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Unioncamere, in terzo trimestre saldo a +18.403, il più alto dal 2021

(Adnkronos) - Tra luglio e settembre 2026 il Registro delle imprese delle Camere di Commercio ha chiuso con un saldo di +18.403 imprese (+0,32%), il più alto dal 2021 e in crescita sulle +16.920 del 2025. A spingerlo sono le iscrizioni (62.788, +2,5%), mentre le cessazioni (44.385, al netto delle cancellazioni d’ufficio) restano stabili. A fine settembre le imprese registrate sono 5.828.620. Lo rileva Movimprese, l'analisi trimestrale di Unioncamere e InfoCamere.  

A sostenere la crescita sono soprattutto le società di capitali, che con un aumento di 14.529 unità (+0,73%), contribuiscono al 79% dell’aumento complessivo dello stock. Le ditte individuali crescono invece di 5.030, con un tasso di crescita dello 0,18% a fronte dello 0,12% del terzo trimestre 2025. Al contrario, le società di persone perdono 1.342 imprese, con un tasso di crescita del -0,17%, invariato rispetto allo stesso trimestre del 2025.  

Commercio (+1.486 imprese), agricoltura (+798) e manifattura (+123) chiudono il trimestre in terreno positivo, a fronte del sostanziale stallo fatto registrare nello stesso periodo del 2025. Nel complesso, diciotto dei diciannove principali settori chiudono in crescita. In valore assoluto il contributo maggiore arriva da costruzioni (+3.435), alloggio e ristorazione (+3.389) e attività professionali, scientifiche e tecniche (+2.863). Insieme, i tre settori fanno segnare 9.687 imprese in più, oltre la metà del saldo complessivo. 

 

Il ritmo di crescita più alto si registra però in comparti numericamente più piccoli. L'energia elettrica e il gas (+2,33%, pari a 364 imprese) e le attività finanziarie e assicurative (+1,49%, +2.281 imprese) guidano la graduatoria dei settori più dinamici. Seguono le attività editoriali e radiotelevisive (+1,17%) e quelle professionali, scientifiche e tecniche (+1,11%). In tutto sono sette i settori che crescono a un ritmo superiore allo 0,9%, quasi il triplo del tasso complessivo (0,32%). Tra questi ci sono sanità e assistenza sociale (+0,97%), attività artistiche e sportive (+0,94%) e telecomunicazioni e informatica (+0,93%). L'unico segno negativo nel trimestre estivo è quello delle attività estrattive: 17 imprese in meno (-0,52%) su uno stock di 3.227 unità.  

Nel comparto artigiano il saldo del trimestre è positivo per 1.401 imprese, ma il tasso di crescita scende allo 0,11%, dal +0,15% del III trimestre 2025. La dinamica è sostenuta soprattutto dalle ditte individuali, che aumentano di 1.843 unità, e dalle società di capitali (+480), mentre le società di persone diminuiscono di 906 unità. A fine settembre le imprese artigiane registrate sono 1.225.910. 

  

Tutte le quattro macro-aree italiane registrano dinamiche positive. Il Mezzogiorno mette a segno il saldo più consistente, con 6.521 imprese in più (+0,33%). Stesso tasso di crescita anche per il Nord-Ovest che chiude il trimestre con 4.979 imprese; leggermente più sensibile la crescita del Centro (+0,34% pari a 4.114 imprese in più). Meno dinamico (+0,25% ma in miglioramento rispetto al 2025) il Nord-Est, che aumenta il proprio stock di imprese di 2.789 unità. Tra le regioni, la Lombardia registra il maggiore incremento in valore assoluto, con 3.852 imprese in più, davanti al Lazio (+3.035) e alla Campania (+2.632). Per tasso di crescita spiccano invece Valle d’Aosta (+0,55%) e, ancora, Lazio (+0,51%) e Campania (+0,46%). Tra le province, il saldo più consistente è quello di Roma (+2.521), seguita da Milano (+1.981) e Napoli (+1.448). Il tasso di crescita più alto è quello di Benevento (+0,60%), davanti a Roma (+0,57%) e Aosta (+0,55%). 

22 ott 2026

Thailandia, il ministro degli Esteri Phuangketkeow: “Puntiamo ad accordo commerciale con l'Ue entro l'anno”

(Adnkronos) - L'Unione europea e la Thailandia potrebbero concludere entro la fine del 2026 i negoziati per un accordo di libero scambio, per arrivare alla firma nel corso del prossimo anno. È l'obiettivo indicato dal vicepremier e ministro degli Esteri thailandese, Sihasak Phuangketkeow, in un'intervista esclusiva all'Adnkronos, realizzata a Roma durante la sua missione diplomatica in Europa. 

Diplomatico di carriera, già presidente del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, Phuangketkeow guarda all'Europa come a un partner sempre più importante per diversificare gli scambi commerciali in un mondo segnato dal protezionismo e dalla competizione tra grandi potenze. 

Nell'intervista affronta anche le opportunità per le imprese italiane, dai trasporti ferroviari all'intelligenza artificiale, le conseguenze della crisi mediorientale sulla sicurezza marittima e le tensioni nel Sud-est asiatico, con un'apertura al dialogo con il Myanmar nonostante le controverse elezioni organizzate dai militari. 

Ministro, partiamo dalle relazioni tra Italia e Thailandia. Qual è il loro stato attuale e quali prospettive vede per il futuro?  

“Abbiamo una storia molto lunga, che risale a quasi 160 anni fa. Celebreremo questo anniversario tra due anni. Esiste un'autentica amicizia e una reciproca considerazione tra i nostri Paesi, ma credo che la cosa più importante sia guardare avanti e capire come rafforzare questa relazione, individuando nuovi settori di cooperazione. 

Sono ottimista perché la Thailandia si trova in una parte del mondo sempre più importante, l'Indo-Pacifico, riconosciuto come uno dei principali centri della crescita economica globale. All'interno di questa regione c'è l'Asean e la Thailandia ne rappresenta la seconda economia, oltre a occupare una posizione geografica centrale. Possiamo quindi essere una porta d'accesso all'intero Sud-est asiatico. 

La nostra economia sta attraversando una trasformazione. Abbiamo settori tradizionalmente forti, come l'agricoltura, l'industria alimentare, il turismo, l'automotive e l'elettronica, ma stiamo avanzando rapidamente verso l'economia digitale e quella verde. 

Negli ultimi anni abbiamo registrato importanti flussi di investimenti, soprattutto nelle nuove industrie. Una parte significativa ha riguardato i data center, che rappresentano un'infrastruttura fondamentale per la nuova economia. Siamo anche parte della catena di approvvigionamento dell'intelligenza artificiale. 

L'Italia, dal canto suo, ha grandi competenze nell'economia creativa, nelle tecnologie avanzate, nel digitale e nell'energia pulita. Ma penso soprattutto alle infrastrutture. Vogliamo rafforzare ulteriormente il nostro sistema di trasporti, in particolare le ferrovie e il trasporto pubblico di massa. L'Italia è conosciuta per le sue capacità nel settore ferroviario e credo che questo possa diventare un importante ambito di collaborazione”. 

L'Indo-Pacifico è sempre più importante anche per l'Europa. A che punto sono i negoziati per l'accordo di libero scambio tra Ue e Thailandia? In un momento in cui Bruxelles cerca nuovi partner commerciali, il 2026 potrebbe essere l'anno decisivo?  

“I nostri negoziati commerciali vanno avanti da parecchio tempo, ma credo che oggi ci siano circostanze molto forti che dovrebbero spingerci ad accelerare. Assistiamo a un indebolimento del sistema commerciale multilaterale, a un aumento del protezionismo e dei dazi. Non c'è bisogno che dica a quale mercato mi riferisco in particolare. Di fronte a questa situazione dobbiamo diversificare. 

L'Unione europea sta guardando al Mercosur e ad altri partner, ma penso che l'Asean continui a essere una delle regioni più interessanti per il commercio, gli investimenti e i rapporti economici. Abbiamo già compiuto progressi con alcuni Paesi dell'Asean e anche nei negoziati con la Thailandia siamo andati molto avanti. Stiamo entrando nella fase finale. Non credo che serviranno sforzi eccessivi per superare le questioni ancora aperte. 

La nostra speranza è di riuscire a chiudere tutto entro la fine di quest'anno e magari procedere alla firma nel 2027”. 

La crisi in Medio Oriente ha riportato al centro dell'attenzione la sicurezza delle rotte commerciali, dallo Stretto di Hormuz agli altri passaggi strategici che collegano Europa e Asia. Ue e Asean dovrebbero rafforzare la cooperazione anche sulla sicurezza marittima?  

“Assolutamente sì. Le crisi in Medio Oriente ci hanno fatto comprendere quanto siano importanti questi punti di passaggio obbligati, i cosiddetti choke points. Ne abbiamo sempre sentito parlare, ma soltanto adesso ci rendiamo pienamente conto di quanto siano vitali per la sicurezza marittima. 

Tutti siamo stati colpiti da quanto accade in Medio Oriente, soprattutto per quanto riguarda l'approvvigionamento di petrolio e gas. I prezzi sono aumentati e, anche se ora si sono stabilizzati, restano su livelli superiori a quelli precedenti. Ci sono anche altri passaggi strategici che dobbiamo considerare. E non sappiamo quando terminerà il conflitto, né come finirà. 

Credo quindi che sia nel nostro interesse lavorare insieme per garantire il rispetto del diritto internazionale, soprattutto quando parliamo di libertà di navigazione e diritto di passaggio inoffensivo”. 

L'Asean ha dimostrato la propria importanza economica, ma le crisi in Cambogia e Myanmar non mostrano anche i limiti della sua capacità politica e strategica? Sono questioni che avete affrontato anche nei colloqui in Vaticano.  

“Se guardiamo alla storia dell'Asean, fondata nel 1967, dobbiamo ricordare che allora il Sud-est asiatico era una regione divisa. Oggi, invece, siamo una regione unita. Naturalmente abbiamo i nostri problemi, comprese le questioni bilaterali tra Thailandia e Cambogia, ma cerchiamo di non lasciare che compromettano l'intera regione. Purtroppo abbiamo avuto scontri tra le nostre forze armate. Adesso c'è un cessate il fuoco e vogliamo cogliere questa opportunità non soltanto per farlo rispettare, ma anche per riportare le relazioni sulla strada giusta e risolvere pacificamente le nostre divergenze. 

Stiamo cercando di voltare pagina, ma questo richiede uno sforzo da entrambe le parti, Thailandia e Cambogia. Ci auguriamo che anche Phnom Penh adotti un approccio simile. Possiamo avere delle divergenze, ma dobbiamo affrontarle e superarle, perché esistono molti settori nei quali possiamo cooperare a beneficio reciproco e dell'intera regione. 

Per quanto riguarda il Myanmar, vive ormai da cinque anni una situazione di instabilità interna. Vogliamo vedere la pace, l'unità e tutte le parti impegnate a risolvere le proprie differenze. Credo che, dopo cinque anni, sia arrivato il momento di impegnarsi nel dialogo e di lanciare i messaggi giusti. Ci sono state le elezioni. Molti le hanno considerate imperfette, ma non possiamo chiedere al Paese di organizzare continuamente nuove elezioni. 

Quello che possiamo chiedere è di andare avanti, avviare un processo di pace e aprire un dialogo con i gruppi etnici, comprese le organizzazioni etniche armate, e con l'opposizione democratica. Noi possiamo augurarci che il Myanmar ritrovi la pace, ma alla fine sono i suoi protagonisti a dover risolvere i propri problemi. Non possiamo farlo al loro posto. Possiamo però incoraggiarli a seguire la strada giusta”. 

Un'ultima domanda. Che cosa, secondo lei, l'Italia e l'Europa ancora non comprendono del Sud-est asiatico? Quali trasformazioni della regione dovremmo osservare con maggiore attenzione?  

“Posso essere molto franco? Credo che il mondo sia cambiato. 

L'Europa continua a essere importante e lo stesso vale per l'Occidente. Ma oggi si parla sempre più spesso di uno spostamento degli equilibri di potere dall'Occidente verso l'Oriente e verso il resto del mondo. Non sto dicendo che l'Oriente sia migliore. Sto semplicemente osservando che viviamo in un mondo nel quale il potere è più diffuso e anche la crescita economica è più distribuita. 

L'Asia non è più quella di un tempo. Offre grandi opportunità all'Unione europea e all'Italia, che è un Paese molto importante. Vorremmo vedere un maggiore impegno europeo nella nostra regione, anche per difendere l'ordine internazionale basato sulle regole e il multilateralismo. 

Il Sud-est asiatico è una delle aree del mondo dove si registrano le maggiori opportunità di crescita, si aprono nuovi mercati e si sviluppano infrastrutture su vasta scala. Per questo credo che dovremmo rafforzare il nostro coinvolgimento reciproco. Ne beneficerebbero sia l'Europa sia i Paesi dell'Asean”. 

22 ott 2026

Blue Planet Economy Forum, Latrofa: "360 milioni di investimenti e per futuro di quelli del Lazio"

(Adnkronos) - Circa 360 milioni di euro di investimenti nei tre porti del Network, opere già completate e nuovi interventi da programmare attraverso una visione integrata di infrastrutture, energia e insediamenti produttivi. È il quadro illustrato dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Raffaele Latrofa, intervenuto ieri alla Fiera di Roma al panel “Infrastrutture blu”, nell’ambito del Blue Planet Economy Forum. L’incontro, dedicato agli investimenti infrastrutturali connessi all’economia del mare, alla sostenibilità e al coinvolgimento degli stakeholder, è stato aperto dalla vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli. Al confronto, introdotto e moderato da Cristiano Dionisi, presidente della Piccola Industria di Unindustria e delegato Energia e Blue Economy della Piccola Industria di Confindustria, hanno partecipato, insieme a Latrofa, Sabrina De Filippis, amministratore delegato e direttore generale di FS Logistix, Francesco Piccirilli, Head of Infrastructural & Environmental Planning di Aeroporti di Roma, e Roberto Forte, Chief Commercial Officer di Unidata. 

"La nostra responsabilità è far crescere il sistema nel suo complesso, valorizzando le singole vocazioni di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, intercettando nuovi traffici e creando le condizioni per attrarre insediamenti produttivi nei retroporti – ha dichiarato Latrofa –. Per farlo occorrono opere, ma prima ancora una pianificazione capace di guardare ai prossimi quindici o vent’anni". In questa direzione si inserisce l’adozione del Documento di pianificazione strategica di sistema, il DPSS, che il presidente ha indicato tra i primi risultati del proprio mandato. Un passaggio propedeutico, una volta completato l’iter di approvazione, all’aggiornamento dei Piani regolatori portuali dei tre scali. L’obiettivo è dotarsi di strumenti capaci di rispondere all’evoluzione dei mercati e alle esigenze delle imprese, anche attraverso destinazioni d’uso più flessibili, nel rispetto della normativa. Per Civitavecchia, Latrofa ha richiamato il completamento e il collaudo dell’ultimo miglio ferroviario e la recente approvazione, da parte del Comitato di gestione, del regolamento per le manovre ferroviarie: due elementi fondamentali per rendere operativi i collegamenti fino alle banchine e rafforzare il porto commerciale. 

Il presidente ha inoltre illustrato gli interventi sull’apertura a sud e sulla separazione del bacino destinato alla nautica dalle attività commerciali e crocieristiche. Una trasformazione che apre prospettive per lo yachting e per l’insediamento di imprese specializzate nella manutenzione e nel refitting. A questi lavori si affianca il prolungamento dell’antemurale, in fase avanzata, destinato a migliorare la protezione delle banchine. Ampio spazio è stato dedicato alla transizione energetica. I lavori per il cold ironing, che interessano otto banchine di Civitavecchia, hanno raggiunto circa il 60% di avanzamento, con il completamento previsto entro la fine del 2027. L’elettrificazione consentirà alle navi predisposte di alimentarsi da terra durante la sosta, riducendo le emissioni in porto. "La transizione energetica deve produrre benefici concreti anche per le comunità che vivono accanto agli scali – ha sottolineato Latrofa –. A Civitavecchia abbiamo l’opportunità di accompagnare la crescita del porto con un miglioramento della qualità ambientale e del rapporto con la città". 

 

In questo percorso il presidente ha evidenziato anche il ruolo di Cfft e dell’Interporto di Civitavecchia nella realizzazione della Hydrogen Valley portuale, con la produzione di idrogeno verde da energia fotovoltaica e lo sviluppo di soluzioni per metterlo a disposizione delle attività portuali e logistiche. A Fiumicino proseguono i lavori per il primo lotto del nuovo porto commerciale pubblico, dedicato alla darsena pescherecci. Latrofa ha quindi illustrato la prospettiva di sviluppare, nell’ambito delle previsioni del Piano regolatore portuale, una componente crocieristica complementare a Civitavecchia, anche attraverso possibili partenariati pubblico-privati per i quali sono già state avviate interlocuzioni. "La capacità di attrazione di Roma e la crescita della domanda richiedono una visione di lungo periodo – ha spiegato –. L’ipotesi su Fiumicino riguarda un’offerta con dimensioni e frequenze differenti rispetto a Civitavecchia e sarà accompagnata dal necessario confronto pubblico con il territorio". Per Gaeta, il presidente ha richiamato la strategia dedicata alle navi boutique e alle crociere di lusso, sostenuta dal dialogo con gli armatori e da una politica tariffaria che favorisce il doppio scalo con Civitavecchia. Un percorso che, ha riferito Latrofa, ha registrato un incremento superiore al 100% degli scali del segmento nel primo anno del suo mandato. 

Guardando alle priorità future, il presidente ha sottolineato il valore delle opportunità offerte dalla Zona logistica semplificata e la necessità di completare le connessioni del porto con le reti nazionali ed europee. Al centro, il completamento della superstrada Civitavecchia-Orte e la prospettiva del ripristino della ferrovia Civitavecchia-Capranica-Orte, temi affrontati anche nella recente missione a Bruxelles e nel confronto con la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna. La vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli ha richiamato la necessità di un’azione coordinata sulle priorità del territorio: "Massima concentrazione sul progetto di Civitavecchia: dalla transizione dal carbone alla parte infrastrutturale, fino a tutto il lavoro che sta facendo l’Autorità portuale". Angelilli ha inoltre proposto un tavolo tecnico di alto livello per individuare le priorità strategiche in vista della prossima programmazione europea, coinvolgendo istituzioni, imprese, università e centri di ricerca. "Le infrastrutture richiedono tempi lunghi: per questo la visione deve precedere e accompagnare la loro realizzazione – ha concluso Latrofa –. Dobbiamo programmare oggi opere e connessioni che siano utili quando entreranno in funzione, mettendo insieme pianificazione, risorse pubbliche, investimenti privati e innovazione". 

22 ott 2026

"Carlo non doveva diventare re", per Vinnie Jones il trono spettava a William

(Adnkronos) - Vinnie Jones ha messo in discussione l'ascesa al trono di Re Carlo, sostenendo che il principe William e Catherine, principessa del Galles, avrebbero dovuto succedere come regnanti dopo la morte della Regina Elisabetta II. L'attore, già famoso come calciatore professionista, prima di recitare in film e serie tv come 'Snatch' e 'The Gentlemen', si definisce un convinto monarchico, ma - scrive l'Independent - ritiene che la famiglia reale avrebbe dovuto attenersi alle regole tradizionali sul divorzio, anziché permettere a Carlo di diventare re dopo aver sposato Camilla.  

Storicamente, infatti, alle persone divorziate era vietato sposarsi con un membro della famiglia reale, sebbene le regole siano state allentate nel 2002. Secondo Jones, le regole sono state modificate per Charles (che è stato sposato con la principessa Diana dal 1981 al 1996) e Camilla (che è stata sposata con Andrew Parker Bowles tra il 1973 e il 1995).  

Interrogato sul fatto che avrebbe dovuto farsi tatuare Carlo anziché Winston Churchill, Jones ha dichiarato al podcast di Louis Theroux: "Sono un monarchico convinto, sapete. Sostengo la famiglia reale in modo assoluto. Però, penso che Carlo sia andato controcorrente. Credo che abbiano cambiato le carte in tavola per lui e per Camilla e ora sono un sostenitore di William e Kate. Sono un tradizionalista convinto. Amo la tradizione".  

L'ex centrocampista del Wimbledon, noto per il suo carattere combattivo, ha dichiarato: "Beh, hanno spostato i pali della porta, no? Hanno cambiato le regole". Quando Theroux ha sostenuto che "i tempi cambiano e anche le regole", Jones ha risposto: "E io ne sono un grande esempio, Louis. Non ho intenzione di criticare queste regole perché le ho criticate per tutta la vita. Ma, a dire il vero, speravo che Carlo facesse la cosa giusta e avesse detto: 'Grazie mille. Ci facciamo da parte', e che William e Kate fossero diventati Re e Regina. Quella, per me, era la mia Gran Bretagna". In 'The Gentlemen' - popolare serie drammatica poliziesca di Guy Ritchie su Netflix - Vinnie Jones interpreta il guardiacaccia Geoff Seacombe. 

22 ott 2026

Bper rafforza ulteriormente proprio profilo Esg, nel 2026 in crescita i rating di sostenibilità

(Adnkronos) - Nel 2026, Bper ha registrato ulteriori e significativi progressi in materia ambientale, sociale e di governance (Esg), ottenendo un miglioramento nei giudizi espressi da primarie agenzie internazionali di rating, quali Msci, Iss Stoxx e Sustainable Fitch. Contestualmente, è stata confermata la valutazione Corporate Standard Ethics Rating (Ser) di Bper. I riconoscimenti ottenuti confermano l’efficacia del percorso strategico intrapreso dal Gruppo, che ha integrato gli obiettivi di sostenibilità all’interno del proprio Piano Industriale.Bper ha dimostrato una gestione solida e coerente degli aspetti Esg attraverso numerosi interventi, tra cui l’adozione di un Piano per la riduzione dei consumi energetici, il sostegno alla transizione ecologica di famiglie e imprese tramite un plafond dedicato e il rafforzamento del proprio ruolo di partner strategico sui territori. A ciò si affiancano le iniziative a favore dell’inclusione sociale nelle comunità locali, la promozione della diversità e dell’inclusione all’interno dell’organizzazione e il continuo miglioramento delle pratiche di governance aziendale. 

Nel dettaglio i miglioramenti e le conferme nei rating: Msci: a ottobre 2026, Bper Banca ha ottenuto un Msci Esg Rating pari a “AAA”, su una scala che va da “CCC” (laggard) a “AAA” (leader); Iss Stoxx: a settembre 2026, il Corporate Rating di BPER è migliorato da C+ a B- (su una scala da D- a A+). Inoltre, è stato ottenuto lo status "Prime" e il massimo punteggio in tutte le categorie del Quality Score; Sustainable Fitch: nel 2026 l’agenzia ha confermato l’Entity Rating di Bper Banca S.p.A. a "2" (su una scala da 5 a 1, dove 1 rappresenta il punteggio migliore) e ha incrementato il relativo Entity Score da 63 a 64; Standard Ethics: a ottobre 2026 l’agenzia Standard Ethics ha confermato il Corporate Standard Ethics Rating (Ser) di Bper Banca a “EEE-” (scala da “F” a “EEE”). La visione di breve e lungo periodo dell’agenzia si mantiene positiva. 

“Gli ulteriori miglioramenti conseguiti nei principali rating Esg confermano la solidità del percorso che abbiamo intrapreso e la crescente integrazione della sostenibilità nei processi aziendali e nelle decisioni strategiche del Gruppo”, ha dichiarato Simone Marcucci, Chief Financial Officer di Bper. “Questi riconoscimenti rappresentano uno stimolo a proseguire con determinazione nel nostro impegno, creano valore sostenibile per tutti gli stakeholder e contribuiscono allo sviluppo dei territori in cui operiamo, coniugando crescita, responsabilità e solidità finanziaria”, conclude Marcucci 

22 ott 2026

Scontro in tv tra Bruno Vespa e Sabrina Brizzola: "Quando parlate, voi giovani, documentatevi. Qui venite preparati"

22 ott 2026

Colamussi (FS Sistemi Urbani): "Più servizi e tecnologia per convincere gli italiani a lasciare l'auto"

22 ott 2026

Mistretta (Amat): "Bus elettrici e marketing per convincere gli italiani a lasciare l’auto"

22 ott 2026

Ai, Bernabè (Techvisory): "Non possiamo dipendere da fornitori stranieri, servono competenze"

22 ott 2026

Svelato il Tour de France 2027, partenza da Edimburgo ed epilogo sui Pirenei

(Adnkronos) - Una partenza da Edimburgo in Scozia, due cronometro individuali e un epilogo atteso sui Pirenei, prima della passerella di arrivo sugli Champs-Élysées. Questo il percorso del Tour de France 2027, svelato oggi a Parigi, che offre un terreno adatto ad ogni tipo di corridore, con l'obiettivo dichiarato di "rimescolare le carte". Questa 114a edizione prenderà il via dalla capitale scozzese venerdì 2 luglio - la quinta partenza dall'estero negli ultimi sei anni -per concludersi tre settimane dopo sugli Champs-Élysées a Parigi, includendo per la terza volta consecutiva il passaggio sulla Butte Montmartre, ormai diventato un tratto iconico. Negli ultimi due anni, il finale sul pavé di rue Lepic ha assunto le sembianze di una classica, regalando duelli spettacolari tra i migliori ciclisti al mondo, tra cui Wout van Aert, Mathieu van der Poel e Tadej Pogačar, cinque volte vincitore del Tour. Questo spirito tipico delle classiche caratterizzerà l'intera prima parte del Tour 2027, a cominciare dalle tre tappe iniziali nel Regno Unito - in Scozia e in Inghilterra - e in particolare dall'ultima, che porterà i corridori a Cardiff. 

"Il Galles è come la Liegi-Bastogne-Liegi. I primi dieci giorni sono pensati per favorire un continuo cambio di maglie", spiega Christian Prudhomme, direttore del Tour, che in un'intervista all'Afp ribadisce la sua "volontà di rimescolare le carte, creando un terreno che offra opportunità a tutti". Questa logica prosegue fin dall'arrivo in Francia - ripercorrendo, sottolinea Prudhomme- , "il cammino inverso rispetto a quello di Guglielmo il Conquistatore mille anni fa" per la conquista dell'Inghilterra - con una tappa nel Cotentin, lungo l'oceano. "Thierry Gouvenou (l'ideatore del percorso) ha confidato di non aver mai visto prima una tappa con così tanti chilometri lungo il mare. È pensata per i 'puncheur', sulla falsariga delle tappe di Rouen ou Boulogne del 2025". 

 

Anche le tappe con arrivo a Plumelec e a Le Creusot, che prevedono l'ascesa al Signal d'Uchon, si preannunciano troppo impegnative per i velocisti. La prima delle due prove a cronometro in programma è prevista per la settima tappa, tra Blois e Chambord. "È la crono dei castelli: magnifica, 38 chilometri completamente pianeggianti", afferma Prudhomme. Segue quella di Tolosa, all'inizio della terza settimana: un tracciato lineare di 33 chilometri che include però la ripidissima salita di Pech David, una scoperta recente. Si arriva così a un totale di 71 chilometri, la distanza complessiva maggiore dal 2012; un dato che farà certamente la gioia del grande specialista della disciplina, Remco Evenepoel, secondo classificato alle spalle di Pogačar l'anno scorso. Per quanto riguarda l'alta montagna - con un totale di 28 colli - bisognerà attendere l'arrivo al Grand Colombier, durante la nona tappa, prima di due frazioni sulle Alpi. 

Queste ultime si preannunciano estremamente insidiose, in particolare per la doppia scalata della salita di Domancy – sede, a settembre, della prova in linea dei Campionati del Mondo – e per l'arrivo, il giorno seguente, a Les Saisies. Si nota però l'assenza di una salita mitica, del calibro del Galibier, dell'Izoard o dell'Alpe d'Huez. "Se si vogliono scoprire altri valichi, bisogna accettare il fatto che non ci siano sempre i più celebri", sostiene il direttore del Tour. "Significa anche uscire dai sentieri battuti. Ci sono stati anni in cui non figuravano né il Galibier, né il Tourmalet, né l'Alpe d'Huez, né il Ventoux. In questa edizione troveremo i valichi del futuro, altrettanto temibili. E ci sarà il Tourmalet". Il gigante dei Pirenei sarà il fulcro di quella che si preannuncia come la tappa regina, la diciottesima: un percorso che include il Col du Soulor, il Tourmalet, la Hourquette d'Ancizan e l'ascesa finale verso Saint-Lary-Soulan, al Col du Portet – il punto più alto del Tour (2.215 m) – per un dislivello complessivo di 5.400 metri. La penultima frazione, con arrivo a Libourne, sarà terreno per i velocisti, prima del gran finale del giorno successivo a Parigi, che vedrà il ritorno della Butte Montmartre, ormai diventata una delle principali attrazioni del Tour de France.  

22 ott 2026

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