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F1, Antonelli domina gara sprint a Silverstone: ordine d'arrivo e nuova classifica piloti

(Adnkronos) - Kimi Antonelli trionfa nella gara sprint del Gp di Gran Bretagna a Silverstone. Oggi, sabato 4 luglio, il pilota della Mercedes si impone davanti alla Ferrari dell'idolo di casa Lewis Hamilton, scattato dalla pole position ma superato dall'emiliano al 9 dei 17 giri di gara. Terza piazza per l'inglese della McLaren Lando Norris, che si lascia alle spalle il connazionale della Mercedes George Russell e il monegasco Charles Leclerc con la seconda Ferrari. A punti anche l'olandese della Red Bull Max Verstappen, sesto, l'australiano della McLaren Oscar Piastri e il neozelandese della Racing Bulls Liam Lawson. Ecco l'ordine di arrivo della gara sprint e la classifica aggiornata del Mondiale.  

L'ordine d'arrivo della gara sprint di Silvertone:  

1 Kimi Antonelli (Mercedes) 

2 Lewis Hamilton (Ferrari) +2.745 

3 Lando Norris (McLaren) +9.783 

4 George Russell (Mercedes) +10.639 

5 Charles Leclerc (Ferrari) +12.620 

6 Max Verstappen (Red Bull Racing) +16.550 

7 Oscar Piastri (McLaren) +17.551 

8 Liam Lawson (Racing Bulls) +30.233 

9 Isack Hadjar (Red Bull Racing) +30.953 

10 Arvid Lindblad (Racing Bulls) +35.110 

11 Pierre Gasly (Alpine) +40.273 

12 Franco Colapinto (Alpine) +41.026 

13 Nico Hülkenberg (Audi) +41.680 

14 Gabriel Bortoleto (Audi) +42.499 

15 Oliver Bearman (Haas F1 Team) +45.784 

16 Esteban Ocon (Haas F1 Team) +49.810 

17 Carlos Sainz (Williams) +50.379 

18 Alexander Albon (Williams) +50.757 

19 Valtteri Bottas (Cadillac) +74.176 

20 Fernando Alonso (Aston Martin) +89.183 

21 Lance Stroll (Aston Martin) +1 giro 

22 Sergio Pérez (Cadillac) +1 giro.  

 

Ecco la classifica aggiornata del Mondiale piloti dopo la gara sprint del Gp di Gran Bretagna:  

1) Andrea Kimi Antonelli (Italia, Mercedes) 179 punti 

2) George Russell (Regno Unito, Mercedes) 136  

3) Lewis Hamilton (Regno Unito, Ferrari) 132 

4) Lando Norris (Regno Unito, McLaren) 85 

5) Charles Leclerc (Monaco, Ferrari) 83 

6) Oscar Piastri (Australia, McLaren) 82 

7 Max Verstappen (Paesi Bassi, Red Bull) 76 

8) Isack Hadjar (Francia, Red Bull) 42 

9) Pierre Gasly (Francia, Alpine) 41 

10) Liam Lawson (Nuova Zelanda, Racing Bulls) 31 

11) Oliver Bearman (Regno Unito, Haas) 18 

12) Franco Colapinto (Argentina, Alpine) 16 

13) Arvid Lindblad (Regno Unito, Racing Bulls) 14 

14) Carlos Sainz Jr. (Spagna, Williams) 6 

15) Alexander Albon (Thailandia, Williams) 5 

16) Esteban Ocon (Francia, Haas) 3 

17) Gabriel Bortoleto (Brasile, Audi) 2 

18) Sergio Perez (Messico, Cadillac) 1 

19) Nico Hulkenberg (Germania, Audi) 0 

20) Valtteri Bottas (Finlandia, Cadillac) 0 

21) Sergio Perez (Messico, Cadillac) 0 

22) Lance Stroll (Canada, Aston Martin) 0.  

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Dai segnali del colore alla postura, sui social è 'urina mania' tra scienza e falsi miti

(Adnkronos) - Negli ultimi tempi sui social si sta registrando una singolare attenzione nei confronti dell'urina. "Dai video in cui si analizzano le sfumature cromatiche del flusso fino alle derive più estreme, come le presunte virtù terapeutiche dell'urinoterapia, il tema è diventato virale. Tuttavia, al di là delle mode del web, l'urina rappresenta un indicatore biologico fondamentale, una sorta di 'report quotidiano' dello stato di salute dell'organismo", dice all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica Università Lum Giuseppe Degennaro 

Esaminando il fenomeno dal punto di vista medico, secondo Minelli emergono cinque aspetti cruciali tra scienza, comportamento e biologia: 1) "Una delle tendenze più controverse e prive di fondamento scientifico riguarda il consumo terapeutico della propria urina. Dal punto di vista fisiologico, questa pratica non apporta alcun beneficio e risulta, al contrario, potenzialmente controproducente - avverte - L’urina è costituita per il 95% da acqua, ma il restante 5% è un concentrato di sostanze che l'organismo ha attivamente selezionato per l'espulsione: scarti azotati come l'urea, acido urico, creatinina, sali in eccesso e tossine precedentemente filtrate dai reni. Reintrodurre questi elementi nel sistema digerente costringe l'apparato renale a un sovraccarico di lavoro per eliminare nuovamente sostanze già scartate, smentendo qualsiasi presunto effetto 'detox'". 

2) Postura e minzione maschile: l'evidenza biomeccanica. "Il dibattito sulla corretta modalità di minzione per gli uomini trova una risposta chiara negli studi di biomeccanica e urologia, i quali suggeriscono che la posizione seduta sia preferibile rispetto a quella eretta. Quando si adotta la posizione seduta, i muscoli della regione pelvica e delle cosce raggiungono uno stato di completo rilassamento. Questa condizione anatomica - prosegue l'immunologo - favorisce uno svuotamento più fluido e totale della vescica, riducendo le resistenze uretrali. Al contrario, la stazione eretta richiede una contrazione muscolare riflessa che può parzialmente ostacolare il flusso. A questo si aggiunge anche un vantaggio igienico: la minzione in piedi genera microscopiche e invisibili proiezioni di goccioline che tendono a depositarsi sulle superfici circostanti". 

3) La cromatografia domestica: i segnali del colore. "Il colore dell'urina costituisce il segnale visivo più immediato dello stato di idratazione e della funzionalità metabolica. Le diverse tonalità offrono indicazioni precise: Trasparente: Indica un apporto idrico elevato, talvolta eccessivo, che rischia di diluire oltre misura la concentrazione dei sali minerali nel sangue - elenca l'immunologo - Giallo paglierino: Rappresenta lo standard ottimale, indice di un perfetto equilibrio idrico e di una corretta filtrazione renale. Giallo scuro o ambra: È il segno classico della disidratazione; l'urina si presenta concentrata a causa della carenza di liquidi nell'organismo. Giallo fluorescente: Si tratta di un fenomeno innocuo legato all'assunzione di integratori multivitaminici, in particolare della vitamina B2 (riboflavina), che il corpo elimina per via urinaria una volta superata la soglia di assorbimento. Rosato o rosso: In assenza di una recente ingestione di alimenti pigmentati come le barbabietole, la presenza di questa colorazione indica ematuria (sangue nelle urine), un reperto clinico che necessita sempre di un approfondimento medico. 

4) Il fattore asparagi e la variabilità genetica. "La comparsa di un odore pungente e caratteristico subito dopo il consumo di asparagi è un fenomeno biologico noto, legato alla degradazione dell'acido asparagusico in composti solforati volatili - ricorda - L'aspetto più interessante dal punto di vista scientifico riguarda la variabilità genetica umana legata a questo evento. La popolazione si divide infatti tra individui che producono tali metaboliti odorosi e individui che non li producono. Inoltre, esiste una specifica alterazione genetica a livello dei recettori olfattivi (anosmia specifica) che rende alcune persone del tutto incapaci di percepire quell'odore, anche qualora lo stessero producendo". 

5) Il falso rimedio contro le meduse. "Un mito intramontabile, spesso alimentato dalla cultura pop e cinematografica, suggerisce l'applicazione di urina sulla pelle in caso di puntura di medusa. La medicina d'urgenza respinge categoricamente questa pratica. L'urina non possiede proprietà disinfettanti o lenitive adatte a questo scopo - svela Minelli - A causa del suo pH e della sua specifica concentrazione salina, l'applicazione sui tessuti lesi può provocare la rottura osmotica delle nematocisti (le cellule urticanti della medusa) ancora adese alla cute. Questo fenomeno causa un ulteriore rilascio di tossine, esacerbando il dolore e l'infiammazione anziché placarli. I protocolli corretti prevedono l'uso di acqua di mare calda e l'applicazione di gel astringenti al cloruro d'alluminio". 

In conclusione, per il medico "ascoltare (e guardare) il proprio corpo è il primo passo per volersi bene. Magari concedersi qualche secondo di osservazione, prima di azionare lo scarico, può essere un buon presidio per tenere d’occhio la salute".  

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Storia genetica di un superbatterio killer, così l'Acinetobacter baumannii è diventato invulnerabile

(Adnkronos) - Storia di un superbatterio killer che in silenzio, indisturbato, si è annidato nelle corsie degli ospedali per decenni, cambiando piano piano fino a dominare il mondo. Nome: Acinetobacter baumannii; segni particolari: invulnerabile agli antibiotici. Ora un team internazionale di scienziati, analizzando a ritroso materiale biologico fino agli anni '70, ha ricostruito la lunga 'campagna di conquista' dell'A. baumannii. In uno studio definito "rivoluzionario", pubblicato su 'Microbial Genomics', gli autori hanno scritto la storia genetica del super bug, scoprendo che "questo batterio si è evoluto e adattato silenziosamente per decenni". Ha agito nell'ombra, "accumulando piccole modifiche che alla fine lo hanno reso resistente agli antibiotici". 

 

 

La ricerca è stata condotta dall'università dell'East Anglia (Uea) nel Regno Unito, in collaborazione con due strutture del Norwich Research Park in Uk (Centre for Microbial Interactions e Quadram Institute), l'université de Sherbrooke e il Cisss Montérégie-Centre del Québec (Canada), l'Universidad Nacional Autónoma de México e il Canadian Institute for Advanced Research di Toronto. L'hanno finanziata il Biotechnology and Biological Sciences Research Council (Bbsrc) del Regno Unito, e in Canada il New Frontiers in Research Fund, il Fonds de Recherche du Québec e il Canadian Institute for Advanced Research (Cifar). 

Spiega l'autore principale Benjamin Evans, della Norwich Medical School dell'Uea: "Sappiamo che i batteri che causano infezioni nell'uomo possono adattarsi agli antibiotici che usiamo per curarle, rendendoli inefficaci. Abbiamo studiato dagli anni '70 a oggi un tipo specifico di batterio chiamato Acinetobacter baumannii, che prolifera negli ambienti ospedalieri e può causare infezioni estremamente difficili da trattare, soprattutto nei pazienti più vulnerabili. Comprendere come si sia evoluto fino a diventare una minaccia così temibile è fondamentale per fermarne la diffusione". Se "finora gli eventi genetici alla base del successo di questo batterio erano poco conosciuti", con il nuovo lavoro "abbiamo scoperto che si è adattato a ondate", con ogni ondata che rispetto alla precedente produceva 'versioni' più resistenti, descrive lo scienziato. "Il nostro lavoro - sottolinea - fornisce uno dei quadri più chiari ottenuti ad oggi su come la resistenza agli antibiotici possa accumularsi gradualmente e poi improvvisamente ribaltare la situazione a favore del patogeno. Una cosa è certa", rimarca Evans: "Questo superbatterio non è comparso dal nulla. Si è sviluppato nel corso di decenni ed è tuttora in evoluzione". 

Come hanno fatto i ricercatori a svelare i segreti del superbatterio killer? L'équipe ha messo insieme "una collezione unica" di 226 campioni di Acinetobacter baumannii risalenti agli anni '70 e ai primi anni 2000. Questi batteri 'storici' sono stati coltivati con cura in laboratorio, per poi estrane, purificarne e sequenziarne il Dna attraverso una moderna tecnologia a lettura lunga (Oxford Nanopore). Per comporre un quadro globale, i genomi sequenziati sono stati uniti a oltre 1.000 più recenti provenienti da 6 continenti. Utilizzando un metodo di calcolo ad alte prestazioni, gli scienziati hanno confrontato tutti i 1.281 cromosomi batterici che avevano a disposizione per disegnare un albero evolutivo dettagliato. Hanno quindi abbinato questa analisi a una scansione completa dei geni di resistenza antimicrobica, tracciando come sono comparsi, scomparsi e hanno rimodellato l'A. baumannii nel tempo. Allineando i cambiamenti genetici con le date e le località dei campioni, il team ha identificato quando sono emersi i principali tratti di resistenza e come si sono diffusi a livello globale. Questo approccio combinato, storico-moderno, ha permesso al gruppo di ricostruire l'evoluzione del patogeno nel corso dei decenni, rivelando come sia diventato "una minaccia dominante e resistente ai farmaci". 

 

 

"Abbiamo scoperto che l'Acinetobacter baumannii non è emerso improvvisamente come superbatterio. Piuttosto, si è insinuato gradualmente fino a diventare dominante e, intorno al 2005", precisa Evans, il tipo multiresistente "era diventato il ceppo principale di A. baumannii a livello mondiale". Come ci è riuscito? I ricercatori hanno individuato l'acquisizione di due elementi genetici chiave, tra cui il gene oxa23 noto per conferire resistenza a potenti antibiotici: "E' stato il punto di svolta, perché questo ha di fatto potenziato la capacità del batterio di sopravvivere ai trattamenti, rendendolo molto più difficile da eliminare". Gli scienziati hanno anche capito che l'Acinetobacter baumannii "non è un ceppo unico e uniforme, ma può essere catalogato in almeno 4 gruppi distinti, ognuno dei quali ha seguito un proprio percorso evolutivo. Tre di questi gruppi sembrano mostrare un'evoluzione graduale e progressiva nel tempo, come una lenta 'corsa agli armamenti genetici' contro la medicina moderna".  

Ma un quarto gruppo si distingue dagli altri: "Questo lignaggio del 'gruppo 4' sembra essersi ramificato indipendentemente - evidenzia Evans - e ora viene rilevato con maggiore frequenza nei campioni recenti. Ciò è preoccupante, perché significa che una variante più recente e potenzialmente meglio adattata potrebbe essere già in crescita", pronta a prendere piede. 

 

 

"Questo lavoro è davvero importante - ribadisce il ricercatore principale - perché comprendere come i batteri resistenti agli antibiotici rispondono ai cambiamenti nell'uso degli antibiotici nel tempo è essenziale per orientare le politiche su come utilizziamo gli antibiotici ora e in futuro. Ciò è particolarmente importante per batteri come Acinetobacter baumannii: rappresentano una seria minaccia per i sistemi sanitari di tutto il mondo e abbiamo bisogno di nuovi approcci per combatterli, altrimenti le infezioni diventeranno incurabili". Commenta Sadhana Sharma, responsabile del programma di resistenza antimicrobica dello UkRi-Biotechnology and Biological Sciences: "Questo studio dimostra come un importante superbatterio ospedaliero si sia evoluto nel corso dei decenni, adattandosi silenziosamente in gruppi distinti e resistenti ai farmaci e diffondendosi a livello globale. Sottolinea come la resistenza antimicrobica si sviluppi nel tempo e perché comprendere questi cambiamenti sia fondamentale per rimanere un passo avanti". 

 

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