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Tumori, Colao (Css): "Per neuroendocrini occorrono informazione e formazione"

(Adnkronos) - "I tumori neuroendocrini sono rari, ma sono tanti. Bisogna essere preparati al fatto che questo tipo di malattia può insorgere con sintomi molto variegati e molto diversi, poiché diversi sono gli organi in cui il tumore può avere origine. La parola chiave è quindi lo studio, l'informazione, la formazione del personale e, se vogliamo, il miglioramento degli strumenti diagnostici che oggi abbiamo a disposizione". Sono le parole di Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio superiore di sanità (Css) e direttore Dipartimento assistenziale integrato di Endocrinologia, Diabetologia, Andrologia e Nutrizione presso l'università degli Studi di Napoli 'Federico II', oggi al Senato nel corso dell'incontro 'Tumori neuroendocrini, oltre la rarità: dai reali bisogni alle possibili soluzioni', promosso dal senatore Guido Quintino Liris con il supporto non condizionante di Ipsen. 

"La fortuna - spiega - è che questi tumori esprimono praticamente sempre un recettore che appartiene alla famiglia dei recettori dei neurotrasmettitori - spiega - e quindi lo possiamo in qualche modo individuare e visualizzare. Questo ci è utile non solo per una diagnosi tempestiva, ma anche per una terapia che diventerà sempre più personalizzata". 

"Il cittadino - avverte Colao - deve sapere che tanti sintomi diversi, che possono andare dal banale ingombro addominale, con sintomi sfumati di cattiva digestione che si ripetono troppo spesso nel tempo, fino a un picco pressorio, a una vampata, a una sudorazione importante o a un rossore al volto, possono in realtà essere l'espressione di questi tumori". 

21 lug 2026

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21 lug 2026

Tumori, Panzuto (Net Center): "C'è consapevolezza su neuroendocrini, manca integrazione tra centri"

(Adnkronos) - "In Italia esistono molti centri di riferimento, molte realtà e, soprattutto, esistono la conoscenza e la competenza nei confronti dei tumori neuroendocrini. Quello che dobbiamo probabilmente migliorare e su cui dobbiamo lavorare è la condivisione, rendere queste realtà più visibili e riconoscibili, e valorizzare l'integrazione esistente tra i vari centri". Lo ha detto Francesco Panzuto, direttore del Centro tumori endocrini dell'azienda ospedaliera universitaria Sant'Andrea di Roma e membro del Centro di eccellenza Enets - European Neuroendocrine Tumor Society, prendendo parte all'incontro 'Tumori neuroendocrini, oltre la rarità: dai reali bisogni alle possibili soluzioni', promosso oggi al Senato dal senatore Guido Quintino Liris con il supporto non condizionante di Ipsen. 

"L'obiettivo è dunque aumentare la consapevolezza, ma anche mettere in contatto le varie realtà presenti sul territorio italiano, poiché è probabilmente di questo che c'è ancora bisogno nell'interesse dei pazienti", spiega lo specialista. Per Panzuto "competenze, conoscenze e opportunità di cura sono ben distribuite su tutto il territorio nazionale. Dobbiamo però ricordare che i tumori neuroendocrini sono una patologia complessa che necessita di una gestione multidisciplinare - evidenzia - La difficoltà talvolta è proprio questa: trovare e far coesistere nello stesso punto, nello stesso centro, le competenze di tutte le discipline coinvolte". Dunque per l'esperto "non è un problema di differenza Nord-Sud o di Regione verso Regione. È un problema di condivisione e di consapevolezza". 

21 lug 2026

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21 lug 2026

Tumori, 'per i neuroendocrini servono percorsi di cura più efficaci', Position paper detta 5 priorità

(Adnkronos) - "Nei tumori neuroendocrini la disponibilità di nuove opzioni terapeutiche rende ancora più urgente un'evoluzione dei percorsi assistenziali. Diagnosi spesso tardive, sintomi non specifici, frammentazione degli accertamenti e disomogeneità territoriali possono infatti rallentare l'identificazione dei pazienti e il loro accesso ai centri specialistici". E' il quadro che emerge dall'evento 'Tumori neuroendocrini, oltre la rarità: dai reali bisogni alle possibili soluzioni', promosso dal senatore Guido Quintino Liris, membro della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, con la partecipazione di rappresentanti istituzionali, esperti clinici e associazioni dei pazienti. Durante i lavori, ospitati nella Sala Zuccari del Senato, è stato presentato il Position paper 'Tumori neuroendocrini: dalla diagnosi tardiva alla presa in carico specialistica. Rafforzare i percorsi, ridurre la frammentazione, preparare l'accesso all'innovazione', redatto con il supporto non condizionante di Ipsen. Il documento indica 5 priorità al Servizio sanitario nazionale. 

"I tumori neuroendocrini sono patologie rare e ancora poco conosciute, per le quali è fondamentale promuovere una maggiore informazione e sensibilizzazione, così da favorire diagnosi più tempestive - dichiara il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel suo messaggio di saluto - Allo stesso tempo, occorre rafforzare percorsi di cura efficienti, multidisciplinari e omogenei sul territorio, per garantire a tutti i pazienti una presa in carico appropriata e un accesso equo alle opportunità offerte dall'innovazione terapeutica. Questa è la direzione in cui il Servizio sanitario nazionale deve continuare a investire, per assicurare risposte sempre più appropriate e vicine ai bisogni dei pazienti".  

Il Position paper rappresenta per gli estensori del documento "una proposta di lavoro rivolta alle istituzioni nazionali e regionali, alla comunità scientifica e a tutti gli attori coinvolti nell'assistenza ai pazienti con tumori neuroendocrini, con l'obiettivo di rafforzare i percorsi diagnostico-terapeutici, ridurre le disuguaglianze territoriali e consentire un accesso più tempestivo e appropriato alle innovazioni disponibili". Afferma Liris: "Nel percorso di cura dei pazienti con tumori neuroendocrini, la tempestività della diagnosi e la qualità dell'organizzazione assistenziale sono fattori decisivi. Le innovazioni terapeutiche oggi disponibili offrono prospettive sempre più importanti, ma il loro pieno potenziale può essere espresso solo all'interno di percorsi diagnostico-terapeutici strutturati, di una presa in carico multidisciplinare e di una rete assistenziale capace di accompagnare il paziente in ogni fase della malattia. Rafforzare questi strumenti significa garantire un accesso più equo alle cure e trasformare l'innovazione in un beneficio concreto per tutti i pazienti". 

I tumori neuroendocrini (Net) - spiega una nota - sono neoplasie rare e complesse, che rappresentano meno dello 0,5% dei tumori maligni, ma che hanno un impatto assistenziale significativo per la lunga sopravvivenza dei pazienti e per la necessità di monitoraggio e cure specialistiche nel tempo. La variabilità biologica della malattia, l'eterogeneità delle manifestazioni cliniche e la frequente aspecificità dei sintomi rendono particolarmente complesso il percorso che conduce alla diagnosi. Il Position paper nasce dall'esigenza di affrontare una sfida sempre più rilevante per il Servizio sanitario nazionale: trasformare il progresso scientifico e terapeutico in un beneficio concreto per le persone con tumori neuroendocrini, attraverso percorsi capaci di garantire diagnosi tempestive, corretta caratterizzazione della malattia, presa in carico multidisciplinare e continuità assistenziale. E a questo scopo individua "5 priorità operative: ridurre i ritardi diagnostici e migliorare l'appropriatezza degli accertamenti, evitando percorsi frammentati e ripetizioni non necessarie; rafforzare il network tra territorio, specialisti e centri di riferimento, favorendo l'accesso tempestivo al percorso di cura dei pazienti; promuovere criteri condivisi per diagnosi, caratterizzazione e stratificazione dei pazienti, anche nelle forme incidentali; investire nella formazione dei professionisti sanitari coinvolti nelle diverse fasi del percorso; valorizzare il ruolo delle associazioni dei pazienti nella definizione dei bisogni e dei modelli assistenziali". 

Dal confronto tra gli esperti e i rappresentanti dei pazienti è emerso come la fase precedente alla diagnosi rappresenti ancora uno dei principali punti critici. I sintomi spesso sfumati o comuni ad altre condizioni possono determinare percorsi lunghi, con il coinvolgimento di diversi specialisti prima dell’arrivo presso un centro con esperienza dedicata. "Nei tumori neuroendocrini la sfida oggi non riguarda soltanto la disponibilità di nuove terapie, ma la capacità del sistema di individuare rapidamente i pazienti che possono beneficiarne. La multidisciplinarietà e la presenza di reti organizzate sono fondamentali per garantire una corretta caratterizzazione della malattia e una scelta terapeutica appropriata", sostiene il panel dei clinici composto da Nicola Fazio, direttore Programma Tumori dell'apparato digerente e neuroendocrini, Istituto europeo di oncologia (Ieo) Milano, e responsabile del Centro di eccellenza Enets per le neoplasie neuroendocrine dell'apparato digerente e tumori neuroendocrini toraci; Francesco Panzuto, Centro di eccellenza Enets per i tumori neuroendocrini, Aou Sant'Andrea Roma; Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio superiore di sanità e direttore Dipartimento assistenziale integrato di Endocrinologia, Diabetologia, Andrologia e Nutrizione, università degli Studi di Napoli 'Federico II'; e Maria Luisa De Rimini, già direttore Uoc Medicina nucleare, Aorn ospedali dei Colli, Monaldi. 

Un ruolo centrale nel Position paper è riservato anche alla prospettiva dei pazienti. Oltre all'accesso alle terapie, infatti, emergono bisogni legati alla continuità assistenziale, alla disponibilità di informazioni chiare dopo la diagnosi, alla gestione dei sintomi, alla qualità della vita e alla possibilità di essere accompagnati lungo un percorso complesso. "Per le persone con tumore neuroendocrino la cura non coincide soltanto con la terapia. Significa poter contare su informazioni corrette, su professionisti che collaborano e su un percorso riconoscibile, indipendentemente dal luogo in cui si vive. Ridurre la frammentazione significa migliorare concretamente l’esperienza dei pazienti e delle loro famiglie", sostiene il panel delle associazioni pazienti composto da Net Italy Ets, Ainet Odv - Vivere la Speranza e La Lampada di Aladino Ets.  

"L'evoluzione terapeutica - conclude Irina Zotova, presidente e amministratore delegato Ipsen Italia - rappresenta una straordinaria opportunità, ma deve essere accompagnata anche da un'innovazione dei modelli organizzativi. Ecco perché il nostro impegno non si esaurisce nello sviluppo di soluzioni terapeutiche, ma comprende anche la promozione del dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e associazioni dei pazienti, così da contribuire alla costruzione di percorsi più efficaci, sostenibili e centrati sui bisogni delle persone". 

21 lug 2026

Meloni e video Vannacci: "Prendo distanze senza esitazione, ma valga anche per opposizioni"

(Adnkronos) - Giorgia Meloni prende le distanze da Roberto Vannacci dopo il video, fatto con l'Ia, che raffigurava il fondatore di Futuro Nazionale come un gladiatore, mentre faceva 'giustiziare' Elly Schlein e Giuseppe Conte. "Leggo che alcuni esponenti dell’opposizione mi chiedono di prendere le distanze da un video realizzato con l’intelligenza artificiale, diffuso da un altro partito di opposizione, nel quale sono stata inserita a mia insaputa. Lo faccio senza alcuna esitazione", ha scritto la premier sui social.  

"Quel video non appartiene al mio modo di essere, né al mio modo di intendere il confronto politico. Ho sempre pensato che la politica debba misurarsi con le idee, con il consenso e con il voto dei cittadini, mai con l’intimidazione, con l’odio o con la rappresentazione violenta dell’avversario". 

"Proprio per questo, però, mi aspetto la stessa chiarezza da chi oggi mi rivolge questo appello", ha continuato Meloni, "mi aspetto che gli stessi esponenti della sinistra trovino il coraggio di prendere le distanze quando un assessore del Partito Democratico arriva a evocare i fucili contro gli avversari politici. Mi aspetto la stessa fermezza quando autorevoli rappresentanti istituzionali della sinistra, davanti a vicende ancora al vaglio della magistratura, scelgono di alimentare un clima di contrapposizione che finisce per delegittimare le Forze dell’Ordine e offrire il pretesto a chi trasforma le piazze in luoghi di violenza". 

"La condanna delle parole d’odio, di ogni incitamento alla violenza e di ogni forma di intimidazione politica non può valere solo quando è utile alla polemica del momento. Deve valere sempre. Senza eccezioni. Senza doppi standard", ha concluso la premier. 

21 lug 2026

Como, si tuffa nel lago e non riemerge, dispersa bambina di 10 anni

21 lug 2026

Caso Fakir, allarme Sis118: "La posizione prona può uccidere, ecco perché diventa letale"

(Adnkronos) - "La morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, durante un intervento delle forze dell'ordine, riporta alla ribalta una questione clinica che la medicina d'emergenza conosce da oltre trent'anni: la contenzione fisica prolungata in posizione prona, con il peso degli operatori sul torace e la compressione della nuca, può uccidere". A ricordarlo è la Società Italiana Sistema 118 (Sis118) che - "nel pieno rispetto dell'indagine della Procura di Bologna e dell'autopsia disposta, cui spetta stabilire le cause della morte" - sceglie di parlare di fisiopatologia, non di responsabilità. "L'agitazione psicomotoria acuta è, a tutti gli effetti, un'emergenza medica", afferma il presidente nazionale Mario Giosuè Balzanelli. 

Il decesso, spiegano dal 118, "non è quasi mai un semplice soffocamento. A convergere sono tre possibili cause. La prima è intrinseca allo stato di agitazione: l'organismo, in preda a una tempesta di catecolamine e a uno sforzo muscolare estremo, va incontro ad aritmie maligne, ischemia, acidosi da acido lattico, rabdomiolisi con rilascio di potassio e ipertermia: una cascata che, da sola, può fermare il cuore anche senza alcuna contenzione. È il quadro un tempo chiamato 'excited delirium', etichetta oggi abbandonata dalle società scientifiche, ma la cui sostanza fisiopatologica resta reale. La seconda causa è la posizione prona. Schiacciato a terra, con il peso di uno o più operatori sul dorso, il soggetto non riesce più a espandere il torace e il diaframma. Proprio quando servirebbe iperventilare per smaltire l'anidride carbonica in eccesso, la meccanica respiratoria è bloccata: la CO2 si accumula, il sangue si acidifica ulteriormente, il cuore cede. La compressione del collo aggrava il quadro". La terza "è lo spray al peperoncino, impiegato a Bologna pochi istanti prima dell'immobilizzazione. L'oleoresin capsicum (estratto oleoso naturale del peperoncino piccante, utilizzato come principio attivo) può provocare laringospasmo e broncospasmo, con dispnea e chiusura delle vie aeree, effetti che diventano pericolosi soprattutto in chi soffre d'asma. E i familiari di Fakir riferiscono che l'uomo era asmatico, con precedenti ricoveri per problemi respiratori. Il risultato è un arresto cardiaco che si manifesta tipicamente come 'attività elettrica senza polso' o asistolia: non un ritmo beneficiario della scarica elettrica erogata dal defibrillatore, caratterizzato da probabilità molto minori, sul piano statistico, di conseguire, durante la rianimazione, il ripristino della circolazione spontanea". La finestra per evitarlo, o per renderlo molto meno probabile, avverte la Sis118, "è strettissima e coincide con un gesto semplice: togliere subito la persona dalla posizione prona".  

Per Balzanelli il punto è che l'agitazione psicomotoria, qualunque ne sia l’origine, "è una condizione clinica potenzialmente pericolosa per il paziente e per l'ambiente circostante", e "richiede necessariamente l'intervento di un equipaggio del 118 composto da medico e infermiere". Solo un team sanitario, spiega, può valutare clinicamente il paziente, praticare in sicurezza un'eventuale sedazione e monitorarlo per cogliere in tempo i segni di deterioramento, prevenendo complicanze letali come crisi ipertensive severe e aritmie maligne. 

L'appello della società scientifica è a: "Riconoscere l'agitazione acuta come emergenza medica e attivare sempre il 118 con equipaggio medico-infermieristico; non mantenere mai la posizione prona con peso sul dorso e compressione della nuca; riportare immediatamente il soggetto, una volta controllato, in posizione laterale di sicurezza o seduta; affidare la contenzione farmacologica solo a personale sanitario, con monitoraggio continuo di saturazione, elettrocardiogramma e pressione; e costruire protocolli condivisi e formazione congiunta tra forze dell'ordine e Sistema 118". 

"La giustizia farà il suo corso", conclude il responsabile Sis118, che esprime cordoglio alla famiglia di Abderrahim Fakir. "Ma il compito della comunità scientifica - precisa Balzanelli - è impedire che simili tragedie si ripetano. La conoscenza esiste da oltre trent'anni: trasformarla in protocolli operativi e in formazione condivisa è oggi un'urgenza non più rinviabile". 

Sul piano istituzionale, la Sis118 conferma la propria "disponibilità - a titolo interamente gratuito - a offrire alle forze dell'ordine percorsi di formazione e addestramento sulle manovre salvavita e sul primo soccorso, nella convinzione che la tutela della vita sia un terreno di reciproca virtuosa sinergia istituzionale". 

21 lug 2026

Spagna, con trionfo Mondiali c'è montepremi record. Ma con la 'beffa' dazi

(Adnkronos) - La Spagna e un montepremi da record, ma con la beffa dazi. Per l'edizione appena conclusasi dei Mondiali 2026, andati in scena in Stati Uniti, Messico e Canada, la Fifa ha stanziato un montepremi mai visto prima: 871 milioni di dollari da dividere, secondo i risultati raggiunti, tra le 48 nazionali partecipanti. Alla squadra vincitrice, in questo caso la Spagna, che ha battuto 1-0 l'Argentina in finale, sono andati quindi 50 milioni di dollari, mentre l'Albiceleste ne ha incassati circa 33 e Inghilterra e Francia, che hanno concluso il torneo rispettivamente al terzo e quarto posto, hanno ottenuto un assegno da 29 e 27 milioni circa. 

Il minimo per ogni squadra qualificata è di 12,5 milioni, soltanto per aver partecipato alla fase a gironi. Soldi che aumentano con il passare dei turni a eliminazione diretta. A raccogliere il denaro sono, ovviamente, le singole Federazioni, che decidono poi autonomamente come ripartirlo tra giocatori e staff tecnico. Secondo quanto riporta SkyTg24 però, ci sarebbe una vera e propria beffa, con l'importo che sarebbe molto inferiore a causa dei dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. 

Il dazio sul montepremi si compone di due livelli: il primo è federale, quindi gli atleti stranieri che gareggiano in America e guadagnano grazie alle proprie prestazioni sono soggetti a corpose ritenute. Quanto corpose dipende dagli accordi tra gli Stati Uniti e il proprio Paese, ma il dazio può arrivare fino al 30%. Il secondo livello invece è statale, e rappresenta la vera 'beffa'. In molti stati americani c'è la cosiddetta 'jock tax', ovvero la tassa sugli atleti, che si applica ai redditi prodotti sul proprio territorio. Uno degli stati con l'aliquota più alta è proprio il New Jersey, dove si è giocata la finale dei Mondiali.  

Il dazio però non colpisce le Federazioni, ma i singoli atleti. La Spagna potrà richiedere l'esenzione fiscale, che negli Usa è previsto per gli atleti senza scopo di lucro, evitando così una grande detrazione rispetto ai 50 milioni di vincita. Il 'colpo' vero e proprio sarà sulla quota destinata ai giocatori, che al netto vedranno considerevolmente ridotto il proprio assegno prima negli Stati Uniti e poi nel proprio Paese di residenza. 

 

21 lug 2026

Gran Bretagna, morte Ann Widdecombe: 'lady Brexit' massacrata con un martello

21 lug 2026

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