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Calenda: "Idee chiare su politica estera, ecco i miei 5 punti"

4 ott 2026

Formula 1, ordine d'arrivo Gp Bahrain e classifiche del Mondiale

(Adnkronos) - Max Verstappen trionfa nel Gran Premio del Bahrain e Andrea Kimi Antonelli allunga in testa al Mondiale. Oggi, domenica 4 ottobre, il pilota olandese ha vinto in Malesia, dove si è svolta eccezionalmente la gara a causa del conflitto in Medio Oriente, precedendo le Mercedes del pilota azzurro, che approfitta del ritiro del compagno di squadra George Russell per allungare nella classifica Piloti, e la Ferrari di Lewis Hamilton, che partiva secondo in griglia, e chiude terzo con una grande rimonta dopo essere stato vittima, come Leclerc, quarto al traguardo, di una strategia disastrosa in partenza. Ecco l'ordine d'arrivo e le classifiche del Mondiale. 

 

Ecco l'ordine d'arrivo del Gran Premio del Bahrain: 

1 Max Verstappen (Red Bull Racing) 

2 Kimi Antonelli (Mercedes) +2.307 

3 Lewis Hamilton (Ferrari) +4.919 

4 Charles Leclerc (Ferrari) +7.258 

5 Isack Hadjar (Red Bull Racing) +8.571 

6 Oscar Piastri (McLaren) +9.454 

7 Liam Lawson (Racing Bulls) +12.753 

8 Fernando Alonso (Aston Martin) +13.372 

9 Lando Norris (McLaren) +13.993 

10 Arvid Lindblad (Racing Bulls) +15.928 

11 Nico Hulkenberg (Audi) +17.404 

12 Lance Stroll (Aston Martin) +18.052 

13 Franco Colapinto (Alpine) +18.997 

14 Oliver Bearman (Haas) +22.305 

15 Esteban Ocon (Haas) +22.532 

16 Pierre Gasly (Alpine) +23.315 

17 Carlos Sainz (Williams) +25.431 

18 Gabriel Bortoleto (Audi) +28.233 

19 Sergio Perez (Cadillac) +29.310 

 

La classifica del Mondiale Piloti: 

Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) 320 punti 

George Russell (Mercedes) 236 punti 

Lewis Hamilton (Ferrari) 214 punti 

Charles Leclerc (Ferrari) 191 punti 

Lando Norris (McLaren) 188 punti 

Max Verstappen (Red Bull) 188 punti 

Oscar Piastri (McLaren) 128 punti 

Isack Hadjar (Red Bull) 96 punti 

Liam Lawson (Racing Bulls) 65 punti 

Pierre Gasly (Alpine) 41 punti 

Arvid Lindblad (Racing Bulls) 38 punti 

Franco Colapinto (Alpine) 27 punti 

Oliver Bearman (Haas) 20 punti 

Gabriel Bortoleto (Audi) 10 punti 

Nico Hulkenberg (Audi) 7 punti 

Carlos Sainz (Williams) 7 punti 

Esteban Ocon (Haas) 7 punti 

Fernando Alonso (Aston Martin) 7 punti 

Alex Albon (Williams) 6 punti 

Yuki Tsunoda (Racing Bulls) 1 punti 

 

La classifica del Mondiale Costruttori: 

Mercedes 556 punti 

Ferrari 405 punti 

McLaren 316 punti 

Red Bull 298 punti 

Racing Bulls 90 punti 

Alpine 68 punti 

Haas 27 punti 

Audi 17 punti 

Williams 12 punti 

Aston Martin 3 punti 

Cadillac 0 punti 

 

4 ott 2026

San Francesco, Mattarella ad Assisi: "Profeta di pace e amore. Uccidere in nome di Dio colpa più grande"

(Adnkronos) - "Sono trascorsi 800 anni dalla morte di san Francesco, patrono d'Italia insieme a un'altra grande santa: Caterina da Siena. La distanza temporale da quell'evento non ha in alcun modo ridotto il suo fascino e il suo carisma, che vive ben oltre il confine d'Italia e della stessa cristianità, di cui è figlio e figura eminente". Lo dice il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, partecipando alla cerimonia in occasione della Festa nazionale di San Francesco d'Assisi, nell'ottavo centenario della morte, ad Assisi.  

"Profeta di pace, di amore, di rispetto per il creato, il suo insegnamento è patrimonio universale per le donne e gli uomini di tutti i tempi e di tutte le latitudini, credenti o non credenti, cristiani o fedeli di altre religioni. La sua personalità così umile e insieme così vigoroso ha operato conversioni, operato scelte di vita, suscitato attenzione e affetto, ispirato artisti e poeti, comunità e continua a esercitare un fortissimo ascendente su milioni di persone, particolarmente tra i giovani", aggiunge il capo dello Stato. 

"I caratteri della società italiana ne hanno tratto un segno profondo e non possono prescindere dalla sua lezione. Ne è conferma la programmazione a Santo Patrono, che al contempo esprime invito e impegno alla coerenza. Un santo figlio della terra umbra che respirò l'atmosfera intensa e dinamica del suo tempo", continua Mattarella. 

"Francesco canta in francese, ma sceglie il volgare per predicare, per diffondere la parola di Dio. E con il 'Cantico delle Creature', la più alta tra le prime espressioni poetiche in volgare, magnifica e commovente, concorre all'inizio della storia della nostra letteratura. Così come la rappresentazione della Natività a Greccio e la diffusione della devozione popolare francescana contribuiscono all'avvio delle forme teatrali religiose medievali. Le comunità francescane portano la vita religiosa fuori dalla solennità dei monasteri e si inseriscono nel tessuto urbano e sociale del loro tempo così bisognevole di impegno e di presenza, incarnando un ideale di povertà evangelica e di vicinanza agli ultimi che traccia un segno profondo nella società medievale, aprendo la strada a forme nuove di solidarietà, a nuovi criteri di relazioni umane. A buon titolo Francesco appare precursore anche dei Santi sociali", aggiunge il capo dello Stato. 

Infine, un riferimento alle guerre. "Nel 1219, durante la quinta crociata, Francesco attraversò le linee e riuscì, rischiando la vita, a incontrare, in Egitto, il sultano al-Malik al-Kamil. Desiderava ardentemente convertirlo. La missione - lo sappiamo - non ebbe questo esito. Ma il sultano rimase colpito da quell'uomo minuto, dai modi e dall'aspetto che dovevano apparirgli bizzarri, che gli parlava, accorato, di pace e di fratellanza. Eppure, con quel viaggio di appassionata invocazione, Francesco lasciò un grande segno. Prima che un nemico, prima che un infedele, Francesco riconobbe nel temibile interlocutore un uomo. Un figlio di Dio e, dunque, un fratello. Il gesto rischioso - temerario si potrebbe dire - di Francesco non cancellava la violenza, né fermava il conflitto. Disegnava piuttosto un atteggiamento di dialogo e di rispetto straordinariamente nuovo e originale nel contesto del tempo", dice il presidente della Repubblica, 

"Oggi terribili conflitti insanguinano tante parti del mondo, e addirittura da alcune parti si tornano a benedire le armi e a porre gli eserciti sotto insegne religiose: Francesco ci insegna che non c'è colpa maggiore di quella di uccidere altri uomini in nome di Dio", aggiunge il capo dello Stato. 

4 ott 2026

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4 ott 2026

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4 ott 2026

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4 ott 2026

Ucraina, colpito ponte a Kiev nel giorno della visita di Merz. Il cancelliere: "In futuro macchina guerra Russia contro di noi"

(Adnkronos) - Subito dopo l'arrivo a sorpresa a Kiev del cancelliere tedesco Friedrich Merz è stato colpito in un attacco russo il Ponte nord della capitale. Lo ha riferito su Telegram il sindado di Kiev, Vitali Klitschko, secondo cui i servizi di emergenza sono diretti sulla scena dell'impatto. Le immagini sono poi state diffuse su X dall'ex consigliere per gli Affari interni Anton Gerashchenko.  

Esplosioni erano già state registrate a Kiev dopo l'allarme anti aereo e anti drone, all'arrivo nella capitale ucraina di Merz, con una delegazione che include la ministra dell'Economia e dieci capi di impresa, scrive su X il corrispondente del Financial Times in Ucraina, Christopher Miller. 

Merz è arrivato a Kiev con la promessa di altri aiuti militari ed economici all'Ucraina nel momento in cui Mosca intensifica gli attacchi contro la capitale e in vista dell'arrivo dell'inverno. In particolare, come anticipa l'agenzia di stampa tedesca 'Dpa', il cancelliere arriva in Ucraina con l'impegno a fornire migliaia di droni intercettori e ad accelerare la produzione di sistemi a lungo raggio. 

"Se la Russia non viene fermata, la sua macchina da guerra prima o poi si rivolgerà contro di noi", ha affermato Merz, arrivato a Kiev in treno, accompagnato dalla ministra dell'Economia, Katherina Reiche, e da dieci capi di imprese, di compagnie dell'energia e della difesa. "Sono qui oggi perché l'Ucraina ha bisogno di tutto il nostro sostegno nelle prossime settimane", ha aggiunto il Cancelliere, che arriva a Kiev il giorno dopo che la Russia ha invitato i diplomatici stranieri a lasciare la città, in un crescendo dell'intensità dei massicci raid contro la capitale, oramai su base quotidiana e durante tutto l'arco della giornata. Attacchi destinati, come ha precisato la Russia, a proseguire. 

"Oggi dirò al presidente (Volodymir Zelensky) che possono continuare a contare sul nostro aiuto", ha precisato Merz, anticipando accordi di cooperazione fra imprese tedesche e ucraine. Il Cancelliere ha organizzato la missione in Ucraina, non annunciata in precedenza, in un momento anche di forte difficoltà interna, con l'avanzare dell'AfD nei land orientali del Paese e il crollo del suo partito. 

Friedrich Merz e Volodymir Zelensky sottoscriveranno oggi, nei loro colloqui a Kiev, "decisioni per assicurare all'Ucraina e a tutta l'Europa, maggiori capacità di difesa", ha scritto il Presidente ucraino, anticipando futuri "importanti accordi fra l'Ucraina e la Germania". "Il Cancelliere tedesco è il leader di un Paese che dimostra in modo coerente leadership nello sforzo di proteggere la vite degli ucraini dai raid russi", ha sottolineato Zelensky, esprimendo gratitudine. 

"Dobbiamo fermare la Russia insieme", ha aggiunto Zelensky, in un post su X in cui ha fra l'altro confermato che le forze di Mosca hanno nuovamente bombardato con un drone, dopo che giovedì scorso era stato colpito tre volte nello stesso giorno, in pieno giorno, un'altro ponte che collega le due rive del fiume Dnepr, il ponte meridionale (Pivdennyi). Dall'inizio dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina, da parte della Russia, il 24 febbraio del 2022, non erano mai stati colpiti prima i ponti di Kiev. 

E' stato colpito oggi anche un magazzino di prodotti farmaceutici a Sumy, attacco in cui è morta una persona. A Dnipro è stato colpito un sito per le comunicazioni, con sei feriti. Nella notte in totale i raid dei droni di Mosca in Ucraina (oltre Kiev e Sumy sono state colpite anche le regioni di Kharkiv, Donetsk e Zaporizhzhia) sono stati 135, 50 dei quali con i nuovi droni a propulsione che le forze di Kiev faticano a intercettare. Zelensky ha quantificato l'aumento dell'intensità dei bombardamenti di Mosca contro obiettivi civili in Ucraina denunciando che questa settimana sono stati impiegati 1.900 droni, 800 dei quali a propulsione, 1-700 bombe plananti e 25 missili. 

Il ministero della Difesa a Mosca spiega i nuovi massicci raid delle forze russe contro Kiev e altre giorni ucraine come "risposta alle azioni del leader del regime ucraino". "In risposta a queste minacce (di Volodymyr Zelensky, ndr), il ministero della Difesa russo ricorda che sta lanciando massicci attacchi contro Kiev e altre regioni ucraine, specificamente in risposta alle azioni del leader del regime di Kiev", recita la dichiarazione di cui dà notizia l'agenzia Tass. 

4 ott 2026

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4 ott 2026

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4 ott 2026

Il punto di vista di Follini: lo smarrimento delle leadership europee e la resa alla predicazione populista

(Adnkronos) - "Sulla crisi che attanaglia le due culture politiche dominanti nel dopoguerra europeo, quella cristiano democratica e quella socialdemocratica (e le culture affini e vicine) ci arrovelliamo da anni e anni senza riuscire a trovare uno straccio di risposta che ci aiuti a capire fino in fondo quello che è successo. Come a dirci che in quelle crisi c’è qualcosa di inesorabile, un passaggio d’epoca che non offre scampo e lascia spazio solo a un accorato lamento su di un destino che pare già deciso. Lamento accorato, appunto, ma forse anche inutile per come lo andiamo esprimendo. E’ evidente che in questa caduta vi è qualcosa che è più forte di noi. E che va perfino al di là dei nostri difetti. Infatti, non appena crolla l’antagonista storico, il comunismo di marca sovietica, l’onda d’urto finisce per abbattersi anche su quanti sarebbero titolati a beneficiarne.  

Così, caduto il muro di Berlino e archiviato il socialismo reale (come si chiamava all’epoca), l’establishment liberal-democratico si è trovato investito e quasi travolto dalle macerie del nemico di un tempo. Circostanza piuttosto paradossale. Destino ingiusto, si dirà. Ma fino a un certo punto. Infatti il grande errore delle classi dirigenti che si trovano ad ereditare il tracollo del loro avversario storico sta tutto nel loro sentirsi sollevate da ogni dovere di introspezione, quasi esaltate dalla condizione di egemonia politica nella quale pensano di trovarsi. A quel punto il libero mercato va per suo conto, perde ogni remora e si organizza in modi troppo socialmente egoisti per essere anche politicamente utili. Così crescono le disuguaglianze e le disinvolture di un sistema che diventa iniquo quando si illude di non dover più dimostrare a nessuno il proprio senso di giustizia.  

All’indomani del 1989 si scopre insomma che il comunismo, tenendoci tutti sulla corda, ci aveva spinto piuttosto a una maggiore accortezza e sensibilità. E non appena è calato quel sipario ci si è infine accorti che l’insegnamento di Marx aveva fatto male ai paesi che l’avevano fatto proprio (e ai loro sudditi, soprattutto) ma paradossalmente aveva fatto un gran bene agli avversari che ne avevano temuto fin lì il potere di suggestione. Poggiata su basi così fragili, e così equivoche, a quel punto l’euforia del “dopo Muro” svanisce assai presto e ci lascia alla prese di lì a poco con una crisi che sembra il suo opposto. E cioè con un sentimento di insicurezza che ci rende impauriti, afoni e titubanti di fronte al nuovo avversario che si appalesa. E’ il populismo di nuovo conio che abbiamo imparato a conoscere e a frequentare nell’ultimo ventennio e che diventa così ben presto il nuovo incubo delle liberaldemocrazie tradizionali. E qui, però, come in uno specchio i nostri difetti si capovolgono. Se prima, non appena era svanito il mito comunista, ci eravamo lasciati andare a una certa sicumera, a una fiducia eccessiva nelle nostre qualità e nei nostri destini, ora che la predicazione populista sembra cingerci d’assedio da tutta un’altra parte svanisce ogni traccia di fiducia nelle nostre buone ragioni e proprio quella predicazione si avvia a diventare la nuova mitologia a cui si aggrappa una classe dirigente non abituata a trovarsi sulle spine.  

Da un eccesso all’altro, insomma. Letteralmente. Naturalmente tutti questi ragionamenti sono un po’ approssimativi, tagliati con l’accetta, perfino grossolani. Ma danno il senso dello smarrimento che percorre le attuali leadership europee. Come se si fossero date troppe cose per scontate. Dapprima l’inesorabilità della propria affermazione dopo la fine dell’impero sovietico. Poi l’altrettanta inesorabilità della propria resa alla predicazione populista. Ma soprattutto -quel che più conta- il fatto che dell’inesorabilità di questi due opposti destini non si è mai davvero discusso fino in fondo. Quasi che la nostra sorte dovesse rimanere sempre appesa a circostanze più forti di noi. Sia quando erano più benevole, sia quando poi sono diventate tanto avverse. Forse è proprio lì, nel bel mezzo di queste due riflessioni mai condotte fino in fondo che andrebbe rintracciato il bandolo della nostra matassa ingarbugliata". (di Marco Follini) 

4 ott 2026

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