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Festa del cinema di Roma, Bardem: "Dare potere a chi nega diritti umani porta a Mussolini e Netanyahu"

(Adnkronos) - "Cosa posso dire su Roma che non sia già stato detto? Poeti, scrittori, pittori e musicisti straordinari hanno espresso il significato di questa città molto meglio di quanto potrei mai fare io in tutta la mia vita. La sua bellezza rappresenta le cose straordinarie che possiamo fare quando usiamo la nostra immaginazione per creare qualcosa di buono. Ma in questo Paese c'è stato anche Mussolini e da questo dobbiamo capire ciò che può accadere quando diamo potere a coloro che sono assolutamente contro i diritti umani fondamentali. Non solo Mussolini, ma anche Franco, Hitler e Netanyahu". Javier Bardem si esprime così sul tappeto rosso della 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma, prima di ricevere il premio alla Carriera. 

La giornata, in Italia e in Francia in particolare, è caratterizzata da manifestazioni di protesta. "La protesta di questi giovani è la dimostrazione della loro vitalità, della loro voglia di speranza. Noi adulti dobbiamo stargli vicino, con la nostra presenza, personale e professionale. L'ondata della Spagna ha contagiato tanti paesi europei, la Francia, l’Italia, anche oggi qui a Roma c’era importante manifestazione -aggiunge l'attore spagnolo, oggi alla kermesse capitolina come protagonista del film 'El Ser Querido', del regista Rodrigo Sorogoyen - Anche qui su questo tappeto rosso ho visto tantissimi giovani. Certo, è una cosa diversa, ma mi colpisce la loro voglia di vedere pellicole di contenuto, la profondità, la voglia di stare lontani dallo streaming e dall’algoritmo". 

Bardem riceve il premio con emozione: "Grazie per questa Lupa", dice mentre si scusa per il suo "terribile italiano". A consegnargli il prestigioso riconoscimento è il regista premio Oscar Paolo Sorrentino: "È un onore riceverlo proprio da lui, uno dei film che più mi ha colpito è stato 'La grande bellezza'". Sul valore di un premio, Bardem afferma: "Credo che vadano ricevuti, ringraziati, festeggiati e poi dimenticati, per poter continuare ad andare avanti e a crescere. Spero quindi di continuare a meritarmelo con il mio lavoro futuro". 

Sorrentino si dice "onorato" di premiare "un attore meraviglioso come lui". Ogni volta che lo incontra, ricorda, "mi dice che vuole fare un film con me. Me lo dice sempre, quindi probabilmente non è vero. Però questa battuta la recita in maniera bella e appassionata. Io sono felice e ci credo", dice scherzando il regista. 

17 ott 2026

The Voice Senior, la storia di Francesca Magnelli: "Ho rincorso la mia identità per 30 anni"

(Adnkronos) - Lacrime e commozione a The Voice Senior. Tra i concorrenti che si sono esibiti nel corso della puntata andata in onda ieri non è passata inosservata Francesca Magnelli che ha portato sul palco voce, grinta e una storia che ha commosso i giudici.  

La concorrente si è presentata con il brano 'La fine' di Nesli e ha convinto alle prime note Arisa, che è stata la prima a girarsi. Seguita poi da Fiorella Mannoia, da Clementino e Rocco Hunt, ricevendo la standing ovation dal pubblico. "Io sono Francesca, in arte Francis. Ho 62 anni e vengo da Lucca. Ho un percorso di vita un po' particolare perché i primi 30 anni li ho passati a rincorrere la mia vera identità, artistica e personale. Poi sono rinata come Francesca".  

L'artista ha spiegato il motivo per cui ha scelto di cantare il brano di Nesli, rivisitato da Tiziano Ferro: "Racconta molto del mio vissuto e la sento profondamente mia. 'Chiedo scusa a chi ho tradito e fanculo a ogni nemico', dedicata a tutti quelli che hanno pensato che non riuscissi a fare questo percorso e avere questo coraggio". 

 

 

Una storia di sofferenza e riscatto che è arrivata dritta nel cuore dei giurati, in particolare in quello di Clementino che emozionato ha aggiunto: "Ho sentito l'emozione quando ero ancora girato. Tutti vogliamo essere migliori, mi hai emozionato tanto". Arisa poi le ha proposto di duettare insieme sulle note de 'La donna cannone' e dopo il brano Francis ha scelto il suo coach: "Dopo questo duetto come faccio? Scelgo Arisa". 

17 ott 2026

Festa Roma: Javier Bardem show, infiamma il red carpet e si siede al posto dei fotografi

17 ott 2026

Alex Baudo, l'abbraccio con Katia Ricciarelli e il ricordo di papà Pippo: "Ho scoperto a 30 anni di essere suo figlio"

(Adnkronos) - Nel ricordo di Pippo Baudo, il figlio Alex e Katia Ricciarelli si sono rincontrati a Verissimo. Nella puntata andata in onda oggi, sabato 17 ottobre, Alex Baudo ha ricordato di aver scoperto di essere figlio del conduttore soltanto quando aveva 30 anni. Alex è nato nel 1962 dalla relazione di Pippo Baudo con Mirella Adinolfi ed stato riconosciuto ufficialmente dal conduttore nel 1996, quando Pippo Baudo era sposato con Katia Ricciarelli. 

La madre Mirella era sposata con Tullio Formosa, che ha cresciuto Alex come fosse suo vero padre. A raccontargli la verità fu proprio il padre Tullio: "Si ammalò e decise di raccontarmi la verità, anche perché molti personaggi dello spettacolo lo sapevano e voleva che io lo sapessi da lui. La mia reazione è stata tremenda", racconta Alex che ricorda di essere sprofondato nel buio più totale. "Non ero ancora stato riconosciuto da Pippo, stavo vivendo una crisi matrimoniale e mio padre Tullio è morto. Prendevo medicinali e bevevo, una sera sono crollato. Mi ha trovato un mio amico. Ho cominciato a fare la terapia per diversi anni. E oggi sono qui". 

Katia Ricciarelli, ospite di Silvia Toffanin, ha ricordato di aver scoperto dai giornali che Alex fosse figlio di Baudo. "Mi ricordo di aver pensato: 'Gli assomiglia'". Il soprano assicura di non aver reagito male alla notizia che il marito avesse un figlio segreto: "Ero tranquilla, serena. Ho detto a Pippo: 'Tu hai avuto la tua vita e io la mia, non c'è problema'". Ma a distanza di anni ammette: "Avrei voluto saperlo prima". Il primo incontro tra Katia Ricciarelli e Alex Baudo è avvenuto però molti anni dopo. "Ci sentivamo al telefono, ma ci siamo incontrati per la prima volta cinque o sei anni fa", rivelano. 

17 ott 2026

Attentato a Ranucci, il Riesame: "Su Lavitola materiale investigativo granitico"

(Adnkronos) - “Il materiale investigativo” nei confronti di Valter Lavitola “risulta granitico” in merito “alla sussistenza di gravità indiziaria (…) anche tenuto conto delle ammissioni, seppure parziali”. E’ quanto scrivono i giudici del Riesame di Roma nelle motivazioni dell’ordinanza con cui lo scorso settembre hanno respinto le istanze delle difese confermando la misura cautelare in carcere per l’ex editore, mandante reo confesso dell’attentato davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci. Con la decisione i giudici avevano anche confermato l’aggravante del metodo mafioso.  

Il Tribunale della Libertà sottolinea la “contraddittorietà” delle dichiarazioni rese da Lavitola in merito all’organizzazione dell’attentato dinamitardo. “In un primo momento, infatti, Lavitola ha affermato di avere conferito un incarico preciso, circoscritto al suo uomo di fiducia Clesio Tavares Gomes e cioè sparare lui stesso, senza coinvolgere altri, tre o quattro colpi contro il muro dell'abitazione del Ranucci; solo il giorno dopo l'attentato, dai mezzi di informazione, aveva scoperto che il coindagato non aveva seguito le sue istruzioni ed aveva fatto di testa sua, assoldando soggetti a lui ignoti che avevano posizionato l'ordigno presso l'abitazione del Ranucci”. In seguito però Lavitola “ha sensibilmente modificato la sua versione, affermando, in un primo momento, di avere accettato il rischio che il coindagato, in virtù delle sue pregresse esperienze non solo nel campo della sicurezza, ma anche in ambito militare internazionale, potesse discostarsi dalle sue indicazioni per poi sostenere di avere conferito al Clesio Tavares una sorta di ‘mandato in bianco’ perché ‘non gli ho detto fai così o è meglio non fare l'attentato’. Al di là delle incontestabili e rilevanti differenze fra le versioni offerte” da Lavitola, sottolineano i giudici nelle 31 pagine di motivazioni, “appare del tutto inverosimile che Clesio Tavares abbia di sua iniziativa modificato nel senso indicato le modalità esecutive dell'attentato senza consultare previamente il Lavitola. Ciò proprio in considerazione del rapporto che lega i due indagati, più volte ribadito dallo stesso Lavitola, di natura quasi filiale, di estrema fiducia reciproca; fiducia che non si comprende per quale ragione il coindagato avrebbe dovuto tradire, assumendosi le conseguenti gravi responsabilità ed anche i correlativi oneri economici”. 

Fra le bugie dette da Lavitola, per i giudici del Riesame c’è anche il sopralluogo effettuato da Lavitola e da Clesio Tavares davanti l'abitazione di Ranucci il 15 settembre 2025. “Sopralluogo negato da Lavitola sia in sede di prime dichiarazioni spontanee che di interrogatorio. Dall'analisi del traffico telefonico degli indagati” però è emerso che quel pomeriggio “Lavitola e Clesio Tavares si recavano in zona Torvajanica, dove si trova l'abitazione del Ranucci per poi immediatamente fare rientro a Roma”. Per i giudici inoltre resta confermata l’aggravante del metodo mafioso, in particolare per le “allarmanti modalità dell'azione (…) già di per sé evocative della forza intimidatrice del metodo mafioso e così infatti sono state percepite, nell'immediatezza, dalla persona offesa, che, in sede di denuncia e poi di sit, riferiva di essere stato oggetto nel corso degli ultimi anni di ripetute minacсе е avvertimenti connessi alla sua attività giornalistica e d'inchiesta anche in ambito di criminalità organizzata, motivo per cui gli era stata assegnata sin dall'agosto 2021 una misura di tutela personale”. I giudici evidenziano le “gravi modalità dell'azione, indicative di una personalità spregiudicata, con una propensione delinquere non comune, tenuto conto che il Lavitola incaricava il coindagato individuare esecutori materiali che, per pochi soldi, si prestavano a compiere il fatto in esame che avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi considerato che le autovetture della persona offesa erano a gas”. Per il Tribunale della Libertà infine sussiste anche il pericolo di fuga dato che Lavitola, come emerso dalle intercettazioni, “a partire dal 1 luglio 2026, subito dopo l'esecuzione della misura nei confronti dei quattro esecutori materiali, era in procinto di partire per l'Africa”. Per i difensori di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, “le motivazioni del Riesame non convincono, in particolare sull’aggravante” e annunciano ricorso in Cassazione. 

 

17 ott 2026

Papa, il chirurgo rassicura: "Pieno recupero in una decina di giorni, non ci sono motivi per rinviare il viaggio in America Latina"

(Adnkronos) - “Una decina di giorni per il pieno recupero”. Tanto durerà la convalescenza del Papa dimesso oggi dal Gemelli, dopo un ricovero di cinque giorni per l’asportazione di un tumore maligno al polmone, calcola il chirurgo Stefano Margaritora che lo ha operato. “Trattandolo come una persona normale, dopo questi tipi di intervento, penso che un paio di settimane per una ripresa fisica veramente completa ci vogliono. Quindi, - ha spiegato il chirurgo ai media vaticani - essendo già quasi passata una settimana, tutto sommato io credo che il Papa in un'altra decina di giorni possa essere pienamente recuperato”.  

“Papa Leone è stato un paziente ideale. Non lo dico per piaggeria ma è stato veramente un paziente che non ha dato alcun minimo problema all’équipe che si occupava di lui, e non l’avrebbe dato neanche se si fosse chiamato Mario Bianchi. Sempre sereno, sempre sorridente, molto poco lamento di fronte a un dolore che comunque, malgrado tutte le manovre, sicuramente una persona prova. Ha seguito tutte le nostre tappe dal punto di vista dietetico, dal punto di vista fisioterapico”. Il chirurgo ha raccontato anche un particolare curioso: “Faceva sempre anche un pochino di più di quello che gli veniva richiesto. Nella seconda giornata dopo l’operazione, ci siamo girati e stava sistemando lui le sedie nella Cappella. Noi gli abbiamo detto: 'Santo Padre, ci siamo noi'. E lui: 'Non importa, riesco a farlo, lo faccio'. Quindi, che cosa posso dire? È stato veramente un paziente assolutamente ideale”. 

 

“La scoperta del tumore maligno del polmone del Papa è stata assolutamente casuale, come purtroppo succede frequentemente, perché facendo degli esami di routine all'addome, è stato scoperto, in torace, alle basi polmonari, questa piccola macchietta” ha spiegato il chirurgo che ha operato il Papa al Gemelli, Stefano Margaritora. “Questo - ha detto ai media vaticani - è abbastanza normale, perché quando si fanno degli esami radiologici all'addome, dato che il diaframma è una specie di paracadute, si visualizzano normalmente le basi polmonari. Ma certamente, se questa piccola macchia fosse stata un pochino più alta, non sarebbe stata vista”. 

Il chirurgo, che ha definito il pontefice “paziente ideale”, ha spiegato che si è trattato di un intervento routinario: “Sarei disonesto a dire che era molto complicata per fare gesta eroiche. In realtà, l’intervento sul Santo Padre è stato un intervento di routine, nel senso che in casi simili, nel caso di un tumore del polmone di una certa dimensione, si deve togliere tutto il lobo in cui è contenuto. Nel caso del Santo Padre, il lobo inferiore del polmone destro. E quindi, da questo punto di vista, è stato un intervento di routine”. Il chirurgo si è detto soddisfatto del recupero post-operatorio del Pontefice: “Sì, di questo siamo veramente contenti, perché il Santo Padre, nell’ambito del suo recupero post-operatorio, ha messo veramente anima e corpo come le persone più motivate dopo questo genere di operazioni. E quindi la nostra assistenza nei suoi confronti è stata veramente minima, perché la sua volontà di avere una ripresa in tempi molto rapidi è molto efficace da tutti i punti di vista: è stata veramente encomiabile”. 

 

“Direi che non ci sono motivi clinici per cui” il viaggio del Papa in America Latina “non venga fatto” sostiene il chirurgo Stefano Margaritora. Dal punto di vista medico, quindi, il Papa può sostenere l’impegnativa trasferta in America Latina prevista dal 6 al 17 novembre prossimi. 

 

17 ott 2026

Cisgiordania, coloni israeliani attaccano convoglio di diplomatici europei

(Adnkronos) - Diplomatici europei attaccati da coloni israeliani in Cisgiordania. Secondo quanto si legge su Times of Israel, che cita la Radio dell'esercito, veicoli di diplomatici di Francia, Belgio e Polonia sono stati attaccati da coloni israeliani nel villaggio di Taybeh durante la raccolta delle olive. Secondo quanto riferito dalla radio dell'Esercito, che cita testimoni locali, sette coloni dal volto coperto hanno circondato il convoglio dei diplomatici, chiesto i documenti e distrutto il finestrino di un veicolo di proprietà del consolato belga. 

Un video, condiviso da uno dei diplomatici, mostra Bernand Baudoux, 78enne sindaco di sinistra di Aulnoue-Aymeries, nel nord della Francia, sdraiato per terra accanto alla macchina. Due diplomatici e un testimone locale hanno confermato la sua identità alla Afp. Uno dei diplomatici ha precisato che il sindaco non è in pericolo di vita. 

"Credo che se i coloni si comportano così ci sia una tolleranza da parte del governo israeliano". E' quanto ha poi detto all'Afp il sindaco Baudoux 

 

 

"Un sindaco francese è stato aggredito e un veicolo belga danneggiato. Il nostro team sta bene. I palestinesi affrontano ogni giorno questa violenza". Così il ministro degli Esteri belga, Maxime Prevot, condanna "nei modi più forti' l'aggressione. "I coloni attaccano anche i giornalisti che fanno il loro lavoro e i diplomatici; raccogliere olive, trasmettere notizie o svolgere il proprio lavoro diplomatico non dovrebbe mettere nessun a rischio di attacco", aggiunge su X il ministro belga che afferma che "come potenza occupante le autorità israeliane devono proteggere i palestinesi, garantire la sicurezza di diplomatici e giornalisti e portare i responsabili di fronte alla giustizia". 

"L'impunità per i coloni deve finire", aggiunge spiegando che il Belgio "continuerà a fare pressioni per sanzioni contro i responsabili di queste violenze e contro chi li sostiene". "Questa violenza non può essere separata dalla politica illegale di Israele sugli insediamenti - conclude -. Il Belgio condanna l'espansione degli insediamenti e i tentativi di costringere con la forza i palestinesi a lasciare la loro terra. L'occupazione dei territori palestinesi deve finire". 

 

"L'esercito israeliano condanna il grave atto di violenza che ha avuto luogo nell'area di Taybeh, durante il quale rappresentanti diplomatici sono stati attaccati da rivoltosi israeliani". Così le Idf condannano l'attacco contro il convoglio, aggiungendo però che "la visita del consolato non era stata coordinata con l'Idf". "Questo coordinamento è importante per prevenire incidenti di questo tipo", continua il comunicato in cui afferma che da un primo controllo risulta che non vi fossero militari presenti al momento dell'attacco. 

I civile israeliano che accompagnava i diplomatici europei ha contattato il numero della sala operativa della brigata regionale, ha detto che però questa può ricevere "allarmi sono da personale di sicurezza e non da civili" per i quali vi sono "altri canali preposti per sporgere denunce". 

Intanto, anche la polizia israeliana "condanna le violenze di ogni tipo" e comunica che dopo aver ricevuto le immagini che testimoniano l'attacco dei coloni israeliani ai diplomatici europei "ha avviato un'indagine" per individuare i responsabili. 

"Senza nulla togliere alla gravità dell'incidente, è spiacevole che la visita non sia stata coordinata in anticipo con le Idf. Tale coordinamento avrebbe potuto contribuire a salvaguardare la sicurezza dei visitatori". E' quanto afferma il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar in un post su X in cui condanna l'attacco. 

"Un'indagine della polizia è stata aperta e investigatori del distretto di Giudea e Samaria sono sul posto a raccogliere elementi - ha aggiunto su X - il ministero degli Esteri è in contatto con gli ambasciatori dei Paesi coinvolti per assistere le forze dell'ordine che stanno lavorando per identificare gli aggressori e portarli davanti alla giustizia". 

Intanto, candidati dell'opposizione alle prossime elezioni del 27 ottobre subito dopo la notizia dell'attacco in Cisgiordania hanno puntato il dito contro "il governo Netanyahu-Smotrich" accusato di "farci affogare in un mare di terrore", come ha scritto su X il leader dei Democratici, Yair Golan, che ha ribadito che "dobbiamo combattere il terrorismo ebraico con il pugno di ferro, così come combattiamo il terrorismo palestinese". Anche il leader di Yashar, Gadi Eisenkot, ha dichiarato che gli attacchi dei coloni in sono "terrorismo ebraico con il patrocinio del governo israeliano", sottolineando "che ancora una volta, in un solo giorno, i violenti deliquenti hanno attaccato cittadini stranieri, e questa volta diplomatici e funzionari eletti". 

 

17 ott 2026

Clizia Incorvaia: "Sarcina mi ha denunciata per diffamazione, voglio essere lasciata in pace"

(Adnkronos) - Con la voce rotta dal pianto, Clizia Incorvaia è tornata a parlare pubblicamente dell'ex marito Francesco Sarcina e della vicenda giudiziaria che da anni li vede protagonisti. Ospite oggi, sabato 17 ottobre, a Verissimo, l'influencer ha raccontato di essere stata denunciata per diffamazione in seguito all'intervista rilasciata a Silvia Toffanin in cui Incorvaia aveva raccontato di aver subito violenza psicologica e fisica proprio dal frontman de Le Vibrazioni.  

"Fa male dovermi ritrovare a difendermi, queste denunce disturbano la mia serenità e quella della mia famiglia. Devo ritrovarmi a scusarmi per delle cose che ho subito, dopo tanto tempo, dopo aver deciso di deporre l'ascia da guerra", ha detto Incorvaia ospite oggi di Silvia Toffanin. "Il messaggio che voglio dare è di una me resiliente, di una che si piega ma non si spezza".  

Clizia Incorvaia e Francesco Sarcina sono genitori di Nina che oggi a 11 anni. "Oggi mi sono pentita di non aver denunciato, però non avevo la forza. Io volevo solo sopravvivere, volevo lasciare quella vita e ripartire da zero. Non c'è un tempo giusto per denunciare un abuso, e nessuno può farti sentire colpevole", ha detto Incorvaia ripercorrendo gli abusi che, secondo la sua testimonianza, avrebbe subito in passato.  

L'influencer ha raccontato di essersi recata dai carabinieri e di aver consegnato le prove in suo possesso, tra cui anche il verbale dei vigili del fuoco, intervenuti nel 2019 nella loro casa fuori Milano dopo che, secondo il suo racconto, l'ex marito le avrebbe bruciato 16 paia di scarpe. "Mi sento molto serena e fiduciosa che la giustizia farà il suo corso. Tutto questo però mi fa male. È una vicenda che mi piacerebbe chiudere, voglio essere lasciata in pace con la mia nuova famiglia. Io sono serena oggi e voglio vivere questa serenità". 

La 46enne ha raccontato di aver subito un'interruzione di gravidanza mentre si trovava in treno con la figlia Nina, in un periodo in cui era profondamente sotto stress. È accaduto tre anni fa, "ho avuto un aborto, stavo accompagnando Nina da suo padre. Ho avuto un'emorragia, ero sotto pressione e sotto stress".  

Incorvaia, in conclusione, ha ricordato con affetto la suocera Eleonora Giorgi, scomparsa a marzo del 2025: "Mi diceva sempre che noi donne abbiamo bisogno di una persona che ci cammini accanto e io l'ho trovata, è Paolo (Ciavarro, ndr), ha raccontato riferendosi al compagno, figlio dell'attrice. 

17 ott 2026

Guerriglia a Milano, scontri e assalti ai negozi. Disordini anche a Torino e Bologna. Meloni: "Manifestare è un diritto, mettere a ferro e fuoco le città no"

(Adnkronos) - Guerriglia a Milano dopo il corteo 'Italia in Piazza', assalti ai negozi e attacchi alle forze dell'ordine, con poliziotti feriti e oltre una sessantina di fermati. Disordini e tensione anche a Torino e Bologna in un sabato ad alta tensione. "Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è" scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. "Ho grande rispetto per le migliaia di persone che oggi hanno manifestato pacificamente, anche partecipando alla mobilitazione indetta dalla Cgil che ha visto anche la partecipazione dei leader della sinistra. Qualunque siano le idee per le quali si manifesta, la partecipazione è alla base di qualunque sana democrazia".  

Dall’altro lato, però, avverte nel post, "non possiamo ignorare quanto accaduto in altre piazze italiane. A Milano, come mostrano queste immagini, lanci di pietre contro le Forze dell’Ordine, agenti feriti, danneggiamenti e violenze che hanno costretto a interrompere il corteo. A Torino sono state fermate persone con sanpietrini e martelletti frangivetro. A Bologna i disordini hanno portato alla chiusura precauzionale della stazione ferroviaria. Teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città".  

"Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile". 

Dura condanna arriva anche dal vicepremier Antonio Tajani. "Il diritto e la libertà di manifestare sono sacrosanti, ma non è da meno il diritto di tutti i cittadini alla sicurezza e quello delle forze dell’ordine a non essere aggredite" scrive su X il segretario di Forza Italia e ministro degli Esteri. "Violenze e vandalismi sono totalmente inaccettabili e vanno condannati, a Milano come a Bologna, a Torino e nelle altre città attraversate in queste ore da gruppi di facinorosi. Altrettanto inaccettabile è che parte dell’opposizione soffi sul fuoco della protesta violenta di piazza, nel tentativo di compensare la propria assenza di idee e proposte. Esprimo piena solidarietà alle forze dell’ordine, alle nostre donne e ai nostri uomini in divisa, ancora una volta impegnati a tutelare i diritti di ciascuno, anche dei manifestanti non violenti, e la sicurezza delle nostre città". 

"Manifestare è un diritto. La violenza non lo è" sottolinea il ministro della Difesa, Guido Crosetto. "Quanto accaduto a Milano, Bologna, Torino e in altre città è inaccettabile. Aggredire chi indossa una divisa, lanciare bombe carta e devastare non significa difendere un’idea, ma calpestare i diritti degli altri. Le Forze dell’Ordine non sono nemiche dei manifestanti: sono servitori dello Stato, al servizio di tutti. La violenza va condannata sempre, senza se e senza ma. A tutte le donne e gli uomini in divisa va la mia piena solidarietà e gratitudine".  

 

A quanto apprende l'Adnkronos, a Milano sarebbero una cinquantina i manifestanti fermati dopo le devastazioni in piazza Duomo, a San Babila e nelle strade centrali della città. Quasi la metà sarebbero minorenni, secondo quanto riferiscono fonti qualificate. 

La situazione è degenerata poco dopo l’avvio della manifestazione, in via Broletto si sono registrati lanci di bottiglie e oggetti contro gli agenti di polizia schierati sul posto. Quattro, secondo un primo bilancio, i poliziotti feriti e trasportati d'urgenza in ospedale, ma - stando a quanto apprende AdnKronos - la cifra potrebbe essere molto più alta. Cinque i ragazzi feriti durante la protesta sono stati trasportati in ospedale anche se con ferite lievi.  

In tarda serata ancora in Via Mazzini, a Milano, è ripreso un fitto e continuo lancio di pietre e oggetti con lancio di lacrimogeni da parte delle forze dell'ordine hanno risposto. Alcuni manifestanti hanno dato fuoco anche a qualche cassonetto. Nel tardo pomeriggio, guerriglia in Duomo con scontri.  

I facinorosi hanno sfruttato la grandezza della piazza per attaccare le forze dell'ordine e velocemente indietreggiare. Dalle immagini si possono vedere attacchi repentini con lancio di sassi e transenne e immediata fuga. In fiamme anche un bagno chimico in piazza Duomo. La polizia ha usato anche un cannone ad acqua per disperdere i ragazzi. 

Devastazioni in zona San Babila: un gruppo di manifestanti, molti a volto coperto, ha preso di mira un negozio di Foot Locker, distruggendo le vetrine a colpi di mazza e sassate, mentre diversi ragazzi riprendono la scena col telefonino (Guarda il video dell'assalto alla vetrina). A un certo punto una piccola folla prova a entrare nel negozio per sottrarre la merce. 

Distrutta anche una macchina dei Carabinieri durante la devastazione che si è consumata questo pomeriggio in piazza Duomo a Milano, con un fitto lancio di oggetti, tra pietre, transenne, bastoni, lancio di bombe carta e un bagno chimico dato alle fiamme negli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine. La gazzella, abbozzata per i colpi e con il parabrezza e i finestrini sfondati, è stata isolata con delle transenne e si trova ancora sulla piazza (Guarda l'immagine della gazzella vandalizzata). 

Tantissimi minorenni, per lo più di seconda generazione. Ragazzini che, armati di monopattini, cesti dell’immondizia e bastoni, hanno riversato la loro rabbia principalmente contro le forze dell’ordine. Insulti e gesti di odio che hanno trasformato piazza Cordusio, piazza Duomo e corso Vittorio Emanuele in un teatro di guerriglia. La sera si notano le facce imberbi, di poco più di bambini, spaventati e forse non ancora consapevoli, dopo ore di scontri, della gravità di quanto accaduto. Qualcuno allerta i genitori degli amici fermati, altri chiedono informazioni ai giornalisti e agli stessi agenti sulle sorti dei loro coetanei. Tante le telecamere, per cui ci si attende che al bilancio provvisorio di oltre sessanta fermati si andrà ad aggiungere una pioggia di provvedimenti in differita. 

 

"Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili" dice il sindaco di Milano, Giuseppe Sala."La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta". 

 

Fitto lancio di bottiglie, bastoni e sanpietrini da parte dei manifestanti in piazza Castello a Torino. Le forze dell'ordine schierate a protezione della prefettura hanno risposto con i lacrimogeni. Il corteo, partecipato da alcune centinaia di persone, tra le quali alcuni gruppi di antagonisti, era partito dal centro cittadino. Le prime tensioni a Porta Nuova dove una quindicina di persone hanno assaltato la libreria Feltrinelli, buttando a terra i libri. Un'altra scaramuccia si era verificata in piazza San Carlo. Dodici persone di cui 10 minorenni sono state bloccate dalla polizia, trovate in possesso di bottiglie molotov e petardi, sanpietrini e martelletti frangivetro. Alcune di loro sono ritenute presunti autori di danneggiamenti. Le loro posizioni sono attualmente al vaglio degli investigatori . 

Disordini anche in via Po negli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, tra lanci di sedie prese dai bar sulla strada e idranti azionati dagli uomini in divisa. Tanti tra coloro che sono in prima fila indossano maschere di carnevale, cappucci o sciarpe sul volto per evitare di essere identificati. Prima i manifestanti, tra cori contro la premier Meloni e il leader di Fn Vannacci, avevano affisso uno striscione sul monumento a Emanuele Filiberto: "Basta carovita, vogliamo dignità. Cacciate fuori i soldi". 

Cassonetti e cestini dei rifiuti rovesciati, lancio di pietre, bastoni e oggetti di ogni tipo. Via Po a Torino è stata messa letteralmente a ferro e fuoco dalle frange più violente dei manifestanti torinesi contro il carovita, molti dei quali incappucciati per nascondere il volto, mentre le forze dell'ordine tentano di riportare la situazione sotto controllo con idranti e lacrimogeni. I commercianti della strada si sono affrettati ad abbassare le saracinesche. 

 

Momenti di tensione anche a Bologna, davanti alla stazione, tra manifestanti e forze dell’ordine. A Piazzale Medaglie d’Oro alcuni manifestanti hanno iniziato a lanciare pietre e bottiglie contro la polizia che ha riposto con idranti e lacrimogeni. Al momento sono stati arrestati 4 minorenni, 7 denunciati e 40 identificati. Dieci agenti del reparto mobile sono finiti al pronto soccorso e due poliziotti della Digos sono stati costretti a ricorrere alle cure mediche. 

"Siamo di fronte a scene inaccettabili. La devastazione dei beni pubblici, i danneggiamenti e la violenza non hanno alcuna giustificazione. Mi rivolgo ai ragazzi che stanno scendendo in piazza in tante città italiane: siate i primi a isolare chi usa una manifestazione come pretesto per sfogare la propria rabbia e devastare la vostra città. Chi usa la violenza scredita per prima cosa le ragioni di chi manifesta. Siamo vicini alle forze dell'ordine che stanno provando a contenere i disordini e una manifestazione che non ci risulta fosse autorizzata” afferma il sindaco di Bologna Matteo Lepore. 

 

17 ott 2026

Bologna-Inter 1-3, vittoria in rimonta per Chivu e nerazzurri primi in solitaria

17 ott 2026

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