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M5S, Conte sfida Meloni e punta a Palazzo Chigi: "Non indietreggeremo di un millimetro"

(Adnkronos) - Sono da poco passate le tre del pomeriggio di domenica 20 settembre quando Giuseppe Conte fa il suo ingresso trionfale davanti ai suoi al World Join Center di Milano. Il ritardo sulla tabella di marcia della due giorni di Nova non è un caso: il presidente del Movimento 5 stelle vuole presentarsi alla platea che lo acclama con un mandato chiaro, uno che dica no alle armi all'Ucraina, innanzitutto. E così è. Quel punto, come tutti gli altri, su cui "non indietreggeremo di un millimetro, sia chiaro!", riceve il nulla osta della base dei pentastellati e l'ex premier inizia a parlare. 

Per un'ora e un quarto - quasi il doppio di Giorgia Meloni a Fenix -, Conte si proietta già a quella sedia di Palazzo Chigi che era stata sua prima che Matteo Renzi gliela sfilasse da sotto il naso. E quindi: prima distrugge chi ora siede su quella stessa sedia, poi costruisce, sciorinando i punti di un programma che - badate bene - non porta il simbolo del Movimento 5 stelle, ma di un Paese che vuole cambiare le cose, e si è impegnato in questi mesi per arrivare a una sintesi di priorità.  

 

"Tocca a noi". L'ex premier lo ripete come un mantra una dozzina di volte, e nonostante in quel noi ci sia anche chi, come il Pd, le armi a Kiev vuole darle eccome, almeno fino a quando non si arriverà a una svolta negoziale. Elly Schlein registra le differenze, ma non si fa intimorire: "Possiamo discutere e discuteremo come abbiamo sempre fatto, perché nessuno di noi intende mai più fare il favore alla destra di dividerci come è successo nel 2022", dice intervistata da Enrico Mentana. Dopo tutto le cose che hanno in comune sono 4850, e nel programma uscito fuori da Nova ci ha "ritrovato molte cose condivisibili e sovrapponibili con quelle del Pd", mette agli atti ancora la segretaria Dem. E forse non è neanche un caso visto che al percorso deliberativo che si è concluso a Milano hanno partecipato 17mila persone, poco meno della metà che manco arrivavano dal Movimento 5 stelle. Un successo, ma soprattutto una roba mai vista, considerato che di solito ci si fa trasportare da sondaggi basati sull'opinione di poco più di mille persone, fanno notare da Campo Marzio. 

 

In ogni caso, il Conte della pars destruens non fa prigionieri. "Giorgia Meloni ha detto 'occhio a chi nel mondo non ama l'Italia'. Chi non ama l'Italia è a Palazzo Chigi", scandisce dal palco, prima del colpo di teatro che vale una standing ovation. "Solo chi non ama l'Italia poteva mettere anche a futura memoria tre firme su tre errori clamorosi che fanno male all'interesse nazionale: la firma al patto stabilità con tagli a sanità e scuola dolorosissimi. La firma al patto di riarmo che permette alla Germania di riempire gli arsenali mentre Afd, i neonazisti, si preparano ad andare al governo. Solo chi non ama l'Italia poteva andare al vertice Nato per firmare un accordo per aumentare le spese fino al 5% della difesa", dice mentre strappa con le mani dei fogli, che idealmente contengono proprio quelle firme messe da "Cettina La Qualunque" come la chiama ironicamente. 

Quelle cose, promette l'ex premier, verranno cancellate, così come verrà ripristinato il reato di abuso d'ufficio, verranno cancellate le norma salva politici dalla Corte dei conti; quelle che limitano gli strumenti investigativi e le intercettazioni, le leggi bavaglio. "Dopo questa tabula rasa realizzeremo il progetto progressista", aggiunge Conte. Che a quel progetto continua a voler dare nome di 'Alleanza per la Costituzione' perché "la nota comune di tutte le nostre proposte è il fatto che mirino ad attuare la nostra Costituzione". E giù gli applausi, ancora. Dei poco più di 2mila che ci sono, e idealmente dai 5mila che in questa due giorni di fuoco sono passati per il World Join Center.  

20 set 2026

Meloni punge le opposizioni: "Non cantate 'Bollo ciao'?". E mette Vannacci nel mirino: "A scuola tetto a stranieri e stop al burqa"

(Adnkronos) - Dal tendone con vista sul laghetto dell'Eur di Fenix, Giorgia Meloni continua la corsa per le elezioni politiche del prossimo anno. Tra una "carissima Elly" (Schlein) a cui si rivolge in romanesco, e un Giuseppe Conte citato quasi en passant per rimproverargli i buchi di bilancio lasciati dal Superbonus, il vero guanto di sfida la premier lo lancia a colui che, neanche per sbaglio, nomina: Roberto Vannacci, l'intralcio sulla strada del centrodestra per un ritorno a palazzo Chigi. Mentre il generale di Futuro nazionale, da Orvieto, nel suo evento 'di destra vera', mette a referto che "le eventuali alleanze si fanno a ridosso delle elezioni", la presidente del Consiglio, fingendo di snobbarlo, rilancia sull'immigrazione, ma soprattutto mette in guardia dai colpi gobbi che potrebbero arrivare in campagna elettorale. 

Tailleur bianco e occhiali da sole, di cui c'è bisogno in questa calda e soleggiata domenica in settembre, Meloni arriva alla festa di Gioventù Nazionale a mezzogiorno, poco dopo che sul palco ha parlato la madre di una delle vittime di Crans Montana e Fabio Roscani, il presidente della giovanile di Fratelli d'Italia, a cui non manca di mandare i suoi ringraziamenti. Parla per poco meno di 40 minuti e, a differenza di altre occasioni, si concentra su pochi argomenti, quelli cari alla platea che la acclama. Scuola, merito, università, social, intelligenza artificiale sono le direttrici nel discorso della premier e servono per sferrare gli attacchi. 

 

Il primo ai vannacciani. "Sta per arrivare in Cdm un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, e introduce l'obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l'italiano, e introduce il divieto di burqa e niqab a scuola", annuncia in pompa magna Meloni ("Assolutamente d'accordo ma si doveva fare prima", la replica di Vannacci). D'altronde, insiste Meloni, "non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza e chiamare tutto questo integrazione è un'altra menzogna, comoda per chi vive di ideologia, per chi ci fa la morale dai salotti e poi i propri figli li manda in scuole nelle quali questo problema non esiste". I bambini devono "imparare la nostra lingua, conoscere la nostra cultura, rispettare le nostre regole. È l'unico modo serio di accogliere". E dunque via tutto ciò che nasconde il viso, "perché in Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra l'uomo e donna non è negoziabile".  

Ecco, a proposito di questo, chi ci legge un qualche riferimento velato al vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani sbaglia. Sullo 'scivolone' del segretario di Forza Italia la presidente del Consiglio preferisce minimizzare: "Penso che sia semplicemente una frase uscita male, non ingigantirei il fatto". Bravo, anzi bravissimo, invece, lo studente del Congo che ha salvato la professoressa delle medie di Centocelle che venerdì è stata accoltellata da un altro studente, 13enne e italiano: "Ha fatto una grandissima cosa", commenta con i giornalisti sotto il palco.  

Ma siamo ancora sul ring. E un altro gancio a Vannacci arriva quando parla di algoritmi. "Lo dico con cognizione di causa - avverte Meloni - alla vigilia di una campagna elettorale nella quale vedremo all'opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un'Italia forte e un leader libero, non date automaticamente per buono nulla di quello che vedrete nei prossimi mesi e particolarmente nulla di quello che vedrete negli ultimi giorni prima del voto delle prossime elezioni politiche". 

 

Poi passa agli altri, le opposizioni. "Manco quando abbiamo tolto il bollo della macchina a 14 milioni di veicoli gli è andata bene", li irride. E intonando 'Bollo ciao' che pensava di poter cantare per una volta insieme a loro, dice ironicamente che "loro lo vogliono pagare perché l'abbiamo fatto noi. Gli faremo il conto corrente dedicato per i nostalgici del bollo auto, così lo possono pagare". Non solo, però, perché arriva anche il turno della segretaria del Pd. "Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestare? Uno vero, ti prego. Te li do io se vuoi, perché siamo imperfetti anche noi, ma ti prego una volta vera dilla. Una ti prego! Te le passo io sottobanco. Pure noi qualcosa sbagliamo, ma una vera... Non ce se la fa", scandisce in romanesco Meloni riferendosi all'ultima uscita della leader Dem sui tagli all'università. 

E dato che ce n'è per tutti, ecco che arriva anche il colpetto per il presidente del Movimento 5 stelle, dopo tutto mica è lei che deve decidere chi sarà il leader del campo progressista. I presidenti di regione di centrosinistra, dice, hanno "la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?". "Dopo che avete accumulato 200 miliardi di debiti che avete scaricato su questi ragazzi e sul governo successivo, perché Giuseppe Conte andasse in giro a fare campagna elettorale a dire di ristrutturare casa gratuitamente, ma non vi vergognate? Ci vuole coraggio. La campagna elettorale dei Cinque stelle è costata a ciascuno italiano 3500 euro, anche a chi una cosa non ce l'aveva, chi era appena nato", sostiene Meloni. 

Che poi chiude con un augurio, e una bibita ghiacciata: "Il bene più prezioso che possedete è la vostra libertà. I motivatori più efficaci che incontrerete saranno sempre i vostri nemici. La mente più profonda che avete è il cuore, l'intelligenza più limpida di cui disponete è l'istinto e il giudice più onesto a cui dovrete rendere conto è la vostra coscienza. Sarà facile? No, non sarà facile, però sarà vero, sarà meritato, sarà vostro. Sarà la vostra storia che non sparirà dopo 24 ore, perché sarà la storia di chi è appartenuto e non semplicemente quella di chi è apparso, e se alla fine riuscirete a lasciare un segno del vostro passaggio, be' allora, sarete una scintilla di eternità e l'eternità non si consuma". 

20 set 2026

"Russia minaccia Nato, piano di Putin può scattare presto": l'allarme dell'intelligence in Europa

(Adnkronos) - Il rischio di un'azione della Russia contro la Nato è concreto. E l'attacco di Vladimir Putin potrebbe prendere forma "nell'arco di mesi, non anni". E' l'allarme che fanno scattare le intelligence in Europa nello scenario delineato dal quotidiano britannico The Guardian. Il 'warning' arriva dopo le parole del premier polacco, Donald Tusk, che al Parlamento ha fornito informazioni sull'ipotesi di un attacco russo - con droni o missili - contro un territorio della Nato nei prossimi mesi per dimostrare che l'articolo 5, secondo cui tutta l'Alleanza deve attivarsi se un membro viene attaccato, "è più teorico che pratico". L'allarme lanciato da Tusk è stato definito "fondato e ben documentato" dal presidente francese Emmanuel Macron, che all'Eliseo ha incontrato e informato i leader dei partiti e i candidati alle presidenziali del 2027 sulle minacce concrete legate alle azioni di Mosca. 

Il Guardian fa riferimento alle valutazioni di tre alti funzionari dell'intelligence europea. Secondo Michal Koudelka, capo del servizio di sicurezza della Repubblica Ceca (BIS), tra i piani del Cremlino potrebbe rientrare un'invasione su piccola scala di territori della Nato confinanti con la Russia. "È possibile. La strategia di Mosca potrebbe prevedere un'incursione limitata, provocazioni o "una massiccia campagna di propaganda". Tale scenario potrebbe concretizzarsi nel giro di "mesi, non anni", precisando tuttavia che "molte persone stanno facendo tutto il possibile per evitare che ciò accada".  

Il quotidiano britannico ha interpellato anche funzionari dei paesi baltici. "Non riscontriamo segnali di un attacco imminente", dice Normunds Mezviets, direttore generale del VDD, il servizio di sicurezza statale della Lettonia. "Resta da capire se" i russi "abbiano piani diretti e concreti o se la questione rientri nel più ampio tentativo di diffondere paura e incertezza nelle società occidentali. Prima del 2022 avvertivamo costantemente i nostri partner dell'Europa occidentale della minaccia russa, ma il più delle volte le nostre voci restavano inascoltate. Nel 2022 l'approccio dei nostri partner è cambiato: hanno riconosciuto che i baltici e i polacchi avevano ragione". 

Il segretario generale del ministero degli Esteri estone, Jonatan Vseviov, stigmatizza il "panico sui social media" diffusosi negli ultimi giorni riguardo a un possibile attacco. "Se ci fossero motivi per temere un attacco, state certi che lo comunicheremmo chiaramente. Fino ad allora, mantenete la calma, andate avanti e sostenete l'Ucraina", scrive su X. 

La Russia, da Vladimir Putin in giù, ha detto e ribadito che la fornitura all'Ucraina di armi, informazioni di intelligence e consiglieri militari rende i paesi occidentali coinvolti nella guerra e di conseguenza obiettivi legittimi. Mosca, ricorda il Guardia, sinora ha evitato attacchi frontali che potessero provocare una risposta coordinata della Nato ma ha puntato su azioni di 'guerra ibrida' e su provocazioni che nelle ultime settimane si sono intensificate. L'obiettivo a medio termine sarebbe l'indebolimento del sostegno dei paesi occidentali alla causa Ucraina: "I russi credono che, inasprendo a sufficienza il conflitto, i paesi europei decideranno di non sostenere più l'Ucraina", la sintesi di Koudelka. 

 

I timori di un'escalation si intensificano mentre l'Assemblea generale dell'Onu si riunisce a New York. Nella Grande Mela, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avrà un incontro con Donald Trump dopo gli ultimi contatti: il meeting, dice il leader di Kiev, "potrebbe cambiare molte cose. C'è slancio diplomatico. Ho ringraziato il presidente per la visita di Steve Witkoff e Jared Kushner a Kiev. Abbiamo esaminato a fondo i dettagli chiave e hanno potuto constatare di persona la situazione in Ucraina. Il percorso di pace è la nostra priorità assoluta. Ci sono idee per passi verso la de-escalation e per affrontare le questioni fondamentali di sicurezza: sicurezza energetica, sicurezza alimentare e tutela della vita umana. Stiamo lavorando insieme al team americano e siamo pronti a compiere passi concreti". 

Nelle ultime settimane, l'amministrazione Trump ha compiuto un nuovo tentativo di avviare i negoziati per porre fine alla guerra. "Non ho riscontrato alcun segnale che a Mosca si stia valutando seriamente l'ipotesi di negoziati concreti", dice Thomas Nilsson, capo del servizio svedese di intelligence e sicurezza militare. "A mio avviso, i russi ritengono ancora di poter raggiungere i propri obiettivi strategici. Di conseguenza, quella dei negoziati è solo una messa in scena". "Ormai - chiosa Koudelka - ogni incendio o guasto deve essere esaminato dai servizi di intelligence come un possibile attacco terroristico. E questo rappresenta un risultato positivo per i russi". 

20 set 2026

Schlein: "Sfida storica del Pd, dopo 20 anni vinceremo le elezioni"

(Adnkronos) - Quella che abbiamo davanti "è una sfida storica", perché "dopo 20 anni" si possono vincere le elezioni. Elly Schlein chiude così la Festa dell'Unità a Bologna. "Dopo la sconfitta del '22 ci davano per morti, dicevano che avremmo avuto le scissioni... invece oggi siamo più uniti e più forti. Avevano scommesso che io non sarei durata due mesi...invece sono qui per la quarta volta a chiudere la festa dell'unità. Non faremo mai più il favore alle destre di dividerci, uniti discuteremo, anche sulle differenze, e troveremo l'accordo, perché tutti sentiamo la responsabilità di battere queste destre. Siamo fiduciosi che andremo a battere queste destre e costruire l'alternativa, sono certa che andremo a vincere le prossime elezioni e a cambiare questo paese'', dice la segretaria del Pd. 

Tra le critiche al governo di Giorgia Meloni, spicca quella relativa all'ultimo provvedimento annunciato dalla premier: verrà introdotta una norma per porre un tetto al numero di studenti stranieri nelle classi a scuola. "Trovo incredibile l'idea di cacciare i bambini stranieri dalle classi, anche i presidi hanno chiarito che quello che dice Meloni è irrealizzabile, perché non hanno messo mai niente sull'edilizia scolastica. E lei se ne viene fuori per rincorrere Vannacci sulla remigrazione. Noi non vediamo bambini stranieri, vediamo solo bambini e bambine che hanno diritto all'istruzione", dice Schlein. "Ma poi i bambini di troppo dove vogliono mandarli? E come li scelgono, dal colore della pelle?", incalza la segretaria del Pd. 

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20 set 2026

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