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Vannacci come un gladiatore fa 'giustiziare' Schlein e Conte in video Ia, opposizioni insorgono

(Adnkronos) - Roberto Vannacci, nei panni del gladiatore, fa andare su tutte le furie le opposizioni. Abiti imperiali, antica Roma, il generale e leader di Futuro nazionale, in un video realizzato con l'intelligenza artificiale e rilanciato sui propri canali social, siede tra Giorgia Meloni e Ignazio La Russa ed è pronto a mandare a morire Elly Schlein, Giuseppe Conte, Laura Boldrini e Romano Prodi con un semplice pollice in giù. Lo fa, osannato dalla folla, che non aspetta altro. Non saranno, però, i leoni, che nel mentre scalpitano, a giustiziare gli 'oppositori', ma Giuseppe Barboni, il militante futurista che la settimana scorsa a San Benedetto del Tronto ha aggredito un immigrato iracheno, armato di falce e martello. E tanto basta per scatenare le polemiche.  

 

Il primo ad attaccare è l'ex premier. Il video di Vannacci, per Conte, è "un messaggio che incita alla violenza e rischia di incitare i più fanatici". E poi si rivolge direttamente al generale, "con la g minuscola": "Anni di servizio nelle istituzioni, nell'esercito, e questo è il suo senso dell'onore, la sua sensibilità istituzionale. Questa è la campagna elettorale che ci aspetta? Proprio oggi Vannacci si è dichiarato disponibile a fare un accordo scritto con Meloni. È con questi qui che Meloni, La Russa (anche loro evocati nel video), Tajani e Salvini faranno un accordo? Meloni anche in questo caso 'non condanni e non condividi'? Ci dobbiamo preparare al ritorno della mitologia della violenza, alla rigida gerarchia sociale, come nell'esercito?". "In Italia ci siamo già passati. Se pensate di intimorirci, sappiate che non ci fate paura", conclude il leader pentastellato. A cui, a stretto giro, replica il diretto interessato. 

"Chi si arrabbia sono quelli dei diritti e delle libertà, soprattutto della libertà di espressione, che si scompisciano di risate di fronte a Crozza e a Luca e Paolo ma non reggono la satira quando a riproporla è Vannacci...", dice all'Adnkronos l'ex parà. E poi rincara la dose contro Conte: "Siamo di fronte alla seconda supercazzola di Giuseppe Conte, poiché la prima è quella in cui ha detto che non vota l'emendamento Vannacci sulle preferenze 'perché è inaccettabile in un contesto inaccettabile'. Io altro non ho fatto che ripubblicare un bellissimo video 'fantascientifico e chiaramente irreale' presente sul web. Si prendano un antistaminico e staranno meglio". Un antipasto di quello che poi Vannacci scrive sui social, così che tutti leggano: "Conte strilla come una cornacchia e tutta la sinistra gli fa eco per un video satirico, ma sulle dichiarazioni di Lorenzo Pacini del Pd che minaccia, senza alcuna satira o allegoria, di prendere i fucili contro la destra non hanno nulla da dire? Conte torni a fare l'avvocato delle cause perse...". 

 

Se il botta e risposta si conclude così, l'ira funesta delle opposizioni no. Solidarietà ai 'giustiziati' arriva da Angelo Bonelli, co-leader di Avs, che parla del "metodo Trump, basato su delegittimazione e spettacolarizzazione della violenza, arriva in Italia e va a sostegno di Vannacci", ma anche da Elena Bonetti, di Azione, e Rachele Mussolini di Forza Italia. I capigruppo del Partito democratico e Movimento 5 stelle, dal canto loro, fanno un passo avanti, chiedendo direttamente alla presidente del Consiglio di entrare nel merito del video pubblicato dal leader di Futuro nazionale.  

"Quello rilanciato oggi dai canali social di Roberto Vannacci è un messaggio gravissimo. In quel video compaiono accanto a Vannacci, la premier Meloni e il presidente del Senato La Russa. Di fronte a immagini di questa gravità il silenzio non è accettabile. Chi ha responsabilità di governo o istituzionali ha il dovere di prendere le distanze da ogni messaggio che legittima odio e violenza politica", scrive in una nota Chiara Braga, presidente dei deputati dem. Un messaggio simile arriva anche da Luca Pirondini, capogruppo dei pentastellati a Palazzo Madama: "Quella di Vannacci non è intelligenza artificiale, semmai imbecillità tutta umana. Ma la cosa che colpisce è il silenzio complice di Giorgia Meloni. La stessa che pretende solidarietà a ogni piè spinto, oggi tace. Forse perché il ruolo da braccio destro dell'imperatore che le viene ritagliato in quel video schifoso in fondo le piace. Probabilmente è già pronta a imbarcarlo alle prossime elezioni pur di raschiare un manipolo di voti. Ma la feccia è come le sabbie mobili e se non ne prende le distanze per tempo Meloni ne sarà inghiottita".  

 

E se Meloni decide di non intervenire direttamente nella vicenda, è Lucio Malan, presidente dei senatori del partito della premier, a parlare per lei. "Singolare che le opposizioni chiedano al presidente del Consiglio di commentare un video di un partito dell'opposizione - mette agli atti l'esponente di Fratelli d'Italia -. Un video che chiaramente non ci appartiene come messaggio e come stile, anche perché la nostra empatia è sempre andata ai martiri e mai a carnefici di persone inermi". 

 

20 lug 2026

Iran, la rivelazione: "Pentagono ha occultato decine di feriti tra militari Usa"

(Adnkronos) - Nella settimana precedente all'attacco di venerdì scorso, che ha ucciso due soldati statunitensi e lasciato un militare disperso in Giordania, l'Iran ha condotto altri tre attacchi contro le forze Usa nel Paese: quegli attacchi "hanno ferito decine di militari statunitensi e danneggiato diversi elicotteri". Lo scrive il New York Times, citando diversi funzionari statunitensi che hanno parlato in condizione di anonimato e sottolineando che il Pentagono non ha divulgato quegli attacchi precedenti, né le vittime e i danni che hanno causato. 

L'episodio evidenzia la tensione tra quella che il Dipartimento della Guerra statunitense definisce la necessità di sicurezza operativa, e l'obbligo del governo di informare il pubblico sulla conduzione della guerra, rileva la testata. In seguito a quegli attacchi il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di star rispondendo agli attacchi iraniani contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, senza mai menzionare gli attacchi iraniani contro le basi Usa nella regione, inclusa quella in Giordania.  

L'ente "non è obbligato a divulgare informazioni sui militari feriti, soprattutto quando ritornano rapidamente in servizio", ha dichiarato al Nyt un funzionario militare statunitense, sottolineando come la divulgazione di informazioni che potrebbero aiutare l'Iran possa essere controproducente. 

Dal crollo della tregua tra Teheran e Washington e quasi cinque mesi di guerra, il Pentagono ha fornito poche informazioni sulla strategia militare statunitense, sottolinea il New York Times, ricordando che l'ultimo briefing sulla guerra risale ai primi di maggio. Parimenti, negli ultimi mesi l'amministrazione guidata da Donald Trump non ha reso noto in che modo il conflitto abbia prosciugato le riserve statunitensi di armi costose e fondamentali, né come l'Iran abbia mantenuto e ricostruito la sua capacità missilistica. Secondo il Comando Centrale, oltre 400 militari statunitensi sono stati feriti dall'inizio delle ostilità: inizialmente il Pentagono riportava con regolarità il numero totale di militari feriti e ritornati in servizio dall'inizio della guerra, ma nelle ultime settimane ha smesso di aggiornare la cifra complessiva. 

 

20 lug 2026

Dall'Iran agli F-35, com'è finita la bromance tra Trump e Netanyahu

(Adnkronos) - È la possibilità che il presidente americano Donald Trump decida di vendere i caccia F-35 alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan l'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso dei rapporti, sempre meno rosei, tra il tycoon e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. O meglio, il fatto che quest'ultimo si sia espresso contro la vendita degli F-35 al leader turco, che Netanyahu definisce un ''dittatore antisemita'' che ''sostiene Hamas''. Ma per Trump ''Bibi non ha alcun diritto'' di pesare sulle sue decisioni e così, ''furioso'' come lo hanno definito a lui vicine, ha deciso di annullare l'incontro previsto con il premier israeliano alla Casa Bianca. Già il mese scorso Trump avrebbe definito Netanyahu "un pazzo" e lo avrebbe accusato di ingratitudine, dicendogli che sarebbe già in carcere se non fosse stato per l'intervento del presidente. "Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo", avrebbe detto Trump a Netanyahu durante un colloquio telefonico. Mentre al G7 a Evian, pubblicamente, ha invitato Netanyahu a essere ''più responsabile'' sostenendo che ''senza di me Israele non esisterebbe''. Mettendo fine a quella che sembrava una vera e propria bromance tra i due leader. 

Solo lo scorso anno, infatti, Netanyahu aveva parlato di Trump come del ''migliore amico che Israele abbia mai avuto''. Molto probabilmente, nessuno era più felice di Netanyahu dopo la vittoria elettorale di Trump nel novembre 2024, come sottolinea un'analisi dell'autorevole think tank Chatham House. Netanyahu, secondo quanto riferito, durante l'amministrazione Biden temporeggiava, rinviando decisioni cruciali su Gaza e gli ostaggi fino al ritorno di Trump alla Casa Bianca. Lo dimostra il fatto che il gabinetto israeliano abbia approvato l'accordo di cessate il fuoco con Hamas, che ha permesso il rilascio di 33 ostaggi, giusto in tempo per l'insediamento di Trump. Ma da quel momento in poi Trump e Netanyahu hanno faticato a restare in sintonia. Trump ha iniziato il suo mandato con un piano per "trasferire"palestinesi da Gaza alla Libia e la promessa che ci sarebbero state "gravi conseguenze" per Hamas se gli ostaggi non fossero stati rilasciati. Solo pochi mesi dopo ha presentato il suo piano di pace in 20 punti e ha di fatto imposto un cessate il fuoco sia a Israele sia a Hamas. 

 

Ma è la guerra con l'Iran che ha fornito la prova definitiva che Netanyahu e Trump hanno visioni del mondo e obiettivi geopolitici molto diversi. Con il protrarsi della guerra, Trump ha aumentato la cooperazione con Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Pakistan per garantire un cessate il fuoco. Netanyahu, per contro, ha voluto mantenere la pressione militare sia sull'Iran sia su Hezbollah in Libano, nonostante il prezzo elevato della guerra, anche se le Forze di Difesa Israeliane ammettevano che sradicare Hezbollah senza un'invasione su vasta scala è irrealistico.  

E' svanito, quindi, il sogno di Netanyahu che Trump avrebbe concesso carta bianca a Israele a Gaza, in Libano e in Iran. Mentre Trump desiderava vittorie rapide per tornaconto nazionale e personale, Netanyahu era più interessato a quel tipo di "guerra infinita" che i presidente americano aveva promesso di evitare. La divergenza tra i loro obiettivi è diventata ancora più evidente quando gli Stati Uniti hanno firmato un memorandum d'intesa con l'Iran e chiesto a Israele di interrompere le sue attività militari in Libano. Le truppe israeliane possono restare nel Libano meridionale fino al disarmo di Hezbollah e Netanyahu ha detto che lo faranno, anche per evitare ulteriori tensioni interne in vista delle elezioni. Trump, nel frattempo, ha disperatamente bisogno che questo cessate il fuoco duri per stabilizzare la situazione in Iran. Resta da vedere quanta pressione eserciteranno gli Stati Uniti per far rispettare l'accordo. Finora, le tempistiche sono vaghe e le richieste a Israele sono minime, ma la situazione potrebbe cambiare. 

 

Netanyahu si presenterà alle elezioni parlamentari di ottobre indebolito dalla sua rottura con Trump e con molte relazioni internazionali già tese a causa della guerra a Gaza. La recente dichiarazione del vicepresidente statunitense JD Vance secondo cui Trump è l'ultimo potente leader alleato di Israele suona dolorosamente vero, nota Chatham House. I sondaggi in Israele indicano che Netanyahu al momento non è in grado di formare una coalizione e il sostegno al primo ministro e al suo partito Likud è stato eroso dagli attentati di Hamas del 7 ottobre 2023, dalla sua gestione della prolungata crisi degli ostaggi e dall'incapacità di ottenere una vittoria decisiva su Hamas, nonché dalla riforma giudiziaria e dalla corruzione. Resta da vedere se il memorandum d'intesa con il Libano avrà un impatto sui sondaggi, ma per ora non sembra essere un elemento di svolta.  

Più difficile stabilire se la rottura con Trump abbia avuto un impatto. Nel 2015, Netanyahu ha abilmente sfruttato il suo scontro con l'allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama sull'accordo Jcpoa per vincere le elezioni. Ora, 11 anni dopo, tenterà di fare lo stesso con Trump. I sondaggi indicano che una parte degli israeliani ritiene che le politiche di Trump siano dannose per Israele, mentre i media filo-Netanyahu descrivono il presidente americano come debole e indeciso. Pertanto, mentre alcuni elettori potrebbero essere preoccupati dalla spaccatura, resa pubblica, tra Israele e gli Stati Uniti, altri sembrano trarne ispirazione. 

 

20 lug 2026

Caldo, ancora allerta massima al Centro-Sud: oggi 18 città da bollino rosso ma domani si cambia

20 lug 2026

Maltempo al Nord, scatta l'allerta arancione in una regione: 7 sono in giallo

20 lug 2026

Morto Daniele Compatangelo, Parenzo: "Sconvolto, era cronista appassionato e un amico"

(Adnkronos) - "Dire che sono sconvolto è poco". David Parenzo ricorda così Daniele Compatangelo, giornalista e corrispondente de La7 da Washington, morto improvvisamente. "Non era soltanto un grande professionista, ma era anche un vero amico. Nel nostro mestiere capita che un rapporto professionale si trasformi in un rapporto di amicizia, e con Daniele è stato proprio così", spiega il giornalista e conduttore dell' 'Aria che Tira' all'Adnkronos. 

Parenzo racconta che i due si sentivano praticamente ogni giorno. "L'ultima telefonata l'ho avuta ieri. Ci mandavamo quasi quotidianamente messaggi e avevamo anche una chat dell' 'Aria che Tira' in cui ci faceva un briefing costante su quello che accadeva negli Stati Uniti, segnalandoci le cose più importanti". 

"Ad agosto sarei dovuto andare in America e ci eravamo organizzati per vederci a Washington", aggiunge Parenzo, sottolineando il legame nato negli anni. 

Nel ricordo del conduttore, Compatangelo era "un giornalista vecchio stile, nel senso migliore del termine: un cronista che aveva fonti di primissimo piano, appassionato, sempre alla ricerca della notizia". "Era alla Casa Bianca praticamente H24. Lo potevi chiamare a qualunque ora del giorno e della notte e lui rispondeva. Facevamo i collegamenti la mattina: per lui erano le 6.30 a Washington eppure era sempre presente". 

Parenzo evidenzia soprattutto l'approccio professionale del collega: "La cosa forte di Daniele è che non era un giornalista ideologico. Era una persona che stava lì, sul campo, che frequentava la Casa Bianca, il Pentagono, che aveva rapporti veri con i protagonisti della politica americana, dal segretario di Stato Marco Rubio ai diversi ambienti dell'amministrazione".  

Nel ricordo c'è spazio anche per il lato più personale e ironico di Compatangelo: "Aveva un grandissimo understatement. In diretta riuscivamo anche a scherzare. L'ultima volta gli chiesi: 'Ma come hai salvato Trump sul telefono?'. E lui mi mandò lo screenshot: lo aveva registrato semplicemente come 'Trump presidente'. Aveva la capacità di passare dal rigore del cronista alla leggerezza del talk show". "Era davvero un amico - conclude Parenzo -. Gli ho voluto molto bene". 

 

20 lug 2026

Morto Daniele Compatangelo, addio al corrispondente La7 che ha raccolto le dichiarazioni di Trump su Meloni dopo il G7

(Adnkronos) - E' morto a Washington il corrispondente di La7 Daniele Compatangelo. Il decesso, apprende l'Adnkronos da fonti vicine al giornalista, sarebbe avvenuto a causa di un infarto.  

Il corpo si trova ancora all'interno della sua abitazione a Washington per consentire alla polizia di svolgere tutti gli accertamenti necessari. La famiglia del giornalista è stata avvisata, mentre le fonti fanno notare che, essendo Compatangelo anche cittadino americano, la polizia non era tenuta a informare l'ambasciata italiana a Washington. 

 

Il mese scorso il giornalista aveva raccolto al telefono le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che all'indomani del G7 di Evian aveva affermato che Giorgia Meloni l'aveva "implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L'avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena". Le parole del presidente, raccolte da Compatangelo, avevano creato un vero e proprio caso politico. 

''Come sta il suo primo ministro? Come sta?'', aveva chiesto Trump al corrispondente de La7, che a sua volta avevaa chiesto al presidente americano un commento sulla conversazione avuta con Meloni a margine del vertice di Evian. ''Probabilmente è contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a parlarle'', aveva aggiunto. 

 

 

Le parole di Trump, raggiunto al telefono dalla trasmissione L'aria che tira, avevano suscita la replica immediata della presidente del Consiglio. "Le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate. Sono francamente allibita - aveva commentato Meloni - Mi dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente, con i nemici degli Stati Uniti, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente. Però una cosa se la deve ricordare: io e l'Italia non imploriamo mai". 

 

"Era molto stressato nell'ultimo periodo", spiegano le fonti, secondo cui la notizia ha messo "sotto shock" la comunità di giornalisti italiani a Washington. "Compatangelo era una figura molto conosciuta anche alla Casa Bianca, tanto che c'era gente in lacrime", aggiungono le fonti, secondo cui il giornalista lavorava "alla Casa Bianca tutti i giorni, anche la domenica". 

Nato nel 1975, Compatangelo era membro fondatore della 'White House Foreign Correspondents Association'. Residente a Washington - si legge sul sito di La7 -, è stato un pluripremiato corrispondente estero italo-americano con oltre 25 anni di esperienza. Ha intervistato leader politici statunitensi e personalità di spicco nel mondo, realizzato inchieste giornalistiche e seguito otto edizioni dei Giochi Olimpici. 

Esperto di affari europei e mediorientali, in Italia collaborava con La7, Sky Tg24 e Tv2000. Era anche analista politico per il canale di notizie mediorientale 24 ore su 24 Shams TV e per American Pulse. Ha lavorato a Sydney, Pechino, Vancouver e altre città del mondo. 

 

"Siamo attoniti. Tutta La7 si stringe ai suoi cari. Daniele era un collaboratore prezioso e raro, per la sua voglia di raccontare sempre, e con precisione e allegria. Era un bravo giornalista. Mancherà", quanto dichiara il direttore di La7, Andrea Salerno, commentando la morte del corrispondente. 

 

20 lug 2026

Fedez in pronto soccorso a Milano, rapper arrivato in ambulanza

20 lug 2026

Morto ammanettato a Bologna, coro "assassini" e scontri tra agenti e corteo. Auto in fiamme in centro

(Adnkronos) - Tensione tra manifestanti e polizia in tenuta antisommossa, venuti a contatto davanti alla prefettura di Bologna dove una folla si è radunata per protesta dopo che ieri il 42enne Abderrahim Fakir è morto in zona Pilastro durante un intervento della Polizia.  

Diversi i momenti di tensione con i due schieramenti venuti a contatto. Cori contro gli "assassini", ma anche lancio di oggetti verso il cordone della Polizia. È stato quindi attivato l'idrante e sono stati usati lacrimogeni, gli agenti sono avanzati di qualche metro (VIDEO).  

Dopo le prime tensioni, si sono poi verificati nuovi lanci di oggetti tra cui anche petardi. La polizia ha attivato a più riprese l'idrante e utilizzato nuovamente lacrimogeni, avanzando per allontanare i manifestanti dall'area davanti alla prefettura. 

Dopo aver arretrato dall'area davanti alla prefettura, i manifestanti si sono posizionati in un tratto di strada che la collega a via Ugo Bassi. È stata piazzata una sorta di barricata, composta da oggetti, tra cui biciclette e una rete di metallo. Si sono registrati altri lanci di oggetti, come bottiglie di vetro, con nuove attivazione dell'idrante e uso di altri lacrimogeni. 

I vigili del fuoco sono poi intervenuti in centro a Bologna, all'angolo tra via Bassi e via Venezian, per via di un'auto a fuoco. Camionette e agenti della polizia presenti in piazza Roosevelt, di fronte alla prefettura. 

Finora risultano in totale 11 le persone ferite in maniera lieve tra forze dell'ordine e manifestanti, con il 118 che ha visto e trattato 5 poliziotti e 4 manifestanti. Un agente e un manifestante sono invece stati ospedalizzati. 

 

"Quelli che si stanno comportando in modo criminale questa sera a Bologna sono amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir", ha poi dichiarato l'avvocato Fabio Anselmo, in una nota, a nome dei familiari di Abderrahim Fakir. "Il dolore della sorella, soccorsa per un malore, è chiarissimo", aggiunge. "La strumentalizzazione becera e violenta, al termine della manifestazione, è un evento a orologeria che costituisce un attacco alla famiglia di Fakir, che ha chiesto più volte calma, educazione e rispetto", prosegue il legale. "Questa è una ferita che viene inflitta alla famiglia rispetto alla quale non può non esprimere solidarietà alle forze dell’ordine che vi sono in questo momento impegnate", conclude Anselmo. 

 

Prima delle tensioni, e che un gruppo di manifestanti si spostasse verso la Prefettura, a Piazza del Nettuno si è svolto il presidio pacifico con i familiari di Fakir. "Chiediamo che ogni comportamento e ogni eventuale mancanza vengano accertati con la massima attenzione. Se verranno accertate responsabilità, chiediamo che vengano presi provvedimenti adeguati e che chi non ha rispettato il proprio dovere non possa continuare a ricoprire un ruolo che richiede fiducia, equilibrio e rispetto per l'umanità", ha detto al microfono la nipote dell'uomo, leggendo un testo.  

"Un pensiero va anche a chi aveva il compito di prestare soccorso e assistenza. Anche lì chiediamo chiarezza. Vogliamo capire se tutto ciò che poteva essere fatto, è stato realmente fatto, perché ogni minuto, ogni scelta e ogni intervento possono fare la differenza tra la vita e la morte", ha poi detto. 

"Noi non siamo qui per chiedere odio Non siamo qui per chiedere vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia, rispetto e umanità", ha proseguito, chiedendo poi: "La coscienza dov'è?". "Ringraziamo tutte le persone presenti oggi, perché la vostra presenza dimostra che Abderrahim non è solo un nome sui giornali. Dimostra che la sua storia è stata ascoltata e che la nostra famiglia non è sola - ha aggiunto -. Prima di concludere voglio ricordare una cosa. Si chiamava Abderrahim Fakir ed era mio zio. Non era un numero, non era una notizia, non era un caso. Era una vita, era una persona amata e qualcuno ieri ha deciso di portarmelo via". "Noi continueremo a chiedere verità per lui, per la nostra famiglia, perché nessun'altra persona debba mai vivere quello che lui ha vissuto", ha poi concluso. Durante il discorso, dalla folla in Piazza del Nettuno si sono levati applausi e cori che chiedevano "giustizia". 

 

La morte di Fakir "ha riaperto in Italia il dibattito sulla violenza delle forze dell'ordine e ha portato alcuni esponenti politici e manifestanti a evocare il caso di George Floyd", l'uomo afroamericano morto nel 2020 a Minneapolis dopo essere stato immobilizzato a terra da un agente di polizia. E' quanto evidenzia un articolo del New York Times, che parla di "paragoni" emersi in Italia con l'uccisione di Floyd. 

Il riferimento a Floyd nasce dalle analogie sollevate dopo la diffusione delle immagini: anche nel caso dell'afroamericano ucciso a Minneapolis, nel 2020, l'uomo era stato immobilizzato a terra da un agente, Derek Chauvin, che aveva tenuto il ginocchio sul suo collo per oltre nove minuti. La morte di Floyd aveva scatenato negli Stati Uniti e nel mondo il movimento di protesta "Black Lives Matter". 

Il New York Times ricorda che tra coloro che hanno richiamato il caso Floyd c'è Silvia Miglietta, assessora alla Cultura della Regione Puglia, che ha indossato una maglietta con la scritta "I can't breathe" ("Non riesco a respirare"), le parole associate agli ultimi momenti di Floyd durante il fermo a Minneapolis. 

 

20 lug 2026

Mondiali 2030 XXL con 64 squadre, arriva il primo annuncio

(Adnkronos) - I Mondiali 2030 comprenderanno 64 squadre e non solo 48 come è accaduto per la Coppa del Mondo 2026 appena conclusa. Ad anticipare l'ulteriore svolta extralarge della competizione è Alejandro Dominguez, presidente della Conmebol, la confederazione sudamericana. 

"La prossima si gioca in casa! Nel 2030 arriva il Mondiale di Uruguay, Argentina e Paraguay. Un grande opportunità per il calcio, per celebrare il Centenario della Coppa del Mondo con una competizione con 64 squadre", scrive su X il dirigente accendendo i riflettori sul torneo in programma tra 4 anni. I Mondiali 2030 celebrano il centenario della prima edizione e saranno spalmati tra 6 paesi e 3 continenti. Si gioca almeno una gara in Uruguay, Argentina e Paraguay. Poi, avanti in Spagna, Portogallo e Marocco: i 3 paesi tra Europa e Africa sarebbero le sedi di altre 101 partite se la competizione fosse riservata a 48 squadre. L'allargamento a 64 Nazionali cambia tutto: per i 3 paesi sudamericani, si apre la possibilità di ospitare un intero girone e non un solo match a testa. 

L'idea di un super Mondiale a 64 squadre è stata proposta da Dominguez già lo scorso anno. La Fifa prevede che un continente possa ospitare la Coppa del Mondo solo una volta ogni 3 edizioni. Il Sudamerica ha organizzato i Mondiali del 2014 in Brasile. Nel 2018 è toccato alla Russia e quindi all'Europa, nel 2022 al Qatar con un torneo in Asia e il 2026 ha segnato il ritorno della World Cup in Centro e Nordamerica. L'edizione 2030 si profila come un ponte tra Sudamerica, Europa e Asia. 

"Questo è sicuramente un tema che verrà esaminato e discusso nelle commissioni competenti dopo questi Mondiali. Quando si organizza una Coppa del Mondo, è importante farlo per tutto il mondo e non solo per Europa e Sudamerica", ha detto recentemente il presidente della Fifa, Gianni Infantino, alla testa svizzera Bluewin. Per il presidente della Fifa, "ogni paese dovrebbe avere la possibilità di sognare di partecipare al Mondiale". L'allargamento del torneo a 48 squadre, ha detto, si è rivelato un successo: chi temeva che i Mondiali avrebbero proposto uno spettacolo scadente nella prima fase è stato smentito. "Si può verificare che la qualità delle squadre è estremamente elevata e continua a migliorare in tutto il mondo. Se non si dà ai paesi più piccoli la possibilità di partecipare ai Mondiali, non ci sarà lo stimolo per continuare a migliorare", ha aggiunto il dirigente elvetico. Un Mondiale a 64 squadre qualificherebbe di fatto un quarto delle Nazionali esistenti: una chance extra per le 'piccole' o per chi, come l'Italia, ha fallito sul campo l'obiettivo di accedere alla fase finale nelle ultime 3 edizioni. 

20 lug 2026

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