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Scoperto nel cervello 'freno' che disattiva il dolore cronico, lo studio

(Adnkronos) - Nelle profondità del cervello, in una regione strategica che si trova alla base, nel tronco encefalico, c'è un minuscolo gruppo di cellule nervose che funge da antidolorifico naturale del corpo, attenuando i segnali che risalgono lungo il midollo spinale. Ma un danno ai nervi può trasformare questo sistema in un motore iperattivo causa di dolore cronico. Un team di ricercatori della Washington University School of Medicine a St. Louis ha ora capito perché questo interruttore si attiva e come disattivarlo. La chiave sono alcuni recettori - identificati in uno studio condotto sui topi - presenti sulla superficie delle cellule in quello che è il principale centro di allerta e stress del cervello. Questi recettori sono preziosi perché agiscono come freni biologici del dolore. Già noti perché in grado di influenzare lo stress in questa regione cerebrale, gli esperti hanno scoperto che possono anche disattivare il meccanismo del dolore per alleviare la sofferenza neuropatica cronica che può innescarsi in seguito a una lesione nervosa. 

Lo studio è pubblicato sulla rivista 'Current Biology', e apre nuove prospettive per lo sviluppo di terapie mirate specificamente a questa regione del cervello - il locus coeruleus, chiamato anche 'punto blu' per via della colorazione azzurra - per ridurre il dolore cronico. "Comprendere come i recettori localizzati nel locus coeruleus agiscano da 'guardiani' potrebbe portare a terapie del dolore più mirate ed efficaci, con minori rischi", spiega l'autore senior Jordan McCall, professore associato del Center for Clinical Pharmacology, struttura del Dipartimento di anestesiologia della WashU Medicine. "Milioni di adulti convivono con il dolore neuropatico cronico causato da danni ai nervi", ricorda. "Il dolore è difficile da trattare e i farmaci oppioidi tradizionali si legano ai recettori in tutto il corpo e nel cervello, spesso causando effetti collaterali, tolleranza e rischio di dipendenza".  

Il dolore neuropatico si manifesta quando le fibre nervose danneggiate inviano segnali continui ed errati al cervello, causando sensazioni di fitte lancinanti o bruciore. Questa condizione è spesso causata da patologie come diabete, infezioni virali o da compressione nervosa, tra gli altri fattori. Per capire come bloccare questi segnali, il team di McCall - che include i co-primi autori Chao-Cheng Kuo (ricercatore post-dottorato), e Makenzie R. Norris (ex studentessa laureata) - si è concentrato dunque sul locus coeruleus, una parte del cervello che ha già dimostrato di svolgere un ruolo nella regolazione del dolore. Innanzitutto gli autori hanno confermato che la lesione nervosa trasforma questa regione in un fattore determinante del dolore. Quando, infatti, nell'ambito dello studio sono state disattivate temporaneamente le cellule cerebrali del locus coeruleus nei topi, gli scienziati hanno osservato una ridotta sensibilità al tatto e al calore negli animali modello che riproducevano il dolore neuropatico rispetto ai topi sani. 

Dopo questo, gli esperti hanno rivolto la loro attenzione ai recettori presenti sulle cellule cerebrali del locus coeruleus che rispondono agli oppioidi, e in particolare a un tipo di recettore oppioide noto come 'mu'. I recettori mu oppioidi sono diffusi in tutto il cervello e nel midollo spinale. Quando gli oppioidi prodotti naturalmente dall'organismo o quelli sintetici come la morfina e il fentanyl si legano a questi recettori, il dolore in tutto il sistema nervoso diminuisce. E poiché il locus coeruleus è ricco di questi recettori, i ricercatori si sono chiesti se svolgessero un ruolo importante nella regolazione del dolore. Per scoprirlo sono stati dunque eliminati, nei topi affetti da dolore neuropatico, i recettori μ-oppioidi solo dalle cellule cerebrali del locus coeruleus. In assenza di questi recettori, i topi risultavano ancora più sensibili al tatto e al calore rispetto ai topi in cui i recettori μ-oppioidi erano ancora presenti nel locus coeruleus. Il ripristino in quegli stessi neuroni ha invertito l'ipersensibilità, eliminando di fatto il dolore. 

Il risultato, spiegano gli esperti, indica che il dolore cronico potrebbe compromettere la capacità dei recettori mu oppioidi di sopprimere l'attività delle cellule cerebrali nel locus coeruleus. Partendo da queste scoperte, si sta ora studiando come manipolare il locus coeruleus senza influenzare i recettori nel resto del sistema nervoso. Progettando terapie che agiscano in maniera specifica sui recettori mu oppioidi in questa regione cerebrale, i ricercatori sperano di aprire la strada a trattamenti in grado di offrire un efficace sollievo dal dolore neuropatico cronico. Il lavoro ha ricevuto finanziamenti da diversi enti: i National Institutes of Health, la National Science Foundation, il McDonnell Center for Systems Neuroscience, il premio Costar (Collaboration Support initiative for Translational Anesthesiology Research) del Dipartimento di Anestesiologia della Washington University School of Medicine; e la Rita Allen Foundation, con un ulteriore supporto da parte dell'Open Philanthropy Project.  

17 ago 2026

Hayden Panettiere, mistero sulle cause della morte: "Era partita col fidanzato". In corso le indagini

(Adnkronos) - Emergono nuovi dettagli sulla morte di Hayden Panettiere, l'attrice americana di 36 anni trovata senza vita domenica 16 agosto in un'abitazione di Greenville, in South Carolina. Le indagini sulle cause del decesso sono ancora in corso, ma la polizia ha riferito che i primi accertamenti non hanno evidenziato alcun segno di omicidio o circostanze sospette. 

Secondo quanto ricostruito, Panettiere si trovava in South Carolina insieme al fidanzato Brian, agente immobiliare con cui avrebbe avuto una relazione "altalenante" dal 2018 al 2022. E sul loro rapporto erano già emerse in passato accuse di violenza domestica. 

Secondo quanto riportato dal 'Daily Mail', nell'aprile del 2021 Brian si era dichiarato non colpevole di due accuse per lesioni personali gravi nei confronti di una coniuge o fidanzata. Successivamente era stato condannato a 45 giorni di carcere. Brian aveva poi rivelato di "sognare ancora" di sposare l'attrice, nonostante avesse ammesso le accuse.  

Domenica 16 agosto, intorno alle 14.32 ora locale, la polizia e i soccorritori sono intervenuti in un'abitazione di Greenville dopo la segnalazione di una donna "priva di sensi", poi identificata come Hayden Panettiere. Tuttavia, al momento non è stata resa pubblica l'identità della persona che ha effettuato la chiamata di segnalazione. 

L'autopsia su Hayden Panettiere non ha evidenziato segni di trauma che possano aver contribuito alla morte. Lo riferisce l'Ufficio del Coroner della contea di Greenville, che in una nota, come riporta Tmz, ha spiegato come "non siano stati riscontrati elementi traumatici" e che la causa e la modalità del decesso restano in attesa di "ulteriori accertamenti". 

Le autorità stanno proseguendo le analisi medico‑legali per chiarire le circostanze del caso, mentre l’esito definitivo arriverà solo dopo la conclusione degli approfondimenti tecnici. 

L'audio dei soccorsi, si legge su Tmz, conferma che i primi soccorritori sono stati inviati all'abitazione di Hayden Panettiere per praticare la rianimazione cardiopolmonare su una persona che poteva aver avuto un'overdose. Sul posto è stato somministrato Narcan, il farmaco che contrasta gli effetti di un’overdose da oppioidi: resta però non chiaro se sia stato usato su Hayden o su un'altra persona presente in zona, spiega Tmz, dato che le ambulanze erano due. 

Secondo le registrazioni delle comunicazioni ottenute da 'People', durante l'intervento gli agenti avrebbero fatto riferimento a una possibile "overdose" e a un "arresto cardiaco". A chiarire le condizioni del decesso saranno gli accertamenti del dipartimento di polizia di Greenville e dell’ufficio del medico legale della contea di Greenville. Al momento, dunque, non è stata ancora stabilita la causa della morte dell’attrice. Sono in attesa i risultati dell'autopsia.  

Nel corso degli anni Panettiere aveva parlato apertamente delle proprie difficoltà con l'alcol e le droghe e del peso della fama arrivata quando era ancora molto giovane. Dopo essersi allontanata dal mondo dello spettacolo nel 2016, era tornata sul grande schermo nel 2023 con Scream VI. L'attrice lascia la figlia Kaya, 11 anni, nata dalla relazione con l'ex pugile ucraino Volodymyr Klyčko. 

Panettiere aveva parlato in più occasioni del rapporto con la figlia e delle difficoltà legate alla maternità, affrontando pubblicamente anche il tema della depressione post-partum. La sua vita familiare era stata inoltre segnata da un altro lutto drammatico. Il fratello minore Jansen Panettiere, anche lui attore, è morto nel febbraio 2023 a soli 28 anni per complicazioni legate a una patologia della valvola aortica. 

Negli ultimi anni Panettiere aveva progressivamente scelto di parlare con maggiore sincerità delle difficoltà attraversate durante la sua vita. Nel maggio scorso aveva pubblicato il memoir 'This Is Me: A Reckoning', nel quale ripercorreva la propria crescita sotto i riflettori, la pressione esercitata dalla fama, i problemi di dipendenza, la depressione post-partum e le esperienze traumatiche vissute nel corso degli anni. Il libro rappresentava anche un tentativo di riprendere possesso della propria storia, dopo un’esistenza raccontata spesso dai media attraverso indiscrezioni e titoli scandalistici. 

In un’intervista aveva spiegato di essere stata molto attenta nel decidere cosa raccontare e come farlo, soprattutto, quando le sue esperienze coinvolgevano altre persone. "Sono stata ferocemente protettiva nei confronti delle persone nei miei scritti", aveva raccontato, sottolineando di voler raccontare la propria verità senza trasformare il memoir in un regolamento di conti. Il risultato era un racconto personale nel quale Panettiere cercava di mettere ordine in anni, vissuti sotto una pressione enorme, affrontando apertamente anche le parti più dolorose della propria esperienza. 

 

17 ago 2026

Vacanze, rientro e stanchezza da jet lag: i consigli dei medici anti-bufale per riprendersi

(Adnkronos) - Dagli Usa al Giappone, tornare dalle vacanza con un volo intercontinentale di decine di ore può far scattare il jet lag: uno tra i disagi più comuni di chi viaggia in aereo attraversando più fusi orari. Può causare "disorientamento, stanchezza, difficoltà a dormire e scarsa concentrazione spesso accompagnano i primi giorni di vacanza una volta arrivati a destinazione. Non si tratta di una malattia, ma di un temporaneo scompenso dell’orologio biologico interno, sincronizzato con il fuso orario di partenza, che fatica ad adattarsi al nuovo ciclo di ore di luce e buio. Vale quindi la pena chiedersi se esistano strategie realmente efficaci per limitarne gli effetti, oppure se si tratti soltanto di consigli senza basi solide". A fare luce del jet lag sono i medici della piattaforma anti-bufale 'Dottore ma è vero che...?' curata dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri).  

 

Il jet lag nasce da un disallineamento tra il nostro ritmo circadiano, cioè l’orologio biologico interno che regola sonno, temperatura corporea e altre funzioni nell’arco delle 24 ore e l’orario del luogo in cui siamo arrivati.  

"Il fenomeno compare tipicamente quando si attraversano più di tre fusi orari. Più fusi orari si attraversano, più probabile è che il disturbo si manifesti, e in genere i voli verso est risultano più impegnativi di quelli verso ovest. I sintomi più comuni - precisano- sono: difficoltà ad addormentarsi o risveglio precoce; sonnolenza durante il giorno; difficoltà di concentrazione; disturbi digestivi, come mal di stomaco o stitichezza; malessere generale e cambiamenti dell’umore. Il recupero richiede in media circa un giorno per ogni fuso orario attraversato, anche se il tempo necessario varia da persona a persona".  

 

Ci sono davvero delle strategie che funzionano prima di partire? "Diverse indicazioni pratiche vengono suggerite per ridurre l’impatto del jet lag prima della partenza. I Cdc statunitensi raccomandano di adattare gradualmente l’orario di addormentamento nei giorni precedenti al viaggio: chi viaggia verso est può iniziare ad andare a dormire un’ora prima ogni notte, mentre chi viaggia verso ovest può fare l’opposto, andando a letto un’ora più tardi. È importante - aggiungono i medici - anche partire ben riposati, perché iniziare il viaggio già stanchi peggiora il jet lag. Se si ha un impegno importante a destinazione, può essere utile arrivare qualche giorno prima per dare al corpo il tempo di adattarsi".  

E durante il volo, cosa possiamo fare? "Alcuni accorgimenti semplici possono aiutare. È bene bere molta acqua, perché la disidratazione può peggiorare i sintomi del jet lag, dato che l’aria in cabina è particolarmente secca. È meglio evitare alcol e caffeina, che possono disturbare il sonno e favorire la disidratazione - suggeriscono Se è notte nella destinazione, conviene provare a dormire durante il volo; se invece è giorno, è preferibile resistere alla sonnolenza. Muoversi periodicamente durante il volo, ad esempio camminando nel corridoio, è raccomandato anche per altre ragioni di salute legate ai viaggi lunghi".  

E' vero che la melatonina serve a combattere il jet lag? "Una revisione sistematica della letteratura scientifica, pubblicata dalla Cochrane Library, ha analizzato dieci studi randomizzati e controllati su passeggeri, personale di volo o militari che assumevano melatonina per bocca rispetto al placebo. In otto di questi dieci studi, la melatonina assunta poco prima di coricarsi, all’orario della nuova destinazione, ha ridotto il jet lag nei voli che attraversavano cinque o più fusi orari - rispondono - Dosi giornaliere comprese tra 0,5 e 5 mg sono risultate simili in efficacia, con la sola differenza che con 5 mg ci si addormenta più rapidamente e si dorme meglio rispetto a 0,5 mg; dosi superiori a 5 mg non sono risultate più efficaci. Il beneficio è maggiore quanti più fusi orari si attraversano, e minore per i voli verso ovest".  

Sempre sulla melatonina, "attenzione anche al momento in cui la si assume: se presa nelle ore sbagliate, ad esempio al mattino presto, la melatonina può causare sonnolenza e ritardare l’adattamento all’orario locale, invece di favorirlo. Gli effetti indesiderati più comuni sono mal di testa, vertigini, nausea e sonnolenza. Il suo utilizzo non è raccomandato in gravidanza e allattamento e richiede cautela in presenza di alcune malattie autoimmuni". La melatonina "può inoltre interagire con diversi farmaci, tra cui anticoagulanti, antiepilettici e farmaci per il diabete : per questo è sempre bene parlarne con il proprio medico di medicina generale, soprattutto se si seguono altre terapie".  

L’esposizione alla luce può davvero aiutare l’orologio biologico ad adattarsi? "La luce è considerata il principale segnale che regola l’orologio biologico ed è per questo che viene indicata come uno strumento naturale per favorire l’adattamento al nuovo fuso. In generale, chi viaggia verso ovest può trarre beneficio dall’esposizione alla luce nelle ore serali, mentre chi viaggia verso est può beneficiare della luce del mattino - ricordano gli esperti - È bene sapere, tuttavia, che si tratta soprattutto di raccomandazioni pratiche basate sulla fisiologia del ritmo circadiano: una revisione sistematica condotta su popolazioni di atleti non ha trovato risultati univoci sull’efficacia della sola esposizione alla luce nel ridurre il jet lag in contesti di viaggio reale, con prove di qualità da bassa a molto bassa. Anche l’attività fisica svolta in momenti specifici della giornata è stata proposta, sempre in questa popolazione, come possibile aiuto alla risincronizzazione del ritmo circadiano, ma con prove di qualità molto bassa".  

Qual è il consiglio pratico? "Serve un insieme di strategie: adattamento graduale dell’orario prima della partenza; idratazione; moderazione di alcol e caffeina durante il volo; gestione dell’esposizione alla luce; se necessario, un uso corretto della melatonina. Questi accorgimenti possono contribuire a ridurre l’intensità e la durata del jet lag. Poiché ogni persona reagisce in modo diverso, in caso di viaggi frequenti o di sintomi particolarmente intensi è utile parlarne con il proprio medico di medicina generale, che potrà indicare la strategia più adatta al singolo caso", concludono.  

 

17 ago 2026

Caldo estremo, è ancora tregua. Da domani torna allerta arancione in due città

17 ago 2026

Usa-Iran, scaduta la tregua. Trump ora minaccia l'Oman: "Se vi mettete in mezzo vi bombarderemo"

(Adnkronos) - Gli Stati Uniti non intendono estendere il memorandum d'intesa con l'Iran. Donald Trump, parlando nello Studio Ovale allo scadere ieri della tregua, ha definito Teheran "in grossa difficoltà", citando un'inflazione alle stelle nel Paese e sostenendo che "il loro esercito è piegato, ormai sconfitto". Il presidente americano ha ribadito anche l'intenzione di dichiarare lo Stretto di Hormuz "territorio degli Stati Uniti", rivendicando un "controllo totale"sulla rotta strategica. 

La nuova minaccia di Trump di "bombardare pesantemente" l’Oman se "si metterà in mezzo" segna un'ulteriore escalation nei confronti di un partner considerato cruciale nel Golfo. Non è la prima volta: già a maggio aveva avvertito che il sultanato avrebbe dovuto "comportarsi come tutti gli altri" o gli Stati Uniti sarebbero stati costretti a "farlo saltare in aria". 

 

Al centro dello scontro c'è lo Stretto di Hormuz, la rotta tra Iran e Oman attraverso cui, prima della guerra, transitava circa un quinto del petrolio mondiale trasportato via mare. Dall'inizio del conflitto il passaggio è quasi bloccato e le divergenze tra Washington e Muscat si sono acuite: mentre gli Stati Uniti chiedono un transito completamente libero, l'Oman ha portato avanti negoziati paralleli con l'Iran su protocolli di sicurezza e modalità di passaggio. 

Una gestione congiunta che la Casa Bianca considera incompatibile con la libertà di navigazione. Da qui le minacce di Trump, che nei giorni scorsi è arrivato a dire che nessuno controllerà lo Stretto e che potrebbe dichiararlo "territorio degli Stati Uniti". La posizione geografica dell'Oman, che controlla il lato meridionale dello Stretto attraverso la penisola di Musandam, resta uno dei fattori che rendono Muscat un attore decisivo nel quadro mediorientale. 

 

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha avuto un colloquio telefonico con Trump per discutere rapporti bilaterali e ultimi sviluppi regionali. Erdogan ha ribadito la necessità di proseguire i negoziati Usa‑Iran e di puntare sulla via diplomatica per ridurre le tensioni, assicurando che Ankara continuerà a sostenere gli sforzi di pace. 

Il leader turco ha ricordato anche l'accordo di difesa comune, firmato con Pakistan e Arabia Saudita, definito un passo importante per rafforzare stabilità e sicurezza regionali. Sul fronte di Gaza, Erdogan ha denunciato l'aumento delle azioni israeliane proprio, mentre si tenta di avviare una nuova fase del processo di pace, ribadendo il sostegno turco alla ricostruzione e a una soluzione duratura. 

17 ago 2026

Iran, Teheran prepara escalation con Usa: più ruolo Pasdaran e milizie, il piano segreto

(Adnkronos) - L'Iran si sta preparando a una nuova escalation della guerra con gli Stati Uniti, ad ampliare il conflitto anziché investire nel memorandum d'intesa firmato il 17 giugno. Lo scrive il Wall Street Journal citando funzionari iraniani e arabi e parlando di un ''piano segreto'' di Teheran elaborato negli ultimi 60 giorni, che prevede un maggior controllo sull'esercito da parte dei Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione iraniana, e un incremento nella produzione di missili e droni. In vista dell'escalation, scrive ancora il Wsj, i Pasdaran si sono coordinati con le milizie filo iraniane in Yemen e in Iraq, ampliando così il campo di battaglia al Mar Rosso. E hanno aumentato le operazioni di controspionaggio. 

Secondo fonti informate citate dal Wsj, i servizi segreti arabi avrebbero raccolto prove di un cambiamento strategico all'interno della leadership dell'Iran, volto a preparare le forze a un'estensione del conflitto e ad aumentare i costi per gli Stati Uniti. L'obiettivo primario di Teheran è infliggere abbastanza ''dolore'' da garantire che attacchi come quelli subiti dall'Iran durante la guerra dei dodici giorni dello scorso anno e nell'ultimo conflitto non si ripetano. 

"In Iran è diffusa l'opinione che la guerra vera e propria non sia ancora iniziata", ha affermato da Teheran Mohammad Hassan Sangtarash, analista della difesa vicino al governo iraniano. "Ciò che abbiamo visto finora viene sempre più interpretato attraverso la lente della tattica del 'salami-slice', ovvero un'escalation limitata e graduale, progettata per indebolire le capacità prima di un confronto su scala più ampia", ha spiegato. Ciò evidenzia un enorme divario tra la percezione di Washington e quella di Teheran in questa fase. Una divergenza che ha spinto i leader iraniani ad assumere una posizione negoziale intransigente e a mostrarsi riluttanti a concludere accordi. 

Per il regime di Teheran, "la condizione di partenza è la guerra", ha spiegato Alan Eyre, ex diplomatico statunitense di alto livello e negoziatore sul nucleare con l'Iran. "L'Iran rimarrà in stato di guerra, preparandosi a un eventuale attacco", ha aggiunto. Anche i funzionari arabi si stanno preparando a un protrarsi dei combattimenti e dell'interruzione delle forniture energetiche. Secondo quanto riferito da funzionari a conoscenza delle recenti informazioni dell'intelligence araba, i Pasdaran hanno sfruttato la calma creata dal memorandum d'intesa per gettare le basi con le milizie alleate nella regione, al fine di intensificare gli attacchi se necessario, inviando consiglieri in Iraq, Yemen e Libano. 

Secondo quanto riferito dai funzionari, i Pasdaran hanno supervisionato il dispiegamento di missili, armi navali e lanciatori di droni in posizioni che si affacciano sul Mar Rosso. Hanno inoltre fornito agli Houthi informazioni di intelligence, liste di obiettivi, tra cui porti e impianti energetici sauditi, e consigli su come proteggersi dalle rappresaglie di Riad. Inoltre, il Wsj scrive che i Pasdaran hanno minacciato gli Stati del Golfo di distruggere i loro impianti energetici qualora gli Stati Uniti avessero colpito siti simili in Iran. 

Nel frattempo la Guida Suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, ha riorganizzato le sue forze per una lotta più aggressiva, nominando sette figure chiave della sicurezza a capo delle istituzioni militari e repressive. Su tutti spicca Mohsen Rezaei, che guidò i Pasdaran contro l'Iraq negli anni '80, nominato segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, il massimo organo decisionale iraniano. Per rafforzare la sicurezza interna, Khamenei ha rimesso al comando dei Basij il veterano Hossein Taeb, suo stretto collaboratore che aveva guidato la sanguinosa repressione delle proteste nel 2009. Sua missione, trasformare la forza di volontari in una "rete di intelligence popolare". 

C'è poi stata la nomina formale del nuovo comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi, incaricato di condurre "potenti operazioni offensive contro il nemico". Il generale Mohammad Reza Naghdi, suo consigliere, ha dichiarato che la forza paramilitare deve essere pronta a condurre operazioni in territorio nemico. "La promozione di Vahidi è coerente con una leadership che prepara l'apparato di sicurezza a un periodo di confronto prolungato, piuttosto che a un ritorno alla normale politica in tempo di pace", ha affermato al Wsj Saeid Golkar, esperto di servizi di sicurezza iraniani presso l'Università del Tennessee a Chattanooga. 

Secondo funzionari iraniani, i Pasdaran, forza armata di quasi 200mila uomini, hanno elaborato nuovi piani per un'ulteriore escalation, che includono attacchi preventivi. Tra le opzioni: sabotare i cavi Internet nel Golfo Persico, creare disordini politici in Paesi con comunità sciite come Kuwait e Bahrein, e potenzialmente operazioni di terra in Kuwait. Alcuni funzionari del Golfo ritengono l'Iran più aggressivo dopo la guerra e più incerte le relazioni con Teheran. Fonti vicine ai negoziatori iraniani hanno avvertito che i colloqui di pace potrebbero essere solo una parentesi prima di un nuovo conflitto. Mehdi Mohammadi, consigliere strategico del capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, ha parlato di una situazione di stallo, come la calma prima della tempesta. 

In un precedente post su 'X', Mohammadi aveva indicato tra le cause del conflitto un "progetto generazionale di vendetta di sangue" per l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, in un raid dello scorso 28 febbraio. ''La nazione iraniana ha ancora molti conti in sospeso con Trump'', ha dichiarato Mohammadi, che è anche membro della squadra dei negoziatori iraniani. ''L'Iran è pronto per il grande confronto'', ha promesso. 

17 ago 2026

Luigi Mangione, processo rinviato dopo la dichiarazione di colpevolezza

17 ago 2026

Ranucci e il caso Lavitola, l'Anm difende l'applauso del 2025: "Standing ovation? Fu solo un gesto di solidarietà dopo l'attentato"

(Adnkronos) - Torna oggi al centro del dibattito politico il video della standing ovation dell'ottobre 2025, quando Sigfrido Ranucci fu applaudito all’assemblea dell'Anm dopo il suo intervento contro la separazione delle carriere. Dopo la confessione di Valter Lavitola, che si è dichiarato mandante dell'attentato al giornalista, il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango, intervistato dal Tg1, respinge le accuse di vicinanza impropria tra le toghe e il giornalista: "I magistrati presenti all’assemblea hanno spontaneamente tributato un applauso a una persona che pochi giorni prima era stata vittima di un attentato. Un gesto di solidarietà quantomeno dovuto". Tango ricorda anche gli attestati bipartisan arrivati in quelle ore, “inclusa la presidente del Consiglio". 

Sull'inchiesta, infine, il presidente dell'Anm invita a lasciar lavorare i magistrati: "C'è un'indagine in corso - dice - e ci sono tanti elementi ancora da chiarire. Ci sono magistrati che se ne stanno occupando, stanno lavorando con grandissima professionalità a questo caso e avrebbero bisogno di tempo e serenità. E di certo le strumentalizzazioni non giovano in tal senso". 

 

"Falcone e Borsellino sono figure eccezionali, esempi di grandi uomini e magistrati per certi versi irraggiungibili per chiunque. In tanti, anche di recente, provano a tirarli per la giacchetta: è sempre sbagliato" afferma il presidente dell'Anm in un'intervista al Tg1, commentando la bufera sul post di Sigfrido Ranucci in cui il conduttore si paragona ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tango richiama alla responsabilità nel dibattito pubblico e ribadisce che le due icone dell’antimafia non vanno usate come strumenti di polemica. 

17 ago 2026

Napoli, è fatta per l'acquisto di Badiashile in prestito dal Chelsea

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17 ago 2026

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