Logo de Il Foglio

Usa-Iran, resta nodo Hormuz. Trump: "Nessun pedaggio durante e dopo cessate il fuoco". Oggi colloqui in Svizzera

(Adnkronos) - L'accordo tra Usa e Iran per la fine della guerra si regge su un equilibrio fragile. Su tutto pesa la questione Hormuz con annunci e smentite sulla chiusura dello Stretto che si sono ancora una volta susseguiti in giornata, secondo le ultime news sulla crisi. Altro tema cruciale la situazione in Libano che tiene col fiato sospeso: il rischio di una escalation della crisi in Medio Oriente è stato toccato con mano nei giorni scorsi a causa degli attacchi di Israele nel Paese dei Cedri, in risposta a Hezbollah, motivano da Tel Aviv. C'è attesa intanto per i colloqui su aspetti tecnici dei negoziati che si terranno oggi Burgenstock, in Svizzera, tra Washington e Teheran, in parte complicati dalle persistenti tensioni tra Israele e Hezbollah. Il vicepresidente statunitense Jd Vance è partito per Lucerna dove raggiungerà gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner e prenderà parte ai colloqui con l'Iran. La delegazione di Teheran è guidata dal capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf. Ai negoziati parteciperanno dunque rappresentanti di Washington e Teheran, con la mediazione di Pakistan e Qatar. 

Riguardo ai negoziati con Teheran, Vance ha spiegato che si punta a definire un quadro strutturato di dialogo su due livelli: da un lato i colloqui politici tra i capi delle delegazioni, dall'altro i negoziati tecnici tra i gruppi di lavoro. Il vicepresidente ha precisato che resterà in Svizzera uno o due giorni e che gli Stati Uniti intendono affrontare sia la questione del programma nucleare iraniano sia il cessate il fuoco in Libano. 

"Non ci saranno pedaggi nello Stretto di Hormuz per 60 giorni durante il periodo di cessate il fuoco, e non ci saranno pedaggi dopo la scadenza di tale periodo", ha ribadito Donald Trump, in un post su Truth. Il presidente americano ha precisato che l’unica eccezione potrebbe essere una loro eventuale imposizione da parte degli Stati Uniti e a loro favore, nel caso in cui l'accordo non venisse rispettato, come forma di compenso per i servizi resi dagli Stati Uniti in qualità di "Angelo Custode" dei Paesi del Medio Oriente e per il "rimborso dei costi passati, presenti e futuri". 

Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Tasnim, vicina ai Pasdaran, lo Stretto di Hormuz dovrebbe rimanere chiuso fino a quando non saranno soddisfatte diverse condizioni previste dal memorandum d'intesa tra Iran e Stati Uniti. Tra le richieste indicate figurano il rilascio di almeno 12 miliardi di dollari di asset iraniani, l'attuazione delle deroghe alle sanzioni sul petrolio e il ritiro di Israele dal Libano. Secondo i Guardiani della Rivoluzione, riaprire lo Stretto in cambio della sola rimozione del blocco navale statunitense sarebbe un "errore strategico" e una violazione dell'intesa tra Teheran e Washington, che dovrebbe essere applicata integralmente. 

In giornata l'Iran ha annunciato una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico navale, definendo la misura una "prima risposta" a quelle che considera violazioni degli impegni assunti dagli Stati Uniti nell'ambito dell'accordo firmato nei giorni scorsi. Il Comando centrale Khatam al-Anbiya ha affermato che la decisione è legata al mancato rispetto della prima clausola dell'accordo per porre fine al conflitto e alle continue operazioni israeliane nel Libano meridionale. 

"Si annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo. Questo primo passo è una risposta alla violazione delle promesse da parte del nemico", si legge nella nota trasmessa dalla tv di Stato. Il comando iraniano ha inoltre avvertito che, qualora le ostilità dovessero proseguire, "saranno pianificate e adottate ulteriori misure per costringere il nemico a rispettare i propri obblighi". 

Il portavoce del Comando centrale dell'esercito Usa (Centcom), Tim Hawkins, ha detto però ad Axios che "l'Iran non controlla lo Stretto di Hormuz", precisando che "il traffico continua a scorrere regolarmente e le forze statunitensi stanno monitorando la situazione per garantire che continui ad essere così". 

Resta sempre alta la tensione in Libano dove comunque il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ordinato alle forze armate di "non sparare", secondo quanto riportato dall'emittente Channel 12. La decisione sarebbe stata presa in coordinamento con i vertici politici e con gli Stati Uniti. 

Secondo l'emittente, l'esercito israeliano non si ritirerà però dal sud del Libano. In precedenza, dopo aver lanciato attacchi contro Hezbollah in risposta a presunti colpi contro le proprie truppe, le Forze di difesa israeliane (Idf) avevano dichiarato di essere "impegnate nel rispetto dell'accordo di cessate il fuoco, in linea con le direttive del livello politico", ribadendo al tempo stesso la volontà di continuare a colpire ogni minaccia contro Israele e i propri militari. 

Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ritiene che la situazione relativa al cessate il fuoco in Libano stia "migliorando" e che l'escalation sia sotto controllo. L'obiettivo di Washington, ha spiegato secondo quanto riporta Axios, è "stabilizzare la situazione in Libano".  

Sette persone sono morte nei raid aerei israeliani in Libano. Cinque persone, tra cui un bambino e una donna, sono state uccise in una città del Libano orientale mentre due palestinesi nella regione di Tiro, nel sud del Paese. E' quanto fa sapere il ministero della Salute. Gli attacchi sono avvenuti prima di una pausa osservata da un corrispondente dell'Afp a fine giornata, quando l'esercito israeliano ha ricevuto l'ordine di cessare i combattimenti con Hezbollah nel Libano meridionale, pur continuando a operare nella zona a scopo "difensivo". 

20 giu 2026

Savona, 23enne in scooter travolta e uccisa. Ragazzo posta video choc: "E' morta, abbiamo rotto tutto"

(Adnkronos) - I soccorritori erano ancora sul posto, impegnati nel disperato tentativo di salvare la vita a Sofia Barberi, travolta da un'auto mentre era a bordo del suo scooter e morta alcune ore dopo all'ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, e all'amica, tuttora ricoverata in prognosi riservata nello stesso nosocomio. Ma proprio nei momenti successivi all'incidente avvenuto sull'Aurelia a Ceriale, uno dei giovani coinvolti, passeggero della Fiat 500 che ha travolto lo scooter su cui viaggiavano le due ragazze, ha preso il telefono e registrato un video poi finito tra le stories di Instagram. Nel filmato il giovane, con tono allegro e probabilmente in stato di alterazione dovuto all'alcol, si lascia andare a frasi choc: "Ve lo giuro, questa è morta, abbiamo rotto tutto stanotte", dice. Poi, rivolgendosi a un amico inquadrato per qualche secondo, aggiunge: "Per un mese niente lavoro, fratello, tentato omicidio ci hanno fatto". Il video è diventato rapidamente virale. Nel pomeriggio lo stesso ragazzo ha pubblicato un'altra storia per chiedere scusa. "Chiedo scusa per quello che ho pubblicato – ha detto – Non avevo capito la gravità della situazione, sono un cog…, me ne vergogno". E ancora: "Avete tutte le ragioni del mondo, ero ubriaco e non capivo la situazione".  

Poche ore dopo, come detto, Sofia Barberi, che avrebbe compiuto 23 anni il prossimo 26 giugno, è morta. La giovane era molto conosciuta nel comune alle porte di Albenga. La madre, Barbara De Stefano, è assessora ai Servizi sociali. Mentre l'intera comunità si stringe attorno alla famiglia, proseguono le indagini dei carabinieri della Sezione radiomobile e della Stazione di Albenga, intervenuti subito dopo l'incidente. Grazie alle testimonianze e alle immagini del sistema di videosorveglianza cittadino, i militari hanno ricostruito la dinamica dello schianto. Alla conducente della Fiat 500, neopatentata da appena tre mesi, è stata immediatamente ritirata la patente.  

"La giovane – spiegano i carabinieri in una nota – è stata sottoposta agli accertamenti di rito per verificare l'eventuale presenza di uno stato di alterazione psicofisica al momento dell'impatto, con esito negativo". I carabinieri ricordano che l'eventuale riscontro positivo all'uso di sostanze alcoliche o stupefacenti comporterebbe un notevole aggravamento della posizione penale della conducente, con la contestazione delle aggravanti specifiche previste dalla normativa sui reati stradali. La giovane è attualmente indagata, in stato di libertà, per omicidio stradale e lesioni personali stradali gravissime. 

20 giu 2026

Ligabue riporta a San Siro i sogni di rock'n'roll: festa grande con la 'Notte di Certe Notti'

(Adnkronos) - Li ha risvegliati tutti, quei sogni di rock’n’roll. Uno dopo l’altro. Anche a San Siro, dove ha chiuso in modo iconico il tour negli stadi con un’altra indimenticabile notte di ‘Certe Notti’. Luciano Ligabue, 66 anni, ha salutato i 57mila cuori del Meazza a modo suo: con l’ennesimo sold out e una scarica di energia arrivata a Milano dopo la data zero di Bibione e le tappe all’Olimpico di Roma e all’Allianz Stadium di Torino. “Non siamo andati male”, urla al termine dello show. E, osservando gli sguardi innamorati del suo pubblico, pare proprio che abbia ragione. Non sono andati male. Non è andata affatto male. Il ‘Liga’ non si fa attendere, sale sul palco alle 21 in punto e dà il via alla serata con un repertorio che racconta la sua identità in un viaggio nel tempo intenso e memorabile.  

Pronti, via, ed ecco ‘Balliamo sul mondo’, brano simbolo della carriera del rocker di Correggio, che apre idealmente i cancelli del Meazza accompagnato dalle immagini di alcuni dei leader politici più influenti del momento, da Donald Trump a Giorgia Meloni, mai attuali come oggi. Un’apertura potente, dal forte impatto visivo e sonoro, che fa subito alzare i decibel dalle parti di San Siro e avvolge dell’atmosfera giusta la serata.  

Al suo fianco c’è la storica band: il ‘capitano’ Fede Poggipollini, Max Cottafavi, Mel Previte e Niccolò Bossini alle chitarre, Luciano Luisi alle tastiere, Davide Pezzin al basso e Lenny Ligabue, suo figlio, alla batteria. Il repertorio offerto ai suoi ‘ragazzi’ è quello che ha incantato generazioni e la scaletta scorre via scandita da successi che dipingono esistenze. "C'è sempre una canzone che deve far partire qualcosa - dice prima di attaccare ‘Sogni di rock’n roll - In certi casi, a far partire tutte le altre, come nel mio. È dovuta uscire una canzone precisa dopo che ne avevo scritte altre che non valevano niente, perché poi alla fine avessi voglia di scrivere canzoni veramente. Sono debitore a questa canzone, che mi è uscita una domenica pomeriggio di tanti anni fa e che parlava del sabato sera precedente”.  

Da ‘Sarà un bel souvenir’ a ‘L’odore del sesso’, da ‘Eri bellissima’ a ‘Lambrusco & pop corn’, senza dimenticare capolavori come ‘Piccola stella senza cielo’, lo show è tenuto insieme da filo rosso che unisce una carriera irripetibile, vissuta sempre puntando in alto. Perché in fondo, prima o poi, ‘Tutti vogliono viaggiare in prima’. Dopo il salto negli anni Novanta, il racconto avanza verso il nuovo millennio con le canzoni di ‘Miss Mondo’, album spartiacque pubblicato nel 1999. ‘Il mio nome è mai più’, cantata sulla passerella che attraversa il prato, è uno ‘schiaffo’ alle coscienze, mentre i maxischermi rilanciano un messaggio netto contro i conflitti: “Basta con la guerra a Gaza, in Ucraina, in Sudan. Basta con i 59 massacri in corso nel mondo”.  

Poi arrivano ‘Una vita da mediano’, ‘Ti sento’ e ‘Questa è la mia vita’, scintille di uno spettacolo che somiglia a una DeLorean, la celebre macchina del tempo di ‘Ritorno al futuro’. Quella che, per una sera, plana su San Siro e permette a migliaia di persone di attraversare decenni di musica e ricordi in un paio d’ore o poco più. Di qua e di là, a scandire la narrazione sul palco c’è anche il jukebox di Little Taver, il ‘Kingo’ di Radiofreccia, accolto dagli applausi e dall’affetto del pubblico grazie alle sue incursioni ironiche e goliardiche.  

Ma c’è spazio anche per l’attualità e per la novità più significativa del 2026: l’inedito ‘Nessuno è di qualcuno’, brano contro la violenza sulle donne presentato lo scorso maggio durante l’inaugurazione dell’Unipol Dome di Milano. Ad accompagnarlo, un video in bianco e nero con gli appelli di alcuni dei volti più noti del cinema, della musica e della televisione italiana – da Luca Argentero ad Amadeus, passando per Luca Zingaretti, Raoul Bova e Fiorella Mannoia – Un progetto che Ligabue ha scelto di donare alla fondazione ‘Una Nessuna Centomila’. Luciano prende poi tutti per mano e accompagna il suo pubblico verso il gran finale con una serie di brani imprescindibili, su tutti ‘Urlando contro il cielo’.  

Seguono altri pezzi intramontabili come ‘Happy Hour’, ‘Quella che non sei’ e ‘Leggero’, in un lento avvicinamento alla chiusura più attesa, quella annunciata dal titolo dello show: ‘Certe notti’ è la fotografia perfetta del percorso artistico del rocker di Correggio, costruito su storie autentiche e mai banali, radicate nella quotidianità. Le stesse che popolano il suo libro d’esordio ‘Fuori e dentro il borgo’, tornato da poche settimane in libreria in una nuova edizione per celebrare i trent’anni dalla prima pubblicazione. Gli stessi trascorsi, più o meno, proprio dall’uscita di ‘Certe notti’, la canzone che più di ogni altra ne ha segnato la storia, portata in giro per l’Italia e per l’Europa con una serie di eventi speciali per scolpirne l’importanza nel suo viaggio musicale. Fino a oggi e a un tour che riprenderà, da settembre, nei più grandi palazzetti della penisola. Perché, come sempre, ‘il meglio deve ancora venire’. (di Michele Antonelli) 

20 giu 2026

Deniz Undav, chi è l'eroe della Germania che ha steso la Costa d'Avorio

20 giu 2026

Germania-Costa d'Avorio, due gol annullati a tedeschi: proteste ai Mondiali

20 giu 2026

Mondiali, Ibrahimovic attacca: "Espulso per essersi coperto bocca? Il calcio sta morendo"

(Adnkronos) - Zlatan Ibrahimovic attacca la Fifa e Gianni Infantino dai Mondiali 2026. L'ex attaccante svedese, oggi dirigente del Milan, ha parlato del cartellino rosso rifilato ad Almiron nella sfida tra Turchia e Paraguay, reo di essersi coperto la bocca parlando con un avversario. Una nuova regola voluta dal presidente della Fifa per prevenire nuovi casi Prestianni, che nella partita di Champions League tra Benfica e Real Madrid era stato accusato di aver proferito frasi razziste contro Vinicius Jr. 

"Ho visto il calcio al suo livello più alto, il calcio vero. Non questa versione diluita che ci stanno servendo ora. Cos’è successo ad Almiron? Un cartellino rosso diretto per coprirsi la bocca? Questo non è più calcio. Questo è un circo diretto da burocrati in giacca e cravatta che non hanno mai sentito il fuoco del campo", ha detto Ibrahimovic in diretta per un emittente televisiva americana. 

"Coprirsi la bocca ora è cartellino rosso? Cos’è questo, il Grande Fratello in campo? La Fifa vuole leggere le labbra, punire i pensieri prima ancora che si trasformino in parole", ha continuato il dirigente del Milan, "il prossimo passo sarà mettere le museruole ai giocatori come ai cani. I giocatori non possono nemmeno parlare, non possono nemmeno respirare senza che qualche robot del Var o l'arbitro decida che le tue emozioni sono illegali. Questo è distopico. Il calcio sta morendo". 

“Questa regola è nata perché alcuni giocatori piangono ogni settimana. Un incidente in Champions League e improvvisamente il mondo intero deve cambiare. Ma se dai una gomitata a un avversario, gli spezzi la gamba o gli sputi addosso, danno un’ammonizione e una pacca sulla spalla", ha concluso Ibrahimovic, "il calcio ha due livelli. Protegge i protetti, punisce il resto. Ho giocato in tutti i campionati e l’ho visto". 

 

20 giu 2026

Roma, uomo accoltellato al Quarticciolo: è grave

20 giu 2026

Germania-Costa d'Avorio 2-1, la doppietta di Undav porta tedeschi ai sedicesimi

20 giu 2026

Rottura Trump-Meloni, "presidente Usa si è sentito tradito"

(Adnkronos) - Nonostante il canale attualmente aperto tra i due paesi per cercare di stemperare la tensione, il nuovo post su Truth Social di Donald Trump contro la premier Giorgia Meloni, ha gettato nuova benzina sul fuoco, dimostrando che gli sforzi diplomatici in corso non hanno sortito grande effetto sul presidente. Dietro le quinte dell’amministrazione, tuttavia, c’è fastidio per questa alta tensione, che mette in difficoltà la relazione bilaterale, sebbene quasi nessuno abbia commentato pubblicamente, come accade sempre, le parole del Commander-in-Chief. Nella West Wing – fra chi ha accesso quotidianamente al leader americano – le bocche rimangono cucite perché, in fondo, Trump è il miglior portavoce di sé stesso.  

Più fonti politiche e diplomatiche, preferendo rimanere anonime, raccontano che nell’Amministrazione americana vi è un’''assenza di compattezza'', che si può riassumere così: i funzionari sono con il presidente, che dice e fa quello che vuole. Ma loro non sono Trump. Il repubblicano, in particolare, se la sarebbe legata al dito per la questione della guerra in Iran e il rifiuto degli europei di aiutarlo, incluso il no di Meloni, che vedeva come l’alleato più vicino – sia per ideologia che per carattere – per poter far breccia all’interno della Nato con le sue richieste.  

Il fatto che il rifiuto di far usare la base di Sigonella sia stato una questione burocratica e non una presa di posizione, come quella del governo spagnolo, poco importa al presidente, la relazione è ormai deteriorata. “Trump ha dimostrato in più occasioni di voler privilegiare i rapporti personali al di sopra di qualsiasi accordo tra stati. Sembra evidente che si sia sentito in un certo senso tradito dalla decisione di Meloni di rispettare le pratiche bilaterali da sempre attuate tra Stati Uniti e Italia sull'uso delle basi italiane - dice all'Adnkronos Davide Mamone, giornalista del Financial Times - C'è ora da capire come reagirà il presidente americano nel leggere la risposta diretta, a tono e in inglese, sui social, della premier italiana: in genere i leader dei Paesi con cui lui è in polemica tendono a non rispondere nel modo in cui Meloni ha fatto oggi”.  

Allo stesso tempo, nessuno è stupito a Washington dagli attacchi di Trump; non è una novità la sua strategia comunicativa di deridere, insultare, minacciare. Alcuni diplomatici europei a Washington, già avvezzi a reagire alle esternazioni di Trump contro i loro capi di governo, sostengono che le parole siano una cosa, le azioni e le politiche un’altra. E per ora sono solo affermazioni, quelle del tycoon. “È troppo presto per dire se la strategia pagherà, ma la storia recente e passata ci ricordano due cose. Uno, l'alleanza tra gli Stati Uniti e l'Italia rimane tra le più solide nonostante le scaramucce di queste settimane e credo sia profonda con qualsiasi amministrazione - commenta Mamone - Secondo, non dimentichiamoci di quanto veloci le cose possano cambiare sotto l'amministrazione Trump: vi ricordate cosa dicevamo dopo il famigerato incontro Trump-Vance-Zelensky allo Studio Ovale l'anno scorso?”. La confusione resta, l’incertezza pure, visto che le parole di Trump spiazzano sempre. Tuttavia, nella capitale americana nessuno parla di relazioni bilaterali intaccate. Per ora. (di Jacopo Luzi) 

20 giu 2026

Incendio in un allevamento, morti 200 conigli a Treviso

20 giu 2026

Elementi totali: 20
Vai a