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Trump ancora contro Meloni, premier in Cdm: "Tensioni non danneggino rapporti con Washington"

(Adnkronos) - La querelle tra Giorgia Meloni e Donald Trump continua a tenere banco. Dal presidente americano arrivano nuovi attacchi nei confronti della premier, che evita di commentare pubblicamente le ultime uscite del capo della Casa Bianca. Secondo quanto riferito da fonti di governo presenti alla riunione, però, nel corso del Consiglio dei ministri di oggi la presidente del Consiglio avrebbe affrontato direttamente il tema, ribadendo ai suoi ministri che lo scambio di dichiarazioni con il tycoon non deve in alcun modo compromettere le relazioni tra Roma e Washington. Un messaggio 'distensivo', quello di Meloni, che avrebbe anche esortato i componenti del governo a partecipare al ricevimento previsto per il 2 luglio a Villa Taverna, spendendo parole di apprezzamento per l'ambasciatore Tilman J. Fertitta. 

“Riconosco che ci possono essere momenti di disaccordo tra i leader. Quello che è importante è che il rapporto con l’Italia possa essere una vera partnership collaborativa tra i nostri due Paesi”, il messaggio che arriva dall’ambasciatore americano a Roma. “L’America e l’Italia - sottolinea l’ambasciatore che il 2 luglio ospiterà a Villa Taverna il ricevimento per il 250mo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti - sono da tempo importanti l’uno per l’altro ed è stato un vero piacere per me lavorare con il popolo italiano su un ampio spettro di temi ogni giorno, compresi i temi economici, politici e di difesa”. 

 

Dall'altra parte dell'Atlantico, Donald Trump non ha usato mezzi termini. In un'intervista esclusiva rilasciata a Tgcom24, il presidente degli Stati Uniti è tornato sul suo recente post su Truth, nel quale aveva attaccato nuovamente Meloni. "Siamo trattati molto male, anche dalla vostra presidente del Consiglio, che si è comportata molto male nei confronti di chi ha speso migliaia di miliardi di dollari per proteggere l'Italia", ha detto Trump, allargando poi il discorso all'Alleanza Atlantica nel suo complesso: "Sto parlando della Nato in generale, non solo del vostro Paese. Però lei è stata una delle peggiori... in effetti". 

Alla domanda se stesse valutando un ritiro degli Stati Uniti dalla Nato, Trump ha risposto in modo sibillino: "Non lo voglio dire". Una frase che, nelle intenzioni o meno, alimenta ulteriori interrogativi sul futuro dell'impegno americano nell'Alleanza. I riflettori si spostano ora su Berlino. Mercoledì 25 giugno, presso la Cancelleria federale, è in programma un incontro tra i capi di Stato e di governo del cosiddetto formato E5, che riunisce Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Polonia. Al centro del vertice vi saranno i preparativi per il prossimo summit Nato di Ankara, in programma a luglio. In quella sede, Meloni e Trump torneranno incontrarsi.  

22 giu 2026

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22 giu 2026

Da nucleare a Ia nelle scuole: ok Cdm a dl infrastrutture

(Adnkronos) - Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi il decreto legge recante "disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza". La bozza del provvedimento, visionata dall'Adnkronos, interviene su opere ferroviarie e stradali, affida a Sogin le attività di trattamento e smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dalla disattivazione del reattore nucleare "RTS-1 G. Galilei" della Marina militare, introduce un commissario straordinario per garantire la continuità degli approvvigionamenti energetici degli impianti strategici e introduce nuove misure per l'attuazione della riforma della contabilità pubblica prevista dal Pnrr. Il decreto contiene inoltre una norma che stanzia fino a 100 milioni di euro per l'attuazione di misure in materia di intelligenza artificiale nelle scuole. 

Nel dettaglio, il primo articolo proroga e aggiorna alcuni termini relativi agli investimenti infrastrutturali. Tra le modifiche, viene fissato al 31 dicembre 2026 il termine entro il quale il Ministero delle Infrastrutture avvia le procedure previste dalla legge e si chiarisce che gli interventi "possono essere suddivisi in uno o più lotti". Viene inoltre prorogato dal 3 agosto 2026 al 3 agosto 2028 il termine per l'adozione dei decreti di esproprio relativi al completamento del collegamento intermodale Roma-Latina e del collegamento autostradale Cisterna-Valmontone. 

Sul fronte del nucleare, il decreto stabilisce che "la realizzazione delle attività di trattamento, condizionamento e smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dalla disattivazione del reattore nucleare 'RTS - 1 G. Galilei' della Marina Militare è affidata alla Sogin S.p.A.". Le attività saranno autorizzate dal Ministero della Difesa, sentito il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, sulla base di un piano operativo presentato da Sogin comprensivo di cronoprogramma e quadro di spesa. Per la sicurezza energetica, il provvedimento prevede che, "al fine di garantire, in condizioni di contingente criticità del sistema energetico nazionale, la sicurezza e la continuità degli approvvigionamenti, nonché la resilienza funzionale di infrastrutture strategiche", venga nominato entro 30 giorni dall'entrata in vigore del decreto un Commissario straordinario di Governo per gli impianti che continuano a operare ai sensi dell'articolo 9, comma 5, del decreto-legge n. 32 del 2026. 

Il secondo capo del decreto è dedicato all'attuazione del Pnrr e disciplina il passaggio al sistema unico di contabilità economico-patrimoniale delle amministrazioni pubbliche. Le amministrazioni coinvolte nella fase pilota della riforma dovranno adottare il nuovo quadro di principi e regole contabili "entro l'esercizio finanziario di competenza 2030 e a decorrere dal medesimo", mentre dal 2026 prenderà il via la fase di sperimentazione del nuovo sistema. Il testo introduce anche un programma di formazione pluriennale del personale e dispone che, dal 1° gennaio 2027, l'Istat elabori stime trimestrali del saldo delle amministrazioni pubbliche disaggregate per sottosettore. 

In materia di intelligenza artificiale, il decreto modifica la legge n. 132 del 2025 prevedendo che "Per l'adozione delle misure relative all'attuazione del criterio di cui al comma 2, lettera c), può provvedersi nel limite complessivo di 100 milioni di euro a valere sulle risorse del programma nazionale 'PN scuola 2021-2027'". 

22 giu 2026

Italia-Usa, Pastorelli (Atlantic Council): "Crisi temporanea, non possono rompere"

(Adnkronos) - “I rapporti bilaterali tra gli Stati Uniti e l’Italia si estendono ben oltre le dichiarazioni dell’attuale amministrazione Trump, e sia Roma che Washington non possono ‘rompere’ con l'altro. Quella di oggi è una crisi temporanea tra la premier italiana e il presidente americano, che evidenzia, in realtà, un problema di dipendenza strutturale più profondo che affligge le relazioni transatlantiche da due decenni ormai”. E' l'analisi fatta con l'Adnkronos da Jacopo Pastorelli, analista dell’Atlantic Council e membro dell’Europe Center presso il think tank della capitale americana, parlando della 'rottura' tra Roma e Washington, con gli scambio di fuoco tra Donald Trump e Giorgia Meloni. 

Ma, "nonostante gli attacchi, Roma rimane saldamente ancorata nel suo orientamento atlantista in quanto paese fondatore dell’Alleanza Atlantica, protetto dall’ombrello nucleare americano con armamenti nucleari stazionati sul nostro territorio ed unico paese al mondo (assieme al Giappone) autorizzato ad assemblare gli F-35 americani e recentemente abilitato ad addestrare i piloti sui veicoli aeronautici di ultima generazione”, sottolinea l'analista. 

Secondo Pastorelli, i commenti di figure vicine all’amministrazione Trump – come l’inviato speciale Paolo Zambolli che ha parlato di una rottura della relazione – sono semplicemente l’adozione della linea dura del presidente a qualunque costo. Nel frattempo, Roma e Washington sono legate non solo da un interscambio totale del valore di circa 110 miliardi di euro, ma soprattutto da un legame storico e culturale vastissimo, con una comunità di italoamericani di quasi 20 milioni di persone tra i 50 stati, che “semplicemente impedisce politicamente un distacco tra Italia e Stati Uniti”, spiega l'analista. 

Durante il fine settimana, dalla Farnesina, dall’Ambasciata italiana a Washington e dai consiglieri stretti della presidente del Consiglio è arrivata la spinta ad abbassare i toni ed interrompere la spirale retorica di escalation. Inoltre, il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è sentito brevemente al telefono con il segretario di Stato Marco Rubio per cercare di chiarire e coordinare la cancellazione del Business Forum Italia-Stati Uniti (evento che era previsto per oggi a Miami), incominciando così il processo di mediazione diplomatica. In tutto ciò, Pastorelli non sottostima comunque gli attacchi verbali di Trump ai vari alleati, come quello contro la Meloni degli ultimi giorni. E per una chiara ragione: “Gli attacchi verbali contano molto, specie se riservati agli alleati, dato che indeboliscono la fiducia reciproca tra membri di governo, riducono i margini di manovra, la disponibilità al coordinamento internazionale e ledono l’immagine pubblica nei confronti di Washington, ripercuotendosi nelle elezioni domestiche di paesi alleati”. 

L’analista dell’Atlantic Council ritiene che la strategia comunicativa di Trump, spesso aggressiva e diretta, non sia una novità, ma si colloca anche nel contesto di due dimensioni d’azioni: da un lato aumentare la pressione in vista del summit della Nato in Turchia del 7-8 Luglio, al quale l’Italia arriva in una posizione di debolezza ed inadempienza, mancando di molto i target di spesa del 5% sulla difesa; dall’altro l’animosità del presidente verso l’Unione Europea come istituzione ed attore globale forte, con l’intenzione di indebolirla dall’interno attaccandone gli stati membri in maniera individuale.  

“È il classico ‘divide et impera’ del presidente. Certe volte gli attacchi e le minacce si rivelano efficaci – vedasi sul fronte commerciale – forzando l’Ue ad accettare il patto di Turnberry sui dazi, mentre altre volte meno, come gli attacchi agli europei a Davos sulla Groenlandia, che hanno rafforzato l’unità e la controrisposta europea”, afferma Pastorelli. Tuttavia, l’analista non ha dubbi che i rapporti Italia-Stati Uniti supereranno assolutamente anche questa crisi: “Basti pensare che entrambi i leader si apprestano ad avere all’orizzonte delle elezioni fondamentali, le Midterm a novembre e le elezioni nazionali nel 2027, e quindi inevitabilmente l’attenzione si sposterà dentro i confini domestici”. Allo stesso tempo, è stato distrutto definitivamente il ruolo di “ponte” che la premier Meloni dichiarava di svolgere: “La presidente del Consiglio ne uscirà ridimensionata e dovrà ritornare a prioritizzare il suo ruolo all’interno dell’Europa”, sostiene Pastorelli. 

Vari analisti transatlantici che avevano seguito la campagna presidenziale di Trump fin dall’inizio anticipavano molti punti di frizione tra Usa ed Europa e che un potenziale ruolo di “ponte” fosse altamente instabile, se non insostenibile. “Nonostante una relazione personale forte ed un orientamento politico allineato tra Meloni e Trump, le richieste americane si sono sempre imposte a scapito degli interessi nazionali italiani (ed europei), dal 15% dei dazi, all’aumento della spesa della difesa, all’interruzione di forniture militari dirette all’Ucraina, a pressioni sempre più forti per modificare la legislazione vigente europea in materia digitale”, spiega Pastorelli. “Sui vari dossier che sono in conflitto con le priorità strategiche dell’amministrazione Trump, l’Italia, soprattutto per difendere i propri interessi nazionali, dipende dalle istituzioni europee in quanto le competenze sono di esclusiva competenza di Bruxelles, e non ha potuto agire da sola né svolgere un ruolo di ponte efficace”, è la chiosa dell'analista. (di Iacopo Luzi)  

22 giu 2026

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22 giu 2026

Gb, ex consigliere Brown: "Starmer ha pagato mancanza visione, Burnham rischia"

(Adnkronos) - "Starmer ha pagato lo scotto di essere stato eletto non perché popolare, ma perché unica alternativa ai disastri compiuti negli anni precedenti dai Conservatori. Forse ora con Burnham le cose per i laburisti potrebbero cambiare in meglio". Ad analizzare in un'intervista all'Adnkronos l’attuale momento politico nel Regno Unito è Paul Sinclair, ex consigliere personale del primo ministro Gordon Brown, a Downing Street dal 2007 al 2010, stratega di diverse campagne elettorali, con ancora diversi ruoli all’interno del partito. Dopo l’annuncio di Keir Starmer di dimettersi da primo ministro, il principale obiettivo del partito di maggioranza è quello di cercare di portare avanti una transizione che permetta di continuare ad essere al potere fino alla scadenza naturale del mandato prevista per l’estate del 2029. 

Andy Burnham, l’attuale sindaco di Manchester, ha confermato la propria intenzione di candidarsi: gode di un sostegno tra i deputati laburisti ampiamente sufficiente a garantirgli l'inserimento nella lista dei candidati e, soprattutto, al momento nessun altro deputato laburista ha annunciato la propria candidatura. “Burnham potrebbe risolvere i grandi problemi che ha generato Starmer e il suo esecutivo in questi due anni di governo - commenta Sinclair - Starmer non era come Blair, che ha affascinato una nazione. E’ stato eletto perché la gente odiava i Conservatori nello stesso modo in cui il presidente Hollande è stato eletto in Francia perché la gente voleva sbarazzarsi di Sarkozy. Il vero fallimento di Starmer e della Cancelliera Rachel Reeves, responsabile delle strategie finanziarie ed economiche del Governo, risiede nell'assenza di visione. Il loro problema è che non avevano una storia, né una narrazione e neppure un obiettivo preciso da raggiungere. Mentre Gordon Brown presentò un bilancio in sole sei settimane dal suo insediamento, a Starmer e Reeves sono servite sedici settimane senza fornire una rotta chiara”. 

Ora il testimone sembra destinato ad andare ad Andy Burnham, il quale ha ottenuto un importante successo alle recenti elezioni suppletive per un seggio vacante di deputato alla Camera dei Comuni, svoltesi a Makerfield. “Il fatto che Burnham abbiamo ottenuto più del 50% dei voti è un segnale chiaro che la gente vuole votare Labour, se Labour fornisce loro il messaggio giusto. Però, una cosa è vincere un seggio da deputato, un’altra le primarie che lo porterebbero dritto a Downing Street. Burnham ora deve fare accordi su più fronti e su più territori, e cercare molti più consensi di quei 25mila che gli hanno permesso di battere di gran lunga a Makerfield l’avversario più temuto, Robert Kenyon, candidato di Reform Uk, che invece ne ha ottenuti appena 9mila".  

Nonostante Burnham sia stato definito l’uomo del momento, soprattutto ora che il Labour Party necessita di figure solide a seguito delle dimissioni di Starmer, i dubbi sulla sua futura leadership non mancano. “Ad oggi abbiamo con Burnham lo stesso problema che avevamo con Starmer - continua Sinclair - non ha un piano. Si è spostato a sinistra per attirare sostegno all’interno del Partito Laburista, risultando un’alternativa a Starmer, ma il timore è che possa cambiare rotta appena i mercati non risponderanno bene alle sue scelte. Se non ha una visione chiara, il rischio è che anche lui verrà abbandonato da coloro che oggi gli stanno dando fiducia”.  

C’è inoltre una forte preoccupazione per la squadra che lo affiancherà a Downing Street: “E’ probabile che sia una squadra di persone che non conoscono bene Whitehall. Probabilmente porterà giù i suoi da Manchester, una mossa che rischia di far fallire il governo se non si sa esattamente con cosa si ha a che fare. Per avere successo il nuovo leader avrà disperatamente bisogno di qualche rapida vittoria economica. Potrebbe spingere ancora di più verso nuove partnership con la Cina oppure ripristinare il progetto sui bond europei per la difesa che incomprensibilmente era stato ostacolato in passato proprio da Starmer, il quale ha fatto naufragare i negoziati con Bruxelles”. Per Sinclair, inoltre, le prossime sfide di Burnham saranno sia all’interno del suo partito, che all’esterno. Il riferimento non è solo alla destra di Nigel Farage che, per Sinclair, “è la sua stessa minaccia con quelle reazioni politiche ripetitive che hanno generato un soffitto di cristallo razzista che non li condurrà da nessuna parte”. Al contrario, l'avvertimento più serio secondo Sinclair riguarda i Conservatori.  

Parlando dell'attuale leader conservatrice Kemi Badenoch, Sinclair la paragona all'ascesa di Margaret Thatcher nel 1975: “Penso che la Badenoch stia recitando un copione molto simile. Non ci si aspettava che vincesse, è stata molto debole nei primi mesi, ma ora sta elaborando una visione. Ad oggi i Tory stanno dimostrando di essere più portati a fare quel lavoro intellettuale e organizzativo di cui necessita il Paese, rispetto al Partito Laburista che non ha mai trovato nel corso degli ultimi anni una vera e propria strada da percorrere”. (di Alessandro Allocca) 

22 giu 2026

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