia molecolare, dall'immunologia e dalla bioinformatica, creando un dialogo sinergico tra discipline che ha favorito una visione più completa e innovativa nella lotta alle patologie oncologiche resistenti. 

6 nov 2026

Irlanda, allarme per minacce bomba a pochi giorni da vertici Ue e Cpe

(Adnkronos) - Rientrati i falsi allarmi che hanno costretto all'evacuazione le redazioni irlandesi e interrotto decine di voli in Europa, Dublino guarda con preoccupazione al doppio appuntamento della settimana prossima, il vertice della Comunità politica europea e quello informale del Consiglio europeo. Insieme costituiscono la più grande riunione di capi di Stato e di governo mai ospitato dall'Irlanda, che al momento detiene la presidenza a rotazione del Consiglio dell'Ue. Si prevede la partecipazione di una cinquantina tra leader di Paesi europei, incluso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, di istituzioni europee e di organizzazioni internazionali, più altre personalità di spicco e i rispettivi staff. 

I preparativi sono già in corso. Come annunciato dalle autorità, l'operazione di polizia e sicurezza per i due incontri sarà la più vasta mai condotta dalla An Garda Síochána, la polizia nazionale irlandese: prenderà il via e sarà rafforzata gradualmente già a partire da martedì 10 novembre, per assicurare il corretto svolgimento dei due vertici, che si terranno rispettivamente giovedì 12 e venerdì 13. Tuttavia, gli eventi della giornata hanno gettato un'ombra sui lavori: gli aggressori hanno colpito virtualmente il sistema mediatico locale, ostacolando il lavoro di diciotto organi di informazione, secondo quanto riferito da un alto dirigente dell'emittente pubblica RTÉ al Financial Times. 

Come riportato sulla stampa internazionale, i responsabili sembrano promettere un prosieguo. Il caos di questa settimana è "solo l'inizio", avverte una delle email inviate ai media: "In questo momento stiamo preparando una nuova ondata di attacchi". Di più: gli eventi di questa settimana sarebbero "solo una piccola parte di ciò che attende l'Europa nel prossimo futuro... molto presto faremo saltare in aria i vostri aerei, le navi da crociera, le stazioni della metropolitana e i treni", si legge nel testo, firmato da un individuo che si definisce "uno dei leader del gruppo responsabile" delle minacce alle compagnie aeree. 

"Non è ancora noto chi sia responsabile di queste minacce, né se si tratti di singoli individui o di un'azione centralizzata o coordinata", ha dichiarato il governo irlandese in un comunicato, sottolineando che gli sviluppi "arrivano sulla scia dei disagi in corso al traffico aereo in tutta Europa, causati da minacce analoghe, e sembra probabile che si tratti di una campagna di disturbo coordinata". Il premier irlandese Micheál Martin, dal canto suo, ha promesso di "identificare i responsabili e chiamarli a risponderne" e si è detto fiducioso che Dublino possa garantire la sicurezza dei vertici. 

L'Irlanda è tra i Paesi colpiti a inizio settimana dagli attacchi cyber che hanno interessato i frigoriferi industriali dei supermercati, e nei giorni scorsi l'ondata di falsi allarmi bomba che hanno ostacolato i viaggi aerei in tutta Europa ha colpito anche i vettori irlandesi Aer Lingus e Ryanair. Tuttavia, il Paese sembra essere l'unico ad aver subito un atto ostile diretto contro i media. 

Pur non facendo parte della Nato e arrivando da una politica estera tradizionalmente neutrale (non fornisce assistenza letale a Kiev), Dublino si è allineata ai partner europei nel sostenere l'Ucraina e aumentare la pressione contro la Russia. Sul versante interno sta anche rivedendo i legami giuridici relativi alla neutralità, e nell'attuale veste di presidente del Consiglio dell'Ue è in prima linea nella definizione e nel coordinamento delle politiche Ue in materia di sicurezza e sanzioni. 

"Non è una coincidenza, a mio avviso, che ciò avvenga a pochi giorni dal vertice che l'Irlanda ospiterà con oltre 50 leader", ha detto l'eurodeputato irlandese Barry Andrews al Ft. Come sottolinea, al vertice si discuterà della sicurezza dell'Europa dopo l'invasione russa su vasta scala dell'Ucraina: "Disordine, confusione e sfiducia sono gli obiettivi di questi attacchi ibridi", ha aggiunto. Se davvero si trattasse di un'operazione coordinata da un singolo attore ostile, ipotesi che prende sempre più sostanza, la scelta di prendere di mira uno degli appuntamenti più densi della politica continentale europea acquista valore logico.  

6 nov 2026

Fine vita, reset delle leggi regionali: due provvedimenti fermi in Senato, il quadro

(Adnkronos) - Dopo Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna, si è aperto il caso del Veneto. Ancora una volta le leggi regionali sul suicidio medicalmente assistito finiscono sotto la scure del governo, con la decisione di palazzo Chigi (arrivata giovedì al Cdm) di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge veneta sul fine vita. A pochi giorni dalla scadenza dei termini per presentare il ricorso alla Corte Costituzionale, il governo si è diviso perché il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini non ha partecipato alla votazione né alla discussione, mentre il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, anche lui esponente del Carroccio, ha espresso la sua contrarietà.  

Da tempo sul fine vita va in scena una battaglia tra poteri combattuta sullo sfondo dell'assenza di una normativa nazionale. A sette anni di distanza dalla storica sentenza della Consulta, la 242/2019, che sancì che non è punibile chi aiuta a morire una persona affetta da patologia irreversibile, fatte salve alcune condizioni, e nonostante le ripetute sollecitazioni della Consulta a legiferare, in Parlamento ancora è tutto fermo. Al momento lo stallo è in Senato dove, nelle commissioni riunite Giustizia e Sanità, sono fermi due testi: il ddl Bazoli per l'opposizione e quello Zanettin (Fi)-Zullo (Fdi) per la maggioranza.  

Le differenze principali tra i due provvedimenti riguardano le condizioni per accedere alla richiesta, più ristrette nella proposta del centrodestra rispetto a quelle indicate dalla sentenza della Corte, i comitati che devono dare l'assenso e il ruolo del Servizio sanitario nazionale, con il centrosinistra che punto all'accesso gratuito con la sanità pubblica e il centrodestra che vuole che tutto si svolga fuori dal Ssn. Da giugno, dopo la richiesta di sospensiva di Fratelli d'Italia ufficialmente chiesta per "trovare una mediazione", tutto è ritornato nelle commissioni riunite Giustizia e Sanità e sembra destinato a un binario morto.  

Forza Italia difende la scelta del governo ed è fiduciosa che lo stallo può essere superato. Il senatore azzurro Pierantonio Zanettin dice all'Adnkronos: ''Mi pare che tutti siano ormai convinti che non va bene che ci siano leggi a macchia di leopardo nelle Regioni ma occorra una legge nazionale. Dal 19 di gennaio l'Aula del Senato è programmata per il ddl sul fine vita. C'è ancora tempo e se le forze politiche ne hanno volontà, si può proseguire nelle Commissioni deputate, ovvero Giustizia e Affari sociali''. Stefania Craxi, presidente dei senatori forzisti, non ha dubbi: "Serve arrivare con urgenza a una legge nazionale capace di evitare frammentazioni normative, assicurare certezza giuridica e offrire risposte serie, equilibrate e rispettose della dignità della persona. Il Parlamento ha il dovere di assumersi fino in fondo questa responsabilità e non rimanere ostaggio delle posizioni più settarie. Forza Italia ha sempre sostenuto la necessità di affrontare questa materia con senso di responsabilità, senza fughe ideologiche né scorciatoie".  

Sulla stessa linea Maurizio Lupi, leader di Noi moderati: ''Bene ha fatto il governo a impugnare la legge sul fine vita della Regione Veneto. Su una questione così decisiva che coinvolge il senso che diamo alla vita e quindi anche al vivere sociale - pur essendo io personalmente contrario a qualsiasi legge che sancisca in qualche modo il diritto al suicidio assistito e all'eutanasia (bisogna chiamare le cose con il loro nome) - è bene che il Parlamento intervenga con una legge nazionale per arginare il proliferare di leggi regionali che creano solo disorientamento''. Va all'attacco della maggioranza Avs per bocca del capogruppo alla Camera, Luana Zanella, che non ha digerito l'impugnazione della legge veneta da parte dell'esecutivo: ''Il fine vita é il solco lungo cui scorre una spaccatura profonda nella destra: l'impugnazione della legge regionale del Veneto é qualcosa in più, un isterismo allergico a temi sensibili e ormai ineludibili. E' evidente che il Parlamento, con questa maggioranza, non potrà fare nulla di buono per il paese, in generale come abbiamo visto, dai temi drammatici dell'economia a quelli del fine vita. Famiglie e persone gravemente malate sono costrette ad assistere a questo spettacolo indecente, questo fa molto male''.  

 

6 nov 2026

Anac, scontro tra governo e opposizioni: salta candidatura Altieri

(Adnkronos) - Dalla designazione in Consiglio dei ministri al ritiro della candidatura nel giro di un giorno. Si chiude con un passo indietro di Trifone 'Nuccio' Altieri la vicenda della nomina alla presidenza dell’Autorità nazionale anticorruzione, diventata in poche ore terreno di scontro tra maggioranza e opposizioni. Al centro della contesa, il profilo dell’ex parlamentare della Lega, già presidente di Invimit, attualmente presidente di Fincantieri Infrastructure e componente del consiglio di amministrazione di Leonardo, la cui vicinanza al Carroccio ha sollevato dubbi sull’indipendenza richiesta a chi è chiamato a guidare l’organo di vigilanza. 

La proposta del governo, avviata in Cdm, ha provocato la reazione immediata delle opposizioni. Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha parlato subito di un’Anac "uccisa". Nel mirino, secondo Bonelli, anche l’intervento sulla Corte dei Conti, l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e l’allentamento dei controlli sugli appalti. Il Movimento 5 Stelle ha definito la designazione "un atto irresponsabile e indecente". Critici anche i capigruppo di Pd, Italia Viva +Europa e Azione, che insieme a M5S e Avs hanno inviato una lettera alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chiedendo di ritirare la candidatura. Nella missiva, le opposizioni hanno rivendicato la necessità di una figura caratterizzata da "indiscutibile terzietà", indipendenza dai partiti e competenze specifiche in materia di contrasto alla corruzione e vigilanza sui contratti pubblici. Hanno inoltre richiamato il ruolo delle commissioni parlamentari, chiamate a esprimere un parere vincolante con la maggioranza qualificata dei due terzi, e annunciato che non avrebbero sostenuto la candidatura di Altieri. 

A difendere la scelta è stata inizialmente la stessa presidente del Consiglio. Interpellata dai giornalisti a margine della visita all’Eicma, a Milano, Meloni ha risposto che la nomina rientrava nelle competenze del governo, aggiungendo: "Conto sia tutto assolutamente regolare". Sulla possibile incompatibilità è intervenuto anche il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che si è detto fiducioso sulla regolarità della procedura, definendo, a margine del federale in via Bellerio, "ingenerose" le polemiche, e dicendosi conoscitore e estimatore di Altieri e del riferimento a Centemero. 

La Lega ha quindi contestato alla radice uno degli argomenti sollevati dalle opposizioni, negando che Altieri avesse effettivamente ricoperto l’incarico di responsabile del Dipartimento Difesa del partito. Secondo quanto riferito da fonti leghiste, il 18 settembre 2024 Altieri era stato indicato per quel ruolo, ma aveva subito comunicato la propria indisponibilità in quanto componente del cda di Leonardo. Una lettera del coordinatore dei dipartimenti del partito, Armando Siri, datata 27 settembre, avrebbe poi formalizzato la revoca dell’incarico, prendendo atto della rinuncia e della mancata assunzione delle funzioni. 

Anche fonti di governo hanno in serata hanno ribadito che la candidatura era stata proposta dopo aver verificato l’assenza di profili di incompatibilità. Palazzo Chigi ha inoltre sostenuto che, prima di procedere, erano stati informati per le vie brevi i due principali partiti di opposizione, senza che fossero state manifestate contrarietà o riserve. La vicenda si è però chiusa però con il ritiro della candidatura da parte dello stesso Altieri. "Il governo prende atto del ritiro della candidatura dell’onorevole Trifone Altieri alla presidenza dell’Anac, che ringrazia per la disponibilità, apprezzando le valutazioni di opportunità politica che hanno portato a tale decisione", hanno commentato fonti di Palazzo Chigi. 

6 nov 2026

Bollette luce, arriva una nuova stangata: aumenti fino al 51% tra novembre e dicembre

(Adnkronos) - Slitta ancora il nuovo DL Bollette; in attesa di conoscere quale sarà l'impatto del decreto, tra novembre e dicembre una famiglia tipo con contratto indicizzato nel mercato libero potrebbe vedere un aumento delle bollette elettriche di quasi il 51% rispetto allo scorso anno. Se si considera che tra settembre e ottobre la spesa media è aumentata di circa il 40% su base annua, l'aumento complessivo nei quattro mesi (da settembre a dicembre) potrebbe raggiungere i 99 euro. 

Per calcolare questi costi, Facile.it ha preso in esame i consumi di una famiglia tipo (2.000 kWh), i prezzi effettivi registrati dal GME a settembre e ottobre e i forward sul prezzo dell'energia elaborati da EEX per novembre e dicembre: secondo le previsioni, il PUN (prezzo di riferimento all'ingrosso dell'energia elettrica) dovrebbe arrivare a 258 euro/MWh a novembre (+121% rispetto a novembre 2025) e assestarsi a 247 euro/MWh a dicembre (+114% su base annua). Dati alla mano, se queste previsioni verranno confermate, la bolletta elettrica di una famiglia tipo con contratto di fornitura nel mercato libero a prezzo indicizzato arriverebbe a toccare gli 84 euro a novembre, mentre a dicembre dovrebbe salire a circa 91 euro. A parità di consumi, significa circa 59 euro in più rispetto agli stessi mesi dello scorso anno. 

A questo possibile aumento, si aggiunge quello registrato nei mesi appena conclusi: a settembre la bolletta della famiglia tipo presa in esame è stata pari a 65 euro (17 euro in più rispetto allo scorso anno), mentre a ottobre la spesa è arrivata a 73 euro (+22 euro). 

6 nov 2026

Vaccini, dal Covid all'influenza: perché le mamme in gravidanza devono farli

(Adnkronos) - Mamme in attesa vaccinatevi, per proteggere voi stesse e il vostro bambino. Mentre entra nel vivo la campagna vaccinale contro le infezioni di stagione, è questo il messaggio di Giuseppe Vizzielli, direttore dell'Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell'azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara e professore ordinario dell'università cittadina. "Vaccinare una donna in gravidanza significa proteggere due persone contemporaneamente: la madre e il bambino". Quindi "la prevenzione vaccinale deve essere considerata parte integrante dell'assistenza alla gravidanza, al pari dei controlli clinici, ecografici e degli altri interventi finalizzati alla tutela della salute materno-fetale", spiega lo specialista in un focus diffuso dall'Aou ferrarese. 

"La gravidanza - afferma Vizzielli - è un periodo fisiologico della vita della donna, durante il quale si verificano importanti modificazioni immunologiche, cardiovascolari e respiratorie che possono aumentare il rischio di complicanze in caso di infezione. L'influenza, ad esempio, può causare forme respiratorie anche gravi, con un rischio maggiore di ospedalizzazione e possibili ripercussioni sull'andamento della gravidanza. La vaccinazione antinfluenzale è uno strumento di prevenzione sicuro ed efficace, ed è raccomandata in qualsiasi trimestre della gravidanza" per tutelare la madre, ma anche il nascituro: "Gli anticorpi materni, infatti, attraversano la placenta e contribuiscono a proteggere il neonato nei primi mesi di vita, quando è più vulnerabile alle infezioni", ricorda l'esperto.  

"Anche la vaccinazione contro Covid-19 - sottolinea - mantiene un ruolo importante nella prevenzione delle forme gravi di malattia, soprattutto nelle persone più fragili. Le raccomandazioni ministeriali per la stagione 2026-2027 includono le donne in gravidanza, in qualsiasi trimestre, e nel post-partum, comprese quelle che allattano: in questa fase della vita i benefici della protezione dalle forme gravi di infezione sono ancora più rilevanti", evidenzia il ginecologo. "La vaccinazione antinfluenzale e quella contro Covid-19 - precisa - possono inoltre essere somministrate nella stessa seduta, secondo le indicazioni sanitarie. Il nostro obiettivo non è soltanto raccomandare una vaccinazione, ma fornire alle donne informazioni scientificamente corrette, rispondere ai loro dubbi e accompagnarle verso una scelta consapevole".  

"È importante ricordare anche la vaccinazione contro la pertosse, raccomandata in ogni gravidanza, preferibilmente tra la 27esima e la 36esima settimana, proprio per favorire il trasferimento degli anticorpi materni al bambino", continua Vizzielli. E "per la protezione del neonato dal virus respiratorio sinciziale (Rsv) - aggiunge - sono oggi disponibili strategie specifiche, come l'immunizzazione con anticorpo monoclonale offerta ai nuovi nati". 

Ma la protezione del neonato è una questione che riguarda l'intero nucleo familiare. "La nascita di un bambino coinvolge l'intera famiglia e la prevenzione delle infezioni dovrebbe essere una responsabilità condivisa. I neonati, soprattutto nei primi mesi di vita, hanno un sistema immunitario ancora immaturo e sono molto vulnerabili alle infezioni respiratorie. La vaccinazione dei genitori, dei nonni e delle persone che vivono a stretto contatto con il bambino, quando raccomandata, contribuisce a ridurre il rischio di infezione e di trasmissione", rimarca il ginecologo.  

"Proteggere un neonato", dunque, "significa iniziare a prendersene cura ancora prima della nascita, attraverso una prevenzione che coinvolga la madre, la famiglia e tutti i professionisti sanitari che la assistono". Anche e sopratutto questi ultimi dovrebbero vaccinarsi, perché "gli operatori sanitari - puntualizza Vizzielli - hanno una duplice responsabilità: tutelare la propria salute e contribuire alla sicurezza delle persone che assistono. Questo principio assume un significato specifico in Ostetricia e Ginecologia, dove ogni giorno ci prendiamo cura di donne in gravidanza, puerpere e neonati, alcuni dei quali in condizioni di particolare fragilità. La vaccinazione riduce il rischio di malattia e di trasmissione delle infezioni negli ambienti assistenziali e favorisce la continuità delle attività sanitarie nei periodi di maggiore circolazione dei virus respiratori. Promuovere la prevenzione significa innanzitutto riconoscerne il valore e tradurlo nei nostri comportamenti quotidiani. La cultura della sicurezza delle cure passa anche attraverso questi gesti di responsabilità individuale e collettiva".  

Riassumendo, conclude lo specialista, "vorrei sottolineare un concetto semplice: la prevenzione è una delle forme più importanti di cura. La gravidanza è un momento privilegiato per promuovere la salute della donna e del futuro bambino, non soltanto attraverso la diagnosi e il trattamento delle eventuali complicanze, ma soprattutto attraverso interventi capaci di prevenirle. Come Clinica Ostetrica e Ginecologica dell'università e dell'azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara intendiamo valorizzare sempre di più un modello assistenziale che integri prevenzione, informazione e accompagnamento della donna lungo tutto il percorso nascita. In questo processo ginecologi, ostetriche, neonatologi e tutti i professionisti coinvolti svolgono un ruolo fondamentale. Investire nella prevenzione significa investire nella salute delle donne, dei bambini e delle generazioni future". 

6 nov 2026

Garlasco, Sempio su richiesta rinvio a giudizio: "Paura no ma tensione". Buono postale da 85mila euro, ira dei legali

(Adnkronos) - "Non è una notizia che ci cade dal cielo. Speriamo di andare in aula il prima possibile per risolvere tutto". Così Andrea Sempio ai microfoni di 'Quarto Grado' dopo la richiesta della Procura di Pavia di rinvio a giudizio per l'omicidio di Chiara Poggi. "Paura no, tensione sì - ha detto al programma condotto da Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero in prima serata su Retequattro - perché il momento è quello che è. 

Secondo la Procura sarebbe stato lui a uccidere Chiara. Il rifiuto sessuale da parte sua sarebbe simile anche un po' ai rifiuti di cui parli in certi soliloqui e in certi video. Alla domanda: "Trovi un link tra le due cose?", Sempio ha risposto: "No e credo neanche la Procura, perché quello che è stato fatto uscire ultimamente non è stato neanche citato nella loro informativa finale". Alla richiesta di dire qualcosa a Marco Poggi o alla famiglia Poggi, Sempio ha risposto: "Speriamo di essere vicini alla fine di tutto questo, sia per noi sia per loro. Credo che finalmente potremo dimostrarlo". 

Nel frattempo la difesa di Sempio, con gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, hanno smentito "categoricamente" l'esistenza di un buono postale del valore di 85mila euro riconducibile a sé e ai suoi genitori di cui ha scritto Il Giornale, articolo poi rilanciato online: "Una gravissima fake news, la cui diffusione, avvenuta senza alcuna concreta verifica e poi amplificata dai media, ha prodotto e continua a produrre effetti pregiudizievoli nei confronti di Andrea Sempio. Il diritto di cronaca presuppone il controllo dell'attendibilità della fonte informativa e l'accertamento della verità del fatto pubblicato". 

La notizia "non trova alcun riscontro nella realtà" e Sempio "si riserva ogni utile e possibile iniziativa, in ogni sede competente, nei confronti di coloro che risulteranno responsabili dell'ideazione e della diffusione della notizia". Nell'interesse di "una corretta e trasparente informazione", la difesa "invita l'avvocato Stefano Rossi o l’Associazione Italia di Roma a chiarire pubblicamente i termini dell'accaduto che li vede coinvolti". In particolare, "si chiede di specificare le circostanze nelle quali il suo nome è stato associato alla vicenda e al presunto incarico. Si invitano le testate e gli organi di informazione che hanno diffuso la notizia a dare adeguato e tempestivo risalto alla presente smentita. Si chiede inoltre di astenersi da ulteriori diffusioni di contenuti non verificati". 

6 nov 2026

James Bond, Josh O'Connor sarà il nuovo 007: l'indiscrezione del Sun

(Adnkronos) - Josh O'Connor sarà il nuovo James Bond, almeno secondo un'indiscrezione del tabloid 'The Sun'. Al momento non ci sono conferme ufficiali. L'attore - noto per il ruolo di Re Carlo nella serie 'The Crown' e per aver recitato in 'Challengers' di Luca Guadagnino, 'La chimera' di Alice Rohrwacher e nel recente 'Disclosure Day' di Steven Spielberg - avrebbe avuto la meglio sui favoriti Jack Lowden e Callum Turner per raccogliere l'eredità di Daniel Craig, che ha vestito i panni dell'agente segreto più amato al mondo da 'Casino Royale' del 2006 fino a 'No Time To Die' del 2021.  

Il retroscena su come il tabloid sia venuto a conoscenza della notizia ha dell'incredibile. Dopo l'ultima replica di 'Golden Boy', lo spettacolo che lo vedeva protagonista all'Almeida Theatre di Londra, O'Connor sarebbe andato a festeggiare con il resto del cast in un pub. Proprio in quell'occasione, avrebbe rivelato ai presenti di aver ottenuto la parte di Bond. Qualche giorno più tardi, uno dei partecipanti alla serata, complice qualche birra di troppo, avrebbe spifferato la notizia a una fonte del 'The Sun', rivelando così quello che i fan della saga aspettavano dall'addio di Craig. 

"Essere preso in considerazione nella stessa categoria è qualcosa di straordinario", aveva commentato O’Connor qualche giorno fa le indiscrezioni al riguardo. Il 36enne ha definito "un momento incredibile" la possibilità di vestire i panni dell'agente segreto più famoso del cinema. Le dichiarazioni sono arrivate in occasione dell'inaugurazione del nuovo centro educativo e comunitario dell’Everyman Theatre nella sua città natale, Cheltenham, nel Gloucestershire. Interpellato sulle voci relative alla successione di Daniel Craig nel ruolo di 007, O’Connor ha aggiunto: "È una sensazione incredibilmente surreale, quasi da chiedersi se stia succedendo davvero". L'attore ha tuttavia precisato di non avere ulteriori informazioni da comunicare: "Temo che non ci sia altro da dire".  

Il prossimo film della saga dovrà raccogliere un'eredità importante. Daniel Craig ha interpretato James Bond per cinque pellicole nell'arco di quindici anni, dal debutto in 'Casino Royale' nel 2006 fino a 'No Time To Die', uscito nel 2021. O’Connor ha peraltro già condiviso il set con Craig nel 2025, nel film 'Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery', terzo capitolo della serie cinematografica diretta da Rian Johnson. Negli ultimi anni, tra i nomi accostati alla successione di Craig sono circolati anche quelli di Aaron Taylor-Johnson, James Norton e dell'attore irlandese Paul Mescal. 

Il nuovo capitolo della saga è attualmente in fase di sviluppo. La sceneggiatura è stata affidata a Steven Knight, creatore della serie 'Peaky Blinders', mentre la produzione sarà curata da Amy Pascal e David Heyman. Alla regia è stato scelto Denis Villeneuve, già dietro la macchina da presa di 'Dune'.  

6 nov 2026

SuperEnalotto, numeri estrazione vincente oggi 6 novembre. I 5 vincono oltre 33mila euro

(Adnkronos) - Nessun '6' né '5+1' al concorso SuperEnalotto di oggi, venerdì 6 novembre. In 4 hanno centrato il montepremi a disposizione dei Punti 5, portandosi a casa rispettivamente 32.961,39 euro. Il jackpot stimato per il prossimo concorso a disposizione dei Punti 6 sale così a 51.200.000,00 euro. 

La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. 

La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

I numeri vincenti sono: 5, 20, 28, 47, 50, 67; Numero Jolly 87; SuperStar 14. 

6 nov 2026

Elementi totali: 20
Vai a