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Europa League, tutte le partite di oggi e dove vederle

15 ott 2026

Europa League, oggi Celta Vigo-Juventus: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv

15 ott 2026

Iran, Trump: "Guerra finirà quando lo vorrò io". Usa valutano utilizzo 'Madre di tutte le bombe'

(Adnkronos) - "La guerra contro l'Iran finirà molto presto. Nel momento in cui lo vorrò, finirà. Non avranno mai armi nucleari". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parlando con i giornalisti in Montana, poco prima di imbarcarsi sull'Air Force One al termine di un comizio elettorale in vista delle imminenti elezioni di metà mandato del novembre 2026. 

In precedenza, la Cnn ha riportato che l'esercito americano sta valutando la possibilità di utilizzare la 'Madre di tutte le bombe' contro Therhan qualora Trump ordinasse nuovi attacchi contro la Repubblica islamica prima o dopo le elezioni di medio termine. Secondo diverse fonti che hanno parlato con la Cnn, l'esercito statunitense ha elaborato nuovi piani di attacco contro impianti energetici e nucleari che includono l'opzione di utilizzare la bomba GBU-43/B, la più grande bomba non nucleare nell'arsenale statunitense, del peso di 9,7 tonnellate.  

Secondo fonti statunitensi a conoscenza dei piani militari citate dalla Cnn, le opzioni allo studio potrebbero essere prese in considerazione prima o dopo le elezioni di medio termine negli Stati Uniti, previste per il 3 novembre 2026. 

Il suo utilizzo contro l'Iran per la prima volta rappresenterebbe una significativa escalation, nonostante i dubbi sulla sua effettiva efficacia nel raggiungere gli obiettivi strategici dichiarati da Trump o nel ribaltare gli equilibri della guerra. 

La GBU-43/B Massive Ordnance Air Blast, nota con l'acronimo MOAB e soprannominata “Madre di tutte le bombe”, è il più grande ordigno non nucleare presente nell'arsenale statunitense. Pesa circa 9,7 tonnellate ed è progettata per provocare una devastante onda d'urto su un'ampia area. 

Secondo le fonti citate dalla Cnn, i nuovi piani prevedrebbero anche attacchi contro infrastrutture energetiche e obiettivi strategici iraniani. Una delle ipotesi riguarderebbe il sito di Pickaxe Mountain, sospettato dagli Stati Uniti di ospitare componenti legati al programma nucleare iraniano. 

15 ott 2026

Ora solare 2026, quando si spostano le lancette? La data e cosa cambia

(Adnkronos) - Quando torna l'ora solare? Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, le lancette verranno spostate indietro di un'ora, dalle 3 alle 2, e si cambierà di nuovo orario dopo i sette mesi di ora legale, che tornerà tra il 27 e 28 marzo 2027. Smartphone, tablet e computer si aggiorneranno automaticamente con il cambio d'ora, mentre gli orologi analogici dovranno essere regolati manualmente. 

 

Con il passaggio all'ora solare le notti saranno più lunghe, che le giornate sembreranno più corte e ci saranno più ore di buio, con non pochi effetti sul nostro organismo. Il cambio d'ora può provocare anche temporanei disturbi come sonnolenza, irritabilità e lievi variazioni dell'umore. "Si tratta di una sorta di mini jet lag", ha spiegato all'Adnkronos Salute Luigi Ferini-Strambi, direttore del Centro di medicina del sonnodell'Irccs ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Neurologia alla Facoltà di Psicologia dell'università Vita-Salute San Raffaele. Per ritrovare il giusto equilibrio si può ripartire anche dalla tavola. 

 

Un buon alleato per ritrovare il proprio equilibrio dopo il cambio d'ora può essere il cibo. Secondo l'immunologo Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica all'università Lum 'Giuseppe Degennaro' "in questo scenario di transizione, la zucca e gli ortaggi a polpa arancione svolgono un ruolo fondamentale grazie al loro contenuto di beta-carotene, un prezioso alleato nell'attività di protezione delle mucose e nel rafforzamento delle barriere epiteliali, le prime a essere sollecitate dai primi sbalzi termici. Accanto a essi, il ritorno strutturato dei legumi e dei cereali integrali garantisce un apporto costante di energia a lento rilascio e di fibre prebiotiche". 

 

Per alcune persone sono necessari alcuni giorni di adattamento al nuovo ritmo, dal momento che le giornate diventano più corte e le ore di buio più numerose. Il cambio d'ora può provocare anche temporanei disturbi come sonnolenza, irritabilità e lievi variazioni dell'umore. "Si tratta di una sorta di mini jet lag", ha spiegato all'Adnkronos Salute Luigi Ferini-Strambi, direttore del Centro di medicina del sonnodell'Irccs ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Neurologia alla Facoltà di Psicologia dell'università Vita-Salute San Raffaele. Per ritrovare il giusto equilibrio si può ripartire anche dalla tavola. 

"In questo scenario di transizione, la zucca e gli ortaggi a polpa arancione svolgono un ruolo fondamentale grazie al loro contenuto di beta-carotene, un prezioso alleato nell'attività di protezione delle mucose e nel rafforzamento delle barriere epiteliali, le prime a essere sollecitate dai primi sbalzi termici. Accanto a essi, il ritorno strutturato dei legumi e dei cereali integrali garantisce un apporto costante di energia a lento rilascio e di fibre prebiotiche", è il consiglio dell'immunologo Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica all'università Lum 'Giuseppe Degennaro'. 

 

15 ott 2026

Consiglio Ue, al via summit con caro energia al centro: agenda pesante ma nessuna decisione in vista

(Adnkronos) - Un Consiglio Europeo dall'agenda molto "fitta" di temi che, contrariamente alle abitudini, e alle preferenze, del presidente Antonio Costa, si svilupperà su due giorni, anziché uno. Per dirla con una fonte diplomatica europea, si tratta di un summit "particolare", perché, malgrado l'agenda "pesante", "nessuno" si aspetta "alcuna decisione" sui temi in agenda. Più che prendere "decisioni", si tratterà di "aprire la strada" affinché si possano prendere decisioni in futuro.  

Gli argomenti sul tavolo sono diversi, tutti rilevanti, anche se il caro energia potrebbe prevalere sugli altri, trattandosi di un problema politicamente assai sensibile in molti, se non in tutti, gli Stati membri, tanto più che diversi Paesi hanno all'orizzonte le elezioni politiche, a partire dalla Spagna di Pedro Sanchez il mese prossimo.  

I lavori del summit di ottobre sono preceduti, come di consueto, dai prevertici dei partiti e gruppi europei: Ppe, Pse, Renew nella prima mattinata di domani, mentre i Patrioti si sono riuniti questa, nella sede del Vlaams Belang a Bruxelles. Il Consiglio inizierà oggi alle 10, con gli arrivi dei leader già a partire dalle 8.30 di mattina. 

 

Il primo punto all'ordine del giorno sarà la competitività; i lavori inizieranno alla presenza, come di consueto, della presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola. Successivamente, i leader discuteranno dei prezzi dell'energia a Ventisette e, durante il pranzo, affronteranno il tema degli squilibri macroeconomici globali, cioè in particolare i rapporti con la Cina, alla luce della missione a Pechino del commissario al Commercio Maros Sefcovic.  

Nel pomeriggio, secondo l'agenda, si discuterà del Quadro finanziario pluriennale (Qfp o Mff 2028-34), dopodiché è prevista una conferenza stampa. Per la cena è in programma una discussione "strategica" sull'allargamento dell'Ue e sulle riforme che deve fare al suo interno per accogliere nuovi membri.  

La seconda giornata, domani, i lavori dovrebbero iniziare sempre alle 10. Il primo argomento in agenda sarà l'Ucraina: i leader ascolteranno il presidente Volodymyr Zelensky sugli ultimi sviluppi, seguiti da un dibattito tra i Ventisette. Si tratteranno successivamente i temi della difesa e della sicurezza, specie alla luce dell'intensificarsi degli attacchi ibridi di probabile o certa paternità russa, e del Medio Oriente, per poi discutere di migrazioni durante il pranzo. Al termine della riunione si terrà la conferenza stampa conclusiva con i presidenti Antonio Costa e Ursula von der Leyen.  

 

Come d'abitudine, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni questa mattina, prima dell'inizio dei lavori, co-ospiterà una riunione degli Amici della Coesione, mentre domani, sempre prima dell'inizio del Consiglio, ospiterà, insieme a Danimarca e Olanda, un incontro informale sulle soluzioni 'innovative' in ambito migratorio, dove per innovative si intendono, tra l'altro, gli hub per rimpatri in Paesi terzi, modello sul quale l'Italia si è mossa in autonomia, con i centri in Albania. Non partecipa la Francia, che non potrà mai averli per ragioni costituzionali: di conseguenza è contraria, perché teme, non senza qualche ragione, di diventare più attrattiva degli altri Paesi Ue agli occhi dei migranti. 

 

In tema di competitività, i capi di Stato e di governo faranno anzitutto, come fanno regolarmente da qualche tempo, il punto sull'attuazione dell'agenda 'un'Europa, un mercato' fissata dopo il summit di Alden-Biesen, nelle Fiandre, prendendo atto del raggiungimento in Consiglio Ue di una posizione comune sul Market Integration and Supervision Package, parte importante dell'Unione dei risparmi e degli investimenti. Il che indica, secondo un alto funzionario Ue, che "le cose stanno andando avanti".  

In realtà il compromesso raggiunto tra gli Stati membri esclude due grandi piazze finanziarie, quella di Francoforte e quella di Madrid, dalla vigilanza unica dell'Esma, ma a Bruxelles si preferisce guardare al bicchiere mezzo pieno, anche se la commissaria ai Servizi finanziari Maria Luis Albuquerque (Ppe) ha manifestato pubblicamente tutta la sua insoddisfazione per la scarsa ambizione del Consiglio. 

 

Sulla "crisi" dei prezzi dell'energia, secondo punto sotto l'ombrello della competitività, il dibattito dovrebbe essere concentrato sulle "misure a breve termine". La presidente della Commissione ha proposto alcuni rimedi, come il rinvio di alcune disposizioni del regolamento sul metano e la revisione del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato. L'alto funzionario prevede che i leader chiederanno "ulteriori misure" da parte della Commissione, anche se è chiaro che nessuno pensa che esista una "bacchetta magica" per risolvere una soluzione molto complicata.  

Una fonte diplomatica europea spiega che nel suo Paese "siamo un po', per dirla con parole gentili, frustrati dall'assenza di qualsiasi progresso" sul caro energia. "Abbiamo la sensazione che non importi a nessuno, per essere franchi: nessuno produce idee", aggiunge, ricordando che per la crisi dell'auto la Commissione di Ursula von der Leyen si era mossa eccome, mentre in questo caso brilla per immobilismo. "Non abbiamo l'impressione che si stia facendo molto", dice. 

In questo contesto, è probabile che emerga il tema della flessibilità di bilancio che Italia e Grecia hanno chiesto ufficialmente, con lettere alla Commissione (ma non sono isolate, come ha fatto chiaramente capire il presidente dell'Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis): "Non mi stupirebbe se qualche leader sollevasse l'argomento", osserva la fonte. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha già preannunciato che lo farà, anche se il tema in sé e per sé non è nell'agenda del Consiglio Europeo.  

Una fonte diplomatica europea da una parte "loda" l'Italia per "tutti gli sforzi che sta facendo per uscire dalla procedura per deficit eccessivo", cosa che per un Paese dalla crescita debole "non è facile", ma dall'altra, pur sottolineando che non intende fare riferimento all'Italia, rimarca che "non è il momento di rendere più flessibili le regole del patto di stabilità", che sono ancora "fresche d'inchiostro", visto anche quello che sta succedendo "sui mercati obbligazionari". L'Italia, comunque, chiede flessibilità all'interno delle regole esistenti e la Commissione ha già ricordato che l'inflazione elevata è un fattore rilevante del quale si può tenere conto. 

Flessibilità o meno, quello sulle misure contro il caro energia sarà un dibattito "importante", molto sentito dai leader. Anche se nessuno ha la soluzione in tasca, "ci sono sicuramente misure che possono essere prese a livello europeo". Circolano in merito "diverse proposte", che però per essere appoggiate dal Consiglio Europeo devono raccogliere "l'unanimità". Molti Paesi si aspettano che la Commissione metta sul tavolo domani delle idee per intervenire, tenendo conto dell'esigenza di intervenire per sostenere l'industria europea e la sua competitività. Sullo sfondo resta l'elefante nella stanza: il problema, tuttora irrisolto, del meccanismo della formazione del prezzo dell'elettricità nell'Ue, basato sul prezzo marginale, spesso del gas, che causa non poche storture e che già Mario Draghi da premier aveva sollevato a più riprese a livello europeo. 

 

Terzo punto nell'ambito della competitività, una discussione sugli "squilibri macroeconomici", un eufemismo per indicare i rapporti tra la Cina e l'Ue. "Il dialogo deve essere intensificato con Pechino", ha indicato un alto funzionario Ue, cosa che "è successa", con le missioni nella capitale cinese del commissario Maros Sefcovic. Un'altra linea, parallela, è quella di guardare agli strumenti di cui l'Ue dispone, magari per "rafforzarli", nella direzione indicata da Friedrich Merz ed Emmanuel Macron. I leader guarderanno allo stato dell'arte e al "lavoro" che è stato fatto sugli strumenti. "Credo che chiederanno anche di sviluppare nuovi strumenti", prevede la fonte. La strategia del dialogo, comunque, "sta producendo risultati"; tuttavia, l'Ue "ha bisogno di strumenti" per affrontare problemi che dieci o vent'anni fa apparivano fuori questione. E tra i leader non si scorgono grandi "disaccordi" su questa strategia binaria perseguita finora. 

 

Dopo pranzo, si passerà all'Mff 2028-34, il bilancio pluriennale dell'Ue: "Vediamo come va il dibattito, ma l'obiettivo resta quello di avere un accordo entro fine anno", dice la fonte. La discussione dovrebbe aiutare il "lungo negoziato" sul bilancio. "Malgrado le differenze, c'è la generale percezione che le cose stanno avanzando", dopo la nuova negobox della presidenza irlandese, secondo l'alto funzionario. C'è chi non la pensa così e ritiene che la presidenza attuale abbia frenato sulle nuove risorse proprie, un capitolo cruciale del negoziato, cosicché la Commissione presenterà le sue idee su eventuali nuove risorse proprie direttamente ad Antonio Costa.  

Il presidente del Consiglio Europeo ascolterà le varie posizioni e assumerà su di sé la conduzione del negoziato. Per una fonte diplomatica europea, la negobox irlandese non ha provocato movimenti nelle posizioni dei Paesi membri, sicché, a suo giudizio, Costa potrebbe presentare una sua negobox (sarebbe la terza, dopo quella cipriota e quella irlandese), sulla quale negoziare. Sul Consiglio Europeo speciale della seconda metà di novembre, che "probabilmente" si terrà, "non ci sono decisioni" su come strutturarlo, ma spetterà a Costa scegliere come usarlo in vista di un auspicato "accordo" a dicembre.  

Il problema tattico che hanno di fronte a sé i diplomatici è che c'è molto tempo a disposizione per negoziare tra i leader, ma poco tempo per mettersi d'accordo sui dettagli a livello tecnico, che sul bilancio spesso fanno la differenza. Il risultato è che, essendoci diversi vertici in calendario, il negoziato ora si svilupperà sul piano, inclinato o meno, dei tagli: più durerà, più la situazione sarà favorevole a chi vuole tagliare (i Frugali, tanto per cambiare) e apparirà già un successo se non si scenderà sotto l'ammontare proposto dalla presidenza irlandese. Una fonte diplomatica europea ha osservato che il suo Paese non ha alcuna "fretta" di concludere un accordo purchessia, ragion per cui nessuno può giurare che si arriverà effettivamente ad una intesa in dicembre, cosa che sarebbe auspicabile per avere il tempo necessario ad elaborare i piani nazionali.  

 

Il dibattito strategico su allargamento e riforme si terrà stasera a cena ed è "particolarmente importante", visto che con il Montenegro l'allargamento effettivo si sta facendo sempre più vicino. A Granada nell'ottobre 2023 si era deciso che l'allargamento e le riforme sarebbero andati di pari passo e, quindi, occorrerà discutere dei 'compiti a casa' che l'Ue deve fare. Sarà "probabilmente" mandato un "segnale positivo" nei confronti di Podgorica, che è l'unico Paese tra i quattro di testa (gli altri sono Albania, Ucraina e Moldova) con cui l'Ue sta già "negoziando" il trattato di adesione. E' probabile che si discuta anche del procedimento dell'allargamento, che oggi come oggi procede con l'unanimità ad ogni passaggio, mentre secondo i trattati l'unanimità è necessaria solo in alcuni snodi cruciali: potrebbe essere snellito l'iter, con voti a maggioranza qualificata per gli stadi intermedi. 

 

Domani mattina, il dibattito partirà dall'Ucraina, alla presenza del presidente Volodymyr Zelensky, ospite fisso dal 2022 in poi, dei summit europei, in carne e ossa o in videocollegamento. Dato tutto quello che è successo, con gli "scellerati attacchi ai civili" sferrati dai russi, assisteremo, come succede regolarmente da oltre quattro anni, ad una "dimostrazione di unità dell'Ue in sostegno dell'Ucraina". Uno dei punti in discussione sarà "il continuo aumento della pressione sulla Russia", dopo l'ultimo pacchetto da quasi 1.600 nomi inclusi nella lista dei sanzionati adottato ieri dal Consiglio Affari Esteri.  

Si parlerà anche, e forse soprattutto, di come continuare a finanziare Kiev affinché resista all'aggressione russa, anche perché il prestito da 90 mld di euro per il 2026-27 "non soddisferà tutti i bisogni" del Paese. Il delta dovrebbe essere colmato da altri "partner". E' comunque improbabile che sul tavolo ritorni la confisca degli asset russi congelati, dato che le posizioni degli Stati membri su questo "non sono cambiate" dal Consiglio Europeo del dicembre scorso. "Non ci aspettiamo una decisione ora sul finanziamento dell'Ucraina, ma vedremo come sarà la dinamica tra i leader su come rispondere sui futuri fabbisogni, dopo il 2027", dice la fonte. 

E' anche probabile che riemerga, in questa occasione, il tema dell'inviato dell'Ue per l'Ucraina, che ora è Kiev a chiedere con una certa insistenza: in parole povere, visti i chiari di luna nei rapporti con Washington, gli ucraini ora preferiscono avere compagnia la prossima volta che Volodymyr Zelensky dovesse andare nello Studio Ovale, dal quale venne buttato fuori dopo essere stato strapazzato in diretta tv da JD Vance e Donald Trump. Gli europei pensano ad una figura politica autorevole, ma è escluso che oggi esca un nome. E' possibile, però, che si inizi a tracciare un identikit di chi dovrebbe rappresentare l'Ue al tavolo delle trattative: avere un inviato per l'Ucraina aiuterebbe, se non altro, ad essere presenti sul piano diplomatico. Piano sul quale l'Ue finora non ha brillato. 

 

Sarà parte della discussione sull'Ucraina, con ogni probabilità, anche l'accordo sul gasolio con la Russia annunciato dal presidente degli Usa Donald Trump, che l'alto funzionario giudica "deplorevole". E' probabile che i leader esprimano in qualche forma il loro "rammarico" per la decisione di Trump, verosimilmente nel testo delle conclusioni. "Non è la prima volta che abbiamo disaccordi con gli Usa" sull'Ucraina, dice un alto funzionario, ma "abbiamo visto che il dialogo in molti casi ha avvicinato le posizioni. E' quello che dobbiamo continuare a fare". 

Successivamente, secondo il programma, i capi di Stato e di governo discuteranno di sicurezza e difesa, con un particolare focus sugli attacchi "ibridi" di probabile origine russa, che si vanno intensificando, con una sempre maggiore aggressività. 

 

Sul tavolo anche la situazione nel Medio Oriente, dove l'instabilità si va allargando, con gli attacchi degli Houthi su Riyad, capitale dell'Arabia Saudita. Si discuterà non solo di Iran, ma anche di Gaza e della Cisgiordania, nonché della situazione nello Yemen, appunto, e in Libano, dove l'Ue ha appena approvato una nuova missione. Si toccherà anche la Siria, Paese che "sembra andare verso una stabilizzazione".  

 

Infine, si terrà un "dibattito strategico" sulle migrazioni, anche alla luce della lettera della presidente von der Leyen diffusa ieri. La strategia adottata dall'Ue "ha prodotto risultati positivi", con un forte calo dei numeri degli arrivi irregolari, malgrado la crisi esplosa a fine luglio a Ceuta, l'exclave spagnola sulla costa marocchina presa d'assalto il 30 luglio da decine di migliaia di giovani che aspiravano a raggiungere l'Europa, fuggendo dal Marocco del re Muhammad VI.  

La Spagna, osserva la fonte, "merita la solidarietà dell'Ue e mi aspetto che questo sia un messaggio che uscirà dal vertice" di questa settimana. E' anche "chiaro" che il problema degli ingressi irregolari a Ceuta "è stato affrontato dalla Spagna e non ha colpito il resto d'Europa". A proposito di Ceuta: i controlli straordinari alle frontiere aeree e marittime decisi dall'Italia a fine luglio e più volte prorogati scadranno all'una di notte del 16 ottobre, in pieno vertice europeo. Chissà se Pedro Sanchez e Giorgia Meloni avranno modo di parlarne. (di Tommaso Gallavotti) 

 

15 ott 2026

Meloni, pressing sull'Ue per l'energia e critica a Trump: "Rischiosa intesa su gasolio russo"

(Adnkronos) - Alla vigilia di uno dei Consigli europei più importanti, Giorgia Meloni si è presentata alle Camere con due certezze: si deve continuare il pressing per l'energia ed è rischioso che Donald Trump abbia aperto al gasolio russo. Non c'è solo questo, chiaramente, nel lungo menu che la premier ha presentato al Parlamento, e così, tra una portata e un'altra in cui non ha mancato di ribadire il sostegno del governo all'Ucraina, ha lanciato qualche frecciata anche alle opposizioni, in particolare al Movimento 5 stelle e al suo presidente, Giuseppe Conte. 

E' lui, questa volta, che Meloni identifica come il nemico: sia per le spese in difesa che, da presidente del Consiglio, ha aumentato e persino durante la pandemia, sia perché lui, con la legge elettorale appena approvata, a Palazzo Chigi non ci sarebbe mai arrivato. Nel mezzo, non ha mancato di tirare le orecchie all'Unione europea e persino al Partito democratico, accusando il deputato Peppe Provenzano di misoginia. 

 

Sono le 9:10 quando Meloni si presenta in aula al Senato. Tailleur crema e tacco a spillo, e subito a parlare di energia. E di Ets. "Le regole pensate in un contesto completamente diverso da quello che viviamo" non devono finire "oggi per aggravare gli effetti delle crisi che stiamo attraversando - dice la presidente del Consiglio -. Perché le nostre imprese affrontano oggi una concorrenza globale sempre più aggressiva, e ogni costo in più che l'Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti. E il tempo per correggere la rotta non è infinito. È su questo che l'Italia ha concentrato il proprio lavoro".  

Energia, ancora, che per la leader di Fratelli d'Italia va di pari passo con la sicurezza: "Senza sicurezza, l'energia costa di più. E senza energia, potrebbe non rimanere nulla da difendere", registra ancora. Ed è per questo, aggiunge, che "abbiamo chiesto, e ottenuto, che la clausola di salvaguardia nazionale potesse essere utilizzata non soltanto per le spese di difesa, ma anche per le misure necessarie ad affrontare la crisi energetica". "Ricordo che la maggiore flessibilità per difesa e sicurezza significa essenzialmente risorse aggiuntive rispetto a quelle consentite dai parametri europei. Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola: se non li spendessimo per la difesa non potremmo spenderli per altro", avverte poi Meloni. 

Sulla difesa arriva il primo affondo contro Conte. "Chi racconta che più sicurezza significa meno ospedali, risorse distratte dai servizi essenziali da un governo di guerrafondai - rimarca - mente sapendo di farlo. Tanto più se gli stessi che oggi ci accusano dall'opposizione, quando erano al governo approvavano, in piena pandemia, un aumento delle spese militari da circa 15 miliardi di euro. E allora non c'era neanche la guerra in Ucraina". 

Eccola, la guerra in Ucraina. Tutti sono per la pace, scandisce la premier, ma non per questo si deve far mancare l'appoggio a Volodymyr Zelensky, che infatti la ringrazia. E non solo. Perché, mette agli atti ancora, l'intesa sul gasolio russo annunciata da Trump "è una scelta che considero molto rischiosa". "Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l'esigenza di contenere i prezzi dell'energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l'impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari - spiega -. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative". 

Meloni parla anche di migranti, e di Unione europea. Se sui primi rivendica il lavoro fatto da quando siede a Palazzo Chigi, dall'altro chiede ancora un allargamento, ma soprattutto non mette paletti, specie sul bilancio. "La presidenza irlandese e le istituzioni europee hanno indicato l'obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell'anno. Noi non siamo contrari per principio a questo obiettivo, ma deve essere chiaro che la data non può diventare più importante del contenuto. Non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una data. Noi firmeremo un accordo solo quando sarà giusto per l'Italia", dice, scandendo che "l'Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione", architravi dell'autonomia strategica europea. 

Il discorso è chiaro e netto, dice il presidente del Senato Ignazio La Russa, e non è un caso che ad applaudire ci sia anche parte delle opposizioni. Non sicuramente quelle contro cui si scaglia ancora nella replica, tanto al Senato, quanto alla Camera. Ancora una volta sono i pentastellati a finire nel mirino della premier, in particolare il vecchio inquilino di Palazzo Chigi. "Se le preferenze vi piacciono così tanto perché non le avete messe quando eravate al governo?", chiede alla senatrice Alessandra Maiorino. E dunque: "E' molto chiara la ragione per la quale siete arrabbiati per la nuova legge elettorale: i cittadini scelgono, voi dovete dichiarare prima di andare al voto alleanze, candidato premier e programma. Mi rendo conto della difficoltà, del resto il vostro partito è guidato da un signore che se queste regole ci fossero state prima, alla presidenza del Consiglio dei ministri non ci poteva arrivare". 

A Montecitorio, però, le stoccate iniziano con i deputati 'fedeli' a Roberto Vannacci. L'inizio è soft, solo qualche allusione su di chi, i vannacciani, tutelino gli interessi, poi l'affondo. "Quello che noi stiamo facendo sull'Ucraina è quello che c'è scritto nel nostro programma, con il quale ci siamo presentati al cospetto degli italiani nel 2022 e siamo stati eletti, anche lei e tutti i suoi colleghi - dice Meloni rivolgendosi a Laura Ravetto -. Sono certa che il cambio di posizione in finale di legislatura sia genuino e non sia determinato dal rischio di una mancata rielezione nei partiti nei quali eravate stati rieletti, ma in questo caso sarebbe più credibile se rassegnaste le dimissioni e vi ricandidaste con le nuove tesi che sostenete". 

Tra uno Zampolli (al M5s dice: parlate di Usa imperialisti e poi correte da Zampolli a pranzo) e una tirata di orecchie per essersi assentati in Senato sulla seconda risoluzione della maggioranza che chiedeva di sostenere una tregua energetica tra Russia e Ucraina, Meloni continua ad avercela con le opposizioni, e se la prende soprattutto per quello che dice il deputato dem Provenzano. Il tono, quando rivendica il suo essere donna, si alza: "Io faccio politica da 35 anni e non sono arrivata dove sono arrivata con carezze e moine, ma combattendo, con le mie idee, dimostrando il mio valore e con il consenso dei cittadini, e lei non utilizzerebbe questo tono con un collega maschio", annota prima di affermare che "dobbiamo iniziare a fare i conti con una misoginia che ha impedito alla sinistra in Italia di consentire alle donne di arrivare dove meritavano". Il finale è velenoso ancora per il Pd. "Sono certa che voi sareste in grado di fare meglio, sono certa che portereste pace, prosperità, che mettereste tutti d'accordo, ma se posso darvi un consiglio: prima di provare a mettere d'accordo Putin e Trump, provate a mettere d'accordo Magi e Fratoianni in un'unica risoluzione", conclude Meloni. Che poi incassa il via libera alle due risoluzioni, entrambe della maggioranza, ovviamente.  

 

14 ott 2026

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14 ott 2026

Roma, harakiri all’Olimpico: avanti 3-1 all’83’, crolla nel finale e il Real Madrid vince 4-3 al 90'

(Adnkronos) - Sembrava fatta, poi l’incubo. La Roma accarezza una vittoria di prestigio in Champions League contro il Real Madrid, forte di un vantaggio di 3-1 che resiste fino all’83’. Ma nel calcio, a volte, bastano pochi minuti per trasformare una serata da ricordare in una disfatta difficile da digerire. I giallorossi si spengono proprio sul più bello e gli spagnoli ne approfittano, completando una rimonta incredibile: dal 3-1 al 4-3, con il gol decisivo di Antonio Rüdiger al 90’. 

Il momento che cambia tutto arriva all’83’. Il Real accorcia le distanze con Espi, il più rapido a intervenire sulla ribattuta di Gollini dopo un colpo di testa su calcio d’angolo. La rete viene inizialmente annullata per fuorigioco, ma il controllo del Var ribalta la decisione: gol convalidato e partita improvvisamente riaperta. 

La Roma accusa il colpo e, appena due minuti più tardi, subisce anche il pareggio. All’85’ è Endrick a svettare in area sugli sviluppi di un altro corner, indirizzando il pallone alla destra di Gollini. Il portiere non riesce a intervenire e il Real completa una rimonta che fino a pochi istanti prima sembrava lontanissima. Il peggio, per la Roma, deve ancora arrivare. I giallorossi faticano a contenere la pressione degli avversari e all’87’ rischiano ancora, quando Bellingham sfiora il gol di testa su un altro calcio d’angolo. 

Poi, al 90’, arriva la sentenza. Arda Güler disegna dalla destra un altro cross perfetto con il mancino e Rüdiger, appostato nell’area piccola, trova il tempo per colpire di sinistro tra Molina e Wesley. Il pallone finisce in rete: è il 4-3 del Real Madrid. Il difensore tedesco non esulta, quasi a chiedere scusa al pubblico che lo aveva sostenuto in passato. Un gesto che aggiunge un dettaglio simbolico a una serata già incredibile. 

14 ott 2026

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