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Caldo estremo, l'afa arretra ma non per tutti: giovedì bollino arancione per due città

8 set 2026

Ex Ilva, licenziamenti sospesi fino a sentenza: governo apre a partecipazione pubblica

(Adnkronos) - Tregua sui 2.500 licenziamenti dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto: Aigi e Aepi, che raccolgono le imprese che gravitano attorno al polo siderurgico, hanno acconsentito alla richiesta del governo di sospenderli. Ma è una tregua breve, durerà finché non si capirà il destino dell’area a caldo, cioè fino alla sentenza della Corte d'Appello di Milano che deciderà sull’istanza di sospensiva presentata da Acciaierie d’Italia e Ilva in As per il decreto di fermata. Intanto, il governo apre alla possibilità di una partecipazione pubblica a patto, però, che ci sia un piano industriale solido.  

È quanto è emerso dall’incontro di ieri a Palazzo Chigi che, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, ha impegnato l’esecutivo in tre round per un totale di quasi sei ore: prima gli enti locali, poi le associazioni datoriali, infine i sindacati. Insieme a Mantovano, una fitta pattuglia di ministri: delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, degli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr Tommaso Foti, la ministra del Lavoro Marina Calderone, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud Luigi Sbarra e il consigliere per i rapporti con le parti sociali Stefano Caldoro.  

Il passaggio è delicatissimo, la situazione spinosa. Oggi è prevista l’udienza di fronte al tribunale meneghino (la decisione finale non dovrebbe tardare di molto ad arrivare). "Nel caso la Corte confermasse il decreto di sospensione dell'area caldo – assicura Mantovano - l'intenzione del governo è provare a trasformare una situazione complicata e difficile in un'occasione per il rilancio dell'area”.  

Il primo passo è lo stop temporaneo ai licenziamenti, con un richiamo alla responsabilità “a cui non ci siamo potuti sottrarre, di fronte anche alle garanzie sulla continuità produttiva e di un nuovo tipo di acciaio green e forni Dri'', ha detto Nicola Convertino, presidente di Aigi; cui fanno eco le parole del presidente di Aepi, Mino Dinoi: “Avere l'unità verso un appello del governo di sospendere i licenziamenti è anche un atto di apertura da parte nostra, perché il nostro obiettivo non era licenziare ma far arrivare il grido di allarme che c'è a Taranto”.  

L’incertezza tuttavia rimane, e i metalmeccanici sono inquieti. Il confronto tra esecutivo e tute blu sconta quelle che fonti sindacali hanno definito “forti tensioni”, dovute allo stallo sulle differenti posizioni in merito alla vicenda dell'acciaieria, che portano ad una pausa di circa un’ora. Alla fine non si trova la quadra, ma si mette il tavolo in standby: entro un paio di giorni – quindi dopo l’udienza della Corte d’Appello – ci sarà un aggiornamento. Più tempo, quindi, per fare degli “approfondimenti”, spiega il segretario Uilm, Davide Sperti. “Siamo stati a un passo dalla rottura, i due giorni presi dal governo sono necessari a trovare gli strumenti nel caso in cui la magistratura confermasse di chiudere l’area a caldo”, dice il leader Fiom, Michele De Palma. E gli strumenti, i sindacati lo dicono con chiarezza, devono tutelare i lavoratori: “Per ora i licenziamenti sono solo sospesi, per noi il blocco dei licenziamenti è fondamentale”, dichiara Ferdinando Uliano, segretario generale Fim. 

Il governo “non è rassegnato” anche se la situazione è difficile, e Mantovano indica tre direttrici su cui lavorare anche nell’eventualità in cui il tribunale meneghino dovesse confermare la sospensione: le prospettive della gara per individuare il nuovo acquirente e la valutazione del piano industriale che sarà presentato; l'individuazione di misure di carattere sociale, dalla Cigs a percorsi di esodo incentivati; lo sviluppo dei progetti di reindustrializzazione, e quindi di assorbimento degli eventuali esuberi, non solo per i dipendenti Ex Ilva ma anche delle aziende dell'indotto.  

Sul fronte del bando internazionale non ci sono novità: la proposta di Jindal è sul tavolo, mentre gli italiani della cordata di Federacciai sono ancora nella fase di due diligence. Occorreranno, nei calcoli del governo, un paio di mesi perché scada il termine per la presentazione, seguirà poi la trattativa, per tutta la durata della quale resterà in piedi l'amministrazione straordinaria dell'ex Ilva.  

Nel mentre si apre lo spiraglio della partecipazione pubblica dello Stato. L’esecutivo infatti non la esclude, a patto però che ci sia un piano industriale solido e credibile, avrebbe affermato il sottosegretario. In ogni caso, l’unico futuro dell'acciaio in Italia è un futuro green. Quindi forni elettrici alimentati a Dri: le risorse ci sono, il governo le userà, avrebbe affermato Mantovano (il miliardo stanziato dal governo Draghi per il Dri, successivamente ridotto a circa 700 milioni, era stato dirottato dal decreto infrastrutture, diventato legge lo scorso 7 agosto, nei capitoli del Mimit con obiettivi, più generali, di decarbonizzazione siderurgica, rendendo possibile per questi fondi ‘rientrare dalla finestra’). 

Per un rilancio vero, però, il raggio d’azione però deve essere più ampio della sola Ilva. Per questo da Palazzo Chigi arriva la proposta di un tavolo permanente sull'area di Taranto, sul modello di quanto fatto per la realizzazione delle opere del Giubileo 2025 o, ancora, per gli interventi nella cosiddetta Terra dei Fuochi in Campania. La convocazione potrebbe arrivare già dai prossimi giorni, e l'obiettivo, spiega il sottosegretario, dovrà essere quello di “favorire l'assunzione di una responsabilità condivisa, evitando la frammentazione degli interventi e affrontando il futuro dell'area attraverso un disegno d'insieme”.  

L’idea piace alle imprese e agli enti territoriali, che insistono sulla necessità di mettere a terra una legge speciale per Taranto: “Abbiamo condiviso l'idea di costituire un tavolo interistituzionale di monitoraggio con ministeri ed enti locali, associazioni datoriali e sindacali, per individuare le soluzioni che possono poi diventare un provvedimento”, dice il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Gelida, invece, la reazione delle tute blu: “Non siamo una falegnameria, vogliamo risposte”, è la chiosa di Sperti. (di Martina Regis) 

 

8 set 2026

Gb, Francia e Canada sanzionano i coloni israeliani in Cisgiordania: ecco cosa esportano in Ue

(Adnkronos) - Con la decisione annunciata di dodici Paesi, tra cui Francia, Regno Unito e Canada, di sanzionare il commercio con gli insediamenti illegali di Israele nei territori occupati, sembra materializzarsi il giro di vite che i legislatori europei discutono da oltre un decennio senza mai tradurlo in un divieto comune. L'obiettivo è penalizzare i responsabili delle violenze commesse dai coloni ai danni dei palestinesi e scoraggiare l'espansione degli insediamenti. Benché simbolicamente importante, l'impatto economico sarà limitato, visto che tali insediamenti producono solo una piccola quantità di esportazioni, prevalentemente agricole. Ma l'implementazione inizia dall'identificare i prodotti dei coloni illegali, sforzo complicato da misure pensate per dissimularne la provenienza. 

Come ha rilevato un recente rapporto della ong statunitense Global Echo, quasi un quinto delle spedizioni agricole israeliane dirette nella Ue (19,2%) contiene prodotti provenienti da insediamenti illegali in Cisgiordania e nelle Alture del Golan. L'ong ha ricavato quella cifra analizzando oltre trentamila documenti doganali relativi a più di 5.900 spedizioni agricole israeliane tra ottobre 2017 e febbraio 2026 verso Ue, Regno Unito, Norvegia e Svizzera. Un'analisi separata su oltre 2.000 dichiarazioni doganali che indicavano Israele come provenienza rivela che quasi il 17% di esse riguardava prodotti provenienti da insediamenti illegali, per un valore complessivo di 13,1 milioni di euro. 

Global Echo ritiene che la quota di prodotti degli insediamenti possa essere più alta a causa delle pratiche di riclassificazione. Tre i metodi ricorrenti descritti nel rapporto: utilizzare un indirizzo falso all'interno di Israele, mescolare prodotti provenienti dai territori occupati con alimenti coltivati in Israele durante il processo di imballaggio, o semplicemente elencare il vero sito di produzione in un territorio occupato, indicando Israele come Paese di origine. Secondo una stima israeliana mai aggiornata, fornita alla Banca Mondiale nel 2011, i prodotti degli insediamenti rappresenterebbero il 2,23% delle esportazioni verso l'Europa, cifra che Global Echo ritiene inaffidabile dato che da allora la popolazione di coloni in Cisgiordania è cresciuta di oltre il 50%. 

La Ue resta il primo partner commerciale di Israele, con circa il 28-30% delle esportazioni israeliane dirette verso gli Stati membri, per un interscambio complessivo di beni pari a 43,3 miliardi di euro nel 2025. Tra le merci più comuni figurano prodotti agricoli come datteri, agrumi, uva, peperoni, erbe fresche, fiori commestibili, avocado, pomodori, melanzane, cetrioli, patate, tè alle erbe e vino, oltre a cosmetici, dispositivi per la carbonatazione, plastica, prodotti tessili e giocattoli. Tra le aziende citate nelle inchieste figurano Mehadrin, Arava Export Growers, Hadiklaim, Achdut e Adanim Tea, insieme a marchi vinicoli come Psagot, Shiloh, Zion, Golan Heights e Tishri.  

I prodotti provengono principalmente dagli insediamenti della Cisgiordania, dalla Valle del Giordano e dalle Alture del Golan siriane, occupate dal 1967. Un'altra analisi, condotta dalla belga Cidse e dalla israeliana WhoProfits e pubblicata su EuObserver, ha individuato circa 45 aziende dei coloni che esportano nella Ue tali prodotti agricoli, distribuiti in almeno sette Paesi membri. Il rapporto segnala inoltre che le autorità doganali di alcuni Stati membri accettano certificati fitosanitari e biologici rilasciati da enti israeliani privi di competenza territoriale sui prodotti originari dei territori occupati. 

Dal 2004 gli esportatori israeliani sono tenuti a fornire i codici postali di produzione, mentre nel 2015 la Commissione europea ha adottato una nota interpretativa che impone di indicare in etichetta la provenienza dagli insediamenti, distinguendola da quella israeliana. Inoltre, nel 2019, la Corte di giustizia dell'Ue ha stabilito che i prodotti alimentari originari degli insediamenti non possono essere etichettati genericamente come "Made in Israel", ma devono riportare l'indicazione del territorio occupato di origine accompagnata dalla dicitura "insediamento israeliano". L'accordo di associazione Ue-Israele del 2000, come confermato in un'altra sentenza del 2010, esclude i prodotti dei territori occupati dai benefici tariffari preferenziali riservati alle merci israeliane: regola in gran parte disapplicata nella grande distribuzione europea, secondo le ong. 

 

8 set 2026

Russia, Putin: "Nessun attacco all'Ue". Lavrov ribalta la minaccia: "Guerra breve se Europa ci colpisce"

(Adnkronos) - La Russia non vuole attaccare l'Europa. Ma prende in considerazione l'ipotesi che dall'Ue arrivi la prima scintilla di un nuovo conflitto. Le parole del presidente Vladimir Putin e del ministro degli Esteri Sergei Lavrov si 'incastrano' nella giornata in cui il leader del Cremlino parla al telefono per un'ora con Donald Trump. Il colloquio serve a fare il punto dopo la missione di Steve Witkoff e Jared Kushner, emissari della Casa Bianca, a Mosca e Kiev. Nella conversazione con Trump, come riferisce il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, Putin ha dichiarato che la Russia non ha alcun piano aggressivo nei confronti dell’Europa. Per il Cremlino, si tratta solo di speculazioni che servono all’Unione Europea come pretesto per aumentare il sostegno a Kiev e incrementare le proprie spese militari. Lo stesso presidente americano, d'altra parte, nelle ultime settimane ha detto e ribadito che "Putin non ha intenzione di attaccare paesi della Nato".  

Le smentite di alto livello si inseriscono in un quadro ad alta tensione, dopo le azioni di guerra ibrida - in particolare l'esplosione di un drone all'aeroporto di Lipsia - attribuite dai partner dell'Ucraina alla Russia. "Se questi discorsi significano che state preparando un attacco contro di noi, vi assicuro che la guerra sarà completamente diversa e molto breve", ha avvertito il ministro degli Esteri Lavrov, citando le parole pronunciate più volte in passato da Putin e invitando l'Europa a "ricordarle". "Non abbiamo intenzione di attaccare nessuno. È una sciocchezza, un'idiozia. È la totale assenza di qualsiasi capacità di pensare in termini di Stato", aggiunge il numero 1 della diplomazia russa, come riporta la Tass. 

Lavrov ha detto di ritenere improbabile che l'Europa "attacchi la Russia mentre sostiene che siamo noi a preparare un'aggressione contro l'Europa. È persino ridicolo. Da una parte dicono che la Russia sta perdendo e che quindi bisogna sostenere l'Ucraina in ogni modo, aumentare questo sostegno e l'Ucraina vincerà; dall'altra, questa stessa Russia che ai loro occhi sta "perdendo" starebbe preparando un attacco contro l'Europa. Dal punto di vista di un politico, non è serio dire simili assurdità", ha affermato. Lavrov ha quindi riservato una stoccata alla Gran Bretagna: "Londra ha sempre detto che sarà con l'Ucraina fino alla fine. Beh, mi spiace per la Gran Bretagna...". 

Le parole di Lavrov sono arrivate nelle stesse ore in cui il governo britannico ha stanziato 100 milioni di sterline (circa 116 milioni di euro) per potenziare le capacità di difesa aerea dell’Ucraina questo inverno, anche attraverso la fornitura di missili Patriot. Il Regno Unito fornirà nello specifico "intercettori per la difesa aerea, proiettili di artiglieria di grosso calibro e droni", nell’ambito del proprio contributo a un programma della Nato a sostegno di Kiev. Lo ha annunciato il ministero della Difesa in un comunicato. Prosegue inoltre l’impegno della Gran Bretagna a fornire oltre 120.000 droni all’Ucraina quest’anno: finora ne sono stati consegnati 25.000, una cifra destinata ad aumentare rapidamente in vista dell’inverno.  

A puntellare le difese di Kiev provvede anche la Germania, che sta inviando all'Ucraina ulteriori missili intercettori "di cui c'è urgente bisogno" per i sistemi di difesa aerea Patriot prelevandoli dalle proprie scorte militari, come ha annunciato il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius. "Ho deciso... di fornire all'Ucraina missili intercettori PAK-2 di cui c'è urgente bisogno, prelevandoli dalle scorte della Bundeswehr", ha affermato durante una riunione online del Gruppo di contatto per la difesa dell'Ucraina, rivolgendo anche un appello agli altri sostenitori del paese "a guardare alle proprie scorte ed effettuare consegne simili". 

Un segnale eloquente arriva anche dall'Unione Europea con l'accordo raggiunto dai 27 Stati membri per consentire all'Ucraina di acquistare "prodotti cruciali per i sistemi di difesa aerea Patriot" con i finanziamenti europei, come hanno reso noto il segretario generale della Nato Mark Rutte e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. "Il prossimo esborso di 3,5 miliardi di dollari consentirà all'Ucraina di proteggere meglio i suoi cieli dagli attacchi indiscriminati della Russia", ha detto Rutte.  

 

8 set 2026

Centrosinistra, prove di unità dei leader sul palco di Avs. Tra dubbi di Conte su Renzi, nodo Kiev e primarie sullo sfondo

(Adnkronos) - "Sbrigamose", urlano dalla platea ai leader del campo progressista - Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli - riuniti sul palco della festa di Avs a Roma, primo appuntamento 'unitario' alla ripresa dalla pausa estiva. Una dead line per iniziare a mettere a punto il programma c'è: dopo il 20 settembre, concluso il percorso interno dei 5 Stelle. "Siamo pronti a trasformare il mese di ottobre in una fase di grande consultazione popolare per la definizione del programma", dice Bonelli. Sul perimetro della coalizione e sul metodo per indicare il candidato premier, si prende tempo. Intanto, sul primo punto c'è da mettere agli atti i dubbi di Conte sulla affidabilità di Matteo Renzi. "Sbaglieremmo a fare il perimetro da sigla a sigla, da nome a nome ma dobbiamo farci carico di garantire la coerenza di un programma", replica Schlein. E sul secondo, il candidato, tutti d'accordo a rinviare la decisione. Anche perché "oggi non dobbiamo dare per scontato che la legge elettorale passi", butta là la segretaria del Pd.  

E pure sul programma, sebbene "le cose che abbiamo in comune sono 4850", dice Schlein citando Daniele Silvestri, sul palco di Avs non si nascondono le distinzioni sul sostegno militare all'Ucraina. Sono contrari a continuare a inviare le armi a Kiev M5s e Avs, diversa la posizione del Pd. "La differenza" rispetto alla guerra in Ucraina "è solo su un punto - osserva Schlein - cioè su come pensiamo di sostenere Kiev fino a quando non ci sarà quella svolta negoziale che tutti vogliamo. Abbiamo votato diversamente solo su come sostenere questo sforzo, ma abbiamo una responsabilità talmente grande davanti a noi che dovremmo discutere allo sfinimento e riuscire a trovare anche su questo una sintesi, perché sarebbe imperdonabile dividersi e regalare un'altra vittoria a Giorgia Meloni quando questo governo in questi cinque anni sulla politica estera è stato molto più diviso di noi". Insomma, i soliti nodi da sciogliere.  

La novità della serata è forse che più di altre volte si delinea uno scheletro di programma comune, priorità condivise che vengono messe sul tavolo dai leader sollecitati a indicare quali sarebbero le misure del primo consiglio dei ministri in caso di vittoria alle politiche. "Sarà molto lungo", dice Schlein. E in effetti l'elenco è corposo: dal riconoscimento dello Stato palestinese, al contrasto all'emergenza climatica sottolineato da Bonelli, il salario minimo e il congedo paritario caldeggiato da Schlein, la patrimoniale spinta da Fratoianni e "l'abrogazione di tutte quelle norme per reprimere il dissenso politico, per comprimere la protesta civile", dice Conte che rimarca inoltre sicurezza e migranti come priorità. "Dobbiamo porci con chiarezza il problema dei flussi migratori e del bisogno di sicurezza di tutti i cittadini. Va spiegato loro che nel rispetto della dignità dobbiamo costruire percorsi di garanzia. Se pensiamo soltanto ad altro e cerchiamo di evitare questi temi, c'è il rischio di anche in Italia non riusciremo a vincere, abbiamo grandissime chances ma la battaglia è tutta da vincere'', avverte Conte. Schlein condivide ma sottolinea: "Quello che sta accadendo in Germania ci offre anche uno spunto, vuol dire che avevamo ragione a denunciare che quando i Popolari inseguono l'estrema destra, gli elettori votano l'estrema destra. Noi non batteremo le destre rincorrendole nel loro terreno, ma offrendo una proposta alternativa". Foto di gruppo e poi la serata si conclude con una cena veloce insieme. Senza Conte, che lascia la festa subito dopo il dibattito.  

 

8 set 2026

Caso Garlasco, Verità Nascoste: "Cadono accuse per complotto di De Rensis contro procura Pavia"

8 set 2026

Ranucci: "Per il 63% degli italiani potrei guidare il Paese, ma non mi candido"

(Adnkronos) - "Ma quale candidatura, ma quale politica: io voglio continuare a fare inchieste. Hanno fatto tutto questo casino per cacciarmi e togliermi da Report perché, forse, la politica mi teme più come giornalista d’inchiesta. Ho fatto inchieste per 35 anni. Mi hanno spostato e ancora non ho capito perché. Non scendo in politica: la politica è una cosa seria e non mi sento all’altezza, è un mestiere troppo serio per me". Così Sigfrido Ranucci all’Adnkronos, a margine della presentazione del suo libro 'Il ritorno della casta', al Villetta Social Lab Garbatella, "dove sono nato, non come altri che sono emigrati in questo quartiere. Ogni riferimento è puramente casuale", aggiunge sorridendo. 

"Vedo politici che parlano del format di Report anziché fare il loro lavoro. Nonostante la campagna di discredito - sottolinea il giornalista - secondo il sondaggio Swg pubblicato da La7 ho il 7% di gradimento. Ma c'è anche un altro dato, il 63% degli italiani mi considera credibile per guidare il Paese. Ma Mentana questo non lo dice".  

Poi torna sui vertici di Viale Mazzini. "La Rai mi ha spostato da Report: forse mi teme più come conduttore che come giornalista. Ma lo ripeto, non voglio entrare in politica: non è mia intenzione candidarmi. Quello che mi piacerebbe fare è tornare a fare inchieste. Vedremo dove. Certo, con gli stessi interlocutori principali la vedo dura, ma voglio continuare il mio impegno civile, battermi per i diritti civili e stare al fianco delle persone più fragili e più bisognose. Dove? Vedremo, ovunque mi sia possibile farlo". 

 

8 set 2026

Bastano 1000 passi in più al giorno per proteggere il cuore

(Adnkronos) - Bastano 1000 passi in più al giorno per proteggere il cuore e ridurre i rischi legati in particolare alla pressione alta. E' l'indicazione che arriva da un nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Università di Sydney, in Australia, e appena pubblicato sull'European Journal of Preventive Cardiology. Lo studio si è basato sull'analisi dei dati relativi a 36.192 individui (48% uomini e 52% donne) dai 50 anni in su. I soggetti, caratterizzati da alta pressione sanguigna, sono stati monitorati con appositi dispositivi. I ricercatori hanno esaminato le loro condizioni per quasi 8 anni, hanno verificato i casi di problemi cardiaci e hanno utilizzato i dati raccolti per elaborare modelli con il collegamento tra l'aumento del numero dei passi e il rischio di patologie cardiache. 

Il dato di fondo è che anche un incremento limitato dei passi effettuati nell'arco della giornata può avere un effetto positivo. La variazione è apprezzabile anche se si parte da un numero basso di passi. Tra i soggetti monitorati, la distanza più bassa percorsa in un giorno corrispondeva a 2344 passi: un incremento di 1000 passi, secondo i ricercatori, comporta una riduzione del rischio di gravi problemi cardiaci di circa il 17%. Il rischio di infarto cala del 9%, quello di ictus del 25% e quello di insufficienza cardiaca del 22%. 

Lo studio evidenzia che l'incremento di passi è efficace a prescindere dal livello di partenza: aggiungere 1000 passi all'abituale totale giornaliero di 3000, 7000 o 8000 è comunque associato ad una riduzione dei rischi cardiaci. I benefici, sottolineano però i ricercatori, tendono a stabilizzarsi al raggiungimento dei 10000 passi: in sostanza non è necessario completare 'maratone' quotidiane per contribuire al benessere del cuore. 

Le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità in materia di esercizio raccomandano a tutti gli adulti di svolgere almeno 150 minuti di attività di intensità da moderata a vigorosa a settimana, oppure almeno 75 minuti di attività di intensità vigorosa, abbinata a esercizi di potenziamento muscolare per tutti i principali gruppi muscolari almeno due volte a settimana. 

8 set 2026

Caos voli nel Regno Unito, il bilancio: oltre 1.000 cancellati per un guasto tecnico

(Adnkronos) - Un totale di 1.055 voli da e per gli aeroporti del Regno Unito sono stati cancellati entro le 20 di stasera, ora italiana, stando al sito di tracciamento FlightRadar24. Sono le conseguenze di quello che il servizio di controllo del traffico aereo locale (Nats) ha definito un problema tecnico. 

"Il ripristino dal problema del sistema di oggi ha richiesto più tempo di quanto avessimo sperato", ha dichiarato in serata l'ente via social, aggiungendo che il problema "è ora risolto". "Stiamo operando normalmente e lavorando il più duramente possibile per smaltire l'arretrato di voli", prosegue il post, riconoscendo che il problema "è estremamente frustrante, e ci scusiamo senza riserve". 

L'aeroporto di Heathrow, il più grande e trafficato del Regno Unito, a ovest di Londra, ha confermato di essere tra quelli colpiti dal guasto di oggi, insieme a Gatwick, a sud della capitale. Josie Donoghue, un'operatrice sanitaria che è dovuta scendere dopo tre ore ferma sulla pista dal proprio volo diretto in Irlanda da Gatwick, ha descritto la situazione come "un incubo" e spiegato che attraversare l'aeroporto "è stato come cercare di uscire da Alcatraz", stando a commenti rilasciati alla Press Association. 

Anche gli aeroporti di Liverpool, Birmingham ed Edimburgo sono stati colpiti, mentre l'aeroporto di Dublino in Irlanda ha dichiarato di aver cancellato decine di voli. British Airways ha dichiarato di essere stata costretta a cancellare o deviare più di 100 voli, colpendo decine di migliaia di suoi clienti. La compagnia aerea low-cost irlandese Ryanair ha dichiarato che più di 65.000 dei suoi passeggeri sono stati coinvolti e ha cancellato più di 50 voli. E la squadra di calcio Arsenal, che domani dovrebbe giocare contro il Napoli nella città partenopea, è stata costretta a cancellare una conferenza stampa pre-partita dopo che il volo della squadra ha subito un ritardo. 

La segretaria di Stato britannica per i Trasporti, Heidi Alexander, ha dichiarato via social di aver chiesto "rassicurazioni che si imparerà la lezione e che i sistemi a supporto dell'aviazione siano all'altezza del compito". Ma direttore operativo di Ryanair, Neal McMahon, ha ribadito le sue richieste di licenziamento dell'amministratore delegato di Nats, Martin Rolfe, accusandolo di aver nuovamente "deluso i viaggiatori del Regno Unito". "Basta, è ora che il governo del Regno Unito intervenga... e metta a capo qualcuno in grado di fare il lavoro", ha dichiarato. 

Non è la prima volta che il Regno Unito fronteggia un guasto tale da paralizzare le operazioni di volo. A luglio dello scorso anno un problema tecnico ha portato alla cancellazione di decine di voli e suscitato l'ira dei capi delle compagnie aeree britanniche, mentre nel 2023 si è verificato un guasto ancora più grave, che ha colpito oltre 700,000 passeggeri e causato centinaia di cancellazioni e dirottamenti di voli. 

8 set 2026

Iran, media: nuovi attacchi Usa contro le petroliere di Teheran, missile al largo di Kharg

(Adnkronos) - Gli Stati Uniti hanno sferrato oggi, martedì 8 settembre, nuovi attacchi contro petroliere iraniane, in risposta a un recente tentativo di Teheran di colpire navi da guerra statunitensi in Medio Oriente. È quanto riferisce il Wall Street Journal, citando un funzionario statunitense. 

Secondo quanto riportato dal quotidiano americano, lunedì l’Iran avrebbe lanciato un attacco missilistico contro una nave della Marina militare statunitense, dopo aver preso di mira, nel fine settimana, una portaerei e un cacciatorpediniere lanciamissili americani. 

I media iraniani hanno quindi riferito di un missile statunitense che avrebbe colpito una petroliera al largo delle coste dell'isola di Kharg, aggiungendo che non ci sarebbero vittime. "Una piccola petroliera iraniana è stata colpita da un attacco missilistico da parte dell'esercito terrorista americano a quattro miglia dall'isola di Kharg. La petroliera è stata colpita da un proiettile delle forze americane nell'area dell'ancoraggio dell'isola di Kharg", ha dichiarato l'agenzia di stampa Tasnim. 

Prima della notizia dell'attacco, il capo di stato maggiore delle Forze armate iraniane, Ali Abdollahi, ha avvertito che Teheran avrebbe attaccato le basi statunitensi nella regione se le petroliere iraniane fossero state colpite. "L'esercito aggressore statunitense ha intimato l'evacuazione alle petroliere iraniane per poi colpirle, quindi annuncio che qualsiasi attacco alle petroliere iraniane comporterà l'attacco alle basi statunitensi nella regione da parte delle forze armate della Repubblica Islamica dell'Iran", ha detto Abdollahi, secondo la tv di Stato. 

I media locali hanno inoltre reso noto che due esplosioni sono state udite nella città portuale di Jask, nel sud dell'Iran, vicino allo Stretto di Hormuz. "Intorno alle 21:45 di questa sera, delle esplosioni sono state udite nella città di Jask", ha riportato l'agenzia di stampa Fars, aggiungendo che l'esplosione è "avvenuta in due fasi, a breve distanza l'una dall'altra". 

 

8 set 2026

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