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Atp Montreal, Darderi al terzo turno. Cobolli e Sonego eliminati

5 ago 2026

Iran-Usa, vicino accordo per riaprire Stretto di Hormuz

(Adnkronos) - Gli Stati Uniti, l'Iran e l'Oman sono vicini a un accordo provvisorio di 2 mesi per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo riferisce Axios, sulla base delle informazioni fornite da due fonti regionali e da un funzionario americano. Gli Usa puntano ad annunciare l'intesa nella giornata di oggi. L'accordo, dopo lo stop agli attacchi ordinato dal presidente Donald Trump, mira a ripristinare il cessate il fuoco e a favorire la ripresa dei negoziati sul programma nucleare di Teheran. "Stiamo avendo ottimi colloqui", dice Trump in un'intervista a Fox News. Il presidente americano preannuncia novità "entro 48 ore" minacciando per l'ennesima volta conseguenze durissime per la repubblica islamica se lo Stretto non verrà riaperto "molto presto". 

"Lo Stretto sarà aperto molto presto o verranno colpiti duramente. E poi lo Stretto sarà aperto. Stavamo per effettuare un attacco tremendo, il più pesante dalla Seconda Guerra Mondiale. Mi hanno chiamato e mi hanno detto molto educatamente: 'Per favore, possiamo parlare?'. Ho detto: 'Sì, possiamo parlare. Facciamolo l'accordo finalmente'". 

 

La fumata bianca prevederebbe un'intesa per 60 giorni che potrebbe essere prorogata. Secondo la bozza a cui fa riferimento Axios, tutto il traffico navale in entrata attraverso lo Stretto e verso il Golfo Persico seguirebbe una rotta settentrionale, nelle acque territoriali iraniane. Tutte le navi in uscita, verso il Mar Arabico, si muoverebbero lungo una rotta meridionale, nelle acque territoriali dell'Oman, in coordinamento con l'Iran. Nell'arco dei 2 mesi non verrebbero applicati pedaggi. Le parti si impegnerebbero a bonificare la rotta mediana dello Stretto dalle mine navali entro 30 giorni. Con le condizioni di sicurezza ristabilite, la rotta centrale verrebbe utilizzata in entrata e in uscita in base ad un accordo permanente da discutere da Oman e Iran. 

Axios fa notare che già 3 settimane fa gli Stati Uniti e l'Oman, con vari mediatori, ritenevano di essere vicini ad un'intesa. Poi, però, Washington ha ripreso i raid contro obiettivi iraniani. Ora, il nuovo tentativo negoziale con la partecipazione di Qatar, Pakistan e Arabia Saudita. Nei giorni scorsi, ci sono state diverse telefonate tra l'inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il ministro degli Esteri omanita Badr al-Busaidi. 

Il sì di principio di Araghchi alla bozza dell'accordo sarebbe arrivato già nel weekend. Il complicato processo di approvazione a Teheran è stato completato nella giornata di martedì con il via libera della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, e del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. 

 

La svolta arriverebbe dopo lo stop di Trump ai raid. Il presidente degli Stati Uniti nel weekend ha fermato gli attacchi, sospendendo - a quanto pare - i piani per una massiccia offensiva. Il quadro delineato dalla Cnn, in realtà, evidenzia che le forze armate statunitensi avrebbero esaurito quasi l'80% degli intercettori, un pilastro del sistema di difesa missilistica. Dai vertici militari, inoltre, sarebbero arrivati 'warning' sulle scorte di munizioni a disposizione del Pentagono, definite "pericolosamente basse". In questo contesto, la soluzione diplomatica diventerebbe quasi una strada obbligata. 

In particolare, secondo due fonti a conoscenza dello status delle scorte, gli Usa avrebbero utilizzato quasi l'80% del loro arsenale di missili THAAD e circa la metà dei Patriot, cominciato alla fine di febbraio. La novità, sottolinea la Cnn, è rappresentata dalla scarsità di THAAD. L'emittente utilizza come parametro le stime del Center for Strategic and International Studies: prima della guerra, si ritiene che gli Stati Uniti avessero circa 2.200 Patriot (nelle due varianti più moderne) e 452 missili THAAD. 

La carenza di sistemi renderebbe estremamente più complicata la difesa di strutture militari americane nel Golfo Persico e esporrebbe gli alleati della regione agli attacchi condotti dall'Iran con missili e droni. 

5 ago 2026

Ucraina, missili russi colpiscono Kiev: 15 morti e decine di feriti

(Adnkronos) - La Russia lancia un nuovo attacco contro Kiev e provoca una strage. Nella notte tra il 4 e il 5 agosto, raid con missili balistici contro la capitale dell'Ucraina hanno causato almeno 15 morti e decine di feriti secondo le informazioni diffuse dal sindaco di Kiev, Vitaly Klitschko, e dal capo dell'amministrazione militare della città, Tymur Tkachenko: "La regione di Kiev ha subìto ancora una volta uno degli attacchi più tragici". Sono almeno 24 i feriti, secondo Klitschko: 15 persone sono state ricoverate in ospedale, 4 versano in gravi condizioni. L'attacco ha colpito edifici residenziali in diversi quartieri della città. 

A luglio, nella guerra contro l'Ucraina, la Russia di Vladimir Putin ha perso oltre 30mila uomini tra morti e feriti secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. "Il ministero della Difesa ha presentato un rapporto sulle perdite russe al fronte nel mese di luglio. L'unità 'Apha' del Servizio di Sicurezza dell'Ucraina si è classificata al primo posto per numero di obiettivi neutralizzati con successo. Sono stati i più efficaci", scrive Zelensky su Telegram. 

"Complessivamente, a luglio, tutte le nostre unità al fronte hanno eliminato 30.272 russi, in particolare con l'ausilio di droni. Questa cifra include sia i morti che i feriti gravi. E include solo i casi per i quali esiste una chiara prova video. Quindi la tendenza al fronte rimane invariata. Ogni mese, i russi perdono circa 30.000 soldati. Il nostro esercito e tutte le unità delle Forze di Difesa e Sicurezza dell'Ucraina avranno a disposizione un numero ancora maggiore di droni", aggiunge. 

5 ago 2026

Trump in California, uomo armato arrestato prima dell'arrivo del presidente

5 ago 2026

Brock Lesnar si ritira, la leggenda del wrestling WWE chiude la carriera

(Adnkronos) - Brock Lesnar si ritira. La 49enne stella del wrestling WWE annuncia la fine della carriera: non salirà più sul ring. Lesnar ha ufficializzato la decisione intervenendo al Pat McAfee Show: l'apparizione a WWE SummerSlam di sabato scorso è stata l'ultima. "Sono qui per far sapere al mondo che mi sono ritirato. Sabato è stato un giorno emozionante per me, è stato strano. Quando Oba Femi mi ha battuto a WrestleMania mi sono detto 'non posso più farlo, ho chiuso'. Ma il lavoro chiamava e io avevo ancora un po' di benzina. Sabato" però "ho chiuso: per Brock Lesner è finita". 

Lesnar è stato un 'fenomeno' per tutta la carriera. Si è dedicato al wrestling sin dall'high school, laureandosi campione Ncaa al college con l'University of Minnesota nel 2000. Quindi, lo sbarco nel mondo del wrestling professionistico e l'exploit giù nel 2002 - al secondo anno nel roster WWE - con la conquista del primo titolo mondiale (saranno 10 in totale) contro Dwayne 'The Rock' Johnson. In un quarto di secolo, Lesnar ha vinto 2 Royal Rumble (2003 e 2022), il King of the Ring tournament (2002) e un Money in the Bank ladder match (2019). Nel 2014, ha scritto una pagina 'storica' per la WWE infliggendo la prima sconfitta a Undertaker a Wrestlemania e interrompendo una striscia di 21 vittorie di fila dell'altro totem. 

Nel curriculum di Lesnar c'è anche una breve parentesi nella Nfl nel 2004, con la maglia dei Minnesota Vikings, e un''escursione' strepitosa nell'UFC. Nel 2007 è passato dal ring alla gabbia conquistando il titolo mondiale dei pesi massimi nel 2008. L'avventura nella UFC si è chiusa nel 2015 con il successivo ritorno alla WWE. 

4 ago 2026

Alcaraz, stop per infortunio si allunga: non giocherà torneo di Cincinnati

4 ago 2026

Morbillo negli Usa, peggiore epidemia in 35 anni: Kennedy Jr raccomanda vaccino

(Adnkronos) - Il 2026 non è ancora finito, ma gli Usa in questi 8 mesi hanno già toccato il record di casi di morbillo, registrando il dato più alto degli ultimi 35 anni e superando il precedente picco raggiunto proprio nel 2025. Secondo i dati al 30 luglio diffusi in questi giorni dai Cdc (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie), le infezioni negli Stati Uniti hanno superato quota 2.370 nel 2026 coinvolgendo 45 giurisdizioni, con 37 nuovi focolai. E il 93% dei pazienti colpiti non era vaccinato. Nel 2025 i casi confermati erano stati in tutto 2.289. Un passo indietro nel controllo di una malattia, che negli Usa è stata dichiarata eradicata nel 2000, uno status che rischia di essere rimesso in discussione. In questo contesto il segretario alla Salute degli States, Robert F. Kennedy jr, più volte finito alla ribalta delle cronache per affermazioni critiche verso i vaccini, ha esortato i genitori a vaccinare i propri figli durante un'accesa intervista alla 'Cnn'.  

Negli ultimi anni si è assistito a un aumento delle sacche di bassa copertura vaccinale negli Usa, fenomeno che gli esperti nelle loro analisi attribuiscono in larga parte alla disinformazione. Kennedy è spesso finito nel mirino di polemiche sul fronte dei vaccini. I critici hanno a più riprese fatto notare il rischio che alcune sue dichiarazioni potessero alimentare l'esitazione vaccinale, ma il segretario Usa alla Salute ha dichiarato nell'intervista che i siti web della sua agenzia raccomandano ai genitori di vaccinare i propri figli contro il morbillo. "Non ho mai messo in dubbio l'efficacia del vaccino" in questione, ha affermato, secondo quanto si legge sul media Usa.  

Complessivamente, negli ultimi due anni si sono registrati negli Stati Uniti più casi di morbillo rispetto a tutto il resto del XXI secolo messo insieme. Prima del 2026, l'ultima volta che si era registrato un numero maggiore di infezioni in un singolo anno è stato nel 1991.  

Come riporta il 'Guardian', la conduttrice della 'Cnn' Dana Bash ha dunque invitato Rfk Jr a parlare direttamente ai genitori in vista del nuovo anno scolastico. E il segretario alla Salute ha a quel punto ribadito che "i genitori dovrebbero far vaccinare i propri figli contro il morbillo. Il vaccino contro il morbillo è efficace, blocca la malattia in circa il 97% dei casi. Le persone dovrebbero vaccinarsi". Alla domanda se si assumesse qualche responsabilità per l'aumento dei casi di morbillo, Kennedy Jr ha risposto: "Assolutamente no", osservando che "le comunità che soffrono a causa del morbillo sono quasi tutte comunità religiose che semplicemente non si vaccinano". 

4 ago 2026

Pd-M5S, disgelo Schlein-Conte ma si apre nuovo fronte su risoluzione riarmo e Nato

(Adnkronos) - La giornata del pranzo del 'disgelo' tra Elly Schlein e Giuseppe Conte si chiude con un nuovo fronte che si apre nel centrosinistra. La risoluzione unitaria Pd-M5S-Avs in vista delle comunicazioni del ministro Giancarlo Giorgetti in Parlamento viene bocciata dall'area riformista dem. No al riarmo, no alle spese assunte in sede Nato, no a nuove spese militari. E se ci dovesse essere uno scostamento di bilancio nessuna risorsa dovrà andare al capitolo armi. Questo in sintesi il canovaccio della risoluzione. Più che soddisfatti i 5 Stelle, ovviamente. Non lo sono affatto i riformisti Pd. "Apprendiamo dalle agenzie di stampa il testo della risoluzione del nostro partito assieme a Avs e M5S. Non sappiamo se sia questo il testo definitivo. Vedremo se la notte porterà consiglio perché quello che si legge non è un testo condivisibile", fanno sapere. 

Insomma, se il testo resta così com'è la frattura è già annunciata. E anche quella degli ultimi giorni, nonostante il pranzo tra Schlein e Conte, sull’Ucraina comunque resta: il leader M5S anche oggi ha ribadito il posizionamento dei pentastellati. "In questi giorni ho detto e ripetuto le stesse cose che io e il M5S diciamo da 4 anni, la nostra posizione è sempre la stessa. Ma rispetto le posizioni del Partito democratico”. 

Quanto al rapporto con Schlein aggiunge: "Nessun problema personale. Oggi -ha fatto sapere l'ex premier- ci siamo visti a pranzo, lo avevamo concordato già la settimana scorsa. La dialettica politica rimane, ma nel rispetto reciproco". Dalle parti del Nazareno si fa sapere che nell'incontro c'è stato un "clima disteso" e che i due hanno "fatto il punto sui prossimi passi". In serata Conte torna sul tema: sull'Ucraina, dice, "bisognerà trovare una composizione, ci sarà un confronto" col Pd. Ma aggiunge che la questione non potrà comunque restare fuori dalle primarie. "La politica estera non può rimanere fuori dalle primarie. Sarebbe un'assurdità, fermo restando che troveremo dei punti condivisi prima di entrare nelle primarie, Ma è evidente che anche nelle primarie si parlerà di politica estera. Che facciamo? È forse una dei passaggi più qualificanti, delle sfide più qualificanti del paese, dell'Europa e in questo momento anche dello scenario geopolitico internazionale". 

4 ago 2026

Iran, Trump alla ricerca di una via di uscita: intensificare conflitto o avviare negoziati seri

(Adnkronos) - Donald Trump torna a puntare sulla diplomazia per evitare un'escalation della guerra con l'Iran. A tre mesi dalle elezioni di midterm, il presidente degli Stati Uniti ha lanciato quello che definisce "l'ultimo ultimatum" a Teheran, invitando il regime a firmare un accordo. Ma mentre la Casa Bianca parla di negoziati sostenuti da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, l'Iran smentisce l'esistenza di trattative dirette. Sullo sfondo resta il rischio di un conflitto più ampio, con Trump chiamato a scegliere tra escalation militare, diplomazia o ritiro. 

Trump probabilmente punta a raggiungere un accordo con l'Iran già "questa settimana", sottolinea ad Al Jazeera Paul Musgrave, professore presso la Georgetown University in Qatar ma i segnali da Teheran non portano in questa direzione. "Anche se gli iraniani stanno soffrendo sul piano economico, sanno che rendere il costo del conflitto elevato per gli Stati Uniti significherà ottenere un accordo migliore", spiega l'esperto osservando che il potere negoziale degli Stati Uniti risiede nella minaccia di un'escalation e nell'accesso dell'Iran ai capitali e ai mercati globali. Tuttavia, i ripetuti passi indietro di Trump rispetto alle proprie minacce hanno indebolito questa leva, sottolinea Musgrave. 

A meno che Donald Trump non trovi una via d'uscita dalla situazione in cui si è cacciato con l'Iran, rileva la 'Cnn', "la storia potrebbe considerare la sua scelta di entrare in guerra come l'errore che ha definito la sua presidenza. Ma finora ha evitato un possibile errore ancora più grave: un'escalation massiccia del conflitto oltre la sua capacità di controllarlo. La storia dimostra che i presidenti che intensificano le guerre nel tentativo di trovare una via d'uscita, o per proteggere il proprio prestigio o la reputazione degli Stati Uniti, spesso finiscono su un piano scivoloso. In Vietnam, Iraq e Afghanistan, ciò è avvenuto spesso con riluttanza, in guerre che non potevano più essere vinte". 

Non è la prima volta che Trump si trova davanti a un bivio. E sono tre, osserva la 'Cnn', le strade davanti al presidente degli Usa. "Se la via diplomatica continuerà a fallire, sarà disposto a prolungare indefinitamente una campagna finora inconcludente fatta di attacchi aerei, fragili cessate il fuoco e blocchi marittimi statunitensi e iraniani che fanno proseguire il conflitto senza porvi fine? Oppure aumenterà l'offensiva americana, eliminando i propri limiti e andando oltre gli obiettivi prevalentemente militari, colpendo infrastrutture e obiettivi civili iraniani — oltrepassando il Rubicone verso l'impiego di truppe di terra in operazioni limitate? La terza opzione sarebbe profondamente dolorosa: accettare che lui stesso, e gli Stati Uniti, trarrebbero maggior beneficio dal limitare le perdite e ritirarsi dal conflitto lasciando irrisolti i principali obiettivi". 

Ognuna di queste strade, osserva il canale all news Usa, "presenta risposte politicamente e strategicamente scomode, e questo spiega perché Trump sia ancora bloccato in una guerra che non può permettersi né di vincere né di perdere". È un segno della difficoltà della posizione americana il fatto che il Pentagono abbia inviato, secondo un'esclusiva della Cnn, una richiesta a un gruppo di analisti militari per nuove idee su come attaccare l'Iran. 

Ora la questione è quella di sapere che cosa succederà se Teheran ignorerà il nuovo ultimatum di Trump. "Qualsiasi grande escalation da parte di Trump - osserva la Cnn - sarebbe una scommessa, poiché non ci sono segnali che l'Iran possa essere costretto con i bombardamenti a tornare al tavolo dei negoziati. Probabilmente l'Iran risponderebbe agli attacchi contro ponti, centrali elettriche e altre infrastrutture colpendo obiettivi simili nei territori degli alleati statunitensi del Golfo e aumentando il costo economico della guerra. I leader regionali sembrano aver sollevato proprio questo scenario con Trump durante il fine settimana" per evitare una nuova escalation. In teoria, sottolinea 'Cnn', "Trump potrebbe usare la Marina statunitense per aprire con la forza lo Stretto di Hormuz. Ma ciò esporrebbe le navi americane a missili e droni. Operazioni terrestri contro gli impianti petroliferi dell'isola di Kharg o per respingere le forze iraniane dallo stretto potrebbero essere sanguinose". 

Molti presidenti degli Usa hanno raggiunto punti di svolta simili a quello di Trump. "Sebbene Vietnam, Iraq, Afghanistan e il conflitto con l'Iran siano iniziati in modi diversi, tutti - sottolinea la 'Cnn' - hanno dovuto far fronte alla stessa equazione: 'status quo negativo, escalation o ritiro'. E nessun presidente vuole essere ricordato per aver perso una guerra". Nel 1965, il presidente Lyndon B. Johnson si trovò a dover decidere se estendere la guerra in Vietnam ereditata da John F. Kennedy. "Abbiamo iniziato a bombardare queste persone; abbiamo superato quel punto", disse Johnson al suo segretario alla Difesa Robert McNamara, in un'affermazione che presenta alcune analogie con la scelta strategica di Trump. "Non credo che nulla sarà tanto grave quanto perdere. E non vedo alcun modo di vincere", aggiunse Johnson. Nonostante ciò, Johnson ordinò l'Operazione Rolling Thunder, intensificando i bombardamenti sul Vietnam del Nord e inviando decine di migliaia di giovani americani in una guerra devastante. "Avrebbe dovuto ascoltare il sottosegretario di Stato George Ball, che in un memorandum senza data scrisse che, una volta subite le prime perdite americane, gli Stati Uniti sarebbero rimasti intrappolati in un 'processo quasi irreversibile' e avrebbero subito un''umiliazione nazionale' se si fossero fermati senza raggiungere i propri obiettivi. Ball, che aveva previsto il baratro imminente, sosteneva che gli Stati Uniti avrebbero danneggiato maggiormente la propria leadership globale continuando la guerra piuttosto che adottando 'un percorso attentamente pianificato verso una soluzione di compromesso'". 

Richard Nixon che ereditò il conflitto dopo aver vinto le elezioni del 1968, ha continuato a combattere nella speranza di definire le condizioni per un ritiro. "Se, quando arriva il momento decisivo, la nazione più potente del mondo, gli Stati Uniti d'America, si comporta come un gigante pietoso e impotente, le forze del totalitarismo e dell'anarchia minacceranno le nazioni libere e le istituzioni libere in tutto il mondo", affermò il 30 aprile 1970, spiegando la decisione di estendere la guerra alla Cambogia. Durante la presidenza Nixon, ricorda la 'Cnn', "morirono in Vietnam più di 20.000 americani. Le ultime truppe da combattimento statunitensi lasciarono il Paese nel 1973 e il personale americano rimanente fu evacuato durante la caduta di Saigon nel 1975, sotto il presidente Gerald Ford". 

Più di trent'anni dopo," il presidente George W. Bush pronunciò un altro discorso nazionale in tempo di guerra. Nel 2007 riconobbe gli errori commessi, ma avvertì che 'il fallimento in Iraq sarebbe stato un disastro per gli Stati Uniti'. E annunciò l'invio di migliaia di soldati aggiuntivi per aiutare le forze irachene a combattere gli insorti. La storia non ha ancora emesso un giudizio definitivo su quell'operazione. La controinsurrezione ebbe successo in alcune aree, ma la questione se le perdite americane fossero giustificate rimane dolorosa, poiché gli Stati Uniti alla fine si sarebbero ritirati completamente". 

Il presidente Barack Obama fu eletto promettendo di porre fine alle guerre infinite americane. "Tuttavia - osserva ancora la Cnn-, otto anni dopo gli attentati dell'11 settembre che avevano portato gli Stati Uniti in Afghanistan, annunciò un nuovo aumento delle truppe per fermare l'avanzata dei talebani e sconfiggere definitivamente al-Qaeda. Consapevole della trappola dell'escalation che aveva coinvolto Johnson, Nixon e Bush, promise di iniziare il ritiro delle truppe a metà del 2011. I critici sostengono che una scadenza prestabilita abbia incoraggiato i nemici degli Stati Uniti ad aspettare il ritiro americano. Trump arrivò alla Casa Bianca criticando proprio il tipo di guerra che ora potrebbe affrontare". Ora, aggiunge la Cnn, "Trump affronta un'altra di quelle solitarie decisioni che aveva riassunto nel suo discorso nazionale sull'Afghanistan del 2017: 'Per tutta la mia vita ho sentito dire che le decisioni sono molto diverse quando si è seduti dietro la scrivania dello Studio Ovale'. La guerra con l'Iran non è la guerra di Bush. È la guerra di Trump. E determinerà la sua eredità e il destino di molte vite al di fuori della Casa Bianca". 

4 ago 2026

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