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Russia e guerra ibrida, Tajani: "Italia non è al riparo dalle minacce". L'allarme sulle elezioni: "Rischio condizionamenti"

(Adnkronos) - Frenata sugli asset russi. Allarme per il rischio influenze russe sul voto. Da Wicklow, Antonio Tajani traccia la linea mentre cresce la preoccupazione nelle cancellerie europee per l'escalation attribuita a Mosca dopo l'attacco all'aeroporto di Lipsia. Sotto un tipico acquazzone irlandese, il vice premier ha riconosciuto come neanche l'Italia sia completamente al riparo dalle minacce ibride russe o da sabotaggi. Non si può escludere nulla in questa fase, è il senso del suo ragionamento condiviso con i giornalisti. "Quando c'è un pericolo bisogna alzare la guardia per evitare che diventi concreto", ha detto, rimarcando che "attacchi cibernetici ce ne sono stati e continuano ad esserci quotidianamente da parte di hacker russi" e che "l'Italia può essere oggetto" di iniziative di guerra ibrida.  

Ma è sul rischio ingerenze straniere sul voto che risuonano i campanelli d'allarme più forti. La Russia potrebbe tentare di condizionare anche le politiche italiane, in un'Europa dove la minaccia di Mosca viene ritenuta sempre più aggressiva e "sconsiderata" - per usare le parole del segretario generale della Nato, Mark Rutte. E con diversi appuntamenti elettorali all'orizzonte - il prossimo anno si vota in Francia, Italia, Spagna, Polonia - il voto può diventare un nuovo terreno di confronto. "Bisogna stare molto attenti per quello che i paesi extra europei non alleati dell'Europa possono fare anche per condizionare le elezioni nei nostri paesi. Certamente i cittadini italiani non si faranno condizionare, però il tentativo ci sarà perché è noto, basta leggere qualche libro di storia per capire che cos'è la 'disinformatia' ", ha scandito il vice premier. 

L'Europa, dunque, alza il livello di allerta di fronte alla Russia. Ursula von der Leyen e Mark Rutte hanno assicurato che Ue e Nato aumenteranno la pressione su Mosca, mentre l'Alta rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas - che a Wicklow ha aperto i lavori della ministeriale Ue in formato Gymnich - ha parlato di un'azione con le caratteristiche del terrorismo "sponsorizzato" dallo Stato.  

 

 

Il caso nelle ore sembra lambire anche l'Italia. Un visto italiano, infatti, sarebbe stato rilasciato a uno dei due presunti autori del tentato attacco a Lipsia, un cittadino bielorusso. Dalla località a sud di Dublino, Tajani ha assicurato che saranno effettuati "tutti i controlli necessari, verificheremo se è così", sottolineando che per il rilascio dei visti esiste una procedura e che, in assenza di specifici alert sulla persona interessata e in presenza dei requisiti previsti, il visto viene concesso. "Accerteremo per quale motivo sia stato concesso questo visto", ha aggiunto. 

Sul fronte degli asset russi congelati - dossier rilanciato da una lettera inviata da Svezia, Polonia, Olanda e Spagna nei giorni scorsi a Kallas - Tajani ha ribadito che l'Italia non è contraria in linea di principio al loro utilizzo per finanziare l'Ucraina, ma chiede garanzie. "Bisogna vedere se ci sono le condizioni giuridiche per farlo", ha avvertito, perché senza una valutazione certa da parte dei giuristi della Commissione europea e della Banca centrale europea il rischio è che l'operazione si trasformi in un "boomerang" e si finisca per fare il gioco di Vladimir Putin. La 'padrona di casa', la ministra degli Esteri irlandese Helen McEntee, ha chiarito che tra i capi delle diplomazie europee al momento si registra un "impasse" sulla questione. 

 

Sul piano europeo la risposta all'attacco di Lipsia è quella di una maggiore compattezza. Von der Leyen ha parlato di un'azione condotta "con materiale di livello materiale da agenti russi sul territorio dell'Unione europea", assicurando che Bruxelles non intende tollerarlo. Se l'obiettivo di Mosca era intimidire i Paesi europei e indebolire il sostegno a Kiev, ha sottolineato la presidente della Commissione, l'effetto è stato opposto: "Ha solo rafforzato la nostra determinazione", ha scandito, precisando che Ue e Nato "aumenteranno" la pressione sulla Russia e non si fermeranno finché Mosca non metterà fine alla guerra contro l'Ucraina. 

 

Il segretario generale della Nato ha rilanciato lo stesso messaggio, avvertendo il Cremlino che sbaglierebbe a pensare di poter dividere gli alleati. "La nostra unità resta incrollabile", ha assicurato Rutte, ricordando come negli ultimi mesi siano aumentate le "attività ostili" russe sul territorio europeo, "dagli incendi appiccati in fabbriche che producono equipaggiamenti di difesa per l'Ucraina" fino all'attacco ibrido in Germania. Un'escalation che, secondo Rutte, rende ancora più evidente la necessità di lavorare "senza sosta" per proteggere la popolazione europea. 

Sulla stessa linea Kallas, che ha annunciato la convocazione del rappresentante russo presso l'Ue e ha esortato gli Stati membri a coordinarsi sulle prossime mosse. I fatti di Lipsia, ha spiegato, rappresentano un segnale ulteriore della crescente aggressività do Mosca. La priorità per l'Alta rappresentante dell'Ue è esercitare una pressione ancora maggiore sulla Russia. "Vedendo questi attacchi ibridi in tutta Europa, penso che siano anche un campanello d'allarme per i Paesi che forse non sono stati così decisi" sul tema delle sanzioni a Mosca, ha pronunciato nel doorstep, pungolando gli Stati finora troppo morbidi con la Russia a mettere da parte la cautela. 

"Colpito" dalla reazione ferma dell'Europa, si è detto invece il ministro tedesco Johann Wadephul, che in Irlanda - al pari del suo omologo britannico Ed Miliband - ha incassato la solidarietà dei suoi colleghi. Il capo della diplomazia di Berlino ha insistito sulla necessità di dimostrare a Mosca che la strategia basata sulla forza non sta producendo l'effetto sperato. L'approccio russo, fatto di pressione militare e mezzi ibridi, "è fallito", ha rimarcato. Il nodo resta però quello della protezione dell'Ucraina. Wadephul ha richiamato la necessità di mettere a disposizione di Kiev le riserve di armamenti ancora presenti negli arsenali di alcuni Paesi europei, soprattutto per rafforzare la difesa aerea e impedire che gli attacchi con droni e missili balistici possano raggiungere i loro obiettivi. Un messaggio colto al volo dal ministro ucraino, Andrii Sybiha, che ha lanciato un appello affinché Kiev disponga finalmente di un numero di intercettori in grado di "chiudere i cieli ucraini".  

2 set 2026

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2 set 2026

Il marchio di Trump alla conquista del mondo, dal Golfo d'America allo Stretto di Hormuz

(Adnkronos) - Lo Stretto di Hormuz è solo l'ultimo dei luoghi, istituzioni, navi da guerra, aeroporti o programmi governativi sui quali Donald Trump sembra intenzionato a lasciare la propria impronta, se non direttamente il proprio nome o la propria faccia. Dall'inizio del suo secondo mandato, il presidente americano ha mostrato una particolare inclinazione a ribattezzare luoghi e organismi, recuperare vecchie denominazioni o associare direttamente il proprio nome a edifici e iniziative pubbliche. L'ultimo esempio è arrivato con la proposta, lanciata su Truth Social, di cambiare il nome dello Stretto di Hormuz in "Stretto di Trump", ora che, sostiene, sarebbe "sotto il controllo degli Stati Uniti". 

Uno dei primi provvedimenti firmati dopo il ritorno alla Casa Bianca è stato quello per ribattezzare il Golfo del Messico "Golfo d'America", denominazione adottata dal governo federale ma che non ha avuto seguito a livello internazionale. Negli ultimi giorni Trump, nel pieno dello scontro commerciale con il Canada, ha ordinato di cambiare il nome del Lago Ontario in "Lake America", sostenendo che la sua amministrazione intende "riconoscere gli straordinari contributi del popolo americano e il ricco patrimonio della nostra storia, dando ai grandi monumenti naturali nomi che celebrino i nostri successi condivisi". Una scelta contestata sia in Canada che dalla governatrice democratica di New York Kathy Hochul, che ha assicurato: "New York non lo chiamerà così".  

In altri casi, il nome scelto è stato direttamente quello del presidente. Lo United States Institute of Peace è stato ribattezzato Donald J. Trump United States Institute of Peace, mentre più travagliato è stato il tentativo di aggiungere il suo nome al John F. Kennedy Center for the Performing Arts di Washington: dopo che il nuovo board nominato da Trump aveva approvato la modifica, un giudice ne ha ordinato la rimozione e ora il consiglio punta alla dicitura "Restaurato e rinnovato dal presidente Donald J. Trump". Il suo nome accompagna anche i "Trump Accounts", i conti di risparmio per i bambini, e la piattaforma governativa per i farmaci TrumpRx. Già nel 2020 Trump aveva fatto inserire il proprio nome sugli assegni degli aiuti economici distribuiti durante la pandemia. 

Il presidente ha poi un occhio di riguardo per le forze armate. La Marina ha annunciato il progetto di una nuova flotta di 15 corazzate della "classe Trump", anche se secondo il Congressional Budget Office la prima richiederebbe almeno otto anni per essere costruita e il programma potrebbe costare 275 miliardi di dollari. 

L'Air Force ha invece battezzato F-47 il futuro caccia di sesta generazione, richiamando Trump come 47esimo presidente degli Stati Uniti. "È un numero bellissimo", aveva commentato lui. Tra le altre proposte attribuite al presidente dai media americani ci sono quella di intitolargli il nuovo stadio della squadra della Nfl dei Washington Commanders e quella di ribattezzare con il suo nome l'aeroporto internazionale di Washington-Dulles, mentre quello di Palm Beach è già stato intitolato a Trump all'inizio di luglio. Tra le altre ipotesi circolate c'è anche quella di intitolare al tycoon la nuova portaerei in costruzione che avrebbe dovuto onorare Doris Miller, il marinaio afroamericano eroe dell'attacco a Pearl Harbor. 

Non soltanto il nome: anche il volto di Trump sta moltiplicando le proprie apparizioni. Grandi ritratti del presidente sono comparsi sugli edifici di diversi dipartimenti federali e abbondano alla Casa Bianca. Il suo volto compare inoltre accanto a quello di George Washington sul pass annuale dei parchi nazionali e sul "Patriot Passport" realizzato per i 250 anni degli Stati Uniti. Da oggi è possibile ritrovarlo persino sulle monete: la Us Mint ha avviato la vendita di monete da un dollaro color oro con il volto di Trump, utilizzabili anche come valuta legale e coniate per celebrare i 250 anni dell'indipendenza. Una scelta controversa poiché la legge americana vieterebbe generalmente di raffigurare persone viventi sulla valuta, ma che l'amministrazione ritiene consentita da una legge del 2020 che autorizzava speciali monete commemorative per l'anniversario del 2026. Di oro, peraltro, hanno soltanto il colore: sono composte principalmente di rame. Il Tesoro ha inoltre annunciato che la firma di Trump comparirà sulle future banconote. 

Ci sono infine sogni ancora incompiuti per il presidente americano, su tutti uno di cui parlava già durante il suo primo mandato: vedere il proprio volto scolpito sul Monte Rushmore accanto a quelli di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln. L'allora deputata del South Dakota Kristi Noem raccontò già nel 2018 che Trump le aveva confidato: "Sai che è il mio sogno avere la mia faccia sul Monte Rushmore?".  

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Fabregas, Dimarco, Malen e... Tutti i premiati del Gran Gala del calcio Aic 2026

(Adnkronos) - Il Teatro alla Scala di Milano ha ospitato la quindicesima edizione del Gran Galà del Calcio AIC, l’appuntamento dedicato alle eccellenze della stagione calcistica italiana. L’evento, che ha visto Haier nel ruolo di Title Sponsor, è stato organizzato dall’Associazione Italiana Calciatori in collaborazione con Lega Calcio Serie A e con il patrocinio del Comune di Milano. La serata, aperta con un ricordo di Franco Baresi, ha riunito campioni, dirigenti, rappresentanti istituzionali, imprenditori e volti del mondo dello spettacolo nella cornice di uno dei simboli dell’eccellenza italiana, confermando il Gran Galà come uno dei momenti più prestigiosi e attesi del calendario sportivo nazionale. Accanto ad Haier, Bancomat, Net Insurance, Mulish e Panini hanno partecipato all’edizione 2026 in qualità di Main Sponsor. La serata è stata trasmessa in diretta su Sky Sport dalle ore 19.00 e in chiaro su TV8 dalle ore 21.20. Rivista Undici è stata media partner dell’evento. Sul palco del Teatro alla Scala, Federica Masolin e Fabio Caressa di Sky Sport hanno accompagnato il racconto della serata e delle premiazioni. Il riconoscimento di Migliore Assoluto è stato assegnato a Federico Dimarco. Cesc Fàbregas ha ricevuto il premio di Allenatore dell’Anno, mentre l’ FC Internazionale Milano è stata eletta Società dell’Anno. Tra gli altri riconoscimenti, Maurizio Mariani è stato premiato come Arbitro dell’Anno e Mattia Liberali come Miglior Giovane della Serie B. L’edizione 2026 ha inoltre introdotto il premio al Miglior Giovane della Serie A, assegnato da Haier a Nico Paz.  

Nel corso del Galà è stata quindi svelata la Top 11 della Serie A 2025-2026, schierata con un classico 4-3-3: Mile Svilar tra i pali; Marco Palestra, Federico Dimarco, Alessandro Bastoni e Manuel Akanji in difesa; Hakan Çalhanoğlu, Scott McTominay e Luka Modrić a centrocampo; Lautaro Martínez, Nico Paz e Donyell Malen in attacco. Il premio 'Vota il Gol' è andato a Francisco Conceição. Le reti finaliste erano state selezionate dalla redazione di Rivista Undici. Uno dei momenti più significativi della serata è stato l’omaggio ai protagonisti del trionfo dell’Italia ai Mondiali del 2006, celebrato a vent’anni da una delle pagine più memorabili dello sport italiano. Sul palco Andrea Barzagli, Alessandro Del Piero, Simone Perrotta, Gianluca Zambrotta e Ciro Ferrara. 

I riconoscimenti relativi alla stagione 2025-2026 sono stati assegnati sulla base del voto diretto dei calciatori, chiamati a scegliere i migliori colleghi ruolo per ruolo. Fa eccezione il premio 'Vota il Gol', assegnato dal voto dei tifosi. 

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Report, Giulia Presutti rinuncia alla conduzione: "Lascio per amore del programma"

(Adnkronos) - Giulia Presutti ha annunciato l'intenzione di rinunciare alla co-conduzione di Report. La decisione - a quanto apprende l'Adnkronos - è stata annunciata con una mail inviata dalla giornalista questa sera al direttore degli Approfondimenti della Rai Paolo Corsini nella quale spiega che ha preso questa decisione "nella speranza di aiutare in questo modo la trasmissione che mi ha formata e alla quale ho avuto l'onore di contribuire. Una trasmissione così amata, che tanto ha dato al pubblico e alla nostra azienda, non può impantanarsi in discussioni e scambi così piccoli, né credo che il suo futuro possa essere legato a singoli nomi e singole personalità". Presutti, con Daniele Piervincenzi, era stata nominata alla conduzione della trasmissione dopo la rimozione di Sigfrido Ranucci.  

 

La decisione di Presutti è maturata al termine di una giornata caratterizzata dall'incontro tra la direzione Approfondimento Rai e la redazione di Report a via Teulada, dove sono giunti anche i due conduttori. Giornalisti e dirigenza si sono confrontati in un clima tra momenti di dialogo pacato ma serrato a momenti di tensione. A quanto apprende l’Adnkronos lo scambio tra i vertici e i giornalisti si è sviluppato con "alti e bassi", tra momenti di dibattito misurato e altri più tesi. A confrontarsi con lìazienda tutta la redazione storica del programma di inchiesta, che ha minacciato di dimettersi in blocco in caso di conferma dei conduttori indicati dalla Rai. 

"Abbiamo aperto un canale di comunicazione con l’azienda, l’interesse di tutti è andare in onda dall’8 novembre con ‘Report’, con la consueta autonomia e indipendenza. È questo che abbiamo fatto presente all’azienda". Nel corso dell’incontro “si è aperto un canale di comunicazione, per noi è positivo, e adesso cercheremo di capire quali sono le decisioni dell’azienda", ha spiegato l'inviato Danilo Procaccianti non soffermandosi sui dettagli, che al momento restano riservati. "Non si è parlato di nomine, non abbiamo voluto farlo perché per noi è importante che Report vada in onda con la consueta autonomia indipendenza, e deve andare in onda dall’8 novembre - ha affermato il giornalista - La squadra è disponibile a questo, e su questo abbiamo dialogato positivamente con l’azienda". Con i conduttori scelti dalla Rai "non ci siamo incontrati. Questa era un’assemblea per capirci, non era una trattativa. Non si è parlato né di nomine né di modalità di conduzione, solo di autonomia e di indipendenza di Report, che penso che interessi tutti i giornalisti". 

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